Archive for the ‘Assoedilizia informa’ category

Il giudizio della U.E. sullo stato dell’economia italiana. Articolo su Qn Il Giorno del 12 dicembre 2020 di Achille Colombo Clerici

dicembre 15, 2020

Primo passo: una fiducia da ricostruire. Il giudizio della U.E. sullo stato dell’economia italiana. Articolo su Qn Il Giorno del 12 dicembre 2020 

di Achille Colombo Clerici 

La recrudescenza della pandemia ha interrotto la ripresa economica ed aggravato l’incertezza sull’entità della prossima ripresa.

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone: “Si sono vanificate le nostre speranze di una ripresa veloce; la produzione economica dell’UE non tornerà ai livelli precedenti alla pandemia prima del 2022” anche se, precisa Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia: “ La crescita tornerà nel 2021.”

Secondo le più recenti previsioni, l’economia della zona euro subirà una contrazione del 7,8 % nel 2020, prima di crescere del 4,2 % nel 2021 e del 3 % nel 2022.  Il PIL dell’Italia   è visto in calo del 9,9% nel 2020 (secondo in Europa dopo la Spagna), meno dell’11,2% previsto nel luglio scorso, mentre per il 2021 si stima un rimbalzo del 4,1%, meno del 6,1% stimato in luglio. Per il 2022 la crescita è vista al 2,8%. Il debito pubblico italiano schizza verso l’alto in rapporto al PIL, salendo al 159,6% nel 2020 dal 134,7% del 2019,  per poi assestarsi al 159,5% nel 2021 e al 159,1% nel 2022. Il deficit sale dall’1,6% del 2019 al 10,8% del 2020, per poi calare al 7,8% nel 2021 e al 6% nel 2022.

Queste le cifre. Ed ecco le riflessioni.

Continua la Commissione: dopo la fine del blocco, l’economia italiana si è ripresa rapidamente, guidata dall’edilizia e dal settore manufatturiero, che ad agosto avevano entrambi superato i livelli di gennaio. Un fragile rimbalzo che fa della domanda interna la spina dorsale della ripresa (anche se soggetta a battute d’arresto causate dalla pandemia). Ma nelle famiglie si è indebolita la fiducia ed è probabile che un’elevata incertezza manterrà i risparmi al di sopra dei livelli pre-pandemici.

I consumi privati ​​invece dovrebbero rafforzarsi nel corso del 2021 e le esportazioni di merci dovrebbero riprendersi. Ma è improbabile che le esportazioni di servizi, in particolare il turismo, si riprendano completamente entro il 2022.

Gentiloni avverte: “La pandemia potrebbe durare più a lungo. In questo caso, nel 2021 occorreranno misure di contenimento più stringenti e prolungate, cosa che porterebbe a una crescita più bassa e ad una disoccupazione più elevata, lasciando cicatrici più profonde nelle imprese.” Ma l’arrivo del vaccino induce ad un cauto ottimismo.

Imposta patrimoniale 2020. “Sarebbe un errore”. Osservazioni del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

dicembre 14, 2020

Ho notizia che si sta promuovendo una campagna popolare di sottoscrizioni a sostegno della proposta di istituire una imposta “patrimoniale” nella prossima legge di bilancio. E’ la prima volta che ciò accade nella storia del Fisco italiano, non so nel mondo. E questo già la dice lunga sulla divisività sociale, per non dire altro, di tale imposta.

Mi sembra comunque, si tratti di una proposta demagogica che non prende minimamente atto delle implicazioni socio-economiche e burocratiche che la stessa comporta.

Va considerata anzitutto la questione del carattere espropriativo di una imposta a base patrimoniale, che prescinde cioè dalla capacità del bene di produrre reddito. Ma quand’anche si volesse ritenere che la capacità contributiva dei cittadini si debba rapportare al patrimonio e non al reddito, occorre dire che, se lo stato intende introdurre una simile imposta, non a base reddituale, non disponendo di un elenco ufficiale di coloro che rientrano nella previsione impositiva, non potrebbe di certo affidarsi alla buona disposizione dei contribuenti stessi.

Immaginiamo le difficoltà di determinare, ai fini della quantificazione complessiva del patrimonio, il valore di beni che non abbiano quotazioni ufficiali: quote e azioni di società di capitali non quotate, valore di opere d’arte, gioielli, oro, lo stesso valore degli immobili che oggi non hanno più mercato, ad onta delle presunzioni catastali. Oltre tutto gli immobili, o almeno quelli abitativi in locazione o ad uso di seconda casa, e quelli “ad uso diverso” già pagano un’imposta patrimoniale addirittura annuale, per cui una duplicazione sarebbe inammissibile.

