“Il Lavoro a Milano” dibattito dell’Associazione culturale DEMOS – EUROPASIA informa

“Il Lavoro a Milano” dibattito dell’Associazione culturale Demos
EUROPASIA INFORMA

di Benito Sicchiero

Con un omaggio ai due più recenti caduti sul lavoro – Luana D’Orazio di Prato e Christian Martinelli di Busto Arsizio – si è aperto il webinar sul tema Lavoro a Milano organizzato dall’Associazione culturale Demos*. Autorevoli i relatori: in ordine di intervento, Tito Boeri, economista e accademico, già presidente INPS; Aldo Bonomi, sociologo e direttore del Consorzio Aaster; Massimo Ferlini, esperto di politiche sul lavoro, già presidente della Compagnia delle Opere. Coordinatore Paolo Petracca, presidente provinciale delle Acli di Milano.

E sono stati la sicurezza sul lavoro (27 i caduti da inizio anno in Lombardia) assieme alla ‘riscoperta’ della partecipazione (la cogestione della seconda metà del secolo scorso) i temi principali del dibattito, inquadrati da Petracca nella cornice della conseguenza della pandemia in termini di aumento della povertà, delle disuguaglianze, della disoccupazione (secondo la Cgil, nell’area metropolitana sono a rischio 400.000 posti di lavoro, previsti 40.000 disoccupati). Ciò rende necessari non solo sostegni a chi non ha reddito oppure un reddito insufficiente, ma anche accompagnare la formazione con il reinserimento nel mondo del lavoro. Perché, ha concluso Petracca, il lavoro è elemento identitario fortissimo: milanese è chi lavora a Milano.

Per Boeri l’Italia registra il triste primato di maggior numero di morti sul lavoro tra i Paesi occidentali industrializzati: a causa del gran numero di contratti temporanei che non consentono una adeguata preparazione alla sicurezza dei lavoratori e dell’assenza di controlli nelle fabbriche (l’Ispettorato del Lavoro è stato ulteriormente penalizzato in termini di personale).

Quali le prospettive di ripresa? La Lombardia, un tempo all’avanguardia nella politica sanitaria, ha rivelato una insospettata inefficienza, registrando il più alto alto numero di morti e di contagiati del Paese, con forti conseguenze sull’economia e sul tessuto sociale nel suo complesso. Se alcuni settori produttivi hanno contenuto le perdite (edilizia e manifatturiero) ed altri hanno addirittura registrato profitti, ristorazione, turismo, consumo al dettaglio, servizio alla persona, spettacolo – che oltretutto non possono adottare il lavoro a distanza – non si riprenderanno facilmente: nel 2020 in Lombardia si è registrata la perdita di 4.000 aziende, e con essa la perdita del capitale umano che ne faceva parte. E’ necessario, ha concluso Boeri, che il PNRR dedichi maggiori risorse alle piccole e medie realtà locali, invece si concentra sui grandi progetti infrastrutturali quali autostrade, ferrovie, porti. 

Bonomi non è stupito dal boom della povertà, perché il trend nasce ben prima del Covid-19 e l’accelerata era inevitabile. Ma è preoccupato che la risposta possa essere parziale e incapace di ricucire il Paese sfaldato dalla pandemia: green economy e svolta digitale sono fondamentali ma senza un Social Recovery non usciremo da questa grande crisi. Vanno riscritti in fretta il welfare e i meccanismi di inclusione sociale, abbiamo davanti dati terribili. Concorda con Boeri che l’opera di ricostruzione deve partire dal basso; e va riscoperta la cogestione olivettiana, a suo tempo sconfitta dallo scontro capitale-lavoro.

Ferlini. Rispetto ad altre crisi, la pandemia sta facendo pagare a Milano l’accelerazione delle disuguaglianze nel mondo del lavoro. C’era chi, già occupato ma con reddito insufficiente, arrotondava con altri lavoretti che ha perso; chi, con contratti a termine, ha perso tutto. Il welfare italiano lascia scoperte ampie fasce sociali, colpendo anche i livelli ‘alti’, i settori delle Fiere, del lancio di prodotti, delle sfilate e il loro indotto. Occorre che una sola agenzia, come avviene in altri Paesi, si occupi non solo della formazione ma anche di procurare un lavoro analogo al precedente. Sono poi da incentivare politiche sociali tali da mantenere il melting pot che ha caratterizzato la città (il 20% degli immigrati ha comprato casa); con edilizia popolare, case a riscatto, affitto politico. L’obiettivo di un nuovo welfare si può raggiungere con la collaborazione pubblico privato: altrimenti ci restano solo gli apertivi.

Conclude Petracca riassumendo: ripristinare la medicina sul territorio dopo trent’anni di abbandono; recuperare il capitale umano disperso dalla pandemia fornendo il lavoro dopo la formazione; ripartire dal concetto evangelico francescano.

*Associazione Culturale Demos per la cittadinanza attiva, la partecipazione popolare e lo sviluppo sostenibile. Attiva dal 2017, si pone l’obiettivo
di sviluppare la partecipazione della cittadinanza alla vita democratica della comunità.
L’adesione all’Associazione è libera e il suo funzionamento è basato sulla volontà democraticamente espressa dai Soci. Le cariche sociali sono elettive ed è assolutamente escluso ogni scopo di lucro
.

Foto: Tito Boeri con Achille Colombo Clerici presidente di EUROPASIA Istituto Europa Asia (foto d’archivio)

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