Archivio per agosto 2020

Inaugurazione Galleria di base del Monte Ceneri 4 settembre 2020 – ALPTRANSIT

agosto 31, 2020

ISTITUTO EUROPA ASIA – EUROPASIA

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Galleria di base Monte Ceneri inaugurazione 4 sett. 2020

Il 4 settembre inaugurazione del tunnel del Monte Ceneri. Soddisfazione del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

COMPLETATO IN SVIZZERA IL PROGETTO ALPTRANSIT (CORRIDOIO FERROVIARIO EUROPEO NORD-SUD)

La galleria di base del Ceneri, il terzo grande progetto di traforo ferroviario dopo la galleria di base del San Gottardo e del Lötschberg, è stata ultimata. Con i suoi 15,4 Km garantisce l’ultimo tratto della nuova ferrovia transalpina Alptransit contribuendo ad annullare i dislivelli di Alpi e Prealpi e a ridurre notevolmente i tempi di percorrenza fra il nord e il sud Europa, sia per il traffico merci che per il traffico passeggeri.

Soddisfazione è stata espressa da Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia, che ormai un quarto di secolo fa si attivò presso i governi nazionali e locali di Italia e di Svizzera per l’avvio dell’opera destinata ad avere grande influenza sull’economia della Lombardia e dell’Italia intera, snodo sull’asse europeo Genova-Rotterdam (da completare con il TERZO VALICO e con il quadruplicamento della tratta ferroviaria Milano-Como Chiasso).  Soddisfazione ma anche rammarico perché il completamento della parte italiana del Corridoio registra notevoli ritardi; e l’auspicio che parte degli stanziamenti previsti dal Recovery Fund venga a ciò destinata.

L’inaugurazione si terrà il 4 settembre 2020 in forma ridotta, ma i nuovi modelli di comunicazione, dove le piattaforme digitali sono diventate inevitabilmente luoghi di incontro e di scambio, vengono in aiuto.

In quest’ottica il Consolato generale di Svizzera a Milano ha organizzato sui propri canali social Facebook, Instagram, Twitter e sul nuovissimo canale YouTube la campagna online #Ceneri2020 Corridoio europeo nord-sud, un approfondimento dedicato al completamento della grande opera ferroviaria.

Da domenica 30 agosto e per due settimane verrà pubblicato ogni giorno un contributo da parte di un rappresentante politico o di un esperto nell’ambito dei trasporti ferroviari. Un video di pochi minuti nel quale il protagonista potrà esprimere il suo personale commento sull’importanza sia dell’apertura della galleria di base del Ceneri che del completamento di Alptransit.

L’iniziativa vedrà partecipi, da parte svizzera, il CEO delle Ferrovie Federali Svizzere Vincent Ducrot, la Consigliera di Stato del Canton Zurigo e Presidente del Comitato San Gottardo Carmen Walker Späh, il Presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino Norman Gobbi e il Membro del Consiglio di Amministrazione di Hupac SA Bernhard Kunz mentre, da parte italiana, l’Amministratore delegato e Direttore generale di Ferrovie dello Stato Gianfranco Battisti, l’Assessore alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile della Regione Lombardia Claudia Maria Terzi, il Sindaco di Genova Marco Bucci, la già Senatrice Anna Donati e il Presidente dell’Associazione FerCargo Luigi Legnani. La campagna verrà aperta dal saluto della Presidente della Confederazione svizzera Simonetta Sommaruga.

#Ceneri2020 Corridoio europeo nord-sud vedrà anche la collaborazione, ormai consolidata, della Cineteca di Milano che, nelle due settimane dell’iniziativa, presenterà in streaming gratuito una scelta di film cult dedicati alla ferrovia e al treno, elementi iconici e fondamentali per la storia del cinema fin dal suo nascere a oggi (https://vimeo.com/449577082).