Va detto dunque che sarà necessario istituire l’obbligatorietà di una denuncia dello stato patrimoniale da parte di tutti i contribuenti (come ha fatto Ezio Vanoni nel 1951 con la denuncia dei redditi), stabilendo poi la soglia di esenzione.

Con il rischio, anche per chi sottoscrive oggi allegramente le petizioni perché è convinto che tocchi ad altri pagare, di venir coinvolto in futuro, con un semplice abbassamento dell’asticella di tale soglia.

La “patrimoniale”, misura fiscale peraltro divisiva sul piano sociale, non può essere la bandiera sotto la quale portare avanti battaglie politiche. Il semplice ventilarla crea allarme, sfiducia nei risparmiatori e li allontana dall’impegno costruttivo per il Paese.

Giovanissima e immensa. Ritratto della nostra società alle soglie del “new normal” – Libro di Achille Colombo Clerici 13 dicembre 2020

dicembre 14, 2020

La più recente fatica letteraria di Achille Colombo Clerici
GIOVANISSIMA E IMMENSA. RITRATTO DELLA NOSTRA SOCIETA’ ALLE SOGLIE DEL “NEW NORMAL”

 Sarà nelle librerie tra pochi giorni la più recente fatica letteraria di Achille Colombo Clerici, avvocato, giurista, autore ed esponente della comunità italiana, dal titolo “Giovanissima e immensa. Ritratto della nostra società alle soglie del “new normal”, 1098 pagine, editore Giampiero Casagrande, con interviste di Antonio Armano, giornalista e scrittore di Milano.

Milano, la città e il suo circondario, non può fermarsi e stare ferma. Giovanissima e immensa, come recita il titolo, essa è tale proprio per la capacità costante di rinnovarsi, di apertura e di forza attrattiva di ciò che a livello economico, sociale, culturale si muove e accade in tutto il Paese anche in ottica europea e mondiale.

Achille Colombo Clerici dedica alla città di Milano, di cui è stato ed è eminente protagonista della sua vita economica e amministrativa, uno straordinario affresco e una dichiarazione d’amore: scritto in modo brillante e coinvolgente, di immediata e godibile lettura il volume è composto di brevi capitoli e ritratti del tutto autonomi, ciascuno dei quali rappresenta un frammento e una tessera dedicati a episodi, persone (spesso per tramite di interviste, simili a colloqui), eventi e luoghi diversi ma tutti centrali e legati alla città, quale ideale meta permanente, che sia città natale o di elezione, centro di studio o di lavoro, luogo di crescita o di passaggio.

Di pagina in pagina, si realizza così una sorta di ampio e sfaccettato ritratto cittadino a cavallo tra storia, costume, cultura, cronaca e memoria personale e dei diversi protagonisti: dallo sviluppo urbanistico e architettonico della città, ai problemi dell’organizzazione amministrativa, allo sviluppo culturale, dalla crescita industriale ed economica, alla coesione sociale emerge nitido il profilo di quella che si potrebbe chiamare “cultura ambrosiana”.

Chi conosce Milano troverà in queste pagine motivi per continuare ad apprezzarla, a viverla, a frequentarla; chi non la conosce, o la conosce poco, troverà una fonte inesauribile di storia e di storie, di persone e di personaggi (rintracciabili nell’indice dei nomi), di incontri e di relazioni, che ben si inserisce nel contesto di un dibattito internazionale sulla formazione e sul ruolo delle “Città-Stato”.

Il volume, completato da una approfondita riflessione sulla tragica pandemia del covid-19 che ha investito anche il territorio cittadino e sul rapporto tra il progressivo rallentamento delle attività economiche e sociali da essa provocato e il dinamismo e la laboriosità tipicamente milanesi, diventa il ritratto del luogo-persona, amato dall’autore, lasciato ai lettori di oggi e di domani.

I quasi 3000 personaggi che formano l’indice dei nomi è lo strumento che offre la possibilità di ”navigare” nel testo e scoprire gli intensi rapporti con la società milanese dell’autore. 

