Archivio per gennaio 2021

Caccia alla volpe e Stefano De Mazzeri in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 19, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Stefano De Mazzeri e di caccia alla volpe:

Non c’è nulla come la continuità della caccia a cavallo, cioè il rito ancor vivo della caccia alla volpe, che possa esprimere il legame delle famiglie storiche con la tradizione, in particolare con la campagna e i suoi ritmi ancestrali, con i valori della natura legati a un mondo culturale. Stefano Alberti De Mazzeri, vicepresidente della Società Milanese della Caccia a Cavallo, ne racconta la genesi e gli sviluppi attuali, in un salotto ovattato del Circolo dell’Unione.
«La Società Milanese della Caccia a Cavallo nasce nel 1882 per iniziativa del conte Felice Scheibler. Quella romana è precedente. Risale al 1842 e si deve all’iniziativa inglese. Le mogli degli aristocratici romani – spaventate dalla pericolosità di questo sport – si sono opposte e hanno chiesto al papa di intervenire. Il papa ha emesso una bolla per vietare la caccia alla volpe, ma successivamente l’ha ritirata. Il cavallo è uno sport pericoloso.»
Nei romanzi inglesi, per esempio Un pugno di polvere di Evelyn Waugh, l’incidente, più o meno fatale, accade sempre durante la caccia alla volpe…
«Le compagnie assicurative – non a caso, ma per statistica – mettono il cavallo ai primi posti tra le attività sportive per indice di pericolosità. Da cavallo si cade. Io stesso sono caduto molte volte e alcune volte mi sono fatto male seriamente. La caccia alla volpe comporta rischi. Quella vera si pratica ormai solo in Irlanda. Quando ho partecipato, finendo in mezzo ai rovi di robinia, sono arrivato segnato visibilmente. Se non hai addosso qualche segno di sofferenza vuol dire che non te la sei goduta, non hai partecipato fino in fondo. In Italia si pratica la caccia alla volpe simulata, senza volpe.»

E come si riesce a fare la caccia alla volpe senza la componente principale e cioè la volpe?
«La volpe è sostituita dalla strusa. È una traccia olfattiva di urina di volpe che viene usata per individuare un percorso.»

Perché si è eliminata la volpe? Per motivi ambientalistici?
«Non solo. Gli spazi delle campagne lombarde non sono aperti come in quella anglosassone e non permettono di inseguire un animale, che è imprevedibile.
Anni fa le cacce avvenivano anche in Brianza, a Capiago, a Caidate, a Montesolaro. Ora avvengono soprattutto a sud di Milano, in Lomellina. Per esempio a Breme, da Giuseppe e Fulvia Visconti. A Scaldasole dagli Strada, a Mezzana Bigli da Federico Radice Fossati, a Candia dai Bergamasco. A nord si è edificato troppo. Le brughiere, che una volta erano lo sfondo delle cavalcate di caccia ora sono interrotte da strade, centri commerciali, edifici. La sede della nostra associazione è a Vergiate. Qui abbiamo il canile per le mute, la club-house e un parco di sei ettari.»

Che tipo di cane si usa nella caccia alla volpe?
«Nella caccia alla volpe si usano cani che sono…

Foto:
Stefano Alberti De Mazzeri con Achille Colombo Clerici, Franco e Anna Rocco alla Società Storica Lombarda

Marta Brivio Sforza in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 19, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

 Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Marta Brivio Sforza:

Qui si trova la chiesa che è una parrocchia barnabitica in stile barocco spagnolo, lUniversità degli studi con la facoltà di lingue, la casa di Gianni Barbiano di Belgiojoso, una cartoleria da libro Cuore, una banca delle Generali nellinterno di un cortile, due ristoranti dantan, un vecchissimo negozio di ferramenta, i gradini dove siedono studenti e mendicanti, un paio di caffè con i tavoli allaperto e, di fronte a SantAlessandro, il Palazzo di Annibale Brivio Sforza.

