Archivio per settembre 2019

Anita Porrini, la scomparsa – Cordoglio di Amici di Milano

settembre 23, 2019

Il cordoglio di Amici di Milano e del suo presidente Achille Colombo Clerici

LA SCOMPARSA DELLA PIANISTA E DOCENTE ANITA PORRINI

Il presidente Achille Colombo Clerici e i componenti dell’Associazione Amici di Milano  partecipano con profondo cordoglio al lutto della famiglia per la scomparsa della grande docente e pianista Anita Porrini. Le esequie si svolgeranno a Laveno domani lunedì alle ore 9,30 presso la RSA Menotti Bassano.

Ricorda l’antico allievo Achille Colombo Clerici:

“Allieva prediletta di Alfred Cortot  e Arturo Benedetti Michelangeli, Anita Porrini ha aggiunto, alla straordinaria  capacità professionale in campo concertistico, una qualità eccezionale di docente di pianoforte esplicata soprattutto nell’insegnamento al  Conservatorio  di Milano.
Decine di giovani italiani e stranieri sono stati da lei avviati alla carriera concertistica, quali interpreti dell’arte musicale italiana. La città e il Paese perdono con lei uno dei più importanti riferimenti della nostra plurisecolare cultura musicale.”

Foto:
da sin. Virgiliana Tibertelli De Pisis, Achille e Giovanna Colombo Clerici, al pianoforte nella casa di Carlo e Mila Fossati Bellani

Il Giorno pag. 24 – 21.09.2019 “L’esercito dei volontari” di Achille Colombo Clerici

settembre 23, 2019

Milano e la Lombardia capitali del volontariato in Italia. La conferma viene dalla Cciaa di Milano Monza Brianza Lodi che, sui dati ISTAT, parla di quasi 55.000 enti non profit in Lombardia; regione che detiene il 16% del settore sulle oltre 340mila strutture operanti nel Paese.    In 5 anni si registra una forte crescita del numero di enti in tutte le regioni, seppure con valori più elevati in Lombardia, dove aumenta del 19,2% (+14% in Italia). In cinque anni cresce significativamente anche il personale retri­buito, questa volta più in Italia (+19,4%) rispetto alla Lombardia (+9,3%), che impiega 181.143 addetti nel 2016. Il non profit regionale tuttavia (così come quello nazionale) si basa prevalentemente sui lavoratori volontari, piuttosto che sui retribuiti. Quello dei volontari è un esercito che raccoglie oltre 5,5 milioni di persone a livello nazionale, un milione dei quali nella sola Lombardia; valori saliti di 24,1 punti percentuali per la Lombardia e di 16,2 per l’Italia.

Queste le cifre. Ma quali le cause di questo fenomeno la cui espansione non trova riscontro in altri settori?
A seguito del vasto processo di defamiliarizzazione, in atto da qualche decennio, la famiglia sta cessando di essere il fulcro della vita sociale del Paese. Anche sul piano economico questa funzione sta venendo meno: la gestione per tramite di intermediari professionali sostituisce gradatamente l’investimento diretto negli immobili e l’autogestione del patrimonio mobiliare frutto del risparmio delle famiglie.

In particolare, man mano che si affievolisce il ruolo sociale della famiglia, la persona si proietta nel mondo del lavoro, nel mondo della cultura, nel mondo del volontariato alla ricerca di fattori identitari e di relazioni interpersonali.

Si affermano, come conseguenza, forme alternative di impegno sociale che vanno dal narcisismo autoreferenziale, quale l’esaltazione fanatica del proprio lavoro, al polo opposto dell’impegno sociale in attività umanitarie, culturali, ricreative.

Il volontariato implica gratuità, ma porta con sé non trascurabili vantaggi concreti.  Presentarsi, od essere presentato, quale persona altruista, disponibile, estroversa, pronta a lavorare sodo è un’ottima carta da giocare. Inoltre, operare in un gruppo di volontari permette di apprendere nuove competenze e di affinare quelle che già si posseggono. Favorisce la socializzazione, anche ai fini del lavoro, “riempie la vita” attraverso la partecipazione ad attività interessanti, la circolazione di idee, le nuove esperienze, ed il radicamento nella propria comunità. E contribuisce a sfuggire al mondo virtuale dei social.

