Archivio per marzo 2021

“Il futuro deve essere sostenibile” Articolo di Achille Colombo Clerici – pubblicato su QN Il Giorno del 27 marzo 2021

marzo 31, 2021

Oltre 3,5 miliardi di persone, circa la metà della popolazione mondiale, vivono in città; numero destinato a lievitare a cinque miliardi nel 2030. Le città sono diventate, e lo saranno sempre più, hub dello sviluppo, della conoscenza, del progresso scientifico, del benessere economico; ma anche di tensioni, di diseguaglianze sociali, di inquinamento, di pandemie, come afferma il sesto Rapporto di Urban@it – il Centro nazionale di studi per le ricerche urbane – presentato dall’Osservatorio Smart City dell’ Università Bocconi di Milano.

La pandemia ha fatto sì che il tema, prima riservato ad un ristretto gruppo di studiosi, diventasse di interesse pubblico, accelerando enormemente una presa di coscienza comunque in atto.  Punto centrale dei lavori, la convinzioni degli esperti, degli amministratori cittadini, degli economisti, dei politici è che ‘niente sarà più come prima’, in quanto le città dovranno adottare  strumenti e politiche innovative per aumentare la resilienza alle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla pandemia, dalle crisi economica e sociale in corso; onde non ricreare le cause che l’hanno generata a partire dalla distruzione degli habitat naturali; ma occorre cambiare il nostro modello di progresso nell’unica direzione possibile, quella dello sviluppo sostenibile.

 Raggiungibile come?  Le grandi sfide che attendono le città – che dovranno essere vivibili, accoglienti, prospere – possono essere affrontate solo con un approccio integrato nel contesto locale e nazionale. Un esempio per tutti: solo il 4% della superficie media dei Comuni italiani è verde. Le città capoluogo dispongono in media soltanto di 15 metri quadri (Milano ne ha circa 19) di verde per abitante – un gap da recuperare al cospetto degli altri Paesi europei, anche perché non esiste in tal senso una “politica” nazionale.

Ovviamente c’è bisogno di risorse. Nella Legge di Bilancio è presente la proposta della Fondazione per il futuro delle città, ma manca quella per il futuro del Paese. È urgente consentire al governo di avere un dialogo diretto con gli amministratori. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, invece, manca un quadro riassuntivo che faccia capire quali altri fondi sono stati stanziati sui temi in oggetto.  

Il Rapporto ISPI “Il mondo al tempo del Covid. L’ora dell’Europa?” IL FUTURO DEL ‘UNIONE APPESO ALLA GESTIONE DELLA PANDEMIA – IEA informa

marzo 31, 2021

Il Rapporto ISPI “Il mondo al tempo del Covid. L’ora dell’Europa?”
IL FUTURO DEL ‘UNIONE APPESO ALLA GESTIONE DELLA PANDEMIA 
ISTITUTO EUROPA ASIA – IEA informa

di Benito Sicchiero                                                                                  

 Se il Next Generation EU ha rappresentato un punto di svolta nella capacità dell’Europa di reagire allo choc economico provocato dalla pandemia, è sulla gestione della crisi sanitaria che si gioca il futuro prossimo dell’Unione e la sua capacità di leadership nel mondo post-Covid. “Abbiamo dato una risposta forte sul piano economico ma balbettiamo sul piano sanitario. E questo rischia di riaccendere lo scetticismo latente dei partiti populisti, il confronto duro con la gran Bretagna post Brexit vincitrice sui vaccini, e di accentuare le fragilità della tenuta politica in diversi Paesi”. E’ l’opinione   di Paolo Magri, direttore dell’ISPI che insieme con Alessandro Colombo ha curato il Rapporto 2021 dell’Istituto “Il Mondo al tempo del Covid. L’ora dell’Europa?”.  

Nel frattempo, fuori dal Vecchio Continente le grandi potenze non stanno a guardare: dagli Stati Uniti del neo-presidente Biden alla Russia di Putin, fino alla Cina di un sempre più influente Xi. 

È giunta davvero l’ora di una ritrovata collaborazione intraeuropea? Quali gli spazi per un’azione comune su economia, migrazioni e difesa della democrazia?  L’Europa sarà davvero in grado di “parlare con una voce sola” con gli altri grandi del mondo?  

Il Rapporto è stato presentato dall’ISPI nel corso di una tavola rotonda (ovviamente in streaming) con la conduzione del presidente Giuseppe Massolo e gli interventi della senatrice Emma Bonino, del segretario del Partito Democratico Enrico Letta, del direttore de “La Repubblica” Maurizio Molinari e del segretario della Lega Matteo Salvini.  

Se, ha anticipato Massolo, l’Europa sta dando nell’emergenza pandemia una buona prova da un punto di vista economico e finanziario, conferma di non essere ancora a livello dei giganti competitor Usa e Cina, ma pure di potenze ‘minori’ come la Gran Bretagna. Pur avendo, ha aggiunto Molinari, uno dei sistemi sanitari migliori del mondo, e una capacità tecnologica d’altissimo livello – cito per tutti la startup Biontech che con il colosso Usa Pfizer ha creato uno dei vaccini più diffusi nel mondo occidentale – si trova a dipendere da fornitori stranieri.

