QN Il Giorno pag. 27 – 15.06.2019 Le direttive europee energetiche (Achille Colombo Clerici)

La questione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica nell’edilizia e più in generale dell’impatto climatico zero nella prospettiva dell’anno 2050 – come emerge dalle  Direttive dell’Unione Europea – ha quali obiettivi aumentare le fonti di energie rinnovabili e diminuirne i costi nel quadro di una riduzione dell’entità dei consumi e di una maggiore semplificazione (sportello unico). Le preferenze vanno agli impianti di piccola taglia, alla geotermia e, per quanto riguarda i trasporti, al biocarburante ed alla cosiddetta mobilità elettrica. Le Direttive intendono rifarsi al principio di sussidiarietà, con un compromesso, per gli incentivi, tra libero mercato e intervento pubblico. Obiettivi, disposizioni e strumenti avranno implicazioni economiche, legali e di policy su diversi settori rilevanti per lo sviluppo dell’edilizia intelligente e delle smart cities, e riguarderanno le pubbliche amministrazioni, le imprese e tutti i consumatori.

Tali Direttive devono tener conto in Italia di due fattori imprescindibili: che nei decenni scorsi abbiamo scelto, con l’opzione referendaria del 1984, di inquinare dove l’energia è consumata (città) e non viceversa dove è prodotta (località di campagna); e che la maggior parte delle famiglie vive in case in proprietà e in condomìnio. Sicché la gran parte degli immobili italiani è economicamente congelata: non produce cioè, né reddito imponibile e quindi gettito fiscale, né attività economica indotta da efficientamenti energetici, riqualificazioni, manutenzioni, certificazioni etc. Come ho riferito all’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi di Milano.

Mentre il teleriscaldamento segna il passo, ingenti risorse pubbliche vengono impiegate per sostenere le energie da fonti rinnovabili di produzione domestica: suggestivo intendimento, certo, ma che non tiene presente che questa via ha altissimi costi, individuali e collettivi, cui non corrispondono adeguati benefici. Basti considerare che il fabbisogno energetico del Paese (il quale comprende anche le industrie e i trasporti su strada, ferrovia, navali ed aerei) viene soddisfatto solo in piccolissima parte dalle energie cosiddette alternative, mentre in stragrande parte è soddisfatto dal fossile (petrolio/idrocarburi, addirittura dal carbone) e dall’idroelettrico.

Comunque, per quanto riguarda le fonti energetiche rinnovabili, la via maestra per la produzione rimane quella industriale, non i pannelli fotovoltaici sui tetti delle villette, o il “microimprenditore” privato.

E’ l’ennesima conferma della necessità di un deciso cambio di politica della casa a favore della locazione abitativa privata: unica via per realizzare la mobilità e la virtuosità economica della casa, e consentire quella gestione (e amministrazione) centralizzata e professionale della tecnologia domestica (impianti, apparecchiature), senza la quale il cittadino diventa schiavo della tecnologia stessa.

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