Volontariato, quindi, per aiutare, non soltanto gli altri gli altri, ma anche se stessi. Ciò non sminuisce eticamente una realtà di enorme valenza sociale che contribuisce al miglioramento della società e dell’ambiente in cui si vive.  E che aiuta il welfare pubblico, integrandone la funzione laddove, per carenza di risorse e talvolta di competenze, lo stesso non riesce ad operare.

 

“Osservatorio dei Diritti Immobiliari” Assoedilizia e Università degli Studi di Milano – “Lo stato del Codice degli appalti” di Sara Valaguzza – Assoedilizia informa

settembre 19, 2019

A s s o e d i l i z i a

Osservatorio dei diritti immobiliari Assoedilizia e Università degli Studi di Milano

 

Nota sulla situazione attuale dell’attuazione del codice dei contratti pubblici.

Contributo di Sara Valaguzza, ordinario di diritto amministrativo presso l’Università degli Studi di Milano.

Il decreto Sblocca Cantieri è un’occasione di ripensamento interessante, sia dal punto di vista della riflessione scientifica e culturale sia da quello operativo. Il titolo che si è deciso di dare al D.L. 18 aprile 2018, n. 32, n. 32 ne rappresenta tutta l’intenzione, ossia facilitare il percorso che avvii la realizzazione di opere e infrastrutture pubbliche in situazioni di stallo per varie ragioni.

La scelta è stata quella di sovrapporre nuove norme alle norme precedenti, tornando al vecchio schema della legge, potremmo dire “quadro” (appunto il Codice dei contratti pubblici), accompagnata da un Regolamento, sulla falsariga del sistema precedente alla riforma del 2016, che metteva in campo, invece, un sistema c.d. di soft regulation, affidato principalmente all’Autorità di regolazione del settore (l’Autorità Anticorruzione). Siamo oggi di fronte ad una regolamentazione multipolare, per via dei sui numerosi protagonisti (non solo Governo e Parlamento, ma anche diversi Ministeri e Autorità Nazionale Anticorruzione, Commissioni speciali, per citare i principali) e plurilivello (in quanto articolata in maniera gerarchica).

Dal punto di vista dell’analisi comparata, questa opzione fa sì che, mentre altri Paesi, come la Germania, hanno promosso una normativa strategica e leggera, l’Italia continua ad essere un Paese in cui domina l’ipertrofia normativa, spesso alimentata da ragioni che si possono sinteticamente dire “politiche”, nel senso che la politica esprime nelle norme i propri tentativi di cambiamento, per rappresentarsi agli elettori (sui limiti di questa prospettiva, si rimanda a S. Valaguzza, Governare per contratto, Editoriale Scientifica, Napoli, 2018).

Il paradosso della semplificazione che aggiunge invece che togliere, si conferma, quindi, un elemento caratterizzando della regolamentazione del mercato dei contratti pubblici. La preoccupazione centrale anche del Decreto Sblocca Cantieri sono ancora le procedure di affidamento; il percorso verso una soft regulation, basata sulla co-amministrazione e che avrebbe dovuto coinvolgere le imprese in chiave partecipativa (esperienza, nei fatti, non riuscita) è stato, nella sostanza, abbandonato e il ruolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ridimensionato.

Ciò è accaduto perché la regolazione flessibile affidata all’Autorità Nazionale Anticorruzione ha finito per essere uno strumento perfino più rigido e tortuoso della legislazione tradizionale e l’eccessiva limitazione della discrezionalità dei committenti pubblici ha, di fatto, ridotto le potenzialità dei nuovi strumenti. I bandi e i contratti tipo messi a disposizione delle stazioni appaltanti dal 2016 ad oggi sono molto limitati.

Difatti i bandi tipo messi a disposizione dall’Autorità di Regolazione del settore ai sensi dell’art. 213, comma 2 del D.Lgs. n. 50/2016 sono solo solamente tre. Nello specifico riguardano l’affidamento di servizi e forniture nei settori ordinari (bando tipo n. 1), l’affidamento di servizi di pulizia (bando tipo n. 2) e l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria (bando tipo n. 3).

Anche l’esperimento dei contratti-tipo è rimasto, perloppiù, sulla carta; sono state previste una serie di clausole contrattuali tipo nell’ambito delle Linee guida operative e clausole per l’affidamento di servizi assicurativi adottate con determinazione n. 8 dell’8 giugno 2016).

