Archivio per luglio 2019

QN Il Giorno pag. 21 – 27.07.2019 Penalizzata la proprietà, di Achille Colombo Clerici

luglio 29, 2019

Alcune delle nuove norme contenute nel  Pgt del Comune di Milano, attualmente in fase di controdeduzioni,  mirano  a  mettere sotto pressione il proprietario per indurlo ad un “fare” non previsto da alcuna legge; norme non ottemperando alle quali si incorre nella sanzione della compressione sul piano economico del diritto di proprietà immobiliare.

Di grande rilievo è l’art. 11 del Piano delle Regole che disciplina i cosiddetti “edifici abbandonati e degradati ” da più di 24 mesi.

I proprietari degli edifici individuati come tali dal PGT – che contiene un elenco/tavola (aggiornabile mediante determina dirigenziale –  non è prevista comunicazione ai proprietari interessati ) – sono tenuti a presentare un piano attuativo o una domanda per un titolo abilitativo al recupero dell’immobile, ed i lavori dovranno iniziare entro 18 mesi dalla loro individuazione.
In difetto, è fatto obbligo di procedere alla demolizione del manufatto.
Se questa è compiuta su iniziativa del proprietario, lo stesso mantiene il diritto alla superficie lorda del precedente edificio. Diversamente perderà tale diritto. L’area sarà considerata nuda ( l’Amministrazione si riserva di demolirla a spese del proprietaro ) e dotata, ai fini edificatori, solo di una superficie nei limiti dell’indice territoriale, pari a 0,35 mq/mq.

L’ applicazione della norma rimane “sospesa” nel caso in cui il proprietario non disponga del bene a causa di fallimenti, pignoramenti, concordati, sequestri; non per l’indisponibilità economica del proprietario. Paradossalmente, per conservare il valore della proprietà è preferibile fallire: se fallisco mantengo il valore, se non ottempero  il valore quasi si azzera.

Si tratta di una norma strumentale e sanzionatoria avente carattere di penale, per la quale potrebbe esserci qualche dubbio, nel nostro ordinamento, che possa rientrare nella competenza del Comune, in quanto oggetto di riserva di legge.

Il comune giunge a questo risultato combinando  i principi della perequazione, basata sulla natura non conformativa del piano (potenzialità e non capacità edificatoria), con i meccanismi normativi dell’urbanistica contrattata e del   procedimento descritto.

In tal modo il comune, per pubblica utilità, non procede ad una vera espropriazione ablativa della proprietà, ma sostanzialmente azzera un valore immobiliare senza corrispondere indennizzi. Che ne e’ della Costituzione?

E’ la conseguenza del fatto che resta tuttora  aperta la decisiva questione che investe il regime dei suoli che nel nostro Paese è duale, a seconda della regione e del comune, con piani conformativi, dotati di  zonizzazioni e indici edificatori, e piani non conformativi.

Occorre dunque una legge quadro nazionale in materia urbanistica ed in materia di regime dei suoli.

foto presidente 318

 

 

Portofino Quinto concorso lirico “Clip” – Ente Case del Genovesato del Levante con Associazione “Amici di Milano” informano

luglio 24, 2019

amici di Milano

Dal 22 al 26 luglio si svolge la V edizione del Concorso Lirico Internazionale di Portofino-CLIP, organizzata dall’Associazione Bottesini sotto la guida del giovane direttore cremasco Francesco Daniel Donati e con la collaborazione e il patrocinio dei Comuni di Portofino, Santa Margherita, Crema e della Regione Liguria. Come ogni anno, l’evento richiama uno scelto pubblico di appassionati e musicofili: tra gli invitati il presidente di “Amici di Milano”, dell’ Ente case del Genovesato del Levante nonché di Europasia e Assoedilizia Achille Colombo Clerici.
Il Concorso Lirico Internazionale di Portofino nasce nel 2015 per unire la bellezza di un luogo simbolo dell’Italia con le voci dei più promettenti giovani cantanti lirici del mondo. CLIP offre l’occasione a giovani talenti di vincere importanti premi in denaro e di trovare concreti sbocchi lavorativi nei più importanti teatri d’opera europei. La giuria è composta esclusivamente da direttori e casting manager di realtà liriche di altissimo livello, permettendo un contatto diretto tra il cantante e coloro che hanno la possibilità e il desiderio di firmare dei contratti senza passaggi intermedi.