«Ho sempre vissuto a Roma – racconta la moglie Marta Brivio Sforza in una sala del palazzo – e noto una grande differenza tra le due città… Se pensiamo alle donazioni che i privati cittadini a Milano hanno dato alla città, anche in forma anonima, per la cultura o la solidarietà. Milano è una città timida, riservata, se confrontata con Roma, con Venezia, che sono città eclatanti. Arrivando qui mi sono ambientata e sono subito stata attiva nell’ambito…

Foto:
Marta e Annibale Brivio Sforza con Achille Colombo Clerici

Luca Beltrami Gadola in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 19, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Luca Beltrami Gadola:
Dove sta andando Milano?
«Dove sta andando Milano è difficilissimo dirlo. – risponde di getto Luca Beltrami Gadola –. Quello che si può dire è che ha sofferto moltissimo della crisi. Soprattutto in termini di occupazione e quindi consumi. I segnali più forti sono stati le chiusure di moltissimi negozi anche in vie commercialmente importanti del centro. Via Mazzini, i dintorni di piazza del Duomo…
Ho letto che anche il quadrilatero d’oro perde colpi, anche il consumo dell’extralusso comincia a calare. I ricchi ci sono sempre però potrebbero avere delle resipiscenze di tipo morale a far vedere che spendono e spandono.
Un’ondata di calvinismo di ritorno. In Paesi come la Svizzera o la Germania queste ostentazioni che si sono viste qui non ci sono mai state. Devo dire che Milano, nonostante tutto, per merito di Manfredi Catella, ha cambiato volto e buttato molto il cuore oltre l’ostacolo. Non parliamo di City Life, un investimento scriteriato che sta a dimostrare come nel mondo dell’edilizia la capacità di capire il mercato sia mancata totalmente. I segnali c’erano già tutti. Sono cose che dicevo già quattro anni fa. Quando l’economia rallenta perché gli effetti si vedano sull’edilizia occorre tempo. Bisognerebbe che l’edilizia si liberasse della componente finanziaria che l’ha travolta negli ultimi tempi e che cominciasse a fare i conti con un vero mercato.»

Che cosa intendi per finanziarizzazione delledilizia?
«C’è stato un periodo in cui le banche finanziavano personaggi che non dovevano assolutamente essere finanziati. L’intreccio tra mondo della finanza meno serio e consigli di amministrazione delle banche è diventato furibondo. A un certo punto questa gente ha iniziato a crollare. Allora il problema diventava trovare di volta in volta un cavaliere bianco pronto a salvare le operazioni immobiliari. Il cavaliere bianco andava in comune e diceva: “Mi faccio carico dell’operazione, però dovete darmi in cambio cubatura in più”. Il comune, che attraverso gli oneri di urbanizzazione finanzia molte delle sue spese, diceva di sì. Il risultato qual è stato? Si sono tenute artificiosamente in piedi molte operazioni e a un certo punto si è capito che non potevano stare in piedi.»

Abbiamo compreso il giudizio su City Life, ma sulloperazione di Porta Nuova? Anche qui si è verificato uno scollamento? Un errore di analisi?
«La gente è uscita dalla città perché i comuni fuori Milano offrivano una qualità di vita migliore. Perché l’asilo è più vicino, c’è più verde e così via.
Però continuava a lavorare a Milano e questo pendolarismo costava caro.
Tempo, denaro, fatica fisica eccetera. Allora Masseroli – ricordo – ha detto: “Facciamo tornare a Milano quelli che se sono andati”. Chi aveva comprato casa fuori avrebbe dovuto vendere per tornare a Milano e quel mercato era zero…

Foto:
Dibattiti alla Festa dell’Unità di Milano: Franco Mirabelli, Luca Beltrami Gadola, Achille Colombo Clerici

Cesare Romiti, Michele Saponara, Nicolò Zanon in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 18, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Cesare Romiti, Michele Saponara, Nicolò Zanon:

