Archive for the ‘Articoli’ category

Regolamento Edilizio Milano  “Il Tar boccia l’obbligo di allegazione del CIS” –  Articolo su Il Sole 24 Ore del 16 aprile 2022

aprile 19, 2022

Il SOLE 24 ORE del 16 aprile 2022

“IDONEITA’ STATICA, IL TAR BOCCIA L’OBBLIGO DI ALLEGAZIONE AI ROGITI DI ACQUISTO”
Legittimata Assoedilizia a rappresentare la proprietà edilizia come ente esponenziale

di Saverio FossatiI

Sull’obbligo del Cis (certificato d’idoneità statica) il TAR segna un buon punto a favore della proprietà immobiliare: non solo è illegittimo obbligarne l’allegazione ai rogiti di compravendita, ma l’Associazione della Proprietà Edilizia è legittimata a proporre ricorsi contro norme amministrative che sfavoriscano la proprietà.

La vicenda dell’obbligo di Cis parte da lontano: i municipi sono autorizzati a chiederlo ma sinora, a quanto risulta, solo il Comune Milano, nel 2014 (articolo 11, comma 6 del Regolamento edilizio Comunale), ha stabilito che in tutti gli edifici di oltre 50 anni (circa30milla, il 60% di quelli cittadini) amministratori condominiali e proprietari dovessero avere il Cis. E che il documento dovesse essere allegato ai rogiti, con grandi problemi per le compravendite. La scadenza era stata fissata al 31 dicembre 2019 ma questo termine è stato spostato in là molte volte, da ultimo al 29 giugno 2022, con la determina dirigenziale 67/2022. Sono due i problemi sottolineati nel ricorso, presentato da Assoedilizia con un privato e con l’assistenza dei legali Bruna Vanoli Gabardi e Luca Stendardi: il primo è la legittimità dell’articolo del Regolamento edilizio che obbliga a ottenere il Cis. il secondo è l’obbligo della sua allegazione agli atti di compravendita immobiliare, poco coerente con la normativa amministrativa. La sentenza 852/2022 del Tar Lombardia (sezione Milano), depositata il 14, aprile, interviene su questi aspetti, dichiarando “parzialmente fondato” il ricorso. Se infatti lo respinge in ordine all’illegittimità dell’obbligo di Cis, perché trova immediato riferimento “ai temi di agibilità, decoro, salubrità e igienicità di cui al Dpr 380/2001 (articoli 3 e 24), il Tar lo dichiara fondato quanto all’obbligo di allegazione al rogito. Infatti per il Tar, che cita la Consulta (sentenze 138/2021 e n3/2018) “il limite dell’ordinamento civile (…) identifica un’area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale e comprende i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione”.

Un tema decisamente rilevante sottolinea Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia è quello affrontato nelle eccezioni di improcedibilità del ricorso: se viene bocciata la legittimazione del privato, in quanto non leso direttamente e immediatamente dall’obbligo, di fatto non ancora in vigore, viene invece riconosciuta la legittimazione ad agire di Assoedilizia, in quanto “ente esponenziale” che tutela gli interessi della categoria dei proprietari immobiliari per evitare oneri futuri.

Autarchia! Idrogeno e pompe di calore – La Lombardia s’attrezza – Articolo su IL FOGLIO del 14 aprile 2022

aprile 19, 2022

IL FOGLIO del 14 aprile 2022
Autarchia! Idrogeno e pompe di calore – La Lombardia s’attrezza.