Sono giunte 200 iscrizioni alle pre-selezioni di cantanti provenienti da 38 Paesi e ne sono stati selezionati 105. Questi primi risultati dimostrano l’affermazione di CLIP nel panorama mondiale dei concorsi di canto lirico, ottenuta negli anni grazie all’impegno costante dell’organizzazione e al sostegno di privati e istituzioni come sottolinea il direttore Donati: “CLIP nasce dal desiderio di creare in Italia un concorso lirico che tenesse il passo dei grandi concorsi lirici internazionali, come il Viñas, Operalia, Belvedere o il Neue Stimmen. Le linee guida sono sempre state la trasparenza, l’internazionalità e la creazione di occasioni lavorative concrete.”

Quest’anno il concerto conclusivo è dedicato a Eva Kleinitz, direttrice dell’Opera di Strasburgo recentemente e prematuramente scomparsa.

Il Concorso prevede cinque fasi, tutte aperte al pubblico: lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 al Teatrino di Portofino si svolgono le eliminatorie e la semifinale, giovedì 25 alle ore 18.00 la finale nella splendida Villa Durazzo a Santa Margherita Ligure e venerdì 26 alle ore 21.30 il Concerto dei vincitori con l’Orchestra Filarmonica dell’Opera Italiana nella storica Piazzetta. La serata si conclude con la proclamazione dei vincitori e l’assegnazione dei premi da parte degli sponsor.

CLIP è sostenuto da importati sponsor quali Francesco Brioschi Editore, Salvatore Ferragamo, AVM Associati, Incab e collabora con importanti realtà nel mondo della lirica come il Rapallo Opera Festival e la Siaa Foundation.

I punti di forza del Concorso sono i premi e la Giuria. Oltre ai premi in denaro che ammontano a 15.000 euro, viene data ai partecipanti l’opportunità di lavorare nei grandi teatri italiani ed europei rappresentati dai giurati del Concorso (direttori di teatri e Casting manager).

La giuria è composta da: Dominique Meyer, direttore della Staatsoper di Vienna e presidente di giuria; Peter de Caluwe, direttore generale del Teatro La Monnaie di Bruxelles; Sophie de Lint, direttrice della Dutch National Opera & Ballet di Amsterdam; Fortunato Ortombina, sovrintendente e direttore artistico del Teatro La Fenice di Venezia; Gianni Tangucci, coordinatoreartistico dell’Accademia del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Annette Weber, casting director della Staatsoper di Amburgo e Olga Kapanina, casting director del Teatro Bolshoi di Mosca.

 
Foto:
Portofino, da dx:  GiovanniBattista Donati, Giovanna Colombo Clerici, Francesco Daniel Donati, Achille Colombo Clerici 

  GiovanniBattista Donati, Giovanna Colombo Clerici, Francesco Daniel Donati, Achille Colombo Cleric

QN Il Giorno ediz. del 20 luglio 2019 pag. 22 – Una crisi infinita di Achille Colombo Clerici

luglio 22, 2019

I dati Eurostat sui prezzi delle abitazioni nel primo quadrimestre del 2019 indicano che l’Italia è l’unico Paese – tra i 28 dell’Unione europea – a registrare ancora una volta un calo nell’ultimo anno: meno 0,8% rispetto al più 4% della media Ue, con i valori tornati ai livelli del 1997-98, sia pure con forti differenze regionali e locali.