Foto: Il Console generale di Svizzera a Milano Sabrina Dallafior con Achille Colombo Clerici

Un futuro “solido” per i giovani – articolo su QN Il Giorno del 29 agosto 2020 – di Achille Colombo Clerici

agosto 31, 2020

Sul futuro dei giovani Mario Draghi al meeting di Rimini per l’Amicizia tra i Popoli ha parlato in maniera lucida: “Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono i giovani di oggi … Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.

Su di essi infatti, quindi sul futuro del Paese, peserà un ulteriore debito di 300 miliardi di euro conseguenza della pandemia. Punctum dolens. Già oggi la disoccupazione giovanile che comprende chi non lavora e chi non studia è il principale dramma dell’Italia. Tradurre il dramma in cifre non è semplice. C’è chi prende a misura i dati forniti dall’Istat, chi quelli forniti da Eurostat, chi calcola la disoccupazione nella fascia tra i 15 e i 19 anni, chi tra i 15 e i 24 anni.  Il tasso, a dicembre 2019, è del 28,9%, contro una media europea del 16,6%, che ci colloca al terz’ultimo posto in Europa prima di Grecia e Bulgaria. Altre analisi ci piazzano addirittura all’ultimo posto.

Anche se l’italica singolarità – lavoro in nero oppure aziende a conduzione familiare nelle quali i figli lavorano in maniera “informale” e vengono messi “in regola” in un secondo tempo – può mitigare la crudezza delle statistiche ufficiali, resta il fatto che il dramma giovanile si rivela anche nel gap tra il nostro Paese e la media UE; oltre 3 punti per l’abbandono scolastico, addirittura 14 per la percentuale di laureati in meno; la fuga dei giovani più preparati (320mila emigrati tra il 2009 e il 2018).

Che fare? Tra tanti suggerimenti, incentivare le imprese – con specifici contributi – ad assumere “in regola”, sia attraverso decontribuzioni, sia introducendo forme di apprendistato con salario decente non tassato. Senza trascurare chi il lavoro ce l’ha già, migliorando la preparazione professionale del giovane con corsi di formazione a carico della spesa pubblica.

Se per troppi anni la politica si è legata a doppio filo al consenso di breve periodo previsto dai sondaggi, oggi siamo all’ultimo appello: urge offrire alle generazioni più deboli istruzione, crescita professionale, lavoro. E non dar in cambio la movida perché i giovani, ubriachi di notte, non marcino di giorno reclamando il sacrosanto diritto al futuro.

 

La concorrenza corretta farà bene all’economia – Articolo su QN Il Giorno del 22 agosto 2020 di Achille Colombo Clerici

agosto 27, 2020

Nei prossimi mesi si decidono le sorti dei prossimi anni. Già l’impennata dei contagi è un campanello d’allarme per la sanità pubblica: se si aggiunge la possibilità, anzi la probabilità che esplodano le conseguenze sociali ed economiche della pandemia finora sostanzialmente sopite, non si possono dormire sonni tranquilli. Non è allarmismo ad uso dei lettori amanti dei toni forti, ma semplice buonsenso.  La storia recente insegna; anche se, purtroppo, la memoria non è una virtù italica.

Sono d’accordo con chi paragona la pandemia ad una guerra, con la differenza che lascia sì intatte le cose, ma miete vittime umane e distrugge i valori e i rapporti economici. Danni che apparentemente non si vedono, ma rappresentano un vero disastro. Le cose sono intatte, ma hanno perso valore. Dopo l’ultimo conflitto il Paese si trovò unito nell’immane impresa della ricostruzione: gli italiani si misero al lavoro sopportando, con pazienza e buona volontà, innumerevoli privazioni e sacrifici. E fu il boom, economico e sociale insieme. Una forte accelerazione dei processi sociali ed economici.

