Archive for the ‘Istituto Europa Asia’ category

Corpo Consolare Milano Lombardia – Premio Annuale 2018 – Cerimonia alla Società del Giardino Milano – Europasia informa

novembre 15, 2018

Istituto Europa Asia
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Premiazione annuale del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia
GRAZIE A SEI PERSONALITA’ PER LA FATTIVA COLLABORAZIONE

Come ormai da tradizione, a fine novembre si è svolta la cerimonia di Premiazione Annuale del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia. Un evento molto significativo durante il quale si assegnano  riconoscimenti a personalità che si sono distinte per il loro impegno nella promozione dell’immagine dell’Italia all’estero e per la particolare collaborazione con il Corpo Diplomatico.

L’edizione 2018 si è svolta a Palazzo Spinola di Milano, sede storica della Società del Giardino. Premiati Giovanna Vilasi (Prefetto di Monza); Marina Anna Tavassi (Presidente della Corte d’Appello di Milano, prima donna a ricoprire l’alto incarico); Generale di C.A. Silvano Frigerio (Comandante della 1^ Regione Aerea e del Presidio Militare dal quale dipendono circa 200 aerei e 8.000 uomini); Generale di C.A. Gaetano Maruccia (Comandante Interregionale Carabinieri “Pastrengo”); Generale di C.A. Roberto Perretti (Comandante del Corpo di Reazione Rapida della Nato); Generale di C.A. Giuseppe Vicanolo (Comandante Interregionale della Guardia di Finanza dell’Italia Nord Occidentale sempre più impegnata nel contrastare organizzazioni criminali che superano i confini di Stato). A conferire i riconoscimenti Fabrizio Sala, Vice Presidente della Regione Lombardia; Renato Saccone, Prefetto di Milano; Alessandro Fermi, Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia; Roberta Guaineri, Assessore al Turismo, Sport, Spettacolo e Tempo Libero del Comune di Milano; Walid Haidar, Decano del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia; Patrizia Signorini, Vice Decano del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia.

Nel qualificato parterre di invitati, il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

“Il premio – spiega Patrizia Signorini, che ne è stata tra gli ideatori e ne cura direttamente l’organizzazione – nasce nel 2008 ed è assegnato ogni anno ad autorità civili, militari, istituzionali, oltre che a personalità del mondo della cultura, dell’economia e della società civile che hanno dato un contributo fondamentale all’immagine dell’Italia nel mondo.”

Con 123 rappresentanze, il Corpo Consolare di Milano e della Lombardia è numericamente il più significativo al mondo a dimostrare l’importanza della città e della regione nel panorama internazionale.

Gli stranieri a Milano rappresentano una importante e vitale componente della città: non soltanto da un punto di vista economico, ma anche culturale considerato che sono oltre 60 gli istituti culturali di Paesi esteri presenti in città. Si inseriscono pienamente in una regione che produce 130 mld di PIL, annovera quasi un milione di imprese e vede rafforzare continuamente la sua immagine nel mondo anche grazie ai diplomatici che vi risiedono.

Foto:

Walid Haidar e Consorte, Patrizia Signorini, Achille Colombo Clerici, Gian Valerio Lombardi, Fabrizio Rindi

Antonio Pennino, Arturo Artom, Achille Colombo Clerici, Gianvico Maria Camisasca

Marina Tavassi con Achille Colombo Clerici

Il prefetto di Monza Giovanna Vilasi con Achille Colombo Clerici

 

 

 

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Marcello Staglieno ricordato a Milano con la presentazione del Libro sulla Famiglia – Biblioteca Sormani Sala del Grechetto Milano – Europasia informa

novembre 13, 2018

Istituto Europa Asia
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Ricordato a Milano In occasione della presentazione del libro sulla famiglia

