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IL GIORNO – ED. MILANO pag. 11 · 25-10-2018 – ALLARME EVASIONE FISCALE E INFILTRAZIONI MAFIOSE   

ottobre 25, 2018

IL GIORNO – ED. MILANO pag. 11 · 25-10-2018 – ALLARME EVASIONE FISCALE E INFILTRAZIONI MAFIOSE

Allarme evasione fiscale e infiltrazioni mafiose

MILANO

«LA LOMBARDIA è la terra degli evasori fiscali».

Il procuratore di Milano,
Francesco Greco, ha spiazzato la platea del convegno organizzato da Bankitalia e Anspci-Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito per discutere di “Costo della criminalità e tutela delle imprese”. La regione, infatti, è di gran lunga al primo posto per richieste di voluntary disclosure, che consente di far rientrare dall’estero capitali “nascosti”: ammontano ad oltre il 48% del totale di circa 60 miliardi di euro, seguita a distanza da Piemonte ed Emilia Romagna.

Il direttore della sede di Milano di Bankitalia Giuseppe Sopranzetti ha affrontato anche i temi dell’evasione e della corruzione.

QUALCHE esempio delle conseguenze.
Se la pressione fiscale in Italia è mediamente pari al 42% rispetto a una media Ocse del 35%, essa supera il 50% nei confronti di chi rispetta le regole; corruzione ed evasione equivalgono a 130 miliardi di euro l’anno, pari all’8% del Pil.
Se fossero contenute in limiti fisiologici, oggi il debito pubblico sarebbe del 70% invece che di oltre il 132 per cento. Secondo il procuratore Antimafia e Antiterrorismo Federico Cafiero de Raho, le mafie nel mondo gestiscono annualmente oltre 530 miliardi di dollari, 30 dei quali in Italia. Da noi si assiste ad un profondo quanto pericoloso cambiamento del loro modus operandi: sempre meno lupare e sempre più colletti bianchi. E sugli appalti «il codice non è più sufficiente, le organizzazioni mafiose riescono a creare cartelli di 60-70 imprese che finiscono per vincere».

Foto:

– Achille Colombo Clerici e Giuseppe Sopranzetti

– II procuratore di Milano Francesco Greco

 

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“Il nuovo Regolamento UE sulla protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679) – Ing. Susanna Bulferetti, Studio di ingegneria StC S.r.l

aprile 27, 2018

 

 

IL NUOVO REGOLAMENTO UE SULLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI (REGOLAMENTO UE 2016/679)

 

  1. L’attualità della privacy

Attualizzare il significato di privacy non può prescindere dal considerare la fondamentale evoluzione tecnologica a cui abbiamo assistito, giungendo, di fatto, ad indicare, con l’allocuzione privacy, in senso lato, il diritto di controllo sui propri dati personali, tanto più necessario dal momento in cui la tecnologia e la globalizzazione hanno preso il sopravvento.

La cronaca ne è testimonianza e la notizia di pochi giorni fa “Facebook crolla in Borsa dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, società di consulenza che avrebbe utilizzato illecitamente i dati di milioni di utenti del social network”, riporta all’attenzione di tutti l’importanza di garantire il controllo dei dati, delle identità e delle informazioni che, una volta ottenute, possono diventare oggetto di un uso quanto meno inappropriato, soprattutto se non autorizzato. Questo è forse il più recente ed eclatante episodio che attesta quanto l’argomento della tutela del Dato personale sia importante e la portata, sotto i più diversi profili, della questione.

Si corre ai ripari, e grande interesse destano l’attuazione delle “norme relative alla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché norme relative alla libera circolazione di tali dati”, quanto cioè previsto dal Regolamento UE 2016/679 “Regolamento o Gdpr”  che verrà applicato tra pochi giorni (25 maggio 2018) e che prevede, tra l’altro, severe sanzioni amministrative pecuniarie (art. 83) e penali laddove previste (art. 84) in caso di violazione del diritto privacy.

  1. Cenni sull’evoluzione normativa della privacy

Come noto, la gestione della privacy ha radici lontane ed è già stata affrontata in modo articolato nella prima direttiva europea in tema di tutela e protezione dati personali, la cosiddetta “Direttiva madre” (95/46/CE) nel lontano ottobre 1995, che con l’attuazione del Regolamento UE  2016/679 verrà abrogata. La “Direttiva madre” rappresenta una pietra miliare ed i suoi principi ispiratori restano validi, ma nel tempo sempre più forte è divenuta l’esigenza di assicurare omogeneità ed evitare la frammentazione della normativa nei diversi Stati membri dell’UE. Il “Regolamento o Gdpr” è entrato in vigore il 25 maggio 2016, ai sensi dell’art. 99. Il legislatore europeo ha scelto di concedere una finestra di due anni per l’applicazione di detto decreto, al fine di permettere ad ogni Stato membro di adeguare il proprio ordinamento giuridico al nuovo assetto imposto appunto dal Regolamento. L’art. 13 della Legge 163/2017 prevede che il nostro Governo adotti, in realtà entro 6 mesi a decorrere dal 25 ottobre 2017, uno o più decreti legislativi “al fine di adeguare il quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento”. Si assisterà pertanto a breve, all’abrogazione delle disposizioni del DLgs 30 giugno 2003 n. 196 (il “Codice privacy”) incompatibili con le disposizioni del Regolamento, oltre che alla modifica del “Codice privacy” in accordo con quanto previsto dal Regolamento e, aspetto rilevante, all’adeguamento del “Codice privacy” per quanto riguarda il sistema sanzionatorio penale e civile in accordo con il Regolamento. Ad ogni modo si rammenta che il Regolamento, per sua stessa natura, sarà immediatamente applicabile, senza necessità di recepimento.

  1. Le principali novità introdotte dal “Regolamento o Gdpr”

Richiamati brevemente alcuni aspetti di carattere generale, occorre quindi entrare nel merito del Regolamento per coglierne le vere innovazioni: maggiori responsabilità in capo al Titolare  e/o Responsabile che devono implementare idonee Misure di sicurezza (accountability) volte a garantire e provare il rispetto del Regolamento nel proprio agire, l’espressione di un consenso esplicito e consapevole da parte dell’Interessato, il riconoscimento di fondamentali diritti dell’Interessato e nuovi obblighi in capo al Titolare. Non più quindi un generico consenso, magari verbale, ma una vera e propria presa di coscienza – il Considerando 39 del Regolamento prevede tra l’altro l’uso di un linguaggio semplice e chiaro – circa le finalità del trattamento, i soggetti coinvolti, la durata per la gestione dei Dati che diviene strettamente necessaria per la finalità dichiarata. Tutto ciò garantito da un vero e proprio Sistema di sicurezza, in grado anche di facilitare l’attribuzione delle responsabilità tra i diversi attori, nel caso di violazione o non conformità nel trattamento dei Dati e delle sanzioni di carattere amministrativo pecuniario, decisamente inasprite e penali laddove previste.

