Archivio per febbraio 2022

GINEVRA KABUL 1939 Prospettive e speranze per il popolo afghano

febbraio 28, 2022

EUROPASIA informa – Mercoledì 2 marzo 2022, ore 17.30 GINEVRA KABUL 1939 Prospettive e speranze per il popolo afghano-

Diretta streaming e Aula G.127 Pio XII – Largo Gemelli, 1 Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

La mostra, realizzata dal Centro F. Peirone di Torino e costituita da oltre 40 scatti fotografici, racconta il viaggio avvenuto nel 1939 da Ella Maillart e Annemarie Schwarzenbach, due giovani giornaliste e scrittrici svizzere, entrambe già protagoniste di inchieste e reportage in diversi Paesi. Partite per un lungo e avventuroso viaggio in auto da Ginevra verso Kabul, devono realizzare reportage per importanti quotidiani e riviste. Il loro viaggio è anche una fuga spirituale da un’Europa imbarbarita che, dopo i massacri della Prima guerra mondiale e l’avvento dei totalitarismi, il nazismo sta trascinando nella tragedia della Seconda guerra mondiale.

In occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica, si terrà la tavola rotonda:

Quali prospettive e speranze per il popolo afghano dopo il ritiro militare occidentale?

Intervengono:

Gastone BRECCIA, Docente dell’Università degli Studi di Pavia
Sabrina DALLAFIOR, Console generale di Svizzera a Milano
Paolo GIROLA, Vicepresidente Centro F. Peirone dell’Arcidiocesi di Torino

Soraya MALEK, Principessa d’Afghanistan Francesca MANNOCCHI, Giornalista freelance

Rossella MICCIO, Presidente di Emergency Vittorio Emanuele PARSI, Direttore ASERI

Si collegheranno da remoto:

Caroline HANCOCK-EBNER, Dipartimento federale Affari esteri (DFAE)

Gianfranco PETRUZZELLA, Ministro Plenipotenziario e Inviato Speciale MAECI per l’Afghanistan

Info

in diretta streaming su @consolatosvizzeromilano

Apertura mostra:

Dal 2 al 25 marzo 2022 dalle ore 9.00 alle ore 19.00 Cortile d’Onore

Con il Patrocinio di

 UNIVERSITÀ CATTOLICA del Sacro Cuore

ALTA SCUOLA DI ECONOMIA E RELAZIONI INTERNAZIONALI. Istituto Europa Asia informa

“Un rapporto da ricostruire coi giovani” – Articolo su QN Il Giorno del 26 febbraio 2022 – di Achille Colombo Clerici

febbraio 28, 2022

I nostri giovani hanno un nuovo problema. Secondo uno studio realizzato dal Dipartimento di Sociologia dell’Università Bicocca di Milano, le restrizioni imposte dal Covid-19 hanno inciso in maniera rilevante sulla salute mentale e sul benessere psicofisico degli italiani e dei giovani in particolare; i quali, anche dopo il graduale ritorno alla normalità, non hanno recuperato il benessere pre-pandemia, già allora compromesso dall’insicurezza sul futuro generata da disoccupazione e contratti a termine e mal retribuiti.  La comparazione è stata possibile perché l’indagine era partita prima della pandemia coinvolgendo i medesimi soggetti. 

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, documenta che i cambiamenti negli stili di vita sono rimasti anche dopo la vaccinazione: crollo dell’attività fisica, aumento della depressione le manifestazioni più evidenti.   

In coincidenza – ma è solo tale? – le cronache registrano ripetuti episodi di risse tra giovani con accoltellamenti e rapine, concentrati nelle zone della movida di Milano e di altre città lombarde. Episodi che avvengono non nelle periferie depresse, ma nelle zone centrali coinvolgendo i quartieri residenziali obiettivo di spedizioni organizzate che sembrano avere lo scopo di portarvi il caos. Realtà ben diversa dall’occasionale, anche se grave, baraonda collettiva fuori controllo come accaduto a capodanno in piazza Duomo a Milano.

Certo, il meccanismo urbano secondo il quale il meglio attira il peggio, è noto e scontato, ma quando il peggio prende violentemente il sopravvento sul meglio, qualche domanda bisogna porsela.

L’impressione è che una parte allarmante di giovani rigetti ogni regola di comportamento civile e con la violenza gratuita dia sfogo a disagi e a frustrazioni dalle origini profonde. Culturali anzitutto: la scomparsa del potere educativo della scuola, della potestà genitoriale, dell’assenza della politica che dovrebbe sentirsi coinvolta nello studiare e nell’arginare il fenomeno invece di lasciare senza supporti gli studiosi. E non aiuta certo il fatto che, secondo una ricerca americana, i più giovani siano sottoposti a un bombardamento televisivo di film, telefilm e quant’altro che esaltano la violenza, calcolati nel numero monstre di circa 8.000 per la fascia d’età che va dagli 8 ai 16 anni.  

Bando per il restauro e la valorizzazione di parchi e giardini storici

febbraio 24, 2022

“L’insofferenza al lavoro va analizzata” Articolo su QN Il Giorno del 12 febbraio 2022 di Achille Colombo Clerici

febbraio 23, 2022

“You only live once” il principio che in parte potrebbe esserne la causa. Negli Stati Uniti che, nel bene e nel male, fanno tendenza in tutto il mondo occidentale, è in atto un fenomeno latente da anni, ma che la pandemia ha fatto esplodere: un numero crescente di persone sta lasciando volontariamente il lavoro, soprattutto in alberghi, ristoranti, negozi. Secondo i dati più recenti, la “grande dimissione” ha fatto registrare 4,4 milioni di unità, pari a quasi il 3% del totale della forza lavoro del Paese. Ed hanno avuto scarso successo le offerte di posti con bonus ed incentivi.

Le motivazioni? Dal timore del virus, agli stipendi troppo bassi, ai sussidi governativi. Ma decide soprattutto una nuova consapevolezza: i dimissionari cercano soprattutto una migliore qualità di vita mettendo in secondo piano il benessere economico e la sicurezza che esso può offrire, nonché la possibilità di affermazione personale, la carriera ad un prezzo troppo alto in termini di quantità e qualità di lavoro.  E’ preferibile dedicare maggior tempo alle proprie passioni, ai rapporti sociali, alla famiglia, si dice.

Il fenomeno sta dilagando. Persino la Cina ne è toccata. Nella patria del lavoro “sei giorni su sette” e niente ferie – a prescindere dal periodo del Capodanno – si mette in discussione la “cultura del 996” con turni di lavoro dalle 9 del mattino alle 9 di sera 6 giorni la settimana.

E in Italia? Il vento del cambiamento comincia a spirare anche da noi; basti pensare alle giovani generazioni sempre più riluttanti a rinchiudersi in uffici e fabbriche (parecchi imprenditori soprattutto nel Nordest lamentano la carenza di manodopera, specializzata ma anche generica) tanto che si è affievolita la campagna d’opinione contro l’immigrazione.  Nel 2021 la quota di “autoesodati” è arrivata intorno al 70%, contro valori inferiori al 60% pre-pandemia.

Ma è altrettanto vero che la disoccupazione fa sempre paura; sono oltre 200.000 i posti persi dall’inizio pandemia e la disoccupazione giovanile è la più alta dell’Europa avanzata.

Comunque si moltiplicano i casi di insofferenza al lavoro, almeno al modello di lavoro oggi imperante, spesso dettata da motivi del tutto irrazionali e viscerali, come fuga dalla realtà. D’altronde, è sempre avvenuto così dopo le grandi tragedie collettive. Ma sarebbe pericolosamente riduttivo per il futuro del Paese non monitorare e analizzare quanto sta avvenendo. Lasciamo il compito a sociologi, economisti, statistici ed esperti vari.    

“Rigenerazione urbana” – Convegno phygital di ASSOEDILIZIA, in collaborazione con Lettera 150. Pubblichiamo la relazione della Prof.ssa Sara Valaguzza

febbraio 22, 2022

Sara Valaguzza

Professore ordinario di diritto amministrativo e dell’ambiente all’Università degli Studi di Milano, Direttore scientifico del Centro per il diritto e management delle costruzioni.

