“Cultura, l’Italia fa tendenza” Italian way of life – Articolo su QN Il Giorno del 21 agosto 2021 – di Achille Colombo Clerici

L’Italia conserva il primato mondiale Unesco per il maggior numero di siti Patrimonio dell’umanità: 57, tallonata dalla Cina con 56 siti. Insieme ai 14 iscritti nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’umanità, diventano così 71 i riconoscimenti Unesco in Italia. Seguono, a distanza, Francia, Germania e Spagna, decimi gli Stati Uniti. Lo ha stabilito la 44esima sessione del Comitato per il patrimonio mondiale dell’Unesco che si è conclusa a Fuzhou, capoluogo della provincia del Fujian in Cina orientale, con un totale di 34 nuovi siti iscritti nella lista. Le iscrizioni dell’attuale sessione portano il numero totale di siti del patrimonio dell’umanità a 1.154.

I riconoscimenti a Italia e Cina sono più che giustificati dal fatto di essere i due Paesi eredi delle più antiche civiltà. Ma, se guardiamo all’oggi, il paragone è improponibile.

Confermando – se ce ne fosse bisogno – che progresso scientifico e tecnologico non è sinonimo di cultura e di civiltà, la piccola Italia è trendsetter nel mondo. Più fonti, da The Spectator Index a US News, ci pongono al primo posto per influenza culturale, “alta” o “bassa” che sia.

Per “cultura alta” si intende quella del sapere colto, specialistica, scientifica, artistica, letteraria. Quella che si apprende in luoghi preposti alla sua diffusione (scuole, accademie, istituti). Per “cultura bassa” si intendono i valori, le pratiche quotidiane, le tradizioni, le consuetudini tipiche di un’identità collettiva apprese, spesso in maniera inconsapevole, a contatto con la vita di ogni giorno. Noi eccelliamo in entrambe: abbiamo esportato ovunque il sapere più colto ma anche quello più popolare. Quello del modo di vivere.

La nostra cultura incarna una raffinatezza culturale che si esprime nell’eleganza intellettuale e comportamentale, nella moda, nell’arte culinaria, nello stile di vita.  L’Italia è la meta più sognata al mondo e l’italiano è la lingua madre di soltanto 60 milioni di persone (lo spagnolo è la lingua di mezzo miliardo di individui, per non citare l’inglese e il mandarino) ma è la quarta studiata nelle università all’estero. Alcuni linguisti sostengono che la lingua italiana è la seconda più in vista al mondo, perché la troviamo nei menù, nelle insegne, nei cognomi, in tutto il fenomeno dell’Italian sounding, consistente nell’uso di immagini, di combinazioni semantiche e cromatiche, di riferimenti geografici, di marchi che evocano l’idea dell’Italia per promuovere e commercializzare prodotti che in realtà non sono italiani. 

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