Archivio per marzo 2019

Accademia della Biblioteca Ambrosiana “Dies Academicus” Classe di Studi Ambrogio e Agostino – Europasia informa

marzo 27, 2019

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Nei giorni 26 e 27 marzo presso la Biblioteca Ambrosiana, si è tenuto il  “Dies Academicus” della Classe di studi ambrosiani “Satis episcopaliter me dilexit” Ambrogio e Agostino

Nella serata del 26 marzo – alla presenza del Gran Cancelliere dell’Accademia, l’Arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini – dopo l’indirizzo di saluto del Prefetto Mons. Gianni Ballarini e l’introduzione del Dottore mons. Marco Navoni, l’Assessore del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, il vescovo monsignor Enrico dal Covolo, ha tenuto la prolusione accademica. Il giorno seguente si sono succeduti vari interventi che hanno messo a fuoco le figure dei due Padri in un confronto di carattere storico, teologico, esegetico e artistico. Alla inaugurazione del Dies sono stati cooptati, come nuovi Accademici, monsignor vescovo Enrico dal Covolo, il professor Hartmut Leppin e la dottoressa Elisabetta Neri.

Presenti, fra gli altri, alla Cerimonia, il vescovo emerito di Lodi, Giuseppe Merisi, il prefetto emerito mons. Franco Buzzi.

L’ ACCADEMIA
Un Crocevia di studio e dialogo.
Situata nel cuore di Milano e dell’Europa, l’Accademia Ambrosiana è l’ultima erede del lungimirante progetto di Federico Borromeo: essa è stata infatti costituita dal cardinale Dionigi Tettamanzi con l’approvazione del nuovo Statuto il 20 marzo 2008. Coordinata dal Collegio dei Dottori, ha come scopo di fare dell’Ambrosiana una moderna agorà, ovvero un luogo dedicato a promuovere l’incontro e il dialogo tra diversi popoli e culture, un crocevia tra Nord e Sud, tra Est ed Ovest.

Gli Accademici – affermati studiosi e promettenti ricercatori – lavorano per studiare, custodire e promuovere lo straordinario patrimonio culturale dell’Istituzione attraverso convegni internazionali – i cosiddetti Dies Academici a cadenza annuale –, pubblicazioni e scambi che mirano a costituire una comunità scientifica di livello mondiale.

Foto:
L’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini con il pres. di Europasia e Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

 

Annunci

Sustainable Economy Forum a San Patrignano – Seconda Edizione 2019 – Organizzazione, Letizia Moratti – Europasia informa

marzo 26, 2019

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Milano, Marzo 2019

La seconda edizione del Sustainable Economy Forum a San Patrignano
SOSTENIBILITA’ E RESPONSABILITA’, EVOLUZIONE INDIPENSABILE DELL’ ECONOMIA

Il Sustainable Economy Forum si rinnova nell’edizione 2019 con un format ancora più ricco di protagonisti e contenuti. Confindustria e San Patrignano il 4 e 5 aprile daranno vita alla seconda edizione dell’evento internazionale che rappresenta un momento di riflessione e scambio sui temi della sostenibilità e della responsabilità nelle loro varie declinazioni. Un dibattito fra imprenditori, economisti, policy-makers, attori sociali, intellettuali, ricercatori per offrire soluzioni a lungo termine ai più pressanti temi globali.

Il Sustainable Economy Forum 2019 intende approfondire il dialogo ripartendo dalle tre direttrici della piattaforma proposta da Confindustria e San Patrignano: partenariato privato/privato per il co-sviluppo, inclusione e sviluppo di strumenti di finanza di impatto.