Su questo aspetto, il Decreto Sblocca Cantieri, reintroducendo la coppia legge-regolamento, ha raccolto il disagio del settore, che da tempo lamentava assenza di chiarezza dal punto di vista normativo e l’eccessiva sovrapposizione di fonti. Tuttavia, le linee guida di ANAC non sono state eliminate del tutto, creandosi così una complicazione ulteriore.

Se l’intenzione del legislatore è quella di semplificare e tornare a dare fiducia alle stazioni appaltanti agevolandone il lavoro per, appunto, sbloccare i cantieri, un’opportunità interessante sta nel riconfigurare l’Autorità di Regolazione come il soggetto in grado di redigere standard e vademecum, come avviene regolarmente in altri Paesi, per esempio nel Regno Unito. La realtà ha dimostrato che l’equazione più regole meno abusi, non è vera; di contro, è vero che all’aumentare delle regole aumentano le complessità interpretative. Quindi un ulteriore alleggerimento sarebbe auspicabile.

La logica dei commissari, del resto, dimostra, nei fatti, che lo stesso legislatore dello Sblocca Cantieri è consapevole del fatto che sulle opere più rilevanti per l’economia del Paese, per evitare inceppi, deve essere accettata la deroga alle norme del Codice. In termini logici, questo ci porta ad interrogarci sul se non sia da auspicare un intervento legislativo che prenda ciò che oggi è considerato eccezione e lo indichi come regola, cancellando ridondanze procedurali e formali, per tutto, non solo per le opere oggetto di commissariamento.

La scelta di impostare l’intervento curativo del Decreto Sblocca cantieri su nuove norme è in controtendenza, tra l’altro, con le indicazioni che provengono dalle organizzazioni internazionali che analizzano i meccanismi di procurement. In particolare, con lo slogan tools not rules, che riassume il suggerimento che proviene da OECD e UNCITRAL. Poca considerazione è stata dunque dedicata agli esiti degli studi delle organizzazioni internazionali e non si intravede una specifica riflessione sulla Comunicazione della Commissione Europea del 3 ottobre 2017 in tema di appalti efficienti e sostenibili.

Infatti, la normativa italiana ancora trascura il momento dell’esecuzione, che invece è cruciale affinché i contratti pubblici riescano ad apportare valore aggiunto alle comunità amministrate. I casi in cui è ammesso il ritorno al prezzo più basso sono, anzi, in potenziale conflitto con un orientamento che voglia promuovere la qualità del mercato.

Nel settore delle costruzioni è particolarmente evidente che l’attuale crisi del modello di procurement non attiene tanto alla fase di selezione dell’operatore, quanto a quella della esecuzione. Contenziosi, anomalo andamento dei lavori, extra costi, errori, inerzia e burocrazia distinguono, ormai quasi inesorabilmente, le vicende che riguardano il momento esecutivo. Comportamenti antagonisti e conflitti impediscono di fronteggiare in maniera efficace difficoltà impreviste e di cogliere opportunità che possano migliorare il perseguimento dell’interesse pubblico nel caso concreto. La situazione che ne deriva danneggia fortemente la capacità dell’azione di committenza di portare valore alla comunità amministrata ed ha effetti pesantemente negativi sull’immagine dell’amministrazione, progressivamente delegittimata. D’altro canto, le conseguenze negative si riverberano anche sul mondo dell’impresa, colpito sempre più di frequente da crisi economiche e finanziarie.

Il settore più in sofferenza è quello delle costruzioni: nell’anno appena trascorso, alcune delle principali imprese di costruzioni italiane sono state costrette a ricorrere a procedure prefallimentari, con concordati e commissariamenti. La crisi, a catena, travolge le famiglie, i lavoratori, i giovani alla ricerca di un lavoro.

Sul fronte della normativa, il Decreto Sblocca Cantieri non ha trattato le questioni critiche dell’esecuzione.

Tuttavia, esiste uno strumento giuridico da studiare e utilizzare anche in Italia per contrappore uno schema dialogico a quello conflittuale, compatibile con il quadro normativo vigente: si tratta degli accordi collaborativi,  la cui applicazione ha dimostrato interessanti risultati positivi, sia per i committenti sia per le imprese, in termini di riduzioni di tempi e costi, oltre che di promozione di valore aggiunto per la comunità, come esito dell’alleanza collaborativa che viene a stringersi nella fase esecutiva. Suggerire l’utilizzo del modello e predisporre standard per agevolarne la compilazione da parte delle stazioni appaltanti appare particolarmente opportuno.

