Archivio per ottobre 2020

Combattere la criminalità economica internazionale”. Articolo su QN Il Giorno del 24 ottobre 2020

ottobre 27, 2020

Articolo su QN IL GIORNO del 24 ott.2020 “Combattere la criminalità economica internazionale”
di Achille Colombo Clerici

Mercati globali e tecnologia digitale arrecano grandi benefici alla società, ma sono anche utilizzati dalla criminalità economica internazionale e transnazionale (mafie, evasione e frode fiscali, corruzione, riciclaggio, finanziamento del terrorismo) per allungare i tentacoli in Europa e nel mondo. Si impone perciò una armonizzazione normativa e un maggiore coordinamento internazionale di magistrature e polizie che devono superare i frequenti ostacoli – veri buchi neri – frapposti dalla politica accomodante di alcuni Paesi per una questione di costi/benefici, sia pure contrariamente alle risultanze tecniche avallate dagli stessi; e la costituzione di nuclei specializzati supportati dalle più moderne tecnologie per rendere più efficace la legalità di contrasto con una cooperazione globalizzata internazionale, che parta dal GAFI – Gruppo d’azione finanziaria internazionale  e dalle FIU nazionali – Financial Intelligence Unit. 

Riflessioni e suggerimenti sono giunti dal quarto convegno di studi sul tema organizzato da Banca d’Italia di Milano e dall’Associazione per lo Studio dei Problemi del Credito. E, a questo proposito, va giustamente riconosciuto il merito del direttore milanese della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti di avere aperto i portoni dell’austero palazzo di piazza Cordusio alla società civile svelando realtà, che coinvolgono tutti, finora riservate agli addetti ai lavori. Al convegno-webinar ”Spunti di riflessione per una legalità di contrasto alla criminalità economica internazionale”, presentato e concluso da Sopranzetti,  hanno partecipato – in ordine di intervento – Ercole P. Pellicanò, presidente ANSPC; Federico Cafiero de Raho, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo; Filippo Cocuccio, direttore generale ANSPC moderatore della ‘tavola rotonda’ con Claudio Clemente, direttore UIF; Fabrizio De Pasquale, procuratore aggiunto a Milano e  magistrato di riferimento in Italia; Giuseppe Vicanolo, Generale di C.A. comandante della Guardia di Finanza Nordoccidentale; Donato Masciandaro, Ordinario di Economia nell’Università Bocconi di Milano.  

Dal convegno sono giunti anche dati preoccupanti, secondo i quali i crimini economici in Italia sfiorano il 12% del Pil, oltre 210 miliardi.

Le mafie si sono evolute col tempo, passando dal controllo del territorio al mondo degli affari, ma non hanno cambiato l’obiettivo: infiltrare l’economia sana, appropriarsi di attività economiche, aggiudicarsi risorse pubbliche (cosa avverrà con il Recovery Fund?). Loro supporter una volta erano individui con coppola e lupara e dalla parlata pittoresca, oggi sono professionisti elegantemente vestiti, laureati, dall’inglese fluente: avvocati, commercialisti, mediatori internazionali. Come si evidenzia dalle SOS – segnalazioni di operazioni sospette, all’UIF-Unità di intelligence finanziaria italiana per il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo presso la Banca d’Italia, nel 2019 sono giunte, dai soggetti tenuti all’obbligo (tra i quali, banche, società finanziarie e fiduciarie), 105.739 segnalazioni: dai notai 5.074, ma soltanto 48 dagli avvocati e  327 dai commercialisti.

La diffusione del fenomeno è diventata tale da radicarsi anche in tranquille cittadine di provincia: a Forlì un piccolo personaggio aveva impiantato una rete di riciclaggio – criptovalute  in cambio di contante di provenienza illegale – che arrivava fin negli Usa, in Gran Bretagna, in Asia.

E’ evidente che la lotta andrebbe combattuta a livello globale con la collaborazione di tutti i Paesi: ma ce ne sono alcuni – e non certo solo i più arretrati – che sono piuttosto restii ad offrire piena collaborazione. Così le mafie, che hanno radici nel nostro Paese, sviluppano tronchi e copiose fronde altrove. I Paesi in questione sono molto collaborativi nel concedere rogatorie per reati comuni e per terrorismo, ma non per reati finanziari; così come sono solleciti ad attuare embarghi contro Paesi che non rispettano i diritti umani, cosa giusta; ma non è mai successo che sia stato attuato un embargo nei confronti di  un “paradiso fiscale”.

L’Italia è tra i Paesi che hanno sviluppato i più efficaci sistemi contro la criminalità economica consentendo, per citare, di colpire con la confisca del profitto o dell’equivalente, le proprietà non solo frutto di acquisti con denaro “sporco”, ma anche di acquisti sproporzionati al reddito.

 

Articolo per Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi di Milano di Achille Colombo Clerici

ottobre 22, 2020

Vediamo, per quanto possibile, di rassegnare un quadro valutativo prospettico dell’andamento del settore immobiliare, quale potrà presentarsi nel dopo emergenza-pandemia in uno scenario che si preannuncia di profonda crisi economica generale e di rallentamento e parcellizzazione delle relazioni e del dinamismo sociali.

I segnali premonitori ci sono già tutti: drastica riduzione del numero delle compravendite, crisi diffusa delle attività economiche cui gli immobili sono funzionali, ripensamenti e recessi sui programmi di investimento immobiliari in corso. Ma, al di là della fase due, della fase tre e via dicendo, nelle quali domina e dominerà la logica del sussidio e delle misure tendenti ad assicurare la sopravvivenza dell’importante tessuto economico rappresentato dall’universo mondo immobiliare, come si prospetta nel new normal il futuro non immediato del comparto?

Molto dipenderà, a mio giudizio, da come riuscirà a riprendersi l’economia turistica del Paese. E’ il turismo, infatti, soprattutto quello internazionale, con tutta la sua filiera e tutto l’indotto, unitamente alla cultura, a fare l’immagine dell’Italia, ormai non più colosso industriale; ed a crearne l’appeal ai fini anche degli investimenti produttivi e commerciali non solo nazionali, ma esteri. E’quindi in gioco la capacità dello Stato di approntare misure di sostegno per queste attività economiche primarie.

Fatte le debite premesse, in tema di nuovi investimenti o di prosecuzione di quelli già varati, distinguerei fra l’edilizia/immobiliare legata alla finanziarizzazionee l’edilizia/immobiliare legata all’economia.

La prima, che serve prioritariamente a creare plusvalenze e titoli finanziari, seguirà il suo passo, traguardando obiettivi a tempi lunghi, mentre l’edilizia legata all’economia, che serve a produrre immediatamente reddito, potrà subire una contrazione, soprattutto se volta alla realizzazione di strutture destinate all’uso collettivo da parte di masse di persone. Addirittura parecchie strutture di questo genere oggi esistenti potrebbero dover essere riconvertite: a dettarne tempi e modi, le pressanti istanze dello smart working, del co-working e del co-housing, del processo di digitalizzazione della P.A.  o di interrelazione umana attraverso la forma phygital.