Tecnicamente, una chiesa scismatica, che noi frequentavamo in mancanza di meglio, elevando anzi un grato pensiero al politico democristiano. Colombo aveva fondato nei primi anni Settanta, quando la Cina era molto chiusa ai rapporti con l’esterno, l’Istituto Italo-cinese per gli scambi economici e culturali, una istituzione grazie alla quale, nel gelo politico-diplomatico, le relazioni fra Italia e Cina avevano potuto fiorire (Pionieri Italiani in Cina di Gilberto Perego ed Antonio Airò, Edizioni Il Portolano, Genova). In visita a Pechino dopo la morte di Mao, il senatore Colombo aveva ottenuto che la cattedrale fosse riaperta al culto dalla chiesa patriottica, per credenti che magari nel segreto dell’animo si sentono cattolici pieni, legati alla Santa Sede, non scismatici.
E tu, Achille, quale presidente dell’Istituto Europa-Asia, costituito dopo il passaggio alla presidenza dell’originario istituto fondato dal senatore Vittorino Colombo (in cui avevi avuti come predecessori nel tempo Cesare Romiti, amministratore delegato di Fiat, e i parlamentari Dante Orsenigo, Vincenzo Larussa e Michele Saponara, quest’ultimo anche presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano…

Foto:
Cesare Romiti e Achille Colombo Clerici alla Pontificia Università Antonianum di Roma

Da sin. Niccolò Zanon, Michele Saponara, Achille Colombo Clerici, Valerio Onida

L’importanza dell’economia circolare – Articolo su QN Il Giorno del 16 gennaio 2021 di Achille Colombo Clerici

gennaio 18, 2021

Può sembrare fuor di luogo – in uno dei periodi più critici dell’economia globale causato da Covid 19 – parlare di un’altra forma di produzione che viene definita “economia circolare”: eppure, come ha sostenuto Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, proprio la pandemia ha sottolineato l’urgenza di fermare la compromissione dell’ambiente naturale, mettendo in luce la fragilità del modello economico consumistico, proprio dell’economia lineare, fondato sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale, basato sullo spreco, dipende però dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e di energia facilmente reperibili e a basso prezzo. 
Si parte da un dato. Nell’Unione europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti.
 L’economia circolare implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimoUna volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore
Ci troviamo di fronte a un aumento della domanda di materie prime e allo stesso tempo a una scarsità delle risorse: molte delle materie prime e delle risorse essenziali per l’economia sono limitate, ma la popolazione mondiale continua a crescere e di conseguenza aumenta anche la richiesta di tali risorse limitate. 
Questo bisogno di materie prime crea una dipendenza verso altri Paesi, condizionando in tal mondo la geopolitica stessa dell’Unione.   
La transizione verso un’economia più circolare – cui è destinata una consistente quota del Recovery Fund – porta numerosi vantaggi, tra cui: riduzione della pressione sull’ambiente; maggiore sicurezza circa la disponibilità di materie prime; aumento della competitività; impulso all’innovazione e alla crescita economica (un aumento del PIL dello 0,5%); incremento dell’occupazione, con la creazione nell’Unione Europea di 700.000 posti di lavoro entro il  2030.     

Teo Luzi e Antonino Zichichi in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 18, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Teo Luzi e Antonino Zichichi:

Nel corso degli anni la Giuria, con notevole impegno dovendo scegliere tra molte figure eccellenti, ha assegnato i premi a decine di personalità. Tra cui lo scienziato Antonino Zichichi; i giornalisti direttori del “Corriere della Sera”, della “Gazzetta dello Sport” e del “Giorno”, Ferruccio de Bortoli, Andrea Monti, Sandro Neri; l’astronauta Luca Parmitano; il regista cinematografico Premio Oscar 1988 Giuseppe Tornatore, Livia Pomodoro; mons. Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana; gli oncologi Umberto Veronesi ed Ermanno Leo; Aurelio De Laurentiis, produttore cinematografico; Massimo Moratti, presidente dell’Inter; Santo Versace, Ferruccio Ferragamo e Mario Boselli nel campo della moda; Massimo Cacciari, filosofo e scrittore; Jaoquin Navarro Valls, responsabile Sala stampa del Vaticano; Gilberto Benetton, presidente delle Edizioni Holding; Dario Franceschini e Michela Vittoria Brambilla, ministri del Turismo; Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia; Mauro Moretti, amministratore delegato Gruppo Ferrovie dello Stato; senatrice Anna Finocchiaro, presidente Gruppo PD al Senato; Philippe Daverio, storico dell’arte; Flavio Valeri, amministratore delegato Deutsche Bank Italia; Bernabò Bocca, presidente degli albergatori italiani; Evelina Christillin, presidente del Comitato Torino 2006; Clemente Mimun, direttore del TG1; Teo Luzi, capo di Stato Maggiore dell’Arma dei Carabinieri; Giuliano Pisapia, sindaco di Milano; Giorgio Battisti; Alexander Pereira, Soprintendente al Teatro alla Scala; Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
«La valenza anticiclica e la capacità di produrre crescita economica da parte del turismo – il cui apporto al Pil nazionale annuo supera il 10% – devono essere la molla che determini una amplissima convergenza verso un comune obbiettivo, una collaborazione fra tutti gli attori sociali, culturali ed economici coinvolti, perché ci possa essere da parte del settore turistico la più ampia risposta alle esigenze di progresso del Paese. Occorre un progetto di politica economica mirato, che permetta al settore di riconquistare le posizioni perdute…