 Per Salvini l’Europa, nata su basi fallaci deve coniugarsi con sussidiarietà e decentramento, adottando una maggiore collaborazione con le autonomie locali. Ed ha ricordato che Usa ed Europa rappresentano solo il 10% della popolazione mondiale e la metà del resto del mondo viene vaccinata con prodotti cinesi e russi. Bonino, ricordando che l’Unione Europea è sorta sulla base di trattati fragili e contraddittori (inevitabilmente, i vincitori della Guerra Mondiale , non avrebbero favorito la nascita di un concorrente politico e soprattutto militare) e che i trattati non possono, in pratica, essere modificati, auspica una cooperazione rafforzata tra i Paesi europei  nei settori chiave , in primis la sanità.

L’Italia, con Draghi e la grande maggioranza che lo sostiene – ha affermato Letta – oltre al prestigio internazionale, può consentire all’Europa di battersi alla pari con Usa e Cina, e grazie all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, procedere ad una armonizzazione fiscale eliminando i ‘paradisi fiscali’ operanti al suo interno; ed eliminare altresì i veti nazionali che ne rendono difficile l’evoluzione, valorizzando un patto di stabilità sociale, oltreché economico.

Ma l’attenzione di gran parte dei media nazionali si è concentrata sul confronto tra Letta e Salvini che, nonostante si ritrovino alleati all’interno del governo Draghi, ci tengono a ricordare agli italiani le proprie differenze di vedute anche in termini di politica europea. “Se Salvini si avvicinasse al Ppe sarei contento, per l’Italia sarebbe una buona notizia” afferma l’ex premier che trova la risposta pronta del numero uno del Carroccio: “Se vogliamo far finta di niente e dire che la speranza del mondo è che la Lega entri nel Ppe non si fa un buon servizio” ha ribadito Salvini.

Foto di archivio:
Matteo Salvini con Achille Colombo Clerici IEA

Enrico Letta con Beppe Sala e Achille Colombo Clerici IEA

Dopo decenni di paralisi si opera nel cuore della città, dalle Cinque Vie a San Vittore – Webinar di Milano-Vapore

marzo 29, 2021

Dal webinar dell’Associazione Milano Vapore molte critiche, ma anche apprezzamenti

COLOMBO CLERICI: DOPO DECENNI DI PARALISI SI OPERA NEL CUORE DELLA CITTA’, DALLE CINQUE VIE A SAN VITTORE
Benito Sicchiero

“Certo, sono utili critiche e suggerimenti, ma la cosa importante è che dopo oltre mezzo secolo di immobilismo si stia operando per riqualificare il quadrante più antico della città che risale al villaggio celtico preromano Medhelan: con il Cordusio, la via Torino e le Cinque Vie che si incrociano a stella in un’area ricchissima di monumenti, fra vestigia dell’Impero Romano (tra le quali il Foro) di cui Milano fu capitale, palazzi patrizi, scavi archeologici, musei, chiese, piazze”. Lo ha detto Achille Colombo Clerici, presidente, tra l’altro, di Assoedilizia e di Amici di Milano ma, in questa occasione, apprezzato cultore della storia e della cronaca di Milano concludendo i lavori del webinar “Il disegno dello spazio urbano: I nuovi Quartieri di Milano (2) dalla via e dal carcere di San Vittore alle Cinque Vie”.

 Il webinar fa parte di un ciclo sul “Futuro di Milano” organizzato da Giampaolo Berni Ferretti, presidente dell’Associazione Milano-Vapore, impegnato nel prevedere il futuro prossimo della città mettendo a confronto le opinioni di molte personalità in quella che definisce “la terza fase evolutiva di Milano che fa seguito a quella attuale dei servizi e a quella precedente, l’industriale: la fase della cultura”.  

 Dopo l’introduzione di Berni Ferretti, gli interventi: arch. Lorenza Baroncelli, direttore artistico di Triennale Milano sul Bando del Carcere di San Vittore; Emanuele Tessarolo Associazione 5Vie; Gregorio Caccia Dominioni (Presidente Comitato San Vittore-Sant’ Ambrogio-Carducci): Alessandro Belgioioso (Vice-Presidente del Comitato San Vittore-Sant’ Ambrogio); Matteo Caccia Dominioni (Comitato San Vittore-Sant’ Ambrogio-Carducci); Fabrizio De Pasquale (Consigliere comunale). Moderatrice Fausta Chiesa, giornalista del Corriere della Sera.

