Archivio per aprile 2021

Intervista di Adnkronos a Achille Colombo Clerici Recovery Fund e Imu

aprile 29, 2021

Recovery Fund: Colombo Clerici (Assoedilizia), “Imu prima casa impensabile, colpirebbe 80% famiglie” – “Bene parole Draghi su mutuo under 35, spinta a ripresa economica”

Milano, 27 apr. (Adnkronos)

(Fem/Adnkronos)

L’ipotesi di reintrodurre l’Imu sulla prima casa, circolata nelle settimane scorse come un’opzione al vaglio del governo, fa storcere il naso ad Assoedilizia, convinta che sarebbe “impensabile”, allo stato attuale, immaginare che la prima casa torni ad essere tassata. “L’Unione europea da anni insiste per la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa – spiega all’Adnkronos Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia – ed è una posizione condivisa dagli organismi internazionali e da coloro che nel nostro Paese seguono questo orientamento e se fanno portavoce. Ma io dico che è fuori luogo in questo momento immaginare che ci possa essere un pur minimo incremento del prelievo fiscale, di qualunque genere si tratti”. 

Per Clerici è dunque da escludere, per ora, il ripristino della misura mandata definitivamente in soffitta nel 2016. Se dovesse essere reintrodotta, infatti, la misura andrebbe a colpire circa l’80% delle 26 milioni di famiglie italiane che abitano nelle prime case, in piena proprietà. “Siamo in pieno choc economico – osserva Clerici – e con i problemi che sorgeranno, molte famiglie saranno toccate dalla crisi, molti perderanno il lavoro e siccome questo coinvolge circa l’80% delle famiglie italiane, è assolutamente impensabile reintrodurre l’Imu sulla abitazione principale in proprietà”. 

I fondi messi a disposizione per la ripresa, fa notare ancora il numero uno di Assoedilizia, “devono servire per sostenere chi ha avuto danni enormi dovuti alla crisi economica”. L’esenzione dell’Imu, ricorda ancora, “a mio avviso è stata introdotta in modo sbagliato nel nostro Paese. Vuole essere un aiuto per coloro che sono in una situazione di difficoltà e allora si introduce un sistema che dovendo incidere su situazioni soggettive si basa su criteri oggettivi”. Oggi il pagamento dell’imposta avviene solo se l’abitazione è considerata di lusso, ossia se rientra nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ossia case aventi determinati requisiti quantitativi, ovvero signorili, ville e castelli.

Quanto alle affermazioni del premier Mario Draghi, che ieri ha annunciato un prossimo decreto che si occuperà di agevolare l’acquisto dell’abitazione da parte degli under 35, “se si riesce a realizzarlo è positivo – commenta Clerici –. Questo sistema se va in porto ed è attuabile incrementa un processo economico virtuoso. Andrebbe nella direzione di una spinta alla ripresa economica e renderebbe più semplice per i giovani chiedere un finanziamento”.

“I cambiamenti climatici modificano le città” Webinar alla Università Bocconi di Milano – Osservatorio Smart City

aprile 28, 2021

Achille Colombo Clerici al workshop online organizzato dall’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi

I CAMBIAMENTI CLIMATICI MODIFICANO LE CITTA’

di Benito Sicchiero

“Che il clima in questi ultimi anni sia cambiato è sotto gli occhi di tutti. Si parla del riscaldamento globale del pianeta. Quanto questo fenomeno sia esogeno, in altri termini episodico e dipendente dall’azione umana, o quanto viceversa sia endogeno, cioè, morfologico sul piano naturale e irreversibile e spiegabile con l’alternarsi dei mutamenti climatici intervenuti storicamente, lasciamo agli scienziati di stabilirlo.”

Così ha esordito il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici intervenendo al workshop on line “Progettare spazi, infrastrutture e servizi urbani in un clima che cambia”  organizzato dall’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi in collaborazione con POLI.Design – Politecnico di Milano, Dipartimenti di Design con la partecipazione di esperti di fenomeni climatici e di progettazione urbana, nonché testimonianze di enti ed imprese che operano nelle infrastrutture e nei servizi urbani.

