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“Il risparmio torni ad affluire in aziende e in immobili” Articolo su QN Il Giorno del 22 maggio 2021 – di Achille Colombo Clerici

maggio 24, 2021

Se la pandemia ha causato dolorose perdite umane ed ha inferto un colpo durissimo all’economia e alla qualità della vita, ha pure avuto pesanti riflessi sul sistema finanziario/bancario che dell’economia è l’ossatura portante.

Se ne è discusso alla prima edizione del “The Global Banking Forum” organizzato da Eccellenze d’impresa, Prometeia, Associazione per lo sviluppo degli Studi di banca e borsa dell’Università Cattolica, con il patrocinio della Commissione Europea e di Borsa Italiana.  

Dal webinar è giunto un messaggio di moderato ottimismo. Covid-19 ha pure accelerato processi di modernizzazione prima impensabili: basti pensare al vaccino creato in meno di un anno, al rinato ruolo dello Stato che sembrava surclassato da multinazionali e globalizzazione, allo sviluppo della tecnologia che investe anche le banche.   

In Italia questo settore sta registrando un rapido cambiamento tanto che si può parlare di una corsa veloce per recuperare il gap con il mondo bancario internazionale. Opportuno sarebbe ora agevolare – con opportuni incentivi – transizione del risparmio italiano, che ha toccato in aprile il nuovo record di 1746 miliardi di euro, o almeno di una parte di esso, dall’economia finanziaria all’economia reale: cioè al sistema produttivo-commerciale  nazionale.  

Dati provenienti da altre fonti mostrano un panorama in bianco e nero. L’esposizione delle banche italiane al debito pubblico nazionale ha raggiunto il record di 712 miliardi di euro lo scorso agosto; mentre i governi della zona euro hanno emesso una quantità record di obbligazioni nell’ultimo anno per finanziare la loro risposta alla pandemia, mandando l’indebitamento sopra il 100 per cento del prodotto interno lordo per la prima volta.

 Sul fronte privato ci saranno conseguenze su prestiti erogati ed erogandi. I danni per l’attività economica potrebbero innescare infatti un incremento delle insolvenze e delle morosità, nonostante gli interventi europei e nazionali. Così le condizioni per i prestiti per famiglie e imprese si stanno facendo più restrittive (indagine trimestrale della Banca centrale europea). 

 E c’è di più. La liquidità dei conti correnti sta scatenando appetiti vari: delle banche stesse che stanno studiando tassi di interesse negativi (in Europa qualche istituto di credito li sta già applicando) ai governi che stanno attuando piani con tassi di interesse passivi e con commissioni extra: un pericoloso precedente.

Colombo Clerici “Urban structures, functionality needs to be reviewed” – Articolo pubblicato su Italy24news.com

maggio 19, 2021

Everyone can see that the climate is changing. In Milan, to quote, in 50 years (1961-2010) the average summer temperatures have increased by 2 degrees, the periods of drought have been prolonged (the record is 48 days without rain) interrupted by ‘tropical’ storms that cause flooding and, in other cities, sometimes floods with numerous victims and considerable damage to which must be added the dead, especially the elderly and frail, due to heat waves. The phenomena are increasing exponentially. This has significant consequences on the cities of the globe, where over half of the world population now lives. Speaking about it at the Smart City Observatory of the Bocconi University of Milan, I recalled how in the building-urban planning sector, under the pressure of the EU, a double action is taking place: on the one hand, aimed at directly affecting the causes of climate change policy for the reduction of CO2 emissions and, more recently, of methane). On the other hand, a functional redevelopment process is underway for the existing buildings. In other words, a rethinking of the functionality of urban structures also in light of the centrifugal and deterritorializing trends in progress, which worsened following the pandemic event: let’s think about smart working, distance learning, e-commerce, telemedicine, culture, to entertainment and online leisure, etc. The condition of cloistered life faced during the entire period of the lockdown has accentuated the search for housing solutions aimed at allowing greater contact with light, air and nature. A search for the projection of man outside the housing cell building; a search for an extension of the house in nature. Among other things, it should be noted that in Italy the city problem for ecological purposes is more serious than elsewhere. With the anti-nuclear referendum option, in fact, the choice was made to pollute (through the prevalent use of hydrocarbons – oil, methane – and not electricity, district heating, renewable energy) where energy is consumed, that is within cities (which have become heat islands), and not where it is produced, that is, in the open countryside, a place where the disposal of pollution would be easier.