Indice: Prologo • Ritratto della pandemia covid-19• Prima Parte: 1. Il centro e la storia• 2. Atmosfere e stili• 3. Il quadrilatero della moda• 4. Skyline• 5. SS 233 – La Varesina• 6. L’organizzazione del territorio• 7. Campagna• 8. La grande bouffe• 9. Convivialità• 10. Sul filo dell’arte• 11. Storie d’altri tempi• 12. Cultura• 13. Solidarietà• 14. Leonardo• 15. Moda design lusso• 16. Il mondo alle porte• 17. Energia• 18. Industria•Seconda Parte: 19. Finanziarizzazione• 20. Europa• 21. Economia e banche• 22. Rincorrere il futuro• 23. I giovani• 24. Ricordi e conclusioni• Indice dei nomi 

Le patrimoniali in Italia su “Milano Finanza” del 12 dicembre – Il presidente di Assoedilizia su “Milano Finanza” Achille Colombo Clerici

dicembre 14, 2020

Il presidente di Assoedilizia su “Milano Finanza” del 12 dicembre 2020
COLOMBO CLERICI: LA MINACCIA DI NUOVE PATRIMONIALI CREA ALLARME E SFIDUCIA NEI RISPARMIATORI

“La continua minaccia di nuove patrimoniali crea allarme e sfiducia nei risparmiatori e li allontana dall’impegno produttivo del Paese” avverte il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici in un articolo pubblicato oggi 12 dicembre su Milano Finanza.

Il quotidiano economico finanziario di Class Editori dedica un ampio servizio a firma Paola Valentini sulle patrimoniali ‘nascoste’ – una decina – che già affliggono gli italiani. Imu e imposta di bollo le più note fino ad arrivare all’aumento delle aliquote dell’imposta di bollo sulle rendite finanziarie, al bollo auto e al canone tv. Tutte insieme permettono allo Stato di incassare decine di miliardi l’anno.

La Cgia di Mestre ha calcolato che negli anni ’90 il gettito delle varie imposte patrimoniali era attorno ai 25 miliardi, diventati 44 nel 2012. Da allora non si sono certo ridotti.

Il vero patrimonio da aggredire, continua il servizio, è la lotta al sommerso perché – afferma il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini – la ricchezza legata all’evasione fiscale vale oltre 100 miliardi l’anno. Una situazione che si è aggravata quest’anno: secondo il Mef la pandemia ha rallentato la lotta all’evasione per la sospensione dell’attività di accertamento da parte dell’amministrazione durante la situazione di emergenza.

Situazione affitti a Milano, intervista al Presidente di Assoedilizia dell’Agenzia DIRE

dicembre 11, 2020

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, intervistato dall’agenzia di stampa nazionale Dire il 10 dicembre 2020
Stallo affitti a Milano, superbonus del Comune per spingere i canoni concordati 

di Leonardo Petrini

MILANO – Milano e il canone concordato non vanno d’accordo. Di sicuro non vanno d’amore: solo 55 i contratti di questa tipologia portati a termine da maggio a settembre 2020 da “Milano Abitare”, l’agenzia sociale per la locazione all’ombra della Madonnina. Per un totale di 1.529 da quando il progetto ha avuto avvio. La gran parte di essi è stata stipulato tra il 2018 e il 2019, quando il servizio ha visto crescere di molto la domanda. Il lockdown ha però fermato la locomotiva. E le cose non sembrano cambiare neanche ora che converrebbe proprio a tutti. Proprio per questo l’ultima idea della Giunta comunale è un intervento mirato a ridare slancio a questa particolare tipologia di contratto.

“La situazione affitti a Milano non è delle migliori. Durante il primo lockdown avevamo stanziato un contributo di 1.500 euro per nucleo familiare, al fine di aiutare le persone in difficoltà nei pagamenti. Oggi la strategia è diversa. La nostra intenzione – annuncia l’assessore alle Politiche sociali ed abitative Gabriele Rabaiotti -non è di intervenire sugli appartamenti già inseriti nel mercato libero, ma di portare gli appartamenti in questo momento sfitti a sposare la formula del canone concordato. Per raggiungere questo obiettivo utilizzeremo un superbonus”.

Le parole dell’assessore sono la dimostrazione di come l’emergenza Covid-19 stia influenzando il mercato affitti di tutta Italia. Milano rappresenta la punta dell’iceberg di questo fenomeno. Basti guardare gli ultimi dati di Immobiliare.it, secondo cui l’offerta nel capoluogo lombardo ha subito un impennata improvvisa nell’ultimo anno: +68,7% da marzo a settembre 2020 per gli appartamenti interi, +290% da gennaio ad agosto per le stanze. Al contrario, la domanda è salita in minima parte: +0,5 % da marzo a settembre 2020 per quanto riguarda le case, +25% su base annuale se si parla di stanze. I prezzi, invece, non ne vogliono sapere di scendere. Dall’inizio del lockdown alla fine dell’estate si è anzi registrato un leggerissimo +1% per gli appartamenti. Ad oggi, affittare un bilocale a Milano costa in media oltre 1.200 euro. Una stanza singola 565 euro.

