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Ordine degli Architetti di Milano Convegno sul tema “Rinnovare il moderno” – Assoedilizia informa

dicembre 11, 2019

A s s o e d i l i z i a

Il presidente di Assoedilizia Colombo Clerici al convegno “Rinnovare il moderno” dell’Ordine degli Architetti di Milano

I MOLTI MERCATI IMMOBILIARI DELLA CITTA’ DI MILANO Ciascuno con le sue logiche e le sue regole

“Non c’è un solo mercato immobiliare a Milano, c’è una pluralità di mercati, ciascuno con le sue logiche e le sue regole. Se ci riferiamo ai 13 miliardi che, secondo previsioni, nei prossimi 10 anni verranno investiti nelle costruzioni da operatori prevalentemente stranieri, si tratta di operazioni che puntano prevalentemente all’aspetto dell’investimento: sia per nuove opere, sia per ristrutturazioni di pregio.”

Così Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha esordito alla tavola rotonda del convegno “Rinnovare il moderno tra committenza, impresa e progettazione” organizzato dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano. Tra gli intervenuti Bruno Finzi, presidente Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano, Maila Addabbo di Milanosport s.p.a., e Cecilia Hugony, consigliere di Assimpredil Ance. Il tema è stato introdotto dagli architetti Maurizio Carones e Vito Redaelli.

Colombo Clerici ha proseguito: “Nonostante le apparenze, il sistema Italia è affidabile per la sostanziale stabilità sociale, per la cultura omogenea, per la lingua unica, per la religione prevalente: non siamo il Paese delle rivoluzioni. Ma se Milano risente del beneficio della globalizzazione il sistema Italia, pur nella sua stabilità, presenta criticità quali burocrazia opprimente, giustizia lenta, infrastrutture carenti. Ciò ha come riflesso un rallentamento della crescita economica che ci vede agli ultimi posti tra i Paesi avanzati.”

Sulla rigenerazione urbana ha elogiato la formula della premialità adottata dalla Regione Lombardia, concludendo con una domanda che è anche un appello: “C’è ancora una architettura interprete della cultura del popolo italiano o siamo costretti ad importare una cultura architettonica aliena dalla nostra, e che viene realizzata in ambiti di città nei quali chi ci vive rischia di sentirsi  estraniato?”

Accolto senza riserve l’appello al sostegno di una generazione di architetti vicini alla nostra cultura, sulla rigenerazione si è aperto un ampio dibattito: professionisti e imprese milanesi lavorano a pieno ritmo tanto che sono stati azzerati gli sconti. Gli interventi di ristrutturazione, pur dovendo vagliare l’opportunità tra operare sull’esistente oppure abbattere e ricostruire – è enorme la quantità di edifici di scarsa qualità costruiti negli anni del boom per rispondere alle esigenze abitative – rappresentano il 74% degli investimenti in edilizia con un importo pari a 15 miliardi di euro, l’1% del Pil. La complessità degli interventi per il sopravvenire di sempre nuove norme tecniche e finanziarie sta emarginando le piccole imprese di costruzione, finora asse portante del settore. Altra conseguenza: sovente i costi di progettazione sono quasi pari a quelli dei lavori.

In apertura è stato presentato dall’arch. Ruggero Tropeano un esempio di gestione di un processo complesso tra committenza, impresa e progettazione: il Museum fur gestaltung, Zurigo (Adolf Steger e Karl Egender), esempio del ‘Bauhaus in Svizzera’, che lo scorso anno ha riaperto i battenti, dopo tre anni di lavori e 17 milioni di frSv. di spesa: intervento più significativo, l’eliminazione di un soffitto intermedio che dagli anni ’70 aveva dimezzato in altezza la grande sala delle esposizioni che oggi si ripresenta con maestosa sacralità, simile a una basilica a tre navate.

Foto:
Maila Addabbo, Bruno Finzi, Achille Colombo Clerici, Cecilia Hugony, Ruggero Tropeano, Maurizio Carones, Vito Redaelli

 

 

QN Il Giorno pag. 24 – 07.12.2019 “Big europei così perdiamo posizioni” di Achille Colombo Clerici

dicembre 9, 2019

QN IL GIORNO pag. 24 · 07-12-2019 BIG EUROPEI COSI’ PERDIAMO POSIZIONI
Madrid, Lisbona e Varsavia fanno progressi

di
Achille Colombo Clerici

Fino a qualche anno fa la Lombardia era annoverata tra i ‘motori d’Europa’ assieme a –  in ordine di Pil –  Baden Wuerttemberg, Catalogna, Alvernia-Rodano-Alpi. La crisi del 2008 ha profondamente modificato la classifica. In totale sono 19 le regioni europee, con un PIL pro capite pari ad almeno il 50% in più della media dell’ UE. Nessuna in Italia.

Secondo l’indice di competitività regionale elaborato dalla Commissione europea sulla base di 74 indicatori, tutte le regioni italiane sono sotto la media del Continente, dove avanzano la comunità autonoma di Madrid e le aree metropolitane di Lisbona e di Varsavia.

La Lombardia in termini assoluti resta, e di gran lunga, la più ricca ed economicamente forte fra le regioni italiane, grazie anche al numero di abitanti (l’Emilia-Romagna, per citare, sarebbe seria concorrente a parità di residenti e quindi di produttività): ma è irrimediabilmente frenata da fattori generali nazionali quali la stabilità  e la qualità delle istituzioni, l’eccesso di burocrazia, l’inquinamento delle mafie di importazione, la carenza di infrastrutture in rapporto alla capacità produttiva, la reattività tecnologica, mantenendo comunque buoni livelli per sanità, istruzione universitaria, dimensioni del mercato, export.

L’elevato debito pubblico, che sul piano politico rappresenta un handicap,     combinato con l’assenza di riforme tese a sanare le criticità varie, istituzionali ed economiche nazionali, ha portato il Paese ad essere il fanalino di coda del Continente.

Tutti o quasi gli indicatori lo confermano.
Il rapporto 2018 del World Economici Forum  certifica alcuni consolanti livelli italiani, ad esempio la capacità di innovazione (dove siamo ventiduesimi), le infrastrutture (ventunesimi), la dimensione del mercato (dodicesimi) o la sanità (dove siamo sesti); ma ci vede al 31° posto sui 140 Paesi presi in esame. In Europa i Paesi che ci stanno davanti, dall’Islanda alla Spagna, sono addirittura 16.

Recente, lo “schiaffo” dei mercati che hanno dichiarato la Grecia più affidabile dell’Italia, con i rendimenti dei bond governativi di Atene diventati più convenienti  dei corrispondenti btp italiani su diverse  scadenze.

Colombo Clerici

“Le Carte della Scala” – di Remo Giazotto, strenna natalizia di Assoedilizia – Libro esclusivo, presentazione – In occasione della inaugurazione della Stagione Scaligera 2019-2020, nel giorno di Sant’Ambrogio del 2019

dicembre 4, 2019

In occasione della inaugurazione della Stagione Scaligera 2019-2020, nel giorno di Sant’Ambrogio del 2019, la presentazione de “Le Carte della Scala” di Remo Giazotto, libro strenna natalizia di Assoedilizia

STORIA “SEGRETA” DEL TEMPIO DELLA MUSICA E DEL SUO MONDO
Edizione esclusiva per Assoedilizia

Sul Teatro alla Scala sono stati scritti tanti libri, ma questa storia ‘segreta’ delle imprese, degli appalti e della vita amministrativa è un libro nuovo. “Le Carte della Scala. Storie di impresari e appaltatori teatrali 1778-1860” di Remo Giazotto, prefazione di Giampiero Tintori, 71 illustrazioni a colori e in bianco e nero, Giampiero Casagrande editore Lugano-Milano, ci introduce in un mondo che non si presenta alla ribalta, ma che ha partecipato, non in secondo piano, alla storia del melodramma.

L’autore propone un’ampia scelta di documenti, in gran parte inediti e rari, tratteggiando figure e avvenimenti che animarono la vita teatrale milanese negli anni da Maria Teresa all’Unità d’Italia. La vicenda, che potrebbe sembrare a prima vista arida ragioneria – narrata da un musicologo di acuta sensibilità – ci dà invece il peso di tutti problemi e i fermenti che popolarono gli avvenimenti.

Se a Giazotto la cultura musicale italiana deve non poco, se non altro per alcune opere che hanno interpretato e definito criticamente musicisti rimasti in ombra quali Tomaso Albinoni e Alessandro Stradella o compositori come Ferruccio Busoni, anche il non cultore troverà godimento sulla storia del Teatro Ducale e sulla costruzione, dopo l’incendio, dei successivi teatri alla Scala e Cannobbiana: ed è davvero interessante la proposta di quel “lungo corridoio” (come quello del Vasari a Firenze da Palazzo Pitti alla Signoria) che avrebbe dovuto collegare direttamente gli appartamenti reali con la Cannobbiana; oppure leggendo gustose cronache come quella di un gruppo di giovani del popolo, trasandati, che – pagato regolarmente il biglietto – entrarono nella grande sala delle danze dove varie dame del gruppo austriaco si intrattenevano con ufficiali e alle quali i giovani ardirono chiedere di ballare. Ne nacque una rissa furibonda.

“Le Carte della Scala” è l’inusuale strenna di Natale di Assoedilizia per gli amici musicofili e non. Una strenna che vuol essere un omaggio al Tempio mondiale della musica lirica.

Così presenta il volume e il suo autore il presidente Achille Colombo Clerici, anch’egli cultore della musica che è linguaggio, comunicazione, arte, primo ed unico messaggio universale.

***

Il Barbaja, famoso impresario teatrale, legato alla storia dell’opera lirica dell’Ottocento e sponsor dei più grandi compositori dell’epoca, da Rossini a Donizetti, a Bellini, negli anni dell’Impero napoleonico si arricchì notevolmente gestendo il ridotto della Scala, dove, come costume, regnavano il buon vivere eno-gastronomico, per usare un termine dei nostri giorni, e il gioco d’azzardo. Era un uomo abituato a lasciare il segno. E con i proventi della sua attività, collaterale alla musica, edificò a Milano il Palazzo Rocca Saporiti. Proprio nel bel mezzo di quella che allora era la via principale dei fasti napoleonici: corso Venezia. I miei coetanei lo hanno in mente come la sede del Partito Liberale Italiano.

Poi Domenico Barbaja, a seguito di traversie varie, si trasferisce a Napoli dove gode delle grazie del celebre soprano Isabella Colbran, sinché Rossini non gliela soffia da sotto il naso. Domenico non fa una grinza e rimane, in nome della musica, amico del grande Pesarese fino a Parigi ed oltre. Una vita degna di un romanzo vero e proprio. Ma non fu probabilmente il Barbaja ad ispirare l’autore nella scelta del tema di questo libro che ci accingiamo a leggere.

Remo Giazotto era un musicologo e compositore romano animato da un’enorme passione per la musica. Soprattutto quella dei compositori veneziani del Settecento.
E, si sa, talvolta la passione acceca, ma soprattutto proietta nel mondo della fantasia. Giazotto studia e s’invaghisce di Tomaso Albinoni nel cui nome, nel 1958, presenta l’Adagio in sol minore, affermando trattarsi della ricostruzione di un brano musicale del compositore veneziano, resa possibile dal ritrovamento di frammenti di spartiti reperiti fra le macerie belliche della Biblioteca di Dresda. L’Adagio diviene subito leggendario. Qualcuno addirittura contesta si possa attribuirlo proprio ad Albinoni: ma questa sarebbe una ragione di maggior merito. In quegli anni Giazotto, occupandosi di Venezia e della sua musica, si imbatte nel più celebre tra gli impresari, che svolse questo ruolo sia pure per un limitato periodo della sua vita. Ne rimane folgorato. Si tratta proprio di Don Antonio, il prete rosso, l’autore del Cimento dell’armonia: del quale avrebbe scritto, qualche anno dopo, la biografia. Giazotto, che di musica ne capiva, coglie tutta la grandezza del compositore veneziano che era stato addirittura fra gli ispiratori di Johann Sebastian Bach. Ma soprattutto ne coglie lo smisurato amore verso la musica ed il suo mondo, la grande statura culturale ed umana e la spiritualità.

Un giudizio illuminante sulla profondità religiosa e teologica dell’opera vivaldiana possiamo ricavarlo dall’ascolto della settima cantata del Gloria “Domine Fili Unigenite Jesu Christe” che porta la musica a rappresentare, nel suo senso assoluto, l’essenza della cristologia.

Da qui passa la lettura di tutta l’opera musicale di questo Genio veneziano.
Tutto questo non l’aveva capito il pur colto e grandemente considerato avvocato Carlo Goldoni “prestato” alla letteratura. Grandissimo commediografo, spirito brillante e raffinato; ma di musica…

Se, passeggiando per Venezia, ti spingi fino a Riva degli Schiavoni, dove c’è il Danieli, lì, a fianco dello storico albergo, sul muro dell’edificio d’angolo, vedi campeggiare una lapide: “In questo luogo sorgeva la cappella musicale del Conservatorio della Pietà dove il genio di Antonio Vivaldi, allora non pienamente compreso, operò quale maestro di concerti dal 1703 al 1740, donando a Venezia ed al mondo l’incomparabile ricchezza della sua musica di cui ‘Le Quattro stagioni’ sono il fiore ed il suggello. Il suo tempo è venuto”.

Le idee ti si affacciano alla mente. E pensi, come solo può fare il passeggiatore solitario che si aggiri per le calli della città.

Se c’è una musica che richiami l’umanità, le persone, la folla, la calca direi, questa musica è quella di Vivaldi. Perché vive dentro la gente, come dentro la gente viveva il suo compositore: sacerdote che amava il teatro musicale nella sua mondanità, nella sua carnalità, possiamo dire; tanto da arrivare ad esercitare per un certo tempo il “mestiere” di impresario teatrale.
Apparentemente una sorta di contraddizione tra la dedizione alla spiritualità, richiamata dalla vita sacerdotale, e le cure quotidiane imposte dall’impegno operativo derivante dalla gestione di una compagnia di teatro: in un’epoca peraltro, il Settecento, in cui tale esercizio non poteva certo definirsi esemplarmente edificante.

In una visione poco attenta: un conflitto insanabile cui si deve forse quell’incomprensione per il grande maestro, da parte dei suoi contemporanei, alla quale allude la targa sul muro della casa veneziana e che il Goldoni racchiude nel suo giudizio, contenuto nei Memoires, che consegna alla posterità, per più di centocinquant’anni, la figura del “Prete Rosso, per la capigliatura che aveva un tal colore. Più noto per tal soprannome che per quello della sua famiglia. Questo ecclesiastico, eccellente suonatore di violino e compositore mediocre…”.

Giazotto questo giudizio l’aveva presente; ma ciò non gli aveva impedito, al di là del fatto che il compositore veneziano, trascinato dalla sua passione per la musica, si fosse dovuto arrangiare anche nel difficile mestiere dell’impresario di teatro, di valutare l’immensa portata dell’innovazione musicale vivaldiana.

Suggestioni tutte che questo libro e la sua tematica mi ispirano. Lettura interessante, documentale, che rappresenta, rievoca e ricostruisce la storia di persone, fatti che stanno dietro quella musica che, quando l’ascoltiamo, ci stupisce e ci rapisce e par che nulla abbia a che fare con le terrene cose.

Una storia che viceversa ci fa capire quanto la musica sia cosa umana, talvolta creata dagli uomini per sopravvivere. Ma al tempo stesso anche quanto possa esser nobile ed elevato lo spirito dell’uomo che in essa si esprime.

Achille Colombo Clerici
Milano, 7 dicembre 2019

Foto:
“Gli Orti de La Scala” nella omonima piazza – Celebrazione del Cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci

Oratorio-Refettorio di San Clemente a Venezia

 

 

 

 

 

QN Il Giorno pag. 26 – 30.11.2019 “Il valore sociale ed economico della locazione” di Achille Colombo Clerici

dicembre 2, 2019

La locazione è, prima che un istituto giuridico, uno strumento di crescita socio-economica.  La sua valenza presenta molteplici aspetti.

Produce mobilità abitativa per le esigenze del vivere moderno: ai fini di lavoro, studio, convenienza familiare.

Costituisce una forma di finanziamento indiretto delle attività commerciali, artigianali, professionali (pensiamo anche alle start up) fornendo loro la sede.

E’ fattore di crescita economica: produce gettito fiscale – IMU e Imposte dirette – ed una crescita del Pil (pensiamo all’enorme indotto).

Rappresenta un fattore di sicurezza per la tutela del risparmio delle famiglie. La locazione infatti consente di ancorare ad una forma di investimento diffuso il loro risparmio, permettendone la gestione diretta e non attraverso intermediari finanziari.

E’ fattore di stabilità del mercato immobiliare che trova, nell’investimento in immobili destinati alla locazione, l’ancoraggio ad uno zoccolo duro.

Rappresenta altresì un fattore di dinamismo urbano ai fini del rinnovamento edilizio/funzionale delle città. Il processo di rigenerazione urbana trova infatti il maggior ostacolo proprio nella presenza massiccia dei condominii, soggetti tra i più sordi alle istanze di tale rinnovamento.

Decenni e decenni di politica sfavorevole alla locazione privata (ricordiamo i blocchi dei contratti i blocchi dei canoni, la legge dell’equo canone, i blocchi degli sfratti) hanno prodotto dismissioni, frazionamenti e alla fine condominii, dove mettersi d’accordo sul da farsi è assai problematico.

In sintesi, la politica italiana ha sempre interpretato in modo distorto e distorcente il dettato del secondo comma dell’art. 47 della Costituzione: mettendo ostacoli sul cammino della locazione, invece di spianare la strada che porta all’uso della casa in proprietà.

Il tema è stato dibattuto a Milano nel corso del convegno organizzato da Assoedilizia, in onore dello scomparso avvocato Michele D’Amico, sul tema “La locazione nella storia e nell’attualità”. Tra i relatori personalità quali Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale; Maria Elisa D’Amico, ordinario di Diritto costituzionale e prorettore dell’Università degli Studi di Milano; Nicolò Zanon, ordinario di Diritto costituzionale e giudice della Corte costituzionale; Gianroberto Villa, Ordinario di Diritto civile e presidente del Collegio Didattico Interdipartimentale Università degli Studi di Milano.

Foto:
Achille Colombo Clerici con Valerio Onida

 

La locazione nella storia e nell’attualità – Convegno in Assoedilizia in Onore dell’Avv. Michele D’Amico – Cronaca del Convegno

novembre 28, 2019

ASSOEDILIZIA

Convegno in Assoedilizia in onore dell’Avvocato Michele D’Amico
LA LOCAZIONE NELLA STORIA E NELL’ATTUALITA’

La storia di un istituto e la storia di un uomo. Con il convegno “La locazione nella storia e nell’attualità” Assoedilizia ha voluto onorare la memoria dell’Avv. Michele D’Amico che con esso si è identificato.

L’evento è stato presentato ad un qualificato parterre dal presidente dell’associazione dei proprietari immobiliari Avv. Achille Colombo Clerici:

“La locazione è, prima che un istituto giuridico, uno strumento di crescita socio-economica.  La sua valenza presenta molteplici aspetti.

Produce mobilità abitativa per le esigenze del vivere moderno: ai fini di lavoro, studio, convenienza familiare.

Costituisce una forma di finanziamento indiretto delle attività commerciali, artigianali, professionali (pensiamo anche alle start up) fornendo loro la sede.

E’ fattore di crescita economica: produce gettito fiscale – IMU e Imposte dirette – ed una crescita del Pil (pensiamo all’enorme indotto).

Rappresenta un fattore di sicurezza per la tutela del risparmio delle famiglie. La locazione infatti consente di ancorare ad una forma di investimento diffuso il loro risparmio, permettendone la gestione diretta e non attraverso intermediari finanziari.

