Archivio per marzo 2022

“2020/2022 dalla pandemia al catasto” – Articolo di Francesco Pontelli da pattosociale.it

marzo 29, 2022

Francesco Pontelli, Economista – 3 marzo 2022

Da pattosociale.it

A partire dal 31 gennaio del 2020, quando fu proclamato il primo stato di emergenza, i cittadini italiani hanno dato prova di un’estrema compattezza anche se con diverse posizioni relative alle strategie sanitarie e in riferimento a quelle vaccinali fino alle politiche economiche.

Anche se con forti contrasti sociali, generati spesso dalla stessa classe politica, nel suo complesso il nostro Paese ha dimostrato un senso di democraticità come espressione del valore più alto della libertà la quale ha permesso confronti anche aspri tra le diverse posizioni ma comunque sempre all’interno di una unità democratica dell’Italia.

L’emergenza sanitaria ha dimostrato come molto spesso la cittadinanza si dimostri migliore della stessa classe politica la quale ha pure cercato di sfruttare in questo lungo periodo emergenziale le molteplici problematiche solo ad uso e consumo dei propri ritorni elettorali.

Alle soglie del 31 marzo 2022, quando sarebbe dovuta scadere l’ultima proroga dello stato di emergenza, il mondo intero si trova coinvolto nella terribile questione della guerra in Ucraina. Una catastrofe umana, sanitaria ed economica che ha colpito con colpevole sorpresa tutte le maggiori nazioni ed ha costretto il governo in carica a prorogare lo stato di emergenza al 31/12/2022. Quindi, anche se per diverse motivazioni, il nostro Paese si troverà, arrivati al dicembre 2022, con trentacinque (35) mesi senza interruzione di stato di emergenza: un caso unico nel mondo che dovrebbe aprire invece un dibattito istituzionale sull’abuso da parte degli ultimi governi della propria posizione e del potere che la Costituzione ha loro riservato.

Il nostro Paese, va ricordato, sta pagando un peso aggiuntivo ancora più alto rispetto agli altri partner europei in termini di sospensione delle prerogative democratiche, anche con un parlamento ridotto ormai a semplice esecutore degli atti governativi.

Le conseguenze economiche, sintesi di due anni di emergenza pandemica ai quali vanno sommati quelli attuali per la guerra in Ucraina, si stanno rivelando disastrose con l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime la cui stessa reperibilità risulta molto problematica sul mercato internazionale.

In soli due anni, dal 2020 al 2022, il gas è aumentato del 1637%, e solo nell’ultimo anno del 736%, determinando la perdita progressiva della competitività del nostro sistema industriale ed imprenditoriale e l’impennata dei costi delle bollette ormai assolutamente insopportabili.

In più, l’ultima rilevazione del tasso di inflazione segna un +5,7% il quale andrà interamente a carico delle fasce della popolazione con redditi più bassi (l’inflazione è la tassa più ingiusta del panorama economico fiscale), dimostrando una volta di più come la “riforma fiscale” del 2021 voluta dal governo in carica e relativa alla rimodulazione delle aliquote IRPEF, avendo favorito le fasce reddituali tra i 40/50.000 euro, determini un ulteriore peggioramento per le fasce più deboli da risultare persino offensiva nei confronti dei cittadini meno fortunati.

A questa situazione disastrosa il governo ha risposto quindi o con dei pannicelli caldi o peggio attuando una politica fiscale avversa alle fasce di reddito più basso mentre la Francia, la Polonia e la Germania hanno adottato l’unica soluzione appropriata in questo contesto: la riduzione della pressione fiscale soprattutto per i prodotti energetici.

Il grande senso di tolleranza della popolazione e del mondo del lavoro risulta ampiamente superato, come dimostrano i primi blocchi dei Tir contro il caro gasolio al quale il governo sembra voglia rispondere con una riduzione dei pedaggi autostradali i quali, immancabilmente, tra un paio d’anni verranno bocciati come aiuti di Stato dall’Unione Europea.

Al di là del valore numerico della crescita del PIL siamo all’inizio di una crisi economica senza precedenti successiva ad oltre due (2) anni di emergenza pandemica la quale ha determinato un declino sociale, politico ed economico del nostro Paese alla quale si aggiunge la stagione di guerra.

