Archivio per dicembre 2019

I presepi di Milano, Natale 2019 – A cura dell’Istituto Europa Asia – Photo gallery di alcuni dei più belli

dicembre 13, 2019

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

I PRESEPI DI MILAMO

Rassegna fotografica di alcuni tra i più importanti e belli.

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Dal presepe allestito nel cortile di Palazzo Marino sede dell’istituzione cittadina per eccellenza, il Comune, giunge un messaggio di pace e di fraternità rivolto a tutti, di ogni fede ed etnia. Un messaggio che risponde all’appello di papa Francesco il quale nella lettera apostolica “Admirabile signum” sostiene “la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e ripresa.”

Così come avviene nelle chiese milanesi, luoghi non esclusivi, ma aperti a tutti i cittadini, dove la passione creativa dei fedeli, sovente studiosi di storia e di arte, da vita a piccoli capolavori di bellezza. Lo documentano queste foto.

Presepi presentati:

1- Comune di Milano, Palazzo Marino

Chiese
2- Sant’ Alessandro

3- San Satiro

4- San Sebastiano

5- San Giorgio

6- S. Lorenzo

7- Sant’ Eufemia

8- San Babila

9- San Francesco di Paola

10- San Marco

11- Santa Maria del Carmine

12- San Simpliciano

13- Santa Maria delle Grazie

14 – Sant’ Ambrogio

15- San Vittore al Corpo

16 – Santa Maria Incoronata

17- Sant’ Angelo

18 – San Nazaro in Brolo

19 – Magazzini La Rinascente

ANCITEL Giornale online ed organo ufficiale di ANCI Associazione nazionale comuni italiani – Legge della Regione Lombardia 26 novembre 2019 n. 18 sulla “Rigenerazione urbana” – Giudizio di Federlombarda edilizia e di Assoedilizia

dicembre 11, 2019

Federlombarda Edilizia

Informa

 

Il Giornale dei Comuni, organo dell’Anci-Associazione nazionale Comuni italiani, dà notizia della legge della Regione Lombardia 26 novembre 2019 n. 18 su “Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente” che riporta la dichiarazione sul tema del presidente di Federlombarda edilizia e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Lombardia, nuova legge sulla rigenerazione urbana e territoriale

Urbanistica 10 dicembre 2019, di alm

Sconto fino al 60% sugli oneri di urbanizzazione e possibilità di incrementi delle volumetrie fino al 20%

Il BUR Lombardia, Supplemento n. 48 del 29 novembre, pubblica la legge regionale 26 novembre 2019 – n. 18, recante “Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) e ad altre leggi regionali”.

Approvata il 12 novembre dal Consiglio regionale, questa legge, che si compone di 13 articoli, affronta in modo sistemico il grave problema dei centri abitati degradati, oltre che degli edifici agricoli e rurali abbandonati, ponendo i presupposti per tentare di risolvere anche questioni di carattere sociale. L’obiettivo, risanare singole case o porzioni di quartieri, realizzando iniziative di rigenerazione con ricadute positive su abitabilità e attrattività dei centri abitati (anche in termini turistici e non solo urbanistici), nonché sul piano della sicurezza e della vivibilità urbana.  A tal fine, la legge regionale incoraggia la trasformazione di aree con spazi verdi, servizi e infrastrutture. I progetti dovranno rientrare nelle previsioni dei piani territoriali, rispettando la già operante legge sul consumo del suolo. E dovranno essere in armonia con la carta di consumo del suolo che i Comuni dovranno realizzare, una sorta di censimento degli immobili abbandonati o dismessi da aggiornare annualmente.

La Regione assumerà il ruolo di “regista” e coordinerà le operazioni, lasciando il potere di dare il via all’iniziativa ai privati proprietari e ai Comuni. I primi potranno segnalare situazioni di particolare criticità (edifici fatiscenti e non abitati da almeno cinque anni), mentre i secondi potranno vagliare le istanze e inserire il progetto di recupero negli appositi piani annuali. Il privato che non dovesse procedere nei tempi dati a fronte di un progetto di rigenerazione che risolva problemi di sicurezza o di degrado, potrà essere destinatario di penali, fino all’esproprio nei casi più gravi.