https://www.italy24news.com/News/amp/57683

“L’immobiliare commerciale in sofferenza” Articolo su QN Il Giorno del 15 maggio 2021 – di Achille Colombo Clerici

maggio 17, 2021

Il settore immobiliare commerciale, in particolare quello degli uffici e degli alberghi, è stato colpito duramente dalla pandemia. A differenza di quanto si pensa possa avvenire nel comparto residenziale – comunque in evoluzione a causa della tendenza a ricercare nella casa un prolungamento nella natura – l’impatto negativo sugli immobili destinati alla vendita al dettaglio potrebbe risultare permanente, poiché varie attività potrebbero continuare a svolgersi in futuro da remoto e altre potrebbero trasferirsi fuori dalle grandi città.  

E’ quanto afferma il Fondo Monetario internazionale nel Global Financial Stability Report dedicato all’impatto della pandemia sulla stabilità finanziaria e agli effetti delle misure straordinarie di sostegno all’economia in corso.

I prezzi degli immobili commerciali si mantengono stabili. Per ora. Ma nel timore ragionato che nel prossimo futuro si verifichi un crollo che potrebbe minacciare la stabilità finanziaria, danneggiare gli investimenti, ostacolare la ripresa economica, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR, recentemente trasmesso alla Commissione Europea, prevede consistenti investimenti nei settori delle costruzioni, immobiliare, dell’impiantistica.  

Quali sono gli interventi che interessano in particolare il settore edilizio previsti nelle sei “missioni” principali? Turismo e cultura: si mira a rigenerare i borghi, migliorare la sicurezza sismica, riqualificare le strutture ricettive. Transizione ecologica: la riqualificazione del parco immobiliare pubblico e privato, la tutela del territorio. Infrastrutture: l’intermodalità e la logistica integrata. Istruzione e ricerca: le strutture scolastiche, le mense. Coesione e inclusione: le infrastrutture sociali, la rigenerazione urbana e l’housing sociale. Sanità pubblica: la realizzazione di strutture intermedie da diffondere sul territorio quali case della Comunità e ospedali di Comunità.

Ma per attuare questo vasto programma è giocoforza realizzare riforme rinviate da decenni, tanto che il Paese è tra i meno competitivi del Continente: la riforma della pubblica amministrazione e la riforma del sistema giudiziario, cui si aggiungono le misure di semplificazione della legislazione e per la promozione della concorrenza. Non sarà un lavoro semplice.

“Strutture urbane, vanno riviste le funzionalità” Articolo su QN Il Giorno dell’8 maggio 2021

maggio 11, 2021

 “Strutture urbane, vanno riviste le funzionalità” Articolo di Achille Colombo Clerici su QN IL GIORNO dell’8 maggio 2021

Che il clima stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. A Milano, per citare, in 50 anni (1961-2010) le temperature medie estive sono aumentate di 2 gradi, i periodi di siccità si sono prolungati (il record è di 48 giorni senza pioggia) interrotti da temporali ‘tropicali’ che causano allagamenti e, in altre città, talvolta alluvioni con numerose vittime e danni ingenti cui vanno aggiunti i morti, soprattutto anziani e fragili, a causa delle ondate di calore. I fenomeni sono in aumento esponenziale. Ciò ha rilevanti conseguenze sulle città del globo, dove vive ormai oltre la metà della popolazione mondiale.

Parlandone all’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi di Milano, ho ricordato come nel settore edilizio-urbanistico, sotto la spinta dell’U.E. sia in atto una duplice azione: per un verso volta a incidere direttamente sulle cause dei cambiamenti climatici (parliamo della politica per la riduzione delle emissioni di CO2 e, più recentemente, di metano). Per altro verso, è in atto un processo di riqualificazione, sotto il profilo funzionale, degli edifici esistenti. In altri termini un ripensamento della funzionalità delle strutture urbane anche alla luce delle tendenze centrifughe e deterritorializzanti in atto, aggravatesi a seguito della vicenda pandemica: pensiamo allo smart working, alla didattica a distanza, all’e-commerce, alla telemedicina, alla cultura, allo spettacolo e al leisure online, etc.