di Daniele Bonecchi

Primo a provarci è stato il più il geniale tra i manager pubblici italiani, il più grande in assoluto: Enrico Mattei. Che a caccia di petrolio in val Padana trovò un mare di metano per far marciare l’economia italiana del Dopoguerra, Oggi l’idea di provare a farcela da soli, o almeno a lavorare per una o più ipotesi di energia autarchica, è tornata. La più promettente (anche se non è dietro l’angolo) è l’energia da idrogeno verde, che ha trovato tra i promotori più attenti Alberto Dossi (vicepresidente di Assolombarda), imprenditore del settore e presidente di H2IT, che raggruppa oltre un centinaio di aziende impegnate sul fronte dell’idrogeno, 43 delle quali in Lombardia. Ma andiamo con ordine, perché paradossalmente la fonte di energia più economica e più vicina sembra essere l’acqua. Ci aveva provato un decennio fa la società regionale Navigli Lombardi che aveva approntato uno studio per utilizzare l’acqua dei Navigli e del Villoresi per alimentare una rete di pompe di calore nel sistema abitativo dell’area metropolitana. Idea rilanciata giorni fa (sul Corriere) dal presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici. “Credo esistano tutte le condizioni per ragionare a livello cittadino di percorsi diversi. E non parlo del fotovoltaico di condominio che, diciamocelo francamente, è praticamente un feticcio, ma piuttosto di sfruttare almeno per il riscaldamento delle nostre case il capitale geotermico che sta nel sottosuolo milanese”. Il fronte del fotovoltaico è il più dinamico ma si scontra coi limiti delle strutture di grandi dimensioni. Regione Lombardia è particolarmente attiva e tra l’altro ha deciso un finanziamento di 8 milioni anche per l’installazione di pannelli fotovoltaici negli edifici Aler. C’è poi l’esigenza di aggregare i piccoli impianti. Ci sta provando Enel con Evolvere in Lombardia. Le due aziende sono state scelte per coinvolgere anche gli impianti fotovoltaici di piccolissima taglia quelli, per intenderci, sui tetti di case e villette in un progetto pilota di rete intelligente, in cui anche i produttori extra-small contribuiscono al fabbisogno immettendo energia solo quando c’è richiesta. Dalla Stanford University arriva una notizia folgorante: i primi pannelli solari in grado di produrre energia sia di giorno che di notte, evitando quindi l’utilizzo di batterie per immagazzinarla. Il dispositivo sfrutta il calore generato dalla Terra, un’energia tanto intensa quanto quella che giunge sul nostro pianeta grazie alla radiazione solare. Durante la notte, infatti, le celle fotovoltaiche si raffreddano, raggiungendo una temperatura di alcuni gradi al di sotto di quella dell’aria circostante: è proprio questo differenziale che i ricercatori sono riusciti a sfruttare per produrre elettricità. Torniamo all’idrogeno, settore in piena evoluzione. La volontà politica di accelerare sul fronte della transizione ecologica lo sta rendendo essenziale per il raggiungimento dei target di decarbonizzazione al 2030 e la neutralità climatica al 2050. Tra investimenti diretti dell’Ue e privati, si prevedono fondi per oltre 2 miliardi di curo per il periodo 2021-2027. In Lombardia sono molti i cantieri all’idrogeno aperti. Fnm, A2A e Agip lavorano alla hydrogen valley della Valcamonica; Sea e Airbus hanno firmato un Memorandum finalizzato allo studio e all’implementazione di progetti per la distribuzione dell’H2 negli aeroporti milanesi. Ma gli investimenti da soli non bastano. Occorre rafforzare la collaborazione tra il mondo della ricerca e quello industriale. “In questo momento la priorità della filiera idrogeno si può riassumere in una sola parola: ‘sinergia’ commenta Alberto Dossi -E’ solo attraverso la continua interazione tra imprese ed enti di ricerca che il settore può approfittare delle tante opportunità che stanno nascendo e superare divari tecnologici e barriere normative che ostacolano la crescita. Come testimoniano i fondi del Pnrr e di Mission Innovation, oltre alla partecipazione all’Ipcei sull’idrogeno, la spinta del nostro paese a finanziare progetti e ricerche sull’idrogeno è evidente. Il nostro obiettivo è non sprecare quest’occasione affinché l’Italia si posizioni strategicamente in tutti i settori di riferimento della filiera”.
Daniele Bonecchi

Calo demografico. Ora urgono contromisure – Articolo su QN Il Giorno del 9 aprile 2022 di Achille Colombo Clerici

aprile 11, 2022

Articolo su QN Il Giorno del 9 aprile 2022
Rubrica Casa, città, società.

