Archivio per gennaio 2021

Ciclo di incontri dell’Università degli Studi di Milano UNIMI in collaborazione con ASSOEDILIZIA E AMBROSIANEUM: Il domani di Milano. Il futuro del Paese

gennaio 28, 2021

L’iniziativa presentata dal Rettore dell’Università degli Studi di Milano  
Elio Franzini sul “Corriere della Sera”

IL DOMANI DI MILANO. IL FUTURO DEL PAESE

Parte oggi un ciclo di incontri online ideato da Marilisa D’Amico e Achille Colombo Clerici in collaborazione con Assoedilizia e Fondazione Ambrosianeum  

 Elio Franzini*

Il titolo è già un programma: «Il domani di Milano. Il futuro del Paese». Si prende avvio da un tema di grandissima attualità (la salute tra ricerca, assistenza, solidarietà e innovazione) e si proseguirà discutendo su Milano come città dell’inclusione, della cultura e dell’innovazione. Gli incontri si terranno online, come siamo abituati ormai da tanti interminabili mesi.

Riflettere su Milano significa pensare al Paese intero: Milano come motore dell’innovazione, come costante «esperimento» per condurre su territori nuovi e inesplorati è consapevolezza comune e condivisa. Ma il senso degli incontri è oggi nuovo: proprio in virtù di ciò che questa città ha sempre rappresentato, e ancor di più negli ultimi anni, non può non sorgere la domanda, per nulla retorica, su quale futuro ci attenda.

L’emergenza sanitaria (così come umana e sociale) ha infatti trasformato non solo le nostre vite, ma anche i contesti in cui esse si svolgono, sembrando ancora più devastante in un tessuto culturale, economico, produttivo ricco e sfidante.

Le persone in coda all’Opera San Francesco o a Pane quotidiano sono il segnale inquietante di una povertà crescente, all’interno di un quadro attraversato da divisioni laceranti, da dissidi spesso incomprensibili e sempre inopportuni in un momento in cui il dialogo appare come l’unica via per condurre fuori dall’incubo. Le piccole polemiche, le visioni di breve respiro, le gelosie di parrocchia sono lontane da quella logica del «fare» che è nella tradizione lombarda.

Dobbiamo dunque andare in una direzione opposta: come ha sottolineato l’arcivescovo Delpini, nel suo discorso in occasione di Sant’Ambrogio, vi sono stati nella Città, nella Regione, nel Paese, quelli che sono rimasti «al loro posto» dalle istituzioni alle fabbriche, dai trasportatori agli insegnanti, dai ricercatori al personale medico e infermieristico (per i quali l’emergenza è ancora quotidiana).

A loro in primo luogo si rivolge questo ciclo di incontri: a tutti coloro che hanno mantenuto la posizione e che, da questa posizione, vogliono ripartire, guardando al futuro. L’università è il luogo della ricerca, della formazione, del rapporto con il territorio: è il terreno neutrale che permette di discutere, di confrontarsi e agire. Dalla ricerca prende avvio, con i vaccini, la speranza di un ritorno alla normalità che deve tuttavia accompagnarsi a una riflessione critica su un modello di città che appariva sempre in movimento, legata agli eventi, al flusso costante di persone e idee. Dobbiamo ora essere in grado di integrare questo modello con altre visioni sia umanistiche sia scientifiche per pensare di nuovo e sempre di nuovo uno scenario in cui innovazione scientifica e solidarietà possano coniugarsi. 

Questo è il futuro, un futuro che dovrà far comprendere che una crisi ha elementi di positività solo se stimola sia percorsi di analisi sia processi di sviluppo, gettando semi per nuove idee e nuovi comportamenti. Il tempo del «guarda e fuggi» è finito: la cultura deve cercare rinnovate forme di produzione e trasmissione.