Infine, la riforma, nonostante siano state aggiunte nuove norme e altre sono in previsione, non è completa.

Alcuni esempi possono aiutare a comprendere quali interventi appaiono più urgenti per consentire di accrescere e mantenere il nostro patrimonio pubblico.

Chi ha contato i decreti attuativi che ancora mancano all’appello, ne individui circa una trentina. Alcuni di essi sono essenziali perché riguardano direttamente la configurazione della riforma voluta dalle Direttive del 2014 e sono fondamentali perché il mercato dei contratti pubblici si arricchisca di contenuti positivi e promuova con seria credibilità lo sviluppo per il meglio della politica industriale del Paese.

Decreti che siano attuazione al Codice non ancora adottati, ma cruciali, riguardano, tra gli altri, l’organizzazione delle committenze, la qualificazione delle stazioni appaltanti, la qualificazione delle imprese e il settore delle costruzioni.

Sul tema dell’organizzazione delle committenze, ancora è lunga la strada da compiere verso una digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni che sia accompagnata da una accettazione da parte degli impiegati pubblici e da una coscienza critica adeguata. Il tema è spesso frainteso sotto diversi punti di vista. La digitalizzazione, nel mondo pubblico, non può mai essere considerata come un valore in sé; la digitalizzazione è utile alla crescita del comparto nel momento in cui è compresa da chi deve utilizzarla e calarla nella pratica. Il che richiede, inevitabilmente, programmi di formazione altamente professionalizzazioni e certamente onerosi, strumentazioni adeguate e soprattutto una nuova modalità di lavoro. Quando, guardando al mercato dei contratti, si richiede, cosa di cui dovrà occuparsi il decreto di cui dall’art. 44 del D.Lgs. n. 50/2016, di digitalizzare le procedure di tutti i contratti pubblici, al centro dell’attenzione deve starci non solo la creazione di banche dati e la necessità di interfacciarsi in maniera smart con i cittadini e con le imprese, ma anche un’esigenza più profonda, che è quella di risparmiare denaro pubblico, di migliorare le prestazioni e la coscienza dell’amministrazione, grazie alla conoscenza e all’aggiornamento dei dati. Date la specialità tecnica della questione, le partnership con il settore produttivo, in questo campo, sono una risorsa che potrebbe essere maggiormente valorizzata, coinvolgendo anche nel processo di apprendimento strutture di ricerca che possano mettere la conoscenza scientifica al servizio delle istituzionali.

Nella direzione di una più stretta collaborazione fra attori diversi, pubblici e privati, appare incamminarsi la Città metropolitana di Milano con “Campus digitale metropolitano”. Questo progetto di sistema ha posto la Città metropolitana sulla frontiera dell’innovazione promuovendo e coordinando lo sviluppo dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione in ambito metropolitano. L’iniziativa riferita è interessante perché vuole coinvolgere in modo attivo enti locali, scuole, imprese e cittadini nell’ottica di una open governance dei processi di digitalizzazione dei servizi offerti sul territorio. L’estesa infrastruttura digitale entro la quale andrà ad operare il “Campus” dovrà inoltre fondarsi sull’ulteriore implementazione della rete di fibra ottica necessaria per garantire l’operatività delle tecnologie e degli standard richiesti dalla rete 5G, pietra angolare per l’avvio nel futuro di progetti di Smart City e di IoT (Internet of Things).

Sempre restando nel campo degli strumenti tecnologici, un ambito che potrebbe dare risultati interessati per migliorare qualità, trasparenza ed imparzialità della selezione riguarda l’applicazione dell’intelligenza artificiale alla selezione delle offerte e, più in generale al procurement. L’utilizzo di algoritmi di analisi farebbe risparmiare tempi e denari, purché, come ci ha chiarito di recente la Sesta Sezione del Consiglio di Stato, non si ceda la macchina ai tecnici, ma l’amministrazione sappia guidare il processo e garantisca comunque l’applicazione dei principi generali dell’azione amministrativa e della contrattazione pubblica.