Con riferimento al settore edilizio-urbanistico – ha proseguito Colombo Clerici – è in atto, sotto la spinta dell’U.E. (programma per l’efficienza del parco immobiliare), una duplice azione: per un verso volta a incidere direttamente sulle cause dei cambiamenti climatici (parliamo della politica per la riduzione delle emissioni di CO2 e, più recentemente, di metano). Per altro verso, è in atto un processo di riqualificazione, sotto il profilo funzionale, degli edifici esistenti. In altri termini un ripensamento della funzionalità delle strutture urbane alla luce delle tendenze centrifughe e deterritorializzanti manifestatesi a seguito della vicenda pandemica: pensiamo allo smart working, alla didattica a distanza, all’e-commerce, alla telemedicina, alla cultura, allo spettacolo e al leisure online, etc.

La condizione di vita di clausura affrontata durante tutto il periodo del lockdown ha accentuato quella ricerca di soluzioni abitative tese a consentire il maggior contatto con la luce, l’aria, la natura, che già era in atto. Una ricerca di proiezione dell’uomo al di fuori della cella abitativa edilizia; la ricerca di un prolungamento della casa nella natura, per soddisfare sul piano psicologico il desiderio, l’ansia di libertà e di salubrità. Terrazze, serre e verande, ma anche bowindi, terrazzini di sottotetti, giardinetti condominiali sono diventati preziosi corredi delle unità abitative. Sono in fase di realizzazione nuovi complessi residenziali che rispondono alle nuove esigenze.  

Una ultima notazione: le città, sul piano geo-climatico (in quanto luoghi di consumo dell’energia, quindi “isole di calore”), costituiscono un forte fattore di squilibrio naturale. Vi si verificano con maggior frequenza di un tempo eventi naturali catastrofici, quali: bombe d’acqua, con esondazioni e allagamenti (e conseguenti problemi fognari e di deflusso delle acque), trombe d’aria e tifoni di vento che causano problemi alle alberature e alle coperture delle case.  

Va osservato, tra l’altro, che in Italia il problema-città ai fini ecologici, è più grave che altrove. Con l’opzione referendaria antinucleare, infatti, si è fatta la scelta di inquinare (attraverso l’uso prevalente degli idrocarburi – petrolio, metano – e non dell’elettricità) dove l’energia è consumata, cioè all’interno delle città, e non dove viene prodotta, cioè in aperta campagna, luogo in cui lo smaltimento dell’inquinamento sarebbe più agevole.”

Dall’introduzione ai lavori effettuata da Giuseppe Franco Ferrari,coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi e da Edoardo Croci, coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN – Università Bocconi, si è appreso che il cambiamento climatico sta interessando direttamente migliaia di città (dove vive oltre la metà della popolazione mondiale) e centinaia di milioni di abitanti.  Le città stanno rispondendo alla minaccia costituendo network nei quali vengono scambiate esperienze e realizzate iniziative.

Non c’è tempo da perdere: è sufficiente guardare Milano, casa nostra. In 50 anni (1961-2010) le temperature medie estive sono aumentate di 2°, i periodi secchi si sono prolungati (il record è di 48 giorni senza pioggia) interrotti da temporali ‘tropicali’ che causano allagamenti e, in altre  città, talvolta  alluvioni con numerose  vittime e danni ingenti. Nella città stessa – sopra il centro e in misura meno rilevante sulle zone industriali periferiche – si formano vere e proprie isole di calore, causa anch’esse di vittime tra gli abitanti più anziani e più fragili. Altro indice del cambiamento climatico è che in questi anni il consumo di energia per produrre freddo d’estate ha superato quello per produrre caldo d’inverno. E il fenomeno è in incremento esponenziale.