Non si poteva allora non prendere avvio dal problema oggi centrale della salute tra assistenza e solidarietà: e con le voci di protagonisti che vogliono guardare al di là della pandemia, partendo dalla complessità di Milano e dalle sue contraddizioni, per trasformarle in risorse. L’università che non ha mai smesso di funzionare vuole dunque semplicemente dire: noi ci siamo. E intende ricordare a tutti coloro che guidano la nostra città e la nostra regione che investire in ricerca e formazione significa mettere concretamente in campo una rete di solidarietà e sinergie che la crisi pandemica deve rafforzare e non distruggere. Milano, al di là dell’apparenza, ha una voce sola: le nostre, unite insieme.

*Rettore Università degli Studi di Milano).

Foto d’archivio: Marilisa D’Amico e Achille Colombo Clerici con il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno

Mario Preve, il Tigullio e il riso Carnaroli in Giovanissima e immensa, Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano

gennaio 27, 2021

Giovanissima e immensa, Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano   

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Mario Preve, del Tigullio e del riso Carnaroli.

Giulio Cesare e il burro
«L’utilizzo del midollo non è un’aggiunta consigliata, ma un ingrediente indispensabile, insieme allo zafferano. L’aggiunta finale di funghi freschi e tartufo non ha nulla a che vedere con il risotto alla milanese… Non tutti usano il vino, e se lo usano è bianco…».
Sul golfo del Tigullio si discute con Mario Preve della ricetta di Gadda, il “Risotto patrio”. Il contesto potrebbe apparire straniante rispetto a questo piatto se non fosse che Preve è il presidente della Riso Gallo, azienda avventurosamente fondata tra il mar Ligure e il Rio de la Plata.
Più esattamente ci troviamo nel parco dei Merelli – i merelli in genovese sono le fragoline di bosco –, un antico giardino incastellato, lungo l’Aurelia di Ponente, tra Santa Margherita e Rapallo, a San Michele di
Pagana “alta”; moyenne corniche si direbbe in costa Azzurra. Un giardino denominato anche “parco dell’oblio”, non per la presenza di loto e lotofagi, ma perché dimenticato a lungo, tanto che la vegetazione ha creato nel ninfeo alla base della scalinata barocca, dove stilla perennemente l’acqua, una grottesca di incrostazioni vegetali e ciuffi di capelvenere: nato dall’oblio, genera oblio. Nascosta sotto una cortina di lantana e di plumbago, una pietra sulla quale è scolpita l’iscrizione «D.O.M. Achilles Linaeus et Johanna restituerunt A.D. II I». L’atmosfera che aleggia è orazianamente ispirata al verso «parta labore quies».
Qui, dove l’Aurelia inizia ad aprirsi sul mare, i viaggiatori provenienti da Genova e diretti in Toscana – classico percorso del gran tour – si fermavano ad ammirare il paesaggio che declinando ripidamente conduce a Portofino.
«Portus Delphini, dagli occhi di viola» scrive Edgar Allan Poe che, venendo da Genova, di passaggio verso la Toscana, rimane abbagliato dalla splendida visione. Lo ha ricordato Marcello Staglieno nella presentazione di Edgar Allan Poe: dandy o assassino? (Boroli editore, Novara, 2005), libro dedicato allo scrittore americano, che si è svolta proprio nel parco dei Merelli.
I tempi del gran tour sono lontani dai tempi del risotto alla milanese di Gadda e ancora più da quelli della versione con foglie d’oro di Gualtiero Marchesi e da quelli della mad cow che ha tolto di mezzo per un po’ il midollo a scopi precauzionali.
Dall’Inghilterra sono arrivate poi buone notizie per il risotto, non solo quelle infauste. Mario Preve, nato e cresciuto a Buenos Aires – figlio di Riccardo, vero deus ex machina della Riso Gallo, pilota di caccia nella Prima guerra mondiale –, racconta la strategia, lenta, tenace, un passo per volta, quasi un chicco alla volta, di penetrazione del risotto oltre Manica. «Abbiamo fatto un lavoro di sensibilizzazione culturale, un lavoro praticamente di marcatura a uomo, invitando gli chef inglesi in Italia per imparare a cucinare il risotto per avere un piatto diverso da offrire ai clienti rispetto alla concorrenza. Sono venuti anche gli chef cinesi… Oggi in Inghilterra un ristorante di un certo livello ha nel menù il risotto e non c’è magazine di cucina inglese che tra le varie ricette non proponga anche una ricetta di risotto. Dopo la pizza, la pasta e il caffè espresso il piatto italiano che sta prendendo piede all’estero è il risotto.»
Incontrava una certa resistenza, si deve dire. Richiede tempi di preparazione non brevissimi, soprattutto per chi, come gli inglesi, e in generale i nord-europei, è abituato al riso orientale, al chicco snello del retaggio coloniale, rapido da cuocere e scuocere, usato come contorno.
«Non è stato facile o immediato questo lavoro di sensibilizzazione, ma ha avuto successo. Lo abbiamo potuto fare perché siamo l’azienda di una famiglia.
Non è il tipo di lavoro che può fare una multinazionale di manager. Ci siamo mossi con una strategia ad personam, cuoco per cuoco, che ha dato i suoi frutti.
A volte sono stati i cuochi italiani ad andare nei ristoranti all’estero per insegnare la preparazione del risotto. Ho ricevuto ordini consistenti di riso carnaroli invecchiato – il riso continua a migliorare dopo il raccolto – da un ristorante…