Molto probabilmente si avrà un rilancio del commercio retail legato alla piccola distribuzione. In questo campo si stanno peraltro verificando preoccupanti casi di sostituzione del tradizionale solido tessuto commerciale, con l’avvento di nuovi operatori (dalla posizione precaria), favoriti dalla combinazione sussidi pubblici/regime di start up.

Si potrà anche riscontrare una accelerazione negli investimenti in strutture strategiche, legate cioè allo sviluppo di particolari aree urbane con effetto di trascinamento della circostante economia immobiliare.

Fattore certamente di incertezza è costituito dalla piega che prenderà la fiscalità, in generale e non solo quella immobiliare. Una ulteriore patrimoniale immobiliare o mobiliare, volta a colpire persone fisiche o società, è del tutto irragionevole e improponibile, perché avrebbe devastanti effetti recessivi sull’economia.

La stessa tassazione ordinaria dei redditi immobiliari, iniqua e sperequativa, ha prodotto una profonda disaffezione dei risparmiatori verso gli investimenti in locazione, abitativa o per usi diversi. La pandemia inoltre sta fortemente accentuando le ragioni di tale disaffezione. In mancanza di adeguati investimenti pubblici in conto capitale per finanziare nuove abitazioni popolari (pensiamo al recovery fund) si dovrà fare, dunque, un sempre maggior ricorso all’ housing sociale che potrà diventare un enorme peso a carico dei nuovi interventi edilizi, al pari dei crescenti costi per le bonifiche e per gli oneri di urbanizzazione.

Nelle città, si pone peraltro l’esigenza di evitare le ghettizzazioni zonali, con gli inevitabili squilibri tra immobili “griffati”, ubicati in zone prestigiose o dalla grande funzionalità urbana, ed immobili che godono di minor plusvalore posizionale: per cui è urgente pensare al policentrismo urbano.

Credo si possa ritenere che nelle località turistiche torneranno in grande auge le seconde case per villeggiatura, cui potrebbe fare pendant una forte ripresa della nautica da diporto.

Per concludere un breve accenno a qualche profilo edilizio-urbanistico nella progettazione di nuovi building. Il futuro, come sosteneva anni addietro lo scienziato Umberto Veronesi, ci insegnerà a convivere con il rischio di un virus (speriamo non sia il coronavirus) di tale grado di letalità da poter insidiare la sopravvivenza stessa dell’umanità. Sarà il vero nemico dell’uomo e andrà combattuto con eserciti di medici e con adeguate strutture ed attrezzature pronti alla bisogna. Volendo essere previdenti dovremmo pensare a nuovi modelli architettonici: andrebbero cioè incentivati con misure premiali, nelle nuove grandi costruzioni, standard edilizi, facoltativi e non computabili a fini volumetrici, per la realizzazione di spazi attrezzati a ricoveri ospedalieri, pronti all’occorrenza, gestiti, ai fini delle profilassi, delle diagnosi e delle cure, anche in telemedicina, e per la ricettività di ammalati non gravi o semplicemente di positivi al tampone, pur asintomatici, che debbono tuttavia osservare la quarantena e non possono trascorrerla in famiglia, sicché oggi finiscono in ospedale.

Infine, se vogliamo azzardare una prospettiva sull’andamento dei valori immobiliari in un futuro new normal, dobbiamo considerare che l’enorme immissione di nuova liquidità nel sistema globale dell’economia (non è avventato stimare che possa aggirarsi attorno ai 10mila miliardi di dollari), una volta che i sistemi economici abbiano riacquistato il normale equilibrio e gli immobili siano tornati alla normale funzionalità e sia tornata la fiducia dei consumatori, probabilmente potrà produrre, come effetto inflattivo, un forte rimbalzo dei valori stessi.

Dal MADE IN ITALY spinta decisiva per la ripresa. Articolo su Qn Il Giorno del 17 ottobre 2020

ottobre 21, 2020

Dal  MADE IN ITALY spinta decisiva per la ripresa. Articolo su QN IL GIORNO DEL 17 OTT. 2020  
 di Achille Colombo Clerici 

L’andamento dell’esportazione è l’indice non solo dello stato di salute dell’economia di un Paese ma anche della sua immagine internazionale. Moda, enogastronomia, design, arredo, meccanica, sono solo alcuni dei settori del “made in Italy” con i quali le nostre grandi imprese e le “multinazionali tascabili” si proiettano all’estero. Rappresentano il segnale più promettente della ripresa. Secondo SACE, il recupero ai livelli pre-Covid potrebbe avvenire già il prossimo anno, trainando l’intero Paese.

L’Italia è il quarto Paese esportatore d’Europa ma è il terzo al mondo per i prodotti di consumo. Per reggere la formidabile competizione è però indispensabile un profondo lavoro di trasformazione in patria.

Le nostre aziende sono eccellenti, gli imprenditori uniscono all’intraprendenza e al coraggio la fantasia e il buon gusto ma è necessario che si sviluppino dimensionalmente aiutate in ciò da  garanzie pubbliche. Infatti, se è ottima cosa l’aiuto all’export, la spinta alla ripresa dell’economia nazionale passa inevitabilmente attraverso lo sviluppo di progetti domestici che rafforzino le “radici” delle imprese proiettate all’estero. Tenendo ben presente il contesto europeo riassunto nel Green New Deal, l’economia sostenibile e circolare.

Milano e la sua regione sono i principali attori nazionali, come confermano i dati del primo semestre 2020 pur pesantemente segnato dalla pandemia: Milano  ha totalizzato 19,1 miliardi di vendite oltreconfine. E questa è l’incidenza della Lombardia nei confronti del resto del Paese: 29 miliardi di export contro 114 nazionali nei settori dei macchinari, moda, metalli, alimentare, mezzi di trasporto.   

 Già nel trimestre giugno-agosto l’economia italiana ha mostrato delle peculiarità che potrebbero indicare una ripresa più incisiva rispetto ai principali paesi europei: rispetto al trimestre precedente, la produzione industriale italiana ha segnato un rialzo più accentuato (+34,6%) di quello di Francia, Germania e Spagna (rispettivamente +20,7%, +10,5% e +21,7%) superando il livello segnato a febbraio, prima del lock down.  

Nella realtà milanese e lombarda un ruolo fondamentale  è svolto dal turista internazionale che, oltre ad attivare l’economia locale, diventa il migliore ambasciatore ai fini anche degli investimenti esteri produttivi e commerciali.  

