Archivio per marzo 2020

L’Europa Unita non imiti Atene e la Lega di Delo

marzo 31, 2020

QN IL GIORNO pag. 21 – 27.04.2019 “L’EUROPA UNITA NON IMITI ATENE”

di Achille Colombo Clerici

Giulio Tremonti, nel suo recentissimo saggio «Le tre profezie. Appunti per il futuro» analizza le radici di populismo e sovranismo nell’Europa di oggi.   Per capire il grande disordine che investe le nostre vite, prende spunto da tre profezie.

Quella di Marx sulla deriva del capitalismo globale; la previsione del Faust di Goethe sul potere mefistofelico del denaro e del mondo digitale; infine l’intuizione di Leopardi sulla crisi di una civiltà che diviene cosmopolita. Tre chiavi di lettura che l’autore intreccia con la personale esperienza di studioso e di protagonista della politica.

La giovane ‘talpa’ del populismo sta scavando il terreno su cui, appena caduto il muro di Berlino, è stata costruita l’utopia della globalizzazione. Oggi sembra di essere tornati agli anni ’20 della Repubblica di Weimar, in una società stravolta e incubatrice di virus politici estremi.

Passando alla storia, rifletto: la complessità della questione europea nasce dal fatto che nel progetto dei padri fondatori si intrecciavano economia e politica; ma poi oggi è la prima a tener banco.  Molte regole vanno raddrizzate se non si vuole che si ripeta la vicenda della Lega di Delo.  Nel 477 a.C. si costituiva un’alleanza economico-militare che univa gli ateniesi e le città-stato indipendenti (poleis) loro alleate in una difesa comune contro il pericolo persiano. Ciascuna polis contribuiva a mantenere la flotta sia fornendo direttamente le triremi, sia pagando un tributo al tesoro comune.

Nel giro di una generazione la Lega di Delo era divenuta un pretesto per coprire l’imperialismo di Atene, il suo sogno di egemonia.  Il tesoro della Lega venne trasferito dal santuario di Apollo, nell’isola di Delo, al tempio ateniese del Partenone.

La giustificazione fu che, così, era messo al sicuro da un eventuale attacco persiano nell’Egeo; in realtà da allora in avanti Atene ebbe mano libera nell’utilizzo dei fondi. Nel 449 a.C. fu stabilito un accordo tra Atene e la Persia.     A quel punto, di fatto, cadevano i motivi per cui era stata costituita la Lega.

Diverse poleis sospesero il pagamento dei tributi, ma Atene reagì: richiamò gli alleati e ridusse l’autonomia di quelle città che si erano ribellate. Il predominio ateniese divenne sfrontato. Il Consiglio della Lega non fu più convocato; tutte le decisioni vennero prese da Atene.

Fu imposta la dracma come moneta comune, ma ancora più pesanti furono le ingerenze di Atene nella politica interna delle varie città: molte di esse passarono ad un governo di tipo democratico non per libera scelta, ma per obbedienza, visto che ovunque Atene imponeva le sue guarnigioni militari.  Dopo un tentativo di riforma (nuova Lega di Delo, ma Atene continuava a prevaricare sulle altre poleis), tutto finì con la rivolta di alcune città e la sconfitta di Atene.

“Affitti dei negozi, impossibile l’autoriduzione del canone” – Articolo di Antonio Nucera – Il Sole 24 Ore 30.3.2020

marzo 30, 2020

Articolo: Affitti dei negozi impossibile l’autoriduzione del canone

Meriti e sacrifici della sanità che resiste di Achille Colombo Clerici QN Il Giorno 28.3.2020

marzo 30, 2020

Da sempre la struttura ospedaliera di Milano e, in generale, della Lombardia rappresenta l’eccellenza del Paese. Qui sono affluiti, e continuano ad affluire, pazienti da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero, per le cure mediche più avanzate.

Nello straordinario periodo di emergenza che stiamo vivendo, la sanità lombarda conferma il complessivo primato delle sue strutture e del suo personale sanitario, impegnati al limite delle possibilità umane: è doveroso citare quali esempi gli ospedali Policlinico, Sacco-Buzzi-Fatebenefratelli, Mangiagalli, Niguarda di Milano, San Gerardo di Monza, gli ospedali di Pavia, Bergamo, Brescia, Lodi, Crema, Treviglio, Sondalo.

