Archivio per giugno 2021

Rigenerazione urbana: riuso edilizio, criteri superati – Articolo su QN Il Giorno del 26 giugno 2021

giugno 28, 2021

http://www.informazionequotidiana.it/riuso-edilizio-criteri-superati-di-clerici/

Rigenerazione urbana: “Riuso edilizio criteri superati” QN Il Giorno del 26 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

giugno 28, 2021

L’Unione Europea, secondo il programma messo a punto dalla Commissione Energia e Industria, si aspetta dall’Italia una ondata di interventi di ristrutturazione profonda degli edifici, che dovrebbe portare alla riqualificazione edilizio/energetica circa 100 milioni di mq. di edificato all’anno, con un finanziamento a titolo di sovvenzione per oltre 10 miliardi annui. 

Un quantitativo enorme, se pensiamo che equivale allo stock edilizio dell’intera città di Milano: ripeto, ogni anno…

L’Italia risponde con il Disegno di legge sul riuso edilizio di edifici pubblici e privati in stato di degrado, o di abbandono, o dismessi, o inutilizzati, o in via di dismissione o da rilocalizzare.  La normativa attualmente all’esame del Senato, per come si presenta, forse potrà dare qualche minimo risultato a Milano, ma già a Roma e Bologna molto minore e nel resto d’Italia di poco conto.  

La legge, infatti, invece di innescare una risposta di sistema, in grado di smuovere, incentivandoli, centinaia e centinaia di migliaia di interventi spontanei, portati avanti dai diretti proprietari, pretende di pilotare in modo dirigistico una serie di interventi privilegiati, gestiti da cooperative, consorzi, imprese, sostenuti dalle Sgr e altri simili soggetti operatori, dotati dei requisiti di legge.

Il meccanismo è il solito della vetero-urbanistica.

Quel risanamento degli edifici cittadini, attraverso il meccanismo del deterrente dell’espropriazione per pubblica utilità, con eventuale riassegnazione ai soggetti attuatori che, introdotto dalla legge 865 del 1971, già era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale.

Il disegno di legge, inoltre è assai macchinoso, prevedendo, in materia di rigenerazione urbana, cabina di regia, programmi e aree territoriali nazionali; leggi e bandi regionali; banche dati del riuso e piani di rigenerazione comunali di iniziativa pubblica o basati su accordi operativi privati.  

E’ altresì assai farraginoso poiché, pretendendo di fare sintesi di tutti i problemi del territorio, della società e dell’ambiente, finisce per affastellare in unico discorso situazioni e istituti ordinamentali eterogenei, quali le aree, gli immobili, o le unità immobiliari degradati o abbandonati o semplicemente sfitti, non utilizzati o abbandonati, ovvero il contratto a canone concordato e il canone agevolato, che non sono propriamente espressioni di un’ endiadi, ma istituti distinti e differenti, aventi logiche e peso economici molto diversi. 

Insomma si tratta di una legge tutta basata sull’ interferenza pubblica e sulla burocrazia; che è ciò di cui meno abbiamo bisogno.

Già il superbonus, destinato al milione ed oltre di condomini italiani, ha prodotto, per l’eccessivo appesantimento burocratico, solo poco più di un migliaio di interventi effettivi.

Se l’intento è quello di portare avanti interventi sugli immobili pubblici, si faccia una legge apposita, senza coinvolgere i privati in una logica che è loro estranea.

Osservatorio Metropolitano – CIA, ARCHXMI, AIM – Dibattito sul tema casa – In Italia occorrono 650.000 alloggi popolari

giugno 25, 2021

Osservatorio Metropolitano – CIA, ARCHXMI, AIM – ha concluso sul tema casa il ciclo di primavera

IN ITALIA OCCORRONO 650.000 ALLOGGI POPOLARI

EUROPASIA informa

Benito Sicchiero

La questione casa, a Milano e nel Paese, è stata messa un po’ in ombra in questi ultimi tempi causa pandemia e conseguente crisi economica, ma resta sempre di attualità, talvolta drammatica. Come è stato documentato dal webinar dell’Osservatorio Metropolitano (organizzatori Archxmi, Aim, Collegio Ingegneri e Architetti), patrocinato da Assoedilizia; ultimo appuntamento del ciclo primavera 2021.