Foto:
Gen. C.C. Teo Luzi e Consorte con Achille e Giovanna Colombo Clerici

Casa della carità, don Virginio Colmegna e Card. Dionigi Tettamanzi in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 18, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla della Casa della Carità, don Virginio Colmegna e Card. Dionigi Tettamanzi

«La Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani” è nata nel 2002» racconta Giuseppe Garofano, top manager, vicepresidente della Montedison di Mario Schimberni, membro del consiglio di amministrazione della Casa della carità, «per iniziativa dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, che ha voluto destinare l’importante somma ricevuta come lascito dall’imprenditore Angelo Abriani all’apertura di una struttura d’accoglienza per le persone più bisognose.
«Grazie all’immobile messo a disposizione dal Comune e ristrutturato, il 24 novembre 2004, alla presenza di Martini, dell’Arcivescovo Dionigi Tettamanzi, del sindaco Gabriele Albertini e del presidente della Fondazione don Virginio Colmegna viene inaugurata la sede della Casa della carità in via Francesco Brambilla nel quartiere di Crescenzago, periferia nord-est.
«Dal novembre 2004, nella sede di via Brambilla ai posti riservati all’accoglienza maschile e femminile si sono via via aggiunti quelli della comunità per persone con particolari necessità, i mini appartamenti per mamme sole con bambini e famiglie sfrattate, e all’esterno alcune decine di appartamenti in gestione per ospitare singole persone o interi nuclei familiari. La struttura dove hanno sede la maggior parte delle nostre attività è vissuta come una vera e propria Casa, che accoglie le persone come ospiti con cui instaurare una autentica relazione umana. L’ospitalità che viene offerta alle persone in difficoltà è gratuita e, in gran parte, non convenzionata con gli enti pubblici.
«Fin dai suoi primi giorni di attività, su indicazione del cardinal Martini, la Casa della carità non è solo un luogo di ospitalità e di cura per i più poveri, ma è anche un laboratorio sociale nel quale trovano spazio attività culturali, di ricerca, di spettacolo e di confronto con tutte le diverse anime della città. In dieci anni ha ospitato 2507 persone di 95 diverse nazionalità.
Negli stessi anni ha promosso, organizzato e realizzato importanti momenti di riflessione sociale e politica cui hanno partecipato alcuni tra i maggiori pensatori contemporanei. Gli incontri si sono tenuti nell’Auditorium della Casa, dedicato a Teresa Pomodoro, lo stesso che in più occasioni (dagli sgomberi dei campi rom del 2005 alle attuali emergenze del Nord Africa e della Siria) ha ospitato profughi e migranti, proprio per rispondere alle emergenze delle persone, senza fare domande, donando amore, rispetto, aiuto concreto, carità in una parola.
«Il principio che guida la Casa della…

La convivialità e il Rajberti – In “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 18, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di convivialità e del Rajberti:


«Sarò anch’io de’ convitati?» L’incognita nell’arte di apparire. La reazione di Don Alfonso, quando Guglielmo dice «In onor di Citerea un convito voglio far», propone l’eterno dilemma mondano in chiave mozartiana: «esserci o non esserci». O, ancor peggio, invitato o imbucato? “Umbra” come viene definito l’imbucato da Erasmo da Rotterdam nei suoi Adagia, riecheggiando Quinto Orazio Flacco. Esiste anche una declinazione milanese e ottocentesca della questione. Da Cosi fan tutte al medico Giovanni Rajberti – autore del più celebre Viaggio di un ignorante –, il quale pubblica nel 1850 e ’51 Larte di convitare. Un ironico libro, accolto come un cavolo a merenda nella Milano in stato d’assedio che segue la repressione delle Cinque Giornate, e dove festeggiamenti e leggerezze varie sono bandite, anche per il rischio di trovarsi in casa una spia.
Naturalmente il Rajberti ne è consapevole e si giustifica nella prefazione: «Come sia nato in me il pensiero di questo libro non saprei dirlo in coscienza, perché non me ne ricordo più. Era in parte già fatto assai prima dei trambusti che fecero dimenticare tante inutili cose. Ora, da alcuni mesi ripigliai la penna, e di mano in mano che l’argomento mi dettava pagine una più matta dell’altra, il cuore mi diceva con forza sempre crescente, che io mi allontanava troppo dalle esigenze dei tempi, e che adesso il pubblico non si mena più a spasso con delle parole (che sciocco d’un cuore!), e che la gente non ha più voglia di ridere. E io gli rispondeva: “Taci, bestia, che i muscoli del riso non sono scomparsi dalle facce degli uomini, e siccome gli uomini usano delle loro facoltà finché possono, così in questo mondo si riderà sempre, per quanto gli affari vadano alla peggio: e meno c’è da ridere sulle cose grandi, più si ha bisogno di rivolgersi alle cose piccole”». Rajberti definisce per sommi capi il Galateo come «l’arte di stare col prossimo il meno male per sé e per gli altri, ossia l’arte di vivere in società», e si inserisce, sia pure in modo parodistico, nel solco di una lunga tradizione italiana di manuali popolarissimi…

Foto:
Achille Colombo Clerici nel refettorio di San Clemente a Venezia

Bona Borromeo Arese nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – Libro di Achille Colombo Clerici

gennaio 15, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla dell’incontro con Bona Borromeo Arese:

Con Bona Borromeo Arese, nel palazzo di famiglia in via Borromei, si parla di solidarietà, in particolare del suo ruolo di presidente dell’AIRC, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.
«Ho cominciato a occuparmi di cose milanesi all’Ambrosiana, poi in un’altra associazione che si chiamava la Tazzinetta benefica. Nel corso della mia vita ho seguito tante cose in cui erano coinvolti i Borromeo.
Per esempio l’Istituto dei Tumori. Loro hanno partecipato, credo, alla fondazione dell’Istituto. Ho iniziato subito, quando ero una giovane sposa. Mia suocera mi ha inserita tra le vincenziane. In quel periodo svolgevamo attività di volontariato nei pellegrinaggi degli ammalati sui treni per Lourdes. Mia suocera dirigeva l’assistenza. Il viaggio durava due giorni…».

Un viaggio della speranza e della disperazione, con tutti i malati a bordo…
«La gente disperata rimane a casa. Questo era un viaggio della speranza…
Ero abituata a queste fatiche anche perché nella mia gioventù per undici anni avevo fatto la crocerossina in via Pucci con la signora Rigà.
E come crocerossina venivo messa nel treno dei malati gravi. A volte ti fanno perdere la pazienza e ti verrebbe voglia di farli fuori. Quando mia suocera è mancata nel 1972 – io mi ero sposata nel ’58 – mi sono trovata proiettata nel suo ruolo e sono diventata braccio destro di mio suocero.
Nell’85 Guido Benossa mi ha convinta a entrare nell’AIRC. Esattamente 30 anni fa. Da allora sono il presidente dell’AIRC Lombardia e sono vicepresidente nazionale. Il mio lavoro è quello di cercare di raccogliere fondi per finanziare la ricerca.»