Calo demografico. Ora urgono contromisure

di Achille Colombo Clerici* 

Con 400.000 nascite all’anno diventeremo un’Italia da 30 milioni di abitanti: l’ennesimo allarme sulla realtà demografica italiana e sulle conseguenze giunge dall’Istat. Dal 2014 i nuovi nati in Italia sono in forte calo. Nel 2020 siamo arrivati a 404.000 nascite, sfondando al ribasso la soglia dei 60 milioni di abitanti nonostante l’apporto dell’immigrazione anch’essa in consistente decresciti a causa della pandemia avviandoci verso i 59 milioni. Il 35,1% delle famiglie italiane (8.775.000 unità su un totale di 25.700.000) è composto da una sola persona: nel 1971 era il 12,9%. In media, la famiglia italiana è composta da 2,3 persone. Conseguenze. Da un punto di vista economico, se non si inverte la tendenza, secondo una attendibile simulazione che considera produttività, occupazione, mercato del lavoro, struttura e tendenza demografica, popolazione, tra il 2020 e il 2040 il Pil calerebbe del 6,9%. Ma questo preoccupante futuro non è inevitabile. L’andamento demografico ha tempi estremamente lenti e ciò consente di approntare opportune contromisure. Le cause del calo della natalità sono note: tra queste, l’assenza di strutture adeguate, tipo asili nido, che consentano di conciliare lavoro e figli. La Francia, che ha un tasso di natalità tra i più alti d’Europa, assicura ad ogni famiglia con figli fino al diciottesimo anno d’età un consistente sussidio mensile. Gli interventi devono avere natura non assistenziale, ma di promozione demografica. Occorre un serio piano per assicurare ai giovani casa e lavoro. Va risolto lo storico squilibrio per cui in Italia le case sono proporzionalmente più numerose nelle regioni in cui c’è meno lavoro. Mentre iniziative dovrebbero essere assunte dal mondo imprenditoriale, che non può lasciar solo lo Stato, pena la dilatazione dell’imposizione fiscale. Efficace risorsa infine è una immigrazione regolata e integrata, capace di inserire rapidamente e utilmente il ‘nuovo italiano’ nel Paese in cui vive.

*Presidente Assoedilizia

Conto salato in arrivo per l’Europa – Articolo su QN Il Giorno del 26 marzo 2022 di Achille Colombo Clerici

aprile 4, 2022

“Siamo in una situazione di incertezza sul piano economico. Lo vediamo molto chiaramente dall’andamento del settore turistico, con prenotazioni cancellate, con il trasporto aereo che diminuisce. In generale gli investimenti programmati vengono cancellati. Si tratta di una situazione di incertezza che colpisce molto più l’Europa che il resto del mondo”.

Faccio mie le parole pronunciate dal presidente del Consiglio Mario Draghi in aula alla Camera. Quest’anno dovremo rinunciare al turismo dei Russi, degli Ucraini, dei Bielorussi. Un preoccupante interrogativo grava sulle presenze americane, perché Oltreoceano la guerra è percepita come interessante l’intera Europa e non localizzata in Ucraina; e su quelle cinesi. Ma si prevedono anche effetti negativi pesanti (meno 30%?) su arrivi e presenze dai Paesi comunitari.

Questa situazione colpisce il comparto immobiliare, residenziale e alberghiero in particolare, oltreché lo shopping, la ristorazione e le attività legate al turismo. I venti di guerra non incoraggiano di certo le vacanze.

Qualche dato sull’apporto del turismo straniero alla nostra economia. Durante la Grande Recessione gli stranieri nel loro complesso hanno sostenuto il comparto evitandone il crollo (più 4% medio di presenze); nel 2019 i russi hanno rappresentato la seconda nazionalità per acquisti (12% del totale del mercato), tra l’inizio 2021 e inizio 2022 hanno speso il 78% in più rispetto al 2019, con Milano meta preferita per lo shopping (30% del totale nazionale).

L’Italia è al terzo posto come destinazione preferita (dietro Australia e Spagna) dei turisti americani. Gli USA sono stati il secondo Paese per spesa (dietro la Germania): oltre il 67% della spesa è andata ad alberghi e villaggi, la maggior parte a favore di vacanze culturali in città d’arte.

La presenza della Cina fino all’inizio della pandemia ha registrato aumenti del 15-16% annui. L’Italia rappresenta la meta preferita dei visitatori cinesi e primeggia in Europa superando Francia, Germania e Spagna.

Anche se, va detto, i più affezionati all’Italia restano tedeschi e francesi. Quello degli extracomunitari resta quindi un apporto estremamente rilevante all’economia italiana, in tutto il comparto turistico/alberghiero-commerciale ed edilizio-residenziale. 

“2020/2022 dalla pandemia al catasto” – Articolo di Francesco Pontelli da pattosociale.it

marzo 29, 2022

Francesco Pontelli, Economista – 3 marzo 2022

Da pattosociale.it

A partire dal 31 gennaio del 2020, quando fu proclamato il primo stato di emergenza, i cittadini italiani hanno dato prova di un’estrema compattezza anche se con diverse posizioni relative alle strategie sanitarie e in riferimento a quelle vaccinali fino alle politiche economiche.

Anche se con forti contrasti sociali, generati spesso dalla stessa classe politica, nel suo complesso il nostro Paese ha dimostrato un senso di democraticità come espressione del valore più alto della libertà la quale ha permesso confronti anche aspri tra le diverse posizioni ma comunque sempre all’interno di una unità democratica dell’Italia.

