”Attenzione, il compito è immane”, Articolo su QN Il Giorno del 29 maggio 2021 – di Achille Colombo Clerici

Nell’euforia di questi giorni del “tutti liberi dalla clausura” (o quasi) e della disponibilità di abbondanza di miliardi per i più disparati impieghi, saggezza vuole che si mediti sul “dopo”, quando torneremo alla normalità del pre-Covid, che non deve, non può, essere il nostro semplice  obiettivo.

Allora la situazione non era ottimale: non avevamo ancora riconquistato il livello ante 2008 (la Grande Crisi), le statistiche europee relegavano quasi sempre l’Italia agli ultimi posti nelle classifiche economiche dell’Unione. Nel prossimo futuro i problemi saranno la ripresa dell’inflazione, per ora modesta ma che potrebbe arrivare al 2%; il probabile termine entro il 2023 della sospensione del patto di stabilità e la possibile fine entro 2 anni del Quantative Easing della BCE. Senza contare la regola del fiscal compact che ci limita nel varare bilanci in disavanzo: regola che però si afferma essere di fatto superata. 

Questo, nella cornice del Next Generation EU, che vedrà gli Stati cedere ulteriori quote di sovranità all’Unione in cambio degli ingenti aiuti concessi: aiuti, ricordiamo, sottoposti ai contenuti delle riforme e al rispetto delle scadenze previste nei crono-programmi. Sorge legittimo il dubbio: se spesso non siamo riusciti ad utilizzare i fondi europei per realizzare progetti minori, saremo in grado di tradurre in realtà quanto abbiano promesso nel Recovery Plan (PNNR)?

C’è chi ne dubita, e vede nel Recovery Fund una specie di cavallo di Troia per imporre una sorta di vincolo ispirato al Washington Consensus (Fondo monetario Internazionale, cui si sono aggiunti la Commissione Europea e la Banca centrale europea, costituendo la famosa Troika, la cui politica non sempre ha dato buoni risultati – il caso della Grecia docet).

Ma da semplici osservatori ci limitiamo a considerare che proprio il Recovery Plan scrive all’Europa che intende utilizzare gran parte delle risorse a sostegno di quei settori che il Washington Consensus e poi la Troika hanno penalizzato: la spesa pensionistica e sociale, incluse ovviamente sanità e istruzione, le retribuzioni dei pubblici dipendenti, e in genere la Pubblica amministrazione.

Certo, il Paese ha davanti a sé un compito immane per uscire dal suo immobilismo pluridecennale. Ma, se non ora e con le risorse a disposizione, quando? E come?  

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