 San Vittore – probabilmente caso unico di carcere in pieno centro cittadino – è l’altro polo sul quale si sono concentrati gli interventi: con le sue circa 3.000 frequentazioni giornaliere (magistrati, avvocati, operatori, parenti di detenuti) costituisce un problema logistico e sociale irrisolto da decenni e sul quale si moltiplicano iniziative quali la collaborazione culturale con la Triennale di Milano. La linea 4 del Metro, lavori in corso, conclusione entro il 2024, incidono e incideranno profondamente sulla realtà urbanistica, sociale, viabilistica  della vasta area che  coinvolge, direttamente o per riflesso, tra l’altro,  l’Università Cattolica, il Museo della Scienza e della Tecnologia, gli Ospedali, la Caserma, Sant’Ambrogio, l’area romana di via Brisa con gli scavi del Palazzo imperiale ed il Circo da un lato e la recuperata piazza con la Torre dei Gorani ed i palazzi restaurati di impronta metafisica dall’altro, i palazzi storici del Cordusio recuperati, i completamenti di via Torino-Lupetta-Palla, l’Arena, oltre  al citato quartiere delle Cinque Vie; ma anche Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana, Colonne di San Lorenzo. Un’autentica rivoluzione.   

 Si sono costituiti attivi comitati di residenti e associazioni spesso coordinati da alcuni nomi illustri della città. Critiche e rilievi non mancano. Sicurezza, disordine – aggravato dai numerosi cantieri del Metro – crisi degli esercizi pubblici e dei piccoli negozi, talvolta una certa difficoltà di dialogo con la pubblica amministrazione.

 “Ma – aggiunge Colombo Clerici – se è giusto soffermarsi su quanto si vede e viene lodevolmente denunciato dalle associazioni di cittadini, credo sia il momento di dare un occhio su quanto non si vede, cioè quanto succede sui tetti della città con la realizzazione di impianti tecnologici e di manufatti che sfigurano, vedendolo dall’alto, il paesaggio urbano, all’altezza dei tetti e delle magnifiche cupole della Milano “romana”. Desolante rispetto al fascino dei tetti di Roma. Con i droni una mappatura degli obbrobri è cosa fattibile. Sarebbe opportuno in materia prevedere un mascheramento estetico” 

Foto:
Gregorio Caccia Dominioni con Achille Colombo Clerici

Alessandro Belgiojoso con Achille Colombo Clerici

“Obiettivo Milano”. Iniziativa della Consulta degli ordini professionali di Milano. – Achille Colombo Clerici presenta

marzo 24, 2021

Colombo Clerici (Assoedilizia): iniziativa più che utile nell’emergenza pandemia e nella prospettiva del new normal

Obiettivo Milano. La Consulta degli ordini professionali ascolta la città

L’Ordine dei Giornalisti lombardo è stato promotore nell’ottobre del 2017 – insieme all’Ordine degli Avvocati e a quello dei Commercialisti ed Esperti contabili – della costituzione della Consulta delle professioni milanesi che oggi raggruppa nove Ordini (Medici, Notai, Psicologi, Ingegneri, Geometri, Consulenti del lavoro, oltre ai tre fondatori).

La Consulta è coinvolta attivamente nel coordinamento cittadino delle Istituzioni e delle Associazioni di categoria promosso dal Comune e dalla Prefettura (coordinamento che ha ridefinito, per esempio, i tempi della città in funzione della prevenzione dei contagi pandemici), ma è altresì impegnata in progetti di natura sociale da essa stessa elaborati e che ruotano attorno a ”Obiettivo Milano”, un viaggio attraverso i bisogni delle multiformi comunità e delle realtà urbane.

“Obiettivo Milano” è un progetto di “give-back” della Consulta dei Presidenti delle Professioni ordinistiche milanesi e si prefigge lo scopo di riconnettere la società civile della metropoli, attraverso l’esperienza e l’ascolto di ogni forma di aggregazione sociale presente sul territorio.

Partendo dalle banche dati degli sportelli di ascolto delle professioni, è stato poi organizzato un vero e proprio tour dei municipi della città, attraverso una modalità operativa così definita:

·      un primo studio del territorio, partendo dai consigli di zona per proseguire con interviste ad espressioni di associazioni, enti e circoli. Questo ha permesso di conoscere storie, volti, realtà che costituiscono il focus del progetto.

·      Il materiale raccolto ha portato a realizzare più video che focalizzano i problemi dei quartieri attraverso la narrazione dei protagonisti.

·      Lo storytelling permette di monitorare e porre in evidenza le criticità del territorio; e di costruire una narrazione veicolata attraverso i social

·      Al termine del tour cittadino verrà realizzata la pubblicazione di un “Libro Bianco”.

Il presidente di Assoedilizia e di AMICI DI MILANO, Achille Colombo Clerici: “L’iniziativa è di grande rilevanza sociale, culturale ed economica. Attraverso professionisti qualificati e indipendenti essa è in grado di presentare ai pubblici amministratori una visione olistica della realtà metropolitana offrendo, in tal modo un quadro esauriente dei numerosi problemi presenti in una comunità complessa e in continua trasformazione. Una collaborazione – tra professionisti e  decisori – che, se adeguatamente attivata, può indicare nuove vie per affrontare più costruttivamente il difficile momento che stiamo vivendo”.

