Archive for the ‘Istituto Europa Asia’ category

“La difficile arte del banchiere” di Luigi Einaudi Ediz. Laterza – presentazione alla Banca d’Italia di Milano – marzo 2017 – IEA informa

marzo 23, 2017

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Nel 2016 il Pil dell’Italia registra ancora un -7% rispetto al 2007, l’anno precedente la più devastante crisi del dopoguerra, il peggior risultato tra i principali Paesi europei. L’insufficiente ripresa dell’economia reale ha, tra le conseguenze, il fatto che le banche – le quali finanziano al 90% le piccole medie imprese, ossatura del sistema produttivo nazionale – hanno talvolta difficoltà a svolgere al meglio il loro compito: che è l’arte di conciliare le opposte esigenze di chi presta denaro e di chi lo riceve.

“La difficile arte del banchiere” di Luigi Einaudi, libro ripubblicato da Laterza su iniziativa  dell’Associazione Bancaria Italiana e dell’istituto Luigi Einaudi per gli studi bancari, finanziari e assicurativi per rendere onore al grande economista e, nel contempo, richiamarne i valori di riferimento, è stato presentato nella sede della Banca d’Italia di Milano da Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana; da Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera; da Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia. Il saluto introduttivo è stato di Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede milanese dello stesso istituto.

Il volume raccoglie alcuni articoli – meglio sarebbe definirli saggi –  pubblicati da Einaudi sul Corriere della Sera, dal 1913 al 1924 e l’iniziativa risponde alla volontà delle banche italiane di “onorare il debito di stima e di riconoscenza per quanto Luigi Einaudi ha fatto per la crescita morale, culturale, civile e istituzionale dell’Italia”.

Einaudi ha fatto parte della triade di tre Luigi famosi: Luigi Luzzatti, Luigi Albertini e Luigi Einaudi. Tutti provenivano dall’ambiente del Credito Popolare. Quando Albertini dal Credito Popolare era passato al Corriere della Sera, di cui diventerà direttore storico, aveva chiamato Luigi Einaudi a collaborare alla pagina di economia.

Dopo il commissariamento della Banca d’Italia nel ’44, Luigi Einaudi venne nominato da Bonomi Governatore il 5 gennaio 1945, quando l’Italia era ancora divisa in due ed era un campo di battaglia. Non fu un caso se, in un momento tanto difficile e decisivo, per questo ruolo di altissima responsabilità la scelta cadde su Einaudi: era infatti un economista noto per il suo rigore morale, per i ragionamenti limpidi e lineari, per il linguaggio chiaro e comprensibile al largo pubblico. I suoi articoli raccolti in questo volume, pubblicati sul “Corriere della Sera” tra il 1913 e il 1924, riflettono il momento di difficoltà eccezionali del primo dopoguerra, il fallimento della Banca di Sconto, la crisi del Banco di Roma e di altri istituti.

Questi scritti risultano di un’attualità sorprendente e costituiscono ancora oggi un modello di educazione economica applicata all’analisi e alla discussione delle vicende dell’economia nel momento in cui esse accadono. Leggerli significa scoprire le origini degli atteggiamenti oggi consolidati nella prassi della vigilanza, del controllo e della supervisione dei mercati finanziari. La prospettiva che ritroveremo in ogni pagina è quella in favore della collettività e dell’interesse generale.

Le risposte di Einaudi, articolate e chiarissime, ribadiscono in vari modi il principio che la tutela del valore etico ed economico del risparmio impone allo Stato l’obbligo di non “dare alcuna garanzia, neppure morale, a pro di private imprese. Ogni banca, ogni industria, deve correre le alee inerenti alla sua vita. Se lo Stato garantisse le private iniziative contro le perdite, quale spaventevole abisso si spalancherebbe dinanzi al paese! Ne discenderebbe il venir meno di ogni stimolo a far bene, l’abbandono di quella necessaria prudenza che ogni imprenditore o banchiere adotta quando sa che rischia del suo. Addossare al contribuente le perdite di un dissesto bancario è azione moralmente riprovevole ed economicamente errata. Lo Stato è tenuto sempre a servire gli interessi pubblici, mai quelli privati perché così facendo finirebbe per danneggiare lo stesso bene pubblico”.