Nelle città moderne il cambiamento climatico non viene subito passivamente: si raccolgono dati sempre più attendibili, si costituiscono nuove strutture per organizzare i servizi pubblici (interessante il progetto di istituire ‘zone franche’ dove sperimentare le nuove iniziative), si realizzano edifici e quartieri ecologici; con il teleriscaldamento proveniente da termovalorizzatori e  acciaierie si recupera il calore altrimenti disperso per ridurre l’inquinamento e addirittura, grazie ad apposite tecnologie, per raffrescare d’estate le nostre abitazioni, si moltiplicano i centri che diffondono la cultura della decarbonizzazione: perché la salute della città vuol dire anzitutto la salute dei cittadini.

Sono intervenuti: Cristina Lavecchia, Direttore Operativo, Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo- Alessandro De Carli, Ordine degli Ingegneri di Milano – Alessandro Deserti, Direttore Dipartimento di Design, Politecnico di Milano –  Mario Abbadessa Senior Managing Director & Country Head, Hines Italy – Luigi Borrè Presidente, Euromilano- Beatrice GustinettiSmart Cities & Carbon Free Manager, ENGIE Italia – Andrea Lanuzza Direttore generale gestione, Gruppo CAP – Carlo Papa Direttore, Fondazione Enel –  Luca Rigoni Presidente e Amministratore Delegato, A2A Calore & Servizi.

“Europa e Usa, due piani diversi per la ripresa. ”QN Il Giorno del 24 aprile 2021 Articolo di Achille Colombo Clerici

aprile 26, 2021

I primi passi che si stanno compiendo verso l’uscita dal più disastroso choc economico e sociale che ci ha colpiti dopo la seconda “guerra mondiale”, causato dalla pandemia, inducono a stilare un bilancio dei danni, azzardare attendibili previsioni di ripresa e ipotizzare le conseguenze negli anni a venire.

il Fmi ha stimato in 22mila miliardi le perdite nella produzione mondiale causate dal coronavirus e ha avvertito che quasi 90 milioni di persone, probabilmente, sprofonderanno sotto la soglia della povertà estrema. Ma al tempo stesso ha ridimensionato le previsioni sulla contrazione del Pil globale per il 2021. Quest’anno il mondo crescerà più del previsto, con un balzo del 5,5%.

Ma la ripresa sarà disuguale. In Cina c’è già stata; gli Stati Uniti la dovrebbero raggiungere nella seconda metà dell’anno; per l’Eurozona la fine del tunnel si comincerà a intravvedere solo a fine 2022 mentre altri Paesi, come l’Italia, potrebbero dover aspettare il 2023 e oltre.   

Spicca nello scenario globale la differenza Stati Uniti-Europa. Il gigantesco piano di salvataggio di Biden valutato in 3.000 miliardi di dollari sembra surclassare i 750 miliardi di euro messi in campo dall’Europa. Ma è difficile fare ragionevoli confronti tra due sistemi economici e sociali molto diversi: il piano Biden contiene costose misure che nei paesi europei sono già incorporate nei sistemi di welfare nazionali, e prevede provvedimenti sociali che buona parte della società americana ritiene “socialisteggianti”: per citare, un aumento delle tasse sui redditi oltre i 400.000 dollari, nonché sui redditi delle imprese.

Impressiona comunque noi europei che un assegno mensile equivalente a quasi 1.200 euro sarà devoluto a favore di ogni cittadino che goda di un reddito annuo inferiore a 62.000 dollari, interessando circa la metà degli americani. Fatte salve le considerazioni di cui sopra, ci si chiede se l’Europa – il cui PIL si avvicina molto a quello USA – avrebbe potuto fare di più.

In ogni caso la ripresa deve essere più equa, più inclusiva e più sostenibile altrimenti le ricadute economiche e sociali della pandemia rischiano di portare a disordini sociali, frammentazione politica e tensioni geopolitiche. Proprio noi europei l’abbiamo sperimentato nel 1933.

Nel Great Reset si parla di radicali trasformazioni sul piano economico e sociale; si parla di un modello tripolare che bypassi il dualismo stato-mercato, collettività-persona, che ha improntato tutto il Novecento.

Ma su ogni previsione, valutazione, riflessione domina una realtà: la pandemia non finirà davvero per nessuno finché non finirà per tutti. E la questione dei vaccini in questa ottica diventa per ora assolutamente assorbente e decisiva.