Alcuni dei relatori partecipanti:
Vincenzo Boccia, Presidente, Confindustria
Letizia Moratti,Co-Fondatrice, Fondazione San Patrignano
Mario Baccini, Presidente, Ente Nazionale per il Microcredito
Antonella Baldino, Direttore per la Cooperazione Internazionale e lo sviluppo, Cassa Depositi e Prestiti
Fabio Benasso, Presidente e AD, Accenture Italia, Grecia ed Europa Centrale
Gaela Bernini, Segretario Generale, Fondazione Bracco e Direttore Corporate Social Responsibility, Bracco
Mauro Bombacigno, Responsabile Direzione Engagement, BNP Paribas
Matteo Casagrande, Responsabile Iniziative Marketing Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo
Enrico Cereda, Presidente, IBM Italia
Lorena Dellagiovanna, Country Manager Italia, Hitachi
Enrico Giovannini. Professore Ordinario di Statistica Economica, Università di Roma Tor Vergata
Arancha González, Direttore Esecutivo, International Trade Centre
Amel Karboul, Commissario UN-International Education Commission e Segretario Generale, Maghreb Economic Forum
Giuseppe Lavazza, Vice Presidente Lavazza Group
Lorenzo Maternini, Vice Presidente Talent Garden
Giuseppe Sala, Sindaco di Milano
Dario Scannapieco, Vice Presidente European Investment Bank
Monica Simeone,Direttrice e Responsabile Area Migrazione, Croce Rossa Italiana
Máximo Torero Cullen, Assistente Direttore Generale, Economic and Social Development Department, FAO

La “due giorni”, alla quale Letizia Moratti ha invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici – già partecipante l’anno scorso ai lavori – vuole accendere i riflettori su due tematiche essenziali, Sostenibilità e Responsabilità, al fine di offrire un contributo allo sviluppo economico e sociale di una società più prospera e consapevole. Ha detto Moratti in occasione della prima edizione 2018:  “È importante per San Patrignano organizzare e ospitare un evento di tale rilevanza teso a promuovere una riflessione seria ed efficace sui due valori da sempre promossi anche dalla nostra Comunità come punti cardine del programma di recupero. Si tratta di un’evoluzione necessaria che, a livello locale e globale, dovrà orientare un cambiamento culturale attraverso il confronto e lo scambio di esperienze positive che producano e diffondano conoscenza e consapevolezza”.

In quarant’anni la comunità di recupero San Patrignano ha accolto 26.000 giovani con problemi di tossicodipendenza, attualmente gli ospiti sono 1.300.  Offre loro una casa, assistenza sanitaria e legale, la possibilità di studiare e imparare un mestiere mettendo a disposizione una cinquantina di laboratori ed attività agricole e di allevamento – la comunità si estende su una superficie di circa 300 ettari – e quindi di rientrare a pieno titolo nella società. Il tutto gratuitamente, senza oneri né per lo Stato (che risparmia così circa 30 milioni) né per le famiglie. Oltre la metà delle risorse proviene da donazioni, senza le quali San Patrignano non sarebbe diventata una delle più importanti realtà europee in questo campo. Ricerche universitarie dimostrano che il 72% di chi termina il percorso di recupero non ricade nell’uso della droga. Importante anche l’opera di prevenzione svolta dalla Comunità all’esterno: ogni anno incontra decine di migliaia di studenti e si occupa di sensibilizzarli sul tema della dipendenza.

Il percorso nella comunità dura in media dai 3 ai 4 anni.  San Patrignano è una comunità viva che, con il supporto e il sostegno di chi ha già provato esperienze di vita simili, comprende le difficoltà legate ai disagi e all’emarginazione e riesce a ricostruire l’identità delle persone rafforzandone i valori: l’onestà, l’impegno, il rispetto per se stessi e per gli altri, la solidarietà e la capacità di relazione.

La comunità di recupero da droghe e dipendenze è anche impegno per una società migliore attraverso diversi progetti di prevenzione: attività specifiche nelle scuole, eventi internazionali di approfondimento, lotta contro le dipendenze.  San Patrignano è diventata negli anni anche un centro di eccellenza nell’organizzazione di eventi, nella formazione e nella comunicazione aziendale.

