Don Carlo Gnocchi, Maner Lualdi, Leonardo Bonzi e l’angelo dei bimbi. -Nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. – di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro: Don Carlo Gnocchi, Maner Lualdi, Leonardo Bonzi e l’angelo dei bimbi.

Don Gnocchi sta cercando di mettere in piedi l’istituzione benefica che porterà il suo nome per aiutare i bambini – mutilatini si diceva allora –, ma anche far dimenticare gli elementi negativi associati alle ali e ai rombi di motore nel cielo: a causa della guerra, appena finita, quando si avvistavano aerei si pensava immediatamente alle scene di morte durante i bombardamenti.
Don Gnocchi era stato cappellano militare e aveva assistito alla tragica ritirata di Russia. L’Ambrosini, il piccolo aereo da turismo sul quale si compirà l’impresa, viene dunque ribattezzato “l’angelo dei bimbi” e contribuisce a far voltare pagina all’Italia e a Milano. Il conflitto è alle spalle e si sta aprendo la stagione della ricostruzione, dello sviluppo economico e della solidarietà per chi in guerra ha perso un pezzo importante di sé.
L’impresa desta scalpore ancora prima di essere portata a termine. Figuriamoci dopo, quando Luigi Einaudi riceve al Quirinale i due aviatori che hanno raccolto mezzo miliardo di lire e trasvolato l’Atlantico come
testimonia la copertina della “Domenica del Corriere” del 13 marzo 1949. Il presidente firma un comunicato in cui sottolinea che l’aviazione è «riconsacrata alla sua missione di civiltà». A Buenos Aires, Lualdi e Bonzi sono stati ricevuti da Perón ed Evita alla Casa Rosada… I milioni di immigrati in Argentina e in Brasile donano generosamente, in loro è ancora vivo il ricordo della patria lontana. Laggiù la guerra non è arrivata.
L’Ambrosini viene esposto nell’ottagono della Galleria Duomo, tra Biffi e le librerie. Come rivela Emilia Bonzi l’aereo, successivamente destinato al museo dell’Alfa Romeo, in realtà non è l’originale: «Sapete come sono i giornalisti. Quando mio padre e il Lualdi sono atterrati a Buenos Aires l’aereo era sfinito, aveva sulle spalle la traversata dell’Atlantico, ma due giornalisti hanno insistito per farci un giro per raccontare di essere stati sull’angelo dei bimbi di cui parlavano tutti. Sono precipitati».
Con il mezzo miliardo di lire raccolto nel 1949 Don Gnocchi, proclamato beato nel 2009, consolida la propria opera nei confronti dei bambini e degli orfani di guerra e prende l’avvio una struttura che amplia di anno in anno il raggio d’intervento arrivando a includere ogni forma di disabilità, la cura degli anziani e dei malati terminali. Oggi la Fondazione Don Gnocchi, presieduta da monsignor Angelo Bazzari, su incarico del Cardinale Martini, conta oltre 5700 operatori. Svolge attività in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale in 29 Centri e una trentina di ambulatori territoriali – in nove regioni italiane – con oltre 3602 posti letto tra degenza piena e day hospital. Sulla Fondazione veglia la protezione di San Carlo Gnocchi con la sua invocazione continua «Ve racumandi la mia baraca».

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