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Rigenerazione come nuovo approccio delle regole, alimentato da un trend globale in tutt’uno con l’idea politica di sviluppo sostenibile

L’elemento fortemente caratterizzante della rigenerazione urbana è il nuovo metodo di approccio all’azione trasformativa del territorio e del patrimonio esistente.

Il nuovo approccio implica anzitutto una sintesi e un arricchimento di prospettiva dei vari segmenti dell’edilizia e dell’urbanistica, le cui norme si sono occupate, fino a poco tempo fa, prevalentemente di aspetti tecnici e applicativi, lasciando sullo sfondo – e comunque fuori dalla procedura – lo scenario strategico e di impatto che è però inevitabile effetto delle modifiche che si introducano all’ambiente costruito.

La sintesi che la rigenerazione urbana porta nel settore ha tanto più senso quanto più sia capace di unire il criterio tecnico allo scenario di crescita atteso.

Per questo nel concetto di rigenerazione, è insita la consapevolezza che il costruire è un’azione propriamente politica.

Manca ancora nel nostro Paese un documento di strategia delle costruzioni, che esterni gli obiettivi a breve e medio termine per il settore, ma l’auspicio è che il percorso avviato con il dibattito sulla rigenerazione urbana, da un lato,  e con il Green deal, dall’altro – che evidenziano la rilevanza del comparto anche ai fini del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e quindi all’interno delle politiche di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico – porti il Governo ad orientarsi in questa direzione.

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La rigenerazione urbana avvia un metodo peculiare perché si propone di trasformare il patrimonio edilizio esistente solo dopo avere analizzato il contesto e aver svolto valutazioni predittive degli impatti della trasformazione in studio, grazie all’utilizzo di discipline diverse e tra loro trasversali capaci di cogliere la triplice dimensione della sostenibilità.

Questo metodo complesso è un trend globale, conseguenza di un altro assunto globale, che è l’idea politica di sviluppo sostenibile.

In questo senso, rigenerazione urbana e sviluppo sostenibile sono un tutt’uno, che vede al centro il benessere della persona.

Il fatto che si tratti di un trend globale è interessante perché ci consente di confrontare prassi e di esportare modelli, come è avvenuto, per esempio, con i programmi reinventing cities che, con procedure simili ed analoghi obiettivi, hanno portato anche a Milano un nuovo sistema di negoziazione tra gli operatori economici ed le istituzioni, orientato al governo e alla tutela, in partnership, di interessi comuni.

In quest’ottica, la rigenerazione urbana fornisce l’occasione per generalizzare un approccio attualizzato a qualsiasi operazione di costruzione o ricostruzione, e portare alla creazione di procedure e schemi di azione da replicare come standard di buone prassi di comune utilizzo.

La rigenerazione urbana come nuovo metodo di trasformazione non solo delle aree degradate

Peraltro, mi pare che una interpretazione ampia nei termini che ho prospettato di rigenerazione urbana si ritrovi anche nel DDL che si sta discutendo al Senato: le prime proposte contenevano una definizione che legava la rigenerazione solo agli interventi su ambiti degradati, mentre nei successivi testi gli ambiti caratterizzati da degrado sono stati indicati come quelli su cui prioritariamente si dirige l’azione di trasformazione, ma non più come i soli ambiti possibili oggetto di rigenerazione.

È chiaro che la priorità della rigenerazione riguarda i territori e i comparti socio-economici feriti o  compromessi sotto il profilo ambientale, ma l’apertura anche a siti “sani” eppure migliorabili in termini di benessere individuale e collettivo, sebbene in via residuale, rende ancora più centrale il tema di cui stiamo discutendo.

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I fattori chiave della rigenerazione

Il metodo della rigenerazione si caratterizza per la presenza di alcuni fattori chiave, che determinano il successo dell’operazioni di trasformazione e il raggiungimento degli obiettivi condivisi:

  • la presenza di premialità per chi interviene investendo risorse economiche per trasformare in meglio un patrimonio esistente secondo i parametri di sostenibilità;
  • l’analisi preliminare delle tre componenti della sostenibilità, al fine di verificare le potenzialità trasformative, prevedendo gli effetti virtuosi su ambiente, società ed economia;
  • la necessità di attivare discipline diverse per rendere al meglio le analisi di cui ho detto, tra cui l’economia, la sociologia, le scienze ambientali, le scienze comportamentali, la statistica;
  • l’applicazione di un metodo rigorosamente scientifico, che permetta di effettuare misurazioni in maniera corretta, che si basi sul sistema delle sperimentazioni, che proceda per prove ed errori, per leggere la realtà da trasformare in maniera attenta, mettendo alla prova le ipotesi più accreditate;
  • l’attivazione di sistemi di misurazione ex ante ed ex post che consentano di tenere sotto controlli i risultati ottenuti e di intervenire con dei correttivi se necessario.

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Gli accordi collaborativi come elemento complementare ai processi rigenerativi

Per mettere a sistema questi fattore chiave, è necessario attivare delle dinamiche collaborative che favoriscano, durante tutto il processo di trasformazione, lo scambio di informazioni tra le varie discipline, in un ambiente di dati condiviso, e che consentano di includere tutti gli attori del processo generativo in una unica alleanza unita verso i target di sostenibilità, individuando anche indicatori di risultato che permettano di premiare le condotte virtuose degli operatori economici che riescano efficacemente a produrre valore aggiunto in termini di impatto sociale, economico e ambientale grazie alla loro azione.

In quest’ottica si stanno approfondendo le modalità di impiego degli accordi collaborativi, nel contesto della rigenerazione urbana, cioè di discipline giuridiche di rete, capaci di unire più soggetti tutti coinvolti nel successo di una certa iniziativa, stabilendo target da perseguire insieme e compendiandoli con premialità per chi ottenga i risultati auspicati.

In pratica, con gli accordi collaborativi si stimola l’azione sinergica dei componenti delle diverse discipline, a beneficio di una visione di insieme completa e dettagliata, e si crea una filiera di operatori economici e consulenti che combinano le proprie azioni per migliorarne la resa del gruppo.

Con la costruzione di piattaforme collaborative, la collaborazione, i cui effetti virtuosi sono studiati nell’ambito delle scienze economiche (penso alla teoria dei giochi), ma anche delle scienze comportamentali (penso alla sindrome della pecora nera), passa a migliorare anche le relazioni contrattuali, trasformandole da rigide ed antagoniste, a flessibili e dialogiche.

Nel mondo delle rigenerazione urbana, gli accordi collaborativi possono così integrare la contrattualistica tradizionale consentendo di trasferire, sul piano degli impegni delle parti e della divisione di compiti e responsabilità, la logica del perseguimento delle varie finalità che possono caratterizzare l’intervento di rigenerazione, che sia il miglioramento dell’efficienza energetica, o la creazione di nuovi posti di lavoro, piuttosto che la protezione della biodiversità o la valorizzazione di sistemi di mobilità sostenibile.

Inserire la collaborazione come pivot delle relazioni giuridiche tra gli attori del processo di trasformazione è un altro profilo di innovazione per la diffusione di buone prassi che completerebbe il ciclo del nuovo metodo introdotto con la rigenerazione urbana.

Si tratta di una rivoluzione nel modo di pensare ai rapporti giuridici tra le parti, che si spostano dalla logica dei contratti “uno ad uno” ad una dimensione di network, nella quale il guadagno degli operatori economici sta anche nel saper creare le migliori condizioni di contorno grazie alla trasformazione che pongono in essere.

All’Università Statale, con il mio gruppo di ricerca abbiamo avviato nel 2017 un progetto di studio assieme al Kings College di Londra sugli accordi collaborativi, lavorando anche sulle applicazioni di questa tecnica al comparto di alcuni interventi di trasformazione urbana.

I dati analizzati ci consentono già di dire che l’attivazione di protocolli di collaborazione a cui aderiscono diverse parti coinvolte in un medesimo obiettivo comune – come è quello di un intervento di rigenerazione –  è capace di portare tangibile valore pubblico aggiunto, proprio nel senso degli indicatori di sostenibilità. Tanto che nel processo di trasformazione rigenerativa collegato alla realizzazione del nuovo campus della Statale a MIND è previsto un accordo collaborativo che consenta di dialogare con gli stakeholders, con le istituzioni, oltre che con le imprese coinvolte nelle azioni per la realizzazione del progetto, al fine di realizzare la migliore qualità prevedendo gli effetti di ogni scelta, a beneficio finale degli utenti del nuovo comparto accademico.