Partendo da questa situazione drammatica, soprattutto in prospettiva, la priorità del governo in carica è invece “la riforma del catasto” o, come viene definito, “un semplice aggiornamento del catasto”, talmente semplice da indurre il Presidente del Consiglio Draghi e la sottosegretaria Guerra (Pd) a minacciare una crisi di governo.

Un comportamento istituzionale assolutamente inappropriato ed inaccettabile perché legato alla situazione attuale che vede il nostro
Paese all’interno di una stagione di guerra immediatamente successiva a ventiquattro (24) mesi di pandemia le cui terribili conseguenze sono drammatiche in termini sanitari, sociali ed economici.

Tutto questo dovrebbero indurre ad una maggiore consapevolezza del momento storico attuale e quindi spingere il governo e le forze politiche
ad una rimodulazione delle priorità della loro agenda politica e governativa.
Mai come ora la classe politica e governativa italiana aveva dimostrato un completo disprezzo per le difficoltà della popolazione italiana.

Francesco Pontelli – Economista

“Catasto, come stanno le cose”

marzo 29, 2022

CATASTO, COME STANNO LE COSE

Che cosa prevede l’ARTICOLO 6 del disegno di legge delega per la riforma fiscale?

Due cose molto diverse fra loro, ben differenziate già nella rubrica dell’articolo.

  1. Il COMMA 1 prevede la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili.

In particolare, la norma mira a facilitare e accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento di:

  • immobili attualmente non censiti (c.d. “immobili fantasma”)
  • immobili che non rispettano la reale consistenza di fatto
  • immobili che non rispettano la relativa destinazione d’uso
  • immobili che non rispettano la categoria catastale attribuita;
  • terreni edificabili accatastati come agricoli;
  • immobili abusivi.

Il comma 1 è condiviso dall’intero Parlamento.

2. Il COMMA 2 prevede la revisione del catasto dei fabbricati.

La novità principale della revisione è l’introduzione di una qualificazione patrimoniale del catasto italiano, tradizionalmente di natura reddituale perché teso a considerare quale indice di capacità contributiva la capacità dell’immobile di produrre reddito e non il suo mero possesso.

Il comma 2 non è condiviso da 5 forze politiche: 3 di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia), 2 di opposizione (Fratelli d’Italia, Alternativa).

Perché c’è grande attenzione al tema catasto?

Perché sui dati catastali si basano diversi tributi, il principale dei quali è l’IMU, vera e propria patrimoniale annuale sugli immobili, che ha un gettito di circa 22 miliardi di euro l’anno, frutto dell’aumento dei moltiplicatori catastali e delle aliquote disposto con la manovra Monti (prima l’ICI pesava per circa 9 miliardi l’anno).

Dall’IMU è attualmente esclusa l’abitazione principale (la cosiddetta “prima casa”), a meno che non si tratti di un’unità immobiliare di categoria catastale A/1, A/8 e A/9. Tuttavia, va sottolineato che la Commissione europea – oltre a raccomandare all’Italia di “aggiornare” il catasto al fine di compensare con maggiore tassazione sugli immobili una minore imposizione “sul lavoro” – ha suggerito anche di reintrodurre l’IMU sull’abitazione principale.

Gli altri tributi fondati sulle risultanze catastali sono, principalmente, l’Imposta di registro, che si paga in caso di acquisto di un immobile, l’Imposta sulle successioni e sulle donazioni e l’Irpef dovuta per le abitazioni ulteriori a quella principale che si trovino nello stesso Comune di quella di residenza e che non siano locate.

Peraltro, i dati catastali influenzano anche l’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), attraverso il quale i cittadini accedono, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità. Tra i parametri con i quali viene determinata la situazione economica del nucleo familiare del richiedente la prestazione o il servizio rientra, infatti, il valore catastale degli immobili di proprietà, “prima casa” inclusa. Maggiore è il valore catastale di quest’ultima, dunque, minore possibilità vi è di ottenere la prestazione o il servizio.

In ogni caso, è stato il Governo stesso a dichiarare esplicitamente la finalità di incremento di tassazione sugli immobili dell’intervento normativo. La relazione del Ministero dell’economia e delle finanze sull’articolo 6 del disegno di legge delega afferma che la disposizione “è coerente” con la raccomandazione della Commissione europea con la quale si invita l’Italia a “ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso una riforma dei valori catastali”. Dal canto suo, il Presidente del Consiglio – rispondendo alla Camera a un’interrogazione parlamentare – ha affermato, parlando dell’Imu, che “gli estimi su cui sono basati i gettiti di oggi sono dell’88-89, son passati più di 33 anni!”.

