Archivio per dicembre 2020

Don Carlo Gnocchi, Maner Lualdi, Leonardo Bonzi e l’angelo dei bimbi. -Nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. – di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 30, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro: Don Carlo Gnocchi, Maner Lualdi, Leonardo Bonzi e l’angelo dei bimbi.

Don Gnocchi sta cercando di mettere in piedi l’istituzione benefica che porterà il suo nome per aiutare i bambini – mutilatini si diceva allora –, ma anche far dimenticare gli elementi negativi associati alle ali e ai rombi di motore nel cielo: a causa della guerra, appena finita, quando si avvistavano aerei si pensava immediatamente alle scene di morte durante i bombardamenti.
Don Gnocchi era stato cappellano militare e aveva assistito alla tragica ritirata di Russia. L’Ambrosini, il piccolo aereo da turismo sul quale si compirà l’impresa, viene dunque ribattezzato “l’angelo dei bimbi” e contribuisce a far voltare pagina all’Italia e a Milano. Il conflitto è alle spalle e si sta aprendo la stagione della ricostruzione, dello sviluppo economico e della solidarietà per chi in guerra ha perso un pezzo importante di sé.
L’impresa desta scalpore ancora prima di essere portata a termine. Figuriamoci dopo, quando Luigi Einaudi riceve al Quirinale i due aviatori che hanno raccolto mezzo miliardo di lire e trasvolato l’Atlantico come
testimonia la copertina della “Domenica del Corriere” del 13 marzo 1949. Il presidente firma un comunicato in cui sottolinea che l’aviazione è «riconsacrata alla sua missione di civiltà». A Buenos Aires, Lualdi e Bonzi sono stati ricevuti da Perón ed Evita alla Casa Rosada… I milioni di immigrati in Argentina e in Brasile donano generosamente, in loro è ancora vivo il ricordo della patria lontana. Laggiù la guerra non è arrivata.
L’Ambrosini viene esposto nell’ottagono della Galleria Duomo, tra Biffi e le librerie. Come rivela Emilia Bonzi l’aereo, successivamente destinato al museo dell’Alfa Romeo, in realtà non è l’originale: «Sapete come sono i giornalisti. Quando mio padre e il Lualdi sono atterrati a Buenos Aires l’aereo era sfinito, aveva sulle spalle la traversata dell’Atlantico, ma due giornalisti hanno insistito per farci un giro per raccontare di essere stati sull’angelo dei bimbi di cui parlavano tutti. Sono precipitati».
Con il mezzo miliardo di lire raccolto nel 1949 Don Gnocchi, proclamato beato nel 2009, consolida la propria opera nei confronti dei bambini e degli orfani di guerra e prende l’avvio una struttura che amplia di anno in anno il raggio d’intervento arrivando a includere ogni forma di disabilità, la cura degli anziani e dei malati terminali. Oggi la Fondazione Don Gnocchi, presieduta da monsignor Angelo Bazzari, su incarico del Cardinale Martini, conta oltre 5700 operatori. Svolge attività in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale in 29 Centri e una trentina di ambulatori territoriali – in nove regioni italiane – con oltre 3602 posti letto tra degenza piena e day hospital. Sulla Fondazione veglia la protezione di San Carlo Gnocchi con la sua invocazione continua «Ve racumandi la mia baraca».

Luigi Giussani ricordato da Giuseppe Zola in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. – Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 30, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro: Luigi Giussani nel ricordo di Giuseppe Zola.