Questo studio proseguirà ancora grazie ad una azione di rete con altre università lombarde, Bicocca, Bocconi e Politecnico, nell’ambito del quale studieremo il fenomeno della rigenerazione dal lato delle infrastrutture di ricerca, nel caso della Statale, diffuse su tre polarità: Festa del Perdono, Mind nell’area ex Expo e via Celoria.

Foto d’archivio: Sara Valaguzza con Marilisa D’Amico e Achille Colombo Clerici

“Medie imprese: vincente la flessibilità” Articolo su QN Il Giorno del 5 febbraio 2022 – di  Achille Colombo Clerici

febbraio 21, 2022

“Calati giuncu ‘ca passa la china”.  L’antico adagio siciliano ben si addice alle nostre medie imprese che si sono rivelate più solide delle grandi imprese all’impatto della pandemia.

E’ quanto risulta da uno studio dell’Osservatorio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha analizzato oltre 600.000 bilanci. Le grandi imprese hanno registrato un calo del fatturato dell’11,2% a fronte delle medie che si è fermato a meno 7,6%. Per quanto riguarda i settori produttivi: ad eccezione del comparto dei servizi alla persona (+39,8%) e dell’information technology (+5,7%), la pandemia si è abbattuta su arte e cultura (-55,8%), ristoranti e alberghi (-44,3%), attività sportive (-39,1%), lotterie e giochi (-26,1%). Le costruzioni hanno contenuto la flessione (-5,4%). A livello geografico, il decremento del fatturato è stato più contenuto al Sud (-7%) rispetto al Nord (Nordest -8,1% e Nordovest -9,5%)

 Mancano i dati omologhi delle piccole imprese, da sempre ossatura della nostra economia. Ma soccorrono altri elementi di valutazione.

Pur avendo anch’esse pagato un duro scotto alla crisi pandemica, la loro flessibilità decisionale ha contenuto i danni. In una realtà che le vede molto spesso operare come azienda-famiglia, la differenza tra titolare e dipendente sfuma fino ad annullarsi: le scelte vengono prese di comune accordo, magari attorno ai macchinari dell’officina o attorno ai tavoli dell’ufficio. Scelte che vanno dall’internazionalizzazione, alla riconversione, all’efficientamento dei processi aziendali, al rinnovo dell’offerta sul mercato.

 Scelte effettuate con grande rapidità in quanto nelle piccole imprese è assente una struttura, una cultura gerarchica, che nelle società più grandi induce spesso alla deresponsabilizzazione del personale operativo, all’autogiustificazione “ci pensi il mio capo, lo pagano per questo”, conseguenza della spersonalizzazione del lavoro e del venir meno del fattore umano. L’orgoglio aziendale che caratterizzava la classe operaia ancora fino agli ’80 è praticamente svanito.

Il fenomeno tocca l’apice nel settore pubblico nel quale taluni burocrati intendono la cosa pubblica non come cosa comune, ma come “res nullius”. Caratteristica propria purtroppo a molti cittadini. 

“Rigenerazione urbana” – Convegno phygital di ASSOEDILIZIA, in collaborazione con Lettera 150. Pubblichiamo la relazione della Prof.ssa Marilisa D’Amico

febbraio 21, 2022

Rigenerazione urbana, tra P.N.R.R., recenti proposte legislative e prospettive future. Alcune riflessioni nella prospettiva del diritto costituzionale[1]

Prof.ssa Marilisa D’Amico[2]

SOMMARIO: 1. Premessa: la nozione di rigenerazione urbana – 2. Rigenerazione urbana, la dimensione sovranazionale 3. La dimensione nazionale, tra P.N.R.R. e d.d.l. recante Misure per la rigenerazione urbana – 4. Rigenerazione urbana come “crocevia” di diritti – 5. Il caso della Regione Lombardia e l’intervento della Corte costituzionale (sent. n. 202 del 2021). 6. Riflessioni conclusive.

  1. Premessa: la nozione di rigenerazione urbana

Il tema della rigenerazione urbana è, con sempre più frequenza, al centro del dibattito pubblico, vuoi per il crescente interesse rivolto in generale verso le questioni ambientali, vuoi, soprattutto, per l’attenzione che su questa specifica tematica le istituzioni, nazionali ed europee, hanno mostrato nei mesi dell’emergenza pandemica.

Con questa consapevolezza, va ricordato in premessa che, con l’espressione “rigenerazione urbana”, si fa riferimento a particolari programmi di recupero e riqualificazione del patrimonio immobiliare e degli spazi urbani, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’abitare a livello sia ambientale sia sociale, immaginando soprattutto di intervenire a vantaggio delle aree periferiche più degradate[3].

Questa complessa natura fa sì che ogni progetto di rigenerazione urbana si sostanzi in interventi atti a produrre effetti non solo sull’ambiente e sul decoro urbano, ma anche sul tessuto sociale cittadino, in particolare al fine di ridurre fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale.

Con gli interventi di rigenerazione urbana, ancora, i quartieri o le parti delle città interessate vengono sottoposti a una serie di miglioramenti tali da renderne l’edificato compatibile dal punto di vista ambientale, con l’impiego di materiali ecologici, la realizzazione della più alta autonomia dal punto di vista energetico, il progressivo ricorso alle fonti rinnovabili; ma anche in modo tale da limitare l’inquinamento acustico e raggiungere standard adeguati per parcheggi, esercizi commerciali, trasporti pubblici, luoghi di aggregazione sociale, culturale e religiosa, di impianti sportivi e aree verdi, con l’obiettivo ultimo di ottenere un complessivo innalzamento della qualità della vita degli abitanti[4].

L’obiettivo, in ultima istanza, è quello di “ricucire”[5] gli strappi che si producono, all’interno del tessuto urbano, tra centro e periferie, tra quartieri disagiati e quartieri residenziali, tra zone storiche monumentalizzate e zone popolari densamente abitate[6].

Con le riflessioni proposte nelle seguenti pagine, ci si intende soffermare, dopo alcuni rilievi introduttivi, su alcune delle questioni che vengono implicate dai progetti di rigenerazione urbana, nella prospettiva del diritto costituzionale, prestando particolare attenzione cioè all’individuazione dei principi costituzionali in gioco e alla tenuta del sistema di riparto di competenze tra i diversi livelli di governo, anche alla luce del possibile contributo offerto in subiecta materia dalla Corte costituzionale.

  • Rigenerazione urbana, la dimensione sovranazionale

L’esigenza di rigenerare le città nel senso di rendere le stesse più sostenibili a livello ambientale e sociale, nei termini di cui si è detto in precedenza, non è del tutto nuova nel panorama sovranazionale.

In particolare, merita di essere richiamata l’esperienza delle Nazioni Unite, cui si deve l’istituzione nel 1974 del primo organismo internazionale dedicato all’urbanizzazione, la United Nations Habitat and Human Settlements Foundation[7], poi evoluta nello United Nations Centre for Human Settlements[8], a sua volta sfociato nel programma UN HABITAT attivo tutt’oggi.

Al fine di comprendere le ragioni sottese alla scelta delle Nazioni Unite di dedicare specifica attenzione al tema della rigenerazione urbana, è necessario volgere lo sguardo ad alcuni fondamentali documenti, ossia la Vancouver Declaration on Human Settlements[9], conosciuta come Habitat I, la Istanbul Declaration on Human Settlements[10], nota come Habitat II, la Declaration on Cities and Other Human Settlements in the New Millennium[11] e, in ultimo, la Quito Declaration on Sustainable Cities and Human Settlements for All[12], denominata anche Habitat III.

Con riferimento alla Dichiarazione di Vancouver, questa merita di essere richiamata in quanto è in essa che per la prima volta viene riconosciuta la natura complessa del fenomeno dell’urbanizzazione. In particolare, all’interno di questo importante documento si afferma come l’urbanizzazione non sia da concepirsi come un fenomeno isolato, bensì come situazione capace di influenzare lo sviluppo umano, sociale ed economico e di impattare gravemente sull’ambiente e il territorio[13].

Da tale affermazione, discende l’esigenza di pianificare strategie condivise a livello internazionale finalizzate al contrasto dell’urbanizzazione incontrollata, con la consapevolezza che gli insediamenti umani sono sia strumento sia oggetto di uno sviluppo pieno e sostenibile[14].