Il mercato di Milano, quindi, vive un momento di stallo nuovo e inusuale. Complice questa situazione, il rapporto tra proprietari e inquilini si è fatto più teso. Basta scorrere nelle bacheche dei vari gruppi Facebook dedicati alla ricerca di posti letto per accorgersene. Da una parte si pongono gli uni con i loro problemi: c’è chi ha l’appartamento sfitto e chi si lamenta della mancanza di persone interessate con le giuste garanzie economiche.

“I proprietari stanno vivendo un periodo molto negativo – spiega Achille Lineo Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia -. Il 60/70% dei rapporti di locazione (in numero assoluto 80/90.000) è in crisi. Per cambiare le cose, innanzitutto, bisognerebbe aumentare gli sgravi fiscali per i proprietari ed eliminare subito il blocco degli sfratti per morosità. Poi, ovviamente, è necessario rilanciare tutta la città di Milano, cercando di ricreare la domanda”.

Dall’altra parte chi è alla ricerca pretende un abbassamento dei prezzi. Molti, infatti, non riescono a sostenere i costi usuali del mercato libero. Proprio per questo, secondo Giuseppe Jannuzzi, segretario generale a Milano di Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari), la linea di intervento della Giunta “non è sbagliata. Il canone concordato, sempre apprezzato da noi, è uno strumento che viene incontro a tutte le parti e che allo stesso tempo tiene conto anche del mercato, dato che i prezzi degli appartamenti affittati con questa formula non sono così lontani da quelli del mercato libero. Le esecuzioni di sfratto sono bloccate in questo momento, è vero. Ma solo fino al 31 dicembre. Cosa succederà con l’anno nuovo?”.

                            Videointervista al link:

“Alleanza per il futuro di Milano” – Assoedilizia, Dimore Storiche, Proprietà Fondiaria, sotto l’egida di UNIMI Università Statale di Milano

dicembre 10, 2020

ALLEANZA PER IL FUTURO DI MILANO – ASSOEDILIZIA, DIMORE STORICHE, PROPRIETA’ FONDIARIA SOTTO L’EGIDA DI UNIMI-UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO
Colombo Clerici: indispensabile che il grande volano metropolitano non si fermi

Di Benito Sicchiero 

Modello Milano al capolinea? Il formidabile uno-due di Covid-19 ha messo al tappeto l’orgogliosa città locomotiva del Paese in Europa e nel mondo. Saprà rialzarsi? E come? 

Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia lancia un dibattito aperto – Alleanza per il futuro di Milano che comprende Assoedilizia, Associazione Dimore Storiche, Proprietà Fondiaria e sta coinvolgendo una serie di think tank protagonisti dell’impegno culturale riguardante la nostra Città, sotto l’egida dell’Università degli Studi di Milano – che si propone di muovere nella logica della rete di saperi, in collegamento con i vari atenei – per raccogliere idee ed elaborare soluzioni, propiziare piani e programmi nell’ottica, indicataci dall’Unione Europea, di strategic foresight.  Al webinar, cui ha collaborato Carlo Montalbetti presidente emerito dei Coordinamento Comitati di Quartiere milanesi,  hanno parlato, oltre allo stesso,  in ordine di intervento Sissa Caccia Dominioni, storica d’arte; Marilisa D’Amico,  professore ordinario di Diritto costituzionale e Giustizia costituzionale e Vicerettore alla legalità presso l’Università degli Studi di Milano; Nando Pagnoncelli sondaggista e accademico, amministratore delegato di Ipsos Italia; Mario Bagliani senior partner di Netcomm Service; Andrea Kerbaker scrittore e docente dell’Università Cattolica di Milano;  Vittorio Giulini presidente dell’Associazione Dimore Storiche di Lombardia; Claudio Biscaretti di Ruffia, Presidente della Federazione Nazionale della Proprietà Fondiaria.

Nel corso del dibattito è emerso che la pandemia ha scosso profondamento il progetto di un nuovo umanesimo di Milano che riprendesse quei valori secolari dovuti alla sua cultura giansenista che Giorgio Rumi riassumeva in religiosità (intesa non tanto come fede, ma come tensione morale) famiglia, laboriosità: in un unico termine, milanesità.  Ha creato incertezza, nuove disuguaglianze sociali, nuove povertà.  Milano deve anche ripartire da un nuovo concetto di salute territoriale, di solidarietà, di sostegno alle donne, ai giovani, ai poveri.