  1. L’impianto del Regolamento / Riflessioni su alcuni importanti aspetti

Il Regolamento si applica solo al trattamento dei dati personali di persone fisiche (art. 1) e riguarda trattamenti interamente o parzialmente automatizzati o non automatizzati, se i dati sono custoditi in un archivio o destinati a figurarvi (art. 2). Non si applica (art. 2) ai trattamenti di dati personali effettuati da una persona fisica per l’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico o effettuati da autorità di pubblica sicurezza. All’art. 3 viene trattato l’”Ambito di applicazione territoriale”, notevolmente ampliato, che prevede l’applicazione del Trattamento di Dati personali secondo il Regolamento, nelle seguenti fattispecie: se il Titolare o Responsabile è stabilito nella UE, se il trattamento ha ad oggetto Dati personali di interessati che si trovano nell’UE; se il Trattamento è effettuato da un Titolare stabilito in uno Stato extra UE  soggetto al diritto di uno Stato UE in virtù del diritto internazionale pubblico. All’art. 4 sono introdotte nuove definizioni, tra le quali trovano declinazione le definizioni di alcune fattispecie di dati personali: dati genetici, dati biometrici, dati relativi alla salute, unitamente ad alcune nuove definizioni: profilazione (art. 4 par. 4) cioè “qualsiasi forma di trattamento automatizzato di Dati personali consistente nell’utilizzo di tali dati per valutare determinati aspetti personali relativi a una persona fisica, in particolare per analizzare o prevedere aspetti riguardanti il rendimento professionale, la situazione economica, la salute, …l’ubicazione o gli spostamenti di detta persona fisica”, che in linea generale è vietata a meno che non vi siano circostanze specifiche, tra le quali il chiaro consenso informato dell’interessato, pseudonimizzazione (art. 4 par. 5) che consiste nel “trattamento dei dati personali in modo tale che i dati non possano più essere attribuiti a un interessato specifico senza l’utilizzo di informazioni aggiuntive…”, consenso dell’interessato (art. 4 par. 11) “qualsiasi manifestazione di volontà libera, specifica, informata e inequivocabile dell’interessato, con la quale lo stesso manifesta il proprio assenso, mediante dichiarazione o azione positiva inequivocabile, che i dati personali che lo riguardano siano oggetto di trattamento”. Sempre all’art. 4 vengono modificate alcune definizioni, tra cui quella di Dato personale, trattamento, Titolare del trattamento, Responsabile del trattamento e Terzo. All’art. 5 vengono introdotti i Principi applicabili al trattamento di dati personali: liceità, correttezza, trasparenza. Vengono inoltre chiariti alcuni aspetti fondamentali circa i dati raccolti: devono essere raccolti per finalità determinate, esplicite e legittime, adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario per le finalità per le quali sono trattati, esatti e se necessario aggiornati, conservati in modo che sia permessa l’identificazione degli interessati per un tempo non superiore al conseguimento delle finalità per cui sono trattati, trattati in modo che sia garantita una adeguata sicurezza dei dati personali.

L’art. 6 chiarisce la Liceità del trattamento, che passa necessariamente per le condizioni espresse nel Regolamento, tra cui il consenso dell’interessato, l’esecuzione di un contratto, l’adempimento di un obbligo legale, l’esecuzione di un compito di interesse pubblico, il perseguimento di un interesse legittimo (quest’ultimo non applicabile per le Pubbliche Amministrazioni). Ciò comporta che per ogni Trattamento sia specificata la base giuridica che lo giustifica e spetta al Titolare, per il principio di accountability, dimostrare di aver adempiuto alla raccolta del consenso. L’art. 7 introduce il Diritto di revocare il consenso da parte dell’interessato e l’Art. 8, Art. 9 e Art. 10 approfondiscono alcuni aspetti relativi rispettivamente al Consenso dei minori, il Trattamento di categorie particolari di dati personali (sensibili) che presuppone il Consenso esplicito dell’interessato e di quelli relativi a Condanne penali e reati.  Il Capo III tratta i Diritti dell’Interessato e si articola in diverse sezioni, tra cui: Trasparenza e modalità (Art. 12), Informazione ed accesso ai dati personali (Art. 13 – Art. 15), Rettifica e cancellazione (Art. 16 – Art. 20) Diritto di opposizione (Art. 21 e Art. 22). Quanto previsto nelle succitate Sezioni si traduce concretamente nell’obbligo per i Titolari di informare gli Interessati in modo chiaro, conciso e trasparente circa il Trattamento che intendono effettuare (Art. 12 – Art. 14) oltre che nel fornire esplicite ed ulteriori informazioni circa il Diritto dell’interessato ad opporsi al Trattamento dei Dati personali che lo riguardano (Art. 13). L’innovativo approccio del Regolamento si basa senz’altro sul nuovo concetto di Consenso quale risultato di un comportamento attivo da parte dell’Interessato, che ha chiaramente manifestato l’intenzione di far trattare i suoi Dati personali. La possibilità inoltre di esercitare i Diritti previsti nel Regolamento (Art. 15 – Art. 22) da parte dell’Interessato è senz’altro in sintonia con questo fattivo e nuovo approccio. Il Regolamento al Capo IV “Titolare del trattamento e responsabile del trattamento” introduce dei nuovi obblighi in capo a queste fondamentali figure. In particolare (Art. 24) “il Titolare del trattamento deve mettere in atto misure tecniche ed organizzative adeguate per garantire ed essere in grado di dimostrare che il trattamento è effettuato conformemente al presente Regolamento. Dette misure sono riesaminate ed aggiornate qualora necessario.” Per dimostrare il rispetto degli obblighi in capo al Titolare, possono essere utilizzate l’adesione ai Codici di condotta (Art. 40) o ad un Meccanismo di certificazione (Art. 42).  All’Art. 28 è contemplata la possibilità di individuare un Responsabile del trattamento, qualora il trattamento debba essere effettuato per conto del Titolare. E’ obbligo per il titolare di avvalersi di soggetti che garantiscono il rispetto del Regolamento. Attraverso un “contratto o altro atto giuridico” a norma del diritto UE, viene sancito il vincolo tra il Responsabile del trattamento ed il Titolare del trattamento, nel merito: l’oggetto del trattamento, la durata del trattamento, la natura e la finalità del trattamento, il tipo di dati personali e le categorie di interessati, gli obblighi e i diritti del Titolare del trattamento.  Importante novità introdotta nel Regolamento è la tenuta del Registro delle attività di trattamento (Art. 30), a cura del Titolare o, se applicabile, del suo Rappresentante, nel quale vengono riportati, a titolo esemplificativo, i riferimenti ed i contatti del Titolare, l’indicazione dei Dati trattati, le Finalità del trattamento, gli interessati, le categorie di destinatari a cui i Dati sono stati o saranno comunicati, e ove possibile una descrizione generale delle misure di Sicurezza dei dati personali, tecniche ed organizzative di cui all’Art. 32 par.1. Anche il Responsabile è tenuto alla redazione del Registro. Il Regolamento (Art. 30 par. 5) esenta i Titolari che hanno meno di 250 dipendenti dal tenere il registro, salvo il caso in cui trattino Dati sensibili o siano presenti elevati rischi per gli Interessati. In questo modo non è più obbligatoria la notifica all’Anc (Autorità di controllo), ma è necessario esibire tale registro all’Anc (Autorità prevista nel Capo VI, Art. 51 – Art. 59), su richiesta. All’Anc dovrà essere invece comunicata entro 72 ore la Violazione dei dati personali (Data breach) (Art. 33), in applicazione della procedura di gestione di tale violazione, di cui deve rimanere traccia anche nell’organizzazione del Titolare. Si ricorda l’opportunità di adeguare le polizze assicurative in relazione a tale rischio! Tale accadimento dovrà essere comunicato tempestivamente anche all’Interessato (Art. 34), unitamente alle informazioni circa le misure di sicurezza implementate per porvi rimedio o attenuarne gli impatti. Un processo importante, previsto all’Art. 35, da porre in atto prima di un Trattamento potenzialmente lesivo per i diritti e le libertà delle persone fisiche, è la Valutazione di impatto privacy (Vip) sulla protezione dei dati personali. Nella fattispecie è lo strumento atto a valutare i potenziali rischi di uno o più Trattamenti, a dimostrazione della conformità dell’operato del Titolare alle norme del Regolamento. E’ previsto che l’Autorità di controllo stenda un elenco delle tipologie di trattamento soggette o meno a tale procedura. La Sezione IV (Art. 37 – Art. 39) è interamente dedicata all’introduzione di una nuova figura: il Responsabile della protezione dei dati “Data Protection Officer (DPO)”. La sua designazione è obbligatoria se “il trattamento è effettuato da una autorità pubblica o da un organismo pubblico, eccettuate le autorità giurisdizionali”, “le attività principali del Titolare del trattamento o del responsabile consistono in trattamenti che, per loro natura, ambito di applicazione e/o finalità, richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala”, oppure “le attività principali del Titolare del trattamento o del Responsabile consistono nel trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali di cui all’Art. 9 o di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’Art. 10”. Il DPO è designato in funzione delle qualità professionali, della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati. E’ figura apicale e può essere anche un consulente esterno, che svolge i suoi compiti in base ad un contratto di servizi. All’Art. 39 sono elencati i compiti attribuiti al DPO. Il Capo V disciplina i “Trasferimenti di dati personali verso paesi terzi o organizzazioni internazionali” (Art. 44 – Art. 50). Il Capo VI (Art. 51 – Art. 59) è incentrato sulle “Autorità di controllo indipendenti”, di cui già brevemente accennato. Il Capo VII è dedicato alla “Cooperazione e coerenza” (Art. 60 – Art. 76). A seguire, nel Capo VIII (Art. 77 – Art. 84) sono affrontati i temi dei “Mezzi di ricorso, responsabilità e sanzioni”. E’ in questo Capo che si trovano il “Diritto al risarcimento dei danni” (Art. 82) secondo cui il Titolare ed il Responsabile (in alcune fattispecie di comportamento) sono tenuti a risarcire all’interessato i danni (siano essi materiali o immateriali) subiti in ragione di un trattamento illecito, qualora Titolare e Responsabile non siano in grado di dimostrare che l’evento dannoso non è loro imputabile in alcun modo. All’Art. 83 vengono illustrate le “Condizioni generali per infliggere sanzioni amministrative pecuniarie”, che continuano ad essere “effettive, proporzionate e dissuasive”, in ragione anche degli elementi riportati al par. 2. Ai par. 4 e par. 5 sono riportati i massimali delle sanzioni amministrative pecuniarie inflitte, che possono arrivare a 20 milioni di € per le persone fisiche e al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente dell’impresa, per i casi di violazioni e non conformità. L’Autorità competente ad infliggere le sanzioni è l’Anc, che decide se e quanto sanzionare rispettivamente Titolare e Responsabile del trattamento. All’Art. 84 vengono introdotte le “Sanzioni” (chiaramente non amministrative). In questo caso viene lasciata discrezionalità a ciascun Paese, all’interno del proprio ordinamento giuridico nazionale, in merito all’introduzione di norme penali. Dette disposizioni è previsto che siano notificate alla Commissione entro il 25 maggio 2018. In questo ambito potrà venir meno il principio di omogeneità e non frammentazione della normativa, che invece ha ispirato l’intero Regolamento.