Medesimo principio viene poi nuovamente richiamato nella Dichiarazione di Istanbul, la quale si sostanzia in una riaffermazione dei principi espressi in occasione della Conferenza di Vancouver, e, da ultimo, nella Dichiarazione di Quito, da cui emerge la necessità di guardare all’urbanizzazione come opportunità, intendendo la stessa quale motore di crescita economica, sociale e culturale, in una prospettiva di sviluppo sostenibile[15].

La centralità del tema dell’urbanizzazione nel contesto dello sviluppo sostenibile si mostra anche con riferimento alla Agenda ONU 2030[16], la quale affronta la tematica della “rigenerazione urbana”, riconducendo la stessa al Goal 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.

Secondo tale obiettivo, per un futuro sostenibile è imprescindibile far proprio un concetto nuovo di città capace, da un lato, di garantire il progresso sociale e umano, dall’altro, di assicurare la tutela dell’ambiente e del suolo.

Questo concetto di città fatto proprio dalle Nazioni Unite appare certamente sfidante, ma ancor più necessario in ottica di sviluppo sostenibile sia sul versante ambientale[17]  sia sul versante economico[18] e sociale[19].

  • La dimensione nazionale, tra P.N.R.R. e d.d.l. recante Misure per la rigenerazione urbana

Nel contesto domestico, va subito rilevato che, negli ultimi anni, la tematica della rigenerazione urbana è stata interessata da numerosi interventi legislativi in materia di edilizia e di governo del territorio: ad esempio, con le leggi di bilancio 2019 (L. 145/18), 2020 (L. 160/19) e 2021 (L. 178/20), e con misure contenute in diversi decreti-legge, volte al rinnovo e all’introduzione di agevolazioni fiscali a favore del patrimonio immobiliare privato, nonché alla riqualificazione urbana, nonché con recenti modifiche del Testo unico dell’edilizia (D.P.R. 380/2001).

In questa sede, interessa sottolineare, in particolare, che la rigenerazione urbana è una delle missioni in cui si articola il P.N.R.R., il quale ricomprende la stessa nell’ambito della missione 5 – Inclusione e coesione[20].

In tale ambito, rigenerazione urbana e housing sociale sono intesi quali linee d’azione volte ad integrare politiche e investimenti nazionali che riguardano sia la disponibilità di case pubbliche e private, sia la rigenerazione urbana e territoriale.

Tra gli obiettivi generali della Missione 5 figura, infatti, il recupero e la rigenerazione di edifici e territori urbani, con particolare attenzione a periferie e aree interne del paese.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la rigenerazione urbana viene definita quale “strumento di supporto all’inclusione soprattutto giovanile, e al recupero del degrado sociale e ambientale”, da realizzarsi mediante specifici investimenti e progetti.

La circostanza che il P.N.R.R. prenda in considerazione il tema in parola può meglio apprezzarsi se si tiene a mente che proprio l’emergenza sanitaria ha stimolato un nuovo dibattito sul ruolo e sulle funzioni delle città, in virtù delle mutate tendenze alla socialità nella vita urbana, delle potenzialità di maggiore tutela ambientale connesse a nuove modalità di fornitura e fruizione dei servizi in digitale.

Contestualmente, la pandemia ha reso ancora più evidenti le criticità degli insediamenti urbani di fronte alle grandi sfide poste dai cambiamenti climatici, dal dissesto idrogeologico, dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, dal degrado del territorio, del paesaggio e dell’ecosistema; ciò che ha portato alla formazione di una consapevolezza più diffusa circa l’urgenza di implementare modelli alternativi.

In questo contesto, anche a livello europeo, si è ragionato intorno alla combinazione di due fenomeni, diversi ma correlati: l’espansione delle città, da una parte; la dispersione delle aree edificate, dall’atra.

Ora, in questa cornice, si inserisce il disegno di legge, attualmente all’esame del Senato, recante Misure per la rigenerazione urbana[21].

Tale disegno di legge, presentato in data 11 marzo 2019 e poi successivamente rivisto anche alla luce delle sollecitazioni provenienti dal P.N.R.R., individua nella rigenerazione urbana “lo strumento fondamentale di trasformazione, sviluppo e governo del territorio senza consumo di suolo” con l’obiettivo di favorire, da un lato, la tutela ambientale e, dall’altro, l’inclusione sociale.

L’articolato, che è indubbiamente molto complesso, contiene alcuni elementi d’interesse che possono essere qui sinteticamente riportati.

L’art. 1, comma 1, prevede, nel dettaglio, che la legge dia attuazione degli articoli 9, 41, 42, 44 e 117, terzo comma, della Costituzione e della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 e ratificata ai sensi della legge 9 gennaio 2006, n. 14, e degli articoli 11 e 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nell’ambito della normativa nazionale in materia di governo del territorio, individua nella rigenerazione urbana lo strumento fondamentale di trasformazione.

In questa parte introduttiva vengono esplicitate le principali finalità dell’intervento legislativo, il quale, secondo quanto indicato nel disegno di legge, è volto a garantire la tutela dell’ambiente e del paesaggio; la sovranità agroalimentare; e la salvaguardia delle funzioni ecosistemiche del suolo.

Per raggiungere questi obiettivi, il legislatore ha previsto alcuni specifici ambiti di intervento.

In primo luogo, si intende contribuire all’arresto del consumo di suolo e migliorare la permeabilità dei suoli nel tessuto urbano, tramite il principio del riuso e della invarianza idraulica, anche al fine della mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici nelle città, favorendo il riequilibrio ambientale, la sostenibilità ecologica, la presenza di aree verdi e il rimboschimento, l’attuazione di soluzioni tecnologiche, architettoniche ed ingegneristiche per la resilienza urbana.

Un secondo ambito riguarda il riuso edilizio di aree già urbanizzate e di aree produttive con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonché dei complessi edilizi e di edifici pubblici o privati, in stato di degrado o di abbandono o dismessi o inutilizzati o in via di dismissione o da rilocalizzare, incentivandone la riqualificazione fisico-funzionale, la sostenibilità ambientale, la sostituzione e il miglioramento del decoro urbano e architettonico complessivo.

In terzo luogo, si cerca di favorire l’innalzamento del livello della qualità della vita sostenendo l’integrazione sociale, culturale e funzionale mediante la formazione di nuove centralità urbane, nonché la interconnessione funzionale promuovendo la concezione di quartieri residenziali integrati e “compatti”; così come favorire la realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale allo scopo di soddisfare la domanda abitativa e la coesione sociale;

Correlativamente, si vuole favorire l’accessibilità e l’integrazione delle infrastrutture della mobilità e dei percorsi pedonali e ciclabili con il tessuto urbano delle aree oggetto di rigenerazione urbana e, più in generale, con le politiche urbane della mobilità sostenibile e con la rete dei trasporti collettivi anche promuovendo interventi di rigenerazione urbana nei nodi d’interscambio in modo da ridurre la dipendenza dalla mobilità privata.

Un ulteriore ambito di estremo interesse che il legislatore prende in considerazione all’interno del progetto in esame riguarda la partecipazione attiva degli abitanti alla progettazione e alla gestione dei programmi di rigenerazione urbana.

In aggiunta, nel solco di quanto osservato in premessa, il disegno di legge contiene una definizione puntuale del concetto di rigenerazione urbana: da intendersi come quel complesso sistematico di trasformazioni urbanistiche ed edilizie in ambiti urbani su aree e complessi edilizi caratterizzati da degrado urbanistico, edilizio, ambientale o socio-economico, che non determinino consumo di suolo, e secondo criteri che utilizzino metodologie e tecniche relative alla sostenibilità ambientale, anche mediante azioni di rinaturalizzazione dei suoli consumati in modo reversibile, con il recupero dei servizi ecosistemici persi tramite la de impermeabilizzazione, la bonifica, l’innalzamento del potenziale ecologico-ambientale e della biodiversità urbana;

L’art. 3 del d.d.l., facendo propria una metodologia sperimentata in diverse occasioni durante la pandemia, prevede l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, della cabina di regia nazionale per la rigenerazione urbana; ad essa partecipano i rappresentanti del Ministero della Transizione ecologica; del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dell’economia e delle finanze; delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e dei comuni.