L’emergenza sanitaria ha dimostrato come molto spesso la cittadinanza si dimostri migliore della stessa classe politica la quale ha pure cercato di sfruttare in questo lungo periodo emergenziale le molteplici problematiche solo ad uso e consumo dei propri ritorni elettorali.

Alle soglie del 31 marzo 2022, quando sarebbe dovuta scadere l’ultima proroga dello stato di emergenza, il mondo intero si trova coinvolto nella terribile questione della guerra in Ucraina. Una catastrofe umana, sanitaria ed economica che ha colpito con colpevole sorpresa tutte le maggiori nazioni ed ha costretto il governo in carica a prorogare lo stato di emergenza al 31/12/2022. Quindi, anche se per diverse motivazioni, il nostro Paese si troverà, arrivati al dicembre 2022, con trentacinque (35) mesi senza interruzione di stato di emergenza: un caso unico nel mondo che dovrebbe aprire invece un dibattito istituzionale sull’abuso da parte degli ultimi governi della propria posizione e del potere che la Costituzione ha loro riservato.

Il nostro Paese, va ricordato, sta pagando un peso aggiuntivo ancora più alto rispetto agli altri partner europei in termini di sospensione delle prerogative democratiche, anche con un parlamento ridotto ormai a semplice esecutore degli atti governativi.

Le conseguenze economiche, sintesi di due anni di emergenza pandemica ai quali vanno sommati quelli attuali per la guerra in Ucraina, si stanno rivelando disastrose con l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime la cui stessa reperibilità risulta molto problematica sul mercato internazionale.

In soli due anni, dal 2020 al 2022, il gas è aumentato del 1637%, e solo nell’ultimo anno del 736%, determinando la perdita progressiva della competitività del nostro sistema industriale ed imprenditoriale e l’impennata dei costi delle bollette ormai assolutamente insopportabili.

In più, l’ultima rilevazione del tasso di inflazione segna un +5,7% il quale andrà interamente a carico delle fasce della popolazione con redditi più bassi (l’inflazione è la tassa più ingiusta del panorama economico fiscale), dimostrando una volta di più come la “riforma fiscale” del 2021 voluta dal governo in carica e relativa alla rimodulazione delle aliquote IRPEF, avendo favorito le fasce reddituali tra i 40/50.000 euro, determini un ulteriore peggioramento per le fasce più deboli da risultare persino offensiva nei confronti dei cittadini meno fortunati.

A questa situazione disastrosa il governo ha risposto quindi o con dei pannicelli caldi o peggio attuando una politica fiscale avversa alle fasce di reddito più basso mentre la Francia, la Polonia e la Germania hanno adottato l’unica soluzione appropriata in questo contesto: la riduzione della pressione fiscale soprattutto per i prodotti energetici.

Il grande senso di tolleranza della popolazione e del mondo del lavoro risulta ampiamente superato, come dimostrano i primi blocchi dei Tir contro il caro gasolio al quale il governo sembra voglia rispondere con una riduzione dei pedaggi autostradali i quali, immancabilmente, tra un paio d’anni verranno bocciati come aiuti di Stato dall’Unione Europea.

Al di là del valore numerico della crescita del PIL siamo all’inizio di una crisi economica senza precedenti successiva ad oltre due (2) anni di emergenza pandemica la quale ha determinato un declino sociale, politico ed economico del nostro Paese alla quale si aggiunge la stagione di guerra.

Partendo da questa situazione drammatica, soprattutto in prospettiva, la priorità del governo in carica è invece “la riforma del catasto” o, come viene definito, “un semplice aggiornamento del catasto”, talmente semplice da indurre il Presidente del Consiglio Draghi e la sottosegretaria Guerra (Pd) a minacciare una crisi di governo.

Un comportamento istituzionale assolutamente inappropriato ed inaccettabile perché legato alla situazione attuale che vede il nostro
Paese all’interno di una stagione di guerra immediatamente successiva a ventiquattro (24) mesi di pandemia le cui terribili conseguenze sono drammatiche in termini sanitari, sociali ed economici.

Tutto questo dovrebbero indurre ad una maggiore consapevolezza del momento storico attuale e quindi spingere il governo e le forze politiche
ad una rimodulazione delle priorità della loro agenda politica e governativa.
Mai come ora la classe politica e governativa italiana aveva dimostrato un completo disprezzo per le difficoltà della popolazione italiana.

Francesco Pontelli – Economista

“Catasto, come stanno le cose”

marzo 29, 2022

CATASTO, COME STANNO LE COSE

Che cosa prevede l’ARTICOLO 6 del disegno di legge delega per la riforma fiscale?