Coordinati da Gianni Verga, i lavori hanno visto la partecipazione di Carlo Berizzi, presidente Aim; Anna Tagliaferri del Politecnico di Milano; Alessandro Maggioni, Confcooperative Habitat e l’intervento di Alberico Belgiojoso, Archxmi.

Presente il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

E’ stata l’occasione per una valutazione olistica della questione casa a Milano, ma con riferimenti nazionali, di carenze della politica abitativa locale e nazionale, di suggerimenti per possibili soluzioni.

Nell’anticipazione del report “La casa (e una città) per tutti” di Aim non mancano le sorprese: la più rilevante è che, contraddicendo una vulgata di origine partitica, i 700.000 alloggi pubblici in Italia (ne occorrerebbero altri 650.000) sono occupati, per l’88%, da italiani meno abbienti, di cui il 38% monocomponenti e il 30% anziani. La metà vi risiede da più di 20 anni, a differenza di quanto avviene nell’Europa avanzata dove l’alloggio popolare è concepito quale luogo di transizione verso altre sistemazioni.

Negli anni ’90 è stato alienato il 20% del patrimonio pubblico con l’obiettivo di utilizzare il ricavato per ammodernare il patrimonio restante: è stato un fallimento. E’ soltanto 2,7% la percentuale degli affitti in edilizia sociale, la quasi totalità è lasciata al libero mercato.

Non va meglio, anzi, a Milano. Si è scesi dai 100.000 alloggi pubblici degli anni ’70 ai 64.000 del 2020 suddivisi tra proprietà comunale e regionale; la percentuale degli affitti dello stock abitativo complessivo (pubblico e privato) nel frattempo è passato dal 51% al 34%, rendendo più difficile avere un tetto sulla testa a chi la casa non può comprarla.

Iniziative comunali, come Abitare a Milano ed housing sociale hanno contribuito a rendere meno difficile la situazione: ma occorre ben altro. Occorre innanzitutto una visione che vada al di là delle scadenze delle elezioni amministrative (Gianni Verga è autore di una politica abitativa tipo Abitare a Milano attuata tre amministrazioni dopo); e agevolare iniziative come le Quattro Torri del quartiere Stadera.

Di che si tratta? Il quartiere venne realizzato negli anni ’20 con  criteri residenziali all’avanguardia per l’epoca (parliamo sempre di case popolari). In tempi più recenti parte del complesso, composto da monolocali, venne dichiarato inutilizzabile dalla proprietaria Aler in quanto nuove normative stabilivano una soglia minima di mq per alloggio. Due cooperative – Solidarnosc e Dare=Casa – stipularono con Aler una convenzione venticinquennale di gestione degli alloggi; alla scadenza, sarebbero stati restituiti ristrutturati. In questa maniera si sono ricavati alloggi bilocali e trilocali con affitti rispettivamente di 300 e 400 euro al mese. Formule analoghe potrebbero essere adottate per i circa 10.000 alloggi pubblici vuoti a fronte di oltre 25.000 domande.

Ma a Milano la questione casa va affrontata in maniera più complessiva. Innanzitutto bisogna evitare che prezzi troppo alti (spesso conseguenza di speculazione: per citare, i costi complessivi di un edificio nel semicentro-periferia sono 2.000€ al mq, vengono venduti anche a 5.000€ al mq) per cui la ‘popolazione normale’ è costretta a lasciare la città per i comuni limitrofi creando così squilibri sociali e territoriali. La Città Metropolitana si è dimostrata solo parzialmente in grado di gestire una sinergia tra capoluogo, dove affluiscono investimenti internazionali, e i comuni. Compito di Milano sarebbe anche quello di proporre modelli per il resto del Paese. Ma alla base della soluzione della questione casa resta la necessità di una politica abitativa dall’orizzonte almeno ventennale.

Osservatorio Metropolitano riprende in autunno con un nuovo ciclo i cui temi saranno: Intelligenza artificiale e la città; L’energia per la città; L’anima dei quartieri; Scuole, centri di comunità.

“Blocco dei licenziamenti e blocco degli sfratti”- Articolo su QN Il Giorno del 19 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

giugno 23, 2021

Per la Commissione Europea – secondo la raccomandazione inviata al nostro governo – il blocco dei licenziamenti in Italia, unico Stato membro ad avere adottato tale provvedimento all’inizio della crisi-Covid, è controproducente e favorisce i lavoratori a tempo indeterminato a scapito di quelli a tempo determinato, come gli interinali e gli stagionali.