Sul tema dell’organizzazione, ancora non è compiuta la riforma sulla qualificazione delle stazioni appaltanti di cui all’art. 38 comma 2 del Codice, che attende provvedimenti di competenza di ANAC. Come del resto, resta un’incompiuta anche la qualificazione delle imprese ex art. 83 comma 10, avviata dall’ANAC con una proposta di linee guida sul rating di impresa messe in consultazione, di cui sono state perse le tracce. Questo aspetto è molto rilevante dal punto di vista della qualità del mercato, perché un sistema di qualificazione frutto di una precisa strategia sarebbe potenzialmente in grado di creare un’immagine positiva degli operatori del mercato dei contratti pubblici. Particolarmente opportuno, dati i difetti che affliggono il settore, sarebbe premiare le imprese collaborative, introducendo apposite premialità, anche di carattere economico nella fase esecutiva.

Nel settore delle costruzioni, per citare alcuni interventi, è atteso il Decreto con le modalità per migliorare il controllo della Direzione Lavori, quello che riguarda le garanzie della Società di Progetto, oltre ai numerosi Decreti che attribuiscono finanziamenti. Altri contenuti rilevanti saranno disciplinati nel Regolamento. Anche la struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture deve ancora essere costituta e, per rispondere alla ratio della norma, dovrebbe operare avvantaggiandosi di strutture universitarie a supporto. Vedremo se si avrà il coraggio, in questo caso, di puntare sull’accademia, come strumento sincero e autentico della ricerca del settore, come avviene nella maggior parte dei Paesi europei, oppure se si continuerà a fare senza, salvo poi correre ai ripari con un nuovo decreto sblocca dello sblocca cantieri.

Foto:
Sara Valaguzza (a destra) con Marilisa D’Amico vice Rettrice dell’Università degli studi di Milano e Achille Colombo Clerici, pres. Assoedilizia

 

Festa nazionale del condominio a Torino Confedilizia 28 settembre 2019

settembre 17, 2019

FESTA DEL CONDOMINIO_locandina con programma

Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, Ministro Paola Pisano – Intervista al Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

settembre 17, 2019

Dichiarazione del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Nel pieno della stagnazione economica le imprese sono sottoposte ad una concorrenza internazionale più accesa che spesso trova proprio nella ricerca e nell’innovazione la chiave della competitività.

Perciò va apprezzato un atto positivo del nuovo esecutivo: l’aver introdotto il ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, affidato alla professoressa Paola Pisano, assessore nella giunta Appendino a Torino, che vanta un percorso accademico tutto dedicato all’innovazione e che ha portato il capoluogo piemontese ai primi posti nella classifica delle smart cities italiane.

C’è molto da fare: sul fronte della pubblica amministrazione e del Fondo dell’Innovazione, sulle tante partite che riguardano i ministeri dello Sviluppo economico (banda larga, industry 4.0), della Sanità, della Giustizia e della Scuola, fermi da mesi sui progetti del digitale. Perché se nel campo non siamo gli ultimi della classe – eccezion fatta nell’uso di internet dove ci collochiamo nel gruppo di coda – siamo comunque sotto la media europea. Indietro anche nella sfida della trasformazione digitale, dove occupiamo il 19° posto sui 28 Paesi Ue.

Nei confronti dei quali il gap si allarga. Se consideriamo i progressi compiuti dagli stati membri Ue in termini di digitalizzazione, l’Italia è solo al 25° posto, prima di Belgio, Grecia e Romania, e ha una capacità umana di utilizzare l’innovazione digitale ancora bassa. Le tecnologie digitali più adottate dalle nostre imprese sono ancora i social media e i big data: solo il 5% adotta tecnologie di stampa 3D e intelligenza artificiale. Calano gli investimenti in ricerca e sviluppo, pochi anche i brevetti sia per il settore biotecnologie sia per quello delle nanotecnologie: delle mille imprese più  innovative in Europa soltanto poche decine sono italiane.
Non mancano però le luci. L’Italia guida la classifica internazionale della produttività tecnico-scientifica dei ricercatori, con 87,5 pubblicazioni annue per 100 ricercatori, malgrado le scarse risorse, sia pubbliche che private, e il numero basso di ricercatori e brevetti. Purtroppo però la conoscenza scientifica sembra non tradursi in innovazione e applicazioni industriali, confermando l’assenza di un rapporto più stretto tra ricerca pubblica e imprese. Ed è un problema non solo di carenza di fondi, ma di cultura dell’innovazione. Manca, per citare, uno sforzo teso a garantire un coordinamento tra le priorità europee di intervento in ricerca e innovazione, temi strategici nazionali sui quali indirizzare le azioni di R&S e le iniziative regionali, che invece sono finalizzate a interpretare e soddisfare gli specifici bisogni del territorio.