La condizione di vita di clausura affrontata durante tutto il periodo del lockdown ha accentuato la ricerca di soluzioni abitative tese a consentire il maggior contatto con la luce, l’aria, la natura. Una ricerca di proiezione dell’uomo al di fuori della cella abitativa edilizia; una ricerca di un prolungamento della casa nella natura.    

Va osservato, tra l’altro, che in Italia il problema-città ai fini ecologici, è più grave che altrove. Con l’opzione referendaria antinucleare, infatti, si è fatta la scelta di inquinare (attraverso l’uso prevalente degli idrocarburi – petrolio, metano – e non dell’elettricità, del teleriscaldamento, delle energie rinnovabili) dove l’energia è consumata, cioè all’interno delle città (divenute isole di calore), e non dove essa viene prodotta, cioè in aperta campagna, luogo in cui lo smaltimento dell’inquinamento sarebbe più agevole.

“Senza Fiere non si può ripartire” Articolo su QN Il Giorno del 1° maggio 2021 di Achille Colombo Clerici

maggio 3, 2021

L’export è uno dei punti forti dell’economia italiana. Durante la crisi finanziario-economica del 2008 ha consentito di mantenere a galla il Paese e nel 2019 ha generato 53 miliardi di euro di saldo positivo della bilancia commerciale, in crescita del 35% rispetto all’anno precedente.

Uno dei motori dell’export è costituito dal settore fieristico colpito in maniera durissima dalla pandemia. Se nel mondo il fatturato si è ridotto del 72% nel 2020, lo stesso è avvenuto in Italia dove il comparto fieristico ha subito un completo blocco (ad eccezione della brevissima ripresa di settembre-ottobre) che perdura tuttora con oltre 180 eventi annullati ed una perdita di oltre 2 miliardi di euro.  

 Secondo una analisi di ISPI ciò rappresenta solo la sommità dell’iceberg. Infatti bisogna aggiungere l’indotto economico (alberghi, ristorazione e servizi accessori) con una perdita complessiva di 18 miliardi di euro. Ma ancora più grave è il danno subito dalle nostre esportazioni il cui mercato all’estero dipende per il 50%, secondo attendibili valutazioni, proprio dal canale fieristico. 

 In Italia, come in altri Paesi, si sono adottate misure di supporto al settore, giudicate però insufficienti.  Viene in soccorso la tecnologia. L’impossibilità di svolgere eventi fisici ha infatti spinto diversi operatori a optare per uno svolgimento virtuale degli eventi programmati. Un esempio di fiera interamente virtuale di successo è quello della 127esima China Import and Export Fair di giugno 2020, organizzata a Guangzhou: per dieci giorni l’evento ha coinvolto oltre 26.000 espositori. Anche il governo italiano ha deciso di fare ricorso a questa modalità: l’anno scorso ICE ha infatti lanciato il servizio Fiere Smart 365 che mette a disposizione delle imprese una piattaforma virtuale per svolgere incontri.

Naturalmente tale modalità ha dei limiti: per citare, il comparto enogastronomico, un’importante componente del panorama fieristico italiano, non può passare, proprio per le caratteristiche dei suoi prodotti, a un modello virtuale.

Un segnale fondamentale della ripresa del settore verrà offerto dal Salone del Mobile che si terrà dal 5 al 10 settembre nonostante la defezione di alcuni sponsor (il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha assicurato la propria presenza); evento considerato da tutti come la ripartenza – non solo simbolica – di Milano e del Paese.

Intervista di Adnkronos a Achille Colombo Clerici Recovery Fund e Imu

aprile 29, 2021

Recovery Fund: Colombo Clerici (Assoedilizia), “Imu prima casa impensabile, colpirebbe 80% famiglie” – “Bene parole Draghi su mutuo under 35, spinta a ripresa economica”

Milano, 27 apr. (Adnkronos)

(Fem/Adnkronos)

L’ipotesi di reintrodurre l’Imu sulla prima casa, circolata nelle settimane scorse come un’opzione al vaglio del governo, fa storcere il naso ad Assoedilizia, convinta che sarebbe “impensabile”, allo stato attuale, immaginare che la prima casa torni ad essere tassata. “L’Unione europea da anni insiste per la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa – spiega all’Adnkronos Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia – ed è una posizione condivisa dagli organismi internazionali e da coloro che nel nostro Paese seguono questo orientamento e se fanno portavoce. Ma io dico che è fuori luogo in questo momento immaginare che ci possa essere un pur minimo incremento del prelievo fiscale, di qualunque genere si tratti”. 