MARCELLO STAGLIENO, ARALDO DEI PIU’ NOBILI VALORI BORGHESI

Marcello Staglieno, giornalista scrittore e politico, è stato ricordato a Milano, Sala del Grechetto – stracolma – della Bibblioteca Sormani in occasione dell’ottantaquattresimo anniversario della nascita con la presentazione del volume “Gli Staglieno. Origini, ritratti e protagonisti di una storica famiglia patrizia genovese” a cura di Andrea Lercari, Sagep Editori Genova. Tra i selezionati invitati, accolti dalla signora Monica Amari Staglieno, con il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, che di Staglieno fu amico ed estimatore, Pasquale e Amalia Spinelli, Domingo ed Elena Merry del Val, Fernanda Giulini, Maria Antonietta Paveri Fontana, Virgiliana Tibertelli de Pisis, Lorenza Fisogni, Maria Grazia Cassitto, Antonino Giannone.

La straordinaria avventura umana e professionale di Staglieno germina in una famiglia (che rivendica la discendenza da Caio Elio Staleno, senatore romano e tribuno della plebe, nemico di Marco Tullio Cicerone) la quale si afferma nel tessuto sociale ed economico genovese il XIV e il XV secolo, prendendo anche parte ai commerci internazionali nel Mediterraneo, come consuetudine dei membri del ceto dirigente genovese.

Nel libro, attraverso i saggi di Monica Amari Staglieno, Franco Contorbia, Diego Divano e Andrea Lercari, si ripercorre quindi una storia familiare che dal Medioevo arriva ai giorni nostri, nella quale emergono, tra le altre, tre figure omonime di particolare rilievo: il magistrato Marcello Staglieno (1772-1847), presidente del Senato di Piemonte; il marchese Marcello Staglieno (1829-1909), poliedrico studioso di storia patria , antesignano degli studi colombiani; per arrivare al giornalista Marcello Staglieno (1938-2013), cofondatore con Indro Montanelli de Il Giornale, scrittore, senatore e vice presidente del Senato della Repubblica italiana.

Staglieno – come hanno tratteggiato gli interventi di Fernando Mezzetti, editorialista, già corrispondente de Il Giornale da Pechino e da Mosca, Gabriella Airaldi, Università di Genova, Pier Luigi Vercesi del Corriere della Sera – fin dall’età nella quale i coetanei si impegnano nelle partite di pallone all’oratorio, si proietta in un mondo di grande valenza culturale: per citare, conosce letterati e scrittori. A Genova frequenta Giovanni Ansaldo, partecipa col padre Aldo Luigi alla ricerca e al ritrovamento delle spoglie di Emstel Junger, figlio del filosofo e scrittore Ernst autore di Tempeste d’Acciaio, caduto nel ’44 sulla Linea Gotica.

Giuseppe Prezzolini lo presenta a Indro Montanelli che con lui lavorerà fianco a fianco per ben 18 anni; un rapporto cementato da una comunanza di valori borghesi intesi nel senso più alto del termine, fino  a quando Staglieno decide di mettersi in politica con la Lega di Bossi. Montanelli ci resta male. Ma Staglieno ha visto nel nuovo movimento uno strumento di rinnovamento di una classe politica travolta non solo da Mani Pulite ma soprattutto da una crisi profonda dei valori da essa sin lì propugnati. Con Miglio intendeva migliorare la Lega dall’interno per renderla adatta alla guida del Paese. Tentativo che fallì e che portò Staglieno ad abbandonare la politica attiva. Perché era stato educato, e perché si era sempre comportato, con coraggio, sapere e dignità nelle alterne e complesse  vicende della vita.

Come è stato ricordato nella Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani  dove Staglieno nel 1984 presentò il libro su Longanesi scritto con Montanelli.

Foto:
Fernando Mezzetti, Monica Amari Staglieno, Achille Colombo Clerici

 

 

Immobili della Chiesa – Dato del “20% del patrimonio immobiliare italiano” in proprietà della Chiesa è inattendibile – IEA informa

novembre 7, 2018

Istituto Europa Asia
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Achille Colombo Clerici Presidente di Europasia

ASSOLUTAMENTE INATTENDIBILE IL DATO CHE ATTRIBUISCE ALLA CHIESA LA PROPRIETA’ DEL 20% DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE NAZIONALE.