Foto:
Mario Preve, Patrizia Signorini, Achille Colombo Clerici, Cesare Castelbarco Albani

SFRATTI E IMU SCELTE DA RIVEDERE Articolo su QN IL GIORNO del 23 gennaio 2021 – di Achille Colombo Clerici

gennaio 25, 2021

Il blocco degli sfratti fino al 30 giugno non risolve il problema degli affitti, in campo residenziale o commerciale che sia. In caso di morosità dell’inquilino bisogna eliminarlo; come pure occorre sospendere l’Imu che grava sulle abitazioni concesse in locazione, considerate assurdamente “seconde case” alla stregua delle ville al mare e ai monti, e naturalmente, nello stesso caso, sugli immobili commerciali; oltre a provvedere adeguati indennizzi al proprietario penalizzato. E’ il solo modo di favorire in chiarezza gli accordi transattivi tra proprietari e inquilini, nei rapporti locativi in crisi che costituiscono una vera emergenza nella situazione economica generale. E’ quanto ho ripetuto anche in un’intervista nel servizio giornalistico di Marco Mirabile per Rai News 24.

Aggiungo che quanto meno sarebbe necessario anche eliminare le inique norme che impongono al locatore di immobili commerciali di pagare le imposte dirette su canoni di locazione non percepiti.

Forse non tutti sanno che sono oltre 4 milioni le famiglie italiane, circa 10 milioni di persone, che abitano in affitto; per oltre tre quarti in alloggi di proprietà privata, chiamati a svolgere una funzione sociale – con accollo di oneri di socialità – che meglio competerebbe all’edilizia residenziale pubblica.  L’Italia infatti si colloca all’ultimo posto in classifica tra i grandi Paesi europei per numero di alloggi di edilizia popolare: il 5% del totale a fronte del 36% dell’Olanda, del 26% della Germania, del 24% del Regno Unito, del 18% della Danimarca, del 17% della Francia. E sappiamo tutti in quali condizioni spesso si trovino le nostre ‘case popolari’.

A fronte della citata forzosa supplenza dei proprietari privati dinnanzi alla carenza dello Stato, quasi nulla è giunto a titolo di “ristoro”. La Legge di Bilancio 2021 contempla un contributo pari al 50% della riduzione del canone entro un limite massimo annuo di 1.200 euro; l’equivalente del canone di un box di una cittadina di provincia. Non solo. Il contributo è riservato alle zone ad alta tensione abitativa, in pratica le Città Metropolitane (Roma, Milano, Napoli, Torino ecc.) dove i canoni sono inevitabilmente più alti. Dulcis in fundo, le risorse messe a disposizione ammontano a soli 50 milioni e vi concorrono tutti gli aventi diritto, con il rischio alla fine di una riduzione a sorpresa del quantum di spettanza dei singoli. 

Mentre l’Unione Europea, con la cassa di risonanza della Banca D’Italia e di qualche ‘solone della politica’, non cessa anche ora, in piena pandemia, di chiedere un significativo aumento del gettito fiscale degli immobili.

