Concorso internazionale Premio Antonio Mormone – Città di Milano – Dedicato al pianoforte

Pubblicato luglio 9, 2021 di instat
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Concorso internazionale. PREMIO ANTONIO MORMONE

Dedicato al pianoforte

Città di Milano

Esibizioni finali e cerimonia di premiazione al Teatro alla Scala di Milano, domenica 11 Luglio 2021.

TRE FINALISTI DA CINA, COREA, POLONIA SI CONTENDONO LA VITTORIA AL PREMIO INTERNAZIONALE ANTONIO MORMONE:

Terminato il ciclo di esibizioni pianistiche pubbliche al Conservatorio di Milano, in solo e in quintetto, i tre finalisti al termine di due anni di selezioni – il polacco Piotr Pawlak, la coreana Sun Yeon Kim, la cinese Ying Li – si esibiranno al Piermarini domenica 11 luglio con l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala diretta da Toshiyuki Kamioka, per la finale del primo premio internazionale della città giunto alla seconda edizione. Dopo la Medaglia di rappresentanza della Presidenza del Senato, il Premio Mormone ha ricevuto il conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica.  Il presidente della Associazione Amici di Milano, Achille Colombo Clerici, consegnerà ad uno dei due finalisti non vincitori la medaglia, il diploma ed un assegno di 5,000 euro.

“Abbiamo voluto un Premio che rispecchiasse i valori di Antonio Mormone, fondatore della Società dei Concerti e grande scopritore di talenti” dichiara Enrica Ciccarelli Mormone, presidente della Società dei concerti e organizzatrice del Premio. “Selezioni che si sono svolte tutte in concerto, permettendo agli artisti di dimostrare le loro capacità, senza l’aspetto ‘agonistico’ delle abituali prove di concorso.” Al vincitore   toccheranno più di 25 concerti nel mondo, un contratto di un anno con un’importante agenzia concertistica, la pubblicazione di un album con la major discografica Universal e una borsa di 30mila euro. Un lancio reale per la sua carriera e un valore immediato complessivo di circa 100mila euro.

Nella serata scaligera verranno eseguiti dai finalisti tre concerti per pianoforte e orchestra del grande repertorio: Ciaikovskij, Prokofiev e Rachmaninoff.

“Sono felice dei riconoscimenti anche istituzionali ricevuti dal Premio, segno del valore artistico, culturale e sociale del suo messaggio” aggiunge il Consigliere Artistico Nazzareno Carusi.”

La giuria della fase finale del Premio Internazionale Antonio Mormone è composta da Bruno Canino, Nazzareno Carusi, Enrica Ciccarelli, Ivan Fedele, Cristina Frosini, Olga Kern, Aleksandar Madzar, Etienne Reymond, Michael Stille, Alexei Volodin, e Ingolf Wunder. Segretario è Matthieu Mantanus.

Il Premio Internazionale Antonio Mormone è istituito con il patrocinio del Ministero della Cultura e del Comune di Milano, con il patrocinio e il contributo della Regione Lombardia e della Fondazione Cariplo, in collaborazione con il Teatro alla Scala e il Conservatorio G. Verdi di Milano. La direzione artistica è affidata a Enrica Ciccarelli Mormone e Matthieu Mantanus. Consigliere artistico è Nazzareno Carusi e il Comitato d’Onore è guidato da Gianni Letta.

Tutte le informazioni sul regolamento, i premi, i partners, la giuria e i partecipanti su: www.antoniomormone.org

L’inizio del concerto è stato anticipato per evitare eventuali assembramenti data la concomitanza con la finale degli europei di calcio.

Il programma di Domenica 11 luglio 2021 – Teatro alla Scala – ore 17.

Orchestra dell’Accademia Teatro alla ScalaToshiyuki Kamioka, direttore
Su Yeon Kim, Corea –P.I. Tchaikowsky ,  Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23
Piotr Pawlak, Polonia –S. Prokofiev,  Concerto per pianoforte e orchestra n.2 in sol minore op. 16
Ying Li, Cina -S. Rachmaninov,  Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore op. 18

Al termine cerimonia di premiazione.