Nel quadro nazionale, ancora una volta Milano e la Lombardia si confermano all’avanguardia dell’innovazione e della ricerca, grazie allo stimolo dei poli d’eccellenza universitari e non. Per quanto riguarda la propensione alla brevettazione (domande presentate) il dato del Milanese 96,5 (per milione di abitanti) supera del 60% quello nazionale.  In merito all’incidenza dei brevetti nei settori della high-tech, dell’Information Communication Technology e delle Biotecnologie, si nota come in tutti questi ambiti la città metropolitana di Milano abbia conseguito dei risultati ampiamente superiori al dato nazionale (quasi doppi).

Interessante pure la percentuale di imprese con attività principale nei settori manifatturieri ad alta tecnologia e nei servizi ad alta intensità di conoscenza. Nella città metropolitana di Milano, queste imprese sono il 40,5% del totale, contro il 30,4% dell’Italia, mentre il dato della Lombardia si ferma al 33,7%.”

Foto:
Achille Colombo Clerici con il Ministro Paola Pisano

Museo delle Pompe di Benzina a Tradate (Va), Collezione Fisogni – Visita del Presidente di Amici di Milano Achille Colombo Clerici – Amici di Milano informa

settembre 17, 2019

AMICI DI MILANO
Informa

 

Il Museo Fisogni di Tradate, un tuffo nella storia dal 1892 al 1990
UNA COLLEZIONE DI POMPE DI BENZINA E STAZIONI DI SERVIZIO DA GUINNESS WORLD RECORDS

Il Museo Fisogni – Via Giacomo Bianchi 23, Tradate (VA) – con  una superficie espositiva interna di 600mq e un cortile interno di 500mq, immersa in un giardino secolare, è stato fondato nel 1966 da Guido Fisogni, imprenditore del varesotto: propone ai propri visitatori oggetti unici raccolti e restaurati fedelmente, che rappresentano la storia delle stazioni di servizio dal 1892 al 1990.

Il presidente di Amici di Milano e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, in occasione di una visita privata con la consorte signora Giovanna, ha espresso il proprio apprezzamento per una iniziativa, frutto di vera passione, che recupera e conferisce dignità al vintage industriale.

Entrando nel Museo, la sensazione è quella di aver fatto un viaggio nel tempo. La sua collezione di 5.000 pezzi inerenti alle stazioni di servizio, tra cui targhe, compressori, oliatori, grafiche pubblicitarie, gadget, giochi e progetti fa rivivere tempi lontani agli appassionati di motori e antiquariato, ma non solo.

La collezione è la più completa al mondo tanto che nel 2001 è stata insignita del certificato Guinness World Records.

Un ensemble che la famiglia Fisogni nel tempo ha messo a disposizione di studenti per ricerche sull’evoluzione tecnologica e del design dei distributori, ma anche di produzioni cinematografiche, televisive e pubblicitarie che hanno utilizzato gli oggetti sui set. Alcuni pezzi sono ben visibili nella fiction RAI “Il Grande Fausto” e nello spot di TIM con Naomi Campbell, solo per citarne alcuni.

Grazie all’importanza della collezione, il Museo Fisogni è parte del network “Triennale di Milano – Triennale Design Museum”.

Foto:
da sin. Guido Fisogni, Giovanna e Achille Colombo Clerici, Uberta Fisogni

 

 

Il Giorno pag. 22 – 14.09.2019 “Il nuovo Governo e il nodo edilizia” (Achille Colombo Clerici)

settembre 17, 2019

Come ho avuto modo di esprimere da Cernobbio, partecipando al Forum The European House Ambrosetti, pochi giorni addietro, se vogliamo rivolgere un appello al nuovo Governo, non possiamo che partire da un rilievo di fondo.

Nelle materie attinenti al territorio, alla casa ed all’ “immobiliare” in generale, l’Italia va aiutata a recuperare un equilibrio che si è smarrito.

