Archivio per novembre 2020

“Siamo appesi alla Bce” Articolo apparso su QN IL GIORNO di sabato 28 novembre 2020 a firma di Achille Colombo Clerici

novembre 30, 2020

Con la sovranità monetaria, a fronte di necessità emergenti, lo stato emetteva moneta e titoli del debito pubblico. Si produceva inflazione, cioè perdita di capacità di acquisto della moneta e conseguente svalutazione monetaria: erano le cosiddette svalutazioni competitive.

Ma lo stato, alla fin fine, si indebitava con se stesso; anzi, utilizzando la moneta emessa, pagava i propri debiti.

Quando l’Unione interviene con un piano finanziario (ad esempio il Next generation E.U.) questo anzitutto deve esser alimentato da tutti gli stati; poi l’Europa, garantendo con il proprio bilancio e coinvolgendo altre fonti di finanziamento, procede a trasferimenti e prestiti.

Quanto alla BCE, emette moneta e con questa, attraverso il giro delle immissioni di liquidità, per tramite delle banche centrali nazionali, alla fine compera titoli del debito pubblico degli stati membri. Per lo stato italiano si tratta di un indebitamento quasi a costo zero poiché gli interessi percepiti dalla Banca d’Italia sui titoli acquistati sono ritrasferiti per il 95% al Tesoro a titolo di utili.

La Bce ha un capitale sottoscritto dalle stesse banche centrali dei paesi europei. 

 Si dirà: la Banca d’Italia possiede la BCE pro quota. Se la Bce si arricchisce, ne è parte anche la nostra banca centrale.

Ma la Banca d’Italia, della quale una legge dello stato italiano garantisce l’autonomia e l’indipendenza, benché versi allo stato medesimo quasi tutti gli utili, appartiene, non allo stesso, bensì ad una serie di istituti bancari e finanziari italiani, i quali sono a loro volta largamente posseduti da fondi ed istituti finanziari stranieri. 

Vero è che in Italia, dal 1870 ad oggi, il debito pubblico non è mai stato così elevato, ma, al contempo, così poco oneroso per lo stato. Oggi, costa pochissimo.

Ma il problema, in definitiva, non è solo l’entità del debito pubblico italiano, quanto soprattutto l’indebitamento verso Bankitalia e Bce per il debito pubblico e verso l’Europa per i finanziamenti ricevuti a titolo di prestito.

Oggi la BCE pratica una politica ultraespansiva, acquistando i titoli del debito pubblico nazionale, al fine di tendere, dall’attuale livello di inflazione di poco superiore allo zero, verso il livello ideale del 2%. Ma se un domani, mutando le condizioni, la BCE mutasse politica e invece di comperare vendesse?

FONDAZIONE ITALIA CINA – Presentazione libro: libro “Focus in Cina. Un viaggio tra cultura, scenari e opportunità

novembre 30, 2020

Il libro-vademecum “Focus Cina” di Francesco Boggio Ferraris dedicato alle pmi esportatrici

CONOSCERE LA CULTURA, ORGANIZZARSI, MANTENERE L’ORIGINALITA’ DEI PRODOTTI

di Benito Sicchiero

La Cina non è poi così vicina. Anche se è stata protagonista di un progresso economico, tecnologico e sociale che – caso probabilmente unico nella storia dell’umanità – in pochi decenni l’ha portata ad essere la seconda potenza al mondo, le differenze tra cultura orientale e cultura occidentale sono notevoli. L’italico imprenditore, ricco di capacità e di fantasia quanto povero di organizzazione, deve esserne cosciente se vuole penetrare quell’immenso mercato (oltre 400 milioni di componenti la classe media).

E’ quanto raccomanda il libro “Focus in Cina. Un viaggio tra cultura, scenari e opportunità” di Francesco Boggio Ferraris, direttore della Scuola di Formazione Fondazione Italia Cina, al centro del primo appuntamento online dedicato alle pmi organizzato da Istao-Istituto Adriano Olivetti in collaborazione con China Center, Università di Macerata e Fondazione Italia Cina. Ha aperto i lavori Sara Paoletti della Fondazione, coordinati da Gianluca Sampaolo dell’Università di Macerata.

Si è parlato di Covid 19: i consumi da gennaio a ottobre. Revenge spending o rational consumption? Delle dieci parole chiave per interpretare il mercato cinese; degli otto pilastri di una strategia vincente dedicata alla Cina.