Affermano inoltre che obiettivo unico del buon banchiere è di impiegare correttamente i denari del depositante: ogni altro obiettivo è estraneo alla buona cultura della banca.

Foto: Antonio Patuelli con pres. Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

 

 

L’Aeronautica italiana nella Grande Guerra – Conferenza del Gen. Basilio Di Martino alla 1^ Regione Aerea di Milano – marzo 2017

marzo 20, 2017

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Conferenza del Gen. Basilio Di Martino alla 1^ Regione Aerea di Milano L’AERONAUTICA ITALIANA NELLA GRANDE GUERRA

Per imperscrutabili ragioni, chi scrive la storia di Milano si dimentica che, nel periodo tra le due guerre, questa città è stata al vertice mondiale della tecnologia rappresentata dall’aviazione; e che lo Steve Jobs dell’epoca fu Giovanni Caproni,  ingegnere, inventore e imprenditore, irredentista, conte di Taliedo nel  Trentino, allora facente parte dell’impero austroungarico.

Questa figura straordinaria è stata citata nell’ambito delle commemorazioni del Centenario della Grande Guerra alla 1a Regione Aerea di Milano dal Gen. Isp. Basilio Di Martino nel corso di una intervista di Maurizio Cabona, dopo il saluto del Presidente dell’UNUCI di Milano Gen. B. Mario Sciuto.

Erano trascorsi appena otto anni dal primo goffo balzo del Flyer dei fratelli Wright quando l’Italia utilizzò per la prima volta nella storia il mezzo più pesante dell’aria nella guerra di Libia, 1911. Era nata l’aviazione militare, antesignana dell’aviazione civile.

L’ aviazione divenne rapidamente adulta con la grande prova della prima Guerra Mondiale. Di Martino ne ha percorso l’evoluzione con acuta conoscenza e passione: dai primi impieghi quale ricognizione tattica, osservatorio per indirizzare dall’alto le artiglierie e per segnalare fortificazioni e concentrazione di truppe, ai bombardamenti delle stesse per facilitare l’avanzata delle truppe di terra. Vennero codificate le tre componenti: ricognizione, bombardamento, caccia, che non erano ancora raggruppate in un corpo unico, la Regia Aeronautica nacque solo nel 1923 e si affiancò al Regio Esercito e alla Regia Marina.

Ancora una volta fu Caproni a individuarne l’ utilizzo strategico. Le sue officine produssero tra i più grandi bombardieri del mondo. Ma l’aviazione divenne anche strumento politico e di guerra psicologica  con il lancio sul fronte e sul territorio nemico di volantini – oltre 60 milioni di copie in 643 missioni – di cui il volo su Vienna di D’Annunzio rappresentò l’apice.  Si impose il concetto di dominio dell’aria che sarebbe stato risolutivo nell’ancora più atroce bagno di sangue della seconda Guerra Mondiale.

Aggiungiamo che, prima di essa, le industrie Caproni, le quali nel frattempo si erano diffuse nel mondo arrivando a contare più di 20 consociate in  diversi Paesi, compresi gli Stati Uniti cui vendettero aerei e fornirono piloti istruttori, avevano conquistato un record dopo l’altro: il biplano CA73 il più grande aereo terrestre dal 1929 al 1934; il raid Roma-Mosca nel 1933; i record di altezza maschile, femminile, con idrovolanti negli anni tra il 1934 e 1939; il motoreattore (da non confondere con l’aereo a reazione) che conquistò nel 1941 il primato di velocità Roma-Milano.

In quegli anni le grandi trasvolate atlantiche – famosa quella di Italo Balbo – siglarono la supremazia del lavoro di gruppo sul valore del singolo (Baracca, Von Richthofen).

Ci si chiede quali possano essere state le ragioni della irrilevanza dell’aviazione italiana nella seconda guerra mondiale (dopo la sconfitta, ovviamente, non ci fu storia) a fronte delle nostre conquiste tecnologiche: la disorganizzazione presente nel nostro dna (se erano pronti i motori mancavano le fusoliere, le ali sarebbero giunte ancora dopo, per citare); la carenza di materie prime; la mancanza di una strategia.

Andammo alla battaglia d’Inghilterra con i biplani di vent’anni prima. Che si perdevano sulla Manica.