Si parla della “notizia del giorno”, come la definisce Giuseppe Zola…
Mentre aspettiamo un aperitivo. «La Campari ha acquistato il Grand Marnier.» Mischiando temi bassi della quotidianità e alti. Parliamo di Luigi Giussani e della sua passione per Cesare Pavese.
«A Giussani piaceva moltissimo Pavese» dice Zola, avvocato, figura di spicco di Comunione e Liberazione, pro-sindaco di Milano.
Eppure era laico, comunista…
«Nei suoi romanzi c’era sempre un momento in cui poneva le domande esistenziali di fondo. Diceva: “Se uno come Pavese avesse incontrato un’autentica esperienza cristiana avrebbe aderito… Peccato che non abbia mai incontrato nessuno. Pavese si faceva la domanda giusta”. Amava e citava spesso i classici. Aristotele… Ma tra i moderni Pavese.»
E il suo rapporto con la musica?
«Aveva un papà che amava molto la musica. Ha fatto un’omelia fantastica al funerale di Giussani il futuro Papa Ratzinger. Mandato da Wojtyla.»
Futuro molto prossimo. Wojtyla muore poco dopo, il 2 aprile 2005.
«Sì, muore poco dopo Giussani. Giussani muore il 22 febbraio. Ratzinger a sua volta ama molto la musica. E ha sottolineato un fatto. Pur essendo di famiglia povera, padre di tradizione socialista e madre molto pia, facevano arrivare a casa un complessino per suonare pezzi di musica classica. Il padre, quando il figlio diventa prete, diventa cattolico anche lui. Nell’ultima parte della sua vita Giussani ha curato una collana di cd con brani di musica classica e commenti suoi. Intitolata Spirto gentil  La famosa aria di Donizetti, dallElisir.
«Raccontava che quand’era in seminario, durante l’ora di musica, sentivano dei brani di classica. E ascoltando l’attacco di Spirto gentil ha avuto la percezione netta dell’esistenza di Dio. Lo raccontava spessissimo.»
Una musica che suscita delle emozioni.
«Si cantava molto. Ci ha fatto scoprire il canto gregoriano. Allora in chiesa non si cantava molto. Dopo il Concilio si è cantato, ma prima… Anche su questo aveva preceduto il Concilio.»
Ce stato un periodo, prima di questa svolta, in cui la musica era bandita da alcune chiese.
«Invece noi si cantava molto. In vacanza si cantava a più non posso. Mia moglie si è messa a far canzoni perché c’era un clima favorevole. Un fattore di coesione. E oltre tutto Giussani aveva un animo poetico. Come leggeva lui certe poesie di Leopardi non ho mai più sentito nessuno. Come leggeva il Vangelo!»

Foto: Giuseppe Zola con Achille Colombo Clerici

Carlo Tognoli nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 29, 2020

Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Carlo Tognoli:

La pensa diversamente Carlo Tognoli, sindaco socialista di Milano dal 1976 all86 (il più giovane primo cittadino eletto nel capoluogo lombardo), ministro nei governi Goria e De Mita per i Problemi delle aree urbane, e per il Turismo e spettacolo nei governi Andreotti VI e VII.
«L’impatto visivo della skyline del centro direzionale di Garibaldi-Repubblica – dice Tognoli – è esteticamente gradevole e coerente con quanto già programmato prima della guerra (Piazza Repubblica) e dopo la guerra, con il Piano Regolatore del 1953 che prevedeva, secondo gli orientamenti degli urbanisti e del Comune, lo spostamento di una parte degli uffici, appunto, “direzionali”, dal centro storico all’area ferroviaria delle ex “Varesine”.
«Tuttavia la ricostruzione della città, dopo i bombardamenti, ebbe un’evoluzione diversa, perché l’iniziativa privata e i vincoli delle convenzioni precedenti, portarono al mantenimento delle funzioni direzionali nel
centro storico, anziché liberarlo, sia pure parzialmente, dagli insediamenti legati alle attività finanziarie. Per questa ragione l’area Garibaldi-Repubblica rimase a lungo abbandonata. La variante impostata trent’anni dopo dalla giunta di sinistra (1984) non poté avere seguito, pur essendo ormai per il 90% su area pubblica, per la cessione da parte delle ferrovie della loro proprietà a un privato (l’architetto Bruno De Mico) che si oppose al progetto del Comune che dava spazio anche alle iniziative pubbliche.
Accanto agli uffici e alle attività finanziarie si ipotizzava infatti il trasferimento della biblioteca comunale con una serie di innovazioni telematiche, per dare anche un timbro culturale alla zona. La giunta di centro destra (Albertini) uscì dal nuovo lungo impasse con un concorso che portò, dopo diversi passaggi, all’attuale situazione, che ha visto prevalere il privato sul pubblico. Si tratta di un compromesso forse inevitabile: l’area è ben costruita, si chiude un “buco”, ma non ha finalizzazione. È un’area edificata, con architetture di alto livello, sistemazioni di arredo urbano piacevoli, è la ricomposizione di un “pezzo di città”, ma come si sarebbe potuto fare in qualunque parte d’Italia o d’Europa. Naturalmente parliamo di aree di alto valore per la loro accessibilità regionale (metropolitana e ferrovie) nel centro di una metropoli.»

