Archive for the ‘Comunicati stampa’ category

“Catasto, come stanno le cose”

marzo 29, 2022

CATASTO, COME STANNO LE COSE

Che cosa prevede l’ARTICOLO 6 del disegno di legge delega per la riforma fiscale?

Due cose molto diverse fra loro, ben differenziate già nella rubrica dell’articolo.

  1. Il COMMA 1 prevede la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili.

In particolare, la norma mira a facilitare e accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento di:

  • immobili attualmente non censiti (c.d. “immobili fantasma”)
  • immobili che non rispettano la reale consistenza di fatto
  • immobili che non rispettano la relativa destinazione d’uso
  • immobili che non rispettano la categoria catastale attribuita;
  • terreni edificabili accatastati come agricoli;
  • immobili abusivi.

Il comma 1 è condiviso dall’intero Parlamento.

2. Il COMMA 2 prevede la revisione del catasto dei fabbricati.

La novità principale della revisione è l’introduzione di una qualificazione patrimoniale del catasto italiano, tradizionalmente di natura reddituale perché teso a considerare quale indice di capacità contributiva la capacità dell’immobile di produrre reddito e non il suo mero possesso.

Il comma 2 non è condiviso da 5 forze politiche: 3 di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia), 2 di opposizione (Fratelli d’Italia, Alternativa).

Perché c’è grande attenzione al tema catasto?

Perché sui dati catastali si basano diversi tributi, il principale dei quali è l’IMU, vera e propria patrimoniale annuale sugli immobili, che ha un gettito di circa 22 miliardi di euro l’anno, frutto dell’aumento dei moltiplicatori catastali e delle aliquote disposto con la manovra Monti (prima l’ICI pesava per circa 9 miliardi l’anno).

Dall’IMU è attualmente esclusa l’abitazione principale (la cosiddetta “prima casa”), a meno che non si tratti di un’unità immobiliare di categoria catastale A/1, A/8 e A/9. Tuttavia, va sottolineato che la Commissione europea – oltre a raccomandare all’Italia di “aggiornare” il catasto al fine di compensare con maggiore tassazione sugli immobili una minore imposizione “sul lavoro” – ha suggerito anche di reintrodurre l’IMU sull’abitazione principale.

Gli altri tributi fondati sulle risultanze catastali sono, principalmente, l’Imposta di registro, che si paga in caso di acquisto di un immobile, l’Imposta sulle successioni e sulle donazioni e l’Irpef dovuta per le abitazioni ulteriori a quella principale che si trovino nello stesso Comune di quella di residenza e che non siano locate.

Peraltro, i dati catastali influenzano anche l’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), attraverso il quale i cittadini accedono, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità. Tra i parametri con i quali viene determinata la situazione economica del nucleo familiare del richiedente la prestazione o il servizio rientra, infatti, il valore catastale degli immobili di proprietà, “prima casa” inclusa. Maggiore è il valore catastale di quest’ultima, dunque, minore possibilità vi è di ottenere la prestazione o il servizio.

In ogni caso, è stato il Governo stesso a dichiarare esplicitamente la finalità di incremento di tassazione sugli immobili dell’intervento normativo. La relazione del Ministero dell’economia e delle finanze sull’articolo 6 del disegno di legge delega afferma che la disposizione “è coerente” con la raccomandazione della Commissione europea con la quale si invita l’Italia a “ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso una riforma dei valori catastali”. Dal canto suo, il Presidente del Consiglio – rispondendo alla Camera a un’interrogazione parlamentare – ha affermato, parlando dell’Imu, che “gli estimi su cui sono basati i gettiti di oggi sono dell’88-89, son passati più di 33 anni!”.

È appena il caso di rilevare che la bizzarra precisazione circa le finalità non fiscali del nuovo catasto (una norma priva di finalità fiscali in una riforma fiscale è un inedito…), contenuta nel comma 2 dell’articolo 6, è stata inserita al mero scopo di (tentare di) tranquillizzare qualche osservatore superficiale, risolvendosi in realtà in un’ulteriore (e un po’ goffa) ammissione degli ovvi obiettivi della revisione catastale.