Oggi, dimenticate le colonne di camion militari carichi di vittime destinate a cimiteri lontani, la guerra del coronavirus appare a molti soltanto un brutto sogno, una parentesi chiusa in fretta: si torna a pensare solo alle vacanze, al divertimento, addirittura si ripetono – in Italia ma soprattutto all’estero – manifestazioni di negazionisti per i quali il virus non c’è più, è soltanto una manovra di oscuri poteri che vogliono limitare la nostra sacrosanta libertà. La realtà prossima ventura è altra. Chi pensa alla fase della ricostituzione?

Ogni dopoguerra è infestato di affaristi, speculatori pronti ad approfittare della disgrazia altrui.

C‘è chi prevede che nei prossimi mesi si possa aprire una fase di economia sommersa di sopravvivenza fatta di contante dalla provenienza dubbia, di evasione fiscale, di lavoro nero, di criminalità organizzata di ogni dimensione. Un cocktail micidiale che avvelenerà le imprese che lavorano rispettando la legge, incapaci di reggere la concorrenza degli affaristi che delinquono.

Tra i grandi mali del nostro Paese, ce n’è uno che non viene quasi mai citato. Riguarda il mondo imprenditoriale e del lavoro autonomo – artigianale, commerciale, professionale – e crea disaffezione, difficoltà operative e margini di disparità economiche: è rappresentato dall’area della disparità delle condizioni concorrenziali.

Il problema è legato peraltro alle disfunzioni strutturali italiane: evasione fiscale, denaro facile, lavoro nero, criminalità organizzata, criminalità finanziaria, corruttela nei rapporti burocratici.

Ma non basta. Il problema si riscontra in modo sensibile anche in rapporto alla titolarità delle singole attività e risiede in una certa mentalità, in un certo costume assai diffusi, per cui al cittadino italiano si riservano forche caudine, mentre allo straniero si fanno ponti d’oro: xenofilia, per inclinazione o per necessità. Un dramma, per il nostro Paese, dalla mentalità vassalla.

 

“Il made in Italy va reinventato, servono idee” QN Il Giorno del 15 agosto 2020 – articolo di Achille Colombo Clerici

agosto 27, 2020

Nella storia dell’umanità ad ogni calamità s’accompagna una reazione: se questa è uguale e contraria i popoli si salvano, altrimenti periscono. La pandemia con il blocco di ogni attività e il conseguente crollo dell’economia e del suo indicatore – il pil – ha indotto l’Unione Europea a varare il più grande piano di investimenti della sua storia, primo destinatario l’Italia.

Ma si tratta di risorse finanziarie che devono essere assolutamente finalizzate ad investimenti strutturali, volti a migliorare la funzionalità del nostro Paese, anche perché si tratta di prestiti: totalmente nel Mes e prevalentemente nel Recovery Fund, essendovi una quota di contributi. Nessuna tentazione di distribuzione dispersiva, dunque, a mò di helicopter drop – vedansi i casi di cronaca di questi giorni – o di utilizzo per la spesa pubblica.

L’obiettivo non è il ritorno del Made in Italy allo stato pre-pandemia ma un progetto che lo reinventi. Se è vero come è vero che l’Italia è la patria del vivere bene – arte, lusso moda, design, barche, auto, gioielli, architettura,  enogastronomia e quant’altro – e che dovunque, nel mondo, ci sarà sempre un mercato per questa categoria di prodotto, è altrettanto vero che le dimensioni delle nostre imprese di eccellenza sono troppo piccole per rispondere alla domanda: un solo esempio, sono in vendita nei supermercati del mondo oltre 90 imitazioni del formaggio parmigiano.

E’ necessario far crescere la dimensione delle imprese. Se gli italiani sono stati bravi nel creare prodotti di eccellenza, lo sono molto meno nei modelli di business.

Basti pensare al turismo: il Paese che è al primo posto nel sogno degli stranieri – e lo era anche per numero di arrivi negli anni ’70 – è ora al settimo posto perché la promozione turistica, prevalentemente affidata alle Regioni, non è stata capace di proporre un “prodotto Italia”.