“Un equilibrio sociale, potenziando l’offerta-abitazioni di case popolari e l’investimento nell’edilizia residenziale pubblica, che ci vede all’ultimo posto tra i Paesi avanzati d’Europa.

Un equilibrio economico, alleggerendo la fiscalità nei campi immobiliare e delle costruzioni, che costituiscono un formidabile volano per l’intera economia.

Un equilibrio cultural-urbanistico unificando i principi cardine del regime dei suoli e della pianificazione urbanistica a livello nazionale, ragionando sui criteri da adottare in tema di risparmio del suolo compatibile con l’esigenza di crescita del Paese, e promuovendo un vasto processo di sistema per realizzare compiutamente una vera rigenerazione urbana.

“C’è comunque bisogno di un’azione governativa rassicurante, che riporti la fiducia verso la politica ed i politici.  E’ questa la condizione indispensabile al progresso del Paese.

Quanto alla imposta patrimoniale, da alcuni invocata, va detto che una cosa sono le dichiarazioni di alcuni politici, altro sono gli effetti pratici delle politiche che vengono attuate.

In merito dunque alle rassicurazioni dei politici riguardanti la non introduzione di una nuova tassazione  patrimoniale, possiamo dire che escludere una nuova tassa patrimoniale non è sufficiente a tranquillizzare gli italiani.

Per ottenere un incremento impositivo patrimoniale, basterebbe infatti inasprire le aliquote o i metodi di applicazione dei tributi già esistenti, aventi natura di prelievo patrimoniale.

In particolare, si tratta dell’Imu/Tasi sugli immobili (con la relativa riforma catastale pendente), della imposta sulle transazioni finanziarie, del sistema del “risparmiometro” sui depositi bancari, del monitoraggio bancario (se prelevi dai conti correnti devi giustificare, se non prelevi devi ugualmente giustificare – operare con le banche sta diventando un vero problema),  dell’imposta di successione (si discute, non solo di aliquote, ma anche del sistema della “legittima”).

Ai nostri concittadini non rimane, dunque, che “vigilare” particolarmente la sfera normativa e di applicazione di questi tributi.

In ogni caso il messaggio di fondo non può essere che questo: l’ investimento nella casa, in infrastrutture e in opere pubbliche, è un nodo strategico per lo sviluppo del Paese.

Foto:
Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia Colombo Clerici Simontacchi al Forum Ambrosetti Cernobbio The European House 2019

 

 

 

Portofino Coast – Clip Concorso Lirico Internazionale Portofino – Associazione Amici di Milano informa

settembre 12, 2019

 

 

Ediz. Portofino Coast

LIBRI E MUSICA IN PORTOFINO COAST LA LIRICA DI PORTOFINO

La quinta edizione del Concorso Lirico Internazionale di Portofino (CLIP), tenuta dal 22 al 26 luglio, ha visto tra gli invitati, oltre al folto pubblico di appassionati, anche il presidente di Amici di Milano, dell’Ente case del Genovesato del Levante nonché di Europasia e Assoedilizia Achille Colombo Clerici. Il Concorso Lirico Internazionale di Portofino nasce nel 2015 per unire la bellezza di un luogo simbolo dell’Italia con le voci dei più promettenti giovani cantanti lirici del mondo. L’ultima edizione ha visto ben 200 iscrizioni alle preselezioni e 105 cantanti selezionati. CLIP offre l’occasione a giovani talenti di vincere importanti premi in denaro e di trovare concreti sbocchi lavorativi nei più importanti teatri d’opera europei. La giuria, composta da direttori e casting manager di realtà liriche di alto livello, permette un contatto diretto tra il cantante e coloro che hanno la possibilità e il desiderio di firmare dei contratti senza passaggi intermedi.

Nella foto, da destra: GiovanniBattista Donati, Giovanna Colombo Clerici, Francesco Daniel Donati, Achille Colombo Clerici

Appello di Assoedilizia al nuovo Governo – Intervista al Presidente Achille Colombo Clerici di Gualtiero Lugli – TV Class CNBC

settembre 11, 2019

Achille Colombo Clerici intervistato dalla Tv Class Cnbc sui problemi dell’edilizia e delle opere pubbliche.
RICREARE LA FIDUCIA DI CITTADINI E IMPRESE VERSO LA POLITICA

“Il mondo immobiliare si augura di cooperare con il nuovo Governo, sia per quanto riguarda la realizzazione di infrastrutture con tanti interventi di settore, le opere pubbliche, la tutela del territorio, la rigenerazione urbana, fondamentali per la ripresa economica; sia per una nuova politica abitativa che non può prescindere da una riduzione dell’abnorme carico fiscale gravante sui proprietari di casa (circa 22 miliardi solo di patrimoniali Imu e Tasi).  Si augura inoltre che si realizzi la proposta di costituire un Istituto per il Futuro che coinvolga i giovani nella realizzazione di una élite culturale in grado di ben gestire il domani dell’Italia” .