Foto: Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, con Achille Colombo Clerici

“Nuove qualità di vita e servizi” articolo pubblicato su QN Il Giorno del 20 marzo 2021 di Achille Colombo Clerici

marzo 23, 2021

Nella classifica della 30 principali Global Cities mondiali redatta da Schroders non c’è una sola città italiana: passi per Londra e Parigi, ma essere preceduti da Monaco, Manchester, Madrid, Copenaghen lascia perplessi. Se si aggiunge il fatto che l’Italia, lo scorso anno, sia pure eccezionale perché pesantemente segnato dalla pandemia, ha visto, quanto agli investimenti esteri,  ridursi del 20% quelli di portafoglio, e azzerarsi gli  IDE, gli investimenti diretti (Germania -61%, Francia -39%), ci si rende conto di come il nostro Paese – di cui Milano e la sua regione sono il terminale gerarchico – abbisogni di un intervento sul piano internazionale politico-economico risolutivo per raddrizzare la preoccupante piega che si va profilando.  E questo è il principale compito che attende il nostro Governo, che si deve presentare in Europa dotato della massima autorevolezza e credibilità.

Resta comunque il fatto che le città debbano rispondere in modo virtuoso all’esigenza di fondo che risiede nella capacità di competere a livello globale.

Si impone l’esigenza di un’azione amministrativa in grado, non solo di rispondere all’emergenza attuale, ma anche di proiettarsi nel tempo perché la pandemia ha soltanto accelerato – come ho avuto occasione di ripetere in ogni sede, da quelle scientifiche, coinvolgendo i principali atenei milanesi a quelle istituzionali – una  trasformazione in atto da tempo.

Le linee guida di questa azione delle Amministrazioni comunali in campo urbanistico?

Nel duplice obbiettivo, da realizzare prevalentemente attraverso nuovi interventi edilizio/urbanistici: migliorare la qualità del vivere per i cittadini e l’offerta di servizi alle persone ed alle imprese (giustizia, burocrazia, sicurezza, mobilità, sanità, istruzione, mobilità, trasporti…) da un lato, e implementare la competitività complessiva della città aumentandone l’attrattività,dall’altro.

In particolare, le linee di intervento in campo urbanistico dovrebbero essere: recuperare verde all’uso pubblico;  risparmiare suolo in rapporto ai carichi insediativi (abitanti/funzioni); migliorare la qualità dell’ambiente con piani aria/ambiente e con  interventi di efficientamento energetico sugli edifici esistenti; insediare funzioni strategiche – investendo nei settori scienza, ricerca, cultura ­- qualificanti sul piano formativo e dell’immagine che sono fattore di potenziamento della attrattività e di incremento del dinamismo sociale ed economico; accrescere la dotazione di nuove abitazioni in locazione ordinaria o a canone calmierato. Per citare, l’Italia è agli ultimi posti dell’Europa avanzata per numero di alloggi in locazione in rapporto alla popolazione.

Remigio Ratti, dell’Associazione Carlo Cattaneo di Lugano, del Canton Ticino, del progetto AlpTransit. Segue il testo di una lettera scritta in data 22 marzo 2021 dall’On. prof. Remigio Ratti a Colombo Clerici a titolo di gratitudine

marzo 23, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.                   

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Remigio Ratti, dell’Associazione Carlo Cattaneo di Lugano, del Canton Ticino, del progetto AlpTransit. Segue il testo di una lettera scritta in data 22 marzo 2021 dall’On. prof. Remigio Ratti a Colombo Clerici a titolo di gratitudine.