Ecco quindi imporsi con urgenza l’esigenza di formazione degli imprenditori. Le dimensioni micro delle imprese sono un limite del tessuto produttivo e rappresentano una zavorra per la ripresa, con troppi cervelli in fuga. Oggi l’occasione è irripetibile per una politica che abbia visione e coraggio.

Quanto alle risorse messe a disposizione dall’Europa, ci si dimentica che il problema italiano non è legato alla mancanza di denaro – la pandemia non ha praticamente intaccato la ricchezza netta finanziaria degli italiani – ma alle condizioni istituzionali. Deve essere superato il groviglio tra burocrazia, giustizia, disparità di condizioni concorrenziali, ricerca del profitto che poi porta gli imprenditori a dire: chi me lo fa fare? Occorre offrire loro un cambio radicale che soltanto la migliore politica può garantire.

Forte dei Marmi e Carlo Carrà – Presentazione del libro “Ieri, oggi e domani. Un itinerario di Carlo Carrà in Versilia” Agosto 2020

agosto 27, 2020

Istituto Europa Asia, Europasia, informa

 

A Villa Giulini di Forte dei Marmi presentazione del libro “Ieri, oggi e domani. Un itinerario di Carlo Carrà in Versilia”

L’ARTISTA CHE TRASFORMAVA IN ARTE IL PAESAGGIO

A Villa Giulini di Forte dei Marmi è stato presentato il libro “Ieri, oggi e domani. Un itinerario di Carlo Carrà in Versilia” di Maria Adriana Giusti, Cristina Acidini e Fernando Mazzocca.

Il titolo, che richiama il famoso film degli anni Sessanta con la Loren e Mastroianni, contiene in sé il messaggio della iniziativa: ricchi dei valori storici e forti della attuale realtà socio-culturale, ambientale, e di conseguenza  economica della Versilia, sentiamo il dovere di difendere questi valori per tutelarli e tramandarli, intatti e semmai potenziati, alle prossime generazioni.

L’iniziativa fa parte del programma culturale dell’Ente per le Ville Versiliesi presieduto da Fernanda Giulini. In particolare è previsto il posizionamento di due nuove riproduzioni di quadri di Carrà: al Ponte del Principe e nella piazza Eugenio Montale che diventerà così, afferma Giulini, il fulcro del percorso che si snoda verso il mare, la chiesa e il Fiumetto sino a Marina di Pietrasanta.

Dopo i saluti del sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi, gli interventi di Maria Adriana Giusti (Versilia, paesaggio d’arte e di artisti), di Fernando Mazzocca ( All’ombra delle Apuane, Echi letterari, artistici e mondani di una terra incantata), e di Cristina Acidini ( Il tosco lido, da Petrarca al web ), hanno proposto un percorso evocativo e rievocativo che parte dalla Versilia storica, trecentesca e rinascimentale, la Versilia medicea, per arrivare, con un itinerario che inizia dalla descrizione petrarchiana del litorale, antesignana della visione dannunziana “ da Luni a Populonia”, attraverso Michelangelo sull’Altissimo (col Monte Forato e i bambini di Michelangelo) alla ricerca del marmo bianco per le chiese dei Medici, il cadavere di Percy Bysshe Shelley bruciato sull’arenile di Viareggio, Alessandro Manzoni nel 1846 a Montignoso per trovare la figlia Vittoria, a Eugenio Montale e Gino Bartali tumulati nel cimitero di Ponte a Ema. Tra le personalità intervenute, oltre al presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici con la consorte Giovanna, e il direttore d’orchestra maestro Alberto Veronesi, l’avv. GianBattista Origoni della Croce con la consorte Chiara; il Presidente Eugenio Giani; il Sindaco di Forte dei Marmi dott.Bruno Murzi; la dott.ssa Valentina Fogher per il Comune di Pietrasanta, l’avv. Paola Alessandrini Fornari, Vice Presidente dell’Ente per le Ville Versiliesi;il dott. Alberto Ricasoli Firidolfi, Consigliere dell’Ente per le Ville Versiliesi, Firenze; la signora Cecilia Matteucci Lavarini, grande collezionista di alta moda, Bologna; la Principessa Vittoria Colonna di Stigliano, Lucca; i Principi Ferrante e Camilla Lucchesi Palli, Vienna; la Contessa Aristea Bruguier, Roma.