È appena il caso di rilevare che la bizzarra precisazione circa le finalità non fiscali del nuovo catasto (una norma priva di finalità fiscali in una riforma fiscale è un inedito…), contenuta nel comma 2 dell’articolo 6, è stata inserita al mero scopo di (tentare di) tranquillizzare qualche osservatore superficiale, risolvendosi in realtà in un’ulteriore (e un po’ goffa) ammissione degli ovvi obiettivi della revisione catastale.

Il Centro Studi della CISL ha elaborato e diffuso alcune stime relative ai possibili aumenti della base imponibile e dell’IMU nelle maggiori città d’Italia: Roma + 52%; Milano +151,2% in centro e + 87% in periferia; Napoli + 119% in centro e + 59,8% in periferia; Bologna + 55%; Genova +27,7% in centro e + 12,2% in periferia; Bari + 32,7% in centro e +23,7% in periferia.

Per il Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL, le rendite catastali aumenterebbero del 128,3% con punte del 189% a Trento, del 183% a Roma, del 164% a Palermo, del 155% a Venezia, del 123% a Milano.

I rischi della revisione del catasto prevista dal comma 2 dell’articolo 6 sono stati evidenziati dall’intero mondo immobiliare. Oltre che la rappresentanza dei proprietari (Confedilizia), si sono pronunciate – fra l’altro – quelle degli agenti immobiliari (Fiaip), delle imprese immobiliari (Aspesi), degli amministratori di condominio (Gesticond, fra le altre).

Catasto reddituale e catasto patrimoniale

Il catasto italiano nacque con funzioni perequative, allo scopo di recare uniformità di valutazioni all’interno della Penisola. E ha avuto una costante caratteristica: essere un catasto di redditi e non di valori. La sua funzione, in sintesi, è tradizionalmente stata quella di indicare il reddito medio ordinariamente ritraibile da un terreno o da un immobile. La stessa Corte costituzionale ha ritenuto di “salvare” la trasformazione del catasto reddituale in catasto patrimoniale, inopinatamente attuata con decreto ministeriale e dichiarata illegittima dalla magistratura amministrativa, sul presupposto della sua provvisorietà. In tale contesto, peraltro, la Consulta fece significativamente rilevare che “nel momento in cui, per determinare tariffe di estimo e rendite catastali, si abbandona il tradizionale ancoraggio al reddito ritraibile e si privilegia il valore di mercato del bene, si opera una scelta procedimentale alla quale non è logicamente estraneo il rischio di determinazione di rendite catastali tali da superare per la loro misura il reddito effettivo, sicché imposte ordinarie, che a tali rendite si rifacessero, porterebbero ad una sostanziale progressiva erosione del bene”.

Quali sono le posizioni politiche in campo?

Il Governo e parte della maggioranza sostengono la necessità di giungere all’approvazione dell’articolo 6 del disegno di legge.

Il Centrodestra – sia quello di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia, Noi con l’Italia), sia quello di opposizione (Fratelli d’Italia) – ha proposto la soppressione dell’intero articolo 6, anche in coerenza con quanto convenuto dall’intera maggioranza il 30 giugno 2021, in occasione dell’approvazione del documento di indirizzo per la riforma fiscale, che lo stesso Governo – nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) – ha indicato come testo alla base della sua proposta.

Vista l’insistenza del Governo sul proprio testo, il Centrodestra di maggioranza ha promosso due proposte di mediazione, che avevano come tratto distintivo il mantenimento di tutte le previsioni contenute nell’attuale comma 1 e che erano finalizzate alla mappatura degli immobili, al loro corretto classamento, all’emersione degli immobili fantasma e alla regolarizzazione di quelli abusivi. Entrambe sono state rifiutate dal Governo e dagli altri partiti della maggioranza, evidentemente più interessati a introdurre il catasto patrimoniale, con tutti i pericoli connessi.

Non è più psicosi, è Guerra fredda di Cosimo Risi, già Ambasciatore d’Italia a Berna

marzo 28, 2022

Da Salerno Notizie, link: https://www.salernonotizie.it/2022/03/28/non-e-piu-psicosi-e-guerra-fredda-di-cosimo-risi/

Tempo fa scrissi su queste pagine di psicosi della Guerra fredda. Al pari di altri disturbi psichici poteva essere curata dallo psichiatra con buone parole e farmaci. Le prime aventi il nome di diplomazia, i secondi quello di armi. Alle armi, si sperava, l’ultima parola.