Il 7 febbraio 1992 è nata – grazie a un gruppo di promotori italiani, tra i quali l’allora Console Generale d’Italia Salvatore Zotta, Eugenio Radice Fossati senior, Gaetano Barbiano di Belgiojoso, Bernardo Negri da Oleggio, Alberto Falck, Angelo Caloia, coordinati da Achille Colombo Clerici, e di un gruppo di ticinesi, fra cui il primo presidente, Franco Masoni Fontana, predecessore di Alfredo Gysi quale presidente della Banca della Svizzera Italiana, Paolo Grandi, Riccardo Moscatelli, Remigio Ratti, Adriano Cavadini, Alma Bacciarini e Giordano Zeli della “Pro Venezia” di Lugano e Achille Crivelli della Regio Insubrica – l’associazione culturale di diritto svizzero “Carlo Cattaneo” (che Carlo G. Lacaita ha definito «il maggior saggista italiano dell’Ottocento») la cui finalità è promuovere relazioni in campo culturale, sociale ed economico tra l’Italia e la Svizzera nel presupposto del condiviso interesse alla difesa di un bene comune, la cultura e la lingua italiane. Un sodalizio riconosciuto dal Ministero italiano degli Affari esteri – con la presenza organica del Consolato Generale d’Italia a Lugano e l’appoggio della Ambasciata d’Italia a Berna – che favorisce linee di collaborazione tra l’Italia e la Svizzera, nonché tra le comunità frontaliere italo-svizzere e che ha potuto vantare tra i suoi sostenitori personaggi quali Giovanni Spadolini e Marcello Staglieno, le municipalità di Lugano rette dai sindaci Giorgio Giudici e Marco Borradori e di Campione d’Italia, la “Regio Insubrica”. Oggi il sodalizio è presieduto da Giancarlo Dillena, per anni Direttore del “Corriere del Ticino” e gode della attenzione di figure di spicco nel campo della interrelazione fra il mondo italiano e quello ticinese, quali Lino Terlizzi, Marcello Foa, Ferruccio de Bortoli.
Masoni Fontana ha delineato lo “spirito” della associazione legata alla figura del “nostro” Carlo Cattaneo, come usa dire tra il familiare e l’orgoglioso.
Nel 2019 se ne celebrerà il centocinquantenario della morte.
«Le scoperte scientifiche del nostro tempo ci mostrano l’attualità del pensiero di Carlo Cattaneo, innanzitutto per la sua fiducia nella scienza e nelle scoperte della scienza e per il posto che la scienza ha nella sua filosofia. Mentre l’idealismo moderno giunse a dare un posto preminente alla filosofia astratta, declassando le opere scientifiche e tutte le scienze, Carlo Cattaneo precorse i nostri tempi, immaginando il prevalere della scienza, anzi addirittura per aspetti essenziali l’identificarsi della filosofia con le scienze: una filosofia, la sua, che potremmo chiamare scientifico-naturale, in cui egli vedeva confluire via via i risultati più aggiornati delle scoperte scientifiche. La stessa mentalità anticipatrice mostrò il Cattaneo in materia economica, precorrendo idee sulla libertà economica e sulla necessità, per risolvere importanti problemi (stradali, ferroviari, bonifiche, ecc.), di concentrare gli sforzi di più imprenditori, finanziatori e promotori (ente pubblico compreso). Non diverso fu il suo metodo nell’affrontare problemi pratici, di realizzazioni tecniche e di sviluppo agricolo attuali, il Cattaneo soleva rivolgersi con richieste di informazioni e collaborazioni ai vari studiosi che si occupavano dei diversi problemi.
«Le stesse preoccupazioni accompagnano l’opera del Cattaneo, i suoi continui sforzi di aggiornare studi e conoscenze, con lo svantaggio talora, come nella filosofia, di esitare a trarre conclusioni d’assieme in attesa di sempre nuovi approfondimenti.
«Anche il suo federalismo, prima delle grandi linee, come nei suoi articoli che alla vigilia delle Cinque giornate accendono la necessità di una confederazione degli Stati d’Europa, poi approfondito della conoscenza dei federalisti americani e del Tocqueville, quindi esaminato nella sua prima importanza all’interno delle Città, dove contribuisce anche alla maturazione culturale e intellettuale dei popoli.
«Il Cattaneo, nello sviluppo del suo federalismo, si basa anche sullo studio della storia dei Comuni italiani quanto su quella dei Cantoni elvetici, la cui organizzazione, economia e prosperità l’avevano impressionato nella visita fatta, con il giovane Franscini, ai floridi Cantoni dell’Altipiano svizzero e nella traduzione, fatta insieme con lui, del volume Storia della Svizzera pel popolo svizzero dello Zschokke.»
Negli anni Novanta, fra i principali impegni dell’Associazione vi fu quello di portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana il progetto Alp-Transit, allora sconosciuto ai più nella Penisola. Non si può dimenticare che molto attivi in questo compito sono stati il Consolato Generale di Svizzera a Milano e l’Ambasciata di Roma con figure di diplomatici di spicco quali Alexis Lautenberg, Giancarlo Kessler, Bernardino Regazzoni, Franco Besomi, Marco Cameroni, David Vogelsanger, Massimo Baggi, Fèlix Baumann, Sabrina Dallafior.
Sul versante svizzero, i consoli d’Italia a Lugano dal 1989 al 2015, Salvatore Zotta, Lucio Pallotta, Antonio Di Stefano, Giovanni Cerutti, Alessandro Pietromarchi, Roberto Mazzotta, Alberto Galluccio, Marcello Fond, Mauro Massoni.
Come nei corsi e ricorsi storici, stanno purtroppo riemergendo diffidenza reciproca e pregiudizi tra la Svizzera e l’Unione Europea che la circonda, mentre cresce l’ostilità dei cittadini elvetici a una maggiore integrazione nella UE (solo il 17%, è stato detto, è favorevole); e proprio in Canton Ticino riprendono vigore sentimenti xenofobi. Le istituzioni tentano di ricucire in maniera organizzata una serie di accordi bilaterali; ma crediamo che a migliorare i rapporti saranno soprattutto i due popoli, lo svizzero e l’italiano, con lo sguardo al futuro ben al di là dei problemi contingenti.
Commentiamo, conversando con gli editori Ulrico Hoepli, svizzero-milanese e Giampiero Casagrande, luganese: «La vicenda di AlpTransit e della galleria di base del Gottardo, che vede gli svizzeri e gli italiani coinvolti, da più di vent’anni, in un impegno per il comune progresso, ha rappresentato un grande fattore, non solo di coesione, ma anche di nuova amicizia, tra i due popoli e come tale sarà iscritto nel libro della nostra storia».