Per Clerici è dunque da escludere, per ora, il ripristino della misura mandata definitivamente in soffitta nel 2016. Se dovesse essere reintrodotta, infatti, la misura andrebbe a colpire circa l’80% delle 26 milioni di famiglie italiane che abitano nelle prime case, in piena proprietà. “Siamo in pieno choc economico – osserva Clerici – e con i problemi che sorgeranno, molte famiglie saranno toccate dalla crisi, molti perderanno il lavoro e siccome questo coinvolge circa l’80% delle famiglie italiane, è assolutamente impensabile reintrodurre l’Imu sulla abitazione principale in proprietà”. 

I fondi messi a disposizione per la ripresa, fa notare ancora il numero uno di Assoedilizia, “devono servire per sostenere chi ha avuto danni enormi dovuti alla crisi economica”. L’esenzione dell’Imu, ricorda ancora, “a mio avviso è stata introdotta in modo sbagliato nel nostro Paese. Vuole essere un aiuto per coloro che sono in una situazione di difficoltà e allora si introduce un sistema che dovendo incidere su situazioni soggettive si basa su criteri oggettivi”. Oggi il pagamento dell’imposta avviene solo se l’abitazione è considerata di lusso, ossia se rientra nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ossia case aventi determinati requisiti quantitativi, ovvero signorili, ville e castelli.

Quanto alle affermazioni del premier Mario Draghi, che ieri ha annunciato un prossimo decreto che si occuperà di agevolare l’acquisto dell’abitazione da parte degli under 35, “se si riesce a realizzarlo è positivo – commenta Clerici –. Questo sistema se va in porto ed è attuabile incrementa un processo economico virtuoso. Andrebbe nella direzione di una spinta alla ripresa economica e renderebbe più semplice per i giovani chiedere un finanziamento”.

“Europa e Usa, due piani diversi per la ripresa. ”QN Il Giorno del 24 aprile 2021 Articolo di Achille Colombo Clerici

aprile 26, 2021

I primi passi che si stanno compiendo verso l’uscita dal più disastroso choc economico e sociale che ci ha colpiti dopo la seconda “guerra mondiale”, causato dalla pandemia, inducono a stilare un bilancio dei danni, azzardare attendibili previsioni di ripresa e ipotizzare le conseguenze negli anni a venire.

il Fmi ha stimato in 22mila miliardi le perdite nella produzione mondiale causate dal coronavirus e ha avvertito che quasi 90 milioni di persone, probabilmente, sprofonderanno sotto la soglia della povertà estrema. Ma al tempo stesso ha ridimensionato le previsioni sulla contrazione del Pil globale per il 2021. Quest’anno il mondo crescerà più del previsto, con un balzo del 5,5%.

Ma la ripresa sarà disuguale. In Cina c’è già stata; gli Stati Uniti la dovrebbero raggiungere nella seconda metà dell’anno; per l’Eurozona la fine del tunnel si comincerà a intravvedere solo a fine 2022 mentre altri Paesi, come l’Italia, potrebbero dover aspettare il 2023 e oltre.   

Spicca nello scenario globale la differenza Stati Uniti-Europa. Il gigantesco piano di salvataggio di Biden valutato in 3.000 miliardi di dollari sembra surclassare i 750 miliardi di euro messi in campo dall’Europa. Ma è difficile fare ragionevoli confronti tra due sistemi economici e sociali molto diversi: il piano Biden contiene costose misure che nei paesi europei sono già incorporate nei sistemi di welfare nazionali, e prevede provvedimenti sociali che buona parte della società americana ritiene “socialisteggianti”: per citare, un aumento delle tasse sui redditi oltre i 400.000 dollari, nonché sui redditi delle imprese.