 

Il piano europeo di rigenerazione urbana, nell’ambito della politica green deal

ottobre 21, 2020

 

Parlamento Europeo, Risoluzione 17.9.2020 sulla massimizzazione di efficienza energetica del parco immobiliare dell’Unione Europea
ParlamentoUE Risoluzione 17.9.2020

 

Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and Committee of the Regions.
A renovation wave for Europe – greening our buildings, creating jobs, improving lives
eu_renovation_wave_strategy_comunicazione_EN

 

Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and Committee of the Regions.
A renovation wave for Europe – greening our buildings, creating jobs, improving lives – Annex
renovation_wave_strategy_-_annex

 

 

Premio annuale eccellenze d’impresa – Milano Teatro Manzoni

ottobre 16, 2020

L’annuale premio per l’eccellenza d’impresa

Eccellenze d’Impresa 2020: Caffè Borbone vince la sesta edizione
CAIRO: AIUTARE LE AZIENDE CON MAGGIORE POTENZIALE

“Le aziende italiane soffrono da tempo di carenza di liquidità che la pandemia ha ulteriormente aggravato. Se si riuscisse a finanziarle mettendo a loro disposizione la grande quantità di risparmio che giace nei conti correnti delle banche – oltre 1.450 miliardi – con strumenti moderni, avremmo un aumento del PIL industriale del 26% e del PIL generale del 6%” come risulta dalla ricerca “Campioni d’Italia. I fattori del successo di 10.000 imprese italiane. “

Questa l’opinione espressa da Luigi Consiglio, Presidente di GEA-Consulenti di Direzione al Teatro Manzoni di Milano dove si è svolta la cerimonia per l’assegnazione della settima edizione del  Premio Eccellenze d’Impresa 2020, il riconoscimento attribuito a imprese operanti in Italia che si siano distinte per performance di eccellenza sulla base di criteri come la capacità di innovazione, l’internazionalizzazione e la sostenibilità. Il premio è stato vinto da Caffè Borbone che sì è aggiudicato sia il premio come Vincitore Assoluto, sia quello per la categoria Crescita e Sostenibilità. All’evento è stato invitato il presidente di Assoedilizia e di Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Il premio, patrocinato da Borsa Italiana, è organizzato da Eccellenze d’Impresa, progetto culturale nato dalla partnership tra GEA-Consulenti di Direzione, ARCA FONDI SGR e Harvard Business Review. La giuria è composta da Raffaele Jerusalmi, Amministratore delegato di Borsa Italiana, Gabriele Galateri di Genola, Presidente di Assicurazioni Generali, Marco Fortis, Vicepresidente di Fondazione Edison, Patrizia Grieco, Presidente di Enel, e Luisa Todini, Presidente di Todini Finanziaria.

Ad aggiudicarsi il premio per la categoria “Innovazione e Tecnologia” è stata Lincotek, nuovo nome dell’azienda Turbocoating, che si occupa principalmente di turbine industriali a gas (IGT), componenti per il settore biomedico e aviazione. Il premio per la categoria “Internazionalizzazione” è stato attribuito a Carel Industries, gruppo leader nella fornitura di soluzioni per il controllo dei sistemi di condizionamento, umidificazione e refrigerazione per applicazioni industriali e commerciali. Nella categoria riservata alle “Start-up”, il riconoscimento è andato a Kineton, azienda che fornisce servizi di ingegneria avanzata a player dei settori automobilistico, media, telecomunicazioni e intrattenimento. In ogni categoria sono state assegnate, a fianco dei premi, anche due menzioni speciali, ricevute rispettivamente da: Zucchetti e dalle Cantine Ferrari per la categoria “Crescita e Sostenibilità”, da Sorint e IRBM, per “Innovazione e Tecnologia”, da Simonelli Group e LU-VE Group per i loro meriti nel processo di “Internazionalizzazione” e da E-Novia e Credimi, fra le “Start-up”.

Nel keynote speech Urbano Cairo, presidente di Cairo Communication e amministratore delegato di RCS MediaGroup, si è detto convinto dell’importanza, in una fase come questa, di avere idee nuove. “Ricordiamoci che nel 2009 il nostro PIL ha perso quasi il 6% che è poco di meno di quello che perderà quest’anno, eppure le aziende hanno continuato a operare bene, raddoppiando gli sforzi e ottenendo buoni risultati. Quello che conta oggi è avere una grande determinazione, una creatività maggiore e una grande compattezza d’impresa, per uscire, come è successo in tutte le crisi, più forti. Ma i decisori pubblici aiutino i settori più colpiti dalla crisi e soprattutto facciano scelte selettive andando verso settori che hanno del potenziale, come avviene negli altri Paesi industrializzati.”

Gli scenari di eccellenza non nascondono di certo le difficoltà del tessuto imprenditoriale italiano. “Dalla crisi del 2008 – si legge nell’intervento di Ugo Cedrangolo in Campioni d’Italia – abbiamo perso circa il 25% della base industriale del Paese e, naturalmente, della relativa occupazione. Molti settori e molti distretti hanno sofferto particolarmente e si sono praticamente spenti: i nostri “corpi caldi” si sono indeboliti.” La tavola rotonda “Come il mercato dei capitali può accelerare la crescita dei campioni nazionali” è stata coordinata da Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera.

Foto d’archivio: Urbano Cairo con Achille Colombo Clerici




Tecnologia innovativa negli edifici – Edifici smart per garantire funzionalità e sicurezza

ottobre 13, 2020

Articolo su QN Il Giorno del 10 ottobre 2020 – di Achille Colombo Clerici

L’imprevedibilità della domanda immobiliare, conseguente ad una realtà che varia repentinamente, è sempre più accentuata. Si pensi, ad esempio, alla recente pandemia che ha visto mutate le esigenze di uffici e di abitazioni. Si è passati dagli uffici in stanze separate a grandi open space per poi passare al lavoro da remoto; il residenziale chiede alloggi più grandi (una stanza da dedicare al lavoro), ampi balconi, terrazze.

Un interessante contributo “smart” per uffici e abitazioni può venire dalla sensoristica capillare e multidevice; la capacità di elaborare le informazioni ricevute dai sensori così come la capacità degli impianti di adattarsi rapidamente al grado di occupazione dell’unità immobiliare e delle sue parti comuni.

Gli esempi applicativi che si possono fare sono pressoché infiniti. Per citare: la igienizzazione dell’aria dei locali in funzione del numero delle persone presenti, il miglioramento possibile della convivenza nello stesso stabile con sensori del livello di pressione sonora. Naturalmente i sensori possono rendere più sicuro l’immobile; accendendo ad esempio le luci “a giorno” quando rilevano il transito di una persona, oppure si possono prevedere antenne di rete cellulare ai piani interrati. In questo modo si favorisce anche l’industria del mattone poiché potrà, grazie ad edifici sempre più smart, sostenere la richiesta economica degli edifici nuovi e così giustificare il gap di costo rispetto a quelli meno recenti. Le esigenze organizzative della sanità potrebbero suggerire la realizzazione di standard, nelle nuove costruzioni, finalizzati alla ricettività, ai fini della cura, degli ammalati non gravi tenuti al rispetto della quarantena.

Ne ho parlato all’Osservatorio Smart City dell’università Bocconi di Milano. Da anni Assoedilizia è impegnata sul fronte della sicurezza degli immobili in particolare per quanto riguarda l’uso del gas, soprattutto del metano. Ad oggi, non si sono fatti decisivi passi avanti sul fronte della introduzione di adeguate misure.