Foto: Carlo Tognoli con Achille Colombo Clerici

Letizia Moratti nel libro: “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. – Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 28, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Letizia Moratti:

Letizia Moratti, già sindaco di Milano, cofondatrice con il marito Gian Marco e con Vincenzo Muccioli della Comunità spiega: «È importante per San Patrignano organizzare e ospitare un evento di tale rilevanza teso a promuovere una riflessione seria ed efficace sui due valori da sempre promossi anche dalla nostra Comunità, come punti cardine del programma di recupero.
Si tratta di un’evoluzione necessaria che, a livello locale e globale, dovrà orientare un cambiamento culturale attraverso il confronto e lo scambio di esperienze positive che producano e diffondano conoscenza e consapevolezza».
Una due-giorni di confronto e di lavoro in cui si è parlato di sostegno all’Africa, di nuovi modelli di welfare e finanziari, ma anche di pari opportunità fra i generi, soluzioni per le grandi città e di come la tecnologia possa e debba essere sempre più a sostegno dei cittadini. Proprio in merito a quest’ultimo tema è intervenuto Nicholas Negroponte, fondatore di “One laptop per Child Association”: «La tecnologia è importante, ma prima che insegnare a creare app dobbiamo far sì che i bambini e i giovani apprendano
e siano in grado di formulare un pensiero. In questo la tecnologia ci può venire in aiuto. È grazie alla tecnologia che abbiamo permesso in sei mesi a un villaggio africano di apprendere l’inglese. E per questo è ancor più importante che la connettività arrivi ovunque e possa esser parte del bagaglio dei diritti umani».
Viene annunciato che a Milano sbarcherà, quanto prima, il braccio operativo della Tsinghua University di Pechino TusStar, il più grande incubatore al mondo di attività innovative, che in prossimità del Campus Bovisa del Politecnico aprirà la sede del proprio hub europeo per l’innovazione.
L’obiettivo è quello di realizzare una piattaforma per attrarre gli investimenti cinesi in innovazione, sostenendo le attività di trasferimento tecnologico fra le rispettive accademie e il mondo delle imprese.
Mi trovo a colazione nell’imponente ed elegante hangar-sala da pranzo dove in un battibaleno è servito un pasto per duemila persone: cinquecento ospiti del convegno e mille e cinquecento interni. Dicono che sia così tutti i giorni. Dalle ampie vetrate osservo i dolci e solatii declivi del paesaggio romagnolo, popolato di campi, di torri e di vigneti: lo sfondo di un affresco del Cinquecento. Rifletto. In quarant’anni la Comunità di recupero di San Patrignano ha accolto 26.000 giovani con problemi di tossicodipendenza. Mediamente sono presenti circa 1300 ospiti. San Patrignano offre loro una casa, l’assistenza sanitaria e legale, la possibilità di studiare e di imparare un mestiere mettendo a disposizione una cinquantina di laboratori e attività agricole e di allevamento – la Comunità si estende su una superficie di circa 300 ettari – e quindi di rientrare a pieno titolo nella società.
Il tutto gratuitamente…

Edmondo Bruti Liberati, Carlo Azeglio Ciampi nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal di Achille Colombo Clerici

dicembre 28, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Edmondo Bruti Liberati:

Parte, Bruti Liberati, dalla constatazione che la Repubblica nasce malata dalla contiguità con il fascismo, che ha visto all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 1940 a Palazzo Venezia i magistrati che indossavano l’orbace del partito fascista; gli stessi che, a Liberazione avvenuta, resteranno al loro posto assurgendo ai più alti incarichi, nominati dai presidenti della Repubblica Gronchi e Saragat. Aggiungiamo che tale contiguità faceva comodo alle potenze vincitrici in omaggio a considerazioni geopolitiche (l’Unione Sovietica premeva a est). Ma non mancarono pochi coraggiosi, coloro che, con sacrificio, incuranti dei rischi, si schierarono dalla parte dell’antifascismo e della Resistenza; tra gli altri Luigi Bianchi d’Espinosa, i fratelli Alessandro e Carlo Galante Garrone, Giorgio Agosti, Domenico Peretti Griva.
La nascita della magistratura come la intendiamo oggi, «ordine autonomo e indipendente», opposta a un rapporto organico con il potere politico, fu una gestione lunga e travagliata, complici troppi silenzi e passività. Dal dominio pressoché assoluto della Corte di Cassazione si arrivò, solo a metà degli anni Sessanta, alle sentenze della Corte costituzionale che impressero, dopo la dichiarazione di illegittimità delle leggi fasciste, la svolta democratica.
Quindi l’arrivo delle donne in magistratura (ora sono la maggioranza), il XII Congresso dell’Associazione nazionale magistrati (ANM) nel quale si stabilì: «Il giudice deve essere consapevole della portata politico-costituzionale della propria funzione di garanzia, così da assicurare, pur negli invalicabili confini della sua subordinazione alla legge, un’applicazione della norma conforme alle finalità fondamentali volute dalla Costituzione».
Ma ancora negli anni Settanta, che oggi vengono definiti “gli anni di piombo”, l’alta magistratura condiziona pesantemente l’operato di chi lavora sul campo delle indagini: il processo sulla strage di piazza Fontana finì
a Catanzaro per decisione della Cassazione; la procura di Roma diventò il “porto delle nebbie” dove si eclissarono alcune tra le più importanti inchieste.
E ancora i casi schedatura dei 300.000 operai della Fiat, golpe Borghese, Rosa dei venti, terrorismo, P2 (che coinvolse il vicepresidente del CSM Ugo Zilletti, ministri, generali capi dei servizi segreti, direttori di giornali; e Sindona, gli assassini di Moro, dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa). Sono anni sul filo della legge quelli in cui il terrorismo e la mafia uccisero un impressionante numero di magistrati.
La politica non aiuta: Craxi odia i giudici, Berlusconi, attento soprattutto, nei suoi governi, alle leggi ad personam, li definisce “matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Se fai quel mestiere devi essere affetto da turbe psichiche»; e il presidente del Senato Marcello Pera propone rivoluzioni del sistema giudiziario più volte bocciate dal presidente della Repubblica Ciampi.
Su Mani pulite…

Foto:
Edmondo Bruti Liberati con il prefetto di Milano Alessandro Marangoni e Achille Colombo Clerici

Carlo Azeglio Ciampi, Corrado Sforza Fogliani e Achille Colombo Clerici

Carlo De Benedetti nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 28, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Carlo De Benedetti

Ed è riallacciandosi a uno dei più tragici eventi della storia d’Italia che De Benedetti ha raccontato di sé e della sua famiglia: dall’agiata vita borghese all’avventurosa fuga in Svizzera con genitori e fratello attraverso un foro nella rete di confine – disegnata emblematicamente nel diario del fratello Franco – nei pressi di Revello subito prima di un rastrellamento delle SS che portò alla morte di due cugini e alla deportazione degli zii (la zia uccisa orribilmente, scuoiata viva, lo zio tornato vivo, ma pazzo) ai primi durissimi tempi in un rifugio a Bellinzona: doccia fredda d’inverno all’aperto e paglia come letto. Poi Lucerna, due anni in una stanza. «Si viveva in povertà – dice De Benedetti –, ma sorprendentemente felici.» Con un compito assegnato dal padre ai due figli: tenete un diario perché un giorno diranno che non è vero. A fine guerra il rientro in Italia, il ritorno all’imprenditoria.
E alla Svizzera quando la minaccia delle Brigate Rosse, da cui doveva proteggersi in quanto presidente dell’Unione industriali di Torino e del Piemonte – convinse De Benedetti a mandarvi i tre figli. Oggi tutti,
padre compreso, sono cittadini svizzeri. Di sé precisa “svizzero engadinese”, perché lo si diventa con riferimento a una precisa città: nel suo caso Sankt Moritz.