Il Centro Studi della CISL ha elaborato e diffuso alcune stime relative ai possibili aumenti della base imponibile e dell’IMU nelle maggiori città d’Italia: Roma + 52%; Milano +151,2% in centro e + 87% in periferia; Napoli + 119% in centro e + 59,8% in periferia; Bologna + 55%; Genova +27,7% in centro e + 12,2% in periferia; Bari + 32,7% in centro e +23,7% in periferia.

Per il Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL, le rendite catastali aumenterebbero del 128,3% con punte del 189% a Trento, del 183% a Roma, del 164% a Palermo, del 155% a Venezia, del 123% a Milano.

I rischi della revisione del catasto prevista dal comma 2 dell’articolo 6 sono stati evidenziati dall’intero mondo immobiliare. Oltre che la rappresentanza dei proprietari (Confedilizia), si sono pronunciate – fra l’altro – quelle degli agenti immobiliari (Fiaip), delle imprese immobiliari (Aspesi), degli amministratori di condominio (Gesticond, fra le altre).

Catasto reddituale e catasto patrimoniale

Il catasto italiano nacque con funzioni perequative, allo scopo di recare uniformità di valutazioni all’interno della Penisola. E ha avuto una costante caratteristica: essere un catasto di redditi e non di valori. La sua funzione, in sintesi, è tradizionalmente stata quella di indicare il reddito medio ordinariamente ritraibile da un terreno o da un immobile. La stessa Corte costituzionale ha ritenuto di “salvare” la trasformazione del catasto reddituale in catasto patrimoniale, inopinatamente attuata con decreto ministeriale e dichiarata illegittima dalla magistratura amministrativa, sul presupposto della sua provvisorietà. In tale contesto, peraltro, la Consulta fece significativamente rilevare che “nel momento in cui, per determinare tariffe di estimo e rendite catastali, si abbandona il tradizionale ancoraggio al reddito ritraibile e si privilegia il valore di mercato del bene, si opera una scelta procedimentale alla quale non è logicamente estraneo il rischio di determinazione di rendite catastali tali da superare per la loro misura il reddito effettivo, sicché imposte ordinarie, che a tali rendite si rifacessero, porterebbero ad una sostanziale progressiva erosione del bene”.

Quali sono le posizioni politiche in campo?

Il Governo e parte della maggioranza sostengono la necessità di giungere all’approvazione dell’articolo 6 del disegno di legge.

Il Centrodestra – sia quello di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia, Noi con l’Italia), sia quello di opposizione (Fratelli d’Italia) – ha proposto la soppressione dell’intero articolo 6, anche in coerenza con quanto convenuto dall’intera maggioranza il 30 giugno 2021, in occasione dell’approvazione del documento di indirizzo per la riforma fiscale, che lo stesso Governo – nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) – ha indicato come testo alla base della sua proposta.

Vista l’insistenza del Governo sul proprio testo, il Centrodestra di maggioranza ha promosso due proposte di mediazione, che avevano come tratto distintivo il mantenimento di tutte le previsioni contenute nell’attuale comma 1 e che erano finalizzate alla mappatura degli immobili, al loro corretto classamento, all’emersione degli immobili fantasma e alla regolarizzazione di quelli abusivi. Entrambe sono state rifiutate dal Governo e dagli altri partiti della maggioranza, evidentemente più interessati a introdurre il catasto patrimoniale, con tutti i pericoli connessi.

Sfratti – Comunicato stampa Assoedilizia

dicembre 14, 2021

Assoedilizia, in merito alle prospettate difficoltà di assistenza della forza pubblica per l’esecuzione degli sfratti dal 3 dicembre al 15 gennaio, prende atto con soddisfazione dei chiarimenti forniti dalla Ministra Lamorgese in data odierna in sede di audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato in ordine al fatto che l’esecuzione degli sfratti non viene sospesa nel suddetto periodo. Assoedilizia ricorda che al momento sono in corso esecuzioni di sfratto anche per morosità decise prima del 28 febbraio 2020 dopo una sospensione di oltre un anno e mezzo, gravemente pregiudizievole per i locatori.