Nel teatro della guerra si recita la pièce dal vivo delle armi vere, con ambedue le parti che ne impiegano di più potenti e distruttive. Il bilancio delle vittime supera le decine di migliaia. L’entità delle distruzioni è incommensurabile per ora, altre infatti ne seguiranno.

I profughi, dopo un mese, ammontano a 3,8 milioni. La guerra balcanica (1991-95) ne produsse 1 milione, la guerra in Kosovo (1999) 0,7 milioni, il periodo di punta dei migranti (2016) 0,9 milioni.

L’Ucraina mostra cosa significhi l’aggressione militare, senza che si ricorra alle armi di distruzione di massa, quelle che al solo pronunciarle mettono i brividi.

La triste euforia del conflitto pervade gli animi. Ha voglia Papa Francesco a dichiararsi sgomento dalle intenzioni di arrivare al 2% del PIL per riarmarsi. Il timore della guerra generalizzata, e di nuovo come nel Novecento sul territorio europeo, mette le ali anche agli spiriti pacifici.

Fra difesa comune europea e solidarietà NATO è tutto uno strombazzare un impegno fermo contro il nemico. Che non è il popolo russo in quanto tale, ma il suo scellerato Governo.

Nella notte tutte le vacche sono scure, è perciò arduo distinguere fra popolo e governo. Il primo, per quanto riluttante, è chiamato a combattere dalla coscrizione obbligatoria ed a piangere i caduti. L’intera Europa è calata in un’atmosfera sepolcrale che neppure i Romantici alla Ugo Foscolo riuscirebbero a cantare.

Alcune facili previsioni sono possibili nello scenario attuale. La perestrojka (ristrutturazione) di Mikhail Gorbacev, datata 1985, è cancellata di colpo: trentasette anni di distensione bruciati. E, con essa, l’ammissione della Russia fra le nazioni civilizzate con cui scambiare merci, persone, sentimenti.

Non ci recheremo più a San Pietroburgo nelle notti soleggiate di giugno né ammireremo i tesori del Cremlino. Il Palazzo tornerà ad essere oggetto di quella particolare stirpe di studiosi chiamati “cremlinologi”.

Essi ripropongono i vecchi interrogativi. Dove stanno il Ministro della Difesa e il Capo di Stato Maggiore? Colpiti da raffreddore come qualche loro predecessore sovietico? Sono fondate le voci di golpe attribuite ai dirigenti del Servizio Segreto? La nebbia è ridiscesa sulla Piazza Rossa, al posto del feretro di Lenin aleggia il fantasma di Brezhnev con la sua dottrina della sovranità limitata.

Assistiamo alla riabilitazione in corsa della Cina. Fino a gennaio, nei documenti americani e, in maniera più soffusa, negli europei, si distingueva fra Russia e Cina. La prima era un concorrente, la seconda un rivale strategico.

Tradotte dal diplomatichese, le definizioni indicavano che con Mosca si potevano concludere affari, tanto stiamo sulla stessa barca (l’Europa), con Pechino bisognava spingere il confronto a fondo.

Ora la Russia è il nemico da contenere fino all’arretramento, mentre la Cina è invocata come il perno della mediazione. Evidentemente la NATO e il G7 e i Ventisette danno scarso credito alle mediazioni di Turchia (che è membro NATO) e Israele (amico inossidabile degli USA).

Il nuovo ordine mondiale evocato da Vladimir Putin a sostegno dell’invasione si riorganizza sempre attorno ai tre pilastri di USA, Cina, Russia. Solo che, a differenza dei suoi piani, la Russia figura in veste di terzo incomodo, se non proprio di paria per gli Occidentali.

L’Unione europea  si ricompatta sotto la bandiera dell’unità occidentale. Pare un segno di forza, ed invece ribadisce la debolezza della visione, cui non basta la Bussola strategica a porre rimedio. Il Consiglio europeo del 25 marzo è il vertice del rinvio al vertice successivo.

Il solo dato certo è il riconoscimento della leadership americana. Il Presidente Biden è stato il protagonista delle riunioni di Bruxelles. E’ comprensibile l’ansia europea di aggrapparsi all’amico sicuro invece che seguire la rotta incerta dell’autonomia strategica.