Cosa ha insegnato la Svizzera?
«L’educazione civica e la sobrietà. E la convinzione che se sei forte ce la farai sempre.» …

Foto: Carlo De Benedetti con Angelino Alfano (ministro degli esteri) e Achille Colombo Clerici a Lugano

Raffaella Curiel nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano-Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 28, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Raffaella Curiel:

Negli anni Cinquanta e Sessanta della rinascita sulle macerie dei bom bardamenti, il nome Curiel viene associato alle prime della Scala – quindi agli abiti di alta moda delle grandi occasioni –, ma anche ai “curiellini”, i vestiti semplici ed eleganti che accompagnavano la moderna donna di classe nella vita di tutti i giorni che si faceva sempre più frenetica durante il boom industriale di una città che diventava sempre più produttiva. È l’epoca della mamma di Lella, Gigliola, delle serate mondane che si sostituivano alle notti belliche del coprifuoco.

Come nasce il curiellino?, chiedo a Lella Curiel.
«Negli anni Quaranta e Cinquanta, nel dopoguerra, c’era un abito per la mattina, uno per il pranzo, uno per la sera, uno per il galà… Lei ha detto: no, ci vuole un vestito solo, che vada bene dalla mattina alla sera. Un piccolo vestitino nero. Non c’era una donna in Italia che non avesse il curiellino… E in America. Sai quegli abitini con un piccolo dettaglio, tagliati divinamente bene?»

Anche in linea con lo spirito milanese della sobrietà…
«Con la sobrietà, ma anche con questo mondo milanese in cui le donne iniziavano a lavorare.»
Nel salotto di Gigliola Curiel arrivavano personaggi come Rubinstein e Benedetti Michelangeli, Remarque e Paulette Goddard, la Pampanini, Montale, Wanda Osiris, Macario, Remigio Paone, oltre a tanti industriali
come Moratti e Rizzoli. Alcuni nomi sono associati alle ricette. Fiori di zucca ripieni piacevano a Soldati. La Giulietta (Simionato), mezzo soprano, andava matta di sformato di formaggio e pere. Allora tutti i “grandi” si chiamavano per nome: la Maria (Callas), l’Arturo (Toscanini), la Renata (Tebaldi), il Gaetanino (Afeltra), il Ciro (Arturo Benedetti Michelangeli).
Gigliola Curiel, prima stilista italiana ad avere un’esclusiva con Bergdorf & Goodman, grande e lussuosissimo store di New York, andava negli Stati Uniti due volte all’anno. Nei weekend era sempre a Riverdale, a colazione a casa di Toscanini. Rubinstein veniva a colazione da Gigliola Curiel, quando arrivava a Milano per un concerto: «Era piccolo, minuto, con delle mani sproporzionatamente lunghe per la sua altezza. Silenzioso e ritroso, ti guardava con due occhi a spillo, ma profondi e intelligentissimi. Un giorno chiesi a mamma: “Perché è così semplice?”. Rispose: “Tutti i grandi sono umili”. Per il lunch  mamma faceva preparare pollo in salsa bianca, oppure la “Soupe à la reine”. Arthur mangiava come un cardellino, piccoli bocconi che masticava lentamente. Subito dopo il desinare correvano “a far musica” nel salone dove troneggiava un pianoforte a coda. Una volta li ho visti suonare a quattro mani, ma una volta sola».
Remarque amava le patate. Faceva coppia con Paulette Goddard, attrice di Charlie Chaplin: «Lui era divino e superchic, lei… in fondo uno scricciolino. E perfida».
Nella Liguria della villeggiatura, l’incontro con il futuro marito, Gualtiero Castellini, discendente di una famiglia di banchieri.
«Eravamo teenager a Levanto. Mamma affittava da anni la piccola casa dei Marchelli, graziosissima in mezzo a un giardino con oleandri, viti, alberi da frutta e un magnifico orto. Non ho mai amato andare in
spiaggia e in quel paradiso m’impigrivo e mi trastullavo fra fiori, disegni e ortaggi. Ero bruttina, grassoccia e molto crespa, infatti mi chiamavano “la pecora”. Un anno venne da noi ospite Adonella Colonna di Paliano: bella, slanciata, bruna dagli occhi cerulei e, per di più, principessa. Qualche giorno dopo il nostro arrivo, “Ado” ritornò entusiasta dalla spiaggia raccontandomi che aveva conosciuto un cavallerizzo di fama, aitante, elegante e fascinoso: Gualtiero Castellini. Eccitata come non mai all’idea di vederlo, stirai i capelli e sfoggiando un paio di shorts, visto che l’unica cosa magra erano le gambe, partii trafelata per i bagni del Casinò. Lo conobbi… Tornai all’ora di pranzo a casa e confessai alla tata Ia: “Quello me lo sposo com’è vero Dio!”…».
Per lasciare un segno nella maison…

