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Tigullio, il vero disastro che non si vede – Il danneggiamento del patrimonio naturale – Instat, Istituto Nazionale di Studi per la tutela dell’ ambiente e del territorio – informa

gennaio 3, 2019

I N S T A T
Istituto Nazionale di Studi per la tutela dell’ Ambiente e del Territorio
Informa

 

TIGULLIO, IL VERO DISASTRO CHE NON SI VEDE

Il compositore Dino Betti van der Noot dopo la burrasca dello scorso 29 ottobre

Da Portofino

Dal pomeriggio, fino alla notte del 29 ottobre 2018, una tempesta di immane forza si è abbattuta sulla costa ligure di Levante, con venti di 150 chilometri orari e onde alte 8 metri. Devastato, in particolare, il Golfo del Tigullio: “Mai si era visto, a memoria storica, un fenomeno simile, ben peggiore della mareggiata di una ventina di anni fa”  ricorda ancora emozionato  Dino Betti van der Noot, jazzista, compositore e direttore noto in Italia e all’estero.

A Rapallo, dove è nato, tiene la barca, ma risiede a Portofino, sul Monte, e conosce ogni metro di costa, ogni scoglio, ogni abitazione, ogni segreto di quei luoghi.

Era qui quella notte?

“No, ero bloccato a Milano, ma ho seguito minuto per minuto, al telefono con amici e consoci del Circolo Nautico Rapallo, quanto stava succedendo: ed era una vera diretta, perché la sede del circolo era anche centro di soccorso per chi era rimasto bloccato dalla buriana. Appena ho potuto, mi sono precipitato a Rapallo.  Barche da diporto, piccole e grandi, fino a maxi yacht, spiaggiate sulla passeggiata a mare o affondate nella rada e nei bacini portuali; relitti parzialmente affioranti; la diga foranea spazzata via dalla violenza del mare. Il porto sembrava uscito da un bombardamento aereo. La litoranea verso Portofino crollata alla Cervara, seppellendo la spiaggia sottostante di macigni e di asfalto. Il faro di Portofino praticamente esploso, il fanale di Santa Margherita piegato a elle, quello di Rapallo scomparso in mare. Locali famosi come il Covo quasi distrutti, danneggiate costruzioni che per secoli mai erano state toccate dalle mareggiate”.

Ma, in definitiva, si tratta di opere umane che sarà possibile ripristinare.

“Certamente, e l’indomito spirito ligure si è subito palesato nell’attività di ricostruzione, dove è risultata evidente la solidarietà insita nella gente che ha a che fare col mare. Ma sono i danni subiti dalla natura che sono quasi irreparabili: quelli visibili e soprattutto quelli che non si vedono. Anche se la natura ha risorse che sono superiori a quanto non si creda”.

Ce li descrive?

“Il profilo della costa, innanzitutto, dalle spiagge divorate dai flutti agli scogli rasi al mare. Tra questi, quelli simbolo: la ‘carega du vescuvu’ sotto la Cervara, prima di Paraggi, che ha perso mezza spalliera; l’alto scoglio della Punta del Diavolo in località Pozzetto di Rapallo, ridotto a una piattaforma appena sopra il livello dell’acqua; altri scogli prima ben visibili ridotti a pelo d’acqua, con l’ovvia necessità di mettere mano anche a carte nautiche e portolani”.

E la parte che non si vede, il fondo marino?

“È quella che ha subito i danni più gravi. L’intero ecosistema è stato sconvolto. Spazzate via le praterie di posidonia, habitat di pesci e crostacei e delle famose conchiglie nere fotografate dai sub. Si suppone che il fondale si sia modificato, in maniera marcata, con possibili diminuzioni notevoli della profondità che, come dicevo, dovranno essere scandagliate e riportate su nuove carte nautiche”.

La componente umana ha influito in qualche maniera?