“I cambiamenti climatici modificano le città” – Seminario alla Università Bocconi – Osservatorio Smart City

aprile 20, 2021

Achille Colombo Clerici al workshop online organizzato dall’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi

I CAMBIAMENTI CLIMATICI MODIFICANO LE CITTA’ 

L’innalzamento delle temperature, le variazioni nelle precipitazioni, l’aumento nella frequenza e nell’intensità degli eventi estremi hanno ricadute significative sulle città. Queste criticità devono essere considerate nell’ambito della progettazione e gestione degli spazi, delle infrastrutture e dei servizi, in una logica di innovazione sociale e sostenibilità, coinvolgendo le figure professionali interessate.  

“Progettare spazi, infrastrutture e servizi urbani in un clima che cambia” è il tema del workshop on line di martedì 27 aprile 2021, ore 10-13,  organizzato dall’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi in collaborazione con POLI.Design – Politecnico di Milano, Dipartimenti di Design con la partecipazione di esperti di fenomeni climatici e di progettazione urbana, nonché testimonianze di enti ed imprese che operano nelle infrastrutture e nei servizi urbani, tra i quali il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici. 

La partecipazione è libera e gratuita previa iscrizione online. 

REGISTRAZIONE ONLINEwww.unibocconi.it/eventi. PER INFORMAZIONIosservatorio.smartcity@unibocconi.it

N.B. Le iscrizioni si chiuderanno martedì 26 aprile alle 12.00.  

Programma.   

10.00 INTRODUZIONE

EDOARDO CROCI coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN – Università Bocconi
GIUSEPPE FRANCO FERRARI coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi

10.30  LA CLIMATOLOGIA APPLICATA ALLA PROGETTAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE E DEI SERVIZI URBANI

CRISTINA LAVECCHIA Direttore Operativo, Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo – ALESSANDRO DE CARLI Ordine degli Ingegneri di Milano

11.00 IL DESIGN DEI SERVIZI URBANI A PROVA DI CLIMA

ALESSANDRO DESERTI Direttore Dipartimento di Design, Politecnico di Milano
FRANCESCA RIZZO delegata alle attività di Ricerca del Dipartimento di Design, Politecnico di Milano

11.30  TESTIMONIANZE ED ESPERIENZE

MARIO ABBADESSA Senior Managing Director & Country Head, Hines Italy
LUIGI BORRÉ Presidente, Euromilano
ACHILLE COLOMBO CLERICI Presidente Assoedilizia
BEATRICE GUSTINETTI Smart Cities & Carbon Free Manager, ENGIE Italia
ANDREA LANUZZA Direttore generale gestione, Gruppo CAP
CARLO PAPA Direttore, Fondazione Enel
LUCA RIGONI Presidente e Amministratore Delegato, A2A Calore & Servizi

12.45 CONCLUSIONI

EDOARDO CROCI coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN – Università Bocconi
GIUSEPPE FRANCO FERRARI coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi

Maratona contro il blocco degli sfratti – Confedilizia – 21.4.2021

aprile 19, 2021

Milano, 19 aprile 2021

Circolare n.11/2021

INIZIATIVA NAZIONALE CONTRO IL BLOCCO DEGLI SFRATTI

Una lunga storia: il Decreto “Cura Italia” ha stabilito (articolo 103 comma 6 D.l. n.18 del 17 marzo 2020) la sospensione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, sino al 30 giugno 2020.

Successivamente, il blocco generalizzato degli sfratti è stato prorogato (con la conversione in legge del Decreto “Cura Italia”, L. n.27 del 24 aprile 2020) al 1º settembre 2020.

La sospensione è stata poi di nuovo prorogata sino al 31 dicembre 2020 (D.l. n.34 del 19 maggio 2020 convertito in Legge numero 77 del 17 luglio 2020 cosiddetto Decreto “Rilancio”)

Infine, il comma 13 dell’art 13 del Decreto Milleproroghe ha ulteriormente prolungato la sospensione sino al 30 giugno 2021 sia pure limitatamente ai provvedimenti di rilascio adottati per mancato pagamento del canone alle scadenze.

