“L’ispirazione del modello di Olivetti” – QN Il Giorno del 17 luglio 2021 – di Achille Colombo Clerici

Tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del secolo scorso Adriano Olivetti realizzò a Ivrea un modello d’impresa unico e innovativo; come testimonia la mostra itinerante “Universo Olivetti. Comunità come utopia concreta” che, attraverso la rete diplomatico consolare e degli Istituti Italiani di Cultura del Ministero degli Affari Esteri, raggiungerà i più importanti luoghi dell’innovazione e della cultura mondiali. Un progetto industriale, quello di Olivetti, che mette al centro l’attenzione al territorio, i servizi culturali, il welfare, la responsabilità sociale e la pianificazione urbanistica; un modello di azione imprenditoriale che appare ancora oggi, sotto ogni punto di vista, avanguardistico e esemplare.

Un modello che portò a prodotti tecnologici all’avanguardia nel mondo: come Elea 9003, computer commerciale a transistor realizzato dalla Divisione Elettronica Olivetti (il cui direttore, Mario Tchou, morì in un misterioso incidente d’auto) e il primo personale computer Programma 101 ceduto con l’intera Divisione Elettronica alla General Electric americana. P101 venne utilizzato, tra l’altro, per compilare le mappe lunari e per elaborare la traiettoria del viaggio della missione Apollo 11, che nel 1969 portò l’uomo sulla luna.

Tornando all’attualità, con il formidabile supporto delle risorse europee materializzate in Italia dal PNRR può partire la sfida a rendere l’Italia più vicino al modello olivettiano, replicandolo in tutto il Paese – scrive Enzo Maria Le Fevre Cervini per ISPI – dove il modello su cui si basa la nostra economia, quello delle piccole e medie imprese, abbracci l’innovazione di cui ha bisogno.

Già oggi le nostre imprese, da 10 a 499 dipendenti, pongono l’Italia al quinto posto al mondo per surplus commerciale (102 mld di euro); e nell’export manufatturiero (segmento Medie Imprese) siamo davanti alla Germania e agli Stati Uniti (dati Ocse), esportando 198,3 mld, più dell’intera industria manifatturiera britannica (189, 8 mld).

La speranza è che i due fattori – innovazione e risorse – inducano il Paese ad uscire dalla stagnazione che l’ha afflitto per decenni. Ma occorre innanzitutto che vengano superate alcune regole burocratiche e alcuni meccanismi che si sono stratificati, nonostante i tempi richiedessero, soprattutto al legislatore, di semplificare e non di sovrapporre. 

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