Perché la sua attrattività imprenditoriale non vuol dire in sé qualità della vita. Se ciò era vero ieri, lo è soprattutto in previsione della Milano futura. Milano deve prepararsi a profonde modifiche che vanno dall’assetto urbano, alla sostenibilità ambientale, al mondo del lavoro, dell’immobiliare e dell’urbanistica, alla quarta rivoluzione, quella digitale (a fine pandemia un terzo dei dipendenti resterà in smart working). Ma deve prepararsi a condividere con altri territori le sue conquiste economiche e di conoscenza.  

Discorso difficile in tempi di seconda ondata di contagi e con il terrore di una terza.  Il problema vero è che la pandemia, nella prima fase ha portato a reazioni di concordia, coesione, solidarietà, volontariato: oggi siamo a “tutti contro tutti”, al riaffiorare di fratture e contrapposizioni, alla sfiducia generalizzata. Solo per citare: è la prima volta che una consistente parte di imprenditori, piccoli e medi, pensa di abbandonare l’attività.

Solo una potente azione culturale può risollevare Milano dal tappeto. Una cultura che non sia esclusivamente legata a ragioni economiche. Ma i suoi leader, anche culturali, latitano. Mentre tutti i più importanti teatri d’Italia proponevano opere liriche, la Scala – simbolo di milanesità nel mondo – ha scelto di non accettare la sfida mettendo in scena uno spettacolo di altro tipo; teatri e musei restano chiusi. La voce di Milano capitale della cultura è diventata afona.

E’ dal privato che viene l’iniziativa. Ad esempio, dalle 500 dimore storiche che in Lombardia racchiudono autentici tesori d’arte e di cultura, come Assoedilizia ha dimostrato con un lontano, ma non dimenticato, tour cittadino che ha guidato l’assessore comunale alla cultura di allora in alcune magioni private. Queste case-museo ben potrebbero essere il fulcro di un turismo straniero di qualità – Gran Bretagna insegna – che genera indotto diretto in termini di occupazione alberghiera, shopping, valorizzazione enogastronomica, trasformandolo in autentico ambasciatore di Milano nel mondo. Attirando così investitori stupiti dal fatto che esista una città al mondo che sa coniugare efficienza e sviluppo con un’alta qualità di vita e con un impareggiabile patrimonio culturale.

Non solo Milano city: il suo futuro è indissolubilmente legato all’interazione con la campagna, quella magnifica campagna ricca di prodotti apprezzati nel mondo, ma anche di cultura rappresentata dalle  130.000 cascine delle quali 30.000 non più adibite alla produzione agricola, ma pronte a diventare centri di attività ad essa connessa. Edifici secolari ricchi di storia che, con appositi collegamenti – pensiamo a piste ciclabili – rappresenterebbero luoghi di rifugio e ristoro e di conoscenza dell’antica civiltà contadina per la popolazione cittadina, in particolare per i suoi esponenti più giovani.

E’ per tutti questi motivi che Assoedilizia, in spirito di servizio verso la propria Città e preoccupata per quale potrà essere in un futuro prossimo venturo il suo destino, lancia l’Alleanza per il futuro di Milano. Il concetto di città, nella visione aristotelica che ha dato l’impronta all’ assetto di vita di tutto il mondo occidentale, implica che essa sia il luogo della socialità: ruolo che Milano finora ha egregiamente svolto, quale terminale gerarchico del sistema Italia, tenendolo agganciato al mondo internazionale, in virtù della sua attrattività e della sua competitività come città globale. Ma per il futuro? E’ necessario comunque che il grande volano non si fermi. Per il bene dell’Italia.               

Foto: Achille Colombo Clerici con Vittorio Giulini

Patrimoniale sarebbe grave errore – Colombo Clerici sul “Corriere della Sera” di martedì 8 dicembre 2020

dicembre 9, 2020

Il presidente di Assoedilizia sul “Corriere della Sera” di martedì 8 dicembre – COLOMBO CLERICI: PATRIMONIALE? SAREBBE GRAVE ERRORE

Ho notizia che si sta promuovendo una campagna popolare di sottoscrizioni a sostegno della proposta di istituire una imposta “patrimoniale” sui patrimoni che superino i 50 milioni di euro.

Mi sembra si tratti di una proposta demagogica che non prende minimamente atto delle implicazioni socio-economiche e burocratiche che la stessa comporta.

Occorre dire che, se lo stato intende introdurre una simile imposta, che non ha base di natura reddituale e quindi ha carattere espropriativo, non disponendo di un elenco ufficiale di coloro che rientrano nella previsione impositiva, non potrebbe di certo affidarsi alla buona disposizione dei contribuenti stessi.