Nessun ristoro, tanti danni: il pregiudizio imposto ai locatori (nessun pagamento dei canoni, nessuna diminuzione delle imposte, obbligo di pagare le spese condominiali) non ha visto alcun “ristoro” da parte dei due governi nel frattempo succedutisi: i locatori sono una delle poche categorie totalmente dimenticate. Dal 17/3/20 al 30/6/21 per 15 mesi è imposto ai locatori un “sacrificio” incostituzionale e del tutto irragionevole.

La Maratona: si inserisce tra le molte iniziative (giudiziarie, politiche e culturali) prese sia a livello nazionale che milanese contro il blocco degli sfratti. Sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook Confedilizia e vi saranno vari interventi e testimonianze su legittimità e conseguenze del blocco.

Tutti gli associati e gli interessati sono invitati a partecipare.

Circolare Assoedilizia n. 11/2021: Iniziativa nazionale contro il blocco degli sfratti

Smart working, riflessioni d’obbligo – Articolo QN Il Giorno del 17 aprile 2021 di Achille Colombo Clerici

aprile 19, 2021

Lo smart working o lavoro agile (disciplinato da una legge del 2017), al pari della DAD (didattica a distanza), è diventato uno dei temi di moda in questo periodo di lockdown. Ora, in molti campi e per molte attività, è necessitato per via delle esigenze di distanziamento fisico nei rapporti sociali, e appare a molti come la via futura di organizzazione del lavoro.

Ma, rimanendo nel settore del lavoro privato, dobbiamo considerare che questa forma di lavoro, si colloca nell’ambito di quei processi, in atto da qualche tempo, che si definiscono deterritorializzanti e che suppongono la possibilità di svolgere l’attività lavorativa anche in contesti non strettamente legati ad uno luogo specifico. Ponendosi al di fuori dello schema tipico contrattuale, basato sullo scambio attività/retribuzione, essi suppongono altresì la possibilità di una valutazione, da parte della azienda, della produttività in rapporto ad un obiettivo, cioè ad un risultato da conseguirsi.

Se consideriamo tutto ciò, ci rendiamo conto di quanto sia limitata la sfera di praticabilità di questa tipologia lavorativa; senza dire delle contro-indicazioni dovute alla forzatura che vi è implicita sul piano della socialità, necessaria non solo alla formazione lavorativa delle nuove leve, ma anche all’equilibrio psico-fisico di vita e di lavoro delle persone già formate.

Mi sembra dunque sovrastimato il dato circolante, secondo cui il 30% degli addetti rimarrà in smart working nel futuro new normal.

Va peraltro considerato che ben il 51% della nostra economia rientra nella sfera pubblica; e qui abbiamo a che fare con i problemi legati alla Pubblica Amministrazione ed al ruolo dei dipendenti pubblici.

Sono in atto da tempo i processi di digitalizzazione, per l’efficientamento della operatività, talvolta carente, della Pubblica Amministrazione, sotto il profilo sia dell’efficienza, sia della archiviazione e della conservazione degli atti. Non dimentichiamo che i pubblici funzionari sono l’ossatura portante ed il volto dello stato: come possiamo immaginare che questo volto sparisca agli occhi dei cittadini che si vedranno costretti ad interloquire solo con le macchine? Ad esempio, ed estremizzando, la giustizia online che esito potrà avere sui cittadini?

Recensione di Confedilizia Notizie su Pubblicazione Assoedilizia e Lettera 150 relativa all’imposta patrimoniale

aprile 15, 2021

 

Dire che questa pubblicazione vale tanto oro quanto pesa, sarebbe riduttivo. Vale tanto oro quante parole contiene. E’ – per intenderci – un prezioso Vademecum (ma, nello stesso tempo, un’enciclopedia vera e propria) che contiene tutti i possibili argomenti a difesa della funzione, anche sociale, della proprietà.