L’Arma più amata resta comunque nel cuore di tutti, meritevole di rispetto e di onore.

Foto:
– Il pres. Assoedilizia Achille Colombo Clerici con il Gen. Silvano Frigerio vice comandante della Prima Regione Aerea ed il Sottosegretario alla Pres. Regione Lombardia Gustavo Adolfo Cioppa

– Il pres. Assoedilizia Achille Colombo Clerici con il Gen. Giovanni Fantasia già pres U.N.U.C.I.

 

La settimana della lingua francese – Festeggiamento della Francofonia – Concorso “Dis-moi dix mots… à la folie” ideato dal Ministero della Cultura francese – Centro Svizzero Via Palestro Milano

marzo 20, 2017

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FESTEGGIATA A MILANO LA SETTIMANA DELLA LINGUA FRANCESE

Sono oltre 250 milioni le persone che condividono l’uso del francese come lingua di comunicazione in tutto il mondo: dal Canada alla Polinesia, dai Caraibi al Sudamerica all’Africa, ovviamente. Si spiega così il tripudio di abiti tradizionali e bandiere che hanno allietato la vista in Sala Meili, Centro Svizzero di Milano (il 21% dei cittadini elvetici è francofono) dove si è festeggiata “la settimana della francofonia” 2017. Va aggiunto che il francese è la quinta lingua più parlata nel mondo, la seconda più insegnata come lingua straniera dopo l’inglese, la quarta più utilizzata in Internet.

Dopo il saluto del padron di casa Félix Baumann, console generale di Svizzera, il decano del Corpo consolare di Milano e della Lombardia (che con 118 rappresentanze diplomatiche è il più numeroso al mondo) Walid Haidar, console generale del Libano e il console generale di Francia Olivier Brochet  hanno  elogiato la “lingua bella” che parla di eguaglianza, di fraternità, di libertà, diffondendone i valori nel globo, generatori di alcune tra le più salde democrazie oggi in vita. Molti di noi di non più verde età hanno cominciato ad amarla sin sui banchi di scuola.

Durante la serata ha avuto luogo la cerimonia di premiazione del concorso  “Dis-moi dix mots…à la folie” ideato dal Ministero della Cultura francese e riadattato in Italia per gli studenti del chiamati a dare libero sfogo all’invenzione linguistica e alla capacità di immaginazione sulla base di 10 parole. Lanciato anche sul web per tutti gli internauti, negli ultimi mesi il concorso ha sfidato gli amanti del francese e delle parole, la loro fantasia e il loro virtuosismo, contro le frasi fatte e i tic della lingua parlata che invadono la vita quotidiana e banalizzano la lingua stessa.

Il concorso ha fatto parte di un ventaglio di iniziative, tra cinema, fotografia, letteratura, dibattiti, musica organizzate  da rappresentanze consolari e culturali di diversi Paesi a Roma, Milano, Firenze, Napoli e Verona con particolare attenzione a un tema. Quest’anno è stata l’innovazione ad animare due momenti chiave della rassegna. La tematica scelta per il concorso Franco+ 2017 si  è ispirata al progetto Libres Ensemble ideato dall’Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) per un movimento dei giovani francofoni nel mondo.

A conclusione della serata una ventina di Paesi francofoni ha offerto alle centinaia di invitati un assaggio di prelibatezze culinarie, un vero e proprio giro del mondo in poche decine di metri.

Foto:
– Achille Colombo Clerici pres. IEA con Walid Haidar

– Achille Colombo Clerici con Felix Bauman

 

 

“La bellezza di Milano. In cosa consiste? Come difenderla?” Alberico Barbiano di Belgiojoso alla Società del Giardino di Milano – Incontro ArchxMi, Editoriale Domus, AIM Associazione interessi Metropolitani – IEA informa

marzo 20, 2017

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Incontro alla Società del Giardino con la città che conta
BELGIOJOSO: QUESTA LA BELLEZZA DI MILANO, DA DIFENDERE

In cosa consiste la bellezza di una città? Nell’insieme di strade, piazze, edifici, verde, alberi, movimento, illuminazione, in due parole “qualità urbana”.