E’ il messaggio che Achille Colombo Clerici ha lanciato dagli schermi della tv Class Cnbc nell’intervista del ciclo “Appello al governo” condotta da Gualtiero Lugli. Reduce dal Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio, Colombo Clerici ha sottolineato che il settore immobiliare attraversa una fase difficile, come conferma una ricerca condotto in materia di appalti ed opere pubbliche, proprio da Ambrosetti Club, riassumibile in un dato sconcertante: il rapporto tra opere già approvate e finanziate e quelle realizzate è di 11,7. Le cause sono la paralizzante burocrazia, in primis, ma anche un dualismo tra politica e programmazione economica, che non marciano di pari passo.

“Ci sono lacune enormi anche da un punto di vista culturale – ha aggiunto Colombo Clerici -. Proprio nell’edizione odierna di Italia Oggi si parla di recrudescenza degli abusi edilizi, soprattutto nel Meridione, conseguenza di una certa cultura efficacemente riassunta dal governatore della Campania De Luca secondo il quale sovente ‘la burocrazia anziché preoccuparsi della realizzazione di opere pubbliche o di approvare i progetti di opere private, si preoccupa “di mettere a posto le carte’”. Questa cultura ha portato ad una paralisi della pianificazione territoriale; e l’abusivismo, in molti casi, ad adottare soluzioni ‘fai da te’”.

“L’Italia – ha aggiunto Colombo Clerici – va aiutata a recuperare un equilibrio che si è smarrito. Un equilibrio sociale, potenziando l’offerta-abitazioni di case popolari e l’investimento nell’edilizia residenziale pubblica,  che ci vede all’ultimo posto tra i Paesi avanzati d’Europa; un equilibrio economico, non inasprendo la fiscalità nei campi immobiliare e delle costruzioni, che costituiscono un formidabile volano per l’intera economia;   un equilibrio cultural-urbanistico  unificando i principi cardine del regime dei suoli e della pianificazione urbanistica a livello nazionale e promuovendo un vasto processo di sistema per la rigenerazione urbana.

La legge cosiddetta Sblocca Cantieri, con l’obiettivo di sbloccare, appunto, il problema atavico della burocrazia, non è un codice organico di tutta la materia degli appalti: rappresenta una serie di normative che intervengono su casi specifici, quindi c’è bisogno di un vero e proprio Codice degli appalti che regolamenti in modo sistematico l’intera materia. Si diceva a Cernobbio che il primo problema non è solo l’interpretare le norme, ma addirittura il reperirle. Il reato di abuso d’ufficio produce la paralisi dell’apparato amministrativo confondendo talvolta l’errore amministrativo con il dolo. La norma penale va meglio definita. La legge sblocca cantieri, comunque, favorisce buoni principi quali, ad esempio, l’eliminazione del massimo ribasso privilegiando la linea dell’offerta più vantaggiosa.

Colombo Clerici conclude: “E’ troppo presto per capire come si muoverà il nuovo Governo.   Attendiamo, con speranza e ragionata fiducia. Come ebbi occasione di dire al presidente del Consiglio Conte – il Conte Uno per intenderci – c’è comunque bisogno di un’azione governativa rassicurante, che riporti la fiducia degli italiani  verso la politica ed i politici.  E’ questa la condizione indispensabile al progresso del Paese”.

 

 

 

CLASS CNBC SPECIALE CLASS CNBC 10/09/2019 13:17 Intervista a Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia – Appello al nuovo Governo

settembre 11, 2019

Appello al Governo. Quali sono le istanze e le richieste da parte delle associazioni di categoria. Dal mondo dell’ edilizia che cosa manca per un rilancio del settore. Se ne parla con Achille Colombo Clerici Presidente di Assoedilizia che era presente anche al forum Ambrosetti.