Foto:
Letizia Moratti con Achille Colombo Clerici  a San Patrignano

 

 

 

“L’Italia non è più italiana” Libro di Mario Giordano – Presentazione alle Stelline, Milano – Matteo Salvini, Sandro Neri – Europasia informa

marzo 26, 2019

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

 

Milano, 25 marzo 2019

Libro di Mario Giordano presentato da Matteo Salvini e Sandro Neri

L’TALIA NON E’ PIU’ ITALIANA

Ogni 48 ore un’azienda italiana cade in mani straniere. Alcuni casi finiscono sui giornali e fanno discutere, ma la maggior parte scivola via nel silenzio. Così, nel silenzio, non abbiamo soltanto perso tutto il made in Italy, i grandi marchi della moda, le aziende alimentari, i settori strategici (dalla chimica alla siderurgia), i servizi e le banche: abbiamo perso il meglio delle nostre piccole aziende, quei gioielli di creatività spesso nati nei sottoscala di provincia e diventati leader mondiali nel loro settore. Erano i nostri veri tesori. Ora non sono più nostri.

Lo ha scritto Mario Giordano, giornalista e saggista, già direttore del Tg4, nel libro “L’Italia non è più italiana”, presentato al Palazzo delle Stelline di Milano a circa 800 persone – una partecipazione eccezionale – con l’intervento del ministro degli Interni Matteo Salvini, giunto all’appuntamento con grande anticipo per salutare il suo popolo. La presentazione, organizzata dall’assessore regionale alla Casa Stefano Bolognini, è stata moderata dal direttore de “Il Giorno” Sandro Neri.

Su come “i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese” (sottotitolo del libro) Salvini ha le idee chiare: “Ci sono marchi italiani che di italiano non hanno più niente. C’è una strategia che è andata in questa direzione. Un disegno di legge della Lega propone una soluzione: se vuoi mantenere il marchio, devi mantenere la produzione nel nostro Paese”. E sul recente trattato con la Cina: “Bene ogni accordo che porti lavoro alle nostre imprese, anche se io guardo ad Ovest. Ma quale ministro dell’Interno tocca a me provvedere alla sicurezza del Paese”. E brandendo il telefonino, con evidente riferimento a possibili furti di quanti in esso contenuto: “In questo aggeggio ci siamo noi e c’è tutto di noi. Il controllo dei dati deve essere fatto dagli italiani in Italia”. Sanzioni alla Russia: “Sono controproducenti. Di più. Sono un atto di masochismo politico”.

I nuovi proprietari stranieri non sono quasi mai dei padroni, piuttosto dei predoni – continua il libro –. Prendi   il marchio e scappa. Prendi i contratti e scappa. Il risultato? L’Italia non è più italiana. Mario Giordano ha girato la Penisola, ha visitato borghi e paesi, è entrato nelle fabbriche. E ha scoperto che i predoni stranieri non hanno conquistato solo la nostra economia: hanno conquistato l’intero nostro Paese. Dal castello piemontese del 1200 comprato dalla setta americana della felicità al palazzo della Zecca gestito dai cinesi, dall’isola di San Clemente a Venezia in mano ai turchi, ai vigneti della Toscana acquistati dalla multinazionale belga delle piattaforme petrolifere, passando per supermercati, botteghe storiche, alberghi di lusso, case, piazze, ospedali: l’Italia non è più italiana.

Dilaga la cucina etnica, ma ci sono 250 cibi italiani a rischio (e nessuno li difende). Dilagano i termini inglesi, ma la nostra lingua rischia di scomparire (e i parlamentari sono i primi a dare alle leggi nomi stranieri). Persino gli insetti alieni minacciano il nostro Paese, come denuncia un rapporto allarmato dell’Ispra (anch’esso assai poco considerato). E, soprattutto, si stanno estinguendo gli italiani: sempre meno nascite, sempre più fughe all’estero. Una ogni 5 minuti.