Prenotazione obbligatoria sul sito www.soconcerti.it

Lunedì 12 luglio 2021 – Sala Regina di Villa d’Este,  Cernobbio,  ore 20.30, concerto del vincitore del PIAM.  

Foto:  Enrica Ciccarelli Mormone, Eugenij Kissin, Achille Colombo Clerici

“Se il futuro dell’Europa è in Italia” Articolo di Achille Colombo Clerici su QN Il Giorno del 3 luglio 2021

Pubblicato luglio 5, 2021 di instat
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Senza nulla togliere al merito del Governo che è riuscito a far affluire in Italia una quota assai consistente del Next Generation EU si può affermare, sinteticamente: se il futuro dell’Italia è in Europa, il futuro dell’Europa è in Italia. Vediamo perché.

Innanzitutto va detto che, per quanto riguarda il nostro Paese, la ripresa del Pil dopo il Covid sfiorerà quest’anno il 5%, ma il livello pre-pandemia (di per sé non un obiettivo ottimale) si raggiungerà solo nel 2022, sia pure con un indebitamento pubblico che balzerà dal 134,8 del 2019 a quasi il 160%. L’inevitabile riduzione di questo debito può avvenire in costanza di alcuni fattori. Nello scenario attuale, la crescita reale del Paese poco sotto l’1% – con un avanzo primario tra l’1,5 e il 2% – il permanere di tassi di interesse molto bassi, potranno portare il debito pubblico al 150% nel prossimo decennio.  Questo livello manterrebbe comunque l’Italia esposta ad eventi “avversi”, quali un rialzo dei tassi.

A ridurre il rischio gioca il fatto che una quota consistente del debito (44,6%) è detenuto dall’UE e dall’Eurosistema: al netto di questa quota, il debito si attesta al 111,2% del Pil, destinato ad abbassarsi ulteriormente grazie ai prestiti previsti dal Recovery Plan. E un ulteriore contributo alla manovra-riduzione dovrebbe giungere dalle riforme e dagli investimenti programmati dal Pnrr. In totale, un tasso di crescita potenziale dello 0,8% che si sommerebbe, come detto, a quello ‘storico’ che è quasi dell’1%.  In questo scenario, l’evoluzione del rapporto debito/Pil si orienterebbe verso una decisa riduzione, con una prospettiva economica, politica e sociale del Paese decisamente più stabile.

Ma il medesimo scenario sottintende che si renda permanente la mutualizzazione e l’emissione di Eurobond; cioè la ridistribuzione del debito pubblico – non solo italiano ma anche degli altri Paesi – in seno ai meccanismi finanziari della Comunità: cosa che, come sappiamo, i “Paesi frugali” aborrono. Riforme (modifiche dei Trattati) saranno necessarie anche in Europa, dopo le elezioni in Francia e Germania.

L’amara pillola del dover pagare i debiti altrui potrebbe essere inghiottita se i Frugali si convincessero che aiutare l’Italia ed altri sarebbe, alla fine, positivo anche per loro. Ma se – parliamo per noi – dovessimo fallire la prova, sarebbe la fine dell’Europa come la conosciamo. In alternativa, il bis, di proporzioni colossali, del “caso Grecia”.

CLIP – Concorso Lirico Internazionale Portofino 2021 Presentazione della 7a Edizione

Pubblicato luglio 2, 2021 di instat
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CLIP – CONCORSO LIRICO INTERNAZIONALE PORTOFINO  2021
PRESENTATO IL SETTIMO CONCORSO LIRICO “CLIP”                                                 

Ha avuto luogo a Milano la presentazione della settima edizione del Concorso Lirico Internazionale di Portofino – CLIP. L’evento è stato ospitato dalla famiglia Borromeo nello storico Palazzo Borromeo d’Adda. Alla presenza di un selezionato gruppo di amanti della musica – tra i quali i padroni di casa Febo e Luisa Borromeo d’Adda,  il presidente di Amici di Milano nonché di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, la stilista Lella Curiel, Antonella Camerana, Ilaria e Valentina Brioschi, Nanni Donati – la vincitrice di CLIP 2020 Caterina Maria Sala, accompagnata al pianoforte dal padre, Maestro Paolo Sala, ha cantato, tra le altre, arie di Mozart, Puccini e Verdi e si è esibita in una suggestiva interpretazione di Summertime di George Gershwin. All’evento hanno partecipato il presidente della giuria Dominique Meyer, Sovrintendente e Direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano e gli organizzatori Francesco Daniel Donati, direttore e Monique Pudel, presidente onoraria del Premio.