Inoltre riteniamo possa rendere molto più arduo il rientro alla normalità nel dopo smart working

 Secondo una analisi compiuta dall’Ocse, in tutti i Paesi europei presi in esame si è registrata una contrazione dei posti di lavoro; ed a pagare lo scotto più pesante sono stati i lavoratori a tempo determinato cui non sono stati rinnovati i contratti. Ma negli altri Paesi dell’Unione nei quali non è stato adottato il blocco dei licenziamenti non si è verificato alcun disastro sociale. Ad esempio, in Germania e Francia, l’impatto della crisi sull’occupazione è stato contenuto con altri mezzi.

La Germania, come molti altri Paesi Ocse, ha reso più generosa la cassa integrazione; la Francia ha adottato un sistema di controlli rafforzati dei licenziamenti collettivi nelle aziende con più di 50 dipendenti. In conclusione in Europa, dove si è attuata una cassa integrazione più estesa (e vantaggiosa per le imprese), si è riscontrata una relativa stabilità dei contratti a tempo indeterminato.

Se al blocco dei licenziamenti può essere imputata una sostanziale eccessività, il blocco indiscriminato degli sfratti per morosità, che si trascina da oltre un anno e mezzo, è diventato insostenibile per un’intera categoria, quella dei proprietari immobiliari locatori, iniquamente sospesi da un diritto fondamentale: quello di ricevere tutela giuridica per la riscossione del credito relativo al corrispettivo della concessione, contrattuale, dell’uso di un proprio bene. Analogamente al fornaio che vende il pane. Con l’aggravante che nel caso del blocco dei licenziamenti lo Stato ha messo a disposizione ingenti risorse, mentre nel secondo caso, solo ora sembra si profili uno rimborso della rata di Imu pagata tre giorni fa: con un impegno di 50 milioni. Sul blocco-sfratti si pronuncerà dunque la Corte Costituzionale.  Si tratta comunque di due forzature del sistema economico liberale cui l’Italia afferma di ispirarsi.

Osservatorio Smart City (Università Bocconi di Milano) – Infrastrutture: grandi prospettive ma anche grandi ostacoli

giugno 22, 2021

Workshop dell’Osservatorio Smart City (Università Bocconi di Milano)
INFRASTRUTTURE: GRANDI PROSPETTIVE MA ANCHE GRANDI OSTACOLI

Europasia Institute informa

di Benito Sicchiero

Infrastrutture, tallone d’Achille della modernizzazione dell’Italia. Mentre molte parti del Paese versano in condizioni critiche – solo per citare, dalle autostrade liguri a quelle siciliane, al dissesto idrogeologico, alle alluvioni con conseguenze drammatiche soprattutto nelle aree densamente popolate – non siamo in grado di porre un rimedio, nonostante le risorse a disposizione, a causa dell’inadeguatezza dello Stato e delle amministrazioni locali e della loro litigiosità, della burocrazia, dell’opposizione delle comunità locali. Sono state commissariate 29 – su 57 – grandi opere pubbliche per un importo di 83 miliardi di euro e sono 421 le opere incompiute, alcune da decenni, di cui 26 di interesse nazionale. Con l’arrivo delle risorse, sovvenzioni e prestiti, del Next Generation EU, che l’Italia dovrà impiegare entro il 2023 e spendere entro il 2026 soprattutto in grandi infrastrutture, porti, ferrovie, autostrade, come ce la caveremo?

E’ stato il tema del workshop organizzato dall’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi di Milano (Assoedilizia è sponsor dell’Osservatorio) che, in particolare, ha posto l’accento sulla rigenerazione territoriale del paesaggio e di una rinnovata resilienza urbana della prossima città, accentuata dall’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per stabilire tutta una serie di priorità da cui partire. Relatori, studiosi della materia e testimoni multiattoriali di importanti enti e imprese che quotidianamente si confrontano con le complessità delle normative in tema di appalti pubblici.

Fino a mezzo secolo fa l’Italia primeggiava in Europa in due importanti comparti infrastrutturali, autostrade e centrali elettriche: oggi è agli ultimi posti tra i Paesi avanzati. Se nel 1995 le infrastrutture impegnavano il 2,6% del Pil, nel 2019 si è scesi al 2,2%. La loro carenza è causa non ultima dello spopolamento dei piccoli comuni. E infatti le infrastrutture trasportistiche, urbane ed extraurbane, assieme a quelle energetiche, sono i punti nodali dei futuri investimenti.

