La casa bancomat dello Stato – La riforma del catasto – Articolo su QN Il Giorno del 28 agosto 2021 di Achille Colombo Clerici

La casa bancomat dello Stato.

La vicenda ebbe inizio nel 1992 quando il Governo di Giuliano Amato introdusse, con la “Finanziaria lacrime e sangue”, l’Isi, imposta straordinaria sugli immobili di natura patrimoniale. Ebbe a ripetersi anche nel 2011 quando, con lo spread ad oltre 500 punti e alla soglia dell’uscita dell’Italia dall’euro, venne reintrodotta l’Imu, la patrimoniale sulle abitazioni occupate a titolo di proprietà. L’Isi in quel lasso di tempo aveva cambiato nome: in Ici, poi in Imu e infine in Tasi.   In dieci anni le tasse sulla casa sono costate ai proprietari dai 400 ai 500 miliardi di euro.

Oggi, con il debito pubblico monstre pari a circa il 160% del Pil (record storico dall’Unità d’Italia) lo Stato è all’affannosa ricerca di risorse per colmare, almeno in parte, la voragine. Ma anziché rivolgere la propria attenzione all’evasione fiscale – circa 110 miliardi di euro ogni anno con l’Italia in cima alla lista mondiale dei Paesi dall’economia più sviluppata – ed alla crescita economica, che ovviamente si trascina dietro un costante incremento di risorse fiscali, lo Stato tira nuovamente fuori dal cilindro, anche per l’insistenza dell’Unione Europea, la riforma del Catasto. Che, realizzata nei termini che conosciamo, si risolverebbe in un disastro per la proprietà immobiliare.

 Il Catasto ha una lunga storia. Nacque con l’Unità d’Italia, ma con una differenza fondamentale rispetto ad oggi. Allora si trattava di un ‘catasto reddituale’, cioè basato sulla capacità dell’immobile di produrre reddito, e fondato sui criteri delle cosiddette rendite catastali che ne misuravano la funzionalità. Ma da più di vent’anni il Catasto misura, attraverso l’applicazione alle rendite di coefficienti moltiplicatori, il valore immobiliare. Si è trasformato in tal modo in un vero e proprio strumento di tassazione patrimoniale.

 Anni fa si avviò la riforma del Catasto, sempre su base patrimoniale (le rendite venivano sostituite dai valori di mercato per metro quadro): l’intento dichiarato quello di eliminare errori e sperequazioni.  La reazione dell’economia immobiliare fece capire quali negativi effetti il ‘nuovo’ Catasto avrebbe avuto da un punto di vista, sia economico, sia politico-elettorale.

Ora, una cosa è emendare errori ed evitare sperequazioni, ed altra è fare un salto nel buio con una riforma avventata dagli effetti irrevocabili potenzialmente nefasti per l’economia, quale sarebbe quella che ha in mente il Fisco italiano.

Si deve comunque riflettere sul fatto che il catasto basato sui valori di mercato privilegia la finalità fiscale nei suoi aspetti espropriativi, mentre quello reddituale premia la redditualità e quindi favorisce il rinnovamento strutturale e funzionale degli immobili.

Il catasto, dunque, come strumento di crescita e non di freno economico.

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