Innanzitutto, il mercato cinese è l’unico al mondo ad essersi ripreso dalle conseguenze della pandemia (più 0,7% del pil rispetto al 2019) e uno dei pochissimi Paesi ad averla praticamente debellata: merito indubbio di un sistema di controllo impossibile da imporre in un Paese democratico ma anche (o soprattutto?) di una cultura che privilegia la collettività rispetto all’individualismo, riassunta nella motivazione: “Coloro che mentono sulla loro temperatura sono nemici di classe”. Che vengono perseguiti. Ad esempio, se al controllo della temperatura alla stazione del metrò risultano dati diversi da quelli comunicati all’uscita di casa (l’equivalente di Immuni là funziona) scatta la denuncia.

Nei giorni scorsi al Plenum del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, è stato delineato il 14° Piano quinquennale per lo sviluppo economico del Paese nel periodo 2021-2025.  Punto cardine del Piano è una minore dipendenza dalle esportazioni ed un maggiore sviluppo tecnologico e qualitativo della produzione destinata ai consumi interni. Dando seguito a linee di tendenza abbozzate da almeno un decennio, la Cina prenderà sempre più la strada per diventare più terra di consumo che di produzione (non più, relativamente parlando, ‘fabbrica del mondo’), favorendo così le importazioni rispetto alle esportazioni; avendo allo stesso tempo ridotto l’esposizione verso un contesto internazionale sempre più ostile.

Opportunità quindi per i nostri magnifici esportatori di prodotti di lusso come di macchine industriali. Ma attenzione, richiama Boggio Ferraris: l’imprenditore italiano non deve strizzare l’occhio al gusto cinese, deve anzi rivendicare la propria creatività ed originalità, che sono molto apprezzate.

In sintesi, la conquista del mercato cinese poggia su otto pilastri: modello di business, comunicazione, prodotto, prezzo, organizzazione, tecnologia, aspetti legali, crisis management.

I rapporti tra Italia e Cina godono di auspici favorevoli. I Giochi olimpici invernali di Pechino 2022 passeranno a Milano-Cortina nel 2026; potrebbe ripetersi quanto successo con Expo Shanghai 2010 passata a Milano nel 2015, con i risultati che ben conosciamo.

Webinar “Rilancio internazionale della Milano culturale” Fabbrica del Vapore

novembre 30, 2020

Giovedì 3 dicembre, ore 19, convegno in streaming organizzato da Milano Vapore

QUALE RILANCIO INTERNAZIONALE DELLA MILANO CULTURALE?

“La cultura è un grande fattore di attrattività della città globale. Milano è portatrice di un ingente patrimonio di cultura che dovrà essere valorizzato e adeguatamente comunicato al fine di rilanciare quell’attrattività che è condizione fondamentale per la sua competitività sul piano internazionale”.

E’ la riflessione di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e di Amici di Milano, sul tema del convegno “Milano museo a cielo aperto. Quale rilancio internazionale della Milano culturale?” organizzato in live streaming Facebook da Milano Vapore giovedì 3 dicembre 2020, ore 19.

Con Colombo Clerici relatori Sissa Caccia Dominioni, storica d’arte; Fulvio Irace, professore di Storia dell’architettura e del design nel Politecnico di Milano; Maria Grazia Mazzocchi, presidente di Museo City; James M. Bradburne, direttore generale della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Braidense; Carmelo Ferraro, presidente del Comitato scientifico di Milano Vapore; Giampaolo Berni Ferretti, presidente di Milano Vapore. Moderatrice Fausta Chiesa giornalista del Corriere della Sera

Foto d’archivio: Achille Colombo Clerici con il Vicepresidente di Assoedilizia Luigi Arborio Mella in un famoso negozio storico di Milano

Piano AMAT-Comune di Milano ­ ASSOEDILIZIA partecipa alla consultazione per il PIANO ARIA E CLIMA

novembre 30, 2020

ASSOEDILIZIA ALLA CONSULTAZIONE DEL PIANO ARIA E CLIMA DEL COMUNE DI MILANO-AMAT (Agenzia mobilità, Ambiente e Territorio)

ASSOEDILIZIA ha partecipato alle consultazioni del Piano ArIa Clima-PAC del Comune di Milano con il suo consulente ing. Ezio Rendina. L’incontro era coordinato dall’assessore a Mobilità e Lavori Pubblici Marco Granelli.

Con il PAC il Comune di Milano si è posto come obiettivi prioritari il miglioramento della qualità dell’aria e la risposta all’emergenza climatica. Inoltre, per dare maggiore indirizzo alle proprie azioni, ha sottoscritto diversi accordi in ambito internazionale.