Gli ostacoli da superare non sono solo tecnici: se tutti vogliono avere efficienti servizi infrastrutturali, una gran parte si oppone a che vengano realizzati nel ‘cortile di casa’. Inoltre bisogna tenere conto dell’impatto sul paesaggio. Ancora. C’è la burocrazia opprimente, sei mesi, ad esempio, per una firma; e c’è l’impossibilità, soprattutto da parte dei Comuni più piccoli, di gestire le opere a causa della carenza di tecnici.

Tutto ciò nella cornice della transizione ecologica che punta sulle energie rinnovabili ma deve tener conto dell’industria legata al fossile, carbone e petrolio.

Comunque si fanno passi nella giusta direzione. Per citare, con una cabina di regia nazionale che fornisca le linee guida alle amministrazioni locali; e con una Soprintendenza nazionale che faccia lo stesso per la tutela del paesaggio la quale va conciliata con lo sviluppo. Una sfida per il nostro presente e per il futuro dei nostri figli. Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto devi fare qualcosa che non hai mai fatto (Thomas Jefferson, terzo presidente Usa).

Il prorettore della Bocconi Francesco Billari ha portato ai convenuti il saluto dell’ateneo. Il tema è stato illustrato dai coordinatori dell’Osservatorio Edoardo Croci e Giuseppe Franco Ferrari, che ha moderato i lavori e ne ha tratto le conclusioni.

Le relazioni:

INFRASTRUTTURE STRATEGICHE E PAESAGGIO: UNA SFIDA TRA ESIGENZE DEL PROGRESSO E TUTELA DEL TERRITORIO: Eugenio Madeo,  Vice-segretario generale Presidenza del Consiglio ;

INFRASTRUTTURE STRATEGICHE TRA SEMPLIFICAZIONI E GREEN ECONOMY: Mario Scino, Avvocatura dello Stato;

PROGRAMMAZIONE ED ATTUAZIONE DEGLI INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI NEI TRASPORTI: Luca Einaudi, Dirigente generale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica;

 LE INFRASTRUTTURE SOSTENIBILI COME VOLANO PER LA RIPARTENZA: Aldo Isi, Amministratore Delegato e Direttore Generale Italferr SpA;  

LE INFRASTRUTTURE NELL’ESPERIENZA DELLA COMMISSIONE VIA:Guido Monteforte Specchi, Presidente Commissione Via-Vas, 2008-2020;   

MOBILITÀ AUTOSTRADALE: IL SISTEMA LOMBARDO: Gianantonio Arnoldi, Amministratore Delegato CAL SpA;  

PEDEMONTANA SI PUÒ ANCORA FARE FINANZA DI PROGETTO IN ITALIA?: Roberto Castelli, già ministro, Presidente Autostrada Pedemontana Lombarda SpA;  

LA REALIZZAZIONE DELLE OPERE INFRASTRUTTURALI: CRITICITÀ E PROSPETTIVE: Armando Zambrano, Presidente Consiglio Nazionale Ingegneri;  

LE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE AL SERVIZIO DEI NUOVI PAESAGGI PRODUTTIVI: Andreas Kipar, Architetto del paesaggio, fondatore e CEO di LAND Srl;  

LE RETI ENERGETICHE DEL FUTURO: DECARBONIZZAZIONE, DIGITALIZZAZIONE E ARMONIA CON IL TERRITORIO: Massimo Derchi, Chief Business Unit Asset Italia Snam SpA;

LE INFRASTRUTTURE AUTOSTRADALI: Fabrizio Palenzona,  Presidente Aiscat;

 INFRASTRUTTURE AEROPORTUALI E COMPATIBILITÀ AMBIENTALE: Bortolo Mainardi, Commissione nazionale Via-Vas, 2008-2020;

 REGOLE E RISORSE: Edoardo Bianchi,  Vice Presidente con delega alle opere pubbliche ANCE .