L’art. 4, inoltre, stabilisce che il Programma nazionale per la rigenerazione urbana è adottato, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con D.P.C.M., su proposta del Ministro della Transizione ecologica, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, con il Ministro per i beni e le attività culturali e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Gli articoli successivi si occupano, tra le varie questioni, di istituire e regolamentare il “Fondo nazionale per la rigenerazione urbana”, di precisare i compiti delle Regioni, dei Comuni e delle Province autonome[22], di prevedere una “Banca del riuso e individuazione delle aree oggetto di rigenerazione urbana”, nonché di disciplinare il funzionamento e la formazione dei Piani comunali di rigenerazione urbana.

L’articolo 15 del d.d.l., inoltre, si occupa della partecipazione delle comunità locali, prevedendo, al comma 1, che siano disciplinati le forme e i modi della partecipazione diretta, a livello locale, dei cittadini nella definizione degli obiettivi dei piani di rigenerazione urbana e la piena condivisione dei progetti; l’art. 18, che costituisce l’unico articolo del Capo V, in materia di controlli – prevede che alle procedure e ai contratti di cui alla presente legge si applichino i controlli da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione con appositi protocolli.

Il progetto di articolato si conclude con un’ampia parte dedicata agli incentivi fiscali, tra cui, ad esempio, l’esenzione di IMU e TARI; alcune forme di riduzione delle somme dovute per l’occupazione di suolo pubblico; un pagamento in misura fissa delle imposte di registro, ipotecaria e catastale dovute per il trasferimento di immobili; e l’applicabilità di taluni benefici fiscali per ristrutturazioni edilizie ed efficientamento energetico.

  • La rigenerazione urbana come “crocevia” di diritti

Alla luce delle definizioni di rigenerazione urbana fatte proprie dal diritto nazionale e sovranazionale, si può intendere la stessa quale crocevia di più diritti, in particolare, del diritto all’ambiente, del diritto all’abitazione e, in ultimo, del diritto all’abitazione.

Con riferimento al diritto all’ambiente, è necessario guardare allo stesso nella sua duplice dimensione sia antropocentrica e relazionale sia oggettivistica e autonoma[23].

Come è noto, seppur il diritto all’ambiente sia stato incluso nel dettato costituzionale solo in tempi recentissimi[24], esso è stato già più volte affermato dalla Corte costituzionale, secondo due accezioni complementari fra loro.

La prima è da ricondursi alla definizione di ambiente fatta propria dalla Corte costituzionale fino ai primi anni ’90, secondo cui l’ambiente è «diritto fondamentale della persona ed interesse fondamentale della collettività»[25], da tutelarsi in quanto funzionale ai bisogni dell’uomo e alla sua salute e, dunque, in riferimento, agli artt. 2, 9 e 32 Cost[26].

La seconda guarda all’ambiente come «bene unitario»[27] da preservarsi in via autonoma prima ancora che in relazione all’uomo e, dunque, quale «valore costituzionale primario ed assoluto»[28].

Entrambe queste accezioni rilevano con riferimento al fenomeno della rigenerazione urbana, in quanto, come si è detto, essa mira a migliorare la qualità dell’abitare in maniera complessiva.

Ai fini del miglioramento complessivo della qualità dell’abitare è, infatti, imprescindibile considerare il diritto del singolo a vivere in un ambiente salubre e, pertanto, da tutelarsi sia in sé stesso sia quale strumento per garantire la salute dell’individuo.

Del resto, è la stessa Corte costituzionale ad affermare come la pianificazione urbanistica debba tenere in considerazione l’interesse fondamentale della persona alla difesa della salubrità dell’ambiente[29].

Al pari del diritto all’ambiente, in riferimento al tema della rigenerazione urbana rileva anche il diritto all’abitazione.

Come il diritto all’ambiente, anche il diritto all’abitazione non è espressamente sancito in Costituzione, se non indirettamente nel passaggio dell’art. 47 Cost. secondo cui “la Repubblica […] favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”.

Il fatto che la Costituzione non individui espressamente un “diritto alla casa” non ha impedito alla Corte costituzionale di riconoscerne l’esistenza.

Ciò è chiaro se si guarda alla sent. 49 del 1987, in cui la Consulta afferma che è «indubbiamente doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione»[30], e alla n. 217 del 1988 in cui la Corte afferma che «il diritto all’abitazione rientra infatti, fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione»[31] e, ancora, riporta come «creare le condizioni minime di uno Stato sociale, concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione, contribuire a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana, sono compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso»[32].

Ciò è stato riaffermato anche nella sent. n. 119 del 1999, in cui si legge come «il diritto a una abitazione dignitosa rientra, innegabilmente, fra i diritti fondamentali della persona»[33], riprendendo quanto già affermato sempre dalla Consulta nella sentenza n. 404 del 1988 e dando di fatto rilievo costituzionale al principio sancito nel 1948 all’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo cui «ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo […] all’abitazione

In una prospettiva ancora più ampia, viene in rilievo anche un’idea di cittadinanza attiva e partecipata. Tra gli obiettivi che il legislatore si sta ponendo attraverso i percorsi di rigenerazione urbana, vi è infatti quello di attuare modelli di partecipazione attiva degli abitanti alla progettazione e alla gestione dei programmi di rigenerazione urbana.

In dottrina si è osservato, in proposito, che i privati vengono in questo modo fattivamente coinvolti, sia come cittadini riescono in questo modo ad esercitare il proprio diritto di partecipazione alle scelte riguardanti la gestione del territorio locale, sia come operatori economici che finanziano, in tutto o in parte, le opere strumentali al riuso e alla valorizzazione di beni e spazi urbani[34].

Dal punto di vista strettamente patrimonialistico, inoltre e come visto ampiamente, è possibile intendere la rigenerazione urbana come uno strumento per riqualificare aree e spazi in degrado, favorendo così il mercato immobiliare, con le correlate ricadute sul valore dei diritti dominicali.

  • Il caso della Regione Lombardia e l’intervento della Corte costituzionale (sent. n. 202 del 2021)

A margine delle considerazioni fatte in precedenza, che hanno una valenza di carattere generale, è possibile richiamare una vicenda specifica che riguarda il tema della rigenerazione urbana e che interessa direttamente il Comune di Milano e Regione Lombardia.

Nei primi mesi del 2021, all’attenzione della Corte costituzionale, è stato portato l’art. 40-bis della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), introdotto dall’art. 4, comma 1, lettera a), della legge della Regione Lombardia 26 novembre 2019, n. 18[35]; normativa che il TAR della Lombardia aveva ritenuto in contrasto con gli artt. 3, 5, 97, 114, secondo comma, 117, commi secondo, lettera p), terzo e sesto, e 118 della Costituzione, perché con essa il legislatore regionale avrebbe introdotto una disciplina per il recupero degli immobili abbandonati e degradati che comprime illegittimamente, da più angolazioni, la potestà pianificatoria comunale, essenzialmente in ragione della sua portata temporalmente indefinita, dell’assolutezza delle sue prescrizioni e dell’assenza di una procedura di interlocuzione con i Comuni.

Nella decisione, la Corte costituzionale ha osservato anzitutto che la legge della Regione Lombardia n. 18 del 2019, con cui è stato introdotto il censurato art. 40-bis, individua quali obiettivi da perseguire lo «sviluppo sostenibile», stabilendo, all’art. 1, gli interventi finalizzati alla rigenerazione urbana e territoriale, riguardante ambiti, aree ed edifici, costituiscono «azioni prioritarie per ridurre il consumo di suolo, migliorare la qualità funzionale, ambientale e paesaggistica dei territori e degli insediamenti, nonché le condizioni socio-economiche della popolazione».

Il recupero e la rigenerazione degli immobili dismessi rappresentano, in questa prospettiva, uno strumento a cui il legislatore regionale ha ritenuto di ricorrere nell’ambito di una rinnovata declinazione degli strumenti di governo del territorio e, in particolare, dell’azione pianificatoria, che in Lombardia ha trovato una significativa attuazione già con la legge reg. Lombardia, n. 31 del 2014[36].