DATI STIMATI DA Europasia:
1 % a livello nazionale
3-4 % nella città di Roma

 

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Riferendosi a quanto riportato da alcuni organi di stampa che, a proposito delle proprietà immobiliari della Chiesa, parlano di ben il 20% del patrimonio edilizio nazionale, l’avv. Achille Colombo Clerici, Presidente dell’Istituto Europa Asia: “Il dato non è minimamente attendibile e risulta assolutamente lontano dalla realtà.”

E tra l’altro tale inattendibilità ictu oculi è di immediata percepibilità.

Tutti gli italiani infatti hanno sotto gli occhi una realtà diversa da quella che viene rappresentata con il dato che parla di un immobile della Chiesa ogni cinque posseduti dalla cittadinanza.

Questo dato non vale nemmeno nella città di Roma dove pure, nel centro storico, si presenta la maggior concentrazione di immobili religiosi a livello nazionale.

Secondo i dati in possesso di Europasia, nella Città Eterna gli immobili riconducibili alla Chiesa Cattolica, nella sua globalità di enti ed istituzioni ecclesiastici (compresi gli immobili extraterritoriali e quelli destinati al culto) dovrebbero aggirarsi attorno al 3/ 4 % del totale.

A livello nazionale, viceversa, la quota di questi immobili (compresi quelli di culto) si attesterebbe attorno all’ 1 % del totale.

Si tratta pur sempre di una quantità considerevole atteso ad esempio  il numero complessivo degli immobili che nella sola Roma supera le 120 mila unità.

Aggiunge Colombo Clerici: “Consideriamo peraltro che la gran parte del patrimonio edilizio esistente nelle nostre città è stato realizzato a partire dal secondo dopoguerra, fuori dai centri storici; e nelle zone periferiche e semiperiferiche la presenza di immobili della Chiesa è rarefatta.

Riferendoci al patrimonio italiano edificato, stiamo parlando di una realtà edilizia che si localizza in ben 8102 comuni (oltre la metà dei quali sotto i 2500 abitanti), con una concentrazione demografica del 46% in comuni con popolazione inferiore ai 20.000 abitanti; in ciascuno dei quali sono presenti solo una o alcune chiese (non sempre dotate delle c.d. attrezzature complementari di culto: ad esempio canonica-oratorio-campo sportivo), qualche struttura appartenente ad ordini o congregazioni religiose; con frequentemente scarsi beni a reddito, quali terreni e fabbricati, gestiti dagli enti diocesani per il sostentamento del clero.”

Italia Africa Conferenza Ministeriale – Roma, sede del Ministero degli esteri – Farnesina – EUROPASIA informa

ottobre 29, 2018

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Milano, 25.10.2018

Simontacchi: L’Italia deve diventare l’hub europeo per gli investimenti in Africa, non c’è tempo da perdere.

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Si è conclusa a Roma, alla Farnesina, la seconda edizione dell’Italy-Africa Ministerial Conference (Conferenza Ministeriale Italia Africa ) organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

I lavori sono stati aperti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Sono seguiti gli interventi del Ministro degli Esteri Italiano Enzo Moavero Milanesi, e del vice presidente della Commissione Africana Kwesi Quartey.

I lavori sono conclusi dal Premier Giuseppe Conte.

La sessione plenaria ha visto la presenza dei rappresentanti dei Governi dell’Africa, del mondo istituzionale, politico e diplomatico italiano e straniero.

Tra i partecipanti Stefano Simontacchi, co-managing partner di BonelliErede e docente di international taxation in Olanda.

La conferenza è volta a rafforzare la cooperazione tra Italia e Africa su tre direttrici: economica; di stabilità politica e di sicurezza; di sviluppo umano. “Emerge in modo chiaro come l’Africa sia il futuro”, sostiene Simontacchi, aggiungendo: “i dati citati dal Presidente Mattarella sono inconfutabili: a breve l’Africa rappresenterà un quarto della popolazione globale con la maggiore incidenza di giovani. L’Italia è oggi quarta nelle relazioni con l’Africa e per motivi storici e di vicinanza geografica e culturale è il candidato ideale a guidare l’Europa in una partnership con il continente africano. I vantaggi per tutti sono evidenti”.