Impressiona comunque noi europei che un assegno mensile equivalente a quasi 1.200 euro sarà devoluto a favore di ogni cittadino che goda di un reddito annuo inferiore a 62.000 dollari, interessando circa la metà degli americani. Fatte salve le considerazioni di cui sopra, ci si chiede se l’Europa – il cui PIL si avvicina molto a quello USA – avrebbe potuto fare di più.

In ogni caso la ripresa deve essere più equa, più inclusiva e più sostenibile altrimenti le ricadute economiche e sociali della pandemia rischiano di portare a disordini sociali, frammentazione politica e tensioni geopolitiche. Proprio noi europei l’abbiamo sperimentato nel 1933.

Nel Great Reset si parla di radicali trasformazioni sul piano economico e sociale; si parla di un modello tripolare che bypassi il dualismo stato-mercato, collettività-persona, che ha improntato tutto il Novecento.

Ma su ogni previsione, valutazione, riflessione domina una realtà: la pandemia non finirà davvero per nessuno finché non finirà per tutti. E la questione dei vaccini in questa ottica diventa per ora assolutamente assorbente e decisiva.

Etichette “a semaforo” da rivedere Articolo su QN Il Giorno del 10 aprile 2021 di Achille Colombo Clerici

aprile 12, 2021

Secondo l’Unione Europea l’olio d’oliva extravergine, la pasta e il Parmigiano Reggiano (che vanta circa 80 imitazioni prodotte da altrettanti Paesi) sarebbero “poco sani”: al pari di prosciutti e salami e di altre prelibatezze che pongono la gastronomia italiana ai vertici mondiali. Così almeno si sarebbe indotti a credere in conseguenza di una nuova etichettatura ”a semaforo” da riportare sugli alimenti – verde buono, giallo così così, rosso cattivo – definita Nutriscore che segnala le loro supposte “carenze” sul piano nutrizionale. Una etichettatura con cui tutti gli alimenti sono misurati in modo standard e con parametri industriali/nutrizionali, senza valutare qualità gastronomica, storia, cultura, disciplina, dietologia.

E’ bene ricordare che la conquista dei vertici mondiali da parte della gastronomia italiana, che si esprime nella “dieta Mediterranea”, si basa principalmente sulla biodiversità.

L’Italia rappresenta uno dei più importanti giacimenti di biodiversità vegetale e animale del mondo, ospitando il più alto numero di specie; ovvero circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di quelle animali del nostro continente.  Ciò ha portato nei secoli, combinandosi con la presenza di numerosissimi principati, corti e comuni, allo sviluppo di un’arte culinaria estremamente variegata, con un’infinità di prodotti alimentari differenti.   

L’Unione, su spinta di Francia e Germania, prevede l’etichettatura per l’elenco degli ingredienti dei prodotti alimentari e una dichiarazione nutrizionale sull’etichetta delle bevande alcoliche nel 2022, con avvertenze sulla salute nel 2023. Iniziative “che saranno costruite sulle esperienze già compiute dai produttori – ha chiarito la commissaria per la Salute Stella Kyriakides  – per dare ai consumatori più strumenti per scegliere con maggiore consapevolezza”.

Il governo italiano, sostenuto da altri Paesi ed ottenendo l’appoggio del mondo scientifico, ha risposto elaborando una etichetta con informazioni supplementari circa le caratteristiche nutrizionali degli alimenti, denominata NutrInform Battery

Da rilevare che su Nutri-score aleggia qualche sospetto: interessi lobbistici? Favori verso la grande industria alimentare? Comunque, si rischia di ingenerare una grande confusione nel consumatore, italiano e straniero, e di colpire pesantemente le nostre esportazioni dell’agroalimentare.    

“Il futuro deve essere sostenibile” Articolo di Achille Colombo Clerici – pubblicato su QN Il Giorno del 27 marzo 2021

marzo 31, 2021

Oltre 3,5 miliardi di persone, circa la metà della popolazione mondiale, vivono in città; numero destinato a lievitare a cinque miliardi nel 2030. Le città sono diventate, e lo saranno sempre più, hub dello sviluppo, della conoscenza, del progresso scientifico, del benessere economico; ma anche di tensioni, di diseguaglianze sociali, di inquinamento, di pandemie, come afferma il sesto Rapporto di Urban@it – il Centro nazionale di studi per le ricerche urbane – presentato dall’Osservatorio Smart City dell’ Università Bocconi di Milano.