  1. Alcune considerazioni finali

L’approccio al tema, peraltro come si ricordava in apertura, di grande interesse, trova nel Regolamento un utile guida, in attesa di sapere, tra l’altro, le modifiche che il Codice privacy subirà.

Grande interesse nasce senz’altro dalla volontà ed esigenza che ciascuno di noi nutre di garanzia del rispetto della propria libertà e di difesa del proprio patrimonio identitario, in un mondo sempre più affannato e confuso, fatto di notizie, ultimamente spesso fake news, proposte falsate, dove dietro alla nostra libertà di scelta spesso si celano lacune di conoscenza per una scelta che si riveli davvero consapevole.

Principi sacrosanti, condivisibili e assolutamente nobili ispirano il Regolamento, ma spesso ci si chiede se la sua attuazione sarà per adempiere a norme peraltro severe, o se davvero più nobile e cioè il rispetto dei diritti e la salvaguardia della libertà delle persone. Per avere contezza di ciò dovremo attendere e vedere l’evoluzione della privacy; solo così sapremo se siamo andati nella giusta direzione, tutti uniti, cogliendo appieno lo spirito che ha ispirato questo Regolamento.

Per ora siamo chiamati ad impegnarci perché si tratta di una materia in continua evoluzione e che presuppone un processo aziendale che, nello spirito del Regolamento, deve essere oggetto di costante aggiornamento e revisione, nella consapevolezza per le aziende, che è necessaria la diffusione della cultura del Dato, una assidua e seria formazione degli incaricati che a vario titolo sono coinvolti nella gestione dei Dati, ciascuno in relazione ai trattamenti che effettua, e la necessità di innestare un vero e proprio circolo virtuoso in grado di accogliere le importanti istanze e prassi introdotte dal Regolamento e dalla normativa in evoluzione, traducendole in azioni concrete.

Non può esistere un “pacchetto privacy” valido per tutti, ma il percorso che ciascuno dovrà affrontare sarà “cucito” sulla propria realtà aziendale, e come già ricordato, potrà subire modifiche, aggiornamenti, implementazioni ogni qualvolta anche la realtà aziendale stessa subirà delle evoluzioni. In attesa degli inevitabili sviluppi che si delineeranno nei prossimi giorni, non ci resta che augurare e augurarci buon lavoro!

 

Dott. Ing. Susanna Bulferetti, Ph.D. – Studio di ingegneria “stC S.r.l. Bergamo”

Recensione del libro “La prossima città” a cura della Rivista de derecho urbanistico y medio ambiente . Direttore Don Francisco José Alegria Martinez de Pinillos

aprile 18, 2018

GIUSEPPE FRANCO FERRARI (a cura): La prossimá cittá, Editorial Mimesis. Milán 2017, 827 pp.

Para valorar el alcance de esta interesante y densa obra, dirigida por el Profesor G. FRANCO

FERRARI y que consta de treinta y seis estudios, debida a otros tantos colaboradores se hace necesario en primer lugar intentar describir la estructura general de la obra y destacar sumariamente aquellos aspectos que puedan tener una mayor relevancia para el público lector español y al mismo tiempo incitarle a profundizar en su temática ya que entre otros muchos méritos en las distintas colaboraciones se destaca remisiones a una abundante y actualizada bibliografía de matriz anglosajona y por supuesto italiana. Finalmente, se hará una valoración general de la obra y de su acertada dirección.

El primer bloque de materias tiene por objeto el análisis de la Regeneración Urbana en Europa y en particular en Italia. A juicio de S. LO NARDO con independencia de razones de ecosotenibilidad las principales experiencias de regeneración urbana en Europa han obedecido a evitar una pérdida de imagen respecto a las innovaciones urbanas que se han registrado en EE.UU., Canadá, Australia y de otras tantas ciudades del sudeste asiático. Por lo que respecta a Italia merece destacarse los esfuerzos realizados para la revitalización de los centros históricos de las ciudades desde un punto de vista cultural y arquitectónico, cuyo modelo ha inspirado a la rehabilitación del patrimonio arquitectónico de otros países europeos. Sin embargo, en la actualidad se hace preciso un nuevo modelo de actuación para la regeneración urbana basado en la colaboración público-privada y en criterios fundamentalmente ecológicos. Desde hace ya algunos años se han promovido estrategias basadas en la necesidad de una Ley especial a nivel estatal parala regeneración de las principales ciudades bajo el principio de la calidad urbanística, arquitectónica y ambiental, texto legal que esta en espera de aprobarse desde hace años y que se basa en una cooperación público-privado y en una coordinación entre las Administraciones públicas G. MARONI se plantea la problemática de la Ciudad compacta y su evolución en Europa, especialmente desde el ángulo de la dimensión metropolitana de la ciudad compacta y sus vías de solución sobre la base de Proyectos Urbanos y sobre el Paisaje Urbano, ilustrando este movimiento en determinadas ciudades europeas, subrayando que para estos objetivos la idea del plan general en sentido tradicional ha sido progresivamente abandonado en favor de los Proyectos Urbanos específicos y acotados superficialmente. Las cuestiones de base energética son básicas para la regeneración urbana, sobre la base, según M. GIULIANI, la formación de nuevos estándares urbanísticos para la regeneración urbana, Asimismo se hace preciso una recualificación energética desde el punto d vista económico, y del mercado local de la energía.