“La Patrimoniale ai tempi del Covid” Iniziativa di Assoedilizia e di “Lettera 150” – Inserto gratuito di Libero del 6 marzo 2021

marzo 3, 2021

Iniziativa di Assoedilizia e di “Lettera 150” con la collaborazione del quotidiano Libero. Le analisi e le riflessioni degli studiosi

IL 6 MARZO INSERTO GRATUITO DI LIBERO SU “LA PATRIMONIALE AI TEMPI DEL COVID”

Da parte di organi di stampa è stata promossa una campagna di sottoscrizioni popolari a sostegno della proposta di istituzione di una imposta “patrimoniale”. È la prima volta che ciò accade nella storia del Fisco italiano. E questo già la dice lunga sulla divisività sociale, per non dire altro, di tale imposta. (Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia e della Federazione Regionale Lombarda della Proprietà Edilizia).

Già nell’antica Roma la proprietà veniva considerata la spina dorsale della Repubblica: assegnare ad ogni cittadino la piena ed esclusiva proprietà della casa e del campo costituiva la migliore difesa dello Stato, e viceversa.  Da allora storici, filosofi, politici si sono dichiarati concordi nell’affermare che la proprietà è inserita tra i diritti naturali dell’uomo e sono antecedenti alla politica e che anzi la giustificano solo in quanto essa li garantisca. (Giuseppe Valditara, coordinatore di Lettera 150).

Imprenditori e studiosi si sono perciò alleati nel realizzare un inserto di 64 pagine che verrà distribuito gratuitamente il 6 marzo prossimo con il quotidiano Libero – da sempre sostenitore di questo valore – nelle edicole. Il titolo è “La patrimoniale ai tempi del Covid”, probabilmente il più autorevole pamphlet sul tema che vuole analizzare i motivi per cui non è opportuno tassare ulteriormente il patrimonio degli italiani.

Si tratta in realtà di una raccolta, promossa da LETTERA 150, di dodici scritti di accademici e di un ex alto magistrato a favore della proprietà privata. È dunque un vero “manifesto”. 

ABSTRACT

Se il patrimonio è reddito consolidato, e se il reddito è sistematicamente (e in linea di principio giustamente) soggetto a tassazione da parte dello Stato, una tassazione sul patrimonio è ingiusta perché si configura come un’imposta aggiuntiva a quanto già versato allo Stato come tassazione sul reddito. Cosicché, nessuno può essere privato, per quale che sia ragione, quand’anche nobilissima (com’è, assertivamente, l’assicurare «la funzione sociale» della proprietà e/o il tentare «di renderla accessibile a tutti»), di ciò che è di sua proprietà se non in cambio di qualcos’altro: un indennizzo congruo.

Secondo Ezio Vanoni, grazie ai tributi, l’individuo assicura la sua libertà poiché assicura l’esistenza dello Stato: ma risponde a giustizia che i sacrifici richiesti siano mantenuti entro i limiti strettamente necessari per il conseguimento degli scopi di utilità sociale che ci si propone di raggiungere.

Un sistema tributario deve tener presente le caratteristiche del tessuto produttivo esistente e il livello di efficienza della pubblica amministrazione, dal quale dipenderà la riscossione dei tributi. Un sistema tributario quindi si trova stretto in una inevitabile scelta tra la semplicità d’introito delle imposte e la realizzazione dei principi di equità e uguaglianza, per costruire un sistema socialmente “più” giusto.

Nel 2019 le tasse incassate dallo Stato italiano corrispondono al 42.4% del PIL contro una media OECD del 33.8%. Va sottolineato tuttavia che essendo l’evasione fiscale italiana maggiore rispetto ai Paesi più avanzati e ricchi (approssimativamente dal 50% al 100%)  la pressione fiscale formale ed effettiva su chi paga interamente le tasse, fra questi le imprese di dimensione medio-grande, è nettamente superiore alle pressione fiscale sulle imprese delle altre economie avanzate con le quali competiamo.