E’ l’opinione del professore Alberico Barbiano di Belgiojoso, presidente dell’Associazione Architetti per Milano, espressa nella conferenza “La bellezza di Milano. In cosa consiste? Come difenderla?”, uno dei periodici incontri sul tema con la città che conta. Con lui la dottoressa Giovanna Mazzocchi Bordone, presidente dell’Editoriale Domus, la rivista del design e dell’architettura fondata nel 1928 da Gio Ponti e rilevata l’anno successivo dalla famiglia Mazzocchi; e l’architetto Carlo Berizzi, presidente di Interessi Metropolitani-AIM, associazione culturale no profit fondata nel 1987 con l’obiettivo di essere centro di ideazione e promozione di iniziative che sostengano Milano.

Belgiojoso, esponente di una delle più antiche e note famiglie dell’aristocrazia italiana che da sempre con lo studio di architettura e urbanistica BBPR opera in città e nel mondo – la realizzazione più famosa è il milanesissimo grattacielo Torre Velasca – si batte perché il dinamico capoluogo della Lombardia venga percepito, soprattutto dai suoi abitanti (operatori esercenti, cittadini  e decisori), quale città d’arte, caratterizzata da trasformazioni gestite con grande sapienza.

In primo luogo è necessario stabilire un rapporto tra conservazione e trasformazione, un grandioso patrimonio da conservare. Con l’aiuto di originali e talvolta affascinanti immagini, Belgiojoso analizza urbanisticamente la città dai tempi di capitale dell’impero ai giorni nostri, passando per il medioevo, l’epoca spagnola, il neoclassico,  l’8-900. Ognuna di queste epoche ha testimonianze vive, i bastioni, per citare, la cinta ferroviaria da restaurare con gli Scali occasione di sviluppo della città, il centro storico con le grandi basiliche, la Grande Brera, l’architettura nuova con le case di Caccia Dominioni, i Caselli, e le Porte (Nuova, Venezia, Romana…), San Satiro, Largo Richini, via Torino l’antica via dell’Impero;  fino ai grandi viali di semicentro, raccordo con le periferie vittime di degrado urbanistico ma recuperabili, l’area dell’ex Expo… Con la sapienza dello studioso e l’amore del milanese per la propria città Belgiojoso propone soluzioni per ognuno dei cento volti della città: il suo messaggio, non “abbattere” ma “sostituire” valorizzando l’esistente.

I milioni di visitatori di Milano rappresentano il tangibile riconoscimento alla sua bellezza non sempre esibita, sostiene Mazzocchi, fatta di giardini interni, di chiostri, di monumenti da “conquistare”.  Non che la città sia priva di grandi, pregevoli manufatti che si impongono all’occhio stupito del visitatore: dal Castello Sforzesco alla Torre Velasca, dalla Stazione Centrale montagna di marmo ai grattacieli avveniristici (e dallo stile universale) di Porta Nuova. Ma quale sottile piacere percorrere le gallerie e i cunicoli semisconosciuti del Castello, ammirare le cripte del Duomo e di piazza Missori, sperare di potere presto vedere gli 80 chilometri di Navigli coperti, visitare i rifugi antiaerei della seconda Guerra mondiale… C’è ancora molto da fare per gli uomini di buona volontà per rivelare quanto è affascinante Milano.

Ecco un compito adatto all’Associazione Interessi Metropolitani in sinergia ovviamente con le forze amministrative ed altre forze culturali e imprenditoriali della città. La cui bellezza, ricorda Berizzi, è data anche dal verde. Su questa strada, dagli ottimi risultati, si sta sviluppando una cultura che si è tradotta in imponenti realizzazioni, quali il Parco Nord, che potrebbe proseguire con la cintura verde attorno alla città e con i “raggi verdi” che raggiungono il centro.

Mentre il New York Times indica Ripa di Porta Ticinese tra le strade più belle d’Europa, Milano viene collocata al decimo posto tra le città da visitare da Best European Destination, contest organizzato da un ente europeo, con base a Bruxelles, che promuove turismo e cultura nel nostro Continente.