E come la risposta della società?
«Ah, la risposta della società è fantastica. Almeno io parlo della realtà lombarda, la realtà delle altre regioni le conosco molto meno. Del resto il cancro è una patologia che tocca da vicino molte famiglie. La ricerca ha fatto passi enormi. In casa mia, mio suocero è morto di tumore, mia suocera è morta di tumore, mio padre è morto di tumore, i miei fratelli sono morti di tumore, mio marito è morto di tumore… AIRC è fortissima come associazione. Conta 1.200.000 soci a livello nazionale. Raccoglie più di 100.000.000 di euro all’anno che passano automaticamente alla ricerca.
Poi è molto bene organizzata perché Guido Benossa e i due medici che l’hanno fondata, Umberto Veronesi e Beppe Della Porta, sono stati molto lungimiranti. Il comitato di presidenza della ricerca è affiancato da un comitato scientifico internazionale in modo che tutti i progetti scientifici siano valutati da professori in Francia, America, Inghilterra e così via. Perché si aveva la paura delle baronie.»

Quali sono i canali di raccolta fondi?
«Ci sono quattro manifestazioni ufficiali. Si comincia in inverno con le arance. A maggio per la festa della mamma ci sono le azelee. A settembre, i cioccolatini. A novembre e dicembre i giorni della ricerca. Inoltre ogni consigliere in genere viene spronato a organizzare qualcosa di meno importante.
Eventi privati ed eventi pubblici. Gare di golf, corse podistiche, tombole… Esistono diciassette comitati a livello regionale. In Lombardia oltre a Milano c’è il comitato di Brescia con l’attivissima signora Gnutti. A Varese la Litta Modignani…».

Ti capita spesso di andare a Roma?
«Ho un’amica carissima che abita a Roma e allora sono andata ospite da lei adesso e nel passato e io devo dire – forse non si deve dire quello che sto per dire… – che Roma è molto provinciale… È stupenda, è stupenda, ma non per lavorarci. Anche come pulizia è peggio di Milano. Inoltre ci sono tutte queste vecchiette che mantengono i gatti in largo Argentina…»

Foto: Bona Borromeo Arese con Achille Colombo Clerici

“L’economia preoccupa più del virus” Articolo pubblicato su QN Il Giorno del 9.1.2021 di Achille Colombo Clerici

gennaio 15, 2021

Il 2021 si apre all’insegna della speranza: che il vaccino, durante l’anno, sconfigga la pandemia e riporti il Paese alla vita normale, con i suoi alti e bassi, prevedibili e in parte controllabili: così spera oltre la metà degli italiani.  Ma, secondo l’autorevole ISPI, uno dei principali centri studi europei, con sede a Milano, specializzato in analisi geopolitiche e delle tendenze politico-economiche globali, Covid è, sorprendentemente, “soltanto” al secondo posto nei timori degli italiani (22%): per il settimo anno consecutivo infatti la crisi economica resta la più grave minaccia per il 54% dei compatrioti, seguita da immigrazione (11%) e dai cambiamenti climatici (7%).

Se usciamo dall’ambito domestico e consideriamo il Paesi nei suoi rapporti internazionali, la classifica a livello globale cambia e non di poco: la pandemia balza al primo posto, seguono i cambiamenti climatici (25%) e buona terza la crisi economica. Crolla il timore del terrorismo, dal picco del 2015 (attentati di Parigi) al 6% di oggi.

Possiamo aggiungere, per completare il quadro, qualche altro dato, che interessa ovviamente una minoranza: gli italiani vedono accresciuta l’influenza della Cina, accompagnata da un calo consistente di quella americana, e da un semicrollo dell’influenza russa. L’Unione Europea registra invece un notevole balzo in avanti, quasi raddoppiando il valore-influenza: dal 18 al 34%. Evidentemente il merito va al Next Generation EU, meglio conosciuto in Italia come “Recovery Fund”; e alla figura carismatica di Angela Merkel, la “mutti” d’Europa che ha triplicato i consensi.

Ma non tutti i leader europei godono della simpatia degli italiani: quelli dei cosiddetti “Paesi frugali” sono visti quali avversari da oltre un quarto degli italiani; i “sovranisti” Polonia ed Ungheria sono evidentemente considerati poco influenti.  Infine il 57% dei connazionali continua a prediligere la tradizionale alleanza con gli Stati Uniti: ma quasi il 40% non esclude di avere buoni rapporti anche con Russia e Cina.

Il 2021 è anche l’anno del neo presidente degli Stati Uniti Joe Biden che la grande maggioranza degli italiani vede con favore contro soltanto l’11% il quale ritiene che avrà un’influenza negativa anche nei rapporti con il nostro Paese.