Una patrimoniale, presentata come risposta ad un’emergenza (nel nostro caso dovuta all’economia Covid) si trasformerebbe, da provvedimento eccezionale, in permanente, invocando il precedente stabilito. La conseguenza più importante, è che finirebbe per colpire i risparmiatori del ceto medio.

Ogni proposta di patrimoniale è fallace e destituita di fondamento economico finanziario e giuridico, dunque anche politico. Piuttosto, varrebbe la pena lavorare sui tributi esistenti, rendendoli più razionali, competitivi e soprattutto al riparo da comportamenti elusivi sempre più aggressivi.

La cifra dell’equità di un sistema fiscale (giustizia contributiva) dipende innanzitutto dal modo in cui viene decisa e gestita la spesa pubblica. È tramite il corretto controllo di questa che si può rendere tollerabile e quindi non oppressivo il sistema fiscale, riducendo così anche quei fenomeni di corruzione e di inefficiente impiego della spesa pubblica che tanto danneggiano il comparto economico ed il sistema politico.

°  °  °

Di ciascun autore ci limitiamo a riportare, per ovvi motivi, la sola citazione.  

“In lode alla proprietà” di Raimondo Cubeddu, Professore ordinario di Filosofia politica, Università di Pisa

“Imposta patrimoniale e dottrina sociale della Chiesa” di Renato Cristin Professore associato di Ermeneutica filosofica, Università di Trieste.

“La patrimoniale: una tassa fuori della storia e, pure, costituzionalmente illegittima” di Ludovico A. Mazzarolli, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale, Università di Udine.

“Imposta patrimoniale e sistema tributario – profili costituzionali” di Claudio Zucchelli, Presidente Aggiunto Onorario Consiglio di Stato.

“I limiti etici ed economici delle imposte patrimoniali”di Francesco Manfredi, Professore ordinario di Economia aziendale, Università Lum Jean Monnet Bari.

 “Imposta patrimoniale ed iniquità” di Fabrizio Antolini, Professore associato di Statistica economica, Università di Teramo.

“Tassando i patrimoni si colpiscono i ceti medi” di Francesco Forte, Professore emerito di Economia pubblica, Università di Roma La Sapienza.

“Le tasse in Italia già oltre la media UE” di Alberto Lusiani, Professore assistente a tempo indeterminato in Scienze matematiche, Scuola Normale Superiore di Pisae di Scienze del Turismo, Università di Teramo.

“La patrimoniale per un economista nell’Italia del 2021” di Aldo Rustichini, Full Professor of Economics, Università del Minnesota (USA).

“Tra slogan politici e flop economici” di Giuseppe Marino, Professore associato di Diritto tributario, Università Statale di Milano.

“Un patto fiscale contro lo “Stato estrattivo”” di Fabio G. Angelini, Professore straordinario di Diritto Amministrativo, Uninettuno Romae Flavio Felice, Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche, Università del Molise.

Imposta patrimoniale 2020. “Sarebbe un errore”. Osservazioni del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

dicembre 14, 2020

Ho notizia che si sta promuovendo una campagna popolare di sottoscrizioni a sostegno della proposta di istituire una imposta “patrimoniale” nella prossima legge di bilancio. E’ la prima volta che ciò accade nella storia del Fisco italiano, non so nel mondo. E questo già la dice lunga sulla divisività sociale, per non dire altro, di tale imposta.

Mi sembra comunque, si tratti di una proposta demagogica che non prende minimamente atto delle implicazioni socio-economiche e burocratiche che la stessa comporta.

Va considerata anzitutto la questione del carattere espropriativo di una imposta a base patrimoniale, che prescinde cioè dalla capacità del bene di produrre reddito. Ma quand’anche si volesse ritenere che la capacità contributiva dei cittadini si debba rapportare al patrimonio e non al reddito, occorre dire che, se lo stato intende introdurre una simile imposta, non a base reddituale, non disponendo di un elenco ufficiale di coloro che rientrano nella previsione impositiva, non potrebbe di certo affidarsi alla buona disposizione dei contribuenti stessi.