Foto: da sin. Raffaella Curiel, Achille Colombo Clerici e Iva Pavic console generale di Croazia

“Premio panettone d’Oro” nel libro Giovanissima e immensa. Milano in italia, nell’Europa e nel mondo – libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 28, 2020

“Giovanissima e immensa “ Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di PREMIO PANETTONE D’ORO:

sono persone come queste che meritano il Panettone d’Oro: un premio che è un intreccio tra promozione della solidarietà e promozione del senso civico. Carlo Montalbetti ricorda l’origine del premio nato, quando c’erano anche i panificatori di Antonio Marinoni, come premio “Michetta d’Argento”.
«L’oro delle città sono i suoi cittadini e quanto più è coesa la comunità e forti i valori civici tanto maggiore è l’autorevolezza e la prosperità dei municipi.»
Questa l’idea che nel 1998 a Milano ha motivato l’iniziativa del Coordinamento dei comitati di quartiere, sotto la guida di Carlo Montalbetti prima e di Salvatore Crapanzano poi, nel promuovere il premio alla virtù
civica “Panettone d’oro”.
I fondatori del premio, tra i quali Legambiente, Assoedilizia e Amici di Milano, hanno posto al centro dell’iniziativa la valorizzazione dei comportamenti civici di normali e “anonimi” cittadini, senza distinzione se sono doc o d’importazione: basta che siano virtuosi. Dotati di senso civico, solidarietà verso il prossimo, amore e rispetto per la città in cui vivono. Senza per questo dover arrivare a essere eroi o eroici.
Oltre 800 sono stati i premiati, presso le diverse sedi del Comune di Milano, e nel tempo al comitato promotore si sono uniti i City Angels di Mario Furlan, il Rotary Milano International, la Sao (Associazione Saveria Antiochia Osservatorio Antimafia) guidata da Jole Garuti, Ciessevi (Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Milano), aziende (il Consorzio Nazionale per il Riciclo di Carta e Cartone), Amsa del Gruppo A2A, Comieco e quotidiani come il “Corriere della Sera” e il “Giorno”. Con il patrocinio di Città Metropolitana e Comune di Milano Manutenzione del verde, tutela dei beni pubblici, assistenza e sostegno ai più deboli: queste le azioni più frequentemente segnalate da migliaia di cittadini attraverso i due quotidiani milanesi e per tramite delle associazioni di quartiere e dei Consigli di Zona.
I “virtuosi” segnalati dal basso, dopo un attento esame di una giuria, vengono premiati con una spilletta a forma di panettone, il dolce milanese per eccellenza, nel corso di un incontro affollatissimo che per un giorno ci ricorda che i milanesi sono brava gente.

