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QN IL GIORNO pag. 25 · 01-06-2019. – FISCAL COMPACT DA RIVEDERE di Achille Colombo Clerici

giugno 4, 2019

QN IL GIORNO pag. 25 · 01-06-2019

 

 

FISCAL COMPACT DA RIVEDERE

 

di Achille Colombo Clerici

 

 

Un imprenditore, lavora, guadagna, assicura posti di lavoro, ma ha un grosso debito alle spalle. Con il reddito del suo lavoro paga gli interessi del debito, i dipendenti, mantiene se’ e la famiglia e riesce a fare anche beneficenza.

-Così non va: gli si dice.

Se non riesci produrre e guadagnare di più o a risparmiare per ridurre il debito devi vendere parte dei macchinari con i quali lavori.

-Ma, in un momento come questo di crisi economica generale, non riesco a produrre e vendere, e quindi a guadagnare di più; e per risparmiare devo impostare un programma che richiede del tempo. Lo farò, ma non riesco dall’oggi al domani.

Se poi non investo, anzi vendo i macchinari, non riuscirò nemmeno a lavorare e produrre reddito e quindi, ne’ ad assicurare i posti di lavoro, ne’ a pagare gli interessi sul debito, ne’ tanto meno a fare beneficenza.

-“Non importa devi farlo – la risposta imperiosa –  altrimenti ti impongo una “penale”.

 

Uscendo dalla metafora, la vendita dei macchinari equivale all’imposizione di nuove tasse da parte dello stato.

 

Queste producono un rallentamento nella produzione ed un calo della crescita economica.

 

Ebbene, la logica di questa parabola e’ quella del Fiscal Compact.

Tanto evidentemente assurda, che i vari nostri governanti che si sono succeduti nel periodo di formazione e di sottoscrizione di questo patto europeo, ne stanno prendendo le distanze.

 

Quell’accordo, (di stabilità dell’economia europea) è stato siglato nel 2012 dai 17 Paesi dell’Eurozona, e successivamente dagli altri Stati dell’Unione  (tranne U.K. e Repubblica Ceca). Esso irrigidisce i parametri di Maastricht del 1992 e del Patto di Stabilita’ e crescita del 1997, statuendo tra l’altro che i Paesi con un rapporto debito/pil eccedente il famoso parametro del 60%, debbano ridurre l’eccedenza di 1/20esimo all’anno; e ribadendo l’obbligo sanzionato di mantenere il rapporto deficit/pil nella misura del 3% annuo, misura che era stata fissata apoditticamente al tempo della sua istituzione.

In Italia ci si è affrettati ad inserire la norma dal pareggio di bilancio nella Costituzione, all’art. 81.

Confidavamo nella crescita dell’economia…

 

Ma l’originario patto europeo non distingue tra spese correnti e spese per investimenti produttivi: e’ l’errore di fondo.

Sicche’ in una fase di stasi della crescita economica, qual e’ quella che stiamo attraversando, il vincolo puo’ esser soddisfatto solo aumentando le tasse e riducendo gli investimenti.

 

L’impegno dell’Europa è che il fiscal compact venga incorporato nell’ordinamento europeo (da patto diventi norma) entro i primi sei mesi del 2019. Ora, passate le elezioni, scoppiera’ subito la questione e conseguenze per l’Italia potrebbero manifestarsi anche da parte della BCE e del sistema di finanziamento, attraverso le banche, della nostra economia (titoli del debito pubblico e imprese).

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Colombo Clerici ( Assoedilizia ): «per sostenere l’efficienza energetica occorre una politica abitativa» E-Gazette.it del 31 maggio 2019

giugno 4, 2019

E-GAZETTE.IT

 

Colombo Clerici ( Assoedilizia ): «per sostenere l’efficienza energetica occorre una politica abitativa.»