Così ricostruita la finalità che il legislatore lombardo ha inteso perseguire con la disposizione censurata – ad avviso della Corte costituzionale – è di tutta evidenza come essa si presti a incidere sull’esercizio della potestà pianificatoria comunale, per il fatto di dettare una disciplina sul recupero degli immobili dismessi idonea, in ragione della sua natura autoapplicativa, a ripercuotersi su scelte attinenti all’uso del territorio.

Secondo i Giudici costituzionali, infatti, la disciplina regionale oggetto di scrutinio si sovrappone ad attribuzioni assegnate ai Comuni in tale ambito e, in particolare, ai contenuti necessari del piano delle regole fissati dall’art. 10 della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005.

A questo riguardo, deve richiamarsi la previsione con cui il legislatore statale, nell’esercizio della competenza ad esso esclusivamente attribuita dall’art. 117, secondo comma, lettera p), Cost., ha individuato, «[f]erme restando le funzioni di programmazione e di coordinamento delle regioni, loro spettanti nelle materie di cui all’articolo 117, commi terzo e quarto, della Costituzione», quali funzioni fondamentali dei Comuni «la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale, nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale»[37].

Con tale previsione è stato legislativamente riconosciuto un orientamento costante della giurisprudenza costituzionale, secondo cui quella attinente alla pianificazione urbanistica rappresenta una funzione che non può essere oltre misura compressa dal legislatore regionale, perché «il potere dei comuni di autodeterminarsi in ordine all’assetto e alla utilizzazione del proprio territorio non costituisce elargizione che le regioni, attributarie di competenza in materia urbanistica siano libere di compiere»[38] e la suddetta competenza regionale «non può mai essere esercitata in modo che ne risulti vanificata l’autonomia dei comuni»[39].

Ed è importante ricordare che la Corte costituzionale ha sempre ribadito che l’autonomia comunale «non implica una riserva intangibile di funzioni, né esclude che il legislatore competente possa modulare gli spazi dell’autonomia municipale a fronte di esigenze generali che giustifichino ragionevolmente la limitazione di funzioni già assegnate agli enti locali[40]. Più specificamente, la Corte ha escluso che «il “sistema della pianificazione” assurga a principio così assoluto e stringente da impedire alla legge regionale – che è fonte normativa primaria sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali – di prevedere interventi in deroga a tali strumenti»[41].

Con la sentenza n. 202 del 2021, la Corte ha precisato che «la previsione di incentivi per il recupero degli immobili dismessi, anche in deroga agli strumenti urbanistici, possa essere ricondotta a un obiettivo legittimamente perseguibile dal legislatore regionale in quanto rientrante nella sua competenza legislativa in materia di governo del territorio, le modalità con cui questi incentivi sono stati previsti dalla disciplina in esame, e la loro stessa entità, determinano una compressione della funzione fondamentale dei Comuni in materia di pianificazione urbanistica che si spinge oltre la soglia dell’adeguatezza e della necessità».

In questo specifico caso, una serie composita di fattori hanno determinato l’alterazione dell’equilibrio che deve sussistere tra esercizio delle competenze regionali e salvaguardia dell’autonomia dei Comuni.

In primo luogo, la previsione, contenuta nella disposizione censurata, di ampliamenti di volumetria riconosciuti a chi intraprenda operazioni di recupero di immobili abbandonati, stabiliti in misura fissa e in percentuale significativa, oscillante tra il 20 e il 25 per cento rispetto al manufatto insediato; se a ciò si aggiunge la generalizzata esenzione dal reperimento degli standard urbanistici e l’altrettanto indiscriminata previsione di deroghe a norme quantitative, morfologiche, sulle tipologie di intervento e sulle distanze (con l’unica eccezione di quelle previste da fonte statale), si evince agevolmente come i Comuni lombardi vedano gravemente alterati i termini essenziali di esercizio del loro potere pianificatorio, per il fatto che risulta loro imposta una disciplina che genera un aumento non compensato, di portata potenzialmente anche significativa, del carico urbanistico e, più in generale, della pressione insediativa, che per certi aspetti potrebbe risultare poco coerente con le finalità perseguite dalla stessa legge regionale[42].

Ai Comuni, inoltre, non è attribuita alcuna possibilità di influire sull’applicazione delle misure incentivanti, sia perché ad essi (ove abbiano una popolazione superiore a 20.000 abitanti) non è attribuita alcuna “riserva di tutela” rispetto ad ambiti del proprio territorio ritenuti meritevoli di una difesa rafforzata del paesaggio, sia perché – ancora prima – la scelta di intervenire con legge regionale li ha ulteriormente privati di qualsiasi compensazione procedurale (quale, in ipotesi, si sarebbe potuta avere in sede di interlocuzione nel corso della procedura di adozione del piano di governo del territorio, ovvero all’atto della pianificazione regionale), con l’effetto – costituzionalmente intollerabile – di «estromettere tali Enti dalle decisioni riguardanti il proprio territorio».[43]

Né, infine, gli esiti ravvisati possono essere attenuati dalla natura temporanea degli incentivi e delle deroghe introdotte dal legislatore, atteso che nessuna delle misure in discussione è soggetta a un termine di efficacia: esse si prestano, quindi, a comprimere in modo stabile il potere pianificatorio comunale, con l’unica e circoscritta eccezione dell’incremento dei diritti edificatori riconosciuto dal comma 5, ultimo periodo, del citato art. 40-bis ai proprietari degli immobili in caso di demolizione, applicabile per un periodo massimo di dieci anni dalla data di individuazione dell’immobile quale dismesso. Anche da questo elemento, pertanto, si ricava come la disposizione in esame non faccia residuare in capo ai Comuni alcun reale spazio di decisione, con l’effetto di farli illegittimamente scadere a meri esecutori di una scelta pianificatoria regionale, per questo lesiva dell’autonomia comunale presidiata dall’art. 117, secondo comma, lettera p), Cost., oltre che del principio di sussidiarietà verticale di cui al combinato disposto degli artt. 5 e 118, commi primo e secondo, Cost.

Sulla base di tutti questi argomenti, la Corte costituzionale giunge a dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’art. 40-bis della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), introdotto dall’art. 4, comma 1, lettera a), della legge della Regione Lombardia 26 novembre 2019, n. 18[44], nel testo vigente prima dell’entrata in vigore della legge della Regione Lombardia 24 giugno 2021, n. 11[45].

  • Riflessioni conclusive

Per concludere, è possibile mettere in relazione proprio il contenuto di questa pronuncia della Corte costituzionale e gli scenari futuri che – archiviata auspicabilmente la fase più problematica di questa lunga stagione pandemica – attendono ora il nostro decisore politico.

Questa recente decisione della Consulta può essere richiamata nell’ambito di un dibattito sulle prospettive dei progetti di rigenerazione urbana per evidenziare come le, pur legittime, finalità di recupero di aree degradate e edifici dismessi non possano prescindere dal rispetto delle coordinate costituzionali che tracciano il riparto di competenze tra i diversi livelli di governo nella materia dell’edilizia e dell’urbanistica.

Si tratta di un rilievo forse banale, per gli addetti ai lavori, ma che è utile sottolineare proprio in un momento storico in cui le eccezionali contingenze della pandemia hanno avuto ripercussioni anche sulla distribuzione di competenze e responsabilità tra i diversi livelli di governo (nazionale, regionale e locale); circostanza che è bene tenere a mente guardando al futuro, per assicurare una efficace ed efficiente implementazione dei progetti del P.N.R.R.

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[1] Il presente testo costituisce la rielaborazione – corredata da un essenziale impianto bibliografico – dell’intervento che l’Autrice ha svolto, in data 31 gennaio 2022, nell’ambito del convegno “Rigenerazione Urbana”, organizzato da “Assoedilizia” in collaborazione con “Lettera 150”.

[2] Professoressa Ordinaria di Diritto costituzionale e Prorettrice con delega alla legalità, trasparenza e parità di diritti presso l’Università degli Studi di Milano.

[3] In dottrina è stata sottolineata anche l’ambivalenza della nozione e l’indeterminatezza semantica del termine “rigenerazione urbana”; così G. Gardini, Alla ricerca della “città giusta”. La rigenerazione come metodo di pianificazione urbana, in Federalismi.it, 2020; è stato osservato, inoltre, che con tale espressione si allude ad un paradigma “in divenire”, che si colloca sullo sfondo delle crisi delle città e delle sue molteplici contraddizioni; cfr. A. Giusti, La rigenerazione urbana. Temi, questioni e approcci nell’urbanistica di nuova generazione, Ed. Scientifica, 2018.