Foto:  Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia

Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano

giugno 21, 2021

Dal Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano: realtà e prospettive

TRASFORMAZIONE CULTURALE PER SUPERARE I LIMITI DEL PRE-COVID

              EUROPASIA ISTITUTO EUROPA ASIA – informa

di Benito Sicchiero

Diapositiva in bianco e nero sull’economia della Lombardia 2020 e prima parte del 2021 quella proiettata dall’annuale Rapporto della Banca d’Italia: la nostra regione si conferma prima in Italia per indice di ripresa, produzione, export, innovazione, eccetera ma anche la regione che ha pagato al Covid-19 il più alto tributo di vittime e di recessione economica. Soprattutto mostra difficoltà a trainare verso l’Europa più avanzata un sistema-Paese che sconta una pluridecennale stagnazione di cui tutti sapevano e che la pandemia ha fatto emergere in maniera drammatica.

Anche se la Lombardia sta agganciando la ripartenza (per citare, il commercio internazionale da novembre è tornato sopra i livelli pre Covid) ha perso lo scorso anno, rispetto al 2019, 13,5 miliardi di euro di fatturato estero, ha registrato meno 9,4% del Pil e oltre 77 mila occupati, soprattutto meno i istruiti, i dipendenti a termine e i giovani.

Tre cifre che riassumono. Con i Rapporti regionali la Banca d’Italia mette periodicamente a disposizione delle istituzioni, del mondo accademico e di quello economico i risultati dell’attività di ricerca svolta a livello locale. In tal modo l’Istituto intende contribuire ad accrescere la conoscenza delle dinamiche di sviluppo del sistema economico regionale. Il Rapporto è stato introdotto da Giorgio Gobbi, direttore dell’istituzione a Milano e presentato da Paola Rossi e Massimiliano Rigon. Interventi di Ambra Redaelli Rollwasch Italiana e Fondazione Giuseppe Verdi e di Alfonso Fuggetta, Politecnico di Milano e Cefriel. Conclusioni affidate al direttore generale di Banca d’Italia Federico Signorini.

Nonostante il 2020 drammatico, la Lombardia ha confermato le tradizionali caratteristiche di imprenditorialità, flessibilità, capacità di attrarre investimenti. A fronte di dati negativi generali, farmaceutica e agroalimentare hanno registrato incrementi: così come sono aumentati i depositi nelle banche da parte delle famiglie e delle imprese che sono proseguiti anche a marzo ed aprile del 2021 a ragione dell’incertezza nel futuro. Il fenomeno è però in rapida diminuzione e ancora una volta la casa si sta confermano il bene-rifugio per eccellenza come conferma l’aumento dei prezzi sia nella metropoli (privilegiate le periferie) che nelle altre città della Lombardia.

Le previsioni sono ottimistiche: nel 2021 incremento del Pil di circa il 5% e avvicinamento ai livelli pre-Covid anche per i servizi grazie alla netta ripresa della fiducia cui contribuiscono sia il PNRR sia le risorse e altri strumenti di sostegno pubblici.

Ma, hanno rilevato Redaelli (singolare connubio tra imprenditrice e operatrice culturale) e Fuggetta, l’obiettivo principale va individuato non nel semplice ritorno al livello pre-pandemia ma nel superamento delle condizioni prima esistenti. E questo obiettivo si chiama “cambiamento culturale”. Non è più il periodo, durato troppo a lungo, del ‘piccolo è bello’: le piccole imprese devono rinunciare al connaturato individualismo per unirsi in filiere, fondersi, aggregarsi in rete per poter competere in campo internazionale. In questo sforzo non indifferente un compito importante viene affidato al sistema del credito che deve mettere a disposizione parte delle risorse per questo passaggio cruciale.

La parola ‘cultura’ associata a cambiamento è risuonata spesso nelle due relazioni e ripresa dagli esperti della Banca d’Italia. Non solo per produrre di più, ma per innovare con nuovi prodotti. Se nel periodo dell’emergenza è stato sacrosanto allocare risorse a sostenere le persone in difficoltà, oggi bisogna puntare su tecnologia digitale e formazione. Molti giovani si chiedono se valga la pena di laurearsi per poi non trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze, e quindi fuggire all’estero: ma se non si valorizza il capitale umano i ‘lavori adeguati’ a competenze e relative retribuzioni non si creeranno mai. In altre parole le imprese, con adeguati aiuti pubblici, devono portare avanti in parallelo produttività e formazione.

Una trasformazione non semplice, da attuare entro il 2026 quando scadranno i benefici del Recovery Fund. Ci riusciremo? 

