Combattere la criminalità economica internazionale”. Articolo su QN Il Giorno del 24 ottobre 2020

Articolo su QN IL GIORNO del 24 ott.2020 “Combattere la criminalità economica internazionale”
di Achille Colombo Clerici

Mercati globali e tecnologia digitale arrecano grandi benefici alla società, ma sono anche utilizzati dalla criminalità economica internazionale e transnazionale (mafie, evasione e frode fiscali, corruzione, riciclaggio, finanziamento del terrorismo) per allungare i tentacoli in Europa e nel mondo. Si impone perciò una armonizzazione normativa e un maggiore coordinamento internazionale di magistrature e polizie che devono superare i frequenti ostacoli – veri buchi neri – frapposti dalla politica accomodante di alcuni Paesi per una questione di costi/benefici, sia pure contrariamente alle risultanze tecniche avallate dagli stessi; e la costituzione di nuclei specializzati supportati dalle più moderne tecnologie per rendere più efficace la legalità di contrasto con una cooperazione globalizzata internazionale, che parta dal GAFI – Gruppo d’azione finanziaria internazionale  e dalle FIU nazionali – Financial Intelligence Unit. 

Riflessioni e suggerimenti sono giunti dal quarto convegno di studi sul tema organizzato da Banca d’Italia di Milano e dall’Associazione per lo Studio dei Problemi del Credito. E, a questo proposito, va giustamente riconosciuto il merito del direttore milanese della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti di avere aperto i portoni dell’austero palazzo di piazza Cordusio alla società civile svelando realtà, che coinvolgono tutti, finora riservate agli addetti ai lavori. Al convegno-webinar ”Spunti di riflessione per una legalità di contrasto alla criminalità economica internazionale”, presentato e concluso da Sopranzetti,  hanno partecipato – in ordine di intervento – Ercole P. Pellicanò, presidente ANSPC; Federico Cafiero de Raho, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo; Filippo Cocuccio, direttore generale ANSPC moderatore della ‘tavola rotonda’ con Claudio Clemente, direttore UIF; Fabrizio De Pasquale, procuratore aggiunto a Milano e  magistrato di riferimento in Italia; Giuseppe Vicanolo, Generale di C.A. comandante della Guardia di Finanza Nordoccidentale; Donato Masciandaro, Ordinario di Economia nell’Università Bocconi di Milano.  

Dal convegno sono giunti anche dati preoccupanti, secondo i quali i crimini economici in Italia sfiorano il 12% del Pil, oltre 210 miliardi.

Le mafie si sono evolute col tempo, passando dal controllo del territorio al mondo degli affari, ma non hanno cambiato l’obiettivo: infiltrare l’economia sana, appropriarsi di attività economiche, aggiudicarsi risorse pubbliche (cosa avverrà con il Recovery Fund?). Loro supporter una volta erano individui con coppola e lupara e dalla parlata pittoresca, oggi sono professionisti elegantemente vestiti, laureati, dall’inglese fluente: avvocati, commercialisti, mediatori internazionali. Come si evidenzia dalle SOS – segnalazioni di operazioni sospette, all’UIF-Unità di intelligence finanziaria italiana per il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo presso la Banca d’Italia, nel 2019 sono giunte, dai soggetti tenuti all’obbligo (tra i quali, banche, società finanziarie e fiduciarie), 105.739 segnalazioni: dai notai 5.074, ma soltanto 48 dagli avvocati e  327 dai commercialisti.

La diffusione del fenomeno è diventata tale da radicarsi anche in tranquille cittadine di provincia: a Forlì un piccolo personaggio aveva impiantato una rete di riciclaggio – criptovalute  in cambio di contante di provenienza illegale – che arrivava fin negli Usa, in Gran Bretagna, in Asia.

E’ evidente che la lotta andrebbe combattuta a livello globale con la collaborazione di tutti i Paesi: ma ce ne sono alcuni – e non certo solo i più arretrati – che sono piuttosto restii ad offrire piena collaborazione. Così le mafie, che hanno radici nel nostro Paese, sviluppano tronchi e copiose fronde altrove. I Paesi in questione sono molto collaborativi nel concedere rogatorie per reati comuni e per terrorismo, ma non per reati finanziari; così come sono solleciti ad attuare embarghi contro Paesi che non rispettano i diritti umani, cosa giusta; ma non è mai successo che sia stato attuato un embargo nei confronti di  un “paradiso fiscale”.

L’Italia è tra i Paesi che hanno sviluppato i più efficaci sistemi contro la criminalità economica consentendo, per citare, di colpire con la confisca del profitto o dell’equivalente, le proprietà non solo frutto di acquisti con denaro “sporco”, ma anche di acquisti sproporzionati al reddito.

 

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