Imposta patrimoniale 2020. “Sarebbe un errore”. Osservazioni del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Ho notizia che si sta promuovendo una campagna popolare di sottoscrizioni a sostegno della proposta di istituire una imposta “patrimoniale” nella prossima legge di bilancio. E’ la prima volta che ciò accade nella storia del Fisco italiano, non so nel mondo. E questo già la dice lunga sulla divisività sociale, per non dire altro, di tale imposta.

Mi sembra comunque, si tratti di una proposta demagogica che non prende minimamente atto delle implicazioni socio-economiche e burocratiche che la stessa comporta.

Va considerata anzitutto la questione del carattere espropriativo di una imposta a base patrimoniale, che prescinde cioè dalla capacità del bene di produrre reddito. Ma quand’anche si volesse ritenere che la capacità contributiva dei cittadini si debba rapportare al patrimonio e non al reddito, occorre dire che, se lo stato intende introdurre una simile imposta, non a base reddituale, non disponendo di un elenco ufficiale di coloro che rientrano nella previsione impositiva, non potrebbe di certo affidarsi alla buona disposizione dei contribuenti stessi.

Immaginiamo le difficoltà di determinare, ai fini della quantificazione complessiva del patrimonio, il valore di beni che non abbiano quotazioni ufficiali: quote e azioni di società di capitali non quotate, valore di opere d’arte, gioielli, oro, lo stesso valore degli immobili che oggi non hanno più mercato, ad onta delle presunzioni catastali. Oltre tutto gli immobili, o almeno quelli abitativi in locazione o ad uso di seconda casa, e quelli “ad uso diverso” già pagano un’imposta patrimoniale addirittura annuale, per cui una duplicazione sarebbe inammissibile.

Va detto dunque che sarà necessario istituire l’obbligatorietà di una denuncia dello stato patrimoniale da parte di tutti i contribuenti (come ha fatto Ezio Vanoni nel 1951 con la denuncia dei redditi), stabilendo poi la soglia di esenzione.

Con il rischio, anche per chi sottoscrive oggi allegramente le petizioni perché è convinto che tocchi ad altri pagare, di venir coinvolto in futuro, con un semplice abbassamento dell’asticella di tale soglia.

La “patrimoniale”, misura fiscale peraltro divisiva sul piano sociale, non può essere la bandiera sotto la quale portare avanti battaglie politiche. Il semplice ventilarla crea allarme, sfiducia nei risparmiatori e li allontana dall’impegno costruttivo per il Paese.

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