LETTERA DI REMIGIO RATTI A ACHILLE COLOMBO CLERICI in data 22 marzo 2021
“CON GRATITUDINE”

Stimato Presidente, caro amico dei ticinesi,
l’editore Giampiero Casagrande mi ha fatto omaggio del suo poderoso volume “giovanissima e immensa”. Subito alla lettura di questo o quel capitolo mi sono lasciato quasi coinvolgere nel suo piacevole discorrere sui temi più diversi; ma sempre con il focus su questa immensa Milano, come più che mai appare a noi che la viviamo dal triangolino elvetico in terra lombarda.

Carlo Cattaneo non solo ci unisce da tempo, ma ci spinge con le riflessioni da lei regolarmente trasformate in atti a completare quell’AlpTransit da Lugano a Milano e su tutto il corridoio Reno-Alpi. Siamo al capitolo “Il Mondo alle porte”, che mi piace far mio, in senso figurato ma nello stesso tempo molto concreto e promettente.

Le sono molto grato per la sua vicinanza e mi auguro di ritrovarla presto, anche all’insegna di un Mare di Svizzera,

Cordialmente Remigio Ratti

PS: a proposito di linee d’accesso ad AlpTransit mi piacerebbe che  il suo volume – con quanto ripetutamente espresso nei suoi pensieri e nelle sue iniziative – potesse essere portato a conoscenza del “Comitato ProGottardo, ferrovia d’Europa”, co-presieduto da Giovanna Masoni Brenni, Renzo Respini e Pietro Martinelli. Domani abbiamo una seduta e sarà un piacere per me ricordare la sua forte e da sempre adesione alla causa.

Foto: Remigio Ratti con Achille Colombo Clerici

REMIGIO RATTI Economista e Politico:
da Wikipedia:

Laureatosi in economia politica all’Università di Friburgo, in Svizzera, nel 1967, Remigio Ratti seguì successivamente dei corsi di specializzazione in economia del benessere e dei trasporti all’Università di Leeds e all’Università degli studi di Trieste. Nel 1970 ottiene il dottorato di ricerca in scienze economiche e sociali all’Università di Friburgo, dove si abilita nel 1975 e nel 1982 diviene professore titolare presso la cattedra di Economia Internazionale e di Economia Regionale. Vi ha insegnato fino al 2009, mentre dal 2008 al 2012 è stato docente al corso Master ‘Globalisation et Régionalisation’ all’EPFL di Losanna Nel 1972 assunse la direzione dell’Istituto di ricerche economiche del Canton Ticino (IRE), funzione che abbandonò nel 1999. Attualmente è docente di Economia e istituzioni presso la Facoltà di scienze economiche dell’Università della Svizzera italiana a Lugano.

Funzioni politiche e di servizio pubblico

Nel 1995 Remigio Ratti fu eletto deputato al Consiglio nazionale della Confederazione svizzera nelle liste del Partito Popolare Democratico ticinese (PPD). Durante il suo mandato è stato membro della commissione parlamentare per la Scienza, l’Istruzione e la Ricerca (fino al 1998), e della commissione per i Trasporti e le Telecomunicazioni (dal 1998). Inoltre è stato membro delle delegazione parlamentare svizzera all’Associazione europea di libero scambio (EFTA) e al Parlamento Europeo.

In seguito alle dimissioni del consigliere federale Flavio Cotti, il PPD nominò Remigio Ratti candidato ufficiale alla successione. Tuttavia, il partito non riuscì a imporre la propria scelta al parlamento che elesse Joseph Deiss, lasciando il Ticino senza rappresentanza nel governo.

Dal 1º gennaio 2000 al 30 novembre 2006 Remigio Ratti è stato direttore generale della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RTSI) e membro del consiglio direttivo della Società svizzera di Radiotelevisione (SRG SSR idée suisse). Remigio Ratti ha inoltre presieduto dal 2002 al 2009) la fondazione La Catena della solidarietà e dal 2000 al 2010 la Comunità radiotelevisiva italofona con sede a Roma.

” La Milano giansenista di Achille” – Achille Colombo Clerici intervistato da Federica Bosco nell’abito di Obiettivo Milano” – Progetto della Consulta degli Ordini professionali di Milano

marzo 22, 2021

La Milano giansenista di Achille
“Milano giovanissima e immensa” 
Achille Colombo Clerici intervistato da Federica Bosco nell’abito di Obiettivo Milano” – Progetto della Consulta degli Ordini professionali di Milano

Sono qualche centinaio le famiglie storiche di Milano, tra loro i Colombo Clerici. Incontriamo Achille, avvocato, e presidente di Assoedilizia, e vicepresidente nazionale di Confedilizia nel suo ufficio, al secondo piano in una centralissima piazza della città, di fronte al Duomo. I locali trasudano storia e cultura, e in questo luogo si percepisce il ruolo di chi ha in mano il destino della città.