Sullo sfondo si collocano alcuni temi forti del pensiero occidentale. I diritti umani non sono più una discriminante nei rapporti internazionali. La lotta alla fame nel mondo non è più imminente. La transizione energetica è un accessorio opzionale.

Il COVID è perito sotto le bombe di Mariupol. L’AIFA decide che la quarta dose di vaccino non serve. Gli ultrasettantenni, almeno loro, hanno un motivo di sollievo.

di Cosimo Risi

Convegno “Graffiti a Milano, tra vandalismo e street art” in Assoedilizia – 29.3.2022 ore 15

marzo 24, 2022

In Assoedilizia il 29.3.2022 dalle ore 15 Convegno sul tema “Graffiti a Milano, tra vandalismo e street art”.
Link per la diretta al Convegno su Youtube:

Locandina:

“Luci ed ombre nella riforma del catasto” Articolo su QN Il Giorno del 19 marzo 2022 di Achille Colombo Clerici

marzo 22, 2022

Riforma del Catasto. Non è questione, né di destra, né di sinistra. Ma di chi vuole dare una spallata all’attuale assetto socio-economico, basato sul risparmio investito nella proprietà diffusa della casa, e di chi no. Proprio in questo momento storico, in mezzo ad una guerra, a una pandemia, ad una crisi economica. Il cuore della cosiddetta riforma del catasto, che io contesto, non è, né l’emersione delle case fantasma, né la lotta senza quartiere all’evasione fiscale, né la perequazione dei valori imponibili catastali: ci sono apposite leggi che non sono quelle di quasi cent’anni fa di cui si dice. Tra le ultime quella del 2004 che, secondo la relazione illustrativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2015, ha attivato interventi da parte di soli 1300, su 7774 comuni potenziali, pari al 17% del totale dei comuni italiani. Il Comune di Milano e l’Agenzia delle Entrate negli anni 2008/2009 hanno dato luogo a 60mila revisioni di unità catastali di proprietà privata, con un incremento di incasso di milioni e milioni. Quelle leggi potenziamole, se occorre, ma soprattutto applichiamole, e poi non diciamo che le rendite catastali sono quelle di 23 o 33 anni fa, cioè del 1988/1989. Senza dire dei milioni di aggiornamenti automatici di rendite catastali che l’Agenzia delle Entrate ha attivato, a seguito delle denunce obbligatorie degli interventi di riqualificazione edilizia eseguiti dai privati.

Il cuore è la sostituzione degli attuali criteri di determinazione delle basi imponibili, di natura reddituale, con quelli nuovi di natura patrimoniale che, combinati con gli automatismi del nuovo sistema, hanno effetti potenzialmente espropriativi.  E’ tutto da vedere il rapporto con l’art. 53 della Costituzione italiana, che parla della “capacità contributiva”, la quale deve rapportarsi non al valore capitale del risparmio, ancorché investito negli immobili, ma al reddito dei beni. Altrimenti è come se, nel caso dei depositi in conto corrente bancario, pagassimo l’imposta, non sugli interessi (come avviene), bensì sul valore del denaro depositato. Oggi, con zero interessi, saremmo ridotti a pagare le imposte con quote del capitale, cioè con il risparmio.

La lettera a Giangiacomo Schiavi Corriere della Sera del 18 marzo 2022 – Troppi vandalismi sui muri ci ricordano la rana bollita

marzo 18, 2022

TROPPI VANDALISMI SUI MURI CI RICORDANO LA RANA BOLLITA
Caro Schiavi, è passato il primo mese con la casa natale di Alessandro Manzoni imbrattata da scritte. Come avevo previsto con la mia email del 17 febbraio la proprietà non è intervenuta per la pulizia della facciata. Attendo ora magari la scusa che l’edificio è storico pertanto la proprietà non può intervenire. Nel 2014 l’allora assessora Rozza fece ripulire la facciata offesa da imbrattamenti in pochi giorni affermando che bisogna proteggere la storia di Milano. Perché l’attuale giunta non fa lo stesso? E perché questa rassegnazione?
Maurizio Carmignani