La scomparsa di Livio Caputo – Cordoglio di Assoedilizia

giugno 15, 2021

Il cordoglio di Assoedilizia e di Amici di Milano espresso dal presidente Achille Colombo Clerici  

LIVIO CAPUTO, STORICA FIRMA DEL GIORNALISMO, POLITICO INTEGERRIMO 

Il presidente Achille Colombo Clerici, i vice presidenti, i componenti la Giunta e il Consiglio Direttivo, il segretario generale, consulenti e collaboratori di Assoedilizia-Associazione della Proprietà Edilizia nonché il direttivo e i soci di Amici di Milano partecipano con profondo cordoglio al lutto della famiglia, di Milano e del Paese per la scomparsa del senatore, giornalista e scrittore Livio Caputo.

Considerato uno degli esponenti più in vista del movimento liberale italiano, Caputo era nato a Vienna il 24 agosto del 1933. Laureato in Giurisprudenza a Torino, aveva intrapreso la carriera giornalistica già durante gli anni dello studio, diventando corrispondente da Bonn per il Corriere d’Informazione e il settimanale Gente, per poi trasferirsi a Londra come inviato dei quotidiani Il Resto del Carlino e La Nazione e del settimanale Epoca. Nel 1965 venne inviato a New York, come capo della redazione dei periodici della Arnoldo Mondadori Editore. Rientrato in Italia nel 1970, fu inviato per Epoca, di cui divenne per un breve periodo direttore nel 1976. In seguito entrò come inviato ed editorialista nel quotidiano Il Giornale, fondato e diretto da Indro Montanelli di cui divenne amico, e si distinse come uno dei commentatori di Telemontecarlo. Nel 1979 subentrò a Nino Nutrizio alla guida del quotidiano La Notte, restando in carica fino al 1984. Passato al Corriere della Sera come capo dei servizi esteri, nel 1992 tornò al Giornale come vicedirettore.

Candidato al Senato nelle file di Forza Italia, nel 1994, venne eletto e diventò prima vice capogruppo vicario e poi sottosegretario agli Affari Esteri. Non fu rieletto nel 1996, ma l’anno seguente entrò nel Consiglio comunale di Milano, dove rimase fino al 2006.

RE ITALY Convention Day 2021 sull’investimento immobiliare post-Covid – Monitorimmobiliare

giugno 11, 2021

RE ITALY Convention Day 2021 sull’investimento immobiliare post-Covid di Monitorimmobiliare
Con il 2021 si apre un triennio d’oro. Ottimismo eccessivo?

 Assoedilizia informa

di Benito Sicchiero

Comincia un anno, anzi un triennio d’oro per il comparto immobiliare italiano. E’ il messaggio che giunge da RE ITALY Convention Day 2021 dal titolo “L’investimento immobiliare post-Covid”, il primo in presenza alla Borsa di Milano dopo la forzata pausa provocata dalla pandemia. Ma è un messaggio temperato da moniti di prudenza: anche dopo la Grande Crisi del 2008 si era inneggiato alla Grande Ripresa. Le cose non sono andate esattamente così.

Ad aprire i lavori tre personaggi di riferimento di questo mondo: Mario Breglia, Presidente di Scenari Immobiliari; Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it; Luca Dondi, Amministratore Delegato di Nomisma.

Subito una analisi su Milano che dalla prova Covid  “è uscita con una immagine meno glamour, più umile, pensava di essere più forte di come si è dimostrata nella realtà”. Ciò a causa, anche, di un trasferimento del mercato dal centro verso le periferie, i paesi dell’hinterland, i borghi che cresceranno notevolmente a partire dal prossimo anno. Anche se il lavoro a distanza si ridurrà, è iniziato un processo che appare irreversibile: quello di puntare ad avere una casa più grande, immersa nel verde, e i prezzi di Milano – il nuovo, in media, 6.000 euro al mq anche nei quartieri periferici – rende inaccessibile ai più raggiungere tale obiettivo.