Va ricordato infine che per molti piccoli proprietari – pensiamo al negoziante, all’artigiano, al pensionato al minimo che hanno investito i risparmi di una vita nell’acquisto di un alloggio da locare – la risorsa dell’affitto costituisce la soglia di una vita appena dignitosa, affrancata dalla povertà. 

Urbanistica e diritti edificatori nell’esperienza milanese nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 25, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla dell’urbanistica e dei diritti edificatori nell’esperienza milanese:

…La legge Bucalossi del 1977 sulla questione sembrava aver tagliato la testa al toro.
Se sostituiamo alla licenza edilizia la concessione, significa che abbiamo realizzato perfettamente lo “scorporo” del jus aedificandi dal diritto di proprietà delle aree: se è il comune a concederlo, non inerisce più alla proprietà.
Cioè non esiste più per nessuno.
Il problema non si risolse ovviamente in questi termini poiché la Corte costituzionale concluse che, non essendo mutato alcunché nella sostanza, perché i vincoli restavano tali per alcuni e gli indici volumetrici pieni premiavano altri, quella della concessione comunale o meno era una questione puramente terminologica. E allora, punto e a capo.
Nel frattempo, dal dark year, il 1978 – funestato tra l’altro dalle morti di Aldo Moro, del Papa Paolo VI e del Papa Albino Luciani, e agitato dalle dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone, ingiustamente travolto dallo scandalo Lockheed-Antelope Cobbler – è pure in vigore la legge sull’equo canone, passata sulla testa della Confedilizia allora guidata da Gianfilippo Delli Santi, che intreccia le sue negatività e le sue sperequazioni sul piano economico e sociale, con quelle dei vincoli, delle espropriazioni e delle norme iperdirigistiche.
Quella legge verrà superata quindici anni dopo, grazie all’azione condotta dalla Assoedilizia, storica associazione dei “proprietari di casa” fondata nel 1894, e presieduta a far tempo dagli anni Trenta dai predecessori Carlo Radice Fossati senior, Franco Bologna, Pier Italo Trolli, Giangaleazzo Stendardi, Arturo Grigioni, Edoardo Ferrario, Enrico Cantoni…

Il Politecnico in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 22, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla del Politecnico:

Dal governo delle acque al primo computer Milano è sempre stata, in un certo senso, Politecnico-dipendente. Città dinamica sul piano dello sviluppo economico ha cadenzato il suo passo sul ritmo impresso da questo Ateneo, che ha storicamente esercitato un particolare, importante influsso sul suo sviluppo tecnologico-industriale, ma anche sulla organizzazione della vita della città e della comunità nei suoi aspetti funzionali, nel campo dell’ambiente e del territorio, dell’assetto urbano.
Il rettore Adriano De Maio, predecessore di Giovanni Azzone, e successore di Emilio Massa, racconta: «Il Politecnico di Milano, nato nel 1863, è stata la seconda università in Lombardia, superato in anzianità solo dalla storica Università di Pavia, da cui fra l’altro trasse molti fra i primi professori e con cui ha sempre avuto una stretta e feconda collaborazione fino a ricambiare il favore contribuendo a dare origine alla facoltà di ingegneria in Pavia negli anni Settanta.
«Ha rappresentato un caso abbastanza anomalo nella storia universitaria italiana in quanto è nato principalmente “dalla città” e “per la città”, o meglio, per tutto il territorio lombardo.
«Secondo il Ministero dell’epoca, non doveva nascere come centro di ricerca e di alta formazione, ma soltanto come prosecuzione e completamento degli istituti tecnici inferiori. Al contrario la comunità milanese e lombarda lo volle come Istituto Tecnico Superiore, appoggiandosi soprattutto sulle volontà espresse dall’amministrazione locale (Comune e Provincia) e, ancora più significativamente, in seguito al dibattito pluriennale nato e sviluppato all’interno della rivista “Il Politecnico”, in cui Carlo Cattaneo giocò un ruolo rilevante, presso la Società di Incoraggiamento Arti e Mestieri (con l’illuminata saggezza di Mylius), all’interno della Camera di Commercio, con la forte partecipazione della nascente imprenditoria e con il fondamentale contributo scientifico e didattico di valenti professori dell’Università di Pavia, a partire da Francesco Brioschi, diventato naturalmente il primo Direttore dell’Istituto (il titolo di Rettore poté aversi solo dopo la Seconda guerra mondiale, quando il Politecnico diventò Università a pieno titolo).