 

 

Lo ha detto il presidente di Assoedilizia intervenendo all’Incontro sul tema organizzato all’Università Bocconi di Milano dell’Osservatorio Smart City

 

“La questione delle energie rinnovabili e

 

dell’efficienza energetica nell’edilizia e più in generale dell’impatto climatico zero assunto, deve tener conto in Italia di due fattori imprescindibili: che nei decenni scorsi abbiamo scelto, con l’opzione referendaria antinucleare, di inquinare dove l’energia è consumata (in città) e non, viceversa, dove è prodotta (in campagna ); e che la maggior parte delle famiglie vive in case in proprietà e in condominio.

Sicché la gran parte degli immobili italiani è economicamente imbalsamata: non produce cioè, né reddito imponibile e quindi gettito fiscale, né attività economica indotta da riqualificazioni, manutenzioni, efficientamenti energetici, certificazioni etc.”. Lo ha affermato Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e della Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia intervenendo all’Incontro sul tema organizzato all’Università Bocconi di Milano  dell’Osservatorio Smart City (centro di ricerca GREEN e  Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa). “Mentre il teleriscaldamento segna il passo – ha proseguito Colombo Clerici – ingenti risorse pubbliche vengono impiegate per sostenere le energie rinnovabili di produzione domestica: suggestivo intendimento, certo, ma che non tiene presente che questa via presenta altissimi costi individuali e sociali cui non corrispondono adeguati benefici.

 

Per questo viene sottolineata la necessità di un deciso cambio di politica abitativa: bisogna passare dalla politica di sfavore alla politica di favore verso la locazione abitativa privata. La locazione abitativa è l’unica via per realizzare la mobilità e la virtuosità economica della casa, e per consentire quella gestione e amministrazione centralizzate e professionali della tecnologia domestica (impianti, apparecchiature,) senza le quali il cittadino diventa schiavo della stessa tecnologia.”

 

Le nuove direttive europee includono obiettivi, disposizioni e strumenti che avranno implicazioni economiche, legali e di policy su diversi settori rilevanti per lo sviluppo delle smart cities, e che riguarderanno le pubbliche amministrazioni, le imprese e i consumatori. L’Incontro –  organizzato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Smart City –  è stata l’occasione per approfondire le novità normative introdotte dalle Direttive e le opportunità a esse collegate per le smart city, attraverso la partecipazione di esperti e dei principali attori del settore.

 

Si è svolta quindi la tavola rotonda “Le implicazioni a livello urbano delle nuove Direttive UE in ambito energetico”, coordinata da Edoardo Croci e Giuseppe Franco Ferrari, cui hanno partecipato esperti ed esponenti di categorie interessate: oltre al citato Colombo Clerici,  Pier Giuseppe Biandrino, direttore Legal e Corporate Affairs Edison; Virginio Trivella, consigliere delegato all’Energia di Assimpredil Ance; Beatrice Giustinetti, Smart Cities and New Businesses manager Engie Italia; Giuseppe Montesano,  deputy director Enel Foundation.

 

– Edoardo Croci, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Franco Ferrari

CIS Certificazione di Idoneità statica degli Edifici – Milano – Convegno Assoedilizia

maggio 27, 2019

ASSOEDILIZIA

 

Il Sole 24 Ore pag. 21 – 25.05.2019

L’idoneità statica rischia la bocciatura sulla legittimità (S.Fossati)

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– da sin. Paolo Jacini, Cesare Rosselli, Marco di Tolle, Marilisa D’Amico, Achille Colombo Clerici, Sara Valagussa, Bruna Vanoli Gabardi, Luca Stendardi

“L’assemblea non decide l’addebito dei danni” di Cesare Rosselli – articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 21.5.2019 – Leggi & sentenze a cura di Assoedilizia –

maggio 21, 2019

Articolo:

Sole 24 Ore

QN IL GIORNO pag. 21 · 27-04-2019 «L’EUROPA UNITA NON IMITI ATENE» (Achille Colombo Clerici)

aprile 29, 2019

QN IL GIORNO pag. 21 · 27-04-2019 «L’EUROPA UNITA NON IMITI ATENE»

 

 

di Achille Colombo Clerici

 

 

Giulio Tremonti, nel suo recentissimo saggio «Le tre profezie. Appunti per il futuro» analizza le radici di populismo e sovranismo nell’Europa di oggi.   Per capire il grande disordine che investe le nostre vite, prende spunto da tre profezie.

