“Corsa ai vaccini” Webinar ISPI 2 Febbraio 2021

CORSA AI VACCINI” WEBINAR ISPI 2 FEBBRAIO 2021
a cura dell’Istituto Europa Asia – EUROPASIA INSTITUTE

L’ISPI analizza l’impatto sul mondo della pandemia
NELLA GUERRA AL VIRUS LE GUERRE GEOPOLITICHE E COMMERCIALI

 Con il webinar “Corsa al vaccino: (anche) una sfida tra Stati?” ISPI – il prestigioso think-tank, tra i primi in Italia e in Europa – ha svelato, o messo in primo piano, notizie ignote ai più. L’occasione è stata offerta dalle polemiche sui ritardi nella consegna dei vaccini anti-Covid in Ue.

Dato ad oggi: 100 milioni di persone vaccinate nel mondo. L’Europa parte con maggior lentezza di altri Paesi. La Commissione ha trattato con le industrie farmaceutiche per conto degli Stati membri, in un’ottica sovranazionale, stanziando 15 miliardi non solo per i vaccini europei, nel convincimento che la campagna vaccinale debba coinvolgere anche i Paesi meno ricchi, perché, in un mondo globalizzato l’immunità di gruppo non può funzionare a livello dei singoli Paesi.

Nel solco dei contratti stipulati dalla Commissione i singoli Stati membri dell’U.E. hanno confermato i propri ordinativi prenotando le quantità di dosi occorrenti.

In questi giorni, alcune case farmaceutiche hanno sospeso la fornitura delle dosi di vaccini prenotate, adducendo motivi di varia natura.

Mentre Israele e i Paesi del Golfo hanno già somministrato la prima dose alla metà della popolazione, Italia e Germania sono ferme intorno al 3% degli ultraottantenni (la Gran Bretagna è al 14%, la Danimarca al 27%). Dei 100 milioni di vaccinati finora, i 2/3 si concentrano in Europa e Usa, ma la gran parte del mondo, la più povera, non avrà accesso al vaccino per anni. E dato che la pandemia non si ferma ai confini, la guerra contro il virus non potrà dirsi vinta se almeno il 70-80% della popolazione non verrà messa al sicuro: ma, di questo passo, si parla del 2025!

E qui emergono interessi commerciali, egoismi nazionali e la comunemente definita geopolitica. Vittime illustri sono i vaccini ‘orientali’. Nei giorni scorsi l’autorevole rivista scientifica “The Lancet” ha certificato l’eccezionale efficacia del vaccino russo ‘Sputnik’, il primo ad essere realizzato e perciò deriso nel mondo occidentale; e i tre vaccini cinesi vengono distribuiti gratis o quasi ai Paesi più poveri trasformandosi in eccezionale strumento di propaganda. 

Mentre ci si rammarica dei tagli all’Europa – Italia compresa – delle forniture dei vaccini da parte delle aziende con le quali sono stati firmati gli onerosi contratti (in segretezza, mentre l’OMS impone la negoziazione in regime di trasparenza) ci si chiede per quale motivo l’Unione Europea non si impegni ad importare liberamente i vaccini ‘orientali’ sottoposti a tutte le certificazioni del caso.

Senza rinunciare però ad azioni contro le aziende farmaceutiche attualmente inadempienti, secondo i principi della legalità internazionale. La legge sarebbe dalla parte della Commissione Europea. Per ragioni di equità il vaccino dovrebbe esser considerato come bene di interesse comune.

Fin dall’accordo di Doha del 2001 si prevede che per ragioni di salute pubblica (non sarebbe necessaria neppure la condizione di emergenza) si possa derogare all’esclusività della produzione dei prodotti brevettati, pagando ovviamente le royalties ai titolari, con una sospensione dei diritti di proprietà intellettuale. Così facendo molte industrie farmaceutiche potrebbero produrre in quantità adeguata ad ogni presente e futura necessità. Oggi a fronte di una capacità produttiva annua di una dozzina di miliardi di dosi, i Paesi avanzati hanno prenotato il 90%, lasciando l’85% della popolazione senza copertura. Ciò consente alla Cina di aumentare enormemente la sua influenza in Africa ed in altri Paesi emergenti. Una sorta di ‘diplomazia sanitaria’.     

Allo stato sono in circolazione tre vaccini (Pfizer-BioNTech, Moderna, University of Oxford-AstraZeneca), cui presto si aggiungeranno altri due; ma sembra difficile raggiungere, in Europa, l’obiettivo dell’80% di vaccinati entro l’estate anche se dovrebbero essere disponibili 400 milioni di dosi di vaccino entro agosto: si tratta non solo di averli a disposizione, ma di organizzare le strutture e addestrare il personale a praticarli.

Senza arrivare a Trump che voleva acquistare in esclusiva per gli Usa un brevetto per un miliardo di dollari (somma peraltro irrisoria in relazione all’obiettivo), il gioco politico e industriale si fa sentire pesantemente, ad esempio facendo mancare una ventina di farmaci antivirali. Sui vaccini veri e propri si gioca una partita enorme: l’Europa abbisogna di 2,3 miliardi di dosi, l’Italia di 300 milioni e così per gli altri Paesi, oltre 5 vaccini per abitante. Cifre e guadagni colossali che soltanto un coordinamento mondiale potrebbe gestire mettendo il mondo al riparo dall’avidità e dalla strumentalizzazione di pochi.  

Coordinati da Paolo Magri, Vicepresidente Esecutivo dell’ ISPI, sono intervenuti: Nicoletta Dentico, Responsabile del programma Salute Globale, Society for international Development (SID); Federico Fubini, Giornalista, Corriere della Sera; Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza, Commissione Europea a Milano; Francesco Vaia, Direttore Sanitario, INMI Lazzaro Spallanzani ; Matteo Villa, Research Fellow, ISPI 

Foto: Achille Colombo Clerici  EUROPASIA INSTITUTE

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