Tra gli incentivi, previsti uno sconto fino al 60% sugli oneri di urbanizzazione e la possibilità di incrementi delle volumetrie fino al 20%, a fronte di tutta una serie di prescrizioni che comporteranno, in sostanza, il miglioramento delle condizioni degli edifici innanzitutto dal punto di vista energetico e della sicurezza. Altro obiettivo prioritario della normativa, la lotta alla burocrazia per garantire agli investitori tempi certi per la realizzazione degli interventi, una volta dichiarato lo stato di degrado di un immobile attraverso perizia giurata e asseverata. Previsto un primo stanziamento iniziale di due milioni di euro, che serviranno per promuovere soprattutto i censimenti comunali. Poi si procederà con piani annuali cui concorreranno le risorse statali e regionali per somme da definire in base alle necessità. Ha espresso particolare soddisfazione per l’approvazione della legge il presidente di Federlombarda Edilizia e di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici: “Si tratta di una legge illuminata. Essa rappresenta una conquista significativa sul piano culturale, sociale ed economico. Non segue la via dei deterrenti, ma quella degli incentivi. Vengono offerti maggiori margini di economicità alle operazioni edilizie di rigenerazione urbana, in modo da permettere il decollo di un vasto, capillare processo di attuazione di interventi diffusi sul territorio. La legge ha infatti natura premiale: nasce cioè con l’intento di premiare, incentivandoli con benefici economici e incrementi volumetrici/di superficie lorda, gli interventi di rigenerazione urbana, anche promossi da privati. Tanto che se ne prevede l’inapplicabilità per gli edifici abusivi o costruiti su aree inedificabili. E vi è un limite di accesso ai suoi benefici. Devono sussistere certi presupposti, ed il privato può attivarsi, per godere dei benefici della legge. La legge muove da una situazione di edifici degradati/abbandonati e tende ad approdare ad edifici recuperati/rigenerati: con ciò esprimendo dunque una notevole valenza urbanistica. I Comuni, cui è posto l’obbligo di adeguamento alle norme della legge regionale, troveranno adeguati stimoli per aprire la via ad un proficuo percorso di rigenerazione nei centri urbani degli edifici degradati, operazione questa di grande rilievo ai fini della fruizione sociale e della crescita economica.”

Ordine degli Architetti di Milano Convegno sul tema “Rinnovare il moderno” – Assoedilizia informa

dicembre 11, 2019

A s s o e d i l i z i a

Il presidente di Assoedilizia Colombo Clerici al convegno “Rinnovare il moderno” dell’Ordine degli Architetti di Milano

I MOLTI MERCATI IMMOBILIARI DELLA CITTA’ DI MILANO Ciascuno con le sue logiche e le sue regole

“Non c’è un solo mercato immobiliare a Milano, c’è una pluralità di mercati, ciascuno con le sue logiche e le sue regole. Se ci riferiamo ai 13 miliardi che, secondo previsioni, nei prossimi 10 anni verranno investiti nelle costruzioni da operatori prevalentemente stranieri, si tratta di operazioni che puntano prevalentemente all’aspetto dell’investimento: sia per nuove opere, sia per ristrutturazioni di pregio.”

Così Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha esordito alla tavola rotonda del convegno “Rinnovare il moderno tra committenza, impresa e progettazione” organizzato dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano. Tra gli intervenuti Bruno Finzi, presidente Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano, Maila Addabbo di Milanosport s.p.a., e Cecilia Hugony, consigliere di Assimpredil Ance. Il tema è stato introdotto dagli architetti Maurizio Carones e Vito Redaelli.