E’ stata realizzata da Assoedilizia, l’organizzazione milanese che – con la Federazione regionale – rappresenta la Confedilizia in Lombardia (delle cui Associazioni provinciali dell’intero territorio reca indirizzo e numero di tf) e si pare infatti – oltre che con il “gerenziario” della Proprietà Edilizia – con una propositiva presentazione della pubblicazione dettata dal Presidente Achille Colombo Clerici (in particolare, con la sottolineatura del carattere espropriativo di ogni patrimoniale). E’ stata distribuita dal Quotidiano Libero, al quale deve andare la riconoscenza di tutti i proprietari.

Presenti sulla pubblicazione tutte le migliori firme, anche accademiche e giurisdizionali, del pensiero (e mondo) libero: Giuseppe Valditara, Raimondo Cubeddu, Renato Cristin, Lodovico A. Mazzarolli, Claudio Zucchelli, Francesco Manfredi, Fabrizio Antolini, Francesco Forte, Alberto Lusiani, Aldo Rustichini, Giuseppe Marino, Fabio G. Angelini, Flavio Felice (nell’ordine in cui compaiono sul libro).

Da non perdere.

Etichette “a semaforo” da rivedere Articolo su QN Il Giorno del 10 aprile 2021 di Achille Colombo Clerici

aprile 12, 2021

Secondo l’Unione Europea l’olio d’oliva extravergine, la pasta e il Parmigiano Reggiano (che vanta circa 80 imitazioni prodotte da altrettanti Paesi) sarebbero “poco sani”: al pari di prosciutti e salami e di altre prelibatezze che pongono la gastronomia italiana ai vertici mondiali. Così almeno si sarebbe indotti a credere in conseguenza di una nuova etichettatura ”a semaforo” da riportare sugli alimenti – verde buono, giallo così così, rosso cattivo – definita Nutriscore che segnala le loro supposte “carenze” sul piano nutrizionale. Una etichettatura con cui tutti gli alimenti sono misurati in modo standard e con parametri industriali/nutrizionali, senza valutare qualità gastronomica, storia, cultura, disciplina, dietologia.

E’ bene ricordare che la conquista dei vertici mondiali da parte della gastronomia italiana, che si esprime nella “dieta Mediterranea”, si basa principalmente sulla biodiversità.

L’Italia rappresenta uno dei più importanti giacimenti di biodiversità vegetale e animale del mondo, ospitando il più alto numero di specie; ovvero circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di quelle animali del nostro continente.  Ciò ha portato nei secoli, combinandosi con la presenza di numerosissimi principati, corti e comuni, allo sviluppo di un’arte culinaria estremamente variegata, con un’infinità di prodotti alimentari differenti.   

L’Unione, su spinta di Francia e Germania, prevede l’etichettatura per l’elenco degli ingredienti dei prodotti alimentari e una dichiarazione nutrizionale sull’etichetta delle bevande alcoliche nel 2022, con avvertenze sulla salute nel 2023. Iniziative “che saranno costruite sulle esperienze già compiute dai produttori – ha chiarito la commissaria per la Salute Stella Kyriakides  – per dare ai consumatori più strumenti per scegliere con maggiore consapevolezza”.

Il governo italiano, sostenuto da altri Paesi ed ottenendo l’appoggio del mondo scientifico, ha risposto elaborando una etichetta con informazioni supplementari circa le caratteristiche nutrizionali degli alimenti, denominata NutrInform Battery

Da rilevare che su Nutri-score aleggia qualche sospetto: interessi lobbistici? Favori verso la grande industria alimentare? Comunque, si rischia di ingenerare una grande confusione nel consumatore, italiano e straniero, e di colpire pesantemente le nostre esportazioni dell’agroalimentare.    