“Enormemente, anche se involontariamente. Centinaia di barche di ogni dimensione, compresi motopescherecci, sono state colpite: alcune, meno danneggiate, sono state trasportate nei cantieri per le riparazioni, altre si sono letteralmente disintegrate. Realizzate in vetroresina, schegge e minuscoli pezzi si sono sparsi sulla costa e sulle spiagge, visibili perciò asportabili. Ma questi frammenti si sono anche in gran parte depositati sul fondale, dove sarà difficilissimo operare una pulizia, o si sono incuneati fra le rocce delle scogliere. In mare si è poi riversato certamente del carburante, ma probabilmente in misura inferiore a quanto si potesse temere”.

Le operazioni di primo intervento sono state efficienti?

“Ho visto un lavoro ordinato e, mi sembra, ben coordinato, nonostante le estreme difficoltà del momento e la necessità di fare in fretta.”

Lei ha testimoniato tutto questo in una recente trasmissione Rai. Ma non era possibile prevedere quanto accaduto e realizzare opere in grado di prevenirlo?

“Difficile affermarlo. Dopo la mareggiata di venti anni fa, è stata rinforzata la diga foranea a protezione del porto di Rapallo: ma evidentemente i cambiamenti climatici sono più rapidi e intensi di quanto fosse previsto. Ha resistito invece molto bene il vecchio molo Langano, anche perché la furia del mare gli arrivava addosso in parte attenuata dalle infrastrutture del Porto Riva. Devo aggiungere che, solitamente, le mareggiate sono causate da venti che provengono da Sud-Est o da Sud-Ovest: questa volta però il vento – eccezionale, ricordiamolo – veniva esattamente da Sud, con le onde che riempivano la baia come fosse una tazza, alzando notevolmente il livello dell’acqua”.

Quale conclusione trae da quanto è avvenuto?

“Prepararci purtroppo a convivere con la follia del cambiamento climatico che alcuni, a cominciare dal presidente Trump, continuano a negare. E tentare preventivamente, adottando le tecnologie che pure abbiamo a disposizione, di limitarne le conseguenze. È una questione di sensibilità della gente, di educazione da parte delle famiglie e della scuola, e naturalmente di volontà politica”.

Intervista raccolta per INSTAT da Benito Sicchiero

Dino Betti van der Noot
Anche Portofino ha le sue stelle, come Dino Betti van der Noot, jazzista, compositore e direttore d’orchestra, autore di ben tredici dischi, e sei volte vincitore del referendum del mensile Musica Jazz, quale miglior compositore dell’anno. Ottantadue anni portati con grande leggerezza e ottimismo, è un interessante misto come la sua musica, ricca di sfumature sempre diverse e inattese: ligure perché nato a Rapallo, ma per metà lussemburghese, vive fra Milano e Portofino, dopo aver passato una vita lavorativa a Milano come pubblicitario di successo (ha creato, tra le molte campagne, anche il famoso Ba-Ba-Bauli). Sportivo, e precisamente velista, studi in economia, anche se è difficile immaginarlo come un uomo di numeri. E anche la sua testimonianza è quella di un cronista provetto.

Foto:
La “Punta del Diavolo” in località Pozzetto di Rapallo, prima e dopo la burrasca

 

 

 

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QN – Il Giorno – Ed. Milano pag. 19 – 28.10.2018 “La Banda della Polizia incanta la Scala – Ovazione per Morricone”

ottobre 29, 2018

La banda della polizia incanta la Scala.
Ovazione per Morricone.
Un successo il concerto alla Scala della banda della polizia che ha festeggiato 90 anni.