Tra le adottande misure penso ad esempio a sensori – da installarsi nei condomini a cura delle aziende erogatrici – per segnalare la fuoruscita del gas incombusto e in tal caso interrompere automaticamente l’erogazione del metano.

Relazione di Achille Colombo Clerici al Congresso “Laudato si’” Saint-Vincent 9/11 ottobre 2020

ottobre 12, 2020

Testo della Relazione di Achille Colombo Clerici al Congresso della Fondazione Democrazia Cristiana “Laudato si’” a Saint-Vincent 9/11 ottobre 2020

Il pensiero espresso da Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’” si coglie e si sviluppa alla luce della emergenza sanitaria mondiale creatasi con la pandemia covid19. Il Papa, nei giorni più cupi della pestilenza, ha parlato di illusione umana di rimanere sani in un mondo malato.

Arriva a chiedersi quanto sia necessario e utile mantenere un modello di vita che non permette di rispettare l’equilibrio della natura come fattore di equilibrio della vita umana.

Sabato 16 maggio 2020, nell’imminenza del centenario della nascita di papa San Giovanni Paolo secondo, durante la messa a Santa Marta, si domandava: “Qual è lo spirito del mondo? Cosa è questa mondanità, capace di odiare, di distruggere Gesù e i suoi discepoli, anzi di corromperli e di corrompere la Chiesa?”. Secondo Francesco “la mondanità è una cultura: cultura dell’effimero, cultura dell’apparire, del maquillage che ha dei valori superficiali. Una cultura che non conosce fedeltà, perché cambia secondo le circostanze, negozia tutto”.

Il 12 settembre il Papa ha parlato di ecologia e di equità: non c’è ecologia se non c’è equità e non c’è equità se non c’è sviluppo compatibile con l’ambiente.

La questione ambientale non è dunque solamente una questione ecologica, ma è una questione sociale vera e propria (come d’altronde l’enciclica “Laudato si’ “ è una enciclica sociale).

La questione ambientale cala in un mondo che si trova in una situazione di precario equilibrio sociale, geopolitico, culturale. In campo economico il precario equilibrio fra gli stati contraddistingue un mondo basato sulla economia di debito: con una ricchezza globale di 360mila miliardi di dollari, ma un indebitamento di 253mila (tre volte e mezzo il PIL globale) e una massa di titoli derivati di quasi 800mila miliardi, dieci volte il Prodotto interno lordo. Uno stato di precarietà generale ed un condizionamento finanziario della politica che finiscono per incidere decisamente sull’azione dei vari governi.

Il 4 settembre, nel primo messaggio mai rivolto da un Sommo Pontefice ai partecipanti all’annuale Forum Ambrosetti di Cernobbio, Papa Bergoglio ha invitato la business community a “vivere una conversione ecologica, per poter rallentare un ritmo disumano di consumo e di produzione, per imparare a comprendere e a contemplare la natura, a riconnetterci con il nostro ambiente reale.”

Papa Francesco, (nella “Laudato si’) non ritiene che l’integrità dell’ambiente naturale sia in antitesi con l’economia e con lo sviluppo economico (come sembra romanticamente sostenere il filosofo esistenzialista italo-tedesco Romano Guardini nelle Lettere dal lago di Como. Briefe vom Comer See del 1953: in cui esprime il dilemma esistenziale tra bellezza e progresso. “La bellezza viene sradicata, travolta dal progresso”).

Il Papa sostiene viceversa che essa debba conseguirsi nell’equilibrio della società e della economia. La tesi francescana non approda ad una posizione aprioristica di tutela estetica della natura e dell’ambiente, ma muove sulla linea etica di una tutela funzionale alla vita umana. Bello e buono è ciò che è vero; in contrasto con il pensiero romantico che considera vero ciò che è bello. 

Bellezza dà un senso di benessere al corpo e allo spirito. Il brutto, il disordinato lascia insoddisfazione e un senso di oppressione nello spirito. Un principio di sapienza antica, già presente nel pensiero greco: kalòs kai agathòs. In tutto il pensiero francescano, da San Francesco a Papa Bergoglio, la bellezza è fonte di bene e di ristoro per il corpo e per l’anima. La bellezza è salute del corpo e dell’anima.

SUL FRONTE ECOLOGICO

L’Unione europea (a differenza di una serie di stati che non rispettano regole antipollution) coltiva l’idea di un green deal, un processo, imperniato sulla decarbonizzazione, che dovrebbe portare alla neutralità climatica dell’Europa entro il 2050, con ciò intendendo assumere il ruolo di protagonista e non di semplice figurante nel panorama degli attori mondiali impegnati su questo fronte. Nel  2020 la Commissione ha varato, tra l’altro, un piano di grandi investimenti per il programma volto alla massimizzazione del potenziale di efficienza energetica del parco immobiliare dell’UE con interventi massivi di rigenerazione urbana ed un progetto basato sulla biodiversità e sull’idea virtuosa nella catena agroalimentare, della circolarità “dal produttore al consumatore”.

Ma in Italia, la combinazione dei meccanismi della policy europea sul green deal con le dispersive politiche di assistenzialismo (sostegno sociale) praticate dal nostro Paese ha portato ad una grande dispersione di risorse, rispetto agli obiettivi da perseguire.

 L’ Europa va per la sua strada. L’Italia arranca e non riesce a stare al passo. Sostenuta, propiziata e pungolata dagli interessi di tutta la potente filiera della green economy – l’ U.E.  di scadenza in scadenza continua imperterrita ad alzare l’asticella degli obiettivi senza preoccuparsi che siano stati raggiunti quelli già prefissati: così sta avvenendo per quelli del 2020.

Ma va detto che in campo ambientale ed energetico l’Italia, nel solco della policy europea persegue una politica da economia ricca.  Distribuiamo, distribuiamo nell’illusione che qualcosa alla fine si ottenga. Ma siamo in buonafede? Le briciole che cadono dalla mensa del ricco Epulone non riescono nemmeno ad alleviare minimamente la “fame del povero” che sta alla porta.

La politica green del nostro paese sembra ispirata all’esigenza di assecondare l’Europa nelle sue linee direttive generali in materia, più che mirata ad intervenire puntualmente ed efficacemente per risolvere gli specifici problemi dei diversi settori.  Si consideri, ad esempio, la promozione generalizzata di sostituzioni di serramenti e di cappotti termici anche in zone climatiche, o il favor verso il fotovoltaico domestico, piuttosto che l’incentivazione di interventi volti ad eliminare radicalmente le dispersioni idriche degli acquedotti del sud o le infrastrutture di teleriscaldamento nelle città del nord o le grandi reti di trasporto ferroviario, pur rientranti nei piani dell’Unione (quali il corridoio 24), che hanno una forte valenza in termini di decongestionamento e di disinquinamento dell’ambiente.

