Caccia alla volpe e Stefano De Mazzeri in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – Libro di Achille Colombo Clerici

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Stefano De Mazzeri e di caccia alla volpe:

Non c’è nulla come la continuità della caccia a cavallo, cioè il rito ancor vivo della caccia alla volpe, che possa esprimere il legame delle famiglie storiche con la tradizione, in particolare con la campagna e i suoi ritmi ancestrali, con i valori della natura legati a un mondo culturale. Stefano Alberti De Mazzeri, vicepresidente della Società Milanese della Caccia a Cavallo, ne racconta la genesi e gli sviluppi attuali, in un salotto ovattato del Circolo dell’Unione.
«La Società Milanese della Caccia a Cavallo nasce nel 1882 per iniziativa del conte Felice Scheibler. Quella romana è precedente. Risale al 1842 e si deve all’iniziativa inglese. Le mogli degli aristocratici romani – spaventate dalla pericolosità di questo sport – si sono opposte e hanno chiesto al papa di intervenire. Il papa ha emesso una bolla per vietare la caccia alla volpe, ma successivamente l’ha ritirata. Il cavallo è uno sport pericoloso.»
Nei romanzi inglesi, per esempio Un pugno di polvere di Evelyn Waugh, l’incidente, più o meno fatale, accade sempre durante la caccia alla volpe…
«Le compagnie assicurative – non a caso, ma per statistica – mettono il cavallo ai primi posti tra le attività sportive per indice di pericolosità. Da cavallo si cade. Io stesso sono caduto molte volte e alcune volte mi sono fatto male seriamente. La caccia alla volpe comporta rischi. Quella vera si pratica ormai solo in Irlanda. Quando ho partecipato, finendo in mezzo ai rovi di robinia, sono arrivato segnato visibilmente. Se non hai addosso qualche segno di sofferenza vuol dire che non te la sei goduta, non hai partecipato fino in fondo. In Italia si pratica la caccia alla volpe simulata, senza volpe.»

E come si riesce a fare la caccia alla volpe senza la componente principale e cioè la volpe?
«La volpe è sostituita dalla strusa. È una traccia olfattiva di urina di volpe che viene usata per individuare un percorso.»

Perché si è eliminata la volpe? Per motivi ambientalistici?
«Non solo. Gli spazi delle campagne lombarde non sono aperti come in quella anglosassone e non permettono di inseguire un animale, che è imprevedibile.
Anni fa le cacce avvenivano anche in Brianza, a Capiago, a Caidate, a Montesolaro. Ora avvengono soprattutto a sud di Milano, in Lomellina. Per esempio a Breme, da Giuseppe e Fulvia Visconti. A Scaldasole dagli Strada, a Mezzana Bigli da Federico Radice Fossati, a Candia dai Bergamasco. A nord si è edificato troppo. Le brughiere, che una volta erano lo sfondo delle cavalcate di caccia ora sono interrotte da strade, centri commerciali, edifici. La sede della nostra associazione è a Vergiate. Qui abbiamo il canile per le mute, la club-house e un parco di sei ettari.»

Che tipo di cane si usa nella caccia alla volpe?
«Nella caccia alla volpe si usano cani che sono…

Foto:
Stefano Alberti De Mazzeri con Achille Colombo Clerici, Franco e Anna Rocco alla Società Storica Lombarda

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