Oltre al capo della polizia Franco Gabrielli al questore Cardona e al ministro Marco Bussetti, il compositore Ennio Morricone E il premio Oscar ha dichiarato: “La banda della polizia è una vera e propria orchestra apprezzo esecuzioni e orchestrazioni di Maurizio Billi che sa cosa significa lavorare con una orchestra di fiati. Non è semplice. Nelle trascrizioni c’è sempre la possibilità di sbagliare gli equilibri tra sassofoni, clarinetti, ottoni e altri strumenti” Per I03 orchestrali classica contemporanea, Verdi e colonne sonore di Morricone

INSIEME Da sinistra il questore Marcello Cardona e il presidente di Assoedilizia e Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici
In alto a sinistra, il sovrintendente della Scala Alexander Pereira a colloquio con il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti;
a destra l’ovazione per Ennio Morricone;
a sinistra il capo della polizia Franco Gabrielli e il questore Marcello Cardona

QN Il Giorno – Festival Paganiniano Carro

luglio 17, 2018

Il Giorno 17.7.2018

PGT Milano, Nuovo Piano di Governo del Territorio – In pubblicazione dal 1 giugno – Termine per le Osservazioni il 31 luglio 2018 ore 12 – Gli interventi sugli immobili “abbandonati” e la espropriabilità per interventi di pubblica utilità

luglio 17, 2018

logo assoedilizia a colori

Informa

 

Si completa il “disegno” del Comune di Milano in materia di interventi di recupero riguardanti gli edifici definiti abbandonati.

Quella che, prefigurata, secondo la definizione che ne avevamo data, come “dichiarazione di intenti”, all’art. 12 del Regolamento Edilizio del 2014, sta avendo ora, con il nuovo Piano di Governo, la sua piena ed efficace configurazione giuridica.

Gli immobili, ritenuti in stati di abbandono/degrado, vengono individuati in una apposita tavola allegata allo strumento urbanistico (tavola R10) e, contestualmente, all’art. 11 delle Norme di attuazione del Piano delle Regole, i relativi interventi edilizio/urbanistici di recupero  (edifici dismessi da più di 3 anni che rappresentano pericolo sul piano della sicurezza, della salubrità, della incolumità pubbliche o disagio per il decoro e la qualità urbana)  vengono definiti di pubblica  utilità e interesse generale.
Con ciò se ne sancisce definitivamente la soggezione ad espropriazione per pubblica utilità.

Potranno esser varati piani per opere pubbliche da attuarsi anche coattivamente e la loro approvazione costituisce variante automatica al Piano di Governo.

Questa, in sintesi, è una delle novità salienti contenuta nel Nuovo piano di Governo del Territorio, in pubblicazione dal 1 giugno 2018 al 31 luglio 2018.
Si fa presente che le relative Osservazioni dovranno pervenire all’Amministrazione Comunale entro e non oltre il termine perentorio delle ore 12 del giorno 31 luglio 2018.

Festival Paganiniano Carro 2018 – Inaugurazione della stagione concertistica – Istituto Europa Asia informa

luglio 16, 2018

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

La 17° edizione da Luglio ad Agosto 2018
FESTIVAL PAGANINIANO DI CARRO (LA SPEZIA)

Festeggia la sua diciassettesima edizione, reduce dalle tournees a Vienna, Monaco, Praga, il Festival Paganiniano di Carro (La Spezia), che si è inaugurato  sabato 14 luglio presso la Piazza della Chiesa con il recital del noto violinista Domenico Nordio, accompagnato al pianoforte da Federico Lovato (in programma musiche di Faure, Debussy e Schumann) e si concluderà martedì 14 agosto 2018.

All’evento hanno partecipato  il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici e moltissimi ospiti provenienti da Milano.

La manifestazione, ideata e coordinata dalla Società dei Concerti di La Spezia, è realizzata in collaborazione con il Comune di Carro e gli altri Comuni aderenti.

Il Festival ha il patrocinio della Regione Liguria, si avvale del sostegno del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del contributo di Isagro Spa, main sponsor dell’iniziativa, oltre che del supporto, come di consueto, dell’associazione Amici del Festival Paganiniano di Carro, presieduta da Monica Amari Staglieno.

Il Festival è dedicato al virtuosismo musicale, con una particolare attenzione alla scelta di gruppi e solisti internazionali che si ispirano a Niccolò Paganini.