Il Concorso Lirico Internazionale di Portofino nasce nel 2015 per unire la bellezza di un luogo simbolo dell’Italia con le voci dei più promettenti di giovani cantanti lirici del mondo. CLIP offre l’occasione a giovani talenti di vincere importanti premi in denaro e di trovare concreti sbocchi lavorativi nei più importanti teatri d’opera europei. La giuria è composta esclusivamente da direttori e casting manager di realtà liriche di altissimo livello, permettendo un contatto diretto tra il cantante e coloro che hanno la possibilità e il desiderio di firmare dei contratti senza passaggi intermedi.
 
Si svolge dal 20 Luglio al 25 Luglio 2021 a Portofino. I punti di forza del Concorso sono i premi e la Giuria. Oltre ai premi in denaro che ammontano a 15.000 euro, viene data ai partecipanti l’opportunità di lavorare nei grandi teatri italiani ed europei rappresentati dai giurati del Concorso (direttori di teatri e Casting manager). Ben sei fra i premiati nel corso degli anni, saranno presenti nella prossima stagione scaligera.

Riportiamo integralmente il comunicato stampa di Clip.

Dopo sei anni di costante crescita, senza mai cedere alla tentazione dello svolgimento online in ben due edizioni in stato pandemico, Associazione Musicale Giovanni Bottesini porta in Italia per il settimo anno consecutivo di Clip – Concorso Lirico Internazionale e Festival di Portofino, ben 238 giovani talenti da 52 paesi, inclusi i territori emergenti dell’opera quali l’Africa, forte della nuova collaborazione con il Teatro Carlo Felice di Genova, ben sei vincitori per un totale di otto contratti nella stagione scaligera ’21-’22,  nuovi nomi di grande prestigio nella giuria sempre più internazionale e un palco potenziato per il gala finale nell’iconica Piazzetta

Sempre guidata dal Presidente di Giuria Dominique Meyer, Sovrintendente del Teatro alla Scala, quest’anno la giuria di Clip7, che in 6 anni ha visto ben 20 teatri internazionali

rappresentati, accoglie tre nuovi membri donne di indubitabile livello nel panorama mondiale: Sophie Joyce, Casting Director di Opéra National de Paris, Carolin Wielpütz, Casting Director di Theater an der Wien e Christina Scheppelmann, General Director di Seattle Opera, primo teatro americano coinvolto nella competizione.

Inoltre nel 2021 si inaugura la collaborazione con il Teatro Carlo Felice di Genova e con le sue compagini artistiche: oltre ad avere in Giuria il Sovrintendente Claudio Orazi, il più importante teatro Lirico della regione coprodurrà l’evento conclusivo, mettendo a disposizione la sua orchestra, guidata dal Maestro Sesto Quatrini, nell’iconica Piazzetta di Portofino il 25 luglio, su di un palco potenziato e sempre più spettacolare che renderà l’edizione di quest’anno di certo memorabile.

CLIP è ormai considerato uno dei concorsi più efficaci nel mondo per il lancio della carriera artistica di talenti anche giovanissimi e sconosciuti, come ad esempio il soprano Caterina Maria Sala, vincitrice a soli 20 anni nel 2020, che ha debuttato proprio in questi giorni nel ruolo di Barbarina nelle Nozze di Figaro, e il soprano palermitano Federica Guida che, vincitrice a soli 22 anni nel ’19, che nonostante le difficoltà pandemiche, ha inanellato da subito un anno di attività all’Opera di Vienna, il debutto in Scala e ben tre contratti nella prossima stagione scaligera, nonché il ruolo di protagonista femminile nel Gianni Schicchi cinematografico firmato da Michieletto.