Colombo Clerici ha proseguito: “Nonostante le apparenze, il sistema Italia è affidabile per la sostanziale stabilità sociale, per la cultura omogenea, per la lingua unica, per la religione prevalente: non siamo il Paese delle rivoluzioni. Ma se Milano risente del beneficio della globalizzazione il sistema Italia, pur nella sua stabilità, presenta criticità quali burocrazia opprimente, giustizia lenta, infrastrutture carenti. Ciò ha come riflesso un rallentamento della crescita economica che ci vede agli ultimi posti tra i Paesi avanzati.”

Sulla rigenerazione urbana ha elogiato la formula della premialità adottata dalla Regione Lombardia, concludendo con una domanda che è anche un appello: “C’è ancora una architettura interprete della cultura del popolo italiano o siamo costretti ad importare una cultura architettonica aliena dalla nostra, e che viene realizzata in ambiti di città nei quali chi ci vive rischia di sentirsi  estraniato?”

Accolto senza riserve l’appello al sostegno di una generazione di architetti vicini alla nostra cultura, sulla rigenerazione si è aperto un ampio dibattito: professionisti e imprese milanesi lavorano a pieno ritmo tanto che sono stati azzerati gli sconti. Gli interventi di ristrutturazione, pur dovendo vagliare l’opportunità tra operare sull’esistente oppure abbattere e ricostruire – è enorme la quantità di edifici di scarsa qualità costruiti negli anni del boom per rispondere alle esigenze abitative – rappresentano il 74% degli investimenti in edilizia con un importo pari a 15 miliardi di euro, l’1% del Pil. La complessità degli interventi per il sopravvenire di sempre nuove norme tecniche e finanziarie sta emarginando le piccole imprese di costruzione, finora asse portante del settore. Altra conseguenza: sovente i costi di progettazione sono quasi pari a quelli dei lavori.

In apertura è stato presentato dall’arch. Ruggero Tropeano un esempio di gestione di un processo complesso tra committenza, impresa e progettazione: il Museum fur gestaltung, Zurigo (Adolf Steger e Karl Egender), esempio del ‘Bauhaus in Svizzera’, che lo scorso anno ha riaperto i battenti, dopo tre anni di lavori e 17 milioni di frSv. di spesa: intervento più significativo, l’eliminazione di un soffitto intermedio che dagli anni ’70 aveva dimezzato in altezza la grande sala delle esposizioni che oggi si ripresenta con maestosa sacralità, simile a una basilica a tre navate.

Foto:
Maila Addabbo, Bruno Finzi, Achille Colombo Clerici, Cecilia Hugony, Ruggero Tropeano, Maurizio Carones, Vito Redaelli

 

 

QN Il Giorno pag. 24 – 07.12.2019 “Big europei così perdiamo posizioni” di Achille Colombo Clerici

dicembre 9, 2019

QN IL GIORNO pag. 24 · 07-12-2019 BIG EUROPEI COSI’ PERDIAMO POSIZIONI
Madrid, Lisbona e Varsavia fanno progressi

di
Achille Colombo Clerici

Fino a qualche anno fa la Lombardia era annoverata tra i ‘motori d’Europa’ assieme a –  in ordine di Pil –  Baden Wuerttemberg, Catalogna, Alvernia-Rodano-Alpi. La crisi del 2008 ha profondamente modificato la classifica. In totale sono 19 le regioni europee, con un PIL pro capite pari ad almeno il 50% in più della media dell’ UE. Nessuna in Italia.

Secondo l’indice di competitività regionale elaborato dalla Commissione europea sulla base di 74 indicatori, tutte le regioni italiane sono sotto la media del Continente, dove avanzano la comunità autonoma di Madrid e le aree metropolitane di Lisbona e di Varsavia.