 

Quella di Marx sulla deriva del capitalismo globale; la previsione del Faust di Goethe sul potere mefistofelico del denaro e del mondo digitale; infine l’intuizione di Leopardi sulla crisi di una civiltà che diviene cosmopolita. Tre chiavi di lettura che l’autore intreccia con la personale esperienza di studioso e di protagonista della politica.

 

La giovane ‘talpa’ del populismo sta scavando il terreno su cui, appena caduto il muro di Berlino, è stata costruita l’utopia della globalizzazione. Oggi sembra di essere tornati agli anni ’20 della Repubblica di Weimar, in una società stravolta e incubatrice di virus politici estremi.

 

Passando alla storia, rifletto: la complessità della questione europea nasce dal fatto che nel progetto dei padri fondatori si intrecciavano economia e politica; ma poi oggi è la prima a tener banco.  Molte regole vanno raddrizzate se non si vuole che si ripeta la vicenda della Lega di Delo.  Nel 477 a.C. si costituiva un’alleanza economico-militare che univa gli ateniesi e le città-stato indipendenti (poleis) loro alleate in una difesa comune contro il pericolo persiano. Ciascuna polis contribuiva a mantenere la flotta sia fornendo direttamente le triremi, sia pagando un tributo al tesoro comune.

 

Nel giro di una generazione la Lega di Delo era divenuta un pretesto per coprire l’imperialismo di Atene, il suo sogno di egemonia.  Il tesoro della Lega venne trasferito dal santuario di Apollo, nell’isola di Delo, al tempio ateniese del Partenone.

 

La giustificazione fu che, così, era messo al sicuro da un eventuale attacco persiano nell’Egeo; in realtà da allora in avanti Atene ebbe mano libera nell’utilizzo dei fondi. Nel 449 a.C. fu stabilito un accordo tra Atene e la Persia.     A quel punto, di fatto, cadevano i motivi per cui era stata costituita la Lega.

 

Diverse poleis sospesero il pagamento dei tributi, ma Atene reagì: richiamò gli alleati e ridusse l’autonomia di quelle città che si erano ribellate. Il predominio ateniese divenne sfrontato. Il Consiglio della Lega non fu più convocato; tutte le decisioni vennero prese da Atene.

 

Fu imposta la dracma come moneta comune, ma ancora più pesanti furono le ingerenze di Atene nella politica interna delle varie città: molte di esse passarono ad un governo di tipo democratico non per libera scelta, ma per obbedienza, visto che ovunque Atene imponeva le sue guarnigioni militari.  Dopo un tentativo di riforma (nuova Lega di Delo, ma Atene continuava a prevaricare sulle altre poleis), tutto finì con la rivolta di alcune città e la sconfitta di Atene.

QN IL GIORNO pag. 25 · 20-04-2019 Macroeconomisti e tributi immobiliari in Italia – di Achille Colombo Clerici

aprile 24, 2019

QN  IL GIORNO pag. 25 · 20-04-2019 – Macroeconomisti e  tributi immobiliari in Italia

di Achille Colombo Clerici

 

 

Eurostat indica che i prezzi delle case nella zona euro e nella Ue nel quarto trimestre 2018 sono aumentati del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Mentre in Italia, il solo Paese dell’ Eurozona in cui ciò si registra, i prezzi sono calati rispetto a un anno prima: meno 0,6 %.