La manifestazione si fregia dell’etichetta Effe 2015-2016 (Europe for Festivals, Festivals for Europe): si tratta di un riconoscimento attribuito a 761 festival in 31 differenti Paesi europei, che prevede l’inserimento di tali iniziative nell’apposita piattaforma internazionale dedicata a professionisti e semplici appassionati, per rimanere aggiornati sui festival in programma in tutta Europa.

Carro, Brugnato, Levanto, Rocchetta Vara, Arcola, Framura, Bonassola, Sesta Godano, Varese Ligure, Beverino, Vernazza, Santo Stefano di Magra: queste le località dell’Alta e Media Val di Vara, ma anche della riviera ligure del Levante, che ospitano i concerti del Festival. Il ricco calendario di appuntamenti è dedicato ai liguri appassionati di musica di qualità, ma anche ai turisti, che ogni anno scelgono la Val di Vara per i loro soggiorni estivi: dal Levante ligure, dal Tigullio, dalla Versilia e da Genova; ma non mancano i turisti provenienti da tutta Europa.

Carro è il paese di origine degli avi di Niccolò Paganini. La casa della famiglia Paganini, l’unica dimora paganiniana ancora esistente, si trova nel vicolo principale del paese e, acquistata dall’Amministrazione comunale, ospita un Centro di documentazione paganiniana che è stato inaugurato in occasione del Festival Paganiniano di Carro 2016. Il Festival ha, come sempre, una connotazione fortemente interdisciplinare.

Foto:
Pierfranco Faletti e Giovanna Colombo Clerici
Pierfranco Faletti e Giovanna Colombo Clerici

Monica Amari Staglieno presidente del Festival Paganiniano con Achille Colombo Clerici
Monica Amari Staglieno con Achille Colombo Clerici

 

 

QN Il Giorno La crisi del sistema famiglia – ediz. del 15 luglio 2018 di Achille Colombo Clerici

luglio 16, 2018

Per la prima volta nella storia del nostro Paese e della nostra civiltà si è imboccata la via della defamiliarizzazione, fenomeno che coinvolge sia l’aspetto sociale, sia quello economico. La crisi dell’istituzione famiglia trova parallelamente causa ed effetto nell’affermazione dell’individuo e della comunità.

Modelli culturali d’ importazione esaltano le capacità personali di affermazione e di successo, accentuando l’indipendenza dal sistema della famiglia e dei relativi rapporti e causando di riflesso una reazione in quanti si rivolgono alla comunità col volontariato, diventato una sorta di surrogato della famiglia.

Sono 6,63 milioni gli italiani che vi si dedicano. La maggior parte (oltre 4 milioni) lo fa all’interno di organizzazioni (associazioni, comitati, movimenti, gruppi informali); i restanti direttamente a favore di altre persone.

Il tasso di volontariato è pari al 12,6% della popolazione: 1 italiano su 8. Era il 6,9% nel 1993 e il 10% nel 2011. In economia la defamiliarizzazione si manifesta con la crisi delle microimprese a carattere familiare: se nel 2009 sfioravano quota 1.466.000, nel 2014 sono scese a 1.371.500 unità, 94.000 in meno. Certo, sono presenti altri fattori, ma è la centralità della famiglia a mancare.
Altrimenti non si spiegherebbe la prevalenza in certi settori merceologici a gestione familiare (edicolanti, baristi, ristoratori, commercianti e quant’altro) di addetti e di gestori stranieri per i quali dovrebbero valere le stesse difficoltà degli italiani.

L’economia familiare si basava sul risparmio investito nell’azienda di famiglia e nel mattone: famiglia-casa, oggi binomio in crisi.