Immaginiamo le difficoltà di determinare, ai fini della quantificazione complessiva del patrimonio, il valore di beni che non abbiano quotazioni ufficiali: quote e azioni di società di capitali non quotate, valore di opere d’arte, gioielli, oro, lo stesso valore degli immobili che oggi non hanno più mercato, ad onta delle presunzioni catastali. Oltre tutto gli immobili, o almeno quelli abitativi in locazione o ad uso di seconda casa, e quelli “ad uso diverso” già pagano un’imposta patrimoniale addirittura annuale, per cui una duplicazione sarebbe inammissibile.

Va detto dunque che sarà necessario istituire l’obbligatorietà di una denuncia dello stato patrimoniale da parte di tutti i contribuenti (come ha fatto Ezio Vanoni nel 1951 con la denuncia dei redditi), stabilendo poi la soglia di esenzione.

Con il rischio, anche per chi sottoscrive oggi allegramente le petizioni perché è convinto che tocchi ad altri pagare, di venir coinvolto in futuro, con un semplice abbassamento dell’asticella di tale soglia.

La “patrimoniale”, misura fiscale peraltro divisiva sul piano sociale, non può essere la bandiera sotto la quale portare avanti battaglie politiche. Il semplice ventilarla crea allarme, sfiducia nei risparmiatori e li allontana dall’impegno costruttivo per il Paese.

Comunicato Confedilizia e Aspesi – Tutelare la locazione e rilanciare il mercato immobiliare

aprile 9, 2020

CONFEDILIZIA E ASPESI: TUTELARE LA LOCAZIONE E RILANCIARE IL MERCATO IMMOBILIARE  

Un appello al Governo a salvaguardare le imprese e le famiglie che svolgono l’indispensabile funzione economica e sociale dell’affitto. È quello che giunge da CONFEDILIZIA, la Confederazione della proprietà immobiliare, e da ASPESI, che nel sistema CONFEDILIZIA rappresenta il settore delle società di investimento immobiliare.

Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto liquidità, un altro tassello si è aggiunto nel sostegno alle attività di impresa, tale da rappresentare – attraverso la garanzia dello Stato ai finanziamenti bancari – un ausilio rilevante, fra l’altro, per il pagamento dei canoni di locazione da parte delle imprese. In precedenza, con il decreto Cura Italia, un’ampia platea di operatori aveva ottenuto uno specifico supporto costituito dal credito di imposta pari al 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione relativo al mese di marzo in favore dei conduttori di locali commerciali rientranti nella categoria catastale C/1.

Si può fare, però, di più, nell’interesse di entrambe le parti dei contratti e dell’intera economia, senza esborso di denaro pubblico. CONFEDILIZIA e ASPESI propongono allora di:

  • estendere il credito d’imposta di cui al “Cura Italia” per gli utilizzatori di immobili colpiti dalla chiusura forzata (ora limitato ai negozi) a tutte le asset class non residenziali, sempre a condizione dell’avvenuto pagamento del canone;
  • attribuire tale credito d’imposta alle proprietà, qualora i conduttori non abbiano invece corrisposto nei termini il canone;
  • estendere l’applicazione della norma, ora limitata alla mensilità di marzo, anche al mese di aprile.

Si sottolinea che l’attribuzione del bonus fiscale alle proprietà danneggiate dal blocco delle attività non implica nuova spesa – e quindi non richiede una specifica copertura finanziaria – in quanto è lo stesso credito di imposta che potrà essere concesso solo ad una parte del rapporto locativo, quella effettivamente danneggiata.

Inoltre, si rivelano più che mai indispensabili – in questa fase di grande difficoltà – due misure che già prima della crisi si erano dimostrate necessarie ed urgenti, vista la situazione critica del commercio: l’estensione a tutte le locazioni non abitative della cedolare secca, che ora avrebbe l’ulteriore vantaggio di incentivare le revisioni dei contratti, e l’eliminazione dell’assurda regola della tassazione dei canoni non percepiti.