Comunque, che la ripresa sia in atto lo conferma l’Agenzia delle Entrate che registra un aumento delle compravendite del 38,7% nel primo trimestre 2021 rispetto al allo stesso periodo dello scorso anno. Fenomeno comune anche negli altri Paesi europei. Ciò fa ritenere che entro il 2023 si raggiungeranno i livelli pre-pandemia. Infatti le intenzioni – e la possibilità – di cambiare casa sono forti. Una serie di fattori – dall’accumulo ‘forzato’ del risparmio (120 mld di euro in più nei conti correnti delle banche nel 2020) al costo dei mutui che ha raggiunto il minimo storico fa sì che si torni a guardare alla casa quale bene rifugio: e soprattutto a considerarla non solo come luogo dove dormire, ma dove vivere.                                                                                                                                                                     

Ma a calmierare un ottimismo che appare talvolta eccessivo si impongono altre considerazione: l’offerta di immobili è in deciso calo avendo il Covid bloccato le costruzioni nel 2020 e anche nel 2021, i prezzi perciò sono in aumento; soprattutto incombono problemi storici e recenti: il debito pubblico, che bisognerà ripagare; il lavoro, con centinaia di migliaia di posti in pericolo e assunzioni temporanee e mal pagate; la crisi del mercato degli uffici e dei negozi, che continuerà.

A Re Italy sono inoltre intervenuti:
Giorgio Spaziani Testa: presidente di Confedilizia 
Andrea  Ricci (Cerved): NPL, prospettive del post pandemia;
Pietro Pellizzari (Wikicasa): Il mercato digital dopo il Covid;
Carmelo Di Marco,  presidente Federnotai: i costi nascosti nel comprar casa;
David Vichi (Revalo): Servizi e RE, come cambiano le esigenze;
Giovanna Della Posta, Amministratore Delegato Invimit Sgr: Bene la valorizzazione del patrimonio pubblico;
Emanuele Caniggia, Amministratore Delegato di DeA Capital Real Estate Sgr: Mercato resiliente pronto a ripartire;
Barbara Cominelli, CEO JLL: Opportunità di allargare il mercato;
Giuseppe Amitrano, CEO GVA Redilco & Sigest:  Il trimestre sarà eccezionale;
Andea Cornetti, Amministratore Delegato Real Estate e Infrastrutture Azimut Libera Impresa Sgr: ESG, sono investimenti redditizi;
Benedetto Giustiniani, Head of Southern Europe Region di Generali Real Estate: Focus sulla riqualificazione in chiave green;
Giampiero Schiavo, CEO Castello Sgr: La nuova sfida dell’hotellerie;
Gabriele Inglese, Associate Director AM M&G Real Estate: Student housing, proiezioni ottimistiche;
Joachim Sandberg, Head of Italy and Southern Europe Regions Cushman & Wakefield: Ripresa, percezione positiva;
Fabio Bianchini, Head of UTP Management neprix: UTP, necessari operatori specializzati;
Luigi Donato, Banca d’Italia:  Mercato in ripresa, ora si guarda al PNRR;
Stefano Cervone, Amministratore Delegato Nova RE:  ESG, obiettivi di livello planetario;
Gian Battista Baccarini, Presidente Nazionale Fiaip: Ottimismo per il futuro degli investimenti;
Emanuele Bellani, Founder & COO Gruppo Yard Reaas: Il futuro è già iniziato;
Guido Lombardo, CIO, Credito Fondiario: UTP, bisogna essere realisti;
Marco Sion Raccah, General Manager AREC Aurora REcovery Capital: Serve esperienza settoriale;
Stefano Keller, Managing Director LFPI Italia REIM: Hotel, grave l’esclusione dal Superbonus 110%;
Paolo Bottelli, Amministratore Delegato di Kryalos Sgr: Uffici e logistica ma anche Retail;
Daniele Martignetti, responsabile Servizio Ream Bper
Benedetto Giustiniani (Generali RE) – Uffici, resteranno il migliore investimento;
Luigi Sada(Tecnocasa): Formazione, quanto pesa nel franchising;
Manfredi Catella: Coima cavalca l’onda verde e fonda la Holding; 

Fin dal 2015, RE ITALY è la Convention italiana del Real Estate. Monitorimmobiliare, Monitorisparmio, Borsa Italiana, le associazioni di categoria e gli operatori si incontrano per la crescita del settore nel nostro Paese. Un momento di confronto e aggiornamento per gli stati generali dell’immobiliare. L’edizione invernale, che si tiene a gennaio, costituisce un’opportunità per pianificare le strategie per l’anno appena cominciato. Nel corso dell’edizione estiva, a cavallo tra maggio e giugno, è possibile fare il punto sulle attività in corso e progettare il futuro.