Foto:
Giovanni Azzone e Achille Colombo Clerici

Gianfelice Rocca e Giorgio Squinzi

Nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano il libro di Achille Colombo Clerici “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal

gennaio 21, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.

Nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano             

Anticipiamo uno stralcio del libro contenente la prefazione:

Questo libro è come un caleidoscopio di fatti, personaggi che si raccontano, idee; ma è anche, e soprattutto, un grande zibaldone di cose che si accavallano, talvolta in modo disordinato e forse pedante, come lo è d’altronde la nostra vita, quando vogliamo raccoglierla in un libro di emozioni e di ricordi, facendo un po’ di cronaca dei nostri giorni. I nostri nipoti, se lo vorranno sfogliare, vi troveranno qualcosa del mondo dei propri nonni. Questo lo spirito del libro. Sicché le interviste e le dichiarazioni sono datate e possono apparire talvolta superate dagli eventi. Ma l’intento del libro non è quello di riportare i fatti, quanto piuttosto quello di rappresentare i temi, individuali e collettivi, del nostro tempo. Il lettore vorrà dunque considerare che non si tratta di un instant book, ma di un’opera il cui lavoro è durato qualche anno e non è destinato alla lettura del momento.
Qualcuno dirà: caspita, che fatica, potevi anche risparmiartela. Credetemi, è stato viceversa un grande divertimento.

Differimento del termine per il deposito del Certificato di idoneità statica dell’edificio al 29 luglio 2021. Immobili in Comune di Milano

gennaio 21, 2021

Differimento del termine (16 febbraio 2021) per il deposito del Certificato di idoneità statica dell’edificio al 29 luglio 2021. Immobili in Comune di Milano

Assoedilizia comunica che, con DETERMINAZIONE DIRIGENZIALE ATTO N. DD 241 in data 20/01/2021 del DIRETTORE  dell’Area Sportello Unico per l’Edilizia, del Comune di Milano i termini per la presentazione del Certificato di Idoneità Statica, di cui all’art. 11 comma 6 del Regolamento Edilizio e all’art. 52 comma 12 del Piano delle Regole del PDR (Piano delle Regole) del Piano di Governo del Territorio (PGT) e alla determinazione dirigenziale n. 6063/2020, sono stati differiti al 29 luglio 2021 in allineamento con le proroghe di cui al Decreto legge n. 2 del 14 gennaio 2021 e alle eventuali ulteriori successive proroghe dello stato di emergenza.

Premio Amici di Milano e Giuseppina Bruti Liberati in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 21, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla del Premio Amici di Milano e di Giuseppina Bruti Liberati:

All’Università degli Studi di Milano, nella Facoltà di Scienze Politiche, durante l’Anno Accademico 2005/2006, con la relatrice professoressa Ada Gigli Marchetti, Giulia Pietersen ha svolto la tesi di laurea sul tema “Professione Passione, premio Amici di Milano”. «Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare – esordisce con una citazione – l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è il privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono» (Primo Levi, La chiave a stella, Einaudi, Torino).
I non molti che conoscono il senso di compiutezza e armonia personale che proviene da una professione appassionante sono tra i fortunati della terra. La fortuna non elargisce a tutti questa forma di appagamento, e forse neppure la possibilità di ambirvi e di dedicare alla sua ricerca gli anni della giovinezza. Ma anche tra chi ha le aspirazioni e i talenti, non tutti arrivano a poter trovare in un’attività lavorativa la fonte, sia del sostentamento materiale, sia della propria soddisfazione personale.
È difficile per i giovani delle nostre generazioni persino individuare le proprie autentiche aspirazioni, immersi come siamo in una matassa di immagini e modelli spesso fuori portata. Quando gli obiettivi sono chiari, non tutti, ancora, riescono ad affrontare le difficoltà, la fatica, gli oneri e i dubbi contenuti in un percorso di studi e professionale.
Determinazione, curiosità, entusiasmo e passione sono gli ingredienti cui fanno ripetutamente riferimento coloro che “ce l’hanno fatta”. Quelli, cioè, tra i giovani professionisti che, pur non considerandosi arrivati, hanno già raggiunto successi tangibili.
Un grosso ostacolo che si oppone all’iniziativa dei giovani alla ricerca del proprio sbocco professionale è la precarietà degli impieghi, tipica del mercato del lavoro di oggi. Il bisogno di sicurezza economica e stabilità
personale entra in conflitto diretto con gli ideali e i sogni che richiedono illimitata tenacia e pazienza. Non sempre la passione può prevalere. Quando, però, professione e passione si coniugano, il professionista impegnato e valido diventa un bene prezioso per tutta la società. Lavora e produce con creatività, offre un esempio di valore e di successo, spinge l’intera collettività verso il miglioramento e il progresso. La società diventa allora lo specchio e la conferma del successo dei singoli, lo incoraggia, e ne beneficia.
La città di Milano è un luogo vocato alla produzione e al progresso, che tradizionalmente offre le sue migliori risorse al successo economico illuminato da una cultura coraggiosa e innovativa. Collettivamente, trae la sua linfa vitale dall’impegno e dalla bravura dei membri della sua società.
Passione, determinazione e lavoro trovano riconoscimento e compenso.
Il premio Amici di Milano per i giovani, onorato della Targa d’Argento del presidente della Repubblica Italiana e da quella del presidente della Regione Lombardia, è un incentivo per chi sta mettendo passione e impegno al servizio di una professione, un aiuto a superare le barriere nella strada verso il successo, un riconoscimento al merito, e un modo per arricchire la società civile di risorse attive e preziose.
Grandi personaggi, riconosciuti tali per merito e onore dalla società intera, maestri ciascuno nel proprio campo, premiano giovani e appassionati futuri maestri…

Foto:
Giuseppina Bruti Liberati e Achille Colombo Clerici con un gruppo di premiate

Giuseppe Guarino e l’Europa del Fiscal Compact in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 20, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Giuseppe Guarino e dell’Europa del Fiscal Compact:

Il campo delle cento pertiche L’altr’anno l’illustre giurista Giuseppe Guarino, già ministro del governo italiano nell’1987 e nel 92/93, denunciava la illegittimità del Fiscal Compact nei termini rigidi in cui lo stesso è previsto.
Cioè del patto di stabilità contenuto, in seguito a una serie di recepimenti – di trattato in trattato – in quello finale del 1-2 marzo del 2012, sottoscritto dal ministro dell’Economia ad interim Mario Monti, il cosiddetto Fiscal Compact.
L’illegittimità deriverebbe dal fatto che il principio generale contenuto nel trattato di Maastricht istitutivo dell’Unione nel 1992 (che prevedeva una certa flessibilità ove fosse necessaria in funzione della crescita economica) sarebbe stato irrigidito da una norma di valore regolamentare, neppure ratificata dal Parlamento italiano: senza che quella norma lo potesse fare.
Voglio ricordare che quel trattato fu sottoscritto dall’Italia, rappresentata da Giulio Andreotti, Primo ministro, da Emilio Colombo e da Guido Carli, il 7 febbraio del 1992, dieci giorni prima che scoppiasse Tangentopoli, e che venne approvato dalla Camera dei Deputati italiana il 29 ottobre dello stesso anno nell’indifferenza totale del mondo politico, che evidentemente aveva altri problemi ai quali por mente.
In particolare, sulla base di quel Trattato, per quanto concerne il vincolo europeo al limite di indebitamento del 60% del Pil e all’aumento del deficit a non oltre il 3% del Pil, l’Italia sarebbe tenuta al rispetto non in termini assoluti, ma solo se non si dimostri incompatibile con esigenze eccezionali e temporanee di crescita economica che potrebbero giustificarne una deroga.
Le esigenze eccezionali sussisterebbero in ragione del fatto che la crisi economica che stiamo attraversando ne sostanzia i presupposti.
A causa di questo vincolo inteso in senso assoluto, che appunto impedisce la crescita, in quanto limita le possibilità di investimenti strutturali, l’Italia, costretta ad aumentare in modo spropositato i carichi fiscali, rischia di precipitare in una spirale depressiva.