Certo è più facile muoversi politicamente come si sta facendo, piuttosto che impostare programmi e piani complessi . E poi questa modus procedendi, permette allo stato di distribuire risorse finanziarie con il metodo dell’ helicopter drop e quindi di mostrare efficienza governativa e di accontentare grandi masse di elettori, conquistando consenso politico. 

Ma c’è un concetto che deve essere sottolineato in modo chiaro: primo baluardo per la tutela della natura e dell’ambiente come persona e come società (insieme di persone consociate a livello istituzionale) non è il pubblico potere in sé, inteso come stato o come pubblica amministrazione. Questi, in linea di logica e di fattualità vengono dopo.

Se l’uomo è lasciato allo sbaraglio, e si sente solo e non protetto dallo stato, l’ultimo pensiero che ha è quello di rispettare e tutelare la natura.

Con ciò voglio dire che la questione ecologica è anche questione culturale e socio-economica. Perché, se è vero ( ed è l’insegnamento che dobbiamo trarre dalla “laudato sì”) che non ci può essere uomo sano in una natura malata, è altrettanto vero il reciproco: che non ci può essere una natura sana in un mondo sociale ammalato (di edonismo, di individualismo/egoismo, di relativismo).

Nel cap. III dell’Enciclica il Papa parla di ecologia integrale (un risultato sul piano sia naturale, sia sociale). E’questa la chiave di lettura dell’intera enciclica. Una ecologia, tanto culturale, quanto sociale, che deve condurre all’armonia di tutto il creato (nel senso logico-matematico e pitagorico del termine, prima ancora che cristiano (1)).

Il terzo passaggio nel pensiero del Papa è rappresentato nell’enciclica “Fratelli tutti” del 3 ottobre scorso che propone l’armonia della fratellanza in Cristo.

Questo insegnamento, declinato nel caso Italia, significa che vanno decisamente combattuti i mali endemici che affliggono il nostro Paese.

E dunque si impone una rigenerazione radicale della nostra vita sociale e politica, sola via per realizzare quella ricostituzione delle energie del Paese che è un passaggio ineludibile nella nuova normalità che ci si prospetta innanzi. 

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SUL FRONTE SOCIALE

Credo si possa concordare con chi paragona la pandemia ad una guerra, con la differenza che la prima lascia sì intatte le cose – sempre mietendo vittime umane – ma distrugge i valori e i rapporti economici. Danni che apparentemente non si vedono, ma costituiscono un vero disastro. Le cose sono intatte, ma hanno perso valore. 

Ogni dopoguerra è infestato di affaristi, speculatori pronti ad approfittare delle disgrazie altrui; non solo, ma lo stesso stato di emergenza e di necessità porta con sé un generale affievolimento del senso della cogenza delle norme.

C‘è chi prevede che nei prossimi mesi si possa aprire una fase di economia sommersa di sopravvivenza fatta di contante dalla provenienza dubbia, di evasione fiscale, di lavoro nero, di criminalità organizzata di ogni dimensione. Un cocktail micidiale che avvelenerebbe le imprese che lavorano rispettando la legge, incapaci di reggere la concorrenza degli affaristi senza scrupoli.

Il problema è legato peraltro alle disfunzioni strutturali italiane di cui alcuni approfittano: evasione fiscale, denaro facile, lavoro nero, criminalità organizzata, criminalità finanziaria, sprechi pubblici, elefantiasi e inefficienza della burocrazia, corruttela nei rapporti burocratici, clientelismo, una pratica che risale a Cicerone e ad ancor prima.

Tra i grandi mali del nostro Paese, ce n’è uno che non viene quasi mai citato. Riguarda il mondo imprenditoriale e del lavoro autonomo – artigianale, commerciale, professionale – e crea disaffezione, difficoltà operative e margini di disuguaglianze  economiche: è rappresentato dall’area della disparità delle condizioni concorrenziali nell’esercizio delle attività economiche.

Il problema si riscontra in modo sensibile anche in rapporto alla nazionalità del titolare delle singole attività e risiede in una certa mentalità, in un certo costume assai diffusi, per cui al cittadino italiano si riservano forche caudine, tanto nel campo pubblico quanto nel privato, mentre allo straniero si fanno ponti d’oro: xenofilia, per inclinazione o per necessità? Un dramma, per il nostro Paese, dalla mentalità vassalla.

Se per troppi anni la politica si è legata a doppio filo al consenso di breve periodo previsto dai sondaggi, oggi siamo all’ultimo appello: urge offrire alle generazioni nuove, che sono le più deboli, istruzione, crescita professionale, lavoro. E non dar in cambio la movida perché i giovani, ubriachi di notte, non marcino di giorno reclamando il sacrosanto diritto al futuro.  

Per ottenere il risultato serve un’azione di governo decisa e incisiva. Ma, da dove cominciare?

Occorre risanare alla radice il sistema sul quale si basa il nostro assetto sociale. E per farlo c’è un passaggio obbligato da compiersi: intervenire sulla parte pubblica della nostra economia, che è preponderante, rappresentando il 51% del totale, e sulla burocrazia, che è l’ossatura portante del Paese.  Lo denunciava già Benedetto Croce nella sua Storia del Regno di Napoli.

La burocrazia deve essere maggiormente efficiente, in altri termini deve produrre di più – altro che smart working, per stare a casa più comodamente – e deve impegnarsi maggiormente nella lotta ai mali endemici del Paese, acquisendo una maggiore coscienza del proprio ruolo. Va combattuta la cultura del posto fisso pubblico, come approdo sicuro e scevro di responsabilità. Oggi si risponde solo sul piano penale, non per inefficienza o demerito e solo in minima parte per danni a terzi. Per questo occorre creare nella burocrazia una cultura della responsabilità e un maggior senso dello Stato, che è un concetto semplice: la cosa comune non va considerata res nullius, bensì cosa propria. La rigenerazione della società parte sì dai giovani, ma per arrivare a cambiare la loro mentalità, rendendoli più responsabili del futuro e dunque maggiormente impegnati, si deve iniziare dalla testa del corpo sociale e non dalle dita dei piedi.

Ma la burocrazia tiene in pugno la politica? Certamente sì…  Questo processo presuppone quindi un rinnovamento qualitativo della classe politica. Il politico deve essere credibile, e per esserlo deve dimostrarsi competente ed affidabile, ed essersi guadagnati i galloni sul campo, non averli acquisiti per investitura. Ma ancor prima ci vuole un impegno civile di uomini di buon senso e di buona volontà. E maggior coraggio e generosità.