El Tema de las Redes energéticas para regeneración urbana se considera clave para articular las infraestructuras del futuro; así A. POZZOLI alude a las nuevas tecnologías digitales para afrontar la mejor utilización de estas redes y alude a las posibilidades que ofrece el nuevo concepto de «Internet of Things» (IoT) y por su parte E. COSERTTI lleva a cabo una profunda descripción de las posibilidades y nuevas posibilidades y escenarios en el orden comunitario de las llamadas «smart grids» referidas a la transferencia de energía eléctrica y el sistema de información en sus modernas aplicaciones. Este bloque se cierra con un estudio de S. BOLOGNINI que cuestiona alguno de las excelencias atribuidas al sistema de las «Smarts City», como expresión del moderno capitalismo y su pretensión de una nueva «gobernanza», inclinándose el autor hacia una preferencia por el «Human Smart city» y la innovación en el sistema de a la gobernanza.

El tercer bloque de materias a desarrollar se refiere al tema general de la Energía en la Ciudad, La mayoría de los trabajos incluidos en este capitulo hacen referencia a las fuentes de energías renovables (G. GATTI, F. FERRARI, V. LUBELLO); sus relaciones con la Domótica (V. CHIESA y AA.VV.) y la Iluminación Urbana (N. GOZZO y M. SUSS). La vinculación de la energía en la ciudad con energía solar desde la óptica de las «Smart Cities» en la perspectiva europea y en el derecho comparado es objeto de estudio de M. MAZZA con especial referencia al Proyecto de la India de crear la «Ciudad solar». La cuestión de los residuos se aborda por (A. MASSARUTTO) y el del agua «Smart Water» por R. LOUVIN.

En este mismo marco de referencia la cuestión de la movilidad urbana es objeto de especial atención desde el punto de vista de los escenarios urbanos posibles (O. BACCELLI y AA.VV.) y en especial d las aportaciones que la logística puede aportar a su regulación (V. LUBELO), la logística urbana «Smart» (E. CROCI y D. GRASSO) y finalmente se aporta un interesante enfoque relacionado con los procesos de corrección de la movilidad urbana: «Glitch Urbano» y «responsive cities», basados todos ellos en los progresos de la tecnología y su ampliación al ámbito urbano (S. ANDREANI y AA.VV.), al punto que de considerar el concepto de «Smart city» como un paradigma de la ciudad del futuro sobre la base de utilización de las nuevas tecnologías En la parte tercera de la obra que comentamos, bajo la rubrica «L’Economía del Welfare», R. VOLANTE plantea el interesantísimo problema de la concepción del suelo como «Beni comunui», no en la concepción tradicional del suelo como bien de dominio público en sentido clásico en el marco del Derecho Administrativo, sino en contraste con la concepción norteamericana («Tragedy of the Commons», de Garret HARDINGS) de los «Commons». Analiza las distintas concepciones que en la literatura italiana se han manejado sobre esta nueva concepción (L. FERRAJOLI, U. MATTEI, RODOTA, etc.) Precisamente este debate y los diferentes perfiles de esta concepción ha llevado a la concepción del espacio urbano como bien común desde la perspectiva del «consumo del suelo», a modo de un recurso natural que proclama la necesidad de imponer un límite al uso del suelo para garantizar un límite de extensión de la ciudad para preservar los espacios extraurbanos. Paralelamente, desde la perspectiva economicista G. TAMBURINI suscita la necesidad de valorar y reflexionar sobre la función socio del mercado inmobiliario y la necesidad de importar la figura de los llamados «fondi immobiliari» para el fomento de la vivienda y el alquiler de la vivienda social. En paralelo con esta problemática A. COLOMBO CLERICI se platea la reflexión sobre si la vivienda debe conceptuarse jurídicamente como un bien o por el contario un servicio desde un enfoque de la llamada política de»Social housing».

Desde el punto de vista de la «Smart City» se suscitan tres ámbitos novedosos que están destinados a medio plazo a tener una amplia resonancia y objeto de debate publico como son las infraestructuras La parte Quinta y última en la gestión d los servicios públicos locales (S. VERNIER y AA.VV.) mediante nuevas formas jurídicas «sociedades multiutilites»; digitalización del trabajo y apelación a al figura del «coworking» compartiendo espacios para productores autónomos y (G. DE NARDO); y la visión futura sobre la base de las infraestructura de la conciliación en el seno de la ciudad futura entre la vida laboral y la vida ciudadana (S. DONA).

Este capitulo se cierra con un articulo de A. ANTONIAZZI que traza un interesante panorama sobre los programas a nivel supranacional, nacional y local sobre el fenómeno de «Smart city».

La parte cuarta esta destinada a las aportaciones sobre los llamados «servizi ecosistemici». En el ensayo de E. CROCI y B. LUCCHITA se lleva a cabo un extenso análisis de la relevancia de los llamados servizi «ecosistemici» naturales y en el ámbito urbano, distinguiendo cuatro categorías: aprovisionamiento (agua, combustible, materias primas) de regulación (clima, calidad del aire, mitigación de los riesgos naturales etc.), servicios culturales y servicios de soporte (hábitat, conservación de la especie y biodiversidad genética). Todos estos servicios son básicos para la tutela de los ecosistemas y en tanto tales deben ser objeto de valoración (al efectos se incorporan en el texto abundantes cuadros sinópticos y gráficos) y objeto d protección por parte de la planificación urbanística Desde esta perspectiva ambiental se reformulan los temas clásicos que no han sido resueltos por el urbanismo convencional: la dimensión metropolitana (A. TARZIA); el viejo dualismo entre la ciudad y el campo y su nueva dimensión en la sociedad contemporánea (N. LUCIFERA) y en orden al mismo tema desde la perspectiva del derecho a la participación (F. BIANCONI y AA.VV.); finalizando el capitulo con un estudio del llamado paisaje sonoro (paesaggio sonoro) y la contribución de la «Smart city» a mitigación y mejora en el seno de la ciudad, con especial detenimiento en los instrumentos para combatir por medios tecnológicos la contaminación acústica.

La parte quinta y última del libro está destinada a estudiar la Gobernanza Urbana y Territorial. Tres estudios se dedican a cuestiones eminentemente técnicas, como la evaluación cuantitativa de las «Smart cities» (E. CROCI y F. COLELLI»; la relevancia del «Big Urban Data» en la ciudad al servicio ciudadanos (G. PEDRAZZI) y ejercicio y perspectivas de la llamada «resilenza urbana» y sus estrategias para hacer frente a los riesgos (protección civil, prevención riesgos urbanos. Como experiencia práctica (M. BELLO y AA.VV.) analizan un «Smart city Green field» en Brasil y la primera experiencia de una plaza «Smart» en Italia; la plaza Risorgimento en Turín. Este bloque se cierra con un profundo estudio de S. CIANCHI sobre la participación ciudadana y sus implicaciones para la democracia y sus disfunciones ante el fenómeno del populismo político y sus círculos viciosos que imprimen en el gobierno de la ciudad.

Para que el lector español pueda calibrar la densidad de esta monografía que hemos intentado extractar lo máximo posible, hemos dejado en último lugar la aportación del autor GIUSEPPE FRANCO FERRARI, Profesor Ordinario de Derecho Constitucional en la Universidad Bocconi de Milán y director de «Diritto Publico Comparato y Europeo» que desarrolla un valioso estudio introductorio sobre «la Idea del Smart City» (pp. 9 a 51). Con una gran capacidad de síntesis pondera y se pronuncia sobre todos los temas abordados en el texto del libro por sus colaboradores, situando los multiplex temas en su propio contexto valorativo jurídico y sociológico; en especial, desde la perspectiva estrictamente jurídica, su posición sobre el «Smart city» y la consideración del suelo como un «bien común» y la problemática de la gobernanza ante este nuevo modelo de ciudad. Finalmente, formula un panorama de las experiencias de las ciudades italianas en cuanto a la implantación de las «smarts cities» y su progresiva implantación a pesar de que la principal ciudad que se ha acogido a este modelo es la ciudad de Milán que todavía figura en las listas internacionales solo ocupa un lugar modesto (n.o 44).