Questa efficacia ormai consolidata nasce soprattutto dalla natura della giuria, composta da sempre solo da sovrintendenti e direttori artistici, scelta strategica pensata dal fondatore Francesco Daniel Donati per favorire da subito un rapporto spontaneamente diretto tra il committente e l’artista. Ed è proprio questa forza propulsiva che ha spinto, anche in due edizioni pandemiche, giovanissimi talenti da tutto il mondo ad affrontare viaggi sempre più complessi per ridare speranza e corpo al proprio sogno d’arte.

Inoltre, constatato un costante abbassamento dell’età dei concorrenti anno dopo anno a fronte di una qualità e maturità inversamente crescenti, CLIP7 ha preso un’altra fondamentale decisione strategica abbassando da quest’anno il limite d’iscrizione a 30 anni per tutte le vocalità ed affermandosi così come uno dei concorsi più giovani d’Europa, vera finestra sul futuro dell’arte italiana più famosa nel mondo. 

Sottolinea Francesco Daniel Donati, Direttore Artistico di CLIP: “Crescere in un periodo così complesso è un risultato che ci riempie di emozione. Il merito è del grande lavoro di squadra e dell’impegno del presidente onorario Monique Pudel e dei Maestri Dominique Meyer e Gianni Tangucci. I nostri sforzi però sono ripagati dai successi dei vincitori e dal coinvolgimento di tanti amici che rendono CLIP un concorso diverso da tutti gli altri, grazie alla loro ospitalità e al loro sostegno.” 

E proprio dopo due anni così difficili e punitivi per i giovani talenti è importante ringraziare chi non li ha abbandonati nella difficile costruzione di una carriera e di un futuro concreto, dunque gli sponsor e imecenati che, nonostante il momento di così grave crisi collettiva, sono addirittura aumentati, dimostrando che esiste un’imprenditoria etica che non vuole abbandonare i ragazzi di tutto il mondo e i loro sforzi di studio ed impegno a salvaguardia del futuro della civiltà del Bel Canto, vera flagship dell’Italia nel mondo, costante strumento di divulgazione della nostra lingua in ogni angolo del pianeta e in definitiva vera matrice del concetto di “Made in Italy” da almeno quattro secoli.

Quest’anno Clip infatti si conferma come uno dei concorsi più gratificanti economicamente per le giovani voci, con un montepremi di ammontare complessivo di 27.500 euro e nuove iniziative utili per la carriera dei ragazzi, come la dama della moda italiana Raffaella Curiel che disegnerà e confezionerà un abito di haute couture per la migliore voce femminile, l’introduzione del nuovo premio dedicato all’amica di sempre Eva Kleinitz e la novità del premio per il miglior cantante italiano, l’invito ai vincitori ad esibirsi al Teatro dell’Opera Nazionale Lituana diretta da Sesto Quatrini, ma anche al Rapallo Festival il 26 luglio, infine la borsa di studio offerta da Mascarade Opera al Palazzo Corsini al Prato a Firenze.

Gli Sponsor

Main Sponsor – Francesco Brioschi Editore

Sponsor – Pirelli (nuovo partner), Loro Piana (nuovo partner), Belmond (nuovo partner), AVM Asset Value Management, AR92 LandCo. Property Savills, Banca Passadore, Palazzo Borromeo (nuovo partner), Biondelli Franciacorta, Faraone Gioielli, NO NAME By Raffaella Curiel (nuovo partner), Cracco Portofino (nuovo partner).

VINCITORI CLIP E CONTRATTI

2020

1° premio Caterina Maria Sala: Teatro alla Scala di Milano, cancellato per Covid

2019

1° Premio Federica Guida: Teatro Staatsoper di Vienna, Teatro alla Scala di Milano

2° Chuan Wang: Teatro alla Scala di Milano, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Best under 25 Antonio Paolo Nevi: Teatro alla Scala di Milano

2018

1° Ivan Ayon Rivas: Teatro la Fenice di Venezia, Teatro La Monnaie di Bruxelles, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Massimo di Palermo, New National Theatre di Tokyo.