AMAT si occupa dell’elaborazione del Piano per le parti relative alla qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni gas serra. Nel PAC, sulla base dello stato di fatto, degli scenari previsionali e del contesto normativo e pianificatorio, vengono definite le azioni e le misure che il Comune intende intraprendere per raggiungere gli obiettivi che si è posto.

Gli ambiti su cui il Comune può agire, direttamente o indirettamente, sono, tra gli altri:
*            pianificazione urbanistica;
*            pianificazione della mobilità, con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo dei mezzi privati a favore del trasporto pubblico e di forme di mobilità attiva e sostenibile;
*            dispositivi regolamentari;
*            riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato;
*            produzione di energia da fonti rinnovabili;
*            azioni su altri settori, quali ad esempio gli acquisti ed il terziario.

AMAT affianca inoltre il Comune nel processo di stakeholder engagement che accompagna l’iter di adozione e approvazione del PAC, nonché la sua attuazione.

Foto di archivio: Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Webinar Assoedilizia “Le novità legislative in materia di edilizia e di urbanistica”

novembre 23, 2020

INVITO

CONVEGNO ONLINE

SEMPLIFICAZIONE E RIGENERAZIONE IN MATERIA URBANISTICA E EDILIZIA: PANORAMA NORMATIVO ATTUALE

Giovedì 3 dicembre 2020  

Ore 15-18

 

 

Saluto introduttivo
Avv. Achille Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia

Coordinatore:
Avv. Raffaello Stendardi

Interventi

15:10
Prof. Avv. Marilisa D’Amico,  Professore Ordinario di Diritto costituzionale e Giustizia costituzionale e Prorettore alla legalità presso l’Università degli Studi di Milano
“Fonti normative nel periodo dell’emergenza”

15:30
Prof. Avv. Sara Valaguzza, Professore di Diritto amministrativo all’Università degli Studi di Milano
“La rigenerazione urbana tra green deal e politiche degli stati membri”

15:50
Dott. Pierfrancesco Maran, Assessore a Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano “PGT del Comune di Milano: elementi rilevanti in tema di semplificazione e rigenerazione”

16:10
Avv. Pietro Foroni, Assessore al Territorio e Protezione Civile della Regione Lombardia;
Dott. Gianluca Marco Comazzi, Consigliere della Regione Lombardia
 “L.R. 18/19: elementi rilevanti in tema di semplificazione e rigenerazione”

16:40
Prof. Avv. Claudio Biscaretti di Ruffia, Presidente della Federazione Nazionale della Proprietà Fondiaria;
 Avv. Maria Sala
“Il recupero edifici rurali dismessi o abbandonati”

17:20
Avv. Bruna Gabardi Vanoli; Avv. Luca Stendardi
“Semplificazioni e incentivi alla rigenerazione urbana: nuovi elementi introdotti dal DL 76/2020 (DL Semplificazioni) come convertito con modificazioni dalla L. 120/2020”

A causa delle restrizioni per il COVID, l’incontro si svolgerà attraverso la piattaforma Zoom.

Partecipazione gratuita su prenotazione fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Per la prenotazione, inviare la richiesta allegata a info@assoedilizia.mi.it

 
 

“L’emergenza Sanitaria si combatte a livello europeo.” Articolo su QN IL GIORNO del 21 novembre 2020 di Achille Colombo Clerici

novembre 23, 2020

Costruire un’Unione Europea della salute per proteggere i cittadini garantendo un’assistenza di alta qualità in tempi di crisi e attrezzando l’Unione e i suoi Stati membri al fine di prevenire e gestire le emergenze sanitarie che colpiscono l’Europa.

 L’iniziativa, annunciata dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, è la risposta ad una carenza che si è manifestata clamorosamente in occasione di Covid-19: in assenza di un coordinamento continentale, ogni Paese dell’Unione procede per conto proprio nel tentativo di arginare il fenomeno. Per quanto riguarda l’Italia, il fatto di essere confinante con Paesi altamente contagiati ha indubbiamente aggravato le conseguenze della fase due della pandemia. Il maggiore coordinamento a livello dell’UE è necessario anche in vista di emergenze sanitarie future.

 Le proposte UE sono incentrate sulla riforma del quadro normativo esistente relativo alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero, come pure sul rafforzamento del ruolo delle principali agenzie comunitarie, ossia del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), nella preparazione e nella risposta alle crisi.