Parallelamente è di pochi giorni fa il suggerimento all’Italia, da parte del FMI di Washington, presieduto da Christine Lagarde, di aumentare le imposte sugli immobili.

 

Inutile dire che su questa scia si pongono Ocse, Commissione Europea, sistema finanziario internazionale.

 

Non si capisce bene nell’interesse di chi sia dato questo suggerimento: se dell’economia del nostro Paese, o della regolarità’ contabile che sta strangolando la nostra economia.

 

Oggi la cultura economica nell’ Unione è pesamente influenzata dai macroeconomisti, teorici della econometria, basata sulla valutazione a livello quantitativo della reazione dei sistemi, non dei singoli operatori, alle regole e sull’applicazione di algoritmi fondati su dati statistici.

 

Ricordiamo che domina  una certa dottrina nella burocrazia europea e presso i tink thank internazionali quali Ocse, Fmi, Bce, Eurostat, secondo la quale sussiste un ordine fra le diverse categorie di tributi, per cui alcuni sono piu’ dannosi di altri; nel senso che incidono negativamente piu’ di altri sullo sviluppo economico.

 

Questi sono nell’ordine decrescente: i tributi sui redditi delle societa’, quelli sui redditi delle persone, l’Iva ed i tributi  immobiliari.

 

Non solo, ma addirittura quelle immobiliari sarebbero imposte virtuose perche’ in grado di spostare i risparmi delle famiglie dalla economia statica a quella dinamica, dalle persone alle cose, dalla gestione diretta alla gestione indiretta degli intermediari finanziari, dal capitale alla produzione.

 

A parte le suggestioni lessicali che mascherano intenti retrostanti, cio’ di cui l’econometria non tien conto e’ la reazione dei singoli operatori ai meccanismi di sistema, ivi compreso quello del prelievo tributario.

 

Esemplificando, l’aumento della imposizione tributaria sugli immobili della fine del 2011 ando’ ad incidere su un “flottante” immobiliare assai basso ( circa 1,5 % del valore complessivo ) provocando  un abbassamento dei prezzi e dei valori, che determino’ nella generalita’ degli italiani la convinzione diffusa di una perdita di valore del proprio ‘risparmio immobiliare’.

 

Da qui una serie di conseguenze negative, ai fini della crescita economica del Paese, che non sto a ripetere, ma che provocò  vasti effetti depressivi sulla nostra economia.

 

Si tratta di un equivoco: perche’ l’economia immobiliare non e’ statica, ma semplicemente stabile e non e’ improduttiva (basti pensare alla attività di costruzione,  manutenzione e rinnovamento degli immobili ed a tutto l’indotto potenziale).

 

Anzi e’ quella  che, nel rapporto incremento produttivo ( e quindi crescita economica ) e investimento pubblico sarebbe in grado di generare il miglior risultato con il minor impiego di risorse pubbliche: cioe’ di risorse fiscali.

 

Di conseguenza la piu’ adatta al rilancio della crescita economica.

Purche’ si varino politiche in grado di mobilitare il risparmio privato in mano alle famiglie, ridando slancio al mercato, secondo lo storico modello italiano.

“La mentalità e il progresso dei popoli” di Achille Colombo Clerici 7 gennaio 2019

gennaio 7, 2019

La nostra è una cultura classica, ma non una cultura chiusa; sorda cioè alle istanze di rinnovamento improntato agli schemi di vita più moderni.

Una cultura che affonda le sue radici in epoche lontane, nelle quali il possesso della terra era il solo fattore di potere.

Chi possedeva la terra vi ancorava la sua vita e quella della famiglia, la sua attività.
Il possesso della ricchezza mobile era funzionale al mantenimento della terra.
Quando, con il processo di industrializzazione, si verifica il massiccio fenomeno dell’inurbamento delle popolazioni rurali, nella mentalità dominante, alla terra si sostituisce l’immobile urbano.