 

ALL AROUND WORK Inaugurazione al Megawatt di Milano – La prima tre giorni espositiva dopo il lockdown, segnale di resilienza del Paese – L’asse Bologna Milano

ottobre 12, 2020

Più di 2.000 visitatori, oltre 50 espositori e 54 relatori per la prima edizione di “All Around Work, Designing the future” dedicata alla trasformazione degli spazi e delle modalità di lavoro

COLOMBO CLERICI (ASSOEDILIZIA): MILANO-BOLOGNA OSSATURA PORTANTE DEL FUTURO SISTEMA URBANO ITALIANO  

Si è chiusa con grande successo e soddisfazione degli operatori la prima edizione di All Around Work, la manifestazione milanese dedicata all’evoluzione degli ambienti e delle modalità di lavoro ospitata dal 6 all’8 ottobre nell’innovativo spazio Megawatt Court, nel distretto Around Richard. La tre giorni, organizzata da Event Factory, divisione del Gruppo BolognaFiere, ha visto la partecipazione di più di 2.000 visitatori tra studi di architettura e progettazione, aziende di arredamento, general contractor, system integrator, studi di ingegneria e giornalisti provenienti da tutta Italia, la presenza di oltre 50 espositori e l’intervento di 55 relatori che si sono alternati nel ricco palinsesto di incontri che hanno animato la manifestazione e creato momenti di discussione e condivisione di temi legati alla trasformazione degli spazi e delle modalità di lavoro.

Dalle sei tavole rotonde (il programma è disponibile online all’indirizzo https://eventsfactoryitaly.it/palinsesto-eventi-aaw/) è emerso il profilo della trasformazione. Non torneremo a lavorare nello stesso modo, utilizzando gli stessi spazi. Ma si stanno aprendo grandi possibilità per chi saprà proporre servizi – anche di progettazione –, sistemi e prodotti per utilizzare in modo nuovo i metri quadrati di chi tornerà in ufficio occupandoli in modo differente.

Rimarranno portanti i luoghi di condivisione della conoscenza e delle esperienze – sale comuni, lounge – vero motore dello sviluppo delle organizzazioni e abilitanti per le nuove generazioni che riconoscono nei luoghi del lavoro un elemento imprescindibile di identificazione con la società alla quale appartengono e con i suoi valori.

 Non meno significativi i luoghi che al lavoro ci permettono di rilassarci e di condividere la socialità anche con la nostra rete professionale, consentendoci di mantenere il corretto distanziamento fisico. Si lavora molto, in mobilità, ma sempre meno alla scrivania. Sempre più importanti gli spazi di relazione con l’esterno (coperture verdi, roof top, aree comuni outdoor) che consentono un rapporto diretto con la città.

Proprio la centralità, la densità urbana, si riconfermano un valore ineludibile per i lavoratori che si spostano per raggiungere l’ufficio; ora mediata da una nuova idea di commuting che privilegia la mobilità lenta e i servizi di prossimità.

Quindi, dopo mesi di home working, spesso poco smart, vi è una evidente volontà di tornare al lavoro con una nuova flessibilità e personalizzazione, anche degli spazi, legate a una nuova organizzazione delle aziende e a profili contrattuali che dovranno accogliere le più recenti istanze dei lavoratori.

Questo non significa che non stiamo riorganizzando le nostre case per poter lavorare al meglio in ambiente domestico, ripensando gli spazi e acquistando nuovi arredi, e questo sta consentendo alle aziende dell’office forniture di fare proposte a un mercato nuovo di consumatori. Anche gli sviluppatori immobiliari dovranno fare i conti con nuove tipologie che dovranno prevedere spazi collettivi di lavoro anche negli edifici residenziali, negli spazi della GDO o commerciali, in outdoor e nei luoghi deputati al divertimento e allo sport.

 Ma il desiderio è quello di tornare a lavorare in spazi collaborativi e inclusivi, flessibili e adeguati anche dal punto di vista del comfort, dove rappresentare al meglio il nostro mondo di relazioni e competenze. Con uno svantaggio verso i building di proprietà e, invece, molti elementi di appeal da parte di società che mettono a disposizione flexible office e spazi co-working.

 L’ evidente crescita della conoscenza dei mezzi digitali, delle piattaforme e applicazioni che ci consentono di lavorare in mobilità e garantendo la sicurezza dei dati, ci ha reso consapevoli di quale sia la distinzione tra il lavoro da casa e il lavoro smart, in mobilità. Non siamo disposti a rinunciare al nuovo traguardo, ma si sta lavorando per rendere sempre meno invasivo e sempre più virtuoso il legame tra l’ecosistema degli spazi fisici e quello degli spazi digitali, in un perfetto bilanciamento phygital.

 Il commento di Achille Colombo, presidente di Assoedilizia: “La manifestazione, basata sulla presenza fisica dei partecipanti, è di grande significato poiché ha una valenza simbolica forte come segnale della capacità di resilienza del nostro Paese, in un momento assai critico. Inoltre e’ di buon auspicio, come modello antesignano di una sinergia tra le due realtà economiche più forti in Italia: Lombardia ed Emilia. Se vogliamo pensare ad una proiezione nel futuro possiamo ipotizzare che la conurbazione lungo l’asse della via Emilia (Milano-Bologna) sarà l’ossatura portante del futuro sistema urbano italiano.” 

 Francesca Puglisi, Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, che ha inaugurato la manifestazione con gli organizzatori: “Grazie al Gruppo BolognaFiere per avermi invitata a inaugurare a Milano “All Around Work” e grazie per averla pensata e voluta insieme a Marco Predari e Alfonso Femia. In questa crisi tremenda per ripartire occorre fiducia e coraggio. E la fiducia e il coraggio sono stati premiati con la presenza di tantissimi operatori del settore dell’arredo, del design, del real estate. L’eccellenza del Made in Italy c’è tutta, nell’ingegno, nella creatività, nella qualità dei materiali, nella ricerca. Il lavoro cambia e gli spazi degli uffici e delle aziende con esso. Per migliorare il benessere delle persone e la loro sicurezza, che migliora la produttività, per accompagnare la transizione tecnologica ed ecologica delle imprese serve pensiero. Il lavoro si fa agile, ma avrà sempre bisogno di spazi di incontro, in cui si intessono relazioni, in cui dal confronto con i colleghi si apprende, in cui dal dialogo nascono nuovi progetti. Dunque grazie a All Around Work per essere anche laboratorio di idee e di formazione, spazio di esposizione. Il Governo con l’ecobonus al 110% e con le iniziative del ministero degli Esteri che sostengono il Made in Italy nel mondo, lavorerà per sostenere la ripresa. Coraggio Italia, torneremo più forti di prima”. 

Gli architetti Alfonso Femia e Marco Predari, ideatori del format hanno dichiarato: “La migliore soddisfazione è stata quella di trovare un livello di partecipazione qualitativamente molto alto e la richiesta già avanzata da parte degli espositori di passare da edizione biennale ad annuale. Un importante segnale di riconoscimento del valore dell’iniziativa che con coraggio si è aperta in un periodo fortemente delicato legato all’emergenza sanitaria e dell’esigenza da parte di tutta la filiera dell’”office industry” di luoghi di incontro e condivisione di idee, opinioni e progetti. Proprio per questo possiamo dire con orgoglio che a breve potremo annunciare la nuova data della seconda edizione di All Around Work nel 2021 che vedrà anche il coinvolgimento di fondi di investimento, operatori immobiliari e produttori tecnologia” .