Immaginiamo le difficoltà di determinare, ai fini della quantificazione complessiva del patrimonio, il valore di beni che non abbiano quotazioni ufficiali: quote e azioni di società di capitali non quotate, valore di opere d’arte, gioielli, oro, lo stesso valore degli immobili che non hanno più mercato, ad onta delle presunzioni catastali.

Va detto dunque che sarà necessario istituire l’obbligatorietà di una denuncia dello stato patrimoniale da parte di tutti i contribuenti (come ha fatto Ezio Vanoni nel 1951 con la denuncia dei redditi), stabilendo poi la soglia di esenzione.

Con il rischio, anche per chi sottoscrive oggi allegramente le petizioni perché è convinto che tocchi ad altri pagare, di venir coinvolto in futuro, con un semplice abbassamento dell’asticella di tale soglia.

La “patrimoniale” non può essere dunque la bandiera sotto la quale portare avanti battaglie politiche. Crea allarme, sfiducia nei risparmiatori e li allontana dall’impegno costruttivo per il Paese.

“L’incapacità di spendere i fondi europei” Articolo su QN Il Giorno del 5 dicembre 2020 di Achille Colombo Clerici

dicembre 9, 2020

Uno dei più grandi interrogativi sull’ormai mitico Next Generation E.U. riguarda la capacità del sistema Paese di elaborare i progetti per riuscire ad ottenerne i finanziamenti. Se lo chiedono, non soltanto gli “addetti ai lavori” – imprenditori ed economisti in primis – ma anche la parte più avveduta dell’opinione pubblica, visto che finora l’Italia non è riuscita a spendere in Opere Pubbliche essenziali i soldi già in cassa: ben 120 miliardi.

Per ovviare a questa cronica incapacità, e perché ce lo impone la UE, per incassare i 209 miliardi tra sussidi e prestiti, bisogna elaborare un Recovery Plan – in Italia si chiama “Piano di ripresa e resilienza” – affidato al Comitato interministeriale degli Affari europei di cui, secondo anticipazioni, farebbero parte anche i top manager delle sei maggiori aziende italiane e 300 consulenti. Basterà?

La Corte dei Conti ha denunciato che solo per quanto riguarda i Fondi europei – 75 miliardi per il settennio 2014-2020 – ne è stato utilizzato soltanto il 27 per cento. Bloccate altre decine di miliardi destinati al dissesto idrogeologico, al rifacimento di ponti, alle cento e cento opere minori di Comuni e Province, alla depurazione e alle grandi opere.

Secondo il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, dei 7 miliardi dei programmi complementari di Azione e Coesione UE è stato speso solo il 5,5 per cento; mentre in sette anni sono stati utilizzati nelle regioni del Sud 6 miliardi sui 17,7 a disposizione.

Le cause sono diverse: i Comuni e le Province non hanno i tecnici per elaborare i progetti, i ricorsi bloccano l’assegnazione degli appalti, la burocrazia ci mette del suo, e non è poco.  Ci si mette pure l’ecologia: lavori fermi ad esempio per non disturbare uccelli che nidificano.

Come rimediare? Nei progetti governativi c’è l’assunzione di diecimila giovani professionisti con i quali irrobustire le deboli strutture degli enti locali. Ma bisogna prima scardinare quella che si è rivelata una complicazione, per usare un eufemismo: l’assegnazione a consulenti esterni di compiti che dovrebbero essere svolti dalla pubblica amministrazione. Ciò ha generato, negli anni, rapporti non sempre limpidi. E questa è una piaga che norme e leggi difficilmente riusciranno a sanare se non saranno accompagnate da un cambiamento di cultura.

ASSOEDILIZIA, webinar su Novità legislative in materia urbanistico-edilizia e Rigenerazione urbana

dicembre 9, 2020

Al webinar Assoedilizia con gli assessori Maran (Comune) e Foroni (Regione) non solo semplificazione e rigenerazione urbana

MILANO, CAMBIANO L’IDEA STESSA DI CITTA’ E I DIRITTI DEI CITTADINI

di Benito Sicchiero

“Questo webinar viene organizzato in un momento molto grave paragonabile, per portata storica, alla seconda guerra mondiale in quanto coinvolge non solo il mondo immobiliare ma anche l’idea stessa di città e mette in discussione i rapporti umani. Se regge l’attività edilizia tradizionale, altri fattori quali smart working, e-commerce, digitalizzazione della P.A., didattica a distanza, telemedicina sono destinati a modificare il futuro di Milano e delle nostre città”.

