Lodovico e Alberico Barbiano di Belgiojoso in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – libro di Achille Colombo Clerici

Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano                  

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Lodovico e di Alberico Barbiano di Belgiojoso:

Un altro grattacielo storico ora in fase di restauro è la Torre Velasca, costruita sulle macerie dei bombardamenti. Simbolo della città che rinasceva dopo la guerra, insieme al grattacielo Pirelli, la torre, con ventisei piani e 106 metri di altezza, oltre che nel cielo fa subito breccia nell’immaginario italiano tra pubblicità, film e letteratura del boom industriale, grazie alla caratteristica base dei piani superiori al diciottesimo: molto più ampia di quella dei piani inferiori. Dino Buzzati la raffigura vista dal tetto del Duomo, con eteree creature femminili che aleggiano intorno alla parte superiore e si contrappongono ai santi delle guglie di pietra, nonché alla Madonnina.
Della Torre Velasca parliamo con Alberico Barbiano di Belgiojoso, figlio di Lodovico uno dei progettisti, incontrandolo all’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, a margine di un seminario dell’Aspen Institute. Lo scenario attorno è quello rarefatto del paesaggio caro alla fantasia di Von Aschenbach.
Una colazione leggera, l’aria e la luce dolce della marina veneziana. Ci fanno compagnia Francesco de Bické Van der Noot e Margherita Gradenigo de Bické. Docente di progettazione urbana e architettonica al Politecnico, Belgiojoso sta curando il restauro della Torre Velasca.
Collabora dal 1963 con lo studio BBPR – fondato da Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto N. Rogers – che ha progettato la Torre Velasca negli anni Cinquanta, accolta da molte critiche tanto da far parlare di «ritirata italiana dall’architettura moderna»; una forma invece generata da una rigorosa logica funzionale: essendo prevista una parte a uffici e una a residenze. Queste ultime sono state collocate nella parte più alta, a causa dell’esigenza di maggior profondità per logge, bagni e cucine, approfittando peraltro del maggior spazio al di sopra degli edifici circostanti. La forma architettonica della torre ha avviato una fase del Movimento Moderno con più attenzione alle “Preesistenze Ambientali”, rompendo con la tradizione “internazionale” degli edifici moderni con i primi grattacieli, e ha voluto risolvere efficacemente l’inserimento nel centro storico.
Belgiojoso ripercorre la storia della torre, passata in diverse mani – attualmente è di proprietà dell’Unipol – e parla di come si affronta e organizza la ristrutturazione di un grattacielo storico: un edificio di grandi dimensioni e sottoposto a vincoli ambientali e architettonici. Ha anche molto da dire sulla qualità di Milano e sulla definizione di “città d’arte” che come tale deve venire organizzata nei piani e nelle procedure. La presenza storica è stata fortemente aggredita dalle distruzioni della guerra, e non abbastanza considerata nella Ricostruzione, anche per una troppo schematica applicazione di un Movimento Moderno ancora non evoluto con quell’attenzione alle preesistenze ambientali di cui dicevamo. Ora l’attenzione va data a migliorare lo spazio intorno alle presenze storiche, la loro visibilità e leggibilità, anche nel loro insieme, come “sistema”, che c’è stato e c’è ancora. La normativa dei sottotetti non ha certo aiutato, anche se in Commissione Edilizia qualche miglioramento Belgiojoso pensa siano riusciti a introdurlo.
«Ma la presenza storica, e il sistema di vita di Milano, vanno considerati e ben utilizzati per la loro qualità anche al di fuori del Centro Storico, nella importante fascia intorno ai Bastioni, che rappresenta bene la fine Ottocento e inizio Novecento, uno dei momenti migliori dello sviluppo della città, con una strategia di conservazione come insieme. E modalità sapienti vanno utilizzate anche per la cosiddetta Periferia, così piena di risorse da comprendere e trasformare in fatti positivi, senza distruggere e sostituire; e gestendo bene il nuovo ruolo che sta assumendo nel rapporto fra vecchio nucleo e area intorno, e che vedrà la formazione della Città Metropolitana.»

Foto: Alberico Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici

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