Alla base c’è una sostanziale crisi di fiducia nell’investimento immobiliare, da parte dei risparmiatori. Insomma manca il mercato: se nessuno compra, i valori non salgono e, se i valori non salgono, nessuno compra. La riprova sta nel fatto che nei conti correnti delle banche italiane giacciono depositati 1.400 miliardi di euro di risparmi di famiglie e imprese che non prendono la via dell’investimento immobiliare.
Quali le cause?
Anzitutto il perdurare di un carico fiscale, risalente al 2012, abnorme e superiore alla media europea, che l’esenzione dall’Imu delle abitazioni principali in proprietà non ha potuto alleviare. Queste infatti non entrano nel flottante che determina i prezzi del mercato.
In secondo luogo, il settore immobiliare è diventato il “campo di Agramante” dove indecisione, contraddizione e discordia cavalcano appaiate e le forze politiche si scontrano con messaggi l’uno opposto all’altro.
Mai come ora il settore immobiliare vive un momento di disorientamento e di preoccupazione.

Patrimoniale, riforma del catasto, riforma delle successioni, continuamente sbandierate, gettano lunghe ombre sulla credibilità del settore.

Si tratta di una riforma del catasto concepita all’ insegna dell’innalzamento immediato dei valori imponibili e senza nessun paracadute. Si prevede che si faranno delle verifiche solo dopo l’entrata in vigore della legge e, vistine gli effetti, si introdurranno semmai dei correttivi per garantire l’invarianza di un gettito che non può, per sua natura, rimanere invariato. Chiaro? Una vera manovra all’ italiana, atta cioè ad incamerare subito il maggior gettito fiscale con la promessa di “rivedere” l’impostazione chissà quando, e con meccanismi di correzione incerti e impraticabili.
A mio sommesso avviso si dovrebbe fare proprio il contrario. Si dovrebbe verificarne l’effetto prima di far entrare in vigore la norma.

Quanto alla ventilata riforma delle imposte di successione, osservo che l’investimento immobiliare è legato allo spirito della conservazione e non della novità, dell’avventura e del rischio.
E riforme che mirano a privilegiare la trasferibilità e non la continuità del possesso dei patrimoni in capo alle famiglie – come quelle di cui si sente parlare, che consentirebbero di trasformare in obbligazione il diritto di ‘sequela’ dei coeredi legittimari nei confronti del donatario preferito dal de cuius, togliendo garanzie ai primi – vanno contro questo spirito e sono fattore di preoccupazione. Insomma, l’innovazione è una gran bella cosa; ma quando vien assunta concitatamente, rischia di produrre più danni di quanti problemi intenda risolvere.
Aggiungiamo comunque che, se l’economia andasse meglio, l’aumento di stipendi e salari darebbe una ulteriore spinta alla ripresa del mercato.
Ma è un circolo vizioso: se l’immobiliare non decolla anche l’economia generale stenta a riprendersi.

 

Rigenerazione Urbana Regione Lombardia – Incontro in Regione pres. Assoedilizia e Federlombarda edilizia Colombo Clerici con consiglieri FI Comazzi e Barucco

luglio 19, 2019

Colombo Clerici (Assoedilizia e Federlombarda edilizia) incontra Comazzi e Barucco (FI): bene la legge sulla rigenerazione urbana – Precisare la definizione di “edifici abbandonati”

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Ieri mattina al Pirellone di Milano sede del Consiglio Regione Lombardia, è avvenuto l’incontro tra il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Gianluca Comazzi, il consigliere regionale dello stesso partito Gabriele Barucco e il presidente di Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia regionale Achille Colombo Clerici, per una valutazione congiunta della proposta di legge regionale in itinere, sulla rigenerazione urbana.

Favorevole il giudizio di Colombo Clerici sull’impianto generale della legge e sui suoi contenuti incentivanti gli interventi privati. Colombo Clerici sottolinea inoltre la necessità di una più attenta definizione degli edifici abbandonati per evitare sovrapposizioni con i Piani di governo del territorio comunali.