Così Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia, ha aperto i lavori del convegno on line “Semplificazione e rigenerazione in materia urbanistica e edilizia: panorama normativo attuale” coordinato da Raffaello Stendardi,  cui hanno partecipato, in ordine di intervento, Claudio Biscaretti di Ruffia, Presidente della Federazione Nazionale della Proprietà Fondiaria; Marilisa D’Amico,  Professore Ordinario di Diritto costituzionale e Giustizia costituzionale e Prorettore alla legalità presso l’Università degli Studi di Milano “Fonti normative nel periodo dell’emergenza”; Sara Valaguzza, Professore di Diritto amministrativo all’Università degli Studi di Milano “La rigenerazione urbana tra green deal e politiche degli stati membri”; Pierfrancesco Maran, Assessore a Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano “PGT del Comune di Milano: elementi rilevanti in tema di semplificazione e rigenerazione”;  Pietro Foroni, Assessore al Territorio e Protezione Civile della Regione Lombardia; Gianluca Marco Comazzi, Consigliere della Regione Lombardia  “L.R. 18/19: elementi rilevanti in tema di semplificazione e rigenerazione”; gli avvocati Maria Sala “Il recupero edifici rurali dismessi o abbandonati”; Bruna Gabardi Vanoli e Luca Stendardi  “Semplificazioni e incentivi alla rigenerazione urbana: nuovi elementi introdotti dal DL 76/2020 (DL Semplificazioni) come convertito con modificazioni dalla L. 120/2020”.

“C’è chi ritiene la pandemia – ha proseguito Colombo Clerici – un fatto episodico, esaurito il quale si ricostruisce in fretta; e chi ritiene che si tratti di una crisi endemica destinata a ripetersi. Occorre dunque, in sede di rigenerazione urbana, intervenire sulla città non solo con il criterio del building back better (ricostruire meglio), bensì, come suggerisce l’U.E., con strategic foresight, lungimiranza strategica. In ogni caso è bene prepararsi facendo tesoro degli errori e delle inefficienze del passato: solo per citare, i 120 miliardi già in cassa (non c’entrano quindi le risorse comunitarie) che non si riescono a spendere per realizzare nel Paese fondamentali opere pubbliche. Assoedilizia, in collaborazione con Università Statale, Università Bocconi e diversi think-tank, protagonisti del dibattito culturale in questi campi, intende dare un contributo al progresso della Milano prossima ventura.”

Claudio Biscaretti di Ruffia ha posto l’accento sull’autentica ‘rivoluzione verde’ che l’Europa realizzerà entro il 2050 coinvolgendo in particolare l’agricoltura. Il settore dovrà modificare modalità di produzione e lavoro (per citare, agrindustria) e la stessa cultura degli addetti. Ed è la proprietà fondiaria la più preparata a gestire il cambiamento.

Marilisa D’Amico ha manifestato perplessità sulle conseguenze  che l’emergenza pandemia causa nei meccanismi parlamentari con il prevalere dell’esecutivo sul legislativo. In particolare i dpcm coinvolgono talvolta i diritti costituzionali dei cittadini. Il meccanismo – la tutela della salute prevale su tutto – non è impugnabile ed è difficile il ricorso alla Corte Costituzionale; inoltre alimenta la conflittualità tra Stato e Regioni.

Per Sara Valaguzza la rigenerazione urbana deve cogliere l’opportunità di una più ampia visione di modello globale di sviluppo sociale, economico di protezione dell’ambiente in una logica di collaborazione pubblico-privato: come indicato anche dalla Regione Lombardia. Semplificazione vuol dire ridurre le norme e renderle più chiare senza ambiguità.

Pierfrancesco Maran, ricordando come Milano venga da anni di crescita e trasformazione soltanto rallentata dalla pandemia (circa 900 i permessi di costruzione nel 2020 a fronte dei 1100 del 2019 ma ancora nettamente positivi a confronto dei 630 del 2015) ha rilevato come prosegua la collaborazione pubblico-privato. Ha citato, quale esempio: il privato ha realizzato Porta Nuova e City Life ma il pubblico vi ha portato la Metropolitana. Ora si tratta, ha aggiunto, di valorizzare quartieri periferici quali Bovisasca, Molino Dorino, Cascina Gobba. Milano è una delle più importanti città universitarie d’Europa (200.000 studenti su 1.400.000 abitanti) molti dei quali fuori sede cui vanno offerti alloggi a prezzi accessibili: anche sotto questo aspetto la metropoli è un unicum in Lombardia e la Regione non può pretendere di vincolarla con leggi adatte ad altre realtà territoriali.   