3° Premio Benedetta Torre: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

2017

1° Premio Szilvia Voros: Teatro La Monnaie di Bruxelles, Teatro Staatsoper di Vienna

1° Raehann Bryce Davis: Teatro Massimo di Palermo, Théâtre du Capitole di Tolosa

2° Premio Alexander Roslavet: Staatsoper di Vienna, Teatro La Monnaie di Bruxelles

3° premio Chiara Isotton: Teatro Capitole di Tolosa, New National Theatre di Tokyo, Teatro la Fenice di Venezia, Teatro alla scala di Milano.

2016

1° Premio Lilly Jørstad: Teatro Staatsoper di Vienna, Teatro dell’Opera di Stoccarda, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro la Fenice di Venezia, Teatro La Monnaie di Bruxelles

2° Premio Leon Kim: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Azer Zada: Teatro la Fenice di Venezia, Teatro Bolshoi di Mosca

2015

1° Premio Maria Nazarova: Teatro Staatsoper di Vienna, New National Theatre Tokyo

FOTO:

Caterina Maria Sala

Luisa Borromeo d’Adda, Ilaria Brioschi, Antonella Camerana, Lella Curiel, Monique Pudel, Nico Borromeo, Achille Colombo Clerici

Luisa Borromeo d’Adda, Ilaria e Valentina Brioschi, Achille Colombo Clerici

Nico e Luisa e Carlo Borromeo d’ Adda, Achille Colombo Clerici, Nanni Donati

Con Dominique Meyer e Francesco Daniel Donati

La Conferenza di Dominique Meyer e Francesco Daniel Donati

Monique Pudel e Lella Curiel

Rigenerazione urbana: riuso edilizio, criteri superati – Articolo su QN Il Giorno del 26 giugno 2021

Pubblicato giugno 28, 2021 di instat
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http://www.informazionequotidiana.it/riuso-edilizio-criteri-superati-di-clerici/

Rigenerazione urbana: “Riuso edilizio criteri superati” QN Il Giorno del 26 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato giugno 28, 2021 di instat
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L’Unione Europea, secondo il programma messo a punto dalla Commissione Energia e Industria, si aspetta dall’Italia una ondata di interventi di ristrutturazione profonda degli edifici, che dovrebbe portare alla riqualificazione edilizio/energetica circa 100 milioni di mq. di edificato all’anno, con un finanziamento a titolo di sovvenzione per oltre 10 miliardi annui. 

Un quantitativo enorme, se pensiamo che equivale allo stock edilizio dell’intera città di Milano: ripeto, ogni anno…

L’Italia risponde con il Disegno di legge sul riuso edilizio di edifici pubblici e privati in stato di degrado, o di abbandono, o dismessi, o inutilizzati, o in via di dismissione o da rilocalizzare.  La normativa attualmente all’esame del Senato, per come si presenta, forse potrà dare qualche minimo risultato a Milano, ma già a Roma e Bologna molto minore e nel resto d’Italia di poco conto.  

La legge, infatti, invece di innescare una risposta di sistema, in grado di smuovere, incentivandoli, centinaia e centinaia di migliaia di interventi spontanei, portati avanti dai diretti proprietari, pretende di pilotare in modo dirigistico una serie di interventi privilegiati, gestiti da cooperative, consorzi, imprese, sostenuti dalle Sgr e altri simili soggetti operatori, dotati dei requisiti di legge.

Il meccanismo è il solito della vetero-urbanistica.

Quel risanamento degli edifici cittadini, attraverso il meccanismo del deterrente dell’espropriazione per pubblica utilità, con eventuale riassegnazione ai soggetti attuatori che, introdotto dalla legge 865 del 1971, già era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale.

Il disegno di legge, inoltre è assai macchinoso, prevedendo, in materia di rigenerazione urbana, cabina di regia, programmi e aree territoriali nazionali; leggi e bandi regionali; banche dati del riuso e piani di rigenerazione comunali di iniziativa pubblica o basati su accordi operativi privati.  

E’ altresì assai farraginoso poiché, pretendendo di fare sintesi di tutti i problemi del territorio, della società e dell’ambiente, finisce per affastellare in unico discorso situazioni e istituti ordinamentali eterogenei, quali le aree, gli immobili, o le unità immobiliari degradati o abbandonati o semplicemente sfitti, non utilizzati o abbandonati, ovvero il contratto a canone concordato e il canone agevolato, che non sono propriamente espressioni di un’ endiadi, ma istituti distinti e differenti, aventi logiche e peso economici molto diversi. 