Secondo l’opinione corrente l’apertura internazionale e gli scambi sono un bene a prescindere. Ma è sempre vero? Le decisioni strategiche sul nostro futuro, oggi, vengono prese in asettici uffici del North Carolina o di Shanghai, da persone che non hanno mai visto un’officina, che non hanno alcuna relazione con la nostra terra e la nostra storia. E questo è un pericolo per il nostro Paese, come hanno denunciato anche i servizi segreti, nella loro relazione al Parlamento italiano. Un grido di dolore rimasto, incredibilmente, inascoltato. E che tutti invece dovrebbero ascoltare per evitare di risvegliarci presto in un’Italia che non c’è più.

Foto:
– Matteo Salvini con Achille Colombo Clerici

– Sandro Neri con Achille Colombo Clerici pres. Europasia

– Giuseppe Valditara e Colombo Clerici

 

Corriere del Ticino, Cinquantesimo Anniversario del Centro Stampa di Muzzano Lugano – Dibattito sul tema dell’informazione: Fabio Soldati, Urbano Cairo, Pietro Supino, Ferruccio De Bortoli – Europasia informa

marzo 26, 2019

 

Informa

 

Dibattito tra editori nel 50° anniversario del Centro Stampa Ticino
IL PROBLEMATICO FUTURO DELL’INFORMAZIONE SU CARTA

In vent’anni i quotidiani italiani hanno dimezzato le vendite, né va meglio per i periodici. Il pilastro pubblicità (vendite e abbonamenti non garantiscono il pareggio delle aziende editoriali, figurarsi gli utili), si è fortemente ridimensionato, soprattutto dopo la Grande Recessione del 2008.  Assediata dal web, non amata dall’opinione pubblica, l’informazione offre ogni giorno un bollettino di guerra da ritirata di Russia, elencando chiusure, licenziamenti, ridimensionamenti. Per non morire – e questo è altamente improbabile, vedi quanto sta avvenendo per i libri, dei quali inattendibili Cassandre avevano già recitato il “de profundis” – la carta stampata deve comunque sviluppare le piattaforme digitali, diversificare l’editoria on line, gestire l’intermediazione con il pubblico nell’e-commerce. E soprattutto smettere di regalare l’informazione ai social.

L’informazione attendibile, di qualità, costa. Basti vedere la progressiva riduzione del numero di inviati qualificati sui vari fronti – di guerra, dell’economia, della politica –, progressivamente  sostituiti da free-lance non sempre professionalmente preparati.

Il tema scottante e particolarmente delicato – se è vero come è vero che da una corretta informazione dipende la democrazia, base dei valori occidentali – è stato affrontato in occasione del cinquantesimo compleanno del Centro Stampa Ticino di Muzzano (Svizzera), il più importante a sud di Zurigo, al quale hanno preso parte importanti personalità del mondo politico, economico e dell’editoria. Il direttore Stefano Soldati ha riunito oltre cento ospiti – tra i quali i dirigenti del Corriere del Ticino, Fabio Pontiggia Direttore, Bruno Costantini vice, Tarcisio Bullo, i rappresentanti della famiglia fondatrice del Corriere, Antonio ed Emanuela Soldati con i figli Benedetta, Matteo e Stefano, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici con la consorte signora Giovanna, la figlia Giulia e Stefano Simontacchi, l’ex Vescovo di Lugano Pier Giacomo Grampa, Lino Terlizzi, Giancarlo Dillena, Adriano Cavadini, Marco Cameroni, l’avvocato Bernasconi, l’editore Hoepli di Milano.

I presenti hanno avuto modo di partecipare a una conferenza sul futuro dei giornali, moderata da Ferruccio de Bortoli, già direttore del Corriere della Sera ed editorialista del Corriere del Ticino. Relatori Urbano Cairo, presidente di RCS MediaGroup; Pietro Supino, presidente del Gruppo Tamedia; Fabio Soldati, presidente del Gruppo Corriere del Ticino.

Nel difficile contesto attuale, diventa fondamentale salvaguardare il diritto d’autore, oggetto di un acceso dibattito anche nell’Unione Europea; garantire finanziamenti pubblici ai mezzi di comunicazione, ha sottolineato Cairo, e riesaminare la situazione della tv pubblica la quale, oltre a ricevere finanziamenti dallo Stato attraverso il canone imposto agli utenti, drena ingenti risorse pubblicitarie ai media privati.