Due cose molto diverse fra loro, ben differenziate già nella rubrica dell’articolo.

  1. Il COMMA 1 prevede la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili.

In particolare, la norma mira a facilitare e accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento di:

  • immobili attualmente non censiti (c.d. “immobili fantasma”)
  • immobili che non rispettano la reale consistenza di fatto
  • immobili che non rispettano la relativa destinazione d’uso
  • immobili che non rispettano la categoria catastale attribuita;
  • terreni edificabili accatastati come agricoli;
  • immobili abusivi.

Il comma 1 è condiviso dall’intero Parlamento.

2. Il COMMA 2 prevede la revisione del catasto dei fabbricati.

La novità principale della revisione è l’introduzione di una qualificazione patrimoniale del catasto italiano, tradizionalmente di natura reddituale perché teso a considerare quale indice di capacità contributiva la capacità dell’immobile di produrre reddito e non il suo mero possesso.

Il comma 2 non è condiviso da 5 forze politiche: 3 di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia), 2 di opposizione (Fratelli d’Italia, Alternativa).

Perché c’è grande attenzione al tema catasto?

Perché sui dati catastali si basano diversi tributi, il principale dei quali è l’IMU, vera e propria patrimoniale annuale sugli immobili, che ha un gettito di circa 22 miliardi di euro l’anno, frutto dell’aumento dei moltiplicatori catastali e delle aliquote disposto con la manovra Monti (prima l’ICI pesava per circa 9 miliardi l’anno).

Dall’IMU è attualmente esclusa l’abitazione principale (la cosiddetta “prima casa”), a meno che non si tratti di un’unità immobiliare di categoria catastale A/1, A/8 e A/9. Tuttavia, va sottolineato che la Commissione europea – oltre a raccomandare all’Italia di “aggiornare” il catasto al fine di compensare con maggiore tassazione sugli immobili una minore imposizione “sul lavoro” – ha suggerito anche di reintrodurre l’IMU sull’abitazione principale.

Gli altri tributi fondati sulle risultanze catastali sono, principalmente, l’Imposta di registro, che si paga in caso di acquisto di un immobile, l’Imposta sulle successioni e sulle donazioni e l’Irpef dovuta per le abitazioni ulteriori a quella principale che si trovino nello stesso Comune di quella di residenza e che non siano locate.

Peraltro, i dati catastali influenzano anche l’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), attraverso il quale i cittadini accedono, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità. Tra i parametri con i quali viene determinata la situazione economica del nucleo familiare del richiedente la prestazione o il servizio rientra, infatti, il valore catastale degli immobili di proprietà, “prima casa” inclusa. Maggiore è il valore catastale di quest’ultima, dunque, minore possibilità vi è di ottenere la prestazione o il servizio.

In ogni caso, è stato il Governo stesso a dichiarare esplicitamente la finalità di incremento di tassazione sugli immobili dell’intervento normativo. La relazione del Ministero dell’economia e delle finanze sull’articolo 6 del disegno di legge delega afferma che la disposizione “è coerente” con la raccomandazione della Commissione europea con la quale si invita l’Italia a “ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso una riforma dei valori catastali”. Dal canto suo, il Presidente del Consiglio – rispondendo alla Camera a un’interrogazione parlamentare – ha affermato, parlando dell’Imu, che “gli estimi su cui sono basati i gettiti di oggi sono dell’88-89, son passati più di 33 anni!”.

È appena il caso di rilevare che la bizzarra precisazione circa le finalità non fiscali del nuovo catasto (una norma priva di finalità fiscali in una riforma fiscale è un inedito…), contenuta nel comma 2 dell’articolo 6, è stata inserita al mero scopo di (tentare di) tranquillizzare qualche osservatore superficiale, risolvendosi in realtà in un’ulteriore (e un po’ goffa) ammissione degli ovvi obiettivi della revisione catastale.

Il Centro Studi della CISL ha elaborato e diffuso alcune stime relative ai possibili aumenti della base imponibile e dell’IMU nelle maggiori città d’Italia: Roma + 52%; Milano +151,2% in centro e + 87% in periferia; Napoli + 119% in centro e + 59,8% in periferia; Bologna + 55%; Genova +27,7% in centro e + 12,2% in periferia; Bari + 32,7% in centro e +23,7% in periferia.

Per il Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL, le rendite catastali aumenterebbero del 128,3% con punte del 189% a Trento, del 183% a Roma, del 164% a Palermo, del 155% a Venezia, del 123% a Milano.