 Il nuovo regolamento permetterà di rafforzare la preparazione degli Stati membri, adottando piani a livello nazionale, congiuntamente a quadri completi e trasparenti per la comunicazione di informazioni e di controlli (ad esempio, disponibilità di posti letto negli ospedali, disponibilità di posti per cure specializzate e terapia intensiva, quantità di personale medico qualificato, ecc.).

Ciò permetterà, tra l’altro, lo sviluppo, lo stoccaggio e l’approvvigionamento dei prodotti di rilevanza per la crisi. Inoltre: capacità di mobilitare e inviare una task force sanitaria per coadiuvare la risposta locale negli Stati membri; istituzione di una rete di laboratori di riferimento; monitoraggio e mitigazione del rischio di carenze di medicinali e dispositivi medici essenziali; consulenza scientifica sui medicinali potenzialmente in grado di curare, prevenire o diagnosticare le malattie all’origine delle crisi; coordinamento degli studi per monitorare l’efficacia e la sicurezza dei vaccini.  

Festival del Futuro 2020: “Disegnare il nuovo mondo” di Verona

novembre 23, 2020

PANDEMIA: IL NUOVO APPROCCIO CULTURALE E POLITICO DELL’EUROPA E I QUATTTRO CAMBIAMENTI CHE DEVE AFFRONTARE L’ITALIA  

Benito Sicchiero 

“L’Unione europea ha reagito alla crisi indotta dallo scoppio della pandemia in modo molto diverso da come aveva affrontato le precedenti crisi. Un cambiamento frutto della drammaticità della situazione economica e sociale ma anche di un nuovo approccio culturale e politico adottato dalla Commissione europea e dalle altre istituzioni europee, a partire dalla nomina del nuovo Presidente Ursula von der Leyen, che ha messo al centro della propria azione l’obiettivo di portare l’Europa su un ampio sentiero di sviluppo sostenibile. Purtroppo in Italia il dibattito pubblico dimostra di non capire quello che l’Europa vuole fare”.

E’ la riflessione di Enrico Giovannini, economista, statistico e accademico italiano, già – tra l’altro – Chief Statistician dell’OCSE e presidente dell’Istat, al Festival del Futuro 2020 di Verona: “Disegnare il nuovo mondo” promosso dal  Gruppo editoriale Athesis, Eccellenze d’Impresa e

e Harvard Business Review Italia. Tre giorni, oltre 40 ospiti e 20 tra dibattiti, keynote speech e interviste. Tra gli speaker la ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che ha concluso i lavori,  la direttrice di Telethon Francesca Pasinelli, Massimo Gaudina, capo della rappresentanza della Commissione Europea a Milano. “L’invito a provare a disegnare il futuro, in questo 2020 attraversato da una crisi sanitaria ed economica senza precedenti, vuol essere uno sprone a mettere in campo le migliori competenze del nostro Paese per uscirne migliori, più forti e competitivi di prima” affermano i promotori Enrico Sassoon, direttore di Harvard Business Review, Luigi Consiglio, presidente di Gea e di Eccellenze d’Impresa, e Matteo Montan, amministratore delegato del Gruppo editoriale Athesis. Il Festival è iniziato con i saluti del presidente di Confindustria Verona Michele Bauli, del presidente di Veronafiere Maurizio Danese, del sindaco di Verona Federico Sboarina e del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia.

Enrico Giovannini è stato relatore nella quinta sessione “Nuovi orientamenti per anticipare e gestire crisi ed emergenze” con Mario Nava, direttore generale per le riforme, Commissione europea; Maria Pierdicchi, presidente Nedcommunity, coordinati da Massimo Gaudina, Commissione europea, il quale ha detto: “Per la Commissione europea progettare e proiettarsi nel futuro è sempre stata nel proprio dna; ora, con tutte le crisi in atto, ci sono sfide nuove da affrontare con strumenti nuovi. Significa parlare di resilienza, parlare non solo di azioni ma soprattutto di organizzazione, la preparazione è quindi essenziale.”

Mario Nava: «Cosa vuol dire gestire una crisi? Bisogna prima capirne l’origine, se è nazionale o globale. Usualmente all’inizio si tende a pensare che non è la crisi mia, la colpa è di altri. Passata quella fase, si capisce che bisogna fare qualcosa: c’è un intervento immediato per limitare i danni e poi c’è l’intervento di lungo periodo, su cui ci stiamo concentrando ora: è il passaggio da un evento all’imparare da quell’evento. In Europa abbiamo preso decisioni radicali in quattro mesi mentre prima dell’emergenza pandemia ci sarebbero voluti quattro anni. Quello che vogliamo fare con Next Generation EU (in Italia meglio noto come Recovery Fund ndr) ed altre iniziative è finanziare non lo status quo ma un radicale cambiamento   sia dal punto di vista delle spese che delle entrate.”

