Archivio per febbraio 2021

Sergio Dompè nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal di Achille Colombo Clerici

febbraio 22, 2021

Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano          

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Sergio Dompè:

Nel 1853 Gian Antonio Dompè, appassionato alle scienze chimico-farmaceutiche, apriva una bottega di speziale in piazza della Scala a Milano.
Nel 1898 Onorato Dompè trasformava l’attività in una moderna rete di farmacie italo-britanniche che adottano gli standard inglesi. Nel 1940 Franco Dompè passa a un livello industriale fondando l’azienda di famiglia, nei locali storici vicino a dove ora ci troviamo.
Nell’ufficio del presidente, Sergio Dompè, ci sono delle enormi e coloratissime opere fatte con le pastiglie. Valenze positive e negative si fondono nella percezione di queste opere.
«La chimica evoca oggi un senso di protezione, tutti si vogliono proteggere dagli agenti chimici» dice il presidente. «Ci sono state delle esagerazioni nell’impiego della chimica, ma non è che sia stata introdotta per sadismo da qualcuno. C’era una campagna bellissima di Federchimica, bellissima almeno per me, che faceva vedere un ufficio come questo. E poi di fianco c’era l’immagine dello stesso ufficio senza la chimica. Praticamente non rimaneva quasi niente. Rimaneva solo il 10%. C’è un sacco di chimica anche negli oggetti dove non sospettiamo che ci sia. Non dico il computer, ma anche per esempio una poltrona di pelle. La pelle non potrebbe essere conciata senza procedimenti chimici. Il legno… Uno dice: è legno. Bravo, ma prova a usarlo senza trattamenti chimici, senza colla… Lo stesso vale per il vetro.»

Si parla del tempo. Non si sa come vestirsi. Di giorno ce già un clima primaverile. Quando va via il sole fa freddo. Il discorso sul tempo non è solo un banale rompighiaccio. Porta con sé lo spettro del surriscaldamento, del cambiamento del clima. Siamo nella sede della Dompè Farmaceutici. In via Santa Lucia, vicino alle mura romane.

«È incredibile come la chimica abbia cambiato la vita quotidiana. A partire dall’abbigliamento. Se noi pensiamo che nella campagna di Russia le truppe italiane avevano ancora le pezze da piedi.
«Uno dei grandi problemi di quella campagna era la totale inadeguatezza del vestiario, compresi i bottoni, che coll’escursione termica si spaccavano.
Se tu hai un esercito di fanti a cui si spaccano i bottoni…».

Una scena apocalittica, ma anche comica. Stanno prendendo piede però le biotecnologie.

«Certo. È possibile produrre della plastica senza l’utilizzo della chimica, solo utilizzando la biotecnologia. Ma non ti dicono che per farla devi usare…

Foto: Sergio Dompè con Achille Colombo Clerici

“Il domani di Milano, il futuro del Paese” pubblicato da Fondazione Democrazia Cristiana

febbraio 22, 2021

Ciclo di dibattiti promossi da Università Statale di Milano con Assoedilizia e Fondazione Ambrosianeum Secondo incontro, in data 18 febbraio 2021,  sul tema: “I giovani ed i nuovi modelli culturali”
https://www.fondazionedemocraziacristiana.it/2021/02/19/il-domani-di-milano-il-futuro-del-paese-incontri-organizzati-da-unimi-con-assoedilizia-e-ambrosianeum/

UN’ITALIA FLESSIBILE ED EFFICIENTE articolo su QN Il Giorno del 20 febbraio 2020 di Achille Colombo Clerici

febbraio 22, 2021

Qual è il giudizio dell’U.E. sull’economia italiana?

Il sistema economico del nostro Paese, nella prospettiva della ripresa post-Covid, si conferma più vulnerabile delle altre economie forti del Continente. Il più recente rapporto della Commissione europea, confermando che la crisi del 2020 ha colpito in maniera diversa i Paesi europei, anticipa di intravvedere la «luce in fondo al tunnel» con il ritorno a livelli pre-pandemici entro l’anno prossimo. Ma ci sono alcune eccezione, tra le quali l’Italia. Per citare, la Francia, la cui economia presenta molte analogie con la nostra, crescerebbe nel 2021 di due punti percentuali in più rispetto alla nostra; ed anche nel 2022, la Francia dovrebbe fare meglio dell’Italia. Inoltre, l’esecutivo comunitario proietta la zona euro a un’espansione del 3,8% nel 2021 /2022, con valori di stima in entrambi i casi superiori a quelli dell’Italia.
In sintesi, quando le cose vanno male in generale, per l’Italia vanno un po’ meglio di quanto previsto e magari di quanto vadano in altre aree d’Europa. Ma quando c’è la ripresa, il nostro rimbalzo delude. 

E’ pur vero che le previsioni invernali della Commissione sono state stilate senza tener conto del Recovery Fund che dovrebbe perciò migliorare la prospettiva globale, anche se la previsione continentale è soggetta a molteplici rischi, legati per esempio a nuove varianti del virus Covid-19 e alla generale situazione epidemiologica. Superato un primo trimestre particolarmente difficile, l’economia dovrebbe rimbalzare nella primavera e poi nella seconda parte dell’anno: tutto dipende dai nuovi vaccini che dovrebbero essere finalmente a disposizione.         

Dal commissario agli affari economici Paolo Gentiloni vengono parole di cauto e ragionato ottimismo.  Gentiloni consiglia ai Paesi di agire con flessibilità quando si tratterà di ritirare le speciali misure di sostegno al lavoro (la cassa integrazione in Italia). La decisione su come uscire da questa situazione di emergenza è una decisione politica molto, molto importante. Farlo anzitempo rischia di diminuire le chances di ripresa.

Se alcuni Paesi, tra cui l’Italia, avranno nell’immediato una crescita del Pil inferiore alla media europea, il livello del Pil 2021-2026 potrebbe essere più alto, del 3%-3,5%.    E c’è fiducia nel governo italiano presieduto da Mario Draghi, “efficiente ed europeista”.

Secondo incontro del ciclo “DOMANI DI MILANO, FUTURO DEL PAESE” organizzato da UNIMI con ASSOEDILIZIA E AMBROSIANEUM

febbraio 19, 2021

I giovani, protagonisti del nuovo modello culturale di Milano
di Benito Sicchiero 

L’Italia guida, con la Gran Bretagna, la poco encomiabile classifica 2020 del calo degli investimenti esteri di portafoglio e del crollo degli investimenti diretti causato dalla pandemia. Per far ripartire Milano e il Paese non c’è una sola ricetta, ma comunque c’è la necessità di una strategia che comprenda il rilancio del turismo internazionale: i turisti stranieri infatti sono i nostri più preziosi ambasciatori per invogliare ad investire qui, e gli investitori attireranno a loro volta, turisti, attività, funzioni. Occorre però creare le precondizioni: un rilancio dell’immagine della città e del Paese investendo nella cultura, elemento distintivo della italianità e della milanesità,  ma vittima tra le più illustri di Covid-19; nella legalità, nella sicurezza, nei servizi alle persone e alle imprese,  e soprattutto coinvolgimento i giovani, a partire dal mondo universitario, perché non siano solo spettatori, ma diventino protagonisti, come è stato nella storia recente e meno recente della nostra città, di una nuova stagione culturale che rafforzi l’attrattività e la competitività di Milano.

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e di Amici di Milano, ha così sintetizzato il webinar “Nuovi modelli culturali per Milano e per l’Italia”, secondo appuntamento organizzato dall’Università Statale di Milano, Fondazione Culturale Ambrosianeum e Assoedilizia nel ciclo “Il domani di Milano. Il futuro del Paese”. Vi hanno partecipato, con il saluto del Rettore Elio Franzini, Mario Boselli, presidente Fondazione Italia Cina e Istituto Italo Cinese, presidente onorario Camera Nazionale della Moda Italiana; Francesco Daniel Donati, direttore CLIP – Concorso Lirico Internazionale di Portofino; Oliviero Ponte di Pino, fondatore di  Ateatro e responsabile del programma BookCity Milano; Annalisa Zanni, direttrice Museo Poldi Pezzoli. A moderare l’incontro, Sissa Caccia Dominioni, storica dell’arte, Fondazione Ambrosianeum.

“Nonostante tutto la cultura di Milano resiste” è stato il messaggio di Caccia Dominioni. Boselli: Milano, capitale mondiale del pret-à-porter d’alta gamma, ha realizzato nel 2019 un giro d’affari di 90 miliardi con un saldo attivo di 1/3; nel 2020 è calato molto, ma l’attivo è stato comunque di 19 miliardi, un’eccezione per l’economia italiana dell’anno orribile. Il settore si è confermato primo per qualità al mondo grazie a due fattori: capacità artigianale e creatività. Una filiera vincente. Ma occorrerà tornare al più presto alle sfilate “in presenza”, la tecnologia del web non le può sostituire. Si prevede inoltre una necessaria collaborazione tra negozio, dove il cliente ‘gode’ il prodotto anche se lo acquista nelle enormi vetrine dell’e-commerce. 

Per Daniel Donati l’opera lirica – che vede l’Italia con il suo simbolo, La Scala, primeggiare nel mondo tanto che quasi tutte le rappresentazioni sono italiane o in lingua italiana – e i concerti di qualità, soffrono il formidabile handicap economico: secondo uno studio americano ogni rappresentazione, per quanto di successo, non raggiungerà mai il break-even. Anzi. Ogni replica non farà che aumentare il passivo a causa dell’alto costo di cantanti, orchestrali, scenografi e quant’altro. E’ indispensabile pertanto l’apporto pubblico e/o privato. Perché allora mantenere un’industria in perdita? Per la bellezza, la funzione sociale, la cultura che Paolo Grassi, con la fondazione del Piccolo Teatro ha così ben dimostrato. Un aiuto può venire dallo streaming che, pur non sostituendo il fascino della presenza, si è dimostrato in grado di allargare il popolo degli appassionati, soprattutto giovani, arrivando fin nelle periferie più lontane e problematiche.

Ponte di Pino: per consumo culturale l’Italia resta da sempre ai livelli più bassi d’Europa.  L’editoria ha resistito al Covid ed a fine 2020 è tornata al livello di inizio anno. Per altri settori è andato molto peggio: secondo recentissimi dati Siae opere, concerti, teatri, cinema hanno registrato crolli dal 76 all’82%. Sono stati cancellati 310 festival ma 150 sono andati on-line. Per quanto riguarda BookCity Milano (1300 eventi nel 2019) nel 2020 si sono quasi dimezzati (800). Anche in questo caso lo streaming ha aiutato molto, amplificando l’azione di diffusione e integrazione, conquistando il 16% di pubblico in più, soprattutto giovani. Ma con il grave handicap di non consentire l’interlocuzione tra autore e spettatore. 

Portare il museo tra la gente senza aspettare che la gente entri al museo e trasformare i giovani da semplici destinatari a progettisti sono due degli obiettivi di Zanni. Iniziative come Rete Casa Museo e Musei Lombardi dell’800, realizzati con l’aiuto dell’assessore Del Corno vanno in questa direzione. Ben vengano, ha aggiunto, le grandi esposizioni: ma ricordiamo che il museo è anche il luogo dove si conosce la storia attraverso le opere esposte, si scopre e si rinsalda il senso di appartenenza. Quanto sta avvenendo in America dove si chiudono musei a centinaia è semplicemente orrendo: si cancellano le proprie radici.

A conclusione, da Boselli viene un messaggio di speranza: a differenza della guerra che distrugge uomini e cose, Covid ha lasciato inalterate le cose. Tra qualche mese ripartiremo.  

Guardare al di là della pandemia e immaginare il futuro del Paese partendo da quella che è stata e si spera torni a essere la principale locomotiva: Milano con le sue complessità, contraddizioni ma anche straordinarie risorse. È l’obiettivo del ciclo di incontri online promossi dall’Università Statale partito il 28 gennaio, per discutere sugli scenari da costruire con la capacità di innovare che caratterizza la Lombardia, governando e non solo subendo il cambiamento. ) . Seguiranno  «Dopo la Pandemia, quali prospettive per l’inclusione?» (marzo) e «Milano, una città amica delle donne e dei giovani» (aprile).

 «In un momento come questo – commenta la promotrice Marilisa D’Amico, prorettrice alla Legalità, Trasparenza e Parità di Diritti e tra i promotori dell’iniziativa – l’Ateneo vuole farsi promotore di riflessione e progettualità su alcuni temi che dovranno essere al centro della ripresa di Milano e che andranno sviluppati coniugando attentamente innovazione scientifica e solidarietà, secondo la tradizione e l’identità più profonda del nostro territorio. »

Foto:
Elio Franzini, Marilisa D’Amico, Achille Colombo Clerici

Mario Boselli e Achille Colombo Clerici

Da sin: Nanni Donati e Francesco Daniel Donati con Achille e Giovanna Colombo Clerici al CLIP di Portofino

A Milano il più grande parco metropolitano d’Europa. Dibattiti di Milano Vapore, con Assoedilizia

febbraio 19, 2021

Nuovo appuntamento di Milano Vapore sulla città del futuro
 A MILANO IL PIU’ GRANDE PARCO METROPOLITANO D’EUROPA.
Costruire in altezza e densificare per risparmiare suolo e promuovere il verde
di Benito Sicchiero

“Fin dagli anni ’80 Assoedilizia, con un gruppo di esperti urbanisti, si pose il problema di conciliare lo sviluppo residenziale ed urbanistico della città con la presenza del verde pubblico in generale e dei parchi in particolare. Ma ci vollero le direttive dell’Unione Europea ed una maggiore sensibilizzazione dei milanesi per arrivare ad adottare l’unica soluzione possibile: costruire in altezza, i grattacieli, fino ad allora visti dalla cultura dominante quale fonte di speculazione edilizia e come simbolo  del capitalismo e quindi osteggiati”. Tracciando poi, da noto cultore della storia di Milano qual è, le vicende che hanno coinvolto i parchi cittadini: compreso il rischio di non veder mai sorgere il Parco Sempione uno dei polmoni metropolitani, sull’ex Piazza d’Armi del Castello, progettato dall’Alemagna in conformità al Piano Beruto. Un parco, che rappresenta una vera e propria conquista sociale dei milanesi. 

Così Achille Colombo Clerici, avvocato e Presidente di Assoedilizia, intervenendo al webinar di Milano Vapore “Giardini Pubblici: importanza del verde nelle città del futuro”, uno degli appuntamenti che Giampaolo Berni Ferretti sta organizzando in questi mesi, in qualità di Presidente dell’Associazione, sul “Futuro di Milano” affrontato da varie angolazioni.   Relatori: oltre al citato Colombo Clerici, Gabriele Albertini (già Sindaco di Milano); Enrico Pluda (Presidente Associazione AGIAMO-giardini Indro Montanelli); Caterina Azzi (Presidente Associazione Amici della Guastalla); Paola Brambilla (avvocato e Coordinatrice Comitato Giuridico WWF Italia); Giovanni Sala (agronomo, Founding Partner LAND srl); Violetta Fortunati (giornalista del Il Giorno- socia Associazione Area Cani del Parco Sempione); Gianluca Comazzi (Presidente del Gruppo di Forza Italia in Regione Lombardia). Ha moderato i lavori Fausta Chiesa, giornalista del Corriere della Sera. 

“La cultura – secondo Berni Ferretti – genera esternalità positive nel momento in cui è fortemente integrata con l’ambiente dove per ambiente si intendono i luoghi verdi della città. Gli esempi di luoghi in cui il connubio fra patrimonio culturale e verde pubblico sono tanti: Villa Reale davanti ai giardini Indro Montanelli, la Sinagoga, la Biblioteca Sormani, il Tribunale, l’Università Statale, l’Umanitaria e le numerose scuole pubbliche e private compreso l’Istituto Zaccaria davanti ai giardini della Guastalla, il complesso dei monumenti del Foro Bonaparte e del Parco Sempione, la Torre Branca, il Castello, la Triennale, il Museo della Scienza e il planetario nei Giardini Indro Montanelli, il Teatro dell’Arte, Il Piccolo Teatro, l’Arena, l’Acquario Civico e La Fabbrica del Vapore (l’Ex Carminati-Toselli in via Procaccini)”.