Foto di archivio:
Alberico Barbiano di Belgiojoso con il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

 

Corpo Consolare di Milano e della Lombardia, incontro con il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese – Palazzo Cusani via Brera – 16 marzo 2017 – IEA informa

marzo 20, 2017

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Alla cerimonia organizzata a Palazzo Cusani dal Corpo Consolare
COLOMBO CLERICI INCONTRA I NUOVI PREFETTO E QUESTORE DI MILANO

Il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici ha incontrato, nel ristrutturato Palazzo Cusani di Milano, sede storica del comando regionale dell’esercito, il prefetto Luciana Lamorgese e il questore Marcello Cardona recentemente nominati per la sede di Milano. I cordiali saluti sono stati scambiati in occasione della cerimonia organizzata da Patrizia Signorini, vice decano e segretario generale del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia con la partecipazione di autorità civili, militari e istituzionali.

E’ stata l’occasione per le rappresentanze diplomatiche numericamente più significative al mondo – ben 118 di cui 110 nel capoluogo a conferma dell’importanza rivestita da Milano e dalla sua regione – di sottolineare l’importanza della collaborazione che da anni si è instaurata tra il Corpo Consolare, la Prefettura e la Questura.

Una collaborazione proficua – come ha illustrato, dopo il saluto del padrone di casa generale di brigata Michele Cittadella, il decano Walid Haidar, console generale della Repubblica Libanese – rivelatasi determinante per il buon esito di manifestazioni ed eventi di carattere internazionale che sempre più spesso contribuiscono a dare lustro a Milano in tutto il mondo.

Il prefetto Lamorgese, prima donna a ricoprire a Milano l’alto incarico – “ma la presenza femminile si sta consolidando, in magistratura ad esempio ha già superano numericamente i colleghi uomini” ha detto – si è dichiarata molto lieta di essere a Milano, nella città che ha realizzato Expo praticamente in pochi mesi dopo lunghi ritardi, dando l’ennesima prova di quanto gli italiani siano bravi nell’affrontare le emergenze. Un evento che ha ulteriormente proiettato nel futuro la città dove opera la più qualificata imprenditoria, una città che si fonda più che altrove sul rispetto della legge e delle diversità, dei diritti delle persone e del diritto di culto. Documentato e appassionato il saluto della Regione portato dal sottosegretario alla presidente della Regione Lombardia Gustavo Adolfo Cioppa.

Tra le personalità presenti il generale dei Carabinieri Teo Luzi, il col. Canio Giuseppe La Gala, l’on. Maurizio Bernardo, l’Assessore regionale Luca Del Gobbo, Cesare Castelbarco Albani, Claudia Buccellati, Sergio Dompè, Umberto Di Capua, Camillo De Milato.

Foto:
– Achille Colombo Clerici con il Prefetto Luciana Lamorgese


– Achille Colombo Clerici con il Questore Marcello Cardona

 

 

 

Corpo Consolare di Milano e della Lombardia, incontro con il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese – Palazzo Cusani via Brera – 16 marzo 2017 – Photogallery IEA informa

marzo 17, 2017

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PHOTOGALLERY

Il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici con:

– il Prefetto Luciana Lamorgese

– il Questore di Milano Marcello Cardona

– Luciana Lamorgese, Sergio Dompe’, Gustavo Cioppa

– il Console Decano Walid Haidar

– il Gen. Carabinieri Teo Luzi

– Patrizia Signorini

– Claudia Buccellati


– l’On.le Maurizio Bernardo

– l’On.le Maurizio Bernardo, Cesare Castelbarco Albani, l’Assessore Regione Lombardia Luca Del Gobbo

Stefano Simontacchi Intervistato da “Repubblica Economia” 13 marzo 2017 – “Flat tax per gli stranieri”

marzo 13, 2017

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REPUBBLICA

Flat tax per gli stranieri:

“Bene, ma serve un intervento di sistema”
Stefano Simontacchi, managing partner dello studio BonelliErede, apprezza la norma che offre a chi sposta la residenza in Italia una tassa forfetaria da 100mila euro sui redditi prodotti all’estero. “Non è una mancia, dobbiamo competere con i Paesi che da anni attirano capitali e risorse”. Su tutto pende un problema di equità e il rischio ricorsi

di Raffaele Ricciardi

L’imposta da 100mila euro sui redditi esteri per i ricchi stranieri che sposteranno la loro residenza in Italia, contenuta nella legge di Bilancio e attuata con il recente dispositivo delle Entrate, ha diviso l’opinione pubblica e gli esperti. Per alcuni è un segnale positivo per la competitività fiscale dell’Italia e la capacità di attrarre patrimoni e attività in grado da fare da volano all’economia. Per altri è una mancetta.