En cualquier caso, la conclusión que se deriva del análisis del Prof. FRANCO FERRARI y de su ingente obra que ha dirigido es la que el modelo de «Smart City» es imparable; que ha venido para quedarse definitivamente en la medida —al margen de otras consideraciones— en que beneficia y es útil a los ciudadanos para el desarrollo de sus proyectos vitales y laborales. Se vislumbra que en un futuro inmediato las nuevas tecnologías y la logística de los datos van a impregnar el Derecho Urbanístico del futuro para hacer posible el desarrollo urbanístico sostenible, desplazando a las viejas categorías jurídicas dogmáticas heredadas del siglo XX y cuya eficacia en la practica para el desarrollo de la ciudad han sido problemáticas, aun cuando el debate académico que han originado en el ámbito del Derecho público —y en menor medida en el Derecho privado— han sido intensas y polémicas.

MARTIN BASSOL COMA Catedrático de Derecho Administrativo (PH Universidad de Alcalá) Presidente de la Asociación  española de Derecho Urbanístico

Foto:
Giuseppe Franco Ferrari con Achille Colombo Clerici

FE.N.CO. “Il concetto di Città” saggio di Achille Colombo Clerici pubblicato sulla Rivista della Federazione Nazionale dei Consoli (Roma) a corredo della Relazione Annuale al Bilancio di responsabilità sociale 2017/2018

aprile 3, 2018

“Il concetto di Città”

 

Secondo il rapporto 2016 dell’United Nations Human Settlements Programme, oggi la popolazione mondiale si stima abbia toccato la soglia dei 7 miliardi di persone; più della metà vive nelle città, dove si genera il 60% del prodotto interno lordo globale. E secondo le previsioni dell’Onu nel 2030 la popolazione raggiungerà gli 8,5 miliardi; due terzi sarà concentrata negli insediamenti urbani. Da qui la necessità, secondo il rapporto, di edificare, entro il 2025, un miliardo di abitazioni aventi i requisiti minimi di abitabilità; il che comporterà un investimento finanziario tra gli 80 e i 110 mila miliardi di dollari.

L’ inarrestabile inurbamento globale rappresenta, al tempo stesso, un rischio e un vantaggio e tutto dipenderà da come il fenomeno sarà affrontato. Se non cambia la situazione attuale, se non cambiano i paradigmi attuali di governo, asserisce il rapporto, è un rischio perché la condizione di milioni di persone peggiorerà, scivolando in una crescente disoccupazione e, quindi, verso la povertà. Al contrario se sarà ben governato, diventerà un’opportunità per tutti perché sarà “propizio allo sviluppo economico globale”. E raggiungere quest’auspicabile obiettivo dipenderà dall’importanza che le autorità locali e nazionali riserveranno alla pianificazione urbana, così da rendere le proprie città sostenibili per l’ambiente, resilienti, socialmente inclusive, sicure ed economicamente produttive. “Un approccio olistico, che integri piani regolatori, quadri normativi, pianificazioni urbanistiche e finanziarie, riconoscimento e rispetto dei diritti  umani. La necessità di porre la persona al centro della crescita sostenibile”.

Assoedilizia, fondata nel 1894, istituzione milanese e lombarda rappresentativa della Proprietà Edilizia, partendo dall’analisi della realtà urbana delle città italiane, ha recentemente promosso la costituzione del primo nucleo dello Smart City Forum, unitamente ad un Team di ricerca IEFE-Università Bocconi di Milano coordinato dai professori Giuseppe Franco Ferrari ed Edoardo Croci.  L’ iniziativa culturale si sviluppa nell’ ottica di un auspicato futuro prossimo venturo di rigenerazione urbana per approdare alla smart city, attraverso la riqualificazione urbano-edilizia (riuso/sostituzione) nonché la realizzazione della prestazionalità delle strutture e della  biodiversità del tessuto urbano .

L’ occasione per ragionare sul concetto di città e di qualità del vivere nella città è dunque forte e suggestiva.

Credo che un breve excursus, anche per l’esigenza di sintesi richiesta a questo scritto, sul concetto di città ci permetta di meglio comprendere questa realtà e quali siano i suoi caratteri, le sue peculiarità e le sue funzioni.

Forse nessuna nozione al mondo, tranne quella riguardante l’essere umano, ha avuto tante definizioni.

Ogni pensatore ne ha delineata una, a seconda della propria concezione culturale, della propria visione politica, sociale, economica, della propria sensibilità etica o estetica.

Nel pensiero antico predominavano i filosofi, ed i letterati: sicché la città nasce concettualmente come ideale comunità.

Ma, quando gli architetti assurgono al ruolo di regolatori sociali, si materializza come luogo.  Ed allorquando sociologi ed economisti si ergono ad interpreti della logica urbana, si dematerializza, come funzione: oggi viene addirittura vista come piattaforma di servizi immateriali.

Mi piacerebbe, fra tutte le nozioni e definizioni di città nelle quali mi sono imbattuto, nel mio lungo peregrinare sui temi dell’urbanistica, passare in rassegna alcune tra quelle che mi hanno maggiormente colpito.

Ognuna di esse contiene una parte del tutto, a seconda dell’angolo di visuale dal quale proviene; la visione sinottica ne permette una più completa messa a fuoco.

Se poi il lettore vuole porvi mente con attenzione e curiosità, potrà accorgersi che è un bel gioco quello di calarvi dentro la propria visione delle cose del mondo.

Città, comunità di persone, secondo gli antichi teologi e filosofi

Tanto nel pensiero dell’antica Grecia, quanto in quello cristiano dei primi Padri della Chiesa, città non identifica un luogo fisico, quanto piuttosto una comunità di persone.

Il pensiero di Agostino di Ippona (De civitate Dei contra paganos) il cui fulcro quadrativo risiede nella dominanza di Dio, secondo Salvatore Settis – archeologo, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa – si riflette nel quadro di Giorgione “La tempesta”.

Vi si descriverebbe la cacciata di Adamo e di Eva dal Paradiso e vi sarebbero simboleggiate le due città: la Città di Dio (come ordine spirituale), dominata dalla folgore che rappresenta la potenza divina e la città terrena (il Paradiso della cacciata), citta’ murata, contornata dalle rovine della morte ed introdotta dai primi piani di Adamo e di Eva nell’atto di allattare Caino, considerato da Agostino come il fondatore della citta’ terrena.

 

La città stato

Nel pensiero filosofico greco la città si identifica con lo stato (polis); l’attenzione dei pensatori si incentra sugli aspetti dell’organizzazione (le diverse classi sociali: chi produce, chi governa, chi difende la città, chi amministra il culto) e del governo della società (monarchia, aristocrazia, politia e sulle loro forme degenerate: tirannide, oligarchia )  e sul rapporto tra cittadini e stato.

Così Platone ed Aristotele teorizzano sulla graduazione dei nuclei aggregativi sociali e sulla loro interfacciabilità (la famiglia, la società, lo stato).

E teorizzano sulla massima istanza che deve caratterizzare il rapporto tra il cittadino e la polis: la partecipazione diretta del cittadino stesso al governo della cosa pubblica.

 

La città ideale di Platone

La città ideale, nella concezione platonica – presente nella Repubblica, e ripresa nel Timeo – è una schematizzazione della organizzazione sociale, di valore universale ed ancor oggi ovunque in atto.

Da un lato i custodi della patria, che combattono per la sua difesa; che non debbono esser dediti ad attività produttive di ogni sorta; dall’altro, gli agricoltori, gli artigiani, i commercianti, i pastori che debbono mantenere i primi.

In mezzo, i sapienti, i saggi, i filosofi ai quali dev’esser affidata la cura del governo della cosa pubblica.

 

La città politica

Nel primo secolo a. C. lo storico e geografo greco Strabone definiva la città come lo strumento per governare il maggior numero di uomini con il minor numero di uomini.