Ad Albertini ed alla sua amministrazione si deve, per unanime riconoscimento, il merito di avere affrontato la riqualificazione di 11 milioni di mq di aree dismesse: se nel 1997 si contavano soltanto 7 mq di verde per abitante, oggi siamo ad oltre 18 mq, in continua crescita, proprio grazie all’impulso dato da quella giunta. Ma la superfice ‘verde’ negli interventi urbanistici, oggi pari a un terzo, punta a diventare la metà: un investimento, per progettazione e manutenzione, di miliardi di euro. Nessuna amministrazione pubblica è in grado di sostenere tale onere senza onerare pesantemente i cittadini; diventa quindi indispensabile l’apporto del privato che dai suoi investimenti deve ricavare un giusto profitto. Ma, precisa Albertini – che, ricordiamo, è anche imprenditore – tale profitto deve essere ispirato ad un criterio etico, non diventare speculazione: principio che lo ha sempre ispirato. In cambio l’amministrazione deve sostenere l’investitore con la defiscalizzazione.

Pluda, Azzi e Fortunati hanno narrato le controverse vicende dei tre parchi storici milanesi – Montanelli, Guastalla, Sempione –. Curiosità ha suscitato la vicenda delle colonie di pappagallini che lo popolano: le variopinte bestiole (circa 15.000 in 90 colonie), tanto gradevoli da vedere, arrecano qualche problema: innanzitutto alcune malattie, ma anche la sostituzione degli uccelli autoctoni. Favoriti dall’assenza di traffico durante il blocco, coppie di nibbi hanno nidificato nei luoghi più disparati. Ma soprattutto i parchi non vanno utilizzati per raduni di massa, come i concerti, che li lasciano in condizioni disastrose.

Altra curiosità.  Sala ha ricordato il progetto degli otto “raggi verdi”, altrettanti viali alberati chiusi al traffico motorizzato per congiungere i parchi cittadini e il progetto di Gigi Lazzaroni, realizzato, di affidare alla cura dei privati circa 200 microzone verdi in città. Certo manca ancora parecchio per raggiungere l’obiettivo di 3 milioni di alberi in città, alberi la cui vita deve essere ben più lunga dei 7 anni medi attuali. Mentre Comazzi ha sottolineato come Regione e Comune provvedano alla cura di 230.000 alberi ‘pubblici’ cui si aggiungono altrettanti gestiti da privati. E, guardando al futuro, la grande sfida verde di Milano si giocherà sull’area dismessa dello Scalo Farini destinato a diventare il più grande parco cittadino d’Europa e connotare la futura immagine di Milano.

Prossimo appuntamento sul Futuro di Milano tra due settimane, tema ‘I quartieri del futuro’.  

Foto d’archivio: Gabriele Albertini e Achille Colombo Clerici

“Le carrozze…”, la corte sabauda, Costantino Nigra, Guido Gozzano nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – di Achille Colombo Clerici

febbraio 17, 2021

 “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla del canto “Le carrozze…”, della corte sabauda, di Costantino Nigra, di Guido Gozzano:

Partendo per i freddi castelli

Tanti anni fa, in una casa di Torino –, ma i ricordi si perdono nella memoria – ho ascoltato un antico canto della tradizione popolare piemontese.
Una melodia nostalgica ed evocatrice, una storia triste e suggestiva. E per anni ho cercato, ho cercato per ogni dove quel canto, senza mai trovarlo.
Ne ricordavo benissimo le note, più vagamente le parole. Ho chiesto aiuto ad amici appassionati ed esperti, senza mai venirne a capo. Con Guglielmo Guidobono Cavalchini e Mario Verdun di Cantogno abbiamo persino messo a soqquadro l’archivio di Palazzo Madama, quello sotto la Mole ovviamente, non quello all’ombra del Cupolone. Mi rimaneva sempre e solo un frammento di musica, sia pure affascinante, ma nulla più. Era una ballata, quasi una ninnananna raffinata e languida, legata alla vita della Casa Sabauda, che raccontava la triste storia della “bela Madamin”. Maria Carolina Antonietta Adelaide di Savoia, quarta figlia del Re Vittorio Amedeo III di Savoia e della regina Maria, che nel 1782, a diciott’anni, andò sposa al Principe Antonio Clemente di Sassonia, per volontà del padre, il quale riuscì a imporsi nonostante il diniego risoluto della ragazza. Rientrava nei disegni della politica matrimoniale di questa casa regnante. E tanto bastava.
Costantino Nigra, che è stato il più importante studioso dei canti popolari piemontesi, scrivendo peraltro un vasto trattato, edito da Einaudi (Canti popolari del Piemonte, 2009), racconta: «Nella Cappella Reale del castello di Moncalieri, il dì 29 settembre 1781 alle ore 4 dopo mezzodì, stavano inginocchiati dinanzi all’altare la principessa Maria Carolina Antonietta di Savoia, e Carlo Emanuele Principe di Piemonte, incaricato questi di sposare per procura la sua sorella in nome del principe Antonio Clemente duca di Sassonia. Assistevano alla cerimonia il re Vittorio Amedeo III e la regina Maria Antonietta Ferdinanda infanta di Spagna, genitori della sposa, tutta la real famiglia, la principessa Carlotta di Carignano, il cardinale Marcolini, il principe di Salm-Salm, tre vescovi, i cavalieri dell’Ordine, il principe di Masserano, i ministri di Stato, il capitano delle Guardie del Corpo, il governatore dei Principi, il maestro delle cerimonie e introduttore degli ambasciatori. Il conte Marcolini, ambasciatore straordinario di Sassonia, assisteva pur esso in luogo distinto al rito nuziale. Il grande elemosiniere del re uscì pontificalmente dalla sacristia, e dopo essersi inginocchiato all’altare, e inchinato al re e alla regina, fece agli sposi la consueta interrogazione.
Il principe di Piemonte rispose immantinente; ma la principessa, alzatasi, prima di rispondere fece la filiale riverenza ai suoi genitori, e rimessasi in ginocchio rispose anch’essa affermativamente. Allora il prelato diede loro la benedizione nuziale, e recitò il discorso d’uso. I tre vescovi firmarono il registro di matrimonio. Terminata la funzione, e preso congedo dal re e dalla real famiglia, l’ambasciatore della corte Elettorale di Dresda partì alla volta di Augusta, ove la sposa dovea essere consegnata dai commissarii del re ai commissarii Sassoni. Il mattino seguente partiva la nuova duchessa di Sassonia e con lei il re, la regina, il principe e la principessa di Piemonte, che la vollero accompagnare fino a Vercelli. Ma prima della partenza il nuziale corteggio traversò la città».
Il nostro canto inquadra il momento della partenza da Torino e dalla amata Corte, il distacco dai genitori, dai fratelli, dai cugini compagni di giovinezza e di giochi. «I cavalli son già preparati, le carrozze son pronte a partire…», ingiunge alla principessa il commissario reale. Tutto il popolo torinese piange alla sua partenza. E nasce il canto. Salita sulla carrozza che l’avrebbe condotta in Germania, Madamin fu accompagnata…

Foto: Achille e Giovanna Colombo Clerici con Virgiliana Tibertelli de Pisis

Alessandro Manzoni e della servitù del Resegone nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal di Achille Colombo Clerici

febbraio 16, 2021

 “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Alessandro Manzoni e della servitù del Resegone, la “montagna di Milano”:

Scrutando da un tetto del centro di Milano verso il Duomo, a quasi quattro secoli dal tempo dei Promessi sposi, si intravvedono sempre le montagne imbiancate; ma nella nuova skyline dell’era del sindaco Gabriele Albertini svettano i profili appuntiti dei grattacieli appena ultimati nell’area di Porta Nuova, e la cattedrale simbolo della città non è più una cattedrale nel deserto. Ironia del destino e al tempo stesso parametro del mutamento storico intervenuto in questi anni, i grattacieli sorgono proprio in quel quadrante nord nord-est, visto dall’angolo di visuale del Duomo, che un tempo era interessato dal vincolo urbanistico detto “La Servitù del Resegone”. Un vincolo che intendeva salvaguardare la vista, per chi guardasse dal centro della città, di quella che è sempre stata considerata la montagna di Milano: il Resegone con le Grigne, appunto, già dall’antico considerato dai celti la loro montagna sacra e punto di riferimento cardinale nord del luogo scelto per edificare il primo Nemeton della città, nei pressi di piazza della Scala. Poi, come ci dice Riccardo Magnani – un appassionato cultore della lombardità – nel 1887 il vincolo venne infranto dal costruttore Luraschi che, in zona Lazzaretto, costruì un edificio alto ben otto piani, divenuto celebre perché fu il primo in Italia nella cui costruzione venne utilizzato il cemento armato.
«Renzo – scrive Alessandro Manzoni, descrivendo l’arrivo di Renzo Tramaglino a Porta Orientale alla ricerca di Lucia – salito per un di que’ valichi sul terreno più elevato, vide quella gran macchina del duomo sola su un piano, come se, non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava maraviglia, di cui aveva sentito tanto parlare fin da bambino. Ma dopo qualche momento, voltandosi indietro, vide all’orizzonte quella cresta frastagliata di montagne, vide distinto e alto tra quelle il suo Resegone, si sentì tutto rimescolare il sangue, stette lì alquanto a guardar tristamente a quella parte, poi tristamente si voltò, e seguitò la sua strada.»