La Lombardia in termini assoluti resta, e di gran lunga, la più ricca ed economicamente forte fra le regioni italiane, grazie anche al numero di abitanti (l’Emilia-Romagna, per citare, sarebbe seria concorrente a parità di residenti e quindi di produttività): ma è irrimediabilmente frenata da fattori generali nazionali quali la stabilità  e la qualità delle istituzioni, l’eccesso di burocrazia, l’inquinamento delle mafie di importazione, la carenza di infrastrutture in rapporto alla capacità produttiva, la reattività tecnologica, mantenendo comunque buoni livelli per sanità, istruzione universitaria, dimensioni del mercato, export.

L’elevato debito pubblico, che sul piano politico rappresenta un handicap,     combinato con l’assenza di riforme tese a sanare le criticità varie, istituzionali ed economiche nazionali, ha portato il Paese ad essere il fanalino di coda del Continente.

Tutti o quasi gli indicatori lo confermano.
Il rapporto 2018 del World Economici Forum  certifica alcuni consolanti livelli italiani, ad esempio la capacità di innovazione (dove siamo ventiduesimi), le infrastrutture (ventunesimi), la dimensione del mercato (dodicesimi) o la sanità (dove siamo sesti); ma ci vede al 31° posto sui 140 Paesi presi in esame. In Europa i Paesi che ci stanno davanti, dall’Islanda alla Spagna, sono addirittura 16.

Recente, lo “schiaffo” dei mercati che hanno dichiarato la Grecia più affidabile dell’Italia, con i rendimenti dei bond governativi di Atene diventati più convenienti  dei corrispondenti btp italiani su diverse  scadenze.

Colombo Clerici

Evgenij Kissin pianista – Storico Concerto al Conservatorio di Milano per la Società dei Concerti – Premio Internazionale Antonio Mormone – AMICI DI MILANO informa

dicembre 6, 2019

AMICI DI MILANO

 

Con una magistrale esibizione alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano
EVGENIJ KISSIN HA RICORDATO ANTONIO MORMONE CON UN CONCERTO BEETHOVENIANO DEGNO DELLA STORIA CONCERTISTICA DEL CONSERVATORIO

Un successo annunciato. Evgenij Kissin, russo, uno dei massimi pianisti d’oggi, ha entusiasmato il folto e selezionato pubblico accorso alla Sala Verdi del Conservatorio ad applaudire il maestro che ha eseguito tre delle più celebri sonate di Beethoven: Patetica, Tempesta e Waldstein oltre alle variazioni sull’Eroica. Applausi e bis per oltre 20 minuti.

Dopo sei anni dall’ultimo recital milanese, un omaggio di Kissin al suo grande amico e mentore, Antonio Mormone fondatore della Società dei Concerti, scomparso poco più di un anno fa, cui la moglie Enrica Ciccarelli, anch’ ella pianista, ha voluto dedicare il Premio Internazionale che da lui prende il nome. Nel parterre, tra altre personalità, il presidente di Amici di Milano e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

Beniamino del pubblico milanese che lo segue dal lontano 1988 quando debuttò diciassettenne in Sala Verdi, Evgenij Kissin è anche Presidente onorario del Premio Internazionale Antonio Mormone. Ex enfant prodige, di lui colpiscono la profonda musicalità, lo straordinario virtuosismo, la vastità del repertorio nonché il prestigio dei musicisti con cui ha collaborato nel corso della sua intensa carriera.

Sarà Kissin a premiare il vincitore del Premio a luglio alla Scala; Premio cui Amici di Milano fattivamente contribuisce con l’assegnazione di un riconoscimento al secondo dei pianisti più qualificati.