Foto:
– da sin. Fabio Soldati, Ferruccio De Bortoli, Pietro Supino, Urbano Cairo

– Giovanna e Achille  Colombo Clerici, Emanuela e Antonio Soldati

 

 

“Migranti ed Europa”, Dibattito all’ISPI Istituto per gli studi di politica internazionale, Milano – Europasia informa

marzo 25, 2019

Informa

 

 

Acceso dibattito all’ISPI su un tema che divide l’Europa
MIGRANTI, QUANDO UMANITA’ E PRAGMATISMO SI TROVANO SU FRONTI OPPOSTI

Migranti, il dilemma europeo tra i valori fondanti dell’Unione – accoglienza, solidarietà, diritti umani – e la paura dell’invasione, della rinuncia al relativo benessere conquistato, del terrorismo di importazione ed autoctono. E, sullo sfondo, una delle cause della possibile disgregazione della magnifica utopia del Manifesto di Ventotene. Se ne è parlato all’Ispi in uno dei più accalorati dibattiti che l’austero salone del milanese Palazzo Clerici abbia ospitato. Relatori Carlotta Sami, portavoce Unhcr-Agenzia Onu per i Rifugiati e Gianandrea Gaiani, direttore Analisi Difesa, magazine di difesa, industria e tematiche militari, moderati da Alessandra Coppola, scrittrice e redattrice del Corriere della Sera.

A lei è toccato introdurre il tema con le parole, sconfortate, di Dimitri Avramopoulos, commissario alle Migrazione dell’UE: “Non possiamo più permetterci di continuare nell’emergenza, nella disorganizzazione. L’Europa sarà giudicata dai suoi cittadini sulla base dei risultati che riusciremo ad ottenere”. E tra questi si profila la fine, a giorni, della Missione Sophia, l’operazione militare navale a guida italiana lanciata dall’Unione Europea per combattere il traffico di migranti ma anche di petrolio, armi, droga nel Mediterraneo.

Non è la prima volta, ha ricordato Sami, che L’Europa si trova ad affrontare l’emergenza immigrazione: negli anni ’90 dall’Albania, poi per la guerra dei Balcani: ma è a seguito delle “primavere arabe” e della crisi economica che il fenomeno ha raggiunto dimensioni allarmanti.

Dal Nordafrica e dal Medio Oriente masse di disperati che fuggivano dalla guerra o dalla fame si sono dirette verso l’Europa pacifica e prospera: e l’Italia, ponte naturale proteso nel Mediterraneo è stata, assieme alla Grecia, il Paese prescelto; spesso non per rimanervi, quanto per transitarvi verso altre Nazioni. E qui si verifica il “pasticcio” del Regolamento di Dublino – siglato da tutti gli Stati membri, ad esclusione della Danimarca, quindi anche dall’Italia, nasce nel 1990 ma è stato aggiornato con il Regolamento 3 nel 2013 – il quale prevede che sia il primo Stato membro d’ingresso del migrante che opera la registrazione dello stesso, a prendersi in carico la procedura di espletamento della richiesta d’asilo. Per cui il Paese che salva una vita in mare è poi il Paese che dovrà accogliere quella persona e garantirgli protezione e il Paese in cui quella persona sarà costretta a costruire il suo futuro. Ogni tentativo di riformare il Regolamento si è infranto di fronte al rifiuto di modificarlo da parte di numerosi Paesi.
Un Continente di mezzo miliardo di abitanti non è stato capace di accoglierne un milione e mezzo.

Secondo Gaiani, l’80% delle persone che sbarcano sulle nostre coste sono migranti economici: non fuggono cioè da guerre e persecuzioni ma cercano una vita migliore. E sostengono, con il denaro versato per la traversata, il business dei trafficanti di esseri umani; denaro che alimenta altri traffici, di armi, droga ad esempio, oltre al terrorismo. Altroché difesa dei confini continentali. Bene fa il gruppo di Visegrad ad opporsi all’arrivo di immigrati illegali e musulmani.