RISPOSTA DI SCHIAVI
Caro Carmignani, a questo punto, l’amara conclusione è una: la battaglia contro i vandalismi sui muri è persa, anzi non c’è mai veramente stata. Bisogna riandare agli ex sindaci Albertini e Moratti per trovare a Palazzo Marino una decisa posizione contro gli imbrattamenti, che all’inizio doveva coinvolgere Amsa, con un impegno economico non indifferente. Ma anche questo, nonostante le buone intenzioni, è stato un flop. Il modello Giuliani, che ha ripulito i muri di New York, non piace a Milano: forse è considerato troppo di destra anche se il decoro di una città non dovrebbe avere appartenenze o colore politico. Lei fa l’esempio di casa Manzoni, ma basterebbe chiedere un censimento a Assoedilizia o ai Comitati cittadini per vedere che Milano è un imbrattamento unico. L’oscena facciata del vecchio Istituto dei tumori, in piazzale Gorini, edificio storico del Ventennio, è lì a dimostrare un’inerzia di fondo con un palleggio di responsabilità sulla pulizia: quei muri pubblici, sfregiati da stupide scritte che portano all’ingresso della benemerita Lega nazionale dei tumori, sono da anni una vergogna. Sarebbe però ingiusto non riconoscere che in questi mesi le priorità per Milano e chi la governa sono state altre, dall’emergenza pandemica, all’uscita dalla crisi, alle conseguenze della catastrofica guerra in Ucraina. Diamo pure le attenuanti, ma completiamo il suo ragionamento con la metafora della rana bollita di Noam Chomsky, quella che la mia insegnante di educazione civica proponeva per instillare qualche goccia di civismo: accettando passivamente il degrado, come la rana che finisce nella pentola dell’acqua fredda che lentamente viene riscaldata, ci si adatta a situazioni via via più sgradevoli senza avere la forza di reagire. La rana alla fine viene bollita e muore, ma se fosse stata immersa nell’acqua calda avrebbe trovato la forza di reagire. Ecco perché non dobbiamo smettere di indignarci a fin di bene: per non finire così.

Riprende il ciclo di incontri OSSERVATORIO METROPOLITANO

marzo 17, 2022

Marzo/giugno 2022
AIM Osservatorio Metropolitano
Calendario dei nuovi incontri

Riprende il ciclo di incontri in webinar

Dibattiti per lo sviluppo e la promozione di una nuova qualità urbana
Primo ciclo di incontri edizione 2022 “Visioni e proposte”

1. Trasformatori/osservatori/ricercatori            
Martedì 29 marzo 2022 ore 18
Coordinatore: Gianni Verga
Relatori:Valeria Fedeli, Marco Marcatili,Silvia Rovere, Francesca Zirnstein

2. I fruitori
Martedì 28 aprile 2022 ore 18
Coordinatore: Carlo Berizzi
Relatori: Silvio Anderloni, Marco Magnifico, Filippo Petrolati*, Enrico Maria Tacchi

3. I regolatori
Martedì 24 maggio 2022 ore 18
Coordinatore: Clara Rognoni
Relatori: Federico Aldini, Stefano Cetti, Davide Luraschi

4. Il giudizio
Martedì 21 giugno 2022 ore 18
Coordinatore: Alberico Belgiojoso
Relatori: Maurizio Cabras, Raffaele Cattaneo, Achille Colombo Clerici, Paolo Mistrangelo, Giancarlo Tancredi

* in attesa di conferma

Gli incontri si terranno sulla piattaforma online BigMarker

    AIM – Associazione Interessi Metropolitani con il Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano e l’associazione Architetti per Milano propone nuovi incontri per il ciclo “Osservatorio Metropolitano” che, con il coinvolgimento di relatori esperti, approfondisce questioni e proposte sullo sviluppo della città metropolitana di Milano.   A partire da martedì 29 marzo 2022 alle ore 18:00 inizierà infatti il nuovo ciclo “Visioni e proposte”.   La modalità di partecipazione agli incontri è online e iscrivendovi riceverete un link per poter accedere agli incontri.   La partecipazione agli incontri è gratuita fino al raggiungimento del numero massimo consentito di utenti connessi.   Sono stati richiesti cfp all’Ordine degli Architetti. Per la partecipazione ai 4 incontri verranno riconosciuti 6 cfp agli ingegneri.   Per informazioni scrivere a formazione@ciam1563.it      ISCRIVITI   IL PROGRAMMA DEGLI INCONTRI