Foto:
Evgenij Kissin con Enrica Ciccarelli Mormone e Achille Colombo Clerici in occasione del concerto

Enrica Ciccarelli Mormone con Elisabetta e Ivo Diana e Achille Colombo Clerici

Evgenij Kissin in concerto mentre esegue la Waldstein

 

Un mare di Svizzera Convegno a Lugano organizzato da Astag (associazione degli autotrasportatori svizzeri) – Europasia informa

dicembre 6, 2019

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute
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A Lugano secondo appuntamento “Un mare di Svizzera”
GENOVA-LUGANO-ROTTERDAM, I TEMPI SI ALLUNGANO

Alla seconda edizione del convegno “Un mare di Svizzera” organizzato da Astag (associazione degli autotrasportatori svizzeri) svoltosi e Lugano (il primo appuntamento era stato nel marzo 2018) sono emerse luci ed ombre sul Corridoio ferroviario Genova Rotterdam, asse portante del traffico tra il nord e il sud d’Europa. In estrema sintesi, mentre i porti liguri, in primis Genova e Savona, si stanno attrezzando anche in vista dell’afflusso di merci della Via della Seta frutto dell’accordo siglato a Roma; e la Svizzera – Paese cerniera dell’intera tratta – si appresta a completare il colossale progetto AlpTransit, pesano i ritardi tedeschi e italiani a nord e a sud. Per quanto ci riguarda. ad eccezione dei lavori del Terzo Valico, l’adeguamento dei tratti ferroviari della cintura attorno a Milano e il quadruplicamento delle linee della Brianza “non sono prioritari”.

I lavori sono stati aperti dal sindaco di Lugano Marco Borradori e dal sindaco di Genova Marco Bucci. Interventi inoltre, tra i 25 in totale, di Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità Portuale genovese, di Adriano Sala, presidente di Astag, di Gian Enzo Duci, presidente della Federazione degli agenti marittimi italiani e docente nell’Università di Genova, di Gilberto Danesi, ceo del terminal PSA di Prà Voltri.

Il convegno di Lugano non ha nascosto le criticità nell’esecuzione del progetto. Come sottolineato dal Consigliere nazionale membro della Commissione svizzera dei Trasporti Fabio Regazzi, dopo aver investito più di 20 miliardi di euro in AlpTransit, ora ci si deve occupare di collegamenti che riguardano altre aree della Confederazione: per citare, il tratto Lugano-Chiasso potrebbe essere realizzato solo nel 2050. Il rinnovamento del grande asse ferroviario   Genova-Lugano-Rotterdam non è certo fallito, ma i tempi si allungano.

Foto:
Marco Borradori con Achille Colombo Clerici presidente di Europasia

 

“Le Carte della Scala” – di Remo Giazotto, strenna natalizia di Assoedilizia – Libro esclusivo, presentazione – In occasione della inaugurazione della Stagione Scaligera 2019-2020, nel giorno di Sant’Ambrogio del 2019

dicembre 4, 2019

In occasione della inaugurazione della Stagione Scaligera 2019-2020, nel giorno di Sant’Ambrogio del 2019, la presentazione de “Le Carte della Scala” di Remo Giazotto, libro strenna natalizia di Assoedilizia

STORIA “SEGRETA” DEL TEMPIO DELLA MUSICA E DEL SUO MONDO
Edizione esclusiva per Assoedilizia

Sul Teatro alla Scala sono stati scritti tanti libri, ma questa storia ‘segreta’ delle imprese, degli appalti e della vita amministrativa è un libro nuovo. “Le Carte della Scala. Storie di impresari e appaltatori teatrali 1778-1860” di Remo Giazotto, prefazione di Giampiero Tintori, 71 illustrazioni a colori e in bianco e nero, Giampiero Casagrande editore Lugano-Milano, ci introduce in un mondo che non si presenta alla ribalta, ma che ha partecipato, non in secondo piano, alla storia del melodramma.

L’autore propone un’ampia scelta di documenti, in gran parte inediti e rari, tratteggiando figure e avvenimenti che animarono la vita teatrale milanese negli anni da Maria Teresa all’Unità d’Italia. La vicenda, che potrebbe sembrare a prima vista arida ragioneria – narrata da un musicologo di acuta sensibilità – ci dà invece il peso di tutti problemi e i fermenti che popolarono gli avvenimenti.