 “La prima edizione di All Around Work può essere descritta con tre parole: consapevolezza, bisogno, visione. Consapevolezza, perché durante il lockdown non abbiamo abbandonato il campo, perché consapevoli che la ripartenza ci sarebbe stata e che la stessa doveva avere come palcoscenico la città di Milano. Siamo partiti dal rilevare il bisogno di un settore e ci siamo ritrovati a trattare un’emergenza di vari settori, in una visione multilivello, rappresentata dai luoghi di lavoro, hub di idee e relazioni umane. Infine abbiamo seguito una visione: quella del presente che vuole ridisegnare il futuro della workplace philosophy che nella prossima edizione vorremo raccontare anche da altri punti di vista come la tecnologia e l’innovazione. Il Gruppo BolognaFiere si ritrova ancora una volta a essere precursore e leader di mercato con un nuovo evento che è destinato a diventare punto di riferimento nel suo settore”, ha così concluso Gianpiero Calzolari, Presidente Gruppo Bologna Fiere.

Durante la manifestazione è stato lanciato anche il concorso di Industrial Design promosso da All Around Work e patrocinato da ADI, Associazione Italiana per il Disegno Industriale. Il concorso è rivolto a progettisti, designer, architetti, ingegneri iscritti all’albo di riferimento, sia italiani che stranieri e studenti degli ultimi due anni di corso delle facoltà di Architettura, Ingegneria o scuole di Design. Il regolamento del concorso, che si concluderà nella seconda metà del 2021, è presente all’interno dei siti www.allaroundwork.it e www.adi-design.org.

Organizzatori e patrocinatori

All Around Work è un format ideato dagli architetti Alfonso Femia e Marco Predari e organizzato da Events Factory, divisione del Gruppo BolognaFiere con il patrocinio di ADI – Associazione per il Design Industriale, Assoedilizia, IACC – Italian American Chamber of Commerce Chicago Midwest e Associazione Around Richard, l’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano e WWF Oasi.

 Comitato di indirizzo della manifestazione: Jacopo Acciaro – Lighting designer, Massimo Arbuschi – ingegnere, Michelangiolo Bernabei – General contractor, Luca Bigliardi – Architetto, Giovanni Bonini – Ingegnere; Aldo Bottini – Ingegnere; Paolo Caputo – Architetto, Corrado Caruso – Architetto, Achille Colombo Clerici – Avvocato, Daniela Dafarra – Ingegnere, Giovanni De Ponti – Manager, Bruno De Rivo, – Architetto, Femia Alfonso – Architetto, Luciano Galimberti – Architetto, Andrea Maffei – Architetto, Lorenzo Maresca – Manager, Occhipinti Elio – Psicologo, Marco Predari – Architetto, Danilo Premoli – Blogger, Ezio Rendina – Ingegnere.

Ai link è possibile rivedere i Talk dedicati ai seguenti temi:

• RE USE, Nuova vita agli spazi del lavoro https://www.youtube.com/watch?v=RuX37YZVByQ

• NUOVI UFFICI PER UFFICI, Il Codice Italiano https://www.youtube.com/watch?v=YeS_H-S360U

• LADIES AT (ALL AROUND) WORK https://www.youtube.com/watch?v=iqho2sJM1TI

 FOTO

da sinistra: Donato Loria, General Manager Bologna Congressi; Luca Bigliardi, Principio Attivo Architectual Group; Marco Predari e Alfonso Femia, co-ideatori All Around Work; Francesca Puglisi, Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali; Antonella Andriani, Vicepresidente ADI; Achille Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia

 

Workshop su facility management e tecnologie digitali per gli smart building – Università Bocconi, Osservatorio Smart City

ottobre 9, 2020

Intervento di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, all’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi di Milano – Workshop su facility management e tecnologie digitali per gli smart building

PANDEMIA: LA TECNOLOGIA IN AIUTO DEI NUOVI MODI DI ABITARE E LAVORARE   

“La domanda immobiliare è in costante cambiamento: la pandemia in corso l’ha enormemente accelerata. Per quanto riguarda gli uffici, ad esempio, si è passati nel giro di pochi anni dalle stanze separate agli open space e quindi al lavoro da remoto, con l’inevitabile coinvolgimento delle abitazioni fino ad oggi considerate luogo sacro alla famiglia e – nella grande maggioranza – tabù per il lavoro.” Lo ha affermato il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici intervenendo al workshop su facility management e tecnologie digitali per gli smart building, tenutosi ieri nell’ambito dell’Osservatorio Smart City nell’università Bocconi di Milano.  

Colombo Clerici ha così proseguito: “La sensoristica è componente fondamentale per gli smart building:  deve essere capillare e multidevice, la capacità di elaborazione delle informazioni ricevute dai sensori altrettanto, così come la capacità degli impianti di adattarsi rapidamente al grado di occupazione dell’unità immobiliare e delle sue parti comuni. Gli esempi applicativi che si possono fare sono pressoché infiniti: si pensi, ad esempio, alla igienizzazione dell’aria dei locali in funzione del numero delle persone presenti in esso, al miglioramento possibile della convivenza nello stesso stabile con sensori del livello di pressione sonora. Naturalmente i sensori possono rendere più sicuro l’immobile; accendendo ad esempio le luci “a giorno” quando rilevano il transito di una persona, oppure si possono prevedere antenne di rete cellulare ai piani interrati normalmente irraggiungibili dalla rete tradizionale.

“Tutta questa rete di sensori, però, deve essere collegata da un’unica linea, cavo o a onde elettromagnetiche, nella quale in formato digitale si trasmettono le informazioni. Quindi non più il singolo sensore con la sua linea, ma un’unica linea per tutti i sensori in modo da risparmiare anche gli spazi nei cavedi impiantistici, i costi di gestione, e rendere sempre più flessibile la rete consentendo di aggiungere o di modificare i sensori esistenti con una semplice riprogrammazione della centrale di gestione.“In questo modo si favorisce anche l’industriale del mattone poiché potrà, grazie ad edifici sempre più smart, sostenere la richiesta economica degli edifici nuovi e così giustificare il gap di costo rispetto a quelli meno recenti.”

 “Da anni Assoedilizia è impegnata sul fronte della sicurezza degli immobili relativamente all’uso del gas, soprattutto del metano. Ad oggi, non si sono fatti decisivi passi avanti sul fronte della introduzione di adeguate misure, tanto che si susseguono ancora gravissimi episodi di esplosioni, con vittime umane e enormi danni fisici ai manufatti edilizi.  

“Tra le adottande misure pensiamo ad esempio ai sensori da applicarsi all’interno delle unità immobiliari, per segnalare la fuoruscita del gas incombusto, e in tal caso per interrompere automaticamente l’erogazione del gas stesso. Ovviamente il costo di tali installazioni di sicurezza, sia interne alle singole unità, sia nelle parti condominiali, andrebbe addebitato, non al proprietario di casa, ma all’azienda erogatrice, in quanto esercente privatisticamente un’attività commerciale (che un tempo era un pubblico servizio) consistente nella fornitura di un materiale deflagrante ad alto rischio.”