È già da qualche anno che Stefano Simontacchi ha lanciato l’idea di fare dell’Italia l’hub preferenziale per gli investimenti in Africa e ha sostenuto l’urgenza di una serie di misure che proiettino il nostro Paese in questa dimensione “Non possiamo indugiare oltre. Questo è il momento di affrontare le riforme necessarie, portare a compimento l’Africa Act e rendere l’Italia hub preferenziale per gli investimenti in Africa. Le multinazionali e i mercati dei capitali stanno orientando verso l’Africa crescenti flussi finanziari, attratti da economie in crescita, popolazione giovane e crescente stabilità di alcune aree nevralgiche. Bisogna convincere quelle multinazionali a posizionare le loro holding in Italia con convenzioni favorevoli per la tassazione”, continua Simontacchi.

L’Africa Act, ideato nel 2015, prevedeva tre linee di azione: una fiscalità di vantaggio per chi investe nei Paesi del continente africano, con particolare attenzione ai settori dei trasporti, delle infrastrutture, dell’agricoltura e dell’energia; crediti agevolati per gli investitori privati; iniziative a supporto della formazione e degli scambi universitari. “Il Paese deve dotarsi di una strategia precisa che deve essere comunicata e perseguita in modo coerente e, soprattutto, sistemico. Bisogna stimolare i rapporti con i Paesi dell’area sotto il profilo educativo-culturale coinvolgendo le università; modificare la gestione dei porti, della rete ferroviaria e degli aeroporti in Italia, in modo da poter perseguire un disegno unitario; agevolare la circolazione dei lavoratori qualificati, anche extracomunitari; concludere trattati commerciali il più favorevoli possibile con i Paesi dell’area; prevedere nuove norme fiscali per evitare la doppia imposizione; istituire un ente dedicato per le imprese interessate ad investire in Africa”, queste le proposte pratiche di Simontacchi, che aggiunge: “perdere questa opportunità significherebbe anche rinunciare a fornire una risposta veramente sostenibile al fenomeno dei flussi migratori”.

Foto: Stefano Simontacchi

“I servizi immobiliari in Italia e in Europa” – Quarto Rapporto di Scenari Immobiliari – Europasia informa

ottobre 29, 2018

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Presentato da Mario Breglia  il quarto rapporto che riguarda cinque Paesi europei

CALANO LE COSTRUZIONI MA CRESCONO I SERVIZI  IMMOBILIARI (400 MILIARDI)

A fronte di una perdurante crisi del settore costruzioni, cresce l’importanza – e il fatturato – dei servizi immobiliari, prevalentemente destinati al non residenziale, ma in rapida salita anche in questo settore. E il gap che ancora ci divide, in questo campo, dalla media dei quattro Paesi più importanti d’Europa – Germania, Francia, Regno Unito, Spagna – si sta colmando: il settore dei servizi legati all’immobiliare (dalla gestione, alla consulenza, fino all’intermediazione) è cresciuto più della media europea. Così Mario Breglia alla presentazione (all’Hotel Principe di Savoia) a Milano del quarto Rapporto di Scenari Immobiliari “I servizi immobiliari in Italia e in Europa”. Con oltre 400 miliardi di euro costituiscono una percentuale importante del fatturato complessivo del costruito che ha un peso nei Pil europei mediamente del 18,5%; le imprese che si dedicano ai servizi immobiliari sono 945.000 con 1,76 milioni di addetti cui si aggiunge l’indotto con oltre 730.000 unità. La ripartizione del fatturato tra i diversi servizi riflette in modo abbastanza lineare le proporzioni nel numero di addetti, secondo Scenari Immobiliari. Property e Facility management realizzano insieme circa la metà del fatturato dei servizi immobiliari, confermando una maggiore omogeneità tra i diversi Paesi. L’Asset management genera circa il 23% del fatturato dei servizi, con una presenza più organizzata in Francia e nel Regno Unito. Il Project management risulta più strutturato nel Regno Unito e in Germania, dove sono presenti società più grandi ed è più diffuso l’uso di sistemi tecnologici più avanzati. In Italia è molto forte invece l’attività di intermediazione immobiliare, con la quota di fatturato del settore Agency pari al 18%, inferiore solo alla Spagna, dove il peso dei servizi di intermediazione è pari circa a un quarto del totale dei servizi. Tale quota è minore negli altri Paesi, compresa tra il 6% della Germania e il 14%. Advisory e Valuation, infine, sono i settori che evidenziano il gap più ampio tra i Paesi considerati, sia in termini di dimensioni che di professionalizzazione delle società.