Se a Giazotto la cultura musicale italiana deve non poco, se non altro per alcune opere che hanno interpretato e definito criticamente musicisti rimasti in ombra quali Tomaso Albinoni e Alessandro Stradella o compositori come Ferruccio Busoni, anche il non cultore troverà godimento sulla storia del Teatro Ducale e sulla costruzione, dopo l’incendio, dei successivi teatri alla Scala e Cannobbiana: ed è davvero interessante la proposta di quel “lungo corridoio” (come quello del Vasari a Firenze da Palazzo Pitti alla Signoria) che avrebbe dovuto collegare direttamente gli appartamenti reali con la Cannobbiana; oppure leggendo gustose cronache come quella di un gruppo di giovani del popolo, trasandati, che – pagato regolarmente il biglietto – entrarono nella grande sala delle danze dove varie dame del gruppo austriaco si intrattenevano con ufficiali e alle quali i giovani ardirono chiedere di ballare. Ne nacque una rissa furibonda.

“Le Carte della Scala” è l’inusuale strenna di Natale di Assoedilizia per gli amici musicofili e non. Una strenna che vuol essere un omaggio al Tempio mondiale della musica lirica.

Così presenta il volume e il suo autore il presidente Achille Colombo Clerici, anch’egli cultore della musica che è linguaggio, comunicazione, arte, primo ed unico messaggio universale.

***

Il Barbaja, famoso impresario teatrale, legato alla storia dell’opera lirica dell’Ottocento e sponsor dei più grandi compositori dell’epoca, da Rossini a Donizetti, a Bellini, negli anni dell’Impero napoleonico si arricchì notevolmente gestendo il ridotto della Scala, dove, come costume, regnavano il buon vivere eno-gastronomico, per usare un termine dei nostri giorni, e il gioco d’azzardo. Era un uomo abituato a lasciare il segno. E con i proventi della sua attività, collaterale alla musica, edificò a Milano il Palazzo Rocca Saporiti. Proprio nel bel mezzo di quella che allora era la via principale dei fasti napoleonici: corso Venezia. I miei coetanei lo hanno in mente come la sede del Partito Liberale Italiano.

Poi Domenico Barbaja, a seguito di traversie varie, si trasferisce a Napoli dove gode delle grazie del celebre soprano Isabella Colbran, sinché Rossini non gliela soffia da sotto il naso. Domenico non fa una grinza e rimane, in nome della musica, amico del grande Pesarese fino a Parigi ed oltre. Una vita degna di un romanzo vero e proprio. Ma non fu probabilmente il Barbaja ad ispirare l’autore nella scelta del tema di questo libro che ci accingiamo a leggere.

Remo Giazotto era un musicologo e compositore romano animato da un’enorme passione per la musica. Soprattutto quella dei compositori veneziani del Settecento.
E, si sa, talvolta la passione acceca, ma soprattutto proietta nel mondo della fantasia. Giazotto studia e s’invaghisce di Tomaso Albinoni nel cui nome, nel 1958, presenta l’Adagio in sol minore, affermando trattarsi della ricostruzione di un brano musicale del compositore veneziano, resa possibile dal ritrovamento di frammenti di spartiti reperiti fra le macerie belliche della Biblioteca di Dresda. L’Adagio diviene subito leggendario. Qualcuno addirittura contesta si possa attribuirlo proprio ad Albinoni: ma questa sarebbe una ragione di maggior merito. In quegli anni Giazotto, occupandosi di Venezia e della sua musica, si imbatte nel più celebre tra gli impresari, che svolse questo ruolo sia pure per un limitato periodo della sua vita. Ne rimane folgorato. Si tratta proprio di Don Antonio, il prete rosso, l’autore del Cimento dell’armonia: del quale avrebbe scritto, qualche anno dopo, la biografia. Giazotto, che di musica ne capiva, coglie tutta la grandezza del compositore veneziano che era stato addirittura fra gli ispiratori di Johann Sebastian Bach. Ma soprattutto ne coglie lo smisurato amore verso la musica ed il suo mondo, la grande statura culturale ed umana e la spiritualità.