Duemila anni dopo, ancora dominava una concezione politica che vedeva nella fabbrica, all’interno delle città, il luogo ideale per il miglior controllo delle masse: nel nostro Paese questa visione ha prodotto, nel secondo dopoguerra del secolo scorso, una violenta accelerazione dell’esodo dalle campagne e dell’inurbamento, nonché rilevanti processi di migrazione di massa dal Sud al Nord.

In particolare Milano e Torino si contraddistinsero quali nuclei propulsori della ricostruzione del Paese e della sua trasformazione da agricolo a industriale: in pochi anni si costruirono in Italia cinque milioni di alloggi.

E a Milano, chi non ricorda, negli ultimi anni ’70, le pesanti operazioni urbanistiche in alcuni quartieri popolari, (ad esempio il quartiere Garibaldi) che avevano tra le finalità anche quella di mantenere l’assetto sociale esistente?

 

Città democratica e città gerarchica

Al Farabi, filosofo e scienziato arabo del decimo sec. d.C., concepiva la “città virtuosa” come un complesso istituzionale gerarchico, nella convinzione che la città democratica fosse sì una città felice, perché ognuno può realizzare ciò cui aspira, ma alla fine generatrice di caos.

 

La città Immaginifica

Molte città recano l’impronta dei governanti che vi trasfondevano il carattere dei regimi politici o ideologico-istituzionali, di cui volevano l’affermazione e la celebrazione: abbiamo tutti presenti la magnificenza, la maestosità delle città regali, o l’architettura gotica e opprimente, oscuramente ispirata all’esoterismo, di Albert Speer ai tempi di Hitler, o quella massiccia, squadrata e pervasiva di Piacentini nel periodo fascista, che richiama l’efficientismo della romanità.

Pensiamo anche alle valenze simboliche dei grattacieli americani o dei blocchi sovietici.

Papa Giulio II della Rovere, nella Roma del Cinquecento, andò alla ricerca della monumentalità e della pompa, non fini a se stesse, ma tese “ad maiorem Dei gloriam”. Una Roma quella di Giulio II, per nulla pianificata; con palazzi monumentali e templi eretti in mezzo a radure ed orti.

Ottant’anni dopo arriverà Felice Peretti, papa Sisto V, che affiderà all’architetto lombardo/svizzero (Melide – Lugano 1543) Domenico Fontana il compito di redigere un vero e proprio piano regolatore della città, con strade, piazze, fognature, rete idrica: la “Roma felix”, nel nome e per l’intento del papa.

Quanto alla valenza immaginifica dei materiali usati, pensiamo alla solarità dell’intonaco nel Rinascimento, che richiama i valori spirituali; alla rudezza ed essenzialità della pietra, evocatrice della austerità delle virtù borghesi, nei periodi neoclassico ed eclettico; alla funzionalità ed alla capacità di impressionare tipiche del marmo lucidato, materiale attraverso il quale, ad iniziare dal periodo del razionalismo, si rese l’idea della modernità e della potenza economica industriale e finanziaria.

 

La città etica

Sullo sfondo aleggiava la concezione del teologo; così bene espressa, dal gesuita Giovanni Botero (nel suo trattato “Cause della grandezza e magnificenza della città” 1589, in piena Controriforma) che considerava la città una radunanza di uomini, riuniti per vivere felicemente.
Echeggiava, in un certo senso, la definizione datane da Cicerone secondo cui “nati sumus ad congregationem hominum et ad societatem comunitatemque generis humani.”

Una sorta di aggregazione di “mutuo soccorso e di mutuo ausilio” ispirata ai valori della partecipazione e della solidarietà.

Dalla cultura della ricettività ospitaliera alla cultura della ospitalità alberghiera

I Gesuiti, peraltro, (Acta della Congregazione Generale della Compagnia 1558) furono antesignani nel prefigurare un modello di convivenza ordinata secondo uno schema razionale improntato alla massima funzionalità della struttura edilizia in rapporto alle esigenze abitative di una comunità.
I moduli, infatti, delle case religiose e dei collegi gesuitici costituirono la base per l’impostazione della più moderna cultura della ospitalità per ciò che riguarda tanto le strutture edilizie, quanto le regole delle ricettività; e favorirono il passaggio dalla cultura ospitaliera, primo-medioevale dei monasteri e dei conventi, poi rinascimentale delle corti, a quella romantica degli alberghi.

Sempre nel periodo della Controriforma ci fu chi, come il severo ed austero Carlo Borromeo, si spinse a prescrivere il tenore dell’arredo e delle suppellettili nelle case dei religiosi (Instructiones fabricae et supellectilis ecclesiasticae, libri duo 1577).

 

La funzionalità

Venendo a visioni più funzionali passiamo dalla concezione del progettista Le Corbusier (che parlava, parafrasando, di macchina per vivere) a quella dell’amministratore pubblico dei nostri giorni (Chiamparino, sindaco di Torino), che definisce la città come il luogo delle contraddizioni.

Una visione che si riconduce alla concezione dell’architetto umanista.

Filarete parlava della città ideale, come del luogo in cui si riuniscono e si concentrano il massimo dei vizi ed il massimo della virtù ( “dall’osservatorio astronomico al lupanare”, come dire dalle stelle alle stalle).

Una realtà variegata e contraddittoria, ardua da comporre e da governare.

Significativa anche la definizione dell’esteta inglese dell’età vittoriana, John Ruskin, che parla di luogo della accumulazione; in un certo senso evocando il dualismo tra natura allo stato brado e natura manipolata, costruita, trasformata dall’uomo; nella quale, a seguito dell’azione umana, il paesaggio si fa gradatamente paese e questo, a sua volta, diviene città.

Il processo è proprio quello della accumulazione, non solo delle risorse, ma soprattutto delle attività, delle funzioni.

Secondo Lloyd Frank Wright (1867-1959 USA) teorico della Architettura Organica, che sulla bellezza del paesaggio basa l’unità e la diversità urbana, attraverso il collegamento individuo territorio, fattore di armonia.
Ostracismo dunque alla congestione ed alla concentrazione urbana, dimore possibilmente mononucleari, uso di materiali tali da permettere l’osmosi tra interno ed esterno (vetri, strutture leggere di acciaio), interramento dei servizi e degli impianti: i punti qualificanti di questa concezione edilizio-urbana.

 

La città fattore di crescita

Un passo avanti ed incontriamo la descrizione che ce ne fa il business-guru Jonas Riddersträle, docente a  Ashridge Business School in the UK (meeting Ambrosetti Cernobbio 2007, seminario “Città motore di crescita”) il quale collega la città all’idea di sogno: la città capace di fare immagine, come fonte di richiamo, dotata di un forte appeal basato sulla attrattività, intesa come capacità, non tanto di essere migliore, quanto di essere diversa, sull’eco del Poeta che parlava di “diversità sirena del mondo”.

Qui si innesta chiaramente, a mio giudizio, il discorso della qualità del vivere nella città.

La vivibilità urbana non può che esser determinata da efficienza, da funzionalità, da equilibrio socio-economico e territoriale-strutturale.

La competitività è anche qualità dell’offerta di beni e servizi. E dunque anche organizzazione dei servizi stessi rivolti alle persone ed alle imprese come opportunità di lavoro, di studio, di cultura, di socializzazione.

Da questa visione discende la concezione della sociologa statunitense Saskia Sassen, Professore nella Columbia University e coordinatrice di un progetto quinquennale Unesco su “Sustainable human settlement”, che parla di città intesa come piattaforma di centri di servizi globali, inserita in un circuito globale, soprattutto con riferimento ai servizi intermedi (Workshop Ambrosetti Cernobbio 2008). Piattaforma globale e hub di servizi anche immateriali.

Nel maggio del 2015, uno dei Seminars Aspen di Venezia era incentrato sul tema della Smart City. Assoedilizia in quella sede ha sviluppato una riflessione che ha portato ad una visione funzionale di città.

In tale ottica va rilevato preliminarmente come la città sia il luogo della complessità, ma anche della sintesi.