Soddisfatti Comazzi e Barucco, a detta dei quali “il confronto con gli operatori del settore è fondamentale per redigere un progetto di legge accurato, che tenga conto delle esigenze di tutti. Questa è una grande occasione per dare un nuovo volto alle periferie, restituendo decoro e dignità alle zone marginali”.

Foto:
da sin. Gianluca Comazzi, Achille Colombo Clerici, Gabriele Barucco

Edifici degradati, risanamento forzato Il Sole 24 Ore pag. 24 – 16.07.2019 (Achille Colombo Clerici)      

luglio 16, 2019

Edifici degradati, risanamento forzato
Il Sole 24 Ore pag. 24 – 16.07.2019 di Achille Colombo Clerici

Alcune delle nuove norme contenute nel Pgt varato da poco dal Comune di Milano (la delibera di adozione, assunta il 4 marzo, è stata pubblicata il 15 maggio scorso) mirano a mettere sotto pressione il proprietario per indurlo ad un “fare” non previsto da alcuna legge e non ottemperando alle quali si incorre nella sanzione della compressione sul piano economico del diritto di proprietà immobiliare.

Dall’esame del Pgt sono emerse alcune questioni di grande rilievo, fra le quali è la norma dell’art. 11 del Piano delle Regole che disciplina i cosiddetti “edifici abbandonati e degradati ” da più di 24 mesi (nel testo 2018 erano 36).
I proprietari degli edifici individuati come tali dal piano – che contiene un elenco/tavola specifico (aggiornabile semplicemente mediante determina dirigenziale – l’individuazione va comunicata a prefettura e questura; non è prevista comunicazione ai proprietari interessati) – sono tenuti a presentare un piano attuativo o una domanda per un titolo abilitativo al recupero dell’immobile, ed i lavori dovranno iniziare entro 18 mesi dalla loro individuazione.
In difetto, è fatto obbligo di procedere alla demolizione del manufatto.
Se la demolizione è compiuta ad iniziativa del proprietario, questi mantiene il diritto alla superficie lorda del precedente edificio. Diversamente si perderà tale diritto. L’area sarà considerata nuda (l’Amministrazione si riserva di demolirla a spese del proprietario) e dotata, ai fini edificatori, solo di una superficie nei limiti dell’indice territoriale, pari a 0,35 mq/mq.

L’applicazione della norma rimane “sospesa” nel caso in cui il proprietario non disponga direttamente del bene: a causa ad esempio di fallimenti, pignoramenti, concordati, sequestri.
L’indisponibilità economica del proprietario non è contemplata fra le cause di sospensione dell’obbligo. Paradossalmente, per conservare il valore della proprietà è preferibile fallire: se fallisco mantengo il valore, se non ottempero il valore quasi si azzera.

Si tratta di una norma strumentale e sanzionatoria (compressione del contenuto di un diritto reale) avente carattere di penale, per la quale potrebbe esserci qualche dubbio, nel nostro ordinamento, che possa rientrare nella competenza del Comune, in quanto oggetto di riserva di legge.

 

Fondazione Democrazia Cristiana – Cerimonia fondativa nella sala della Regina a Montecitorio Camera dei Deputati – 12 luglio 2019 cronaca

luglio 15, 2019

Cerimonia fondativa nella sala della Regina a Montecitorio Camera dei Deputati
FONDAZIONE DEMOCRAZIA CRISTIANA

Dopo 24 anni si è sciolto il Cdu, il partito dei Cristiani democratici uniti, erede diretto del partito più antico della Repubblica, la Democrazia Cristiana. Il suo simbolo – lo scudocrociato con il motto “Libertas” vittorioso in ben dodici elezioni politiche consecutive dal 1946 al 1992, creato nel 1919 con la nascita del Partito popolare italiano di Luigi Sturzo – è stato consegnato alla Fondazione Democrazia Cristiana (già Fondazione “Fiorentino Sullo”, leader storico del partito e maestro, tra gli altri, di Ciriaco De Mita e Nicola Mancino), che sarà guidata da Rocco Buttiglione e Gianfranco Rotondi.