Un giudizio illuminante sulla profondità religiosa e teologica dell’opera vivaldiana possiamo ricavarlo dall’ascolto della settima cantata del Gloria “Domine Fili Unigenite Jesu Christe” che porta la musica a rappresentare, nel suo senso assoluto, l’essenza della cristologia.

Da qui passa la lettura di tutta l’opera musicale di questo Genio veneziano.
Tutto questo non l’aveva capito il pur colto e grandemente considerato avvocato Carlo Goldoni “prestato” alla letteratura. Grandissimo commediografo, spirito brillante e raffinato; ma di musica…

Se, passeggiando per Venezia, ti spingi fino a Riva degli Schiavoni, dove c’è il Danieli, lì, a fianco dello storico albergo, sul muro dell’edificio d’angolo, vedi campeggiare una lapide: “In questo luogo sorgeva la cappella musicale del Conservatorio della Pietà dove il genio di Antonio Vivaldi, allora non pienamente compreso, operò quale maestro di concerti dal 1703 al 1740, donando a Venezia ed al mondo l’incomparabile ricchezza della sua musica di cui ‘Le Quattro stagioni’ sono il fiore ed il suggello. Il suo tempo è venuto”.

Le idee ti si affacciano alla mente. E pensi, come solo può fare il passeggiatore solitario che si aggiri per le calli della città.

Se c’è una musica che richiami l’umanità, le persone, la folla, la calca direi, questa musica è quella di Vivaldi. Perché vive dentro la gente, come dentro la gente viveva il suo compositore: sacerdote che amava il teatro musicale nella sua mondanità, nella sua carnalità, possiamo dire; tanto da arrivare ad esercitare per un certo tempo il “mestiere” di impresario teatrale.
Apparentemente una sorta di contraddizione tra la dedizione alla spiritualità, richiamata dalla vita sacerdotale, e le cure quotidiane imposte dall’impegno operativo derivante dalla gestione di una compagnia di teatro: in un’epoca peraltro, il Settecento, in cui tale esercizio non poteva certo definirsi esemplarmente edificante.

In una visione poco attenta: un conflitto insanabile cui si deve forse quell’incomprensione per il grande maestro, da parte dei suoi contemporanei, alla quale allude la targa sul muro della casa veneziana e che il Goldoni racchiude nel suo giudizio, contenuto nei Memoires, che consegna alla posterità, per più di centocinquant’anni, la figura del “Prete Rosso, per la capigliatura che aveva un tal colore. Più noto per tal soprannome che per quello della sua famiglia. Questo ecclesiastico, eccellente suonatore di violino e compositore mediocre…”.

Giazotto questo giudizio l’aveva presente; ma ciò non gli aveva impedito, al di là del fatto che il compositore veneziano, trascinato dalla sua passione per la musica, si fosse dovuto arrangiare anche nel difficile mestiere dell’impresario di teatro, di valutare l’immensa portata dell’innovazione musicale vivaldiana.

Suggestioni tutte che questo libro e la sua tematica mi ispirano. Lettura interessante, documentale, che rappresenta, rievoca e ricostruisce la storia di persone, fatti che stanno dietro quella musica che, quando l’ascoltiamo, ci stupisce e ci rapisce e par che nulla abbia a che fare con le terrene cose.

Una storia che viceversa ci fa capire quanto la musica sia cosa umana, talvolta creata dagli uomini per sopravvivere. Ma al tempo stesso anche quanto possa esser nobile ed elevato lo spirito dell’uomo che in essa si esprime.

Achille Colombo Clerici
Milano, 7 dicembre 2019

Foto:
“Gli Orti de La Scala” nella omonima piazza – Celebrazione del Cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci

Oratorio-Refettorio di San Clemente a Venezia