Per la ripresa del mercato immobiliare post-blocco, CONFEDILIZIA e ASPESI propongono, poi, di far nascere il mercato di sostituzione con le permute tra la propria casa vecchia ed una nuova. Ciò, attraverso la sospensione per 5 anni dell’imposta di registro sulla vendita alla società costruttrice dell’alloggio vecchio a deconto del prezzo del nuovo. Non è prevedibile, infatti, in questo quadro di debolezza delle famiglie italiane, la possibilità di rilanciare a breve qualsiasi altro mercato residenziale che non sia, appunto, quello di sostituzione. E la produzione di alloggi nuovi nelle grandi città che ne deriverebbe, in particolare da recupero, avrebbe un fortissimo ed immediato impatto anticiclico su produzione e occupazione, oltre che su risparmio energetico e qualità della vita.

 

Roma, 9 aprile 2020

ASSOEDILIZIA e Aspesi – Revisione del PGT di Milano – Delibera della Giunta Comunale di Milano in data 29 dicembre 2016

febbraio 27, 2017

A s s o e d i l i z i a

COMUNICATO STAMPA

TAVOLO DI ISTITUZIONI PER LA REVISIONE DEL PGT

 

Colombo Clerici (Assoedilizia): “Nuovo momento pianificatorio che dia respiro mondiale a Milano”
Anzani (Aspesi): “PGT grande occasione di sviluppo per la città”

 

*    *    *

L’avvio del procedimento di revisione del Piano di Governo del Territorio (PGT) di Milano, massimo strumento urbanistico per lo sviluppo della città, (che si attuerà attraverso la redazione di un nuovo Documento di Piano e l’approvazione di Varianti al Piano dei Servizi ed al Piano delle Regole) ha indotto Assoedilizia e Aspesi a riunire presso Assoedilizia un Tavolo di  lavoro per una prima valutazione, al fine di offrire alla Giunta comunale – nello specifico all’Assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran – contributi in termini di osservazioni, se del caso anche in chiave critica, di suggerimenti e di proposte.

Erano presenti: avv. Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia; avv. Federico Filippo Oriana, presidente di Aspesi; arch. Antonio Anzani, vicepresidente di Aspesi e presidente della Commissione urbanistica dell’associazione; prof. arch. Alberico Barbiano di Belgiojoso, presidente dell’Associazione Architetti per Milano; avv. Giovanna Branca, di Cobaty; avv. Marco Luigi di Tolle invitato Assoedilizia; avv. Bruna Gabardi Vanoli, Direttivo Assoedilizia; ing. Lorenzo Greppi, Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano; arch. Marco Matteini, consigliere di Fiabci Italia; arch. Pierluigi Roccatagliata invitato Assoedilizia; avv. Luca Stendardi, Direttivo di Assoedilizia.

Achille Colombo Clerici, dopo aver rilevato che “manca una legge quadro nazionale sul regime dei suoli che consenta di superare la dicotomia esistente in Italia tra piani urbanistici conformativi e piani non conformativi” ha aggiunto: “Il documento di indirizzi approvato dalla Giunta di Milano, che apre il processo di revisione del Pgt, contiene una serie di proposizioni che, nel loro complesso, si dimostrano assai aderenti alle esigenze di riforma manifestatesi nel corso del quinquennio di vigenza del Piano.
Si tratta ora di coniugarle al meglio, nel contesto della realtà cittadina, metropolitana e regionale, con gli sviluppi di dinamiche in rapidissima evoluzione, quali sono quelle che caratterizzano la vita della nostra città. Da parte nostra siamo disponibili, in spirito collaborativo, nell’interesse generale anche del Paese, ad offrire alla Pubblica Amministrazione un pieno supporto, per affrontare un nuovo momento pianificatorio che dia respiro mondiale a Milano.
Poichè il Pgt ha optato per l’adozione del criterio della perequazione e della traslazione dei diritti edificatori, credo che questa possa essere l’occasione per dare vita alla “stanza di compensazione dei diritti edificatori” sotto il controllo pubblico che sola può assicurare a tutti i cittadini l’equidistanza dalla pubblica amministrazione.”