Umanista prestato all’edilizia con il mito di Manzoni

«Sono un umanista prestato all’edilizia – racconta mentre ci mostra quadri d’epoca con il ritratto di uomini che hanno fatto grande la metropoli meneghina – e da 25 anni rappresento il mondo dei proprietari immobiliari che hanno costruito e che credono in questa città, hanno investito tutti i loro risparmi e quindi hanno a cuore le sorti di Milano». Manzoni è il suo faro e lo ripete più volte nei suoi passaggi. «E’ stato l’interprete vero dello spirito di Milano. Era un uomo saggio – ricorda Colombo Clerici – girava tra le vie del centro, conosceva ogni angolo ed infatti nei Promessi Sposi guida i personaggi dentro la città.  Faceva gli stessi percorsi che faccio io, abbiamo la stessa zona di riferimento».

Una città “giovanissima e immensa” piegata dal virus

«Oggi Milano è una città piegata dal virus, ma osservando il centro storico in un momento difficile come questo, dove tutto è paralizzato, immobile, posso dire che il benessere, a volte contrastato, è fondamentale, sempre. Quando c’è, ridonda in favore di tutti. Se invece la città langue, come purtroppo sta accadendo ora per la pandemia, nessuno sta bene». Una riflessione sul ruolo di Milano presente e futuro che ha spinto l’intraprendente Achille a misurarsi con la sua prima opera letteraria, realizzata a quattro mani con il giornalista Antonio Armano e che, in oltre mille pagine di racconti dei protagonisti, fa conoscere la città.

«L’ho definita “Giovanissima e immensa” perché questa è Milano da sempre. Il titolo del libro è tratto da un verso del celebre fotografo Giovanni Gastel, in una poesia dedicata al padre Giuseppe. L’immagine grafica di copertina, ideata da mio nipote Francesco, in sé racchiude l’idea del taglio netto tra vecchio e nuovo».

Milano pugile suonato, ma non va al tappeto

«Il mondo di domani non sarà più quello di ieri, basta pensare allo choc vissuto con questo trapasso che ci ha portati alla rarefazione progressiva del fattore umano. Un processo inevitabile partito molto prima del Covid – analizza intercalando le sue parole con lunghi sospiri e pause di riflessione, come a voler fissare nella mente attimi che non torneranno più -.  Prima abbiamo vissuto la sostituzione dell’attività umana con le macchine, poi l’intelligenza artificiale ha preso il posto di quella intellettuale e oggi siamo al distanziamento.  Milano risente particolarmente di questo passaggio traumatico perché chi cade dall’alto si fa più male.  La città dopo Expo si era portata ad altezze vertiginose, incarnava il modello della città contemporanea rivolta verso il mondo globalizzato espressione di efficienza, immagine, qualità e stile di vita.  Oggi invece è come un pugile suonato che cerca di non andare al tappeto: va avanti per forza d’inerzia. A tenere in vita la speranza di rialzarsi e ripartire c’è il volano economico che, se pur rallentato, non si ferma. Bisogna fare di tutto per evitare che questo avvenga».

La forza della milanesità

Un monito che ripetono in molti nel Municipio 1, là dove per mantenere alta l’immagine della città, deve restare accesa la fiaccola della milanesità. Lo stesso Colombo Clerici non ha dubbi al riguardo «Milano è una città che ha bellezze artistiche e monumentali, ma nel perfetto spirito giansenista, di cui parlava anche Indro Montanelli, è una città che preferisce tenerle nascoste, per dare spazio all’efficienza e al risultato».

Obiettivo riportare il turismo internazionale a Milano

I numeri sono impietosi: con il Covid la città ha perso il 90 percento dei flussi di viaggiatori per business e turismo. Tutto è rallentato, in alcuni casi fermo, ristoranti, alberghi, shopping. «Per rimettere in moto la macchina dell’economia, Milano deve tornare ad essere ambasciatrice nel mondo – spiega Achille -. Dobbiamo riprendere ad attrarre capitali esteri. Un ruolo che svolgiamo da primattori. Oltre il 45% degli investimenti stranieri in Italia, infatti, sono concentrati in Lombardia.  Occorre fare questo sforzo nell’interesse dell’intero Paese, giocando la carta vincente della cultura».