Certo il sistema sanitario lombardo sconta, come del resto quello di tutte le altre regioni italiane, le conseguenze dei pesanti tagli alla sanità nazionale calcolati in circa 37 miliardi con conseguente riduzione di posti letto – in primis quelli di terapia intensiva – di attrezzature, di personale.

Il confronto con gli altri più avanzati Paesi europei è impietoso: secondo un rapporto Eurostat dello scorso anno, per spesa sanitaria in rapporto al Pil la Francia spicca con una percentuale pari dell’ 11,5%; a seguire ci sono Germania (11,1%) e Svezia (11,0%); l’ Italia è all’8,9% a fronte di una media UE pari al 10% del Pil. Su questa carenza strutturale è piombato Covid-19.

Nonostante ciò il sistema sanitario lombardo dimostra grande capacità di resistenza. Ma persiste il rischio di arrivare alla incapacità del sistema in termini di risposte ai bisogni. In Lombardia, ad esempio, i posti letto in terapia intensiva sono circa 1.200 ed altri sono in allestimento per l’emergenza Covid. Però i malati gravi sono molti.

I mezzi di comunicazione danno quotidiano e giusto risalto agli innumerevoli episodi di abnegazione e di sacrificio, fino alla perdita della vita, di chi in questa trincea opera: in primis medici, infermieri, operatori socio-sanitari, religiosi, ma anche, militari, forze dell’ordine, addetti ai servizi pubblici, cui va il nostro commosso ringraziamento.

Abnegazione e sacrificio che, assieme ai tristi cortei di camion dell’Esercito riempiti di bare, hanno commosso il mondo, mobilitando una concreta solidarietà fin da governi di Paesi anche ideologicamente lontani oltre che dall’Europa. Sta a noi non rendere vani i sacrifici di tanti per noi tutti.

Modello condominiale e solidarietà – di Achille Colombo Clerici QN IL GIORNO del 21.3.2020

marzo 23, 2020

Fino a tutti gli anni ’70 del Novecento negli edifici urbani era presente un modello coabitativo improntato ad uno spiccato mix sociale. Era una sorta di proiezione della società in miniatura.

Il portiere, qualche artigiano o commerciante, il notaio, il medico, il padrone di casa. Mix sociale significava vita comune e solidarietà nel momento del bisogno. Nell’ultimo scorcio del secolo, le condizioni politiche di sfavore nei confronti della locazione abitativa privata hanno generato il diffuso fenomeno delle dismissioni. Per citare, più di 5.000 palazzi a Milano sono stati venduti dalle famiglie proprietarie e frazionati. Si è diffuso il modello del condominio che ha portato come ulteriore conseguenza la selezione qualitativa degli utenti della casa.

Oggi gli edifici urbani, soprattutto quelli della nuova edilizia, presentano un modello coabitativo “monoculturale” e “monofunzionale”. I nuclei familiari sono omogenei fra loro e convivono senza interfacciarsi. Sono monadi che non hanno interesse a relazionarsi tra loro.

Va detto anche che si è contemporaneamente verificato su vasta scala il fenomeno del dissolvimento della famiglia patriarcale accompagnato da un progressivo invecchiamento della popolazione. Oggi il nucleo familiare monopersonale rappresenta un modello sociale assai diffuso: sicché nelle case delle nostre città abitano moltissimi anziani soli.

E’ una condizione estrema di vita urbana, che nella attuale emergenza sanitaria presenta disagi e rischi senza pari. Se sono presenti disabili la situazione è ancora più grave.

So di molte situazioni in cui portieri, condomini, amministratori, proprietari immobiliari, vicini di casa, cercano di essere utili, soprattutto nei confronti di anziani bisognosi e soli, di famiglie con disabili, cercando di sovvenire alle loro necessità quotidiane: portando a casa la spesa, svolgendo piccole incombenze burocratiche, o semplicemente dichiarando la disponibilità ad accogliere segnalazioni di disagio fisico o psicologico; ovviamente riservando i casi più gravi all’intervento delle preposte autorità sanitarie.