Giovannini aggiunge altre riflessioni: “Le imprese che avevano investito nella sostenibilità prima della pandemia hanno dimostrato di essere più resilienti. Inoltre si è verificato un cambiamento epocale delle funzioni della Commissione Europea che ha messo sul campo risorse principalmente per la gestione della crisi. Un cambiamento di mentalità che rende endogeni gli shock. Un’altra scelta della Commissione, non scontata, è stata finanziare Sure attraverso social bonds e green bonds. Il 2021 dovrebbe essere un anno di svolta per la finanza sostenibile.”

Il pensiero di Giovannini meglio si esplica nell’ articolo pubblicato in Macrotrends 2021 di Harvard Business Review Italia. 

Gli ultimi vent’anni hanno visto il susseguirsi di numerose e diversificate crisi per il Vecchio Continente, che avevano messo a nudo i limiti dell’Unione europea, dalla Grande Recessione del 2007-2008, alla crisi dei debiti sovrani,  alla ‘crisi migratoria del 2015.  LUnione europea ha reagito alla crisi indotta dallo scoppio della pandemia in modo molto diverso da come aveva affrontato le crisi dell’ultimo decennio. Questo cambiamento non è unicamente frutto della drammaticità della situazione economica e sociale, ma è dovuto anche al nuovo approccio culturale e politico adottato dalla Commissione europea prima e dalle altre istituzioni europee poi.   La Presidente Ursula von der Layen  ha indicato con chiarezza l’intenzione di imprimere all’Unione una svolta profonda, basata su sei linee di azione: lEuropean Green Deal; un’economia al servizio delle persone; un’Europa pronta per l’era digitale; la promozione dello stile di vita europeo; un’Europa più forte nel mondo; un nuovo slancio per la democrazia europea.

Si tratta, dunque, di un’operazione estremamente complessa e ben strutturata, presidiata in forza dalla Commissione per assicurarsi che il processo che conduce alla formulazione dei Piani e i loro contenuti siano in piena coerenza con le linee politiche fissate dal Consiglio europeo e il carattere “storico” della sfida. Anche l’Italia deve saper rispondere a tale sfida non solo sul piano dei contenuti, ma anche su quello della governance. In particolare, quattro appaiono le principali debolezze sulle quali le autorità italiane devono lavorare nei prossimi mesi e anni:
·       la coerenza del disegno strategico per realizzare l’Italia del 2030 in un’ottica di sviluppo sostenibile (visione);
·       i contenuti dei progetti e delle riforme per cui si chiedono i fondi di Next Generation EU e la loro coerenza con gli interventi e le riforme finanziate a valere su altri fondi europei e su fondi nazionali (coerenza delle politiche);
·       il disegno delle relazioni tra le istituzioni (nazionali e territoriali) chiamate a programmare, eseguire e monitorare l’attuazione del PNRR (efficacia della governance);
·       la costruzione di un sistema informativo unitario che consenta di descrivere in modo coerente e confrontabile, seguire nel tempo, e valutare l’impatto delle azioni previste non solo dal PNRR (trasparenza delle politiche).

L’intervento di Maria Pierdicchi: “Da un lato abbiamo visto una grande capacità di leadership da parte delle aziende, molte erano preparate, non tutte erano pronte. Ci siamo trovati di fronte a scenari totalmente nuovi in un contesto di governance che non era abituato a reagire velocemente. Le aziende più piccole hanno avuto più difficoltà a reagire: le aziende italiane dipendono molto di più da garanzie pubbliche che non quelle di altri Paesi europei, sostegni elargiti in modo farraginoso e burocratico. Nonostante ciò io vedo che due cambiamenti importanti stanno modificando la cultura aziendale: uno è la digitalizzazione, che non è solo smartworking; l’altro è una nuova visione di valori, ridefinizioni di piani strategici.” 