[4] Cfr. Rigenerazione urbana (voce), in Enc. Treccani, 2013.

[5] Secondo una felice espressione di B. Secchi, Cucire e legare, in Un progetto per l’urbanistica, Einaudi, 1989.

[6] G. Gardini, Alla ricerca della “città giusta”. La rigenerazione come metodo di pianificazione urbana, cit., p. 72, osserva ulteriormente che “si tratta di un’innovativa modalità di governo del territorio che ha come oggetto di intervento non solo le aree periferiche o fisicamente degradate, ma anche quelle caratterizzate da servizi di bassa qualità, da degrado sociale, da disagio economico, deficit culturale, le aree incompiute, quelle in cui si concentra la parte più debole della popolazione”.

[7] Cfr. Risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. A/RES/3327.

[8] Si noti che la creazione, nel dicembre del 1977, della United Nations Commission on Human Settlements fu il risultato della Conferenza di Vancouver del 1976 Habitat I. 

[9] La Vancouver Declaration on Human Settlements fu adottata a esito della Conferenza di Vancouver, tenutasi fra il 31 maggio e l’11 giugno del 1976. In tale occasione, furono invitati i Governi ad adottare un approccio territoriale per le strategie nazionali di sviluppo, coinvolgendo anche le organizzazioni della società civile sui temi urbani.

[10] La Istanbul Declaration on Human Settlement, al pari della Habitat Agenda, nella quale è ricompresa la Habitat Agenda, fu adottata a esito della Conferenza di Istanbul, tenutasi fra il 3 e il 14 giugno 1996.

[11] La Declaration on Cities and Other Human Settlements in the New Millennium fu adottata dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione n. 25.2 del 9 giugno 2001. Essa riafferma nella sostanza quanto espresso nelle precedenti dichiarazioni, ossia la necessità e l’urgenza di uno sviluppo urbano sostenibile.

[12] La Quito Declaration on Sustainable Cities and Human Settlements for All, nella quale è ricompresa la New Habitat Agenda, fu adottata dalle Nazione Unite con la risoluzione n. A/71/L.23 a esito della Conferenza di Quinto in Equador del 2016, da cui scaturisce l’impegno non già a contrastare l’inurbamento, bensì ad incanalare lo stesso attraverso lo strumento di una migliore pianificazione.

[13] Sul punto, rilevante è il passaggio della Vancouver Declaration on Human Settlements secondo cui le Nazioni Unite riconosco che “the problems of human settlements are not isolated from the social and economic development of countries and that they cannot be set apart from existing unjust international economic relations”.

[14] Al punto 2 della sezione Opportunities and Solutions della Vancouver Declaration on Human Settlements si legge “in meeting this challenge, human settlements must be seen as an instrument and object of development. The goals of settlement policies are inseparable from the goals of every sector of social and economic life. The solutions to the problems of human settlements must therefore be conceived as an integral part of the development process of individual nations and the world community”.

[15] Sul punto, è da richiamarsi il passaggio della Quito Declaration on Sustainable Cities and Human Settlements for All secondo cui there is a need to take advantage of the opportunities presented by urbanization as an engine of sustained and inclusive economic growth, social and cultural development, and environmental protection, and of its potential contributions to the achievement of transformative and sustainable development”.

[16] Cfr. Risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. A/RES/70/1.

[17] Cfr. Agenda ONU 2030, Obiettivo 11.4 “Potenziare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo”.

[18] Cfr. Agenda ONU 2030, Obiettivo 11.a “Supportare i positivi legami economici, sociali e ambientali tra aree urbane, periurbane e rurali rafforzando la pianificazione dello sviluppo nazionale e regionale”.

[19] Cfr. Agenda ONU 2030, Obiettivo 11.3 “Entro il 2030, potenziare un’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificare e gestire in tutti i paesi un insediamento umano che sia partecipativo, integrato e sostenibile”.

[20] Si veda il punto M5C2.2 Rigenerazione urbana e housing sociale.

[21] Più precisamente, ci si riferisce al Testo unificato per i disegni di legge A.S. n. 1131, 985, 970, 1302, 1943, 1981, che, oggi, è all’esame della 13° Commissione permanente del Senato (Territorio, ambiente, beni ambientali).

[22] L’art. 8 apre il Capo III, inerente i compiti delle regioni e degli enti locali in materia di rigenerazione urbana; il comma 2 prevede poi la possibile destinazione in via prioritaria da parte di regioni e province autonome di Trento e di Bolzano delle risorse relative ai programmi dei fondi strutturali europei, al finanziamento dei bandi regionali per la rigenerazione urbana.

[23] Cfr.  M. D’Amico, Audizione sui disegni di legge costituzionale nn. 83 e connessi, presso la Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica, tenutasi in data 14 novembre 2019.

[24] In data 8 febbraio 2022, la Camera dei Deputati ha approvato in seconda deliberazione e con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti la proposta di legge costituzionale (S. 83-212-938-1203-1532-1627-1632-2160) recante Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente. Questa era già stata approvata in seconda deliberazione dal Senato della Repubblica il 3 novembre 2021, è in prima deliberazione dalla Camera in data 12 ottobre 2021. 

[25] Corte cost. sent. n. 210 del 1987, punto 4.5 del Cons. in Dir.

[26] Sul punto, è utile richiamare le sentenze costituzionale n. 210 del 1987, n. 641 del 1987 e, in particolare la sentenza n. 127 del 1990, in cui la Corte dichiara, al punto 2 del Cons. in Dir., che la tutela della salute umana e dell’ambiente in cui l’uomo vive è «affidata al principio fondamentale di cui all’art. 32 della Costituzione».

[27] Corte cost. sent. n. 67 del 1992, punto 2 del Cons. in Dir.

[28] Sul punto si vedano ex plurimis le sentenze costituzionali n. 246 del 2013, n. 199 del 2014, n. 210 del 2016 e n. 198 del 2018.

[29] Cfr. Corte cost. sent. n. 49 del 2015.

[30] [30] Corte cost. n. 49 del 1987, punto 5. del Cons. in Dir.

[31] Corte cost. n. 217 del 1988, punto 4.2. del Cons. in Dir.

[32] Corte cost. n. 217 del 1988, punto 5.2. del Cons. in Dir.

[33] Corte cost. n. 119 del 1999, punto 2. del Cons. in Dir.

[34] In questi termini G. Gardini, Alla ricerca della “città giusta”. La rigenerazione come metodo di pianificazione urbana, cit., p. 68.

[35] Recante «Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) e ad altre leggi regionali»

[36] In essa, secondo quanto si ricava dal suo art. 1, comma 1, sono infatti dettate disposizioni «affinché gli strumenti di governo del territorio, nel rispetto dei criteri di minimizzazione del consumo di suolo, orientino gli interventi edilizi prioritariamente verso le aree già urbanizzate, degradate o dismesse ai sensi dell’articolo 1 della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12».

[37] Cfr. art. 14, comma 27, lettera d, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica», convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122.

[38] Cfr. Corte cost., sent. n. 378 del 2000.

[39] Cfr. Corte cost., sent. n. 83 del 1997.

[40] Cfr. Corte cost., sent. n. 160 del 2016.

[41] Cfr. Corte cost., sent. n. 245 del 2018 e, analogamente, sent. n. 46 del 2014.

[42] Cfr. Corte cost., sent. n. 202 del 2021, punto n. 11.1 del Cons. in dir.

[43] Cfr., anche, Corte cost., sent. n. 478 del 2002.

[44] Recante «Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) e ad altre leggi regionali».

[45] Recante «Disposizioni relative al patrimonio edilizio dismesso con criticità. Modifiche all’art. 40-bis della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio)». Per completezza, va osservato che la Corte ha dichiarato, altresì e in via conseguenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale del comma 11-quinquies dell’art. 40-bis della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005, introdotto dall’art. 1, comma 1, lettera m), della legge reg. Lombardia n. 11 del 2021, posto che quest’ultima ha stabilito, al ricorrere dei presupposti ivi indicati, l’ultrattività delle disposizioni originariamente contenute nell’art. 40-bis della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005, pur a seguito delle modifiche ad esso apportate dall’art. 1 della legge reg. Lombardia n. 11 del 2021.