Insomma si tratta di una legge tutta basata sull’ interferenza pubblica e sulla burocrazia; che è ciò di cui meno abbiamo bisogno.

Già il superbonus, destinato al milione ed oltre di condomini italiani, ha prodotto, per l’eccessivo appesantimento burocratico, solo poco più di un migliaio di interventi effettivi.

Se l’intento è quello di portare avanti interventi sugli immobili pubblici, si faccia una legge apposita, senza coinvolgere i privati in una logica che è loro estranea.

Osservatorio Metropolitano – CIA, ARCHXMI, AIM – Dibattito sul tema casa – In Italia occorrono 650.000 alloggi popolari

Pubblicato giugno 25, 2021 di instat
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Osservatorio Metropolitano – CIA, ARCHXMI, AIM – ha concluso sul tema casa il ciclo di primavera

IN ITALIA OCCORRONO 650.000 ALLOGGI POPOLARI

EUROPASIA informa

Benito Sicchiero

La questione casa, a Milano e nel Paese, è stata messa un po’ in ombra in questi ultimi tempi causa pandemia e conseguente crisi economica, ma resta sempre di attualità, talvolta drammatica. Come è stato documentato dal webinar dell’Osservatorio Metropolitano (organizzatori Archxmi, Aim, Collegio Ingegneri e Architetti), patrocinato da Assoedilizia; ultimo appuntamento del ciclo primavera 2021.

Coordinati da Gianni Verga, i lavori hanno visto la partecipazione di Carlo Berizzi, presidente Aim; Anna Tagliaferri del Politecnico di Milano; Alessandro Maggioni, Confcooperative Habitat e l’intervento di Alberico Belgiojoso, Archxmi.

Presente il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

E’ stata l’occasione per una valutazione olistica della questione casa a Milano, ma con riferimenti nazionali, di carenze della politica abitativa locale e nazionale, di suggerimenti per possibili soluzioni.

Nell’anticipazione del report “La casa (e una città) per tutti” di Aim non mancano le sorprese: la più rilevante è che, contraddicendo una vulgata di origine partitica, i 700.000 alloggi pubblici in Italia (ne occorrerebbero altri 650.000) sono occupati, per l’88%, da italiani meno abbienti, di cui il 38% monocomponenti e il 30% anziani. La metà vi risiede da più di 20 anni, a differenza di quanto avviene nell’Europa avanzata dove l’alloggio popolare è concepito quale luogo di transizione verso altre sistemazioni.

Negli anni ’90 è stato alienato il 20% del patrimonio pubblico con l’obiettivo di utilizzare il ricavato per ammodernare il patrimonio restante: è stato un fallimento. E’ soltanto 2,7% la percentuale degli affitti in edilizia sociale, la quasi totalità è lasciata al libero mercato.

Non va meglio, anzi, a Milano. Si è scesi dai 100.000 alloggi pubblici degli anni ’70 ai 64.000 del 2020 suddivisi tra proprietà comunale e regionale; la percentuale degli affitti dello stock abitativo complessivo (pubblico e privato) nel frattempo è passato dal 51% al 34%, rendendo più difficile avere un tetto sulla testa a chi la casa non può comprarla.

Iniziative comunali, come Abitare a Milano ed housing sociale hanno contribuito a rendere meno difficile la situazione: ma occorre ben altro. Occorre innanzitutto una visione che vada al di là delle scadenze delle elezioni amministrative (Gianni Verga è autore di una politica abitativa tipo Abitare a Milano attuata tre amministrazioni dopo); e agevolare iniziative come le Quattro Torri del quartiere Stadera.

Di che si tratta? Il quartiere venne realizzato negli anni ’20 con  criteri residenziali all’avanguardia per l’epoca (parliamo sempre di case popolari). In tempi più recenti parte del complesso, composto da monolocali, venne dichiarato inutilizzabile dalla proprietaria Aler in quanto nuove normative stabilivano una soglia minima di mq per alloggio. Due cooperative – Solidarnosc e Dare=Casa – stipularono con Aler una convenzione venticinquennale di gestione degli alloggi; alla scadenza, sarebbero stati restituiti ristrutturati. In questa maniera si sono ricavati alloggi bilocali e trilocali con affitti rispettivamente di 300 e 400 euro al mese. Formule analoghe potrebbero essere adottate per i circa 10.000 alloggi pubblici vuoti a fronte di oltre 25.000 domande.

Ma a Milano la questione casa va affrontata in maniera più complessiva. Innanzitutto bisogna evitare che prezzi troppo alti (spesso conseguenza di speculazione: per citare, i costi complessivi di un edificio nel semicentro-periferia sono 2.000€ al mq, vengono venduti anche a 5.000€ al mq) per cui la ‘popolazione normale’ è costretta a lasciare la città per i comuni limitrofi creando così squilibri sociali e territoriali. La Città Metropolitana si è dimostrata solo parzialmente in grado di gestire una sinergia tra capoluogo, dove affluiscono investimenti internazionali, e i comuni. Compito di Milano sarebbe anche quello di proporre modelli per il resto del Paese. Ma alla base della soluzione della questione casa resta la necessità di una politica abitativa dall’orizzonte almeno ventennale.

Osservatorio Metropolitano riprende in autunno con un nuovo ciclo i cui temi saranno: Intelligenza artificiale e la città; L’energia per la città; L’anima dei quartieri; Scuole, centri di comunità.

“Blocco dei licenziamenti e blocco degli sfratti”- Articolo su QN Il Giorno del 19 giugno 2021 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato giugno 23, 2021 di instat
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Per la Commissione Europea – secondo la raccomandazione inviata al nostro governo – il blocco dei licenziamenti in Italia, unico Stato membro ad avere adottato tale provvedimento all’inizio della crisi-Covid, è controproducente e favorisce i lavoratori a tempo indeterminato a scapito di quelli a tempo determinato, come gli interinali e gli stagionali.

Inoltre riteniamo possa rendere molto più arduo il rientro alla normalità nel dopo smart working

 Secondo una analisi compiuta dall’Ocse, in tutti i Paesi europei presi in esame si è registrata una contrazione dei posti di lavoro; ed a pagare lo scotto più pesante sono stati i lavoratori a tempo determinato cui non sono stati rinnovati i contratti. Ma negli altri Paesi dell’Unione nei quali non è stato adottato il blocco dei licenziamenti non si è verificato alcun disastro sociale. Ad esempio, in Germania e Francia, l’impatto della crisi sull’occupazione è stato contenuto con altri mezzi.

La Germania, come molti altri Paesi Ocse, ha reso più generosa la cassa integrazione; la Francia ha adottato un sistema di controlli rafforzati dei licenziamenti collettivi nelle aziende con più di 50 dipendenti. In conclusione in Europa, dove si è attuata una cassa integrazione più estesa (e vantaggiosa per le imprese), si è riscontrata una relativa stabilità dei contratti a tempo indeterminato.

Se al blocco dei licenziamenti può essere imputata una sostanziale eccessività, il blocco indiscriminato degli sfratti per morosità, che si trascina da oltre un anno e mezzo, è diventato insostenibile per un’intera categoria, quella dei proprietari immobiliari locatori, iniquamente sospesi da un diritto fondamentale: quello di ricevere tutela giuridica per la riscossione del credito relativo al corrispettivo della concessione, contrattuale, dell’uso di un proprio bene. Analogamente al fornaio che vende il pane. Con l’aggravante che nel caso del blocco dei licenziamenti lo Stato ha messo a disposizione ingenti risorse, mentre nel secondo caso, solo ora sembra si profili uno rimborso della rata di Imu pagata tre giorni fa: con un impegno di 50 milioni. Sul blocco-sfratti si pronuncerà dunque la Corte Costituzionale.  Si tratta comunque di due forzature del sistema economico liberale cui l’Italia afferma di ispirarsi.

Osservatorio Smart City (Università Bocconi di Milano) – Infrastrutture: grandi prospettive ma anche grandi ostacoli

Pubblicato giugno 22, 2021 di instat