Un’Europa debole – continua Gaiani – ha consentito il “ricatto” di Erdogan – miliardi di euro in cambio del blocco dei migranti – cui potrebbe seguire quello del Marocco dopo la nuova rotta verso la Spagna seguita agli accordi con la Libia che hanno praticamente azzerato quella verso l’Italia (nel 2018 poco di 6.000 migranti a fronte delle decine di migliaia degli anni precedenti).

L’emigrazione non è quindi solo questione umanitaria, ma anche e soprattutto geopolitica:  spesso gli Stati poveri hanno utilizzato le masse umane per condizionare gli Stati ricchi. E ancora: il blocco dei porti salva vite. Proponendo il “modello Australia”: respingimenti e campagna di dissuasione nei Paesi da cui provengono gli immigrati illegali.

Ma, ha ribattuto Sami, le condizioni disumane – violenze di ogni genere, stupri, torture – praticate nei lager libici sono l’opposto di quei valori umanitari dei quali l’Europa si dichiara paladina. E non ha senso affermare che chi rischia la vita finanzia i trafficanti, i quali continuano a prosperare nonostante il blocco dei flussi migratori. E’ contro i trafficanti che dovrebbero essere utilizzati gli ingenti fondi (vedi aiuti alla Libia e ad altri Paesi) stanziati per fermare i migranti. Infine: non è vero che il blocco dei porti salva le vite. Nei primi mesi del 2019 su 359 sbarchi ci sono stati 260 morti in mare, una percentuale altissima. Non si ferma il traffico se non si aprono corridoi legali, e su questo l’Europa sta facendo pochissimo.

E’ seguito un dibattito acceso: che può essere riassunto dalla domanda di una donna del pubblico: “Dobbiamo piangere per quanto succede in Libia?” e dalla gelida risposta di Sami: “Signora, faccia come le detta la sua coscienza.”

Achille Colombo Clerici pres. di Europasia

 

 

 

 

 

 

 

 

QN Il Giorno pag. 22 – 23.03.2019 IL MODELLO VIRTUOSO – Rubrica Casa Città Società (Achille Colombo Clerici)

marzo 25, 2019

QN  Il Giorno pag. 22 – 23.03.2019 “Rigenerazione Urbana, IL MODELLO VIRTUOSO” – Rubrica Casa Città Società
di Achille Colombo Clerici

 

La questione relativa alla realizzazione di un vasto processo di interventi di rigenerazione urbana, da molti auspicato, è puramente economica e sociale.

In Italia il valore complessivo degli immobili è di 9.500 miliardi. A fronte esiste una ricchezza mobiliare di 4.500 miliardi, oltre 1.200 dei quali detenuti in contanti sui conti correnti ed in continuo aumento. Una massa di liquidità inattiva ai fini dello sviluppo del Paese a causa di politiche che non ne valorizzano l’impiego.

Si deve partire dalla considerazione che alti valori immobiliari ed economia generale prospera vanno di pari passo. Non ci sono valori che tengano se l’economia langue.

Perché questa cresca occorre innescare processi di sistema che mobilitino milioni di operatori: le operazioni di nicchia – le cosiddette grandi opere o quelle dei grandi investitori – servono a poco; e si rivela controproducente, per una efficace operazione di rigenerazione urbana, il modello spagnolo, emblematicamente rappresentato dalla città fantasma Valdeluz alle porte di Madrid, frutto del connubio grandi imprese di costruzione-banche.

Dobbiamo varare misure che valgano ad incentivare l’investimento del risparmio familiare negli immobili: con ciò si sostiene il valore di mercato e si promuovono gli investimenti produttivi (manutenzione, recupero e nuova edificazione) con un benefico effetto sulla crescita economica generale, anche per la capacità di generare un imponente indotto.