“Giovanissima e immensa” La Provincia Pavese del 4 aprile 2021

aprile 7, 2021

Libro “Giovanissima e immensa “ di Achille Colombo Clerici                                                                                      

Nobiltà lombarda tutt’altro che decaduta. Armano: ha prevalso lo spirito illuminista

La Provincia Pavese del 4 aprile 2021 – Articolo di Serena Simula

Il giornalista vogherese Antonio Armano ha curato molte interviste per il monumentale libro scritto da Achille Colombo Clerici. Una nobiltà capace di trasformarsi insieme alla sua Milano, e di mantenere decennio dopo decennio i propri ingenti possedimenti terrieri, che spesso si allargano oltre i confini del capoluogo lombardo per espandersi in provincia di Pavia. Ne traccia un monumentale ritratto collettivo in “Giovanissima e immensa” (Giampiero Casagrande Editore, 1128 pagine, 32 euro) il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, che per le numerose interviste ai membri dell’aristocrazia meneghina si è avvalso della collaborazione del giornalista vogherese Antonio Armano. Infaticabile conversatore e appassionato di storie sui generis, il cronista ha collezionato in qualche anno di lavoro una serie di testimonianze rare o esclusive, raccolte personalmente di palazzo in palazzo, di villa in villa, nei salotti (ma anche a bordo piscina, o in prestigiose gallerie d’arte private) di quelli che un tempo erano solo nobili, ma che oggi sono capitani d’industria, imprenditori, professionisti titolari di piccoli imperi economici.

RISPETTOSO INIZIO

«Quando ho cominciato a intervistarli racconta Armano l’ho fatto senza un piano preciso, e anche con un certo imbarazzo. Provenendo da tutt’altra estrazione ero un po’ a disagio, ma ero curioso di incontrarli, ascoltare i loro aneddoti, farmi un’idea di come sia il mondo di questi personaggi. A mano a mano che andavo a trovarli, però, mi accorgevo di una cosa curiosa: li incontravo in palazzi, in vie, in piazze o addirittura in paesi che portano i loro cognomi. In Italia i titoli nobiliari non sono più riconosciuti dal 1948, ma loro vivono ancora nei palazzi costruiti dai loro avi, mantenendo lo stesso stile di vita. Cosa significa? Che i nobili milanesi non c’entrano niente (o quasi, perché le eccezioni ci sono) con quell’idea dell’aristocratico decadente, dandy e dissipatore a cui spesso pensiamo quando sentiamo la parola “nobiltà”». L’aristocrazia milanese, a un certo punto della sua storia, ha sfoderato lo spirito illuministico che l’ha sempre contraddistinta e si è rimboccata le maniche (metaforicamente, s’intende) per imparare a gestire i propri capitali. Facendo riferimento al Politecnico di Milano ma anche all’Università di Pavia, ha studiato ingegneria, legge ed economia, e ha investito non solo sulla città, ma anche sulle campagne. «A scorrere mentalmente l’elenco degli intervistati – dice Armano – è facile notare quanti abbiano ancora tenute, aziende e residenze di campagna principalmente in Lomellina, ma anche a Pavia e in Oltrepò. Penso alla famiglia dei conti Castelbarco, che ancora oggi sono proprietari della meravigliosa Sforzesca (all’interno della quale si trova una delle poche opere idrauliche realmente attribuibili a Leonardo Da Vinci), oppure a Marco Gastel, fratello del fotografo recentemente scomparso e nipote di Luchino Visconti, che ha deciso di trasferirsi nei possedimenti di famiglia in Lomellina dove gestisce una grande allevamento di bovini. O penso a Carlo Radice Fossati e a suo fratello Federico, nei cui terreni lomellini quasi tutto ancora appartiene a loro salvo il diritto di nominare l’arciprete, restituito per quieto vivere alla Chiesa ma in teoria ancora in capo alla famiglia».

CACCIA ALLA VOLPE

E poi ci sono gli Strada a Scaldasole, che spesso e volentieri ospitano gli altri nobili per una battuta di caccia alla volpe (anche se della volpe, oggi, rimane solo la traccia di pipì inseguita dai cani), oppure i Branca, quelli del Fernet, che conservano la spettacolare tenuta Bussolera-Branca di Casteggio, con tanto di collezione di carrozze. «Su Pavia, dice Armano, una menzione speciale la meritano i Borromeo, discendenti di San Carlo e del cardinale Federigo e soprattutto fondatori dell’omonimo collegio. Io ho intervistato la principessa Bona Borromeo Arese insieme al figlio Vitaliano: la signora si chiedeva come l’austero e misogino Carlo Borromeo avrebbe preso il fatto che nel collegio si ospitino oggi anche le donne. Fu proprio lui, infatti, nel Cinquecento, a intraprendere una crociata per imporre l’uso del velo alle donne nei luoghi sacri, pena l’ esclusione dalle chiese e dai sacramenti».