Il profondo cambiamento che vive il settore immobiliare – ha detto Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari – sta modificando anche la domanda, rendendola più evoluta, sempre più attenta alle innovazioni e alla qualità dei beni e dei servizi. Il valore di un immobile si misura sempre di più sulla base della sua capacità di generare reddito e di conseguenza di rispondere alle attuali esigenze funzionali, in tutti i settori, dalla residenza al terziario, dal retail alle funzioni alternative. Questo percorso ha portato anche a una trasformazione del processo di gestione dell’edificio, con un incremento di complessità e specializzazione.

Un panel di commenti e testimonianze  ha seguito il Rapporto,  con interventi di  Lorenzo Barbagli (Business Development – Prelios Integra), Marina Concilio (amministratore delegato – Agire), Stephen Coticoni (Chairman & Ceo Advisory – BNP Paribas Real Estate), Carola Giuseppetti (consigliere e direttore generale – Sidief), Alessandro Mazzanti (Chief Executive Officer Italy – CBRE), Micaela Musso (Direttore Generale – Abaco Team), Alessandro Pasquarelli (Amministratore Delegato – Yard), Joachim Sandberg (Head of Italy and Southern Europe Region – Cushman & Wakefield),  David Vichi (amministratore delegato – Revalo).

Foto:
Mario Breglia con il presidente di Europasia Achille Colombo Clerici

 

 

 

 

 

Convegno Banca d’Italia Milano e Anspci – COSTO DELLA CRIMINALITA’ E TUTELA DELLE IMPRESE – Europasia informa

ottobre 25, 2018

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Convegno in Bankitalia Milano in collaborazione con Anspci

COSTO DELLA CRIMINALITA’ E TUTELA DELLE IMPRESE

 

La sottrazione di risorse vitali per lo sviluppo delle imprese che operano nella legalità, con i relativi costi, va prevenuta e combattuta da magistratura e forze di polizia con l’obiettivo di puntare a un Paese dalla sana competitività, per una solida e duratura crescita economica e civile. Il tema è stato affrontato nel corso del Convegno di studi “Costo della criminalità e tutela delle imprese” organizzato a Milano da Banca d’Italia e da Anspci-Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito.

Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede di Milano di Bankitalia, che ha aperto i lavori con Ercole Pellicanò direttore Anspci, ha ricordato le diverse iniziative di comunicazione per allertare istituzioni ed opinione pubblica sulla pervasività del fenomeno che, secondo Mario Draghi, può mettere in pericolo la democrazia: “Quando sette anni giunsi a Milano – ha detto – non si conosceva l’esistenza della criminalità organizzata in Lombardia”.

Bankitalia ha affrontato anche i temi dell’evasione e della corruzione. Qualche esempio delle conseguenze. Se la pressione fiscale in Italia è mediamente pari al 42% rispetto a una media Ocse del 35%, essa supera il 50% nei confronti di chi rispetta le regole; corruzione ed evasione equivalgono a 130 miliardi di euro l’anno, pari all’8% del Pil. Se fossero contenute in limiti fisiologici, oggi il debito pubblico sarebbe del 70% invece che di oltre il 132 per cento.