Stefano Simontacchi, managing partner di BonelliErede: è una norma giusta?
Sono a favore di questa norma. Dobbiamo partire da una considerazione di scenario che alcuni dimenticano: gli Usa di Donald Trump saranno molto aggressivi dal punto di vista fiscale per attirare investimenti e patrimoni. Si va verso una agevolazione favorevolissima perché le multinazionali riportino in US l’enorme cassa che hanno fuori dagli States. Ma non solo.

Continui.
Vicino a noi, la Gran Bretagna sarà altrettanto attiva nell’usare la leva fiscale per diventare attraente – più di quanto già lo sia – dopo Brexit. Cina e altri Paesi si risponderanno a tono. E in Europa cosa faremo?
Abbiamo vincoli che ci siamo auto-imposti, più di ogni altro. E pure ci sono giurisdizioni, come quella olandese, molto attrattive. Noi dobbiamo decidere: se vogliamo attirare investimenti, dobbiamo competere.

E come ci stiamo giocando questa partita?
L’Italia è il Paese più bello d’Europa: ha le sue carte da giocare per attirare ricchi imprenditori a venire in Toscana, o Sardegna. Ipotetiche residenze che certo possono competere con Londra e con i cantoni svizzeri.

Oltre alla Dolce vita, lo sconto sul 730. Crede avrà successo?
Non ne sono così sicuro. Certo, ci sono aspetti significativi nella norma, oltre all’imposta forfetaria da 100mila euro. Le esenzioni sulle imposte di successione e donazione dei beni all’estero consentono una buona pianificazione generazionale per chi si sposterà in Italia. Ma servono ulteriori passi: chiarezza nel trattamento dei Trust e dei vincoli di destinazione, per cominciare.

Quanto fatto potrebbe dunque non bastare a spostare i Paperoni da noi?
La tassa “flat” non serve a molto, se non è inserita in un sistema Paese credibile. Mi creda, un ricco imprenditore potrebbe venire ben volentieri a vivere in Toscana. Poi magari i suoi legali gli farebbero notare che da noi le norme cambiano spesso, che non c’è ancora un ambiente cooperativo e di certezza del diritto. Su questo terreno, purtroppo, siamo indietro decenni rispetto ai sistemi di Svizzera o Regno Unito, che hanno tradizioni lunghissime e che gli investitori percepiscono come solide e sicure.

E che impegni chiederemo a questi super ricchi?
Dovranno essere residenti, portare da noi i loro interessi. E’ vero che offriamo un regime fiscale attrattivo. Ma serve un passo ulteriore: creare le condizioni perché si spostino i loro affari, le loro holding. Ho fatto una mia proposta: fare dell’Italia l’hub mondiale per gli investimenti verso l’Africa. Chiaramente una singola norma del genere, per quanto ben congegnata, non può bastare.  Bisogna fare sistema con un obiettivo chiaro e condiviso.

 Cosa risponde a chi definisce la misura una ennesima mancetta?
Non lo è, si percepisce la volontà di impostare la tematica fiscale in modo diverso. Diciamo che è una “mossa strategica obbligata”. C’è voglia di fare qualcosa per attrarre investimenti, ma serve un disegno strategico più profondo.

E cosa ne è dell’equità fiscale?
È un tema. Serve una linea
politica di sistema di lungo termine. va bene porsi il tema dell’equità di questa norma ma come la mettiamo con i 200 miliardi di nero stimati da Banca d’Italia e con il fatto che nessuno porta avanti se non l’abolizione una fortissima limitazione all’uso del contante? In ogni caso, qualche problema potrebbe esserci. È difficile giustificare il trattamento di favore a un italiano che ha redditi esteri tassati ordinariamente. Il rischio è che si crei un caso e riparta la polemica. Che andrebbe risolta una volta per tutte, rispondendo come sistema unito alla domanda: vogliamo competere con Londra e gli altri? Se sì, dobbiamo prendere queste decisioni.

Foto: Stefano Simontacchi con il pres. IEA Achille Colombo Clerici
Achille Colombo Clerici con Stefano Simontacchi