“Siamo appesi alla Bce” Articolo apparso su QN IL GIORNO di sabato 28 novembre 2020 a firma di Achille Colombo Clerici

Con la sovranità monetaria, a fronte di necessità emergenti, lo stato emetteva moneta e titoli del debito pubblico. Si produceva inflazione, cioè perdita di capacità di acquisto della moneta e conseguente svalutazione monetaria: erano le cosiddette svalutazioni competitive.

Ma lo stato, alla fin fine, si indebitava con se stesso; anzi, utilizzando la moneta emessa, pagava i propri debiti.

Quando l’Unione interviene con un piano finanziario (ad esempio il Next generation E.U.) questo anzitutto deve esser alimentato da tutti gli stati; poi l’Europa, garantendo con il proprio bilancio e coinvolgendo altre fonti di finanziamento, procede a trasferimenti e prestiti.

Quanto alla BCE, emette moneta e con questa, attraverso il giro delle immissioni di liquidità, per tramite delle banche centrali nazionali, alla fine compera titoli del debito pubblico degli stati membri. Per lo stato italiano si tratta di un indebitamento quasi a costo zero poiché gli interessi percepiti dalla Banca d’Italia sui titoli acquistati sono ritrasferiti per il 95% al Tesoro a titolo di utili.

La Bce ha un capitale sottoscritto dalle stesse banche centrali dei paesi europei. 

 Si dirà: la Banca d’Italia possiede la BCE pro quota. Se la Bce si arricchisce, ne è parte anche la nostra banca centrale.

Ma la Banca d’Italia, della quale una legge dello stato italiano garantisce l’autonomia e l’indipendenza, benché versi allo stato medesimo quasi tutti gli utili, appartiene, non allo stesso, bensì ad una serie di istituti bancari e finanziari italiani, i quali sono a loro volta largamente posseduti da fondi ed istituti finanziari stranieri. 

Vero è che in Italia, dal 1870 ad oggi, il debito pubblico non è mai stato così elevato, ma, al contempo, così poco oneroso per lo stato. Oggi, costa pochissimo.

Ma il problema, in definitiva, non è solo l’entità del debito pubblico italiano, quanto soprattutto l’indebitamento verso Bankitalia e Bce per il debito pubblico e verso l’Europa per i finanziamenti ricevuti a titolo di prestito.

Oggi la BCE pratica una politica ultraespansiva, acquistando i titoli del debito pubblico nazionale, al fine di tendere, dall’attuale livello di inflazione di poco superiore allo zero, verso il livello ideale del 2%. Ma se un domani, mutando le condizioni, la BCE mutasse politica e invece di comperare vendesse?

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