Gli altri partecipanti, secondo il programma: Giuseppe Lippi, Luciano Ravera, Andrea Crisanti, Sabrina Raggioni, Filippo Miola, Stefano Quintarelli, Donato Speroni, Roberta Marracino, Federico Fabroni, Carlo Alberto Pratesi, Daniela Bernacchi, Giovanni Todaro, Andrea Calabrese, Fabio Orlandi, Francesca Milani,  Gianmarco Montanari, Gianluigi Viscardi, Alfonso Fuggetta, Marco Hannappel, Gian Luca Rana, Vincenzo Russi, Alessandro Perego, Umberto Bertelè, Ornella Chinotti, Maurizio Milan, Giulia Baccarin, Lisa di Sevo, Paola Mascaro, Odile Robotti, Gabriele Grea, Stefano Sordelli, Grazia Pertile, Angelo Coletta, Francesco Cerruti, Daniele Meini, Massimo Pasquali, Massimo Ciaglia, Paolo Cellini, Mauro Eccetto, Andrea Prencipe, Emilio Rossi, Maria Savona, Carlo Ferraresi, Fabrizio Di Amato, Andrea Montanino, Paola De Castro, Michele Morgante, Federico Vecchioni, Carlo Lambro.

Foto d’archivio
Enrico Giovannini, con Corrado Passera e Achille Colombo Clerici

“La società, la città durante e dopo la pandemia” Esperienze e prospettive – Dibattito Collegio Ingegneri e Architetti Milano, Archxmi, AIM

novembre 19, 2020

Osservatorio Metropolitano apre il nuovo ciclo di dibattiti
BASSETTI: PANDEMIA, SPECCHIO DELLA CRISI DELLA DEMOCRAZIA
COLOMBO CLERICI: MILANO GIANSENISTA E LA NUOVA TRASFORMAZIONE        

Il confucianesimo comunitario asiatico vince sull’occidente individualista: lo dimostra la fase attuale della pandemia che vede Covid-19 quasi scomparso in estremo oriente e affliggere invece Europa e America. Ed è la riflessione di Piero Bassetti, brillante 92enne, uno dei più illustri e noti esponenti della politica alta milanese ed italiana, espressa al dibattito online “La pandemia tra Milano, Italia, Europa, mondo” organizzato per Osservatorio Metropolitano dal Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, ArchxMi e Aim-Associazione interessi metropolitani.  

Presentato dal conduttore Gianni Verga, Bassetti ha citato alcune risposte da lui fornite alle 100 domande postegli da Stefano Rolando, sociologo e guru della comunicazione, nel libro-intervista “Glocal a confronto. Piero Bassetti riflette sulla pandemia”, Luca Sossella editore, prefazione di Riccardo Fedriga, professore di filosofia all’Università di Bologna, anche loro presenti al dibattito. Uscito in parallelo con “Pandemia. Laboratorio di comunicazione pubblica”, i due libri   hanno trovato la loro matrice e la loro lavorazione nel quadro dell’Osservatorio sulla Comunicazione pubblica dell’Università IULM che ha orientato fin da febbraio un monitoraggio permanente su “Media, Comunicazione e Coronavirus”.

Prosegue Bassetti: “Il mondo non ha reagito in modo uguale all’arrivo della pandemia, per la semplice ragione che si è diviso fin dalle prime avvisaglie su una premessa di fondo. Chi era predisposto – anche culturalmente – a percepire il ‘contagio’ come un evento comune, comunitario, collettivo e chi poneva al centro del campo un sistema planetario di individui. La cosa che più mi impressionò quando andai le prime volte in Cina fu di constatare che da  migliaia di anni il medico cura i malati rigorosamente nel quadro della responsabilità della comunità. Per capirci: “La mia sopravvivenza sono cavoli miei”, tendono a pensare gli occidentali. “La mia sopravvivenza è un problema della comunità”, pensano invece gli orientali.

 “Oggi si potrebbe dire: facendo così della salute un tema glocal. Non solo del local (l’individuo), non solo del global (il gpianeta). Dalla ricerca alla terapia questo approccio ti prepara in modo diverso a una vicenda come quella in corso che ha messo in evidenza il declino della democrazia, come la intendiamo in occidente.  Anche la ‘democrazia rappresentativa’ ha una sua dimensione di ossimoro. La ‘crazia’, il potere, è usata dal ‘demo’, il popolo. Se il demo non ha l’intelligenza di capire che la crazia all’80 % è orientata contro di lui, finisce per determinare un ciclo in cui quel potere lo instupidisce.”  

E Milano come si inserisce nel contesto globale? Secondo Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia “pur gravemente ferita, Milano continu a svolgere il compito storico di tenere  agganciato il Paese all’ Europa e al mondo. Anzi, l’avere la pandemia messo in discussione un rapporto di relazioni consolidato (lavoro, ricerca, cultura e quant’altro) può costituire la ragione del sorgere di nuove modalità di vivere e lavorare.  Esempio ne sono la recente sfilata di Armani in rete, il ritorno di Valentino a Milano dopo 13 anni, Coima, Covivio e Prada con il Villaggio Olimpico.  Non è un fatto che Milano abbia saputo sempre rinnovarsi – basti pensare alla trasformazione da città industriale a città del terziario avanzato e della conoscenza – mantenendo il proprio ruolo assieme ad altre città che il business guru Jonas Ridderstrale ha definito ‘ motori di crescita, cioè soggetti economici che producono valore.