E’ fattore di stabilità del mercato immobiliare che trova, nell’investimento in immobili destinati alla locazione, l’ancoraggio ad uno zoccolo duro.

Rappresenta altresì un fattore di dinamismo urbano ai fini del rinnovamento edilizio/funzionale delle città. Il processo di rigenerazione urbana trova infatti il maggior ostacolo proprio nella presenza massiccia dei condominii, soggetti tra i più sordi alle istanze di tale rinnovamento.

Decenni e decenni di politica sfavorevole alla locazione privata (ricordiamo i blocchi dei contratti i blocchi dei canoni, la legge dell’equo canone, i blocchi degli sfratti) hanno prodotto dismissioni, frazionamenti e alla fine condominii, dove mettersi d’accordo sul da farsi è assai problematico.

In sintesi, la politica italiana ha sempre interpretato in modo distorto e distorcente il dettato del secondo comma dell’art. 47 della Costituzione: mettendo ostacoli sul cammino della locazione, invece di spianare la strada che porta all’acquisto in proprietà”.

La Prof. Avv. Maria Elisa D’Amico, Ordinario in diritto Costituzionale e Prorettore dell’Università degli Studi di Milano ha portato il saluto del Rettore che, tra l’altro, ha detto  “Mio padre ha sempre sostenuto la necessità di una stretta collaborazione tra il mondo professionale e il mondo accademico. Così in Statale, con Assoedilizia, abbiamo costituito l’Osservatorio dei diritti immobiliari.”

Il Presidente di Confedilizia Avv. Giorgio Spaziani Testa, ricordando il ruolo di D’Amico quale responsabile del Centro Studi confederale, ha rievocato la secolare e talvolta non facile vita della proprietà immobiliare e della locazione, oggetto di osteggiamenti – dall’equo canone al blocco degli sfratti, per citare –: “La locazione  da sempre svolge una funzione economica e sociale; oggi il principale ostacolo è l’eccessiva tassazione che penalizza il settore limitando il benessere e la crescita del Paese.”

Sono seguiti gli interventi di saluto dell’ Avv. Vinicio Nardo, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano;  dell’ Avv. Michele Saponara, già parlamentare, sottosegretario e presidente dell’Ordine di Milano.

Il Convegno si è svolto con le relazioni del Prof. Nicolo’ Zanon, Ordinario di diritto costituzionale e giudice della Corte costituzionale; del  Prof. Gianroberto Villa, Ordinario di Diritto Civile, Presidente del Collegio Didattico Interdipartimentale Università degli Studi di Milano; dell’ avv. Bruna Vanoli Gabardi, Consigliere e Consulente urbanistico Assoedilizia, dell’ Avv. Cesare Rosselli, Segretario generale Assoedilizia e Coordinatore dei Consulenti,  e dell’ Avv. Antonella Andreini, Consulente di Assoedilizia, La conclusione dei lavori è stata affidata al Prof. Valerio Onida, Presidente emerito della Corte costituzionale.

E’ prevista la pubblicazione degli atti.

Foto:
da sin Valerio Onida, Nicolo’ Zanon, Giorgio Spaziani Testa, Vincenzo Saponara, Achille Colombo Clerici, Marilisa D’Amico, Vinicio Nardo.

Photo Gallery Convegno Assoedilizia sulla locazione “La locazione nella storia e nell’attualità“ – Milano 27 novembre 2019

novembre 28, 2019


Avv. Giorgio Spaziani Testa, Prof. Nicolo’ Zanon, Avv. Michele Saponara, Prof. Valerio Onida, Prof. Marilisa D’Amico


Avv. Achille Colombo Clerici, Prof. Valerio Onida


Avv. Vinicio Nardo, Avv. Achille Colombo Clerici


Prof. Nicolo’ Zanon, Avv. Achille Colombo Clerici


Prof. Nicolo’ Zanon, Prof. Valerio Onida


Prof. Nicolo’ Zanon, Avv. Michele Saponara, Avv. Achille Colombo Clerici, Prof. Onida