Una ragione in più contro il blocco degli sfratti per morosità. Dichiarazione del Presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici

marzo 19, 2021

“Il blocco degli sfratti per morosità, tra proroghe e probabili slittamenti in avanti delle esecuzioni a causa del presumibile accumulo di arretrati, rischia di procrastinarsi enormemente nel tempo. In tal modo si trasforma anche in un forte incentivo all’inadempimento anche con riferimento ai rapporti attualmente in fase di revisione, in particolare nel settore delle locazioni commerciali, dove un assurdo e antieconomico meccanismo legislativo costringe i locatori a corrispondere all’Erario le imposte dirette anche per i canoni non percepiti. Tale meccanismo è di grande ostacolo a qualunque soluzione transattiva tra le parti, costituendo un mezzo di pressione in mano ai conduttori.“

SPORTELLO SUPERBONUS 110% istituito da ASSOEDILIZIA – Due Seminari il 24 ed il 26 marzo dalle 17 alle 18,30

marzo 18, 2021

ASSOEDILIZIA , NUOVO SERVIZIO PER I PROPRI ASSOCIATI

In considerazione delle molteplici esigenze manifestate dai soci in relazione al Superbonus 110% l’Associazione sta predisponendo una serie di consulenze e servizi specificamente dedicati al tema. il primo è lo

SPORTELLO BONUS 110%

un gruppo di consulenti, legali, fiscali e tecnici, a disposizione degli associati. 

Come prima iniziativa si sono organizzati due Seminari il 24 ed il 26 marzo dalle 17 alle 18,30 nei quali i consulenti fiscali e legali daranno risposta ai quesiti dei partecipanti. Una consulenza collettiva che confidiamo possa essere utile e costituisca anche uno scambio di esperienze tra gli interessati. Gli incontri sono gratuiti e riservati ai soli iscritti Assoedilizia

Per l’iscrizione  s.conti@assoedilizia.mi.it

Ombretta Fumagalli Carulli nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal – di Achille Colombo Clerici

marzo 18, 2021

“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Ombretta Fumagalli Carulli:

L’Europa recepisce, ma forse asseconda, anche nei suoi fondamenti istituzionali, nella sua matrice costitutiva, questo processo. E pensare che la sua bandiera dodecastellata – come osservava Giorgio Rumi, citato a questo proposito dal figlio Giuseppe – dopo un annoso processo di decisioni, controdecisioni e messe a punto, è finita a ispirarsi alla corona di stelle che, nella iconografia classica, derivante dall’immagine della Signora dell’Apocalisse, cinge il capo della beata Vergine Maria.
Il preambolo della Costituzione europea non solo non contiene alcun riferimento a Dio, come viceversa fanno quasi tutte le costituzioni a cominciare da quella statunitense, ma addirittura tace riguardo alle radici giudaico-cristiane dell’Europa, limitandosi a citare genericamente le “eredità culturali, religiose e umanistiche”.
Afferma Ombretta Fumagalli Carulli – accademica pontificia, canonista alla Cattolica, presidente dell’ISI-Istituto Scientifico Internazionale del Vaticano – che «tale silenzio sulle radici cristiane è disceso dal timore che la nominatio Dei potesse in qualche modo compromettere la laicità dell’Unione Europea.
«Nonostante si tratti di un argomento dotato di un certo appeal intellettuale, è ben noto a ogni studioso dei meccanismi istituzionali che la laicità, o meglio, la neutralità dello Stato nell’ambito delle norme di diritto positivo sui diritti fondamentali, non sia affatto pregiudicata negli Stati europei provvisti di una Carta Costituzionale che contenga la nominatio Dei.
«È dunque doveroso, in un’Europa libera e democratica, scegliere la strada dell’integrazione anche con le culture non cristiane.
Ma, proprio perché vien scelta la strada dell’integrazione, presuppone la più forte consapevolezza delle tradizioni e identità originarie; il che, peraltro, non significa affatto diritti di libertà a culture lontane dalla storia europea.
Poiché l’identità dell’Unione Europea è anche conseguenza della sua storia, è evidente che attraverso tale via si giunge a riaffermare inequivocabilmente il primato delle radici, tra cui quelle religiose e cristiane. Ma qual è lo status delle Chiese, nella Costituzione europea? Nel suo preambolo si giunge finanche a equiparare le Chiese e le confessioni religiose alle cosiddette “organizzazioni filosofiche”: si dice infatti che l’Europa mantiene rapporti continuativi con le Chiese e tali organizzazioni. A parte la discutibile equiparazione tra le due istituzioni, la norma fornisce una risposta di “dialogo strutturato” che, benché recepita in termini più vaghi di quelli auspicati dalle Chiese (dialogo aperto, trasparente e regolare), rappresenta un indubbio progresso, volto a garantire per un verso alle confessioni religiose quel metodo di confronto che, nelle democrazie occidentali, appare il più rispettoso dei principi partecipativi; e, per l’altro, volto a fornir rilievo alla presenza e al ruolo delle Chiese quali entità collettive, nelle quali il soggetto passa dalla posizione di mero individuo alla posizione di persona, così arricchendosi in socialità.
Certo è che, alla base di questa evoluzione di pensiero e di costume, vi sono i grandi dilemmi che accompagnano il tema della fede – fede e scienza; credenti e non credenti; religione e laicità…

Foto: Ombretta Fumagalli Carulli con Giuliano Pisapia e Achille Colombo Clerici