Convegno Assoedilizia e Coordinamento Comitati Milanesi: “Graffiti a Milano, tra vandalismo e street art” – 29.3.2022

marzo 16, 2022

CONVEGNO DI ASSOEDILIZIA E COORDINAMENTO COMITATI MILANESI
GRAFFITI A MILANO, TRA VANDALISMO (REATO SOGLIA) E STREET ART

Aspetti sociali, culturali, economici
Consuntivo e tentativo di giudizio su un fenomeno che dura da oltre 50 anni

Martedì 29 marzo 2022 ore 15,00

PARTECIPANO ALL’INCONTRO IN ASSOEDILIZIA

Achille Colombo Clerici – Presidente di Assoedilizia 
Fabiola Minoletti – Vicepresidente Coordinamento Comitati Milanesi
Elio Ramondini – Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano 
Giuseppe Valditara – Coordinatore Lettera 150
Marina Pugliese – Direttrice Mudec e Arte Pubblica Comune di Milano
Maria Rosa Sala – Direttore di area Avvocatura Comune di Milano
Luciano Galimberti – Presidente ADI Associazione per il Disegno Industriale 
Alessandro Barbiano Di Belgiojoso – Fotografo
Sissa Caccia Dominioni – Storica dell’arte, Vicepresidente della Fondazione Ambrosianeum
Marco Luciani – Polizia Locale Comune di Milano

Moderatore: Giangiacomo Schiavi (Corriere della Sera)

Con testimonianze e interventi in sala di rappresentanti dei Comitati di Quartiere

Partecipazione gratuita CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA fino a esaurimento posti disponibili. Scheda di iscrizione in allegato.

Locandina del Convegno

Guerra Russia Ucraina, una cronologia dei fatti per comprendere la crisi – Articolo di Cosimo Risi (già Ambasciatore d’Italia a Berna)

marzo 14, 2022

Per leggere l’articolo:
https://www.salernonotizie.it/2022/03/14/una-cronologia-dei-fatti-per-comprendere-la-crisi-di-cosimo-risi/

“Il pubblico nella gestione di beni e servizi strategici” Articolo su QN Il Giorno del 5 marzo di Achille Colombo Clerici

marzo 11, 2022

L’occasione è offerta dalla decisione del Governo di tornare ad utilizzare le risorse nazionali di idrocarburi: gas (molto) e petrolio (poco). Obiettivo, ridurre la dipendenza del Paese da fonti energetiche estere. Ma, ci si chiede, quando l’emergenza sarà finita, è corretto che tali risorse, come d’altronde tutti i servizi di interesse pubblico, vengano gestite da privati concessionari, piuttosto che dallo Stato? In sintesi: “mano pubblica” o “mano privata” in questo strategico settore?

La cornice. Per motivi economici (era conveniente comprare dall’estero) ed ecologici (gli obiettivi della decarbonizzazione 2030 e 2050 fissati dall’Unione Europea) da molto tempo si sono posti vincoli legislativi e moratorie su nuove estrazioni e rilasci di nuove autorizzazioni, fino all’esplosione della crisi energetica e all’invasione russa dell’Ucraina. Oggi tardivamente si prende atto di quale sia la scelta obbligata: tutti d’accordo ma, come si diceva, la prospettiva del ritorno alla normalizzazione ha riaperto il dibattito tra due linee di pensiero che si confrontano da decenni. 

Per quanto mi riguarda, da altrettanti decenni non ho dubbi al proposito, che così riassumo: servizi di interesse pubblico affidati alla mano pubblica.

Anche se la collaborazione tra pubblico e privato è sempre auspicabile, è evidente che la filosofia che ispira le due diverse sfere è profondamente diversa, con buoni motivi per entrambi: il pubblico punta primariamente al soddisfacimento dei bisogni della società, il privato ha, legittimamente, quale obiettivo il profitto. Nel caso specifico, ricomincino le trivellazioni, ma tocchi allo Stato ripulire norme, sbloccare procedimenti e, in alcuni casi, forse anche prevedere regimi derogatori per accelerare investimenti oggi necessari. Curando che gli interventi a favore delle famiglie si accompagnino ad interventi a favore delle imprese dalle quali dipendono decine di migliaia di posti di lavoro.

Certo, il privato si mostra, generalmente, più efficiente ed efficace perché più flessibile. Perciò si impone una riforma radicale della struttura pubblica nel suo complesso, l’eliminazione della burocrazia parassitaria, una modernizzazione che tenga il passo con il competitor-collaboratore. Un ossimoro quest’ultima figura? No, un auspicio.