Foto Panettone d’oro: con l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, Mario Furlan e Achille Colombo Clerici

Sergio Romano nel libro: “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 28, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Sergio Romano

Mentre il robot-colf versa il caffè, sul balcone atterra un drone con la spesa per il pranzo. Potrebbe essere una scenetta abituale nella famiglia italiana del 2050 o giù di lì. Soprattutto perché si stima che allora ci sarà un vecchio ogni tre abitanti: e la badante-robot potrebbe veramente supplire a una vera e propria impossibilità fisica di assistenza a questa categoria, perché non ci sarebbero materialmente i numeri se si dovesse ricorrere agli umani. Una ipotesi scientifica, non fantascientifica, disegnata a Caidate, nel corso del XXIV incontro annuale dove filosofia e scienza si confrontano su un tema chiave del nostro futuro: “Droni e robot, alienazione dell’uomo sua evoluzione?”. Protagonisti dell’Incontro, il professor Giulio Giorello, filosofo ateo stimato dal cardinale Martini, con il quale ha scritto il libro Con intelligenza e amore. Ricerca e carità (Longanesi, Milano, 2015), docente di Filosofia della Scienza presso l’Università Statale di Milano e il prof. Giorgio Metta, vicedirettore dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova coordinati dall’editorialista Sergio Romano che, nel presentare il tema, dice: «Le grandi rivoluzioni tecnologiche suscitano una combinazione di entusiasmo e scetticismo. Dopo le prime sperimentazioni prevale nella società la convinzione che tutto sarà, più o meno, come prima. Poi le ricadute diventano gradualmente sempre più rapide e numerose. È accaduto per le ferrovie, per l’elettricità, gli aerei e più recentemente l’informatica. In ciascuno di questi casi abbiamo scoperto con ritardo che il nostro modo di vivere e lavorare apparteneva ormai a un passato remoto. Oggi la modernità ha prodotto almeno due “cose” che cambieranno radicalmente la nostra vita: il drone e il robot. Le loro applicazioni sono ancora relativamente limitate, ma diventeranno sempre più estese e rivoluzionarie»

Foto: Sergio Romano con l’Autore

Livia Pomodoro nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

dicembre 24, 2020

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Livia Pomodoro:

Sono nella sede della presidenza del “Milan center for food law and policy”, al 24esimo piano del grattacielo Pirelli. Livia Pomodoro si alza allarmata e va a vedere alla finestra una colonna di fumo che sale all’orizzonte.
Dalle vetrate del piano si vedono due panorami completamente diversi.
Verso la stazione tetti bassi, e case d’epoca. Predominano tegole e mattoni. Dall’altro lato, da dove proviene il fumo, si vedono i riflessi argentei del sole sui grattacieli appena costruiti.
Con Livia Pomodoro si ragiona del perché in Italia sia così difficile programmare, pensare al futuro, avere come prospettiva il lungo periodo.
«Siamo molto afflitti da quella che io chiamo l’emergenza quotidiana» dice la Pomodoro, poi si alza di nuovo e va a chiedere informazioni vedendo dalla finestra del fumo che sale. Un furgone incendiato in un parco, le spiegano.
«In Italia – prosegue – le emergenze sono tante e purtroppo si susseguono. Questo ci costringe, costringe tutti, a occuparci solamente dell’emergenza. L’Italia è il Paese dove si passa da un’emergenza all’altra. Dove si passa dall’esigenza di regolamentazione di un’emergenza all’esigenza di regolamentazione di un’altra emergenza. In una realtà siffatta è assai difficile avere una visione di futuro. Io spero che Expo –, ma non vedo molti effetti in questo senso – spinga a programmare il futuro.»
Che cosa pensi di Expo?
«Noi siamo deputati a costruire la legacy immateriale del futuro Expo. A costruire una piattaforma di regole comuni che consentano di implementare tutte le iniziative necessarie a tenere focalizzata l’attenzione del mondo sui problemi della nutrizione. Soprattutto sui problemi dell’utilizzo delle risorse. Non abbiamo ancora sconfitto la fame. Quindi una grande responsabilità per Milano.»