I rischi della revisione del catasto prevista dal comma 2 dell’articolo 6 sono stati evidenziati dall’intero mondo immobiliare. Oltre che la rappresentanza dei proprietari (Confedilizia), si sono pronunciate – fra l’altro – quelle degli agenti immobiliari (Fiaip), delle imprese immobiliari (Aspesi), degli amministratori di condominio (Gesticond, fra le altre).

Catasto reddituale e catasto patrimoniale

Il catasto italiano nacque con funzioni perequative, allo scopo di recare uniformità di valutazioni all’interno della Penisola. E ha avuto una costante caratteristica: essere un catasto di redditi e non di valori. La sua funzione, in sintesi, è tradizionalmente stata quella di indicare il reddito medio ordinariamente ritraibile da un terreno o da un immobile. La stessa Corte costituzionale ha ritenuto di “salvare” la trasformazione del catasto reddituale in catasto patrimoniale, inopinatamente attuata con decreto ministeriale e dichiarata illegittima dalla magistratura amministrativa, sul presupposto della sua provvisorietà. In tale contesto, peraltro, la Consulta fece significativamente rilevare che “nel momento in cui, per determinare tariffe di estimo e rendite catastali, si abbandona il tradizionale ancoraggio al reddito ritraibile e si privilegia il valore di mercato del bene, si opera una scelta procedimentale alla quale non è logicamente estraneo il rischio di determinazione di rendite catastali tali da superare per la loro misura il reddito effettivo, sicché imposte ordinarie, che a tali rendite si rifacessero, porterebbero ad una sostanziale progressiva erosione del bene”.

Quali sono le posizioni politiche in campo?

Il Governo e parte della maggioranza sostengono la necessità di giungere all’approvazione dell’articolo 6 del disegno di legge.

Il Centrodestra – sia quello di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia, Noi con l’Italia), sia quello di opposizione (Fratelli d’Italia) – ha proposto la soppressione dell’intero articolo 6, anche in coerenza con quanto convenuto dall’intera maggioranza il 30 giugno 2021, in occasione dell’approvazione del documento di indirizzo per la riforma fiscale, che lo stesso Governo – nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) – ha indicato come testo alla base della sua proposta.

Vista l’insistenza del Governo sul proprio testo, il Centrodestra di maggioranza ha promosso due proposte di mediazione, che avevano come tratto distintivo il mantenimento di tutte le previsioni contenute nell’attuale comma 1 e che erano finalizzate alla mappatura degli immobili, al loro corretto classamento, all’emersione degli immobili fantasma e alla regolarizzazione di quelli abusivi. Entrambe sono state rifiutate dal Governo e dagli altri partiti della maggioranza, evidentemente più interessati a introdurre il catasto patrimoniale, con tutti i pericoli connessi.

Non è più psicosi, è Guerra fredda di Cosimo Risi, già Ambasciatore d’Italia a Berna

marzo 28, 2022

Da Salerno Notizie, link: https://www.salernonotizie.it/2022/03/28/non-e-piu-psicosi-e-guerra-fredda-di-cosimo-risi/

Tempo fa scrissi su queste pagine di psicosi della Guerra fredda. Al pari di altri disturbi psichici poteva essere curata dallo psichiatra con buone parole e farmaci. Le prime aventi il nome di diplomazia, i secondi quello di armi. Alle armi, si sperava, l’ultima parola.

Nel teatro della guerra si recita la pièce dal vivo delle armi vere, con ambedue le parti che ne impiegano di più potenti e distruttive. Il bilancio delle vittime supera le decine di migliaia. L’entità delle distruzioni è incommensurabile per ora, altre infatti ne seguiranno.

I profughi, dopo un mese, ammontano a 3,8 milioni. La guerra balcanica (1991-95) ne produsse 1 milione, la guerra in Kosovo (1999) 0,7 milioni, il periodo di punta dei migranti (2016) 0,9 milioni.

L’Ucraina mostra cosa significhi l’aggressione militare, senza che si ricorra alle armi di distruzione di massa, quelle che al solo pronunciarle mettono i brividi.

La triste euforia del conflitto pervade gli animi. Ha voglia Papa Francesco a dichiararsi sgomento dalle intenzioni di arrivare al 2% del PIL per riarmarsi. Il timore della guerra generalizzata, e di nuovo come nel Novecento sul territorio europeo, mette le ali anche agli spiriti pacifici.

Fra difesa comune europea e solidarietà NATO è tutto uno strombazzare un impegno fermo contro il nemico. Che non è il popolo russo in quanto tale, ma il suo scellerato Governo.