La cerimonia è avvenuta alla Camera dei Deputati, in una affollata Sala della Regina.  A presiedere il convegno Mario Tassone. L’intervento introduttivo è stato di Gianfranco Rotondi, cui sono seguiti Francesco Verderami, giornalista del Corriere della Sera; Fabrizio D’Esposito, giornalista de Il Fatto Quotidiano; Dario Allegranti, giornalista de Il Foglio; Ubaldo Livolsi, Italia Semplice; Achille Colombo Clerici, Europa Asia. Conclusioni di Rocco Buttiglione. Altri interventi, oltre a quelli programmati, di Mariastella Gelmini e di Renato Grassi per il partito DC storico. In sala Teresio Delfino, Angelo Sanza, Peppino Gargani, Mario Cutrufo, Domenico Scilipoti.

Presenti, tra gli altri, Franco De Luca, Giampiero Catone, Antonino Giannone al quale, nel corso dell’assemblea è stato conferito l’incarico di responsabile del Comitato scientifico della Fondazione.

“C’è stata una scissione fra valori e contenitori politici. I contenitori politici cambiano, ma i valori restano” ha detto il filosofo. Aggiungendo: “Quella che nasce, infatti, è un’iniziativa di tipo culturale. Teniamo accesa la fiammella. Oggi non ci sono le condizioni per un partito, che ricalchi la storia e i valori della Dc. Ma se un domani ci fossero di nuovo non vorremmo che mancasse il riferimento per ricostruirlo.” “La cultura è fuori moda, quindi rivoluzionaria,” ha affermato Rotondi.

“C’è uno spazio enorme in cui poter lavorare “lasciato libero da un Pd spostatosi a sinistra con Zingaretti e un centrodestra guidato da Salvini “ ha detto Maristella Gelmini, capogruppo alla Camera degli azzurri e candidata alla guida del partito: “Per Forza Italia può essere il riferimento di chi non vuole omologarsi, strizzando l’occhio al sovranismo e scimmiottando il populismo.”

L’ intervento di Colombo Clerici ha toccato le tematiche dei valori cristiani (culturali, etici, identitari) declinati nella vita sociale, nella vita economica, nella politica e nei temi europei. Interpellato sulla rappresentanza degli interessi, soprattutto socio-economici nella politica, Achille Colombo Clerici ha aggiunto: “Oggi nella politica c’è un grosso vuoto quanto a formazione culturale collegiale e di pensiero in campo socio-economico.
Un tempo, con i partiti legati alle ideologie, ogni materia socio/economica aveva i suoi centri studi all’interno degli stessi, e attorno ai centri studi si formavano i politici di riferimento. Queste figure facevano da catalizzatore delle diverse istanze provenienti dalla base. Il loro compito era quello di portarle a sintesi in modo che, all’interno di ogni posizione ideologica, i diversi interessi si componessero in un’unica posizione, in sintonia con l’ideologia di fondo. Ulteriore conseguenza di questa impostazione era il fatto che gli interessi della base seguivano la posizione culturale ideologica.

Oggi avviene esattamente l’inverso. E’ la cultura che si plasma sugli interessi della base. Anzi possiamo dire che gli interessi seguano, all’interno dei partiti, diverse canalizzazioni e sfocino in una serie di proposte normative tra loro talvolta antitetiche. Come “cani sciolti” tutti si fanno interpreti di tutto.

E le stesse linee culturali sono suggerite, non più dai leaders politici, bensì dai portatori di interessi economici. In concreto e banalizzando, è l’ operatore economico,  ad esempio, a creare la cultura politica a sostegno di una certa tesi che può convenirgli e a trovare il politico che se ne investa.