La Convention ha luogo in Borsa Italiana a Milano. Ai convegni istituzionali si alternano tavole rotonde informali in cui i professionisti possono presentare nuovi progetti, promuovere partnership, espandere il proprio network. L’ingresso è disponibile solo su invito, per abbonati, sponsor e ospiti internazionali.

Ogni edizione è caratterizzata dalla presenza della quasi totalità delle aziende sul mercato, con il contributo dei principali esponenti dei settori con cui è possibile creare sinergie. Ogni evento vede l’interazione tra Imprese Quotate, Risparmio Gestito, Advisor, Analisti, Fondi Immobiliari, Investitori, Istituti di Credito, Legali, Network Immobiliari, Property e Facility Services, SIIQ, Sviluppatori al tavolo, insieme.

Il settore immobiliare, considerando costruzioni, sviluppo e servizi, rappresenta il 19,1% del Pil in Italia, contro una media Eu28 del 17,8%.  

“La ripresa passa dal ritorno del turismo straniero” – Articolo pubblicato su QN IL GIORNO del 5 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

giugno 9, 2021

Il “ponte” della Festa della Repubblica con 9 milioni di turisti in viaggio e città d’arte, spiagge, monti e laghi affollati come non accadeva da tempo è di buon auspicio per la stagione 2021, come d’altronde è confermato dalle prenotazioni. Ma la crisi del settore causata dalle pandemia – già costata nel 2020 28 miliardi di euro, 1,5 punti di Pil – verrà superata non prima del  prossimo anno. Per raggiungere l’obiettivo, sarà necessario attrarre i turisti stranieri che già nella Grande Crisi del 2008 hanno rappresentato un importante volano economico, mitigando le conseguenze del crollo del turismo domestico.

Lo afferma, assieme agli operatori del settore, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia: “La prima priorità è ripristinare la fiducia nei confronti del turismo internazionale: a monte di tutto c’è la ripresa dell’afflusso dei turisti stranieri”.

Nel 2019 gli arrivi di stranieri sono stati 63 milioni, per 218,8 milioni di presenze, ed una spesa 44,3 miliardi di euro. La Germania è storicamente il primo Paese di provenienza dei turisti stranieri (27,1%), seguita a distanza da Stati Uniti, Francia, Regno Unito (tutti intorno ai 6,5 punti percentuali). Ma chi spende di più pro- capite sono Russi e Cinesi, che sarebbero assenti quest’anno per motivi sanitari (e politici).

Attrarre nuovamente i turisti significa anzitutto rassicurarli sul piano della sicurezza sanitaria. Il messaggio da diffondere è che la vacanza in Italia non comporta rischi per la salute e limitazioni di sorta.  

Utile quindi l’iniziativa di Enit che ha realizzato Visit Italy Web Radio, la prima web radio internazionale per la promozione e il rilancio del turismo italiano attraverso l’intrattenimento musicale, con 27 sedi distribuite in Europa, Americhe, Asia, Oceania.

Anche Milano, la città più duramente colpita, con la regione, dalla pandemia, si attiva per riprendere il ruolo di città fortemente attrattiva. L’obiettivo dell’area Turismo del Comune di Milano è fare sistema con i partner di settore per una promozione efficace della città e del suo posizionamento internazionale come sede di grandi eventi, meeting e congressi, che generano un rilevante indotto. Ma il Comune non può esser lasciato solo: altre città europee sono supportate dai rispettivi governi.

l turismo internazionale comunque, per rilanciarsi, deve “reinventarsi” con il digitale, onde interpretare le esigenze del turista e cercare risposte alle stesse.  

Colombo Clerici “La Rai a Milano è un passo ora necessario” – Il Giornale del 7 giugno 2021

giugno 7, 2021

“È un primo passo necessario per la ripresa del Paese”. Achille Colombo Clerici, presidente Assoedilizia, vede un segnale positivo nel progetto della nuova sede Rai di Milano che prevede, entro il 2025, l’abbandono degli studi di via Mecenate, una rivisitazione della sede di corso Sempione e un nuovo Centro di produzione nell’area del Portello, ex polo fieristico milanese. “Mi auguro non si tratti di un atto episodico, ma l’inizio di una inversione di tendenza” dice Colombo Clerici. E conclude: “Teniamo presente ad esempio che Bankitalia e Consob hanno già proprie filiali nel capoluogo lombardo, seppur con funzioni ridotte”.