Guarino ha scritto anche un libro, per illustrare la sua tesi, per invitare quanto meno i nostri governanti a farsi illustrare da Bruxelles in forza di quale disposizione scatterebbe la rigidità; tanto per rendersi conto del problema.
Nessuno gli ha risposto, nessuno l’ha smentito, nessuno si è presa la briga di chiarire; al di qua e al di là dei patrii confini. La sua è rimasta vox clamantis in deserto.
Nel frattempo, in una confusione di competenze – si tratta, nel caso del Fiscal Compact 2012, di una normativa che discende da un trattato e quindi non appartiene all’ordinamento dell’Unione, tanto che se ne prevede il recepimento in quest’ultimo –, di dichiarazioni di intenti da parte dei vari Stati membri, con il Parlamento europeo contrario, che non può tuttavia pronunciarsi in merito, regna la più assoluta incertezza sul se e sul quando circa la sua applicazione, la cui violazione potrebbe comportare serie conseguenze, per lo scattare delle clausole di salvaguardia e delle sanzioni.
Nel frattempo, in ottemperanza a quanto prescritto dai patti del trattato, il 17 aprile del 2012 è stata approvata in Italia una legge costituzionale che prevede il pareggio di bilancio nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea. Ma il 10 maggio del 2017 la Camera dei Deputati ha approvato una mozione nella quale, tra l’altro, si impegna il governo a opporsi alla incorporazione del Fiscal Compact nell’ordinamento giuridico della UE entro il primo semestre del 2019, come previsto. Ci sentiamo «tra color che son sospesi».
Viene in mente, al proposito, l’analisi sulle cause della decadenza del Regno di Napoli, fatta da Benedetto Croce che attribuisce alla classe avvocatesca e alla burocrazia, dilatata a dismisura nel Seicento in quella città, la maggior responsabilità nell’aver creato una perniciosa confusione di linguaggi, di cause, di distinguo, di arzigogoli giuridici.
Anche oggi siamo in una situazione di fumosità irreale degna del miglior Kafka.

Foto:
Maurizio Gasparri,  Giuseppe Guarino, Corrado Sforza Fogliani, Giorgio Spaziani Testa, Achille Colombo Clerici

Museo della Scienza e della Tecnica diretto da Fiorenzo Galli in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 20, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal, Libro di Achille Colombo Clerici Ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla del Museo della Scienza e della Tecnica diretto da Fiorenzo Galli:

…supponendo che potessi fare tendenza per i dirigenti del futuro», dice Fiorenzo Galli.
Galli è il direttore del museo da quasi vent’anni, dal 2001 per essere precisi, e ci guida in un racconto delle tante anime di questo polo espositivo, che è anche impresa aperta alla città, laboratorio didattico, e percorso attraverso le opere di un Leonardo da Vinci ingegnere, come il fondatore, oltreché autore di un ben noto affresco a pochi passi da qui.
«L’ultima cosa che abbiamo fatto è stata la restaurazione completa dei chiostri» dice Galli, mentre guarda dalla finestra i portici dove passeggiavano i monaci benedettini e in seguito quelli olivetani. «Manca ancora l’illuminazione dei giardini e poi il colpo d’occhio sarà spettacolare. Poco prima della chiusura, abbiamo invece installato il Vega. Vega significa “vettore europeo di generazione avanzata” ed è quell’oggetto bianco e alto trenta metri che vedi svettare nella piazza. È un lanciatore sviluppato dall’italiana Avio per l’ESA, l’Agenzia spaziale europea. Il Vega trasporta in orbita satelliti che fotografano il pianeta e utili per i più diversi monitoraggi. Quello che abbiamo noi è un modello in scala uno a uno.

Foto:
Fiorenzo Galli con Achille Colombo Clerici

Museo della Scienza Milano. Sala del Cenacolo