Oggi i centri studi non stanno più dentro la politica, ma stanno fuori dalla stessa. Cos’altro significa, se non tutto questo, l’appello che continuamente si sente ripetere ” a noi interessano i programmi: facciamo le cose”? Resta l’interrogativo etico di fondo: ma è la cultura che deve seguire l’azione o è piuttosto quest’ultima che deve seguire la cultura? Certo è che seguendo la prima via non si sa dove si vada a finire. Ben vengano quindi le fondazioni culturali a fianco della politica.”

Foto:
Da sin. Ubaldo Livolsi, Dario Allegranti, Rocco Buttiglione, Gianfranco Rotondi, Mario Tassone, Francesco Verderami, Achille Colombo Clerici, Fabrizio D’Esposito

Il Giorno pag. 21 – 13.07.2019 Un Paese che arranca (Achille Colombo Clerici)

luglio 15, 2019

Le cause dell’insoddisfacente sviluppo economico del Paese, che da decenni registra indici inferiori alla media europea, si debbono far risalire al modello della nostra economia basata, da un lato sulla rilevante quota pubblica, dall’altro sulla piccola e media impresa: certamente virtuosa all’origine del boom, dal Dopoguerra agli anni ’70, ma che non si è adeguata ai profondi cambiamenti che hanno percorso il mondo globalizzato.
C’è però da chiedersi quanto il venir meno della grande industria in Italia dipenda dalle nostre disattitudini e quanto viceversa dall’ attuazione di politiche economiche globali da parte dei potenti players che reggono il gioco a livello mondiale.
La stizzita reazione di Macron sul caso Fincantieri-Stx potrebbe esserne l’ultimo tassello rivelatore.

L’acquisto straniero di tante aziende del “made in Italy” non sarebbe grave se a questo flusso di vendite corrispondesse un eguale flusso di aziende italiane che acquistano all’estero. Purtroppo non avviene, in quanto le dimensioni delle nostre aziende – pur essendo l’Italia ancora la seconda potenza manifatturiera d’Europa – sono in genere troppo piccole e non permettono di fare il salto che porti ad assumere dimensioni adeguate, sopra i 15-20 miliardi di fatturato. Nella classifica mondiale del tasso di sviluppo, non abbiamo più davanti a noi i soliti Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito ma anche Svizzera, Olanda, Canada, Corea del Sud.

I difensori del “medio” – aziende che operano in nicchie e diventano “multinazionali tascabili”- affermano, a ragione, che i distretti industriali godono di ottima salute e che anche nel 2019 aumenteranno il loro fatturato del 2,5%, dopo il più 7,7% degli ultimi due anni.

La crescita quindi prosegue – afferma il centro Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – così come il ritmo dell’export; la produttività è salita nei sistemi locali più che nella media del manifatturiero, l’adozione di tecnologie 4.0 ha avuto una buona diffusione. In definitiva i distretti continuano ad offrire “vantaggi localizzativi”; il legame con il territorio favorisce innovazione e internazionalizzazione e la logica dell’integrazione si estende anche a specializzazioni come la cosmetica e l’automotive. Ma l’impressione è che ci si trovi davanti a un difficile passaggio: oltre al fattore dimensionale, ci sono da risolvere i problemi del capitale umano con la crescente difficoltà a trovare operai specializzati e addetti 4.0,   e infine nella governance, i consigli hanno ancora amministratori per i quattro quinti provenienti dalla regione in cui operano i distretti.

Se si aggiungono pecche tipicamente italiane quali burocrazia, scarsa qualità dei servizi, lentezza della giustizia, evasione fiscale, corruzione e quant’altro, si spiega perché siamo ancora a 4 punti di distanza dal livello precrisi mentre i Paesi competitors hanno abbondantemente superato quel livello.