“Milano resta forte e resiliente grazie a quella formazione giansenista che Giorgio Rumi riassumeva come insieme di religione, valori morali, famiglia, laboriosità tesi al risultato; e che Eugenio Radice Fossati definiva ‘milanesità, come brace che cova sotto la cenere pronta alla fiammata quando le circostanze lo impongono’.

Colombo Clerici conclude: “Assoedilizia si prefigge di accompagnare questo cambiamento sociale e culturale con iniziative in collaborazione con istituzioni pubbliche e private quali Università degli Studi, Università Bocconi,  Ambrosianeum, Fabbrica del Vapore, Fiera di Bologna, Comitati di quartiere. Il dibattito di questa sera, promosso dal Collegio, da Archxmi, da AIM è un passaggio importante di questo percorso.

Prossimi dibattiti, sempre online sulla piattaforma BigMarker: martedì 1 dicembre 2020, ore 18 “La residenza universitaria. Il ruolo del Collegio di Milano”; martedì 15 dicembre 2020 ore 18, “Milano e la sua architettura nello sguardo della fotografia”.  

Osservatorio Metropolitano   ha il patrocinio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano, di Assoedilizia, di Cersu-Centro regionale di studi urbanistici della Lombardia, della Fondazione Ordine ingegneri provincia di Milano. Ha quale obiettivo, trattando argomenti urbanistici, tecnici, sociali, culturali, di finalizzare ad approfondire le diverse questioni che stanno alla base delle future proposte sullo sviluppo di Milano e della Città Metropolitana.

Foto d’archivio: Piero Bassetti con Achille Colombo Clerici 

“Una parità ambigua. Costituzione e diritti delle donne”, Libro di Marilisa D’Amico, Raffaello Cortina Editore

novembre 16, 2020

Nuovo libro di Marilisa D’Amico presentato all’Università Statale di Milano
TRA DONNA ED UOMO ANCORA UNA PARITA’ AMBIGUA

“Nasce finalmente una democrazia di donne e di uomini”: così, nel 1947 Teresa Mattei, la più giovane costituente italiana, eroina della Resistenza (venne arrestata e torturata dai nazisti) celebrava l’approvazione del principio di eguaglianza nella Costituzione (art. 3). Ma oggi è davvero così?

Se ne è discusso nell’ambito di Book City alla Statale di Milano partendo dal libro di Marilisa D’Amico “Una parità ambigua. Costituzione e diritti delle donne”, Raffaello Cortina Editore.  L’evento ha voluto rappresentare un’occasione per riflettere sul ruolo dei talenti delle donne nel lungo cammino verso la parità di genere, oggi non ancora pienamente compiuto. Ospite il presidente di Assoedilizia e di Europasia Avv. Achille Colombo Clerici.

L’autrice ne ha discusso con Yasmin Ergas esperta in diritti umani delle donne e Direttrice di “Gender and Public Policy Specialization” della Columbia University di New York (in collegamento dalla metropoli Usa) e Fabio Roia, magistrato e Presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, impegnato nel contrasto alla violenza di genere. Coordinatrice dei lavori Stefania Leone, professore associato di Diritto costituzionale e scrittrice.


Marilisa D’Amico, con il libro ripercorre le tappe del cammino per raggiungere la parità nel nostro Stato costituzionale, muovendo dalle origini antichissime degli stereotipi di genere che ancora ostacolano l’eguaglianza e danno vita a una “parità ambigua”.

Questa ambiguità si riflette nei molti temi affrontati dall’autrice: i diritti riproduttivi, lo squilibrio di genere ai vertici delle istituzioni, la difficoltà di conciliare il tempo dedicato alla famiglia e al lavoro, l’odio sessista, il dramma della violenza di genere. L’attenzione si sposta infine sull’emergenza sanitaria attuale, che moltiplica le fragilità e amplifica le discriminazioni.

Il libro si rivolge a tutti i lettori, nella convinzione che la “democrazia paritaria” sia una conquista non solo per le donne ma per la società intera e nella consapevolezza che il cambiamento debba essere soprattutto culturale e che il diritto possa solo introdurre strumenti che lo facilitino.
 