La pandemia ha fatto sì che il tema, prima riservato ad un ristretto gruppo di studiosi, diventasse di interesse pubblico, accelerando enormemente una presa di coscienza comunque in atto.  Punto centrale dei lavori, la convinzioni degli esperti, degli amministratori cittadini, degli economisti, dei politici è che ‘niente sarà più come prima’, in quanto le città dovranno adottare  strumenti e politiche innovative per aumentare la resilienza alle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla pandemia, dalle crisi economica e sociale in corso; onde non ricreare le cause che l’hanno generata a partire dalla distruzione degli habitat naturali; ma occorre cambiare il nostro modello di progresso nell’unica direzione possibile, quella dello sviluppo sostenibile.

 Raggiungibile come?  Le grandi sfide che attendono le città – che dovranno essere vivibili, accoglienti, prospere – possono essere affrontate solo con un approccio integrato nel contesto locale e nazionale. Un esempio per tutti: solo il 4% della superficie media dei Comuni italiani è verde. Le città capoluogo dispongono in media soltanto di 15 metri quadri (Milano ne ha circa 19) di verde per abitante – un gap da recuperare al cospetto degli altri Paesi europei, anche perché non esiste in tal senso una “politica” nazionale.

Ovviamente c’è bisogno di risorse. Nella Legge di Bilancio è presente la proposta della Fondazione per il futuro delle città, ma manca quella per il futuro del Paese. È urgente consentire al governo di avere un dialogo diretto con gli amministratori. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, invece, manca un quadro riassuntivo che faccia capire quali altri fondi sono stati stanziati sui temi in oggetto.  

“Si riparte dalla tutela del suolo” articolo pubblicato da QN Il Giorno del 6 marzo 2021 di Achille Colombo Clerici

marzo 8, 2021

Obiettivo della nuova strategia UE per il suolo: raggiungere entro il 2030 la neutralità in termini di degrado del suolo, vale a dire sanificare tanto suolo quanto ne è stato degradato dall’attività umana. In Italia nel 2019 abbiamo consumato 57 milioni di metri quadrati di suolo, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo.

Si tratta di quello strato sottile che ospita un quarto della biodiversità del pianeta. La formazione del suolo è molto lenta, poiché sono necessari migliaia di anni per crearne pochi centimetri. A misura d’uomo il suolo è quindi una risorsa non rinnovabile.

Questa risorsa si sta drammaticamente degradando a livello europeo e globale.  Erosione, perdita di materia organica, compattazione, contaminazione, salinizzazione, smottamenti e desertificazione hanno impatti negativi sulla salute umana, sugli ecosistemi naturali e sul clima, nonché sulla nostra economia.

Le cause principali imputabili all’uomo sono la deforestazione, il sovrapascolamento, le pratiche agricole e forestali non sostenibili, l’attività di costruzione e di impermeabilizzazione del suolo, nonché l’inquinamento da emissioni industriali, i depositi di aria o contaminanti presenti nei fertilizzanti o nei fanghi di depurazione applicati al suolo.

L’Agenzia europea dell’ambiente ha concluso che la mancanza di un quadro politico completo e coerente per proteggere la terra e il suolo è una lacuna fondamentale che riduce l’efficacia degli incentivi e delle misure esistenti e può limitare la capacità dell’Europa di raggiungere gli obiettivi futuri. Se non viene intrapresa alcuna ulteriore azione, sussiste un alto rischio che l’UE fallisca il suo Green Deal e gli obiettivi internazionali prefissati. 

Si tratta di una delle finalità chiave degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). Terreni sani producono cibo e materie prime, puliscono l’acqua potabile, riducono il rischio di alluvioni e immagazzinano enormi quantità di carbonio. La strategia esaminerà pertanto come proteggere la fertilità del suolo, ridurre l’erosione e aumentare la materia organica del suolo, tenendo conto degli impegni internazionali dell’UE. I cittadini, le organizzazioni e i soggetti interessati sono invitati a partecipare alla consultazione pubblica, che rimarrà aperta per 12 settimane, fino al 27 aprile 2021.