Il danno all’economia creato dalle mafie è confermato dalla diffidenza degli investitori stranieri ad operare nel nostro Paese. Inoltre, è all’origine di una forte emigrazione di persone qualificate  dalle regioni più inquinate verso altre regioni o verso l’estero.

Nella tavola rotonda successiva, coordinata da Filippo Cucuccio, direttore generale Anspci, sono emersi altri dati impressionanti:

Secondo il procuratore Antimafia e Antiterrorismo Federico Cafiero de Raho, le mafie nel mondo gestiscono annualmente oltre 530 miliardi di dollari, 30 dei quali in Italia. Qui da noi si assiste ad un profondo quanto pericoloso cambiamento del loro modus operandi: sempre meno lupare e sempre più colletti bianchi (ma tornano a mostrare il loro volto violento quando l’imprenditore colluso non rispetta i patti), legami sempre più stretti con l’economia legale, trasferimento dalle regioni povere a quelle ricche del Nord (in particolare la ‘ndrangheta ha i suoi capisaldi nel triangolo Milano-Monza Brianza-Como). E sugli appalti: “Il codice non è più sufficiente, le organizzazioni mafiose riescono a creare cartelli di 60-70 imprese che finiscono per vincere gli appalti stessi. Serve una banca dati per inserirvi i nomi delle imprese che concorrono, in maniera tale poterle smascherare”.

Per Antonio Calabrò, vice presidente di Assolombarda, l’informazione, e’ necessario partire dall’ insegnamento scolastico, strumento fondamentale per comprendere e quindi combattere il fenomeno criminale. Il mondo delle imprese è sensibilizzato al problema e si è organizzato per  contrastarlo. Ma è necessario, oltre all’intervento delle istituzioni,  anche l’apporto dell’opinione pubblica e delle istituzioni, come d’altronde sta avvenendo

Una rete, insomma, che vede quali attori Procura, Guardia di finanza, Agenzia delle entrate e commercialisti e che ha dato risultati positivi  come nel caso della voluntary disclosure” la quale consente di far rientrare dall’estero capitali “irregolari” altrimenti difficilmente perseguibili, ha detto Francesco Greco, Procuratore   capo della Repubblica di Milano. Ha aggiunto che  la Lombardia è di gran lunga al primo posto per richieste di voluntary  che ammontano ad oltre il 48% del totale di  circa 60 miliardi di euro, seguita a distanza da Piemonte ed Emilia Romagna.

Quindi gli interventi di Giuseppe Castagna, amministratore delegato Banco Bpm, che ha informato sull’attività delle banche a tutela della legalità; e di Giuseppe Vicanolo, gen. C.A. Com. Interregionale Guardia di Finanza che ha richiamato l’attenzione sulka fatturazione elettronica in vigore dal primo gennaio prossimo, potente strumento antievasione in tempo reale.

 

Foto:
– Giuseppe Sopranzetti ed il Pres. di Europasia Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici

MILANO – 18 – 10 – 2018 – PALESTRO 2 – LA BANCA NAZIONALE SVIZZERA E IL QUADRO ECONOMICO INTERNAZIONALE – LINO TERLIZZI – VICE PRESIDENTE BNS FRITZ ZURBRUGG – GIORGIO BERNER PRESIDENTE CAMERA COMMERCIO SVIZZERA – ACHILLE COLOMBO CLERICI ASSOEDILIZIA – GIUSPPE SOPRANZETTI DIRETTORE BANCA ITALIA SEDE MILANO – FOTO OTTICO/NEWPRESS

 

Fritz Zurbrugg vicepresidente della Banca Nazionale Svizzera a Milano – Camera di Commercio Svizzera – Giorgio Berner e Alessandra Modenese Kaufmann – Europasia informa

ottobre 22, 2018

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Il vicepresidente della Banca Nazionale Svizzera Fritz Zurbrugg
LE TURBOLENZE DI BORSA ITALIANA E SPREAD? SE NON DURANO TROPPO CONSEGUENZE LIMITATE PER L’ECONOMIA

E’ sempre utile sapere come ci vedono gli altri. Soprattutto se l’osservatore è autorevole e indipendente – in questo caso la Banca Nazionale Svizzera, l’equivalente della Banca d’Italia oppure della Banca Centrale Europea – e se l’osservato è il programma economico italiano.