Presente la nipote dell’artista Laura Carrà che ha rievocato, con divertenti aneddoti, gli incontri canori, tra il nonno Carlo ed il poeta Eugenio Montale.

E’ intervenuto il direttore d’orchestra Alberto Veronesi, parlando dei personaggi delle opere pucciniane che esprimono l’idea della morte, realtà nichilista fosca e senza speranza, termine dei valori.

Il pittore giapponese Satoshi Dobara ha presentato un’opera pittorica composta per la celebrazione del centenario della trasvolata aerea Roma-Tokio, compiuta dall’asso della aeronautica italiana Arturo Ferrarin. Presente la nipote ed alcuni amici del figlio di Arturo, Roberto, tra i quali Achille Colombo Clerici e GianBattista Origoni della Croce.

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 Il legame tra il pittore Carlo Carrà (Quargnento, Alessandria, 11 febbraio 1881-Milano, 13 aprile 1966) e Forte dei Marmi è fortemente testimoniato dalle sue opere. Nelle circa quaranta estati trascorse in questi luoghi, dal 1926 in poi, l’artista realizzò oltre 300 dipinti che hanno come soggetto scorci della Versilia. Oggi alcune di queste opere sono raccolte nella mostra I paesaggi di Carrà a Forte dei Marmi, progetto a cura dell’Ente per le ville Versiliesi che trasforma Forte dei Marmi in una pinacoteca a cielo aperto creando un percorso culturale formato dalle riproduzioni dei quadri dell’artista: progetto unico in Italia, che vuole sensibilizzare il pubblico alla storia del grande pittore del Novecento il quale amava illustrare i luoghi in cui viveva trasfigurando in arte il paesaggio reale.

Foto: Alberto Veronesi con Achille Colombo Clerici


Alberto Ricasoli Firidolfi, Paola Alessandrini Fornari, Fernanda Giulini, Achille e Giovanna Colombo Clerici


Vittoria Colonna con Hortensia Hersard de la Villemarque’


Cecilia Matteucci Lavarini

“Il turismo cambia tempi e passo” Articolo su QN Il Giorno dell’ 8 agosto 2020 di Achille Colombo Clerici

agosto 27, 2020

La pandemia ha messo a nudo la fragilità della politica del turismo che in Italia, nel 2020, registrerà, secondo stime attendibili, la perdita di 140.000 posti di lavoro: mancano gli stranieri (americani, russi, cinesi, brasiliani per citare) che nella Grande Crisi del 2008 hanno parzialmente bilanciato le assenze degli italiani. A soffrirne soprattutto le città d’arte, ma pure le classiche mete delle vacanze, mare, montagna, laghi: in cifre, quasi 300 milioni di presenze giornaliere in meno (433 milioni nel 2019) con un calo di fatturato del solo settore ricettivo di oltre 16 miliardi di euro, benché ci siano incoraggianti e diffusi segnali di ripresa.

L’estate di Covid-19 si caratterizza inoltre per l’assenza di gruppi organizzati; per la riduzione del periodo di ferie (molti sono stati costretti a farle durante il lockdown); per le ridotte disponibilità economiche; per il timore di nuovi focolai di epidemia.

Altro fatto nuovo rispetto alle consuetudini degli scorsi anni la “vacanza di prossimità” e “sicura”: luoghi raggiungibili in poche ore di auto o treno, e dove la pandemia ha colpito meno.