Per concludere un breve accenno a qualche profilo edilizio-urbanistico nella progettazione di nuovi building. Il futuro, come sosteneva anni addietro lo scienziato Umberto Veronesi, ci insegnerà a convivere con il rischio di un virus (speriamo non sia il coronavirus) di tale grado di letalità da poter insidiare la sopravvivenza stessa dell’umanità. Sarà il vero nemico dell’uomo e andrà combattuto con eserciti di medici e con adeguate strutture ed attrezzature pronti alla bisogna. Volendo essere previdenti dovremmo pensare a nuovi modelli architettonici: andrebbero cioè incentivati con misure premiali, nelle nuove grandi costruzioni, standard edilizi, facoltativi e non computabili a fini volumetrici, per la realizzazione di spazi attrezzati a ricoveri ospedalieri, pronti all’occorrenza, gestiti, ai fini delle profilassi, delle diagnosi e delle cure, anche in telemedicina, e per la ricettività di ammalati non gravi o semplicemente di positivi al tampone, pur asintomatici, che debbono tuttavia osservare la quarantena e non possono trascorrerla in famiglia, sicché oggi finiscono in ospedale.

I lavori sono stati aperti da Edoardo Croci, coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN Università Bocconi e da Giuseppe Franco Ferrari,coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi. Secondo i presentatori, le tecnologie digitali rendono possibile una gestione sempre più efficiente degli edifici. Il monitoraggio continuo e la possibilità di raccogliere e analizzare dati sui consumi energetici, sui consumi idrici e sulle componenti che necessitano di manutenzione, consentono di ottimizzare la gestione e ridurre i costi operativi. La pandemia da Covid-19 pone tuttavia nuove sfide nella gestione degli edifici, in particolare per quanto riguarda gli aspetti di ventilazione e circolazione dell’aria connessi a climatizzazione e riscaldamento, la sanificazione degli spazi più frequentati, gli accessi all’edificio e la registrazione delle presenze all’interno dello stesso. Le tecnologie smart possono svolgere un ruolo importante nel gestire anche questi aspetti, resi prioritari dall’emergenza sanitaria all’insegna dell’economia, dell’ambiente, della sicurezza. Inoltre Covid-19 obbligherà alla formazione di nuove figure professionali. Infine un’osservazione: la pandemia è stata meglio contenuta in Paesi (vedi Asia) dove vigono regimi autoritari e altrove in maniera più blanda, ad esempio utilizzando parzialmente l’app Immuni.

Sergio Harari,Direttore Clinica Medica e U.O. di Pneumologia Ospedale San Giuseppe MultiMedica – Università degli Studi Milano, ha messo in guardia dallo sbandierare – anche attraverso i mezzi di informazione – farmaci nuovi e l’arrivo rapido di vaccini: “E’ necessario – ha detto – rispettare regole e procedure onde garantire che ‘arrivare primi’ non porti con sé pericolose conseguenze.” Auspicando una maggiore integrazione tra ospedale e medicina sul territorio, ha affermato essere fondamentale il tracciamento di infetti e focolai con l’app Immuni: concludendo che le scoperte tecniche e mediche effettuate in questi mesi consentono, a differenza del periodo più terribile della pandemia, di curare con maggiore efficacia sia i paziente ospedalizzati che quelli a domicilio.

Sono intervenuti quindi, in presenza oppure in collegamento, Pier Giuseppe Biandrino, Direttore Legal e Corporate Affairs, Edison; Angelo Gava, Responsabile Servizi, Enel Italia; Francesco Giffoni, Responsabile unità Gestione Calore, A2A Calore & Servizi; Beatrice Giustinetti, Smart Cities and Carbon Free Manager, ENGIE Italia; Mariantonietta Lisena,Direttore Generale, International Facility Management Association (IFMA) Italia; Maurizio Massanelli,Direttore Marketing & Innovazione, Rekeep; Gianluca Beati,Commercial Area Director, Eco Contract; Massimo Bernardoni, Co-Founder and Director, Airlite. 

Foto d’archivio: Una sessione dell’OSSERVATORIO SMART CITY con Achille Colombo Clerici, Giuseppe Franco Ferrari, Edoardo Croci

 

I progetti per il Recovery Plan – Articolo su QN Il Giorno – Achille Colombo Clerici

ottobre 5, 2020

Il progetto di teleriscaldamento che, utilizzando l’acqua calda della Centrale termoelettrica di Cassano d’Adda, interesserà 150.000 famiglie milanesi, è un modello di grande opera da finanziarsi con il Recovery Fund. Esso contiene infatti tutte le caratteristiche ideali che dovrebbero contraddistinguere tali tipologie di interventi: coinvolgimento di gran numero di utenti, valore ecologico, risparmio energetico, sicurezza, durata nel tempo.  Ed è un esempio per le altre città italiane.

Altre grandi opere da inserire nel Recovery Plan dovrebbero riguardare la dispersione idrica. L’Italia, con 156 metri cubi per abitante, è il Paese dell’Unione Europea con il consumo  maggiore di acqua: ebbene, il volume di perdite idriche totali (ottenuto sottraendo i volumi erogati autorizzati ai volumi immessi in rete), ammonta a 3,4 miliardi di metri cubi, corrispondenti a una dispersione giornaliera di 9,4 milioni di metri cubi di acqua per uso potabile, pari, a livello nazionale, al 41,4% del volume complessivamente immesso nella rete. Una percentuale in costante aumento, a causa del degrado della rete idrica.

Considerando i soli capoluoghi di provincia, nel gruppo di ‘maglie nere’ si registrano Frosinone, Campobasso, Potenza, Vibo Valentia, Tempio Pausania e Iglesias. Tra i capoluoghi di regione Milano è la città con il valore più basso di perdite idriche totali in termini percentuali rispetto ai volumi immessi (16,7%).

Risulta quindi improcrastinabile un massiccio intervento di riqualificazione della rete di distribuzione idrica. Fra i grandi progetti da inserire nel Piano di finanziamento in fase di formazione – ne ho scritto di recente – la realizzazione di infrastrutture ferroviarie, quali il quadruplicamento dei binari tra Monza e Chiasso per completare il Corridoio ferroviario europeo 24 che unisce i porti di Genova e Rotterdam, nonché un serio programma di investimenti in edilizia residenziale pubblica. Proposte di grande portata, investimenti concreti e mirati all’ammodernamento, alla crescita e allo sviluppo del Paese

Sembra invece che sia in atto un “assalto alla diligenza” al Recovery Fund con ben 405 proposte di investimento, per un totale di 460 miliardi di euro (oltre il doppio di quelli a noi assegnati), frammentati in una miriade di progetti: alcuni dei quali addirittura inferiori a 100.000 euro. Evidentemente per conquistare consenso elettorale.  Non è così che si prepara il rilancio dell’Italia che si sta giocando il futuro di potenza economica mondiale.