Prof. Nicolo’ Zanon, Avv. Michele Saponara, Avv. Achille Colombo Clerici


Avv. Vinicio Nardo, Avv. Giorgio Spaziani Testa, Prof. Nicolo’ Zanon, Avv. Achille Colombo Clerici, Prof. Valerio Onida, Prof. Marilisa D’Amico


Avv. Vinicio Nardo, Avv. Giorgio Spaziani Testa, Prof. Nicolo’ Zanon, Avv. Achille Colombo Clerici, Prof. Valerio Onida, Prof. Marilisa D’Amico


Prof. Valerio Onida, Avv. Achille Colombo Clerici, Avv. Michele Saponara


Valerio Onida, Nicolo’ Zanon, Giorgio Spaziani Testa, Vincenzo Saponara, Achille Colombo Clerici, Marilisa D’Amico, Vinicio Nardo


Avv. Cesare Rosselli


Avv. Achille Colombo Clerici


Avv. Marilisa D’Amico


Avv. Giorgio Spaziani Testa


Avv. Vinicio Nardo


Prof. Niccolo’ Zanon


Prof. Gianroberto Villa


Avv. Bruna Vanoli Gabardi


Avv. Antonella Andreini


Prof. Valerio Onida

QN Il Giorno pag. 23 – 23.11.2019 Manutenzione appalti a rischio – Batosta per le società immobiliari e condanna per le piccole imprese artigiane del nostro Paese – di Achille Colombo Clerici

novembre 25, 2019

La manovra fiscale in corso prevede, in tema di appalti, la “reverse charge” per i committenti sostituti d’imposta. Allorquando affidino il compimento di un’opera o di un servizio ad una impresa, sono tenuti in proprio al versamento delle ritenute d’imposta, trattenute dalla impresa stessa, appaltatrice o affidataria, e dalle imprese subappaltatrici, ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio.
Il tutto sotto sanzione amministrativa e penale.

Ai fini applicativi della norma giova ricordare che sono da considerarsi sostituti d’imposta in particolare:
– enti e società commerciali (soggetti IRES)
– società di persone e associazioni (Snc, Sas)
– artisti e professionisti (pittore, scultore, avvocato, commercialista, notaio)
– persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole
– Condominii

La platea degli interessati è dunque amplissima e riguarda milioni di soggetti fiscali.

Quanto alla tipologia delle opere o dei servizi, citiamo, a titolo esemplificativo:
– l’esecuzione di opere edilizie vere e proprie
– le opere di manutenzione anche ordinaria degli immobili o degli impianti domestici o condominiali
– le manutenzioni degli impianti industriali
– i servizi di vigilanza
– la pulizia degli uffici, la gestione della manutenzione dei “computer” per i professionisti
– le forniture di beni per la parte relativa alla messa in opera e in funzione
– il rifacimento degli interni di negozi, bar, ristoranti
– gli appalti di servizi e di opere alberghieri
– gli appalti agricoli.

Al di là del lodevole intento di perseguire l’evasione fiscale e contributiva, legata al lavoro nero, va osservato che la norma rischia di provocare un vero disastro a causa delle difficoltà applicative.

Si può sensatamente ritenere che essa possa dar luogo, col suo aggravio burocratico corredato da una pesante responsabilizzazione anche penale, in una prima fase ad un rallentamento dell’attività edilizia, poi ad un enorme rincaro dei costi degli interventi edilizi, sostanziali o manutentivi, e comunque   ad una progressiva estinzione della figura dell’artigiano appaltatore, sostituito dalle grandi imprese.

Alla amara conclusione si perviene considerando che è offerta, in alternativa alla “reverse”, la possibilità di derogare alla normativa, qualora le opere o i servizi siano svolti da imprese con più di 5 anni di anzianità, che abbiano nei 2 anni precedenti effettuato nel conto fiscale versamenti complessivi per più di 2 milioni di euro, e siano in regola con la posizione fiscale.
Sussistendo tali requisiti (previa certificazione al committente della sussistenza degli stessi) si può optare per il versamento diretto da parte delle imprese esecutrici.

In prospettiva, batosta per le società immobiliari e condanna per le piccole imprese artigiane del nostro Paese.