In un periodo di estrema emergenza sono piccole azioni, ma esempi lodevoli di solidarietà, cui dovremmo, oltre che tributare il dovuto riconoscimento, cercare di ispirarci in spirito di civiltà e di fratellanza.

Cordoglio di “Amici di Milano” in mortem di Enrico Decleva

marzo 20, 2020

Il cordoglio di Amici di Milano e del suo presidente Achille Colombo Clerici

LA SCOMPARSA DI ENRICO DECLEVA

Achille Colombo Clerici presidente dell’associazione Amici di Milano con i soci tutti partecipa con profondo cordoglio al lutto della famiglia e della cultura milanese e italiana per la scomparsa, dopo una lunga malattia, del professor Enrico Decleva, rettore dell’Università degli Studi di Milano dal 2001 al 2012, presidente della conferenza dei rettori (la Crui) dal 2008 al 2011.

Milanese, Decleva era nato il 18 aprile 1941, e a Milano aveva studiato, vissuto, lavorato. Si era laureato in Lettere alla Statale, lo stesso ateneo che avrebbe guidato e al quale aveva dedicato l’intera esistenza. La sua carriera si era sempre svolta tra le mura della Ca’ Granda: prima professore in Storia contemporanea, poi preside di facoltà dal 1986 al 1997, quindi prorettore tra il 1997 e il 2001. Una personalità straordinaria per grande equilibrio e capacità intellettuale, che ha dato lustro alla città di Milano e un notevole contributo alla cultura del Paese.  Decleva è stato,sin dalla fondazione, componente la Giuria del Premio Internazionale AMICI DI MILANO per i giovani

“Rettifica della rendita ‘proposta” senza limiti temporali per il contribuente” – Articolo del Dott. Antonio Piccolo

marzo 19, 2020

Articolo: Rettifica della rendita proposta senza limiti temporali per il contribuente

Calo dell’inquinamento atmosferico – Notizia ESA commentata da Assoedilizia

marzo 19, 2020

Assoedilizia informa

CALA LO SMOG PER LA LIMITAZIONE DEL TRAFFICO (NONOSTANTE SIANO IN FUNZIONE LE CALDAIE PER IL RISCALDAMENTO)

Assoedilizia commenta l’informazione giunta da ESA-Agenzia Europea dello Spazio

Da Covid-19 anche una buona notizia (probabilmente l’unica): dal 9 marzo, giorno in cui è entrato in vigore il dpcm governativo che impone anche severe limitazioni al traffico, e con gli impianti di riscaldamento degli edifici in piena attività, le polveri sottili (pm10) sono drasticamente calate nell’intera Val Padana, una delle aree più inquinate d’Europa. A Milano e in Lombardia sono state ben al di sotto della soglia limite di 50 mg per mc d’aria, mentre in gennaio e febbraio si è quasi sempre sforato tale limite, non soltanto nel 2020 ma anche negli stessi mesi degli anni precedenti.

La notizia è stata diffusa dell’Esa-Agenzia Europea dello Spazio, sulla base delle immagini del satellite Copernicus Sentinel-5P le quali mostrano le fluttuazioni dell’emissioni di biossido di azoto in Europa dal 1° gennaio 2020 fino a questi giorni.

Copernicus Sentinel-5P Tropomi è oggi lo strumento più accurato che misura l’inquinamento atmosferico dallo spazio. Queste misurazioni, disponibili a livello globale grazie alla politica dei dati libera e aperta, forniscono informazioni cruciali per i cittadini e i decisori.

Assoedilizia trova in ciò conferma di quanto ha sempre sostenuto: la causa principale dell’inquinamento atmosferico è dovuta al traffico.

 

Cordoglio di Assoedilizia in mortem dell’arch. Vittorio Gregotti

marzo 16, 2020

Il cordoglio di Assoedilizia e del suo presidente Achille Colombo Clerici

LA SCOMPARSA DELL’ARCHITETTO VITTORIO GREGOTTI, AUTORE DEL PROGETTO BICOCCA

Il presidente Achille Colombo Clerici, i vice presidenti, i componenti la Giunta e il Consiglio Direttivo, il segretario generale, consulenti e collaboratori di Assoedilizia- Associazione della Proprietà Edilizia, partecipano con profondo cordoglio al lutto della città di Milano e dell’Italia per la scomparsa dell’architetto Vittorio Gregotti avvenuta questa mattina nella clinica San Giuseppe di Milano.