Pietro Foroni ha rivendicato le scelte regionali per agevolare la rigenerazione urbana pur nell’ottica di impedire ulteriore consumo di suolo. Considerati i buoni risultati di Expo, Milano deve coordinarsi con la Regione in vista delle Olimpiadi Invernali, non può considerarsi il buco della ciambella. Ricordando la legge che stanzia 130 miliardi di contributo ai Comuni per la rigenerazione urbana (caso unico in Italia) di cui 100 per migliorare edifici pubblici a cominciare dalle scuole e 30 destinati ai borghi, ha auspicato la prosecuzione della collaborazione con l’associazionismo ed i privati.   

Gianluca Marco Comazzi ha illustrato gli obiettivi della legge regionale: migliorare la qualità urbana, recuperare gli immobili abbandonati, snellire la burocrazia, tagliare gli oneri di urbanizzazione, aumentare le volumetrie, recuperare le aree dismesse che, secondo dati del Politecnico, sono 3.893 (988 in Milano Metropolitana), coprono 4.984 ettari e interessano 650 comuni.

La parola è quindi passata ai giuristi che hanno illustrato, in maniera esaustiva, i punti più rilevanti in tema di semplificazione e rigenerazione urbana. Per la Proprietà Fondiaria, Maria Sala ha trattato la normativa regionale sul recupero di edifici rurali abbandonati o dismessi, attesa dal 2008, destinati a svolgere attività diverse da quelle agricole; per Assoedilizia Bruna Gabardi Vanoli e Luca Stendardi hanno analizzato il decreto legge regionale sulla semplificazione e i suoi effetti più rilevanti. Per citare, dalla possibilità di stabilire lo stato di legittimità degli immobili anche in assenza di documentazione comunale alla possibilità di costruire in deroga con modalità e tempi più favorevoli.

Foto: La sede di ASSOEDILIZIA in via Meravigli 3 Milano

“Siamo appesi alla Bce” Articolo apparso su QN IL GIORNO di sabato 28 novembre 2020 a firma di Achille Colombo Clerici

novembre 30, 2020

Con la sovranità monetaria, a fronte di necessità emergenti, lo stato emetteva moneta e titoli del debito pubblico. Si produceva inflazione, cioè perdita di capacità di acquisto della moneta e conseguente svalutazione monetaria: erano le cosiddette svalutazioni competitive.

Ma lo stato, alla fin fine, si indebitava con se stesso; anzi, utilizzando la moneta emessa, pagava i propri debiti.

Quando l’Unione interviene con un piano finanziario (ad esempio il Next generation E.U.) questo anzitutto deve esser alimentato da tutti gli stati; poi l’Europa, garantendo con il proprio bilancio e coinvolgendo altre fonti di finanziamento, procede a trasferimenti e prestiti.

Quanto alla BCE, emette moneta e con questa, attraverso il giro delle immissioni di liquidità, per tramite delle banche centrali nazionali, alla fine compera titoli del debito pubblico degli stati membri. Per lo stato italiano si tratta di un indebitamento quasi a costo zero poiché gli interessi percepiti dalla Banca d’Italia sui titoli acquistati sono ritrasferiti per il 95% al Tesoro a titolo di utili.

La Bce ha un capitale sottoscritto dalle stesse banche centrali dei paesi europei. 

 Si dirà: la Banca d’Italia possiede la BCE pro quota. Se la Bce si arricchisce, ne è parte anche la nostra banca centrale.

Ma la Banca d’Italia, della quale una legge dello stato italiano garantisce l’autonomia e l’indipendenza, benché versi allo stato medesimo quasi tutti gli utili, appartiene, non allo stesso, bensì ad una serie di istituti bancari e finanziari italiani, i quali sono a loro volta largamente posseduti da fondi ed istituti finanziari stranieri. 

Vero è che in Italia, dal 1870 ad oggi, il debito pubblico non è mai stato così elevato, ma, al contempo, così poco oneroso per lo stato. Oggi, costa pochissimo.

Ma il problema, in definitiva, non è solo l’entità del debito pubblico italiano, quanto soprattutto l’indebitamento verso Bankitalia e Bce per il debito pubblico e verso l’Europa per i finanziamenti ricevuti a titolo di prestito.

Oggi la BCE pratica una politica ultraespansiva, acquistando i titoli del debito pubblico nazionale, al fine di tendere, dall’attuale livello di inflazione di poco superiore allo zero, verso il livello ideale del 2%. Ma se un domani, mutando le condizioni, la BCE mutasse politica e invece di comperare vendesse?