Secondo Antonio Anzani “La città di Milano sta vivendo una trasformazione urbanistica epocale grazie ai grandi progetti già realizzati sul territorio ed a quelli che prenderanno vita nel prossimo futuro. Dopo la riqualificazione di Porta Nuova e la nascita di Citylife toccherà al Portello, alle aree degli ex scali ferroviari, a quelle in zona Città Studi dopo lo spostamento delle strutture sanitarie che confluiranno nella nuova Città della Salute. Per non parlare delle aree ex Expo, del progetto Human Technopole, una grande opportunità alle porte della città. Importanti interventi da affrontare anche in termini di infrastrutture, di servizi, di trasporti e viabilità. Il nuovo PGT necessita quindi di una visione di ampio respiro, che rivolga l’attenzione verso la metropoli milanese futura e le sue necessità urbanistiche, aperta al più ampio concetto di area metropolitana della quale il Comune di Milano costituisce il centro e alla innovazione socio-economico-culturale”.
“L’importanza del progetto urbanistico di Milano – ha proseguito Anzani – è confermata dalla presenza a questo tavolo di molte delle Organizzazioni più rappresentative del settore territorio, legate ad Aspesi e ad Assoedilizia, con le quali ci confronteremo per dare il nostro contributo alla città e a questa grande occasione di sviluppo”.

Milano, 27 febbraio 2017

Foto d’archivio:
Achille Colombo Clerici con l’ Assessore Pierfrancesco Maran ed il Sindaco Giuseppe Sala
Achille Colombo Clerici con Giuseppe Sala 2

 

 

Nota Confedilizia: Emendamento nullità contratti di locazione

agosto 1, 2013

Il Parlamento aveva inopinatamente (e improvvisamente) approvato all’inizio di questa settimana una modifica al d.l. energia del seguente, letterale tenore (compresa l’inspiegabile congiunzione “o”):

L’attestato di prestazione energetica deve essere allegato al contratto di vendita, agli atti di trasferimento di immobili a titolo gratuito o ai nuovi contratti di locazione, pena la nullità degli stessi contratti.

L’emendamento in questione era stato presentato da deputati tutti del Movimento Cinque Stelle e votato con parere favorevole del Relatore Benamati (PD) e del Governo (Sottosegretario Vicari, PDL).

La Confedilizia si è subito attivata. Il Presidente, in particolare, ha incontrato nella giornata di ieri esponenti sia del PD che del PDL, illustrando l’assoluta negatività dell’emendamento in questione.

Siamo lieti di informare che, in seguito, il Governo si è impegnato in Senato ad eliminare la previsione in parola con il primo provvedimento utile.

Roma, 1 agosto 2013

Comunicato stampa Confedilizia: “Fisco, Confedilizia: 6 punti fermi per la tassazione delle case”

luglio 30, 2013

Il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha dichiarato:

“La riforma fiscale per la casa che si sta delineando presenta problemi irrisolti di grande spessore. Nel confronto con le parti sociali rappresentative del settore che aprirà il Governo, sottolineeremo alcuni punti fermi principali e irrinunciabili.

1) La tassazione non può colpire che il reddito riveniente dal bene tassato, pena un’espropriazione surrettizia, come ha già detto la nostra Corte costituzionale (e, poi, anche la Corte costituzionale tedesca). E’ progressiva l’Irpef, non può esserla anche l’IMU, che del resto è un tributo reale. 

2) La service-tax va strettamente collegata al beneficio che proprietari, residenti e non residenti, hanno dalle opere e dai servizi apportati dai Comuni.

3) Per gli immobili di lusso devono essere stabiliti criteri validi per tutta Italia, il riferimento catastale varia da zona censuaria a zona censuaria.

4) Le case tenute a disposizione non vanno confuse con lo sfitto involontario, oggi dilagante. Va invece incentivato l’affitto (come da discorso Presidente Letta alle Camere).