Gregotti – saggista, critico, docente, editorialista, polemista, uomo delle istituzioni ma soprattutto architetto – è stato uno dei pilastri della nostra cultura. Nato a Novara nel 1927, dopo la laurea in architettura nel 1952 al Politecnico di Milano è entrato, come prima esperienza, nello studio BBPR. Dal 1953 al 1968 ha svolto la sua attività in collaborazione con Ludovico Meneghetti e Giotto Stoppino. Nel 1974 ha fondato la Gregotti Associati. È stato anche docente di Composizione architettonica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha insegnato nelle Facoltà di Architettura di Milano e Palermo.

Per la Triennale di Milano è stato responsabile della sezione introduttiva nel 1964; dal 1974 al 1976 è stato direttore delle arti visive ed architettura della Biennale di Venezia. Tra i suoi progetti spicca quello del quartiere Bicocca a Milano, una rivoluzione urbana per la città, con l’università, le aziende e il Teatro degli Arcimboldi.

Nel corso della sua attività accademica è stato inoltre “visiting professor” alle Università di Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard, Filadelfia, Princeton, Cambridge (U.K.) e all’M.I.T. di Cambridge (Usa). Tra i suoi numerosi interventi si contano, per citare, la riqualificazione di Potsdamer Platz a Berlino, del Gran Teatro Nazionale di Pechino. e della Chiesa di san Massimiliano Kolbe, a Bergamo.

Tra i suoi libri ”La città visibile” (Einaudi), ”Cinque dialoghi necessari” (Electra), ”L’architettura dell’ espressionismo” (Fabbri), ”New directions in Italian Architecture” a New York. Gregoretti ha curato anche la rubrica ”Architettura” per il settimanale Panorama, collaborava al Corriere della Sera e ha diretto le riviste ”Rassegna” e ”Casabella”.

QN Il Giorno “ Raffaello, icona del turismo italiano” 14.3.2020 di Achille Colombo Clerici

marzo 16, 2020

Il 2020 si annuncia come l’annus horribilis del turismo italiano. Già nel 2019 si è registrata una flessione rispetto all’anno precedente che ha interrotto la ripresa iniziata nel 2016. Nell’ultimo anno l’Italia è stata superata dalla Germania nella classifica europea per numero di pernottamenti scendendo al quarto posto dopo Spagna, Francia e Germania, appunto. Adesso si è aggiunto il Coronavirus. Le stime più prudenti parlano di una perdita di 5 miliardi di euro, ad oggi, ma è impossibile calcolare l’impatto finale. Anche nel caso di una rapida soluzione del problema, la stagione è compromessa: oltre alle migliaia di cancellazioni, si aggiungono le mancate prenotazioni per tutto il secondo semestre 2020.

E’ l’occasione per ripensare la politica di promozione internazionale del turismo italiano, caratterizzato da enormi potenzialità, che tuttavia faticano a dispiegarsi pienamente. Non sono più sufficienti le nostre bellezze naturali – in tutto il mondo ci sono spiagge belle quanto le nostre (e, per citare, gli ambiti turisti cinesi rifuggono dalla tintarella) – ma occorre puntare sull’offerta culturale, vero plusvalore del Paese (siamo primi al mondo, con la Cina, per numero di siti Unesco).

L’esempio viene dalla Francia la quale propone, quale icona turistica del Paese, non le spiagge di Biarritz né la Tour Eiffel, ma la Gioconda.

Ricorre quest’anno il cinquecentenario della morte, a soli 37 anni, di Raffaello Sanzio, un fenomeno universale, un artista globale. Grande filosofo dell’arte che sapeva utilizzare tutto ciò che gli capitava tra le mani: un pennello, uno stilo, una tavola; ma capace di muoversi anche nell’architettura, nella pittura ritrattistica, nell’affresco e persino nell’incisione. Questo era, è, e sarà sempre Raffaello: un genio senza confini.

In Italia viene celebrato con una serie di eventi che coinvolgono l’intero Paese: da Urbino a Perugia, da Trento a Città di Castello, da Roma a Milano, da Pesaro a Jesi e Loreto, da Mondovì a Rimini. Ma, come è giusto che sia, mezzo mondo sta celebrando Raffaello: Londra, Parigi, Chantilly, Monaco di Baviera, Francoforte sul Meno, Bruxelles, Berlino, Mosca, Washington. La strada è tracciata perché Raffaello diventi l’icona del turismo culturale in Italia.

Diciamo inoltre del suo bell’aspetto universalmente noto: da confrontare con il misterioso fascino della Gioconda?

 

Antichi borghi che muoiono; qualcuno rinasce

marzo 10, 2020

Le vecchie pietre muoiono.

Dal Nord al Sud dell’ Italia i borghi interamente abbandonati sono quasi 250: condannati all’estinzione dall’esodo degli abitanti.

Una rilevazione di Assoedilizia, risalente a qualche anno addietro, attualizzata da ‘Le Courrier International’ indica complessivamente in circa 2 milioni le unita’ immobiliari abbandonate.
Stando alle sole risultanze catastali, le costruzioni classificate, come degradate o, più precisamente, collabenti, sono circa mezzo milione.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, gli agglomerati edilizi fantasma – straordinari gioielli di storia, l’anima del nostro territorio, un’immensa ricchezza culturale – sono circa un migliaio, esclusi stazzi e alpeggi: ma secondo altre fonti, il loro numero sale a 6.000.

In alcuni casi si tratta di piccoli agglomerati di edifici, eretti in zone impervie, ma inseriti con grande armonia nel paesaggio circostante.

E ancora aziende agricole e antiche fattorie, manieri, fortezze, chiese, ville, alberghi,  complessi industriali, colonie per vacanze, centri sanitari, miniere sono piombati nell’oblio e il loro patrimonio, costituito non solo da pietre, ma soprattutto dalla storia e dalla tradizione delle quali sono secolari testimoni, è votato alla distruzione.

Per citare, nella popolosa Lombardia, sono circa 90.000 gli edifici in rovina.

Nonostante incuria, politiche inadeguate, mancanza di vigilanza e di progettualità da parte delle istituzioni, qualcosa sta cambiando.

Il recupero dei borghi e della campagna, avviato da istituzioni pioniere, enti e associazioni locali, sta muovendo qualche passo grazie al turismo, soprattutto straniero, cresciuto di un terzo tra il 2010 e il 2017, con una spesa, nel solo 2017, di 8,2 miliardi di euro.

Il recupero dei borghi e della campagna, avviato da istituzioni pioniere, enti e associazioni locali, sta muovendo qualche passo grazie al turismo, soprattutto straniero, cresciuto di oltre il 40% tra il 2010 e il 2019

Alcuni borghi, diversamente condannati al lento e progressivo degrado, sono rinati a nuova vita grazie all’impulso di gruppi di villeggianti, fra i quali alcuni nativi, che hanno promosso iniziative culturali di rilievo.

Possiamo citare l’esempio di Carro (SP) dove l’annuale Festival Paganiniano ha rivitalizzato l’intero centro urbano, dando luogo ad un diffuso processo di riqualificazione edilizia.

Diverse amministrazioni locali mettono in vendita a un euro edifici fatiscenti abbandonati dai proprietari perché trasferitisi altrove o semplicemente perché non possono pagarvi le tasse.  Ma gli acquirenti hanno l’obbligo di ristrutturarli come erano in origine. Occorrono specialisti nel recupero “filologico”, occorrono storici, architetti, artigiani e muratori qualificati in quel tipo particolare di costruzione. Sovente si debbono affrontare eccezionali spese di trasporto dei materiali; in assenza di strade, in casi limite si rende  necessario l’elicottero.

Ma il costo della ristrutturazione è problema dei proprietari non solo di ruderi, collocati in affascinanti ma remoti contesti paesaggistici,  bensì anche di edifici urbani. E’ necessaria dunque una accorta politica di promozione della vitalita’ urbana, anche attraverso agevolazioni pubbliche, in quanto ormai quasi sempre il valore di mercato del bene ristrutturato non copre nemmeno le spese di recupero.  Achille Colombo Clerici