Nella notte tutte le vacche sono scure, è perciò arduo distinguere fra popolo e governo. Il primo, per quanto riluttante, è chiamato a combattere dalla coscrizione obbligatoria ed a piangere i caduti. L’intera Europa è calata in un’atmosfera sepolcrale che neppure i Romantici alla Ugo Foscolo riuscirebbero a cantare.

Alcune facili previsioni sono possibili nello scenario attuale. La perestrojka (ristrutturazione) di Mikhail Gorbacev, datata 1985, è cancellata di colpo: trentasette anni di distensione bruciati. E, con essa, l’ammissione della Russia fra le nazioni civilizzate con cui scambiare merci, persone, sentimenti.

Non ci recheremo più a San Pietroburgo nelle notti soleggiate di giugno né ammireremo i tesori del Cremlino. Il Palazzo tornerà ad essere oggetto di quella particolare stirpe di studiosi chiamati “cremlinologi”.

Essi ripropongono i vecchi interrogativi. Dove stanno il Ministro della Difesa e il Capo di Stato Maggiore? Colpiti da raffreddore come qualche loro predecessore sovietico? Sono fondate le voci di golpe attribuite ai dirigenti del Servizio Segreto? La nebbia è ridiscesa sulla Piazza Rossa, al posto del feretro di Lenin aleggia il fantasma di Brezhnev con la sua dottrina della sovranità limitata.

Assistiamo alla riabilitazione in corsa della Cina. Fino a gennaio, nei documenti americani e, in maniera più soffusa, negli europei, si distingueva fra Russia e Cina. La prima era un concorrente, la seconda un rivale strategico.

Tradotte dal diplomatichese, le definizioni indicavano che con Mosca si potevano concludere affari, tanto stiamo sulla stessa barca (l’Europa), con Pechino bisognava spingere il confronto a fondo.

Ora la Russia è il nemico da contenere fino all’arretramento, mentre la Cina è invocata come il perno della mediazione. Evidentemente la NATO e il G7 e i Ventisette danno scarso credito alle mediazioni di Turchia (che è membro NATO) e Israele (amico inossidabile degli USA).

Il nuovo ordine mondiale evocato da Vladimir Putin a sostegno dell’invasione si riorganizza sempre attorno ai tre pilastri di USA, Cina, Russia. Solo che, a differenza dei suoi piani, la Russia figura in veste di terzo incomodo, se non proprio di paria per gli Occidentali.

L’Unione europea  si ricompatta sotto la bandiera dell’unità occidentale. Pare un segno di forza, ed invece ribadisce la debolezza della visione, cui non basta la Bussola strategica a porre rimedio. Il Consiglio europeo del 25 marzo è il vertice del rinvio al vertice successivo.

Il solo dato certo è il riconoscimento della leadership americana. Il Presidente Biden è stato il protagonista delle riunioni di Bruxelles. E’ comprensibile l’ansia europea di aggrapparsi all’amico sicuro invece che seguire la rotta incerta dell’autonomia strategica.

Sullo sfondo si collocano alcuni temi forti del pensiero occidentale. I diritti umani non sono più una discriminante nei rapporti internazionali. La lotta alla fame nel mondo non è più imminente. La transizione energetica è un accessorio opzionale.

Il COVID è perito sotto le bombe di Mariupol. L’AIFA decide che la quarta dose di vaccino non serve. Gli ultrasettantenni, almeno loro, hanno un motivo di sollievo.

di Cosimo Risi

“Luci ed ombre nella riforma del catasto” Articolo su QN Il Giorno del 19 marzo 2022 di Achille Colombo Clerici

marzo 22, 2022

Riforma del Catasto. Non è questione, né di destra, né di sinistra. Ma di chi vuole dare una spallata all’attuale assetto socio-economico, basato sul risparmio investito nella proprietà diffusa della casa, e di chi no. Proprio in questo momento storico, in mezzo ad una guerra, a una pandemia, ad una crisi economica. Il cuore della cosiddetta riforma del catasto, che io contesto, non è, né l’emersione delle case fantasma, né la lotta senza quartiere all’evasione fiscale, né la perequazione dei valori imponibili catastali: ci sono apposite leggi che non sono quelle di quasi cent’anni fa di cui si dice. Tra le ultime quella del 2004 che, secondo la relazione illustrativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2015, ha attivato interventi da parte di soli 1300, su 7774 comuni potenziali, pari al 17% del totale dei comuni italiani. Il Comune di Milano e l’Agenzia delle Entrate negli anni 2008/2009 hanno dato luogo a 60mila revisioni di unità catastali di proprietà privata, con un incremento di incasso di milioni e milioni. Quelle leggi potenziamole, se occorre, ma soprattutto applichiamole, e poi non diciamo che le rendite catastali sono quelle di 23 o 33 anni fa, cioè del 1988/1989. Senza dire dei milioni di aggiornamenti automatici di rendite catastali che l’Agenzia delle Entrate ha attivato, a seguito delle denunce obbligatorie degli interventi di riqualificazione edilizia eseguiti dai privati.