Foto d’archivio: Prof. Marilisa D’Amico con sindaco di Milano Giuseppe Sala e presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Superbonus indiscutibile l’importanza – Articolo su QN Il Giorno del 19 febbraio 2022

febbraio 21, 2022

Superbonus indiscutibile l’importanza – Articolo su QN Il Giorno del 19 febbraio 2022
di Achille Colombo Clerici       

Il venir alla luce di una ingente massa di truffe realizzate nell’ambito di attuazione di bonus e superbonus edilizi, ha dato fiato a forti critiche che si sono spinte al punto di richiedere la soppressione di tali misure di incentivazione dell’attività edilizia. A parte la questione delle truffe, generate da una normativa a maglie larghe, evidentemente non studiata in modo acconcio al fine di impedirne la attuazione, e nella quale occorrerà introdurre gli opportuni correttivi, bisogna ribadire che si tratta di misure straordinarie quanto mai opportune e idonee a dare efficaci risposte alle istanze europee in relazione alle proposte finalità dettate dalla duplice esigenza di rilanciare, nella attuale emergenza, la ripresa economica da un lato, e di rispondere alle esigenze di riqualificazione anche ai fini energetici, del patrimonio immobiliare, in vista dell’obbiettivo intermedio del 2030 e di quello finale della net emissions zero, del 2050.

Erroneo quindi contrapporre l’industria produttiva in generale, ai proprietari immobiliari, nei confronti dei quali queste misure si risolverebbero in un vantaggio, per arrivare ad invocare la soppressione di tali agevolazioni devolvendo le risorse alla prima. Si tratta viceversa di sovvenzionare l’industria del prodotto edilizio la quale crea in modo immediato e diretto posti di lavoro in più e crescita del Pil. Oggi c’è bisogno più che mai, prima ancora degli investimenti produttivi destinati a migliorare nel tempo la capacità produttiva, di risorse destinate a dare il pane nell’immediato a chi ha bisogno di lavoro. E i bonus edilizi danno questa risposta, creando ex novo posti di lavoro nei cantieri e generando un vastissimo coinvolgimento di tutto l’indotto industriale produttore di materiali e di manufatti che a sua volta crea sviluppo economico e occupazionale.

L’attività di cui stiamo trattando, riqualifica inoltre lo stock edilizio italiano, il quale, oltre che esserlo per i legittimi proprietari, è patrimonio economico e paesistico/ambientale dell’intero Paese. Della sua efficienza e funzionalità l’Italia peraltro risponde alla Unione Europea: non dimentichiamolo.

Ricordiamo infine che il superbonus (riqualificazione edilizia ed efficientamento energetico degli edifici) vede tra i suoi beneficiari gli Istituto Autonomi delle Case Popolari, ed è una significativa risposta politica alla grave carenza, in questi decenni, degli investimenti statali, a titolo di sovvenzione, nell’edilizia residenziale pubblica.

Foto: con Barbara Bianchi Bonomi e Giulia Colombo Clerici

Stefano Simontacchi nominato componente dell’advisory board di Nextalia

febbraio 18, 2022

A seguito dell’annuncio dell’accordo con Intesa Sanpaolo finalizzato alla creazione di una nuova realtà leader nella formazione e digital learning, Nextalia SGR S.p.A. (“Nextalia”) in considerazione dei progressi dell’attività di investimento e del proseguimento della fase di raccolta del fondo (dopo aver raggiunto in sede di primo closing nel novembre 2021 sottoscrizioni per oltre mezzo miliardo di euro), ha ritenuto opportuno ampliare ulteriormente le competenze ed expertise dello Strategic Advisory Board con la nomina di cinque nuovi membri: Domenico Catanese, Antonio Falchetti, Silvia Merlo, Fabrizio Palenzona e Stefano Simontacchi.

Stefano Simontacchi, è presidente dello Studio BonelliErede. È esperto di diritto tributario. Attualmente ricopre la carica di consigliere del Ministro degli Esteri per l’Attrazione Investimenti e nel 2020 ha fatto parte del Comitato di Esperti in materia economica e sociale (c.d. task-force Colao) nominato dalla Presidenza del Consiglio per fronteggiare l’emergenza Covid. È inoltre presidente della Fondazione Buzzi e consigliere di amministrazione di RCS S.p.A., Prada S.p.A, Cordusio SIM S.p.A. (Gruppo Unicredit), Fattorie Osella S.p.A., ISPI, e Assoedilizia.

Foto d’archivio: Stefano Simontacchi con Lina Sotis e Achille Colombo Clerici pres. di Assoedilizia

Seminario in Assoedilizia sul rinnovato contratto collettivo portieri 23.2.2022

febbraio 16, 2022

ASSOEDILIZIA

ASSOCIAZIONE MILANESE DELLA PROPRIETA’ EDILIZIA

SEMINARIO SUL RINNOVO CCNL PROPRIETARI DI FABBRICATO

IN SEDE E ON LINE SU ZOOM

23.FEBBRAIO 2022, Ore 10,30

Ore 10,30: Saluto introduttivo

Ore 10,45: Interventi

Avv. Cesare Rosselli, Segretario Generale Associazione Milanese Propr. Edilizia

Avv. Di Lazzaro Roberto, Avvocato, consulente dell’Associazione Milanese

Rag. Raffaella Orsetti, Conciliatore Ufficio Vertenze Assoedilizia, partecipante delegazione rinnovo CCNL Confedilizia

Ore 12,00: Quesiti ed interventi dei partecipanti

Temi trattati:

1 – Rassegna dell’Accordo di rinnovo firmato il 26/11/2019: la parte economica

2 – Nuovo testo del CCNL e nuove tabelle retributive applicabili dal gennaio 2022

3 – Distribuzione posta e pacchi: parte normativa e indennità

4 – Licenziamento e rilascio alloggio

5 – Commissione conciliazione sindacale

6 – Lavoro occasionale, dipendenti a tempo determinato e impresa di pulizie: un confronto

7 – Raccolta indicazioni di amministratori e datori di lavoro in previsione del rinnovo del Contratto Integrativo Provinciale

NUOVA DISCIPLINA SUL
RITIRO E LA DISTRIBUZIONE DEI PACCHI
AGGIORNATE LE RETRIBUZIONI 2022 

Le Parti Sociali firmatarie della contrattazione nazionale di settore: Confedilizia, in rappresentanza della proprietà edilizia, e i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno concordato per l’anno 2022 un aggiornamento delle retribuzioni per i dipendenti da proprietari di fabbricati. 

E’ stato altresì steso il nuovo testo contrattuale aggiornato. Una delle novità principali riguarda la nuova disciplina concernente il ritiro e la distribuzione dei pacchi, una mansione sempre più richiesta da condòmini ed inquilini e ricorrente tra i dipendenti da proprietari di fabbricati in conseguenza della vertiginosa crescita dell’e-commerce. 

Se ne parlerà il

23 febbraio 2022, ore 10,30

in presenza nella sede di via Meravigli 3, Milano e su piattaforma  digitale

Il Seminario, tra gli altri argomenti, tratterà delle nuove tabelle retributive applicabili dal 1° gennaio 2022 e della nuova disciplina sul ritiro dei pacchi; in particolare, delle norme secondo le quali il datore di lavoro dovrà mettere a disposizione del lavoratore, al quale è affidato l’incarico, un luogo idoneo alla conservazione e alla custodia dei pacchi e, nell’ipotesi in cui ciò non possa essere garantito, dovranno essere seguite specifiche procedure. Si parlerà inoltre delle novità sul lavoro occasionale ed a tempo determinato e saranno raccolte le indicazioni di datori di lavoro ed amministratori in vista rinnovo del Contratto Integrativo Provinciale.

Su tutte queste novità e sulla concreta applicazione del nuovo CCNL Assoedilizia, associazione aderente a Confedilizia e firmataria del Contratto Integrativo Provinciale, è come sempre, a disposizione di tutti i soci per le consulenze.

Programma del Seminario e scheda di iscrizione sono reperibili all’indirizzo: https://assoedilizia.wordpress.com/2022/02/15/seminario-in-assoedilizia-sul-rinnovato-contratto-collettivo-portieri-23-2-2022-h-1030/

Informazioni: email info@assoedilizia.mi.it tel 02.88559.1