“ Giovanissima e immensa”, IL LIBRO DI ACHILLE COLOMBO CLERICI (CASAGRANDE EDITORE, 1.128 PAGINE (32 EURO) «Sono principi, duchi e marchesi Vivono come un tempo anche se i titoli nobiliari sono soppressi»

CARTA D’IDENTITÀ Cronista e scrittore giramondo appassionato di Est. Antonio Armano, vogherese, ha iniziato a scrivere viaggiando in Est Europa e studiando le lingue slave (russo e ceco). Tra le sue pubblicazioni il libro-inchiesta “Maledizioni. Processi, sequestri e censure a scrittori e editori in Italia dal dopoguerra a oggi, anzi domani” (Biblioteca Aragno, ristampato dalla Bur nel 2014 e finalista al premio Viareggio), “Vip: Voghera important people” e “La signora col cagnolino e le nuove russe col pitbull” . Nel 2019 ho vinto il premio Parise per un reportage sul viaggio delle badanti da Leopoli all’Italia.

“L’Europa ci risparmi le sanzioni” – articolo di Achille Colombo Clerici pubblicato su QN Il Giorno del 3 aprile 2021

aprile 7, 2021

L’ Unione Europea mostra grande solerzia quando si tratta di bacchettare le italiche infrazioni, irrogando anche pesanti sanzioni economiche, ma ci lascia in balia di noi stessi quando a infrangere gli impegni è proprio essa stessa.

La conferma più clamorosa viene dalla questione vaccini: è il noto pasticcio – ammesso correttamente dai responsabili – combinato con la ritardata prenotazione delle dosi, o con l’inefficace tutela dei propri diritti alla consegna delle stesse. L’UE, anche se non ha competenza nella politica sanitaria dei singoli Stati membri, si era assicurata – con il consenso degli Stati comunitari – l’acquisto e la distribuzione dei vaccini.

Di fronte alla mala parata, la via di uscitadi fatto un chacun pour soi e la preoccupazione che non si sia trattato di incapacità dei singoli, ma di inadeguatezza del sistema.

Il risultato: non solo siamo molto indietro per numero di dosi e di vaccinazioni rispetto ad Usa, Cina, Russia, ma anche rispetto a singoli Paesi quali Gran Bretagna, Israele, persino la minuscola Serbia.

In compenso l’UE pone l’Italia al vertice continentale per procedure di infrazione del diritto europeo aperte a suo carico: ben 82.  Per sei di queste, la Corte di Giustizia Europea ha pronunciato una sentenza di seconda condanna e ingiunto all’Italia il pagamento di sanzioni. La metà delle procedure sanzionate riguarda l’ambiente, mentre la restante metà si riferisce al mancato recupero di aiuti di Stato ad aziende in difficoltà. Le sanzioni ci sono costate tra il 2012 e il 2020 oltre 750 milioni di euro, di cui circa 150 per sanzioni forfettarie (pagate cioè una tantum) e 600 a titolo di penalità, che invece maturano fino al completo adempimento. (fonte Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano).

Le condanne più onerose hanno riguardato il comparto ambientale: raccolta e smaltimento dei rifiuti, in particolare in Campania, e mancato adeguamento delle reti fognarie per la raccolta e il trattamento delle acque reflue in diversi agglomerati urbani.

Se le sanzioni nel comparto ambientale possono avere una certa qual giustificazione, mi sembra altrettanto corretto rilevare che il mancato recupero degli aiuti di Stato ad aziende in difficoltà abbia almeno la scusante che si è trattato di salvare posti di lavoro. Ma questa valutazione sembra avere scarso o nullo peso per la burocrazia europea.