Foto: Achille Colombo Clerici con Luigi Brioschi nella casa del Manzoni in via Morone

“La madre di Cecilia” e la “soglia di uno di quegli usci” nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – di Achille Colombo Clerici

febbraio 16, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Nel libro: Dov’era a Milano “la soglia di uno di quegli usci” da cui scendeva la madre di Cecilia, nel romanzo di Alessandro Manzoni?

Torniamo indietro di quattro secoli, ma restiamo sulla stessa strada.
Scendendo «dalla soglia d’uno di quegli usci», ci si ritrova sempre nel bel mezzo di via Montenapoleone, l’antica contrada Sant’Andrea, successivamente contrada del Monte.
Secondo alcuni studiosi manzoniani quella “soglia”, dalla quale scendeva la madre con la bambina di nome Cecilia, morta in braccio, una delle immagini più potenti e tremende dei Promessi sposi – ripresa da un episodio realmente avvenuto, descritto nel De Pestilentia dal cardinale Federigo Borromeo –, si troverebbe proprio qui. In una via diventata, per contrappasso storico o ironija sudby – come dicono i russi, tra i principali frequentatori attuali dei negozi – ironia del destino cioè, la via più lussuosa di Milano. I vestiti firmati che guardano dalle vetrine, i gioielli di Cartier, di Van Cleef & Arpels, di Pederzani, di Bulgari, l’ultima supercar della Audi esposta strategicamente da un lato. E dall’altra sponda del tempo le povere seppur dignitose vesti contaminate dalle pulci e dalla yersinea pestis, la calamitas calamitatum del 1630…

Lodovico e Alberico Barbiano di Belgiojoso in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – libro di Achille Colombo Clerici

febbraio 16, 2021

Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano                  

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Lodovico e di Alberico Barbiano di Belgiojoso:

Un altro grattacielo storico ora in fase di restauro è la Torre Velasca, costruita sulle macerie dei bombardamenti. Simbolo della città che rinasceva dopo la guerra, insieme al grattacielo Pirelli, la torre, con ventisei piani e 106 metri di altezza, oltre che nel cielo fa subito breccia nell’immaginario italiano tra pubblicità, film e letteratura del boom industriale, grazie alla caratteristica base dei piani superiori al diciottesimo: molto più ampia di quella dei piani inferiori. Dino Buzzati la raffigura vista dal tetto del Duomo, con eteree creature femminili che aleggiano intorno alla parte superiore e si contrappongono ai santi delle guglie di pietra, nonché alla Madonnina.
Della Torre Velasca parliamo con Alberico Barbiano di Belgiojoso, figlio di Lodovico uno dei progettisti, incontrandolo all’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, a margine di un seminario dell’Aspen Institute. Lo scenario attorno è quello rarefatto del paesaggio caro alla fantasia di Von Aschenbach.
Una colazione leggera, l’aria e la luce dolce della marina veneziana. Ci fanno compagnia Francesco de Bické Van der Noot e Margherita Gradenigo de Bické. Docente di progettazione urbana e architettonica al Politecnico, Belgiojoso sta curando il restauro della Torre Velasca.
Collabora dal 1963 con lo studio BBPR – fondato da Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto N. Rogers – che ha progettato la Torre Velasca negli anni Cinquanta, accolta da molte critiche tanto da far parlare di «ritirata italiana dall’architettura moderna»; una forma invece generata da una rigorosa logica funzionale: essendo prevista una parte a uffici e una a residenze. Queste ultime sono state collocate nella parte più alta, a causa dell’esigenza di maggior profondità per logge, bagni e cucine, approfittando peraltro del maggior spazio al di sopra degli edifici circostanti. La forma architettonica della torre ha avviato una fase del Movimento Moderno con più attenzione alle “Preesistenze Ambientali”, rompendo con la tradizione “internazionale” degli edifici moderni con i primi grattacieli, e ha voluto risolvere efficacemente l’inserimento nel centro storico.
Belgiojoso ripercorre la storia della torre, passata in diverse mani – attualmente è di proprietà dell’Unipol – e parla di come si affronta e organizza la ristrutturazione di un grattacielo storico: un edificio di grandi dimensioni e sottoposto a vincoli ambientali e architettonici. Ha anche molto da dire sulla qualità di Milano e sulla definizione di “città d’arte” che come tale deve venire organizzata nei piani e nelle procedure. La presenza storica è stata fortemente aggredita dalle distruzioni della guerra, e non abbastanza considerata nella Ricostruzione, anche per una troppo schematica applicazione di un Movimento Moderno ancora non evoluto con quell’attenzione alle preesistenze ambientali di cui dicevamo. Ora l’attenzione va data a migliorare lo spazio intorno alle presenze storiche, la loro visibilità e leggibilità, anche nel loro insieme, come “sistema”, che c’è stato e c’è ancora. La normativa dei sottotetti non ha certo aiutato, anche se in Commissione Edilizia qualche miglioramento Belgiojoso pensa siano riusciti a introdurlo.
«Ma la presenza storica, e il sistema di vita di Milano, vanno considerati e ben utilizzati per la loro qualità anche al di fuori del Centro Storico, nella importante fascia intorno ai Bastioni, che rappresenta bene la fine Ottocento e inizio Novecento, uno dei momenti migliori dello sviluppo della città, con una strategia di conservazione come insieme. E modalità sapienti vanno utilizzate anche per la cosiddetta Periferia, così piena di risorse da comprendere e trasformare in fatti positivi, senza distruggere e sostituire; e gestendo bene il nuovo ruolo che sta assumendo nel rapporto fra vecchio nucleo e area intorno, e che vedrà la formazione della Città Metropolitana.»

Foto: Alberico Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici

Su MILLENNIUM de Il Fatto Quotidiano il libro “Giovanissima e immensa” di Achille Colombo Clerici

febbraio 15, 2021

MILLENNIUM, la rivista mensile (n.42  Anno 5, Febbraio 2021), inserto de “Il Fatto Quotidiano”, presenta con un lungo articolo a firma di Antonio Armano dal titolo

I DISCRETI NOBILI MILANESI, DOMENICA TUTTI AL PARCO PER LA CACCIA ALLA VOLPE [MA SENZA LA VOLPE]

il libro di Achille Colombo Clerici “Giovanissima e immensa” Ritratto di una società alle soglie del new normal.

SCHEDA DI PRESENTAZIONE

 Nel corposo volume di Achille Colombo Clerici, “Giovanissima e immensa” Ritratto di una società alle soglie del new normal (Casagrande, pagg. 1124, euro 32), sono intervistati da Antonio Armano anche diversi esponenti delle famiglie storiche milanesi. Il mondo che emerge da questo vasto lavoro è tanto solido e duraturo quanto discreto e poco incline a esporsi. È il mondo della Milano di ieri, ma anche di quella di oggi e di domani. Ne emerge, tra colloqui e riflessioni, un ritratto collettivo che parte dalle antiche radici delle famiglie per approdare agli odierni protagonisti della vita sociale, culturale, economica della capitale lombarda, nel quadro di una proiezione nazionale e internazionale, spiegando le ragioni di una solidità secolare in una città che è cambiata come nessun’altra in Italia. E la fotografia di Milano sullo sfondo. L’autore del libro, Achille Colombo Clerici, è presidente di Assoedilizia, associazione che riunisce storicamente la proprietà immobiliare a Milano, dell’Istituto Europa Asia – (EUROPASIA INSTITUTE) nonché di AMICI DI MILANO.

Foto d’archivio