Secondo il vicepresidente Fritz Zurbrugg, spread e volatilità della Borsa italiana non devono preoccupare eccessivamente, per ora. Certo, se il trend negativo proseguisse nel tempo, il sentiment dei mercati potrebbe modificarsi, e non in meglio.  Comunque, ogni punto in più del debito pubblico è un punto in meno che pesa sul welfare e sull’economia del Paese.

Zurbrugg – che ha parlato in un fluente italiano, grazie all’infanzia trascorsa a Roma ed agli studi ivi compiuti – è intervenuto ad un incontro organizzato dalla Camera di Commercio Svizzera in Italia, intervistato dal giornalista Lino Terlizzi editorialista del Corriere del Ticino e collaboratore de Il Sole 24 Ore per la Svizzera, sul tema “La Banca Nazionale Svizzera e il quadro economico internazionale”.

I due interlocutori sono stati presentati dal presidente della Camera di Commercio Svizzera. Giorgio Berner ad una selezionata platea di operatori economici – tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici,  Fabrizio Rindi presidente di Kairos, e Giampio Bracchi pres. di Intesa Private Banking – con la presenza dell’ambasciatore di Svizzera in Italia Giancarlo Kessler e del direttore della Banca d’Italia di Milano Giuseppe Sopranzetti.
Presente il Direttore-Segretario Generale della Camera di Commercio Svizzera, Alessandra Modenese Kaufmann.

Anche la Svizzera – ha proseguito Zurbrugg – ha visto aumentare il debito pubblico (dal 32 al 40%, va sottolineato, livello ben lontano dal 133% italiano, il terzo al mondo dopo Usa e Giappone ndr). Ma non c’è stata alcuna ricaduta negativa sulla moneta (anzi, da tempo la Confederazione è impegnata nel limitare le conseguenze sulla rivalutazione del franco causata dal massiccio afflusso di valuta estera) in quanto i mercati hanno sempre ritenuto la Svizzera un Paese dall’economia e dalla politica credibili e affidabili. I mercati hanno bisogno soprattutto di certezze.

Sulla Brexit: è auspicabile per tutti una uscita ordinata della Gran Bretagna dall’Ue; la Svizzera d’altronde non ricaverà particolari vantaggi dall’evento.

Guerra dei dazi Trump-resto del mondo: si contrappongono ottimisti (è un fenomeno passeggero dovuto alla maniera nuova di fare politica di un presidente Usa) e pessimisti (il meccanismo protezionista innescato avrà esiti imprevedibili).

Rapporto export-moneta: anche una moneta forte influisce marginalmente sull’export di un Paese, dipende da quanto immette sul mercato. Inoltre, alta tecnologia e farmaceutici, ad esempio, non temono prezzi alti.

Tra gli interventi/domande degli invitati quelle dell’ambasciatore Kessler, del direttore BdI Sopranzetti, del presidente Colombo Clerici, il quale ha ricordato come dagli anni ’70 ad oggi il franco si sia rivalutato di tre volte rispetto al dollaro.
Quali mai dinamiche o quale spirito hanno permesso questo “miracolo” costituito dalla continua competitività della Svizzera sui mercati internazionali, quando quasi tutti i Paesi hanno praticato la politica della svalutazione competitiva?

La risposta di Zurbrugg: “Circola ancora oggi in Svizzera la moneta da 10 centesimi del 1864”. Come dire, la migliore testimonianza della forza di una moneta e di una economia.

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Foto:
Da sin Lino Terlizzi  Fritz Zurbrugg, Giorgio Berner, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Sopranzetti

Fritz Zurbrugg e Achille Colombo Clerici