Il sistema delle famiglie è, in questo contesto, il vero fulcro della vita sociale ed economica dello Stato. E, nella famiglia, il fulcro della vita economica è rappresentato dall’immobile urbano.
Fino a qualche tempo fa era possibile mantenere in patrimonio l’immobile prescindendo dalla sua immediata redditività (parliamo degli immobili dalla scarsa funzionalità) perché lo stesso era in grado di conservare il suo valore nel tempo: tanto che si parlava dell’immobile come del salvadanaio, per antonomasia, del risparmio privato. Ora ciò non è più possibile, tanto è gravoso il carico fiscale e gestionale del patrimonio immobiliare.

Con l’adesione dell’Italia alla U.E. siamo entrati in un sistema di regole che prescindono dalle nostre scelte.
Ebbene, le istituzioni economiche internazionali, quali l’Ocse, il FMI, la Commissione Europea, la Bce, coltivano la convinzione che l’ammodernamento del nostro Paese passi attraverso una decisa e rapida trasformazione culturale, un cambio di mentalità.
Ci si deve spostare, dalla gestione individuale del risparmio direttamente esercitata dalla famiglia, ad una gestione collettiva, attraverso intermediari finanziari.
Ci sono dunque imposte virtuose, in grado di produrre crescita economica: sono quelle che, dissuadendo le famiglie dall’investimento diretto, possono indurle a spostare nel senso anzidetto i propri risparmi.
Ecco dunque la ragione dei ripetuti moniti provenienti a turno dai diversi soggetti internazionali affinché l’Italia sposti l’imposizione fiscale dalle persone alle cose, dal lavoro ai beni, dall’economia statica a quella dinamica o reale, che sarebbe poi, nella loro concezione, quella finanziaria.

Figlia di questa idea è la politica fiscale seguita dal Governo dei tecnici tra il 2011 ed il 2013.

Abbiamo assistito ad un pesantissimo inasprimento del carico fiscale su tutte le categorie di immobili; ma, come se non bastasse, si è varata una riforma catastale che, per esplicito riconoscimento del legislatore stesso, avrebbe potuto comportare gravi distorsioni, eliminabili attraverso “correttivi”, per altro macchinosi e di dubbia efficacia, di là da venire.

L’effetto psicologico sulle famiglie risparmiatrici è stato rovinoso: timori, perdita di fiducia. I valori immobiliari scesi vertiginosamente, il mercato bloccato. Un senso di impoverimento generale ha cominciato a diffondersi presso i risparmiatori immobiliari e non; i cittadini hanno ridotto drasticamente i consumi, e la crisi, da finanziaria che era, si è trasformata in crisi economica. Altro che imposte salutari ai fini della crescita: si è innescato un grave processo di recessione economica, i cui effetti di circolo vizioso stiamo ancora scontando.

Ma il danno non si è limitato ad una ingente perdita di ricchezza nazionale, derivante dal calo dei valori di tutto il patrimonio immobiliare italiano.

Ha avuto due altri gravi effetti collegati.
La crisi del mercato immobiliare ha generato una crisi del settore delle costruzioni con conseguente default di molte imprese.

Questo fattore, unito alla diminuzione dei valori immobiliari che si è ripercossa sul sistema delle garanzie reali in sede di finanziamenti bancari, ha dato luogo ad un abbassamento del rating degli Npl (non performing loans), creando serissime difficoltà alle banche. Altra perdita ingente di ricchezza per il Paese.

Non solo, ma il sistema bancocentrico di finanziamento del nostro apparato industriale/commerciale non ha potuto che risentirne.
Terzo effetto perverso.

Quindi, una mossa sbagliata, tre scacchi subiti.
Come strategia non c’è male.

Morale: il miglior risultato non si ottiene coartando le culture, sostituendo le mappe mentali, terrorizzando i cittadini, sradicando cioè le mentalità; ma assecondandole migliorandole con gradualità, in modo tale che nel proprio alveo esse dispieghino i migliori effetti.