Il mare rimane al primo posto nell’immaginario turistico tricolore, abbinato a percorsi enogastronomici. Una indagine di Cna Turismo indica la Puglia prima regione prescelta, seguita da Toscana, Lazio e Campania. Ovviamente ottengono buoni piazzamenti le regioni tradizionalmente ai primi posti nel turismo balneare – Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Friuli-Venezia Giulia – pur se notevolmente ridimensionate. In particolare in Liguria la pandemia si è inserita in un trend negativo di presenze che dura da tre anni; nel Veneto per la prima volta da trent’anni i turisti italiani hanno superato quelli stranieri.

La “perla” di colline e montagne resta il Trentino-Alto Adige ma anche Lombardia, Piemonte e soprattutto Val d’Aosta si stanno assicurando un discreto numero di turisti.

Milano e l’area metropolitana nel 2020 perderanno almeno 6 milioni di turisti rispetto al 2019 quando erano stati registrati 10,8 milioni di arrivi. Per l’autunno 2020, grazie alla riapertura delle frontiere intercontinentali e all’avvio del turismo business e degli eventi in fiera, ci potrà essere una ripresa del turismo internazionale.

“Giovani e anziani. Fra generazioni più di un patto.” Articolo su QN Il Giorno dell’ 1 agosto 2020 di Achille Colombo Clerici

agosto 3, 2020

Secondo il rapporto Istat 2020 (i dati si riferiscono al 2018), i pensionati sono circa 16 milioni e percepiscono 293 miliardi di euro. Una cifra imponente, una parte consistente della quale è destinata ad aiutare figli e nipoti. L’Osce-Organizzazione per la Sicurezza e lo Sviluppo in Europa calcola infatti che nei nuclei familiari in cui sono presenti, sia pensionati, sia persone che lavorano, più della metà del reddito derivi dalle pensioni: nel 2017 in Italia quasi una famiglia su due comprendeva almeno un pensionato (circa 12 milioni di nuclei).

La generazione più sfortunata del dopoguerra, a metà fra millennial e X generation, è in parte composta da lavoratori contrattualizzati, ma il cui reddito può essere anche di poche migliaia di euro l’anno.  E il futuro non presenta segni di miglioramento. Anzi.  La percentuale di famiglie con marito e moglie entrambi disoccupati o comunque inattivi è quasi raddoppiata passando dal 5,5% del 2006 al 10,5% del 2014 e 2015, scendendo di poco (8,9%) nel 2018. Il fenomeno si spiega con la Grande Crisi del 2008; e l’inversione di tendenza più recente sarà senz’altro annullata dalle conseguenze della pandemia. Sempre nel 2018 l’Italia si è classificata agli ultimi posti tra i Paesi europei per numero di famiglie con bambini, in cui entrambi i genitori siano occupati: ampiamente preceduta dai Paesi del Nord – Svezia, Danimarca, Olanda, Germania – ma anche da Slovenia e Portogallo, Francia, Spagna. Siamo all’altezza di Polonia e Bulgaria.

A fronte di questa realtà, nello stesso periodo di tempo, i pensionati hanno visto aumentare i propri introiti del doppio rispetto all’aumento delle retribuzioni dei lavoratori. E’ la conseguenza di scelte politiche che hanno inteso privilegiare la fascia più anziana della popolazione, più sindacalmente organizzata, che non i giovani educati all’individualismo e quindi all’assenza di solidarietà. E’ scattata così una sorta di welfare privato-familiare.

C’è chi parla di contrapposizione generazionale: in realtà una sopravvivenza dignitosa per molte famiglie dipende dall’avere tra i componenti un nonno o una nonna che supportano i più giovani con una parte della pensione.  Ma non si tratta solo di questione economica: come ha recentemente ricordato Papa Francesco, il legame tra nonni, figli e nipoti costituisce un fattore fondamentale della nostra civiltà come veicolo di cultura, conoscenza, sentimenti.