In un approccio sociologico possiamo dire che città è l’incontro di comunità, di ambiente e di cultura:
– comunità implica i concetti di sussidiarietà, di solidarietà, di sicurezza;
– ambiente contiene l’aspetto dell’ecologia, della salute umana, dell’equilibrio socio-territoriale e struttural-territoriale;
– cultura richiama l’appeal, le opportunità in termini di conoscenza, di lavoro, di socializzazione.

Dall’insieme di queste componenti scaturiscono la qualità del vivere e la competitività complessiva della città e del territorio.

Oggi, il nostro mondo locale si proietta nel mondo globalizzato. La globalizzazione – giova sottolinearlo – è fenomeno complesso, non solo economico e finanziario, ma etnico, sociale e culturale.

 

La competitività e la cultura sul territorio

Se la città deve essere competitiva, la sua offerta complessiva non può prescindere dunque dall’immagine culturale: che deve ancorarsi al territorio, attraverso quello che Massimo Cacciari ( nel saggio “La Città “) definisce  “radicamento terraneo”, per poter in qualche modo contrastare l’effetto dei processi socio/economici deterritorializzanti, che oggi attraversano il nostro mondo.

In campo socio-economico i processi di ristrutturazione, di innovazione tecnologica, di terziarizzazione, di finanziarizzazione, di internazionalizzazione.

In campo territoriale la deindustrializzazione e la delocalizzazione.

Il radicamento della cultura al territorio si realizza appieno quando l’uomo percepisce la sensazione di trovarsi al centro dell’essere, perché in tal modo supera la tentazione di volgersi altrove.

Se essere è conoscere, al centro della conoscenza. Se essere è sentire, al centro dell’emozione. Se essere è apparire, al centro della visibilità.

Nella odierna civiltà dell’immagine  la periferia culturale è sinonimo, oltre che di marginalità, di decadenza.

Parlare di città è un esercizio dialettico che potrebbe andare avanti all’infinito.

Quanto a me mi fermo qui. Qualche spunto di riflessione l’ho messo a fuoco.

 

Norme Tecniche Costruzioni Marzo 2018 (NCT 2018) – Susanna Bulferetti Ingegnere – Assoedilizia informa

marzo 9, 2018

A s s o e d i l i z i a

Informa

di ing. Susannna Bulferetti

NUOVE NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI

Lo scorso 20 febbraio sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le “Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni” (NCT 2018), che entreranno in vigore il 22 marzo, il cui testo è l’esito di un lungo percorso di approvazione già a partire dal 2010.

Come noto, le NTC fissano i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni da seguire nel progetto, nell’esecuzione e nel collaudo delle costruzioni e le prestazioni richieste agli edifici per quanto attiene la resistenza meccanica e la stabilità, anche in caso di incendio, e di durabilità. Definiscono inoltre le caratteristiche dei materiali e dei prodotti e, in generale, chiariscono gli aspetti connessi alla sicurezza strutturale delle opere.

Il valore pertanto di tale strumento normativo è assolutamente considerevole, tant’è che le NCT 2018, pur mantenendo fermi i principi delle NTC 2008, hanno introdotto alcune importanti novità, intendendo fornire risposte agli argomenti su cui la comunità scientifica da anni dibatte, anche in seguito agli eventi naturali che hanno colpito il nostro Paese.

Le NCT 2018 si articolano in 12 capitoli, come di seguito elencato:

1) Oggetto;

2) Sicurezza e prestazioni attese;

3) Azioni sulle costruzioni;

4) Costruzioni civili e industriali;

5) Ponti;

6) Progettazione geotecnica;

7) Progettazione per azioni sismiche;

8) Costruzioni esistenti;

9) Collaudo statico;

10) Redazione dei progetti strutturali, esecutivi e delle relazioni di calcolo;

11) Materiali e prodotti ad uso strutturale;

12) Riferimenti tecnici.

Le principali novità introdotte dalle NCT 2018 riguardano prevalentemente tre aspetti: la semplificazione delle regole per la messa in sicurezza degli edifici esistenti, differenziando di fatto i parametri per l’adeguamento del patrimonio edilizio “costruito” rispetto al nuovo, rendendo in questo modo anche economicamente più sostenibili gli interventi; nell’ambito della possibilità di effettuare interventi di miglioramento localizzati – già peraltro previsti nelle precedenti NTC – che permettono di operare non sull’intera struttura, il rispetto di nuovi livelli minimi che variano in funzione della tipologia di edificio e della funzione sociale attribuita (scuole, ospedali, etc.). La terza novità, introdotta nel cap. 11, riguarda le caratteristiche dei materiali utilizzati per assolvere a funzioni strutturali: vengono definiti nuovi coefficienti che permettono di determinare le caratteristiche degli elementi portanti di tutti gli edifici e introdotti materiali “innovativi” quali ad esempio i calcestruzzi fibrorinforzati.

Nell’ambito della geotecnica, al cap. 6 viene fornito un chiarimento circa l’approccio statico progettuale da considerare, a seconda dell’opera. Grazie a questa puntualizzazione si è snellito il compito del progettista e si può eseguire la verifica sia geotecnica che strutturale, avendone infatti armonizzato gli approcci. Inoltre sono proposti nuovi coefficienti parziali di sicurezza sui parametri di resistenza del terreno e si sono modificati alcuni coefficienti di riduzione delle accelerazioni massime per alcune opere.

Tra le categorie di intervento previste al cap. 8, per le Costruzioni esistenti, si segnalano: interventi di riparazione o locali, che interessando singoli elementi strutturali e che non devono ridurre le condizioni di sicurezza preesistenti; interventi di adeguamento e di miglioramento sismico, che nelle nuove NCT 2018, si caratterizzano non solo per gli aspetti tecnici riconducibili ai metodi di calcolo e verifica che dipendono dalla completezza e dall’affidabilità dell’informazione disponibile sulla costruzione.

Come accennato in precedenza, è previsto un livello minimo accettabile di sicurezza, differenziato, per una costruzione esistente piuttosto che per una nuova costruzione. Per talune strutture (costruzioni ad uso scolastico per esempio), che partono da livelli di sicurezza molto bassi, è ammesso il “miglioramento” delle prestazioni che si può attestare al 60% rispetto a quello previsto per le nuove costruzioni; negli altri casi è sufficiente un incremento del 10%. In altre situazioni ancora, per esempio nel caso di sopraelevazione dell’edificio, ampliamento, cambio di destinazioni d’uso con incrementi di carichi globali verticali in fondazioni superiori al 10%, trasformazioni che comportano variazioni del sistema strutturale, si farà riferimento all’”adeguamento” sismico accertando che la sicurezza della costruzione esistente sarà portata a valori anche “solo” dell’80% rispetto alla sicurezza del nuovo.

Si ricorda che per i beni di interesse culturale che ricadono in zona sismica è possibile effettuare interventi di miglioramento sismico, effettuando la relativa valutazione della sicurezza.

Nelle NCT 2018 è ribadita, ancora una volta, l’importanza della corretta esecuzione degli interventi, poiché una “cattiva” esecuzione può peggiorare il comportamento globale della costruzione, richiamando quindi alle responsabilità dei tecnici che devono vigilare sull’esecuzione dell’opera.

Inoltre è prevista una maggiore attenzione alle verifica di funzionalità e stabilità dei componenti non strutturali e degli impianti, che incidono enormemente come costo nel caso di intervento.

L’entrata in vigore del testo è fissata in 30 giorni dalla pubblicazione.

Alla Società del Giardino Galà di Riccardo e Magdy Riccardi – IL GIORNO DEL 13 Dicembre 2017

dicembre 15, 2017

Alla Società del Giardino Galà di Riccardo e Magdy Riccardi – IL GIORNO DEL  13 Dicembre 2017

Che Gran Galà al Giardino

La festa della Milano solidale

Gli auguri di Natale di Magdy e Riccardo Riccardi

 

TRADIZIONALE festa natalizia alla Società del Giardino di Magdy e Riccardo Riccardi, smoking bianco con braccio ingessato per lui e abito stile Charleston per lei.