Nel dibattito Ergas si è soffermata in particolare sulle ambiguità che ancor permangono nella traduzione nella realtà del concetto teorico di uguaglianza uomo-donna, che sono entrambi lavoratori; ma che vede la donna subire le conseguenze di una disuguaglianza di fatto, il ‘caso italiano’ – quante donne sono costrette a lasciare il lavoro quando hanno dei figli oppure a rinunciare ad avere figli per continuare a lavorare? – che  la pandemia ha reso ancora più evidente.  

Roia ritiene necessario sensibilizzare la società sul tema della violenza sulle donne prima ancora che il fenomeno arrivi nelle caserme delle forze dell’ordine e sul tavolo dei magistrati. Nel periodo del lockdown le denunce sono diminuite del 50% (per impossibilità o paura) ma sono aumentate del 60% le segnalazioni ai centri di tutela. Se nei decenni, con fatica, si sono fatti passi avanti (il ‘delitto d’onore’ è stato abolito solo nel 1981 ma ancora fino a 2 anni l’omicidio della moglie e della convivente era punito in maniera diversa), si registrano preoccupanti passi indietro: ma soprattutto si nota, nella magistratura, un venir meno della passione civile.

Il libro di D’amico coniuga il rigore scientifico con uno stile comunicativo semplice tale da renderlo accessibile al grande pubblico e soprattutto agli studenti universitari.  

Marilisa D’Amico è professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e Prorettrice con delega a Legalità, trasparenza e parità di diritti nell’Università degli Studi di Milano. Scrittrice, come avvocato ha difeso davanti alle Corti italiane ed europee questioni relative ai diritti fondamentali, come quelle sulla procreazione medicalmente assistita, sul matrimonio omosessuale, sulla presenza femminile nelle Giunte regionali.

(Testo di Benito Sicchiero)

Foto di archivio: Marilisa D’Amico con Valerio Onida e Achille Colombo Clerici 

La rigidità abitativa frena l’economia. Articolo su QN Il Giorno del 14 novembre 2020 di Achille Colombo Clerici

novembre 16, 2020

Il pluridecennale sfavore legislativo nei confronti della locazione abitativa privata (blocchi dei contratti, blocchi degli sfratti, equo canone, canoni concordati, fiscalità opprimente, responsabilità civile crescente, gestione amministrativa sempre più complicata e onerosa etc.), non accompagnato da una adeguata politica di investimenti pubblici nell’edilizia residenziale, oltre a tenere sempre aperta una prospettiva di squilibrio del settore abitativo, scaricando oneri di socialità sulla proprietà privata, ha generato un fenomeno tutto italiano e mediterraneo nel rapporto dei cittadini con l’abitazione: la più alta percentuale di case, tra i Paesi avanzati d’Europa, occupate direttamente a titolo di proprietà dalle famiglie, l’82% del totale.

Il fatto è che queste case appartengono ad una economia statica e non dinamica: non producono gettito fiscale (né IMU, né imposte dirette e indirette), non fanno certificazioni elettriche ed energetiche (come le abitazioni in locazione), non danno luogo all’indotto derivante dal turn over abitativo legato alla locazione (agenti immobiliari, artigiani vari addetti alle pulizie e alla manutenzione dell’immobile, ditte di traslochi, professionisti e tecnici, mobilieri e tappezzieri etc.). E dunque sono sterili dal punto di vista economico. Non solo: la rigidità abitativa nel nostro Paese è stata una delle cause del fallimento della ristrutturazione industriale degli anni ’80.

Non solo, la rigidità abitativa nel nostro Paese è stata una delle cause del fallimento della ristrutturazione industriale degli anni ’80.

Ma non basta: l’Italia è diventata la patria dei condomìni. Il loro numero ascende ad 1 milione e 200mila: sono, tra i tutti i soggetti coinvolti nel rinnovamento urbano, i meno sensibili e i più restii alle operazioni di rigenerazione edilizia. Nelle nostre città, in tutti questi anni, le sole operazioni di ristrutturazione che si son viste, son state quelle promosse su immobili a proprietà unitaria.

Ecco perché, se lo Stato vuole ottenere un minimo risultato almeno in termini di semplice riqualificazione edilizia, è costretto a finanziare a fondo perduto gli interventi del Superbonus.  Positivo, ma solo per muovere un po’ di economia. Per tutti questi immobili infatti non si può parlare di rigenerazione urbana (che consiste soprattutto in sostituzioni edilizie e ristrutturazioni profonde), ma di un processo di semplice e sommario maquillage, con conseguente imbalsamazione delle città.