Prolifera la finanziarizzazione: il risparmio non è più gestito in via quasi esclusiva, come è sempre avvenuto, direttamente dalle famiglie, ma sempre più da intermediari finanziari che centralizzano gli investimenti. Dal micro al macro: la riforma delle Banche popolari, trasformate in società, sta rivelando problemi nei prestiti alle famiglie e alle micro imprese. Il fatto cui prestare attenzione è che, legati alla famiglia, sono i valori della tradizione, della genialità, delle arti, dell’artigianato e dell’estro del nostro Paese, che ci hanno permesso di competere a livello internazionale e rischiano di andare perduti.

Va perciò sostenuto chi li rappresenta: le aziende artigianali, i commerci al minuto nelle città e, nelle campagne, le arti e i mestieri.

RUBRICA Casa, Citta e Società

foto presidente 241

Museo del Parco di Portofino – Visita del Presidente di Assoedilizia e dell’IEA Achille Colombo Clerici – Istituto Europa Asia informa

luglio 16, 2018

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute
Informa

La visita del presidente di Assoedilizia e di IEA Achille Colombo Clerici
IL MUSEO DEL PARCO DI PORTOFINO, INCANTO DI ARTE E NATURA

Il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, accompagnato dall’ ing. Walter Patscheider, imprenditore e cultore d’arte, si è recato in visita al Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di scultura all’aperto, su invito del suo curatore Daniele Crippa.

Il Museo del Parco nasce nel 1987, dal sogno del suo curatore, Daniele Crippa, di sposare il fascino della scultura contemporanea con uno dei più bei giardini del mondo, di fronte al mare,  nel porto di Portofino. Le opere sono state allestite all’interno del giardino storico del Castello Brown del Barone von Mumm,  sul promontorio, a picco sul mare, di Portofino, fino al 1913 cimitero del borgo.  Si accede al parco, composto da tre terrazze in pietra che si affacciano sul molo, attraverso un piccolo cancello in ferro battuto.

Il fascino e la particolarità dello spazio espositivo sono esaltati dalla presenza di numerose specie arboree tipiche della flora mediterranea: palme, pini marittimi, cipressi, carrubi, ulivi, magnolie, camelie, lavanda, rosmarino, timo…
Artisti di fama internazionale come Beuys, Rotella, Pomodoro, Fontana, Carlo Ramous, Cucchi, Arman, Spagnulo, Atchugarry, Conti, Renato Guttuso, Poirier, Votier, Spoerri, Lucio Fontana, Fortunato Depero, esaltano questa preziosa raccolta che muta continuamente per l’introduzione di nuove sculture.
Dal 2004 il museo collabora con la Fundaciòn Argentina- Museo del Parque, organizzando corsi di formazione, insieme all’Unicef di Genova, a sostegno dei giovani argentini.

Il Museo costituisce una delle principali attrazioni del Parco di Portofino, l’area protetta costiera più  a settentrione del Mediterraneo occidentale, che mostra scenari e paesaggi tra i più celebri al mondo. Costituito da giganteschi depositi conglomeratici sovrastanti bancate di calcari, ha caratteristiche geomorfologiche e microclimatiche tali da offrire, in un territorio limitato, ambienti estremamente vari. In pochi passi si va dai freschi boschi appenninici del versante settentrionale all’assolato mondo mediterraneo sovrastante le falesie, dalla civiltà del castagno a quella dell’ulivo, dalle tradizioni contadine alle attività legate al mare ed alla pesca tradizionale. Protetto dal 1935, il Parco ospita una delle maggiori concentrazioni floristiche del Mediterraneo, una notevole varietà di uccelli e invertebrati oltre ad importanti testimonianze storico-architettoniche.

Foto:
da sin. Achille Colombo Clerici, Walter Patscheider e Daniele Crippa al cospetto di un’opera di Carlo Ramous
da sin. Achille Colombo Clerici, Walter Patscheider e Daniele Crippa al cospetto di un'opera di Carlo Ramous

da sin. Achille Colombo Clerici, Walter Patscheider e Daniele Crippa al cospetto di un'opera di Carlo Ramous 2