Il cuore è la sostituzione degli attuali criteri di determinazione delle basi imponibili, di natura reddituale, con quelli nuovi di natura patrimoniale che, combinati con gli automatismi del nuovo sistema, hanno effetti potenzialmente espropriativi.  E’ tutto da vedere il rapporto con l’art. 53 della Costituzione italiana, che parla della “capacità contributiva”, la quale deve rapportarsi non al valore capitale del risparmio, ancorché investito negli immobili, ma al reddito dei beni. Altrimenti è come se, nel caso dei depositi in conto corrente bancario, pagassimo l’imposta, non sugli interessi (come avviene), bensì sul valore del denaro depositato. Oggi, con zero interessi, saremmo ridotti a pagare le imposte con quote del capitale, cioè con il risparmio.

La lettera a Giangiacomo Schiavi Corriere della Sera del 18 marzo 2022 – Troppi vandalismi sui muri ci ricordano la rana bollita

marzo 18, 2022

TROPPI VANDALISMI SUI MURI CI RICORDANO LA RANA BOLLITA
Caro Schiavi, è passato il primo mese con la casa natale di Alessandro Manzoni imbrattata da scritte. Come avevo previsto con la mia email del 17 febbraio la proprietà non è intervenuta per la pulizia della facciata. Attendo ora magari la scusa che l’edificio è storico pertanto la proprietà non può intervenire. Nel 2014 l’allora assessora Rozza fece ripulire la facciata offesa da imbrattamenti in pochi giorni affermando che bisogna proteggere la storia di Milano. Perché l’attuale giunta non fa lo stesso? E perché questa rassegnazione?
Maurizio Carmignani

RISPOSTA DI SCHIAVI
Caro Carmignani, a questo punto, l’amara conclusione è una: la battaglia contro i vandalismi sui muri è persa, anzi non c’è mai veramente stata. Bisogna riandare agli ex sindaci Albertini e Moratti per trovare a Palazzo Marino una decisa posizione contro gli imbrattamenti, che all’inizio doveva coinvolgere Amsa, con un impegno economico non indifferente. Ma anche questo, nonostante le buone intenzioni, è stato un flop. Il modello Giuliani, che ha ripulito i muri di New York, non piace a Milano: forse è considerato troppo di destra anche se il decoro di una città non dovrebbe avere appartenenze o colore politico. Lei fa l’esempio di casa Manzoni, ma basterebbe chiedere un censimento a Assoedilizia o ai Comitati cittadini per vedere che Milano è un imbrattamento unico. L’oscena facciata del vecchio Istituto dei tumori, in piazzale Gorini, edificio storico del Ventennio, è lì a dimostrare un’inerzia di fondo con un palleggio di responsabilità sulla pulizia: quei muri pubblici, sfregiati da stupide scritte che portano all’ingresso della benemerita Lega nazionale dei tumori, sono da anni una vergogna. Sarebbe però ingiusto non riconoscere che in questi mesi le priorità per Milano e chi la governa sono state altre, dall’emergenza pandemica, all’uscita dalla crisi, alle conseguenze della catastrofica guerra in Ucraina. Diamo pure le attenuanti, ma completiamo il suo ragionamento con la metafora della rana bollita di Noam Chomsky, quella che la mia insegnante di educazione civica proponeva per instillare qualche goccia di civismo: accettando passivamente il degrado, come la rana che finisce nella pentola dell’acqua fredda che lentamente viene riscaldata, ci si adatta a situazioni via via più sgradevoli senza avere la forza di reagire. La rana alla fine viene bollita e muore, ma se fosse stata immersa nell’acqua calda avrebbe trovato la forza di reagire. Ecco perché non dobbiamo smettere di indignarci a fin di bene: per non finire così.

Guerra Russia Ucraina, una cronologia dei fatti per comprendere la crisi – Articolo di Cosimo Risi (già Ambasciatore d’Italia a Berna)

marzo 14, 2022

Per leggere l’articolo:
https://www.salernonotizie.it/2022/03/14/una-cronologia-dei-fatti-per-comprendere-la-crisi-di-cosimo-risi/