Al giorno d’oggi la politica è ottenebrata dalla preoccupazione, dall’ansia di far quadrare i conti del bilancio statale: nel 2012 per recuperare 20 miliardi di imposte, abbiamo perso nel nostro Paese, in termini di valore degli immobili, oltre 1.000 miliardi. Si è causato in tal modo un senso di impoverimento nei cittadini, i quali hanno ridotto drasticamente le spese per beni durevoli. Una concausa per la quale la crisi, da finanziaria, è diventata economica.

Si è prodotto il calo dei valori immobiliari e la stasi del mercato, con l’aumento del carico fiscale. E’ dunque necessario far risalire tale valore e rilanciare il mercato, alleggerendo la fiscalità.

Inoltre, si è causata la scomparsa dell’investimento privato nella locazione abitativa (in termini sia di nuovi interventi edilizi, sia di recupero) con una politica di rigore penalizzante: in fondo, di retroguardia. Due i gravi effetti negativi sul sistema socio/economico: è stata esclusa dall’investimento negli immobili una parte rilevante del risparmio delle famiglie; ed è stata penalizzata la gestione diretta del risparmio da parte delle famiglie stesse.

Dobbiamo promuovere come modello virtuoso, quello italiano storico: famiglie/costruttori medi.  O aspettiamo che arrivino i cinesi con il loro modello?

 

Convegno alla Università Bocconi Milano, “I grandi progetti di rigenerazione urbana”

marzo 25, 2019

Informa

 

Convegno alla Università Bocconi di Milano mercoledì 3 aprile 2019 organizzato da GREEN e Dipartimento Studi Giuridici A. Sraffa della Bocconi.

MILANO, I GRANDI PROGETTI DI RIGENERAZIONE URBANA

Milano sta vivendo una fase di trasformazione e sviluppo particolarmente interessante, collocandosi tra le città globali più attrattive anche in termini di investimenti immobiliari, con importanti sviluppatori nazionali e internazionali impegnati in ambiziosi progetti. Sostenibilità e innovazione costituiscono gli elementi principali di questo processo.

Per comprenderne le caratteristiche e le dinamiche sottostanti l’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi organizza un incontro, su invito, con i protagonisti e i testimoni della trasformazione urbana di Milano, tra i quali il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici. Tema:  “Milano una città in trasformazione: i grandi progetti di rigenerazione urbana”, organizzato da GREEN e Dipartimento Studi Giuridici A. Sraffa – Università Bocconi,  che si terrà mercoledì, 3 aprile 2019, ore 14.30-18.00, nell’Aula AS03, Via Roentgen 1, Milano.

Il programma dei lavori:

14.00 – 14.30 Registrazione partecipanti

14.30 – 15.00 Introduzione e coordinamento
Giuseppe Franco Ferrari, coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi
Edoardo Croci, coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN Università Bocconi

15.00 – 16.30 I protagonisti della trasformazione smart e sostenibile di Milano
Intervengono:
Mario Abbadessa, Amministratore Delegato, Hines Italy
Nadia Boschi, Head of Sustainability Italy & Continental Europe, Lendlease
Manfredi Catella, Amministratore delegato, COIMA
Alexei Dal Pastro, Amministratore delegato Italia, Covivio
Carlo De Vito, Presidente, FS Sistemi urbani
Attilio Di Cunto, Amministratore Delegato, Euromilano

16.30 – 17.30 Tavola rotonda: La generazione di valore attraverso la trasformazione urbana
Partecipano:
Luca Asti, Presidente, Gruppo Giovani Imprenditori Edili Assimpredil ANCE
Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia
Pietro Mazzi, Responsabile Real Estate, Banca IMI
Renzo Misitano, Direttore sviluppo immobiliare, DeA Capital Real Estate sgr
Gualtiero Tamburini, Presidente, Sorgente sgr

17.30 – 18.00 Conclusioni
Giuseppe Franco Ferrari, coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi
Edoardo Croci, coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN Università Bocconi