5) Per l’uso diverso necessita un’urgente liberalizzazione, come Mario Monti chiedeva già 15 anni fa: la normativa in vigore è un macigno che impedisce il rinnovamento di imprese e attività commerciali, creando lo sfitto.

Da ultimo, la cartina di tornasole dello spirito liberale e democratico:

6) non si può pensare di costruire il nuovo Catasto algoritmico per i fabbricati (la sorte del Catasto dei terreni non si sa) non riconoscendo ai contribuenti – come si insiste a voler fare da parte dell’Agenzia entrate e del Ministero Finanze – la possibilità di impugnare le rendite catastali nella loro congruità. Lo Stato di diritto è tale perché le sue leggi ed i suoi principii fondanti valgono anche per lo Stato e il suo Fisco”.

 Roma, 29 luglio 2013

Comunicato stampa Confedilizia: “Fisco, Confedilizia: l’alta finanza combatte gli investimenti nel mattone e coglie l’occasione della riforma del Catasto”

luglio 30, 2013

Il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha così dichiarato:

“In coincidenza col prossimo varo della delega per la formazione di un Catasto algoritmico reddituale, ed anche patrimoniale, si moltiplicano segni che sono espressione dei gruppi finanziari e con i quali gli uomini dell’alta finanza cercano di condizionare le scelte del Parlamento sulla tassazione immobiliare. Nelle preferenze di investimento degli italiani, i prodotti finanziari hanno ultimamente, per la prima volta, superato gli investimenti nel mattone. Non assicurare ai risparmiatori un Catasto che, già algoritmico, e quindi con un margine di errore del 30 per cento, non preveda neppure rimedi giurisdizionali di congruità a proposito delle rendite, rafforzerebbe la tendenza che s’è già manifestata a favore della finanza, creerebbe ulteriore sfiducia nel mattone, ulteriormente scoraggiando gli investimenti delle famiglie in un settore centrale per la rinascita com’è quello delle case”.

Roma, 26 luglio 2013

Mediazione Conciliazione obbligatoria dal settembre prossimo – Organismo di Assoedilizia già operativo

luglio 15, 2013

ASSOEDILIZIA

COMUNICATO STAMPA

RITORNA OBBLIGATORIA LA MEDIAZIONE PER IL CONDOMINIO E LA LOCAZIONE

Da 60 euro la spesa fissata dalla legge per il primo incontro tra le parti

              *      *      *

La mediazione per le controversie che riguardano il condominio, la locazione, i diritti reali, le divisioni, le successioni ereditarie, i patti di famiglia, il comodato, l’affitto di aziende, è nuovamente obbligatoria, come previsto dal D.L. (decreto del fare) del 21/6/2013 n. 69, pubblicato lo stesso giorno sulla Gazzetta Ufficiale.

I tempi tecnici prevedono che il provvedimento entrerà in vigore entro il prossimo settembre.

Scopo della mediazione, permettere di  trovare rapidamente ed economicamente un accordo tra le parti.

Verrà così alleggerito anche il carico di procedimenti, circa 850.000, che grava sui tribunali civili.

In Assoedilizia è già da tempo operante, presso gli uffici di via Meravigli 3 a Milano, l’Organismo di Mediazione (che conta circa 80 esperti) iscritto al n. 846 presso il Ministero della Giustizia.

Una delle novità stabilisce un primo incontro di programmazione dove le parti potranno decidere, con il mediatore, la eventualità di proseguire o meno nel tentativo di mediazione con una spesa per parte molto contenuta per questa prima fase.

– 60 € per le liti di valore sino a 1.000€;
– 100 € per le liti di valore sino a 10.000€;
– 180 € per le liti di valore sino a 50.000€;
– 200 € per le liti di valore superiore.

Assoedilizia assiste in maniera totalmente gratuita i soggetti non abbienti, quelli che nel procedimento giudiziario avrebbero diritto al gratuito patrocinio.

Le spese previste dal Ministero della Giustizia, nel caso di prosieguo del procedimento di mediazione, rivestono un carattere economico e non dovrebbero essere variate rispetto al passato.

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