Riccardo Riccardi, già presidente della Banca Nuova Terra, con la passione della scrittura, attuale collaboratore de «Il Giorno» ha scelto il nome dei tavoli con i tipici dolci italiani: panettone, struffoli, buccellato, strudel.

Mise colorate per le signore, rosso fuoco per Carla Limido, pailletes oro per Alessandra Artom, nero con ricami bianchi firmato Tolentino per Antonella Arcuri, rosa lungo per Silvana Fiolini, verde per Maria Luisa Celoria.

APERITIVO con isole con polenta, formaggi, salumi e l’immancabile culatello in onore di Riccardo Riccardi, socio dell’ordine del culatello supremo che si riunisce da quasi quarant’anni a Soragna alla ricerca del Culatello Supremo. La serata è stata aperta con l’inno nazionale, cena con risotto, baccalà mantecato, agnello e un mega panettone di dieci chili e tutti in pista con musica dal vivo del maestro Mario Pinna. In una serata ludica, i coniugi Riccardi hanno pensato anche alla solidarietà con una lotteria, in palio gli originali centrotavola natalizi rappresentati dal tipico dolce meneghino, il panettone.

Il ricavato sarà devoluto all’opera San Francesco per i Poveri, fondata nel 1959 dai Frati Cappuccini di viale Piave che offre ai poveri assistenza gratuita e accoglienza, oltre a soddisfare bisogni primari e reali di persone in grave difficoltà offre a loro ascolto e protezione.

TRA I PRESENTI il Direttore de Il Giorno Sandro Neri, Roberto Gervaso, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Sopranzetti direttore Banca d’Italia di Milano, il professor Gianpiero Campanelli, Ernesto Pellegrini, Annalisa e Umberto Paolucci, Simone e Carla Limido, Alessandra e Arturo Artom, Fabio Cerchai, Salomone ed Emanuela Gattegno, Rosario ed Annamaria Alessandrello, Lucia e Mario Boselli, Marinella Di Capua, Silvana e Urbano Alessi, lo stilista Gianni Tolentino, Antonella Arcuri. Raffaella Parisi, Miriam Volterra che ha scelto un abito nero vedo-non vedo con camicia in pizzo e gonna, completano il look gli orecchini importanti.

Tra gli ospiti anche Fabio Cerchiai con la moglie in tubino rosso di pizzo e stola in tinta; tra gli altri, Roberto Gervaso ed Ernesto Pellegrini,  Gianni Tolentino con Antonella Arcuri; Gianmaria Pinna con la moglie; Giuseppe Sopranzetti con la moglie e Simone Limido.

 

Foto:

– Achille e Giovanna Colombo Clerici con Riccardo Riccardi

 

– Pierluigi Magnaschi, Giuseppe Sopranzetti, Achille e Giovanna Colombo Clerici, Ines Pellegrini

Banca d’Italia Bankitalia Milano – Libro “Germania/Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca” di Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca, Donzelli Editore – Presentazione. – IEA informa

dicembre 15, 2017

Istituto Europa Asia IEA

EUROPASIA

Europe Asia Institute

 

La Redazione informa

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In Banca d’Italia, sede di Milano, presentazione del libro di Bolaffi e Ciocca

GERMANIA ED EUROPA, OPPORTUNITA’ E RISCHI

Faville – di falò o di stelline di Natale – alla presentazione alla Banca d’Italia di  Milano del libro “Germania/Europa”.

Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca” di Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca, Donzelli Editore. A innescarle con la franchezza di una discussione tra amici il console generale aggiunto di Germania Peter von Wesendonk il cui esordio (sintetizziamo) “Voi italiani non soltanto difendete i vostri difetti ma pretendete che gli altri Paesi li accettino” ha vivacizzato non poco il dibattito fino ad allora parecchio interessante, ma obbediente ai crismi di ogni simile evento. Trasformandolo in un confronto tra nord e sud del Continente, con rispettivi portavoce Italia e Germania, appunto.

Dice Angelo Bolaffi :”Il vero segreto dell’odierna leadership tedesca, quello che potremmo chiamare il fondamento della sua capacità egemonica, non è di natura economica, come molti ritengono, ma è in primo luogo di natura spirituale e culturale: consiste in una trasformazione epocale, in una sorta di miracolo etico-politico, un “miracolo democratico””.

Aggiunge Pierluigi Ciocca: “Sul piano geopolitico la Germania ha rilievo se inscritta nell’Euroarea e nell’Unione Europea. Ha bisogno dell’Europa non meno di quanto ne abbia l’Europa della Germania. La condizione affinché trovi negli altri Paesi europei piena cooperazione è che sappia comprendere i loro problemi, non ne ostacoli il superamento, contribuisca a risolverli senza imporre le soluzioni”.

La Germania rappresenta, in questo difficile passaggio storico, disseminato di sfide inedite del mondo globale, il baricentro di una Europa sempre più fragile nei suoi equilibri e nella sua stessa esistenza: è innegabile che le sorti di un’unione faticosamente raggiunta dipendano fortemente dagli orientamenti e dalle scelte che è chiamata a compiere, nel prossimo futuro, la nazione tedesca.

È una verità di cui spesso i suoi vicini europei stentano a prendere coscienza, manifestando atteggiamenti di aperta insofferenza e incomprensione nei confronti di un paese la cui storia ha dolorosamente pesato sui destini dell’intero Vecchio continente. Cos’è, dunque, la Germania di oggi? È in grado di esercitare quella leadership all’interno dell’Unione che oggettivamente le spetta? Le sue scelte di politica economica, improntate all’austerità e al rispetto dell’ortodossia delle regole di bilancio comunitarie, sono un modello o un intralcio per la costruzione di una politica economica comune?

Partendo da punti di vista autonomi e non sempre convergenti, Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca affrontano in questo volume i nodi più intricati della vicenda tedesca, e insieme di quella europea, in un confronto serrato su una questione ineludibile per tutti noi europei: cosa ne sarà dell’Europa se la Germania non riuscirà a interpretare con responsabilità e saggezza il suo ruolo di cuore federativo?

A questi interrogativi, che sottintendono di per se’ le risposte, si sono aggiunti, dopo l’articolata presentazione del direttore della Banca d’Italia di Milano Giuseppe Sopranzetti (citando Visco “l’Italia, vittima di un’amnesia collettiva, ha perso vent’anni”)  i pareri di Federico Carli, Associazione Guido Carli; dell’economista Giorgio La Malfa; di Giangiacomo Nardozzi, già professore di Economia politica nel Politecnico di Milano; moderati con la consueta pacata autorevolezza dall’editorialista del Corriere della Sera Federico Fubini.

Se, come afferma la saggezza del popolo “non c’è un fosso se non ci sono due rive” ovvero i torti e le ragioni non stanno mai da una parte sola, di particolare interesse è stata l’opinione di La Malfa: “La moneta unica, voluta da Mitterrand  per  “ingabbiare” lo strapotere del marco tedesco, si è rivelata un errore politico”. L’opinione più diffusa è che i capitali siano affluiti in misura ancora maggiore verso il “centro forte” del Continente, la Germania appunto, la quale continua ad accumulare surplus commerciale. Ma se la Germania che, secondo Fubini, vede aumentare costantemente la presenza di giovani italiani,  intende – e ne avrebbe l’obbligo morale e culturale – guidare in tali termini l’Unione Europea, deve aiutare i Paesi meno abbienti (o anche, diciamolo pure, meno virtuosi), non limitarsi a imporre vincoli di austerità. Se ciò continuerà a verificarsi, la situazione diverrà insostenibile. Ci rimetteremmo tutti: Paesi come l’Italia, ma anche la stessa Germania. E alla fine tutta la costruzione dell’Unione Europea.

 

 

Foto: Il Console generale aggiunto di Germania a Milano, Peter von Wesendonk  con il presidente IEA Achille Colombo Clerici