Modello condominiale e solidarietà – di Achille Colombo Clerici QN IL GIORNO del 21.3.2020

Fino a tutti gli anni ’70 del Novecento negli edifici urbani era presente un modello coabitativo improntato ad uno spiccato mix sociale. Era una sorta di proiezione della società in miniatura.

Il portiere, qualche artigiano o commerciante, il notaio, il medico, il padrone di casa. Mix sociale significava vita comune e solidarietà nel momento del bisogno. Nell’ultimo scorcio del secolo, le condizioni politiche di sfavore nei confronti della locazione abitativa privata hanno generato il diffuso fenomeno delle dismissioni. Per citare, più di 5.000 palazzi a Milano sono stati venduti dalle famiglie proprietarie e frazionati. Si è diffuso il modello del condominio che ha portato come ulteriore conseguenza la selezione qualitativa degli utenti della casa.

Oggi gli edifici urbani, soprattutto quelli della nuova edilizia, presentano un modello coabitativo “monoculturale” e “monofunzionale”. I nuclei familiari sono omogenei fra loro e convivono senza interfacciarsi. Sono monadi che non hanno interesse a relazionarsi tra loro.

Va detto anche che si è contemporaneamente verificato su vasta scala il fenomeno del dissolvimento della famiglia patriarcale accompagnato da un progressivo invecchiamento della popolazione. Oggi il nucleo familiare monopersonale rappresenta un modello sociale assai diffuso: sicché nelle case delle nostre città abitano moltissimi anziani soli.

E’ una condizione estrema di vita urbana, che nella attuale emergenza sanitaria presenta disagi e rischi senza pari. Se sono presenti disabili la situazione è ancora più grave.

So di molte situazioni in cui portieri, condomini, amministratori, proprietari immobiliari, vicini di casa, cercano di essere utili, soprattutto nei confronti di anziani bisognosi e soli, di famiglie con disabili, cercando di sovvenire alle loro necessità quotidiane: portando a casa la spesa, svolgendo piccole incombenze burocratiche, o semplicemente dichiarando la disponibilità ad accogliere segnalazioni di disagio fisico o psicologico; ovviamente riservando i casi più gravi all’intervento delle preposte autorità sanitarie.

In un periodo di estrema emergenza sono piccole azioni, ma esempi lodevoli di solidarietà, cui dovremmo, oltre che tributare il dovuto riconoscimento, cercare di ispirarci in spirito di civiltà e di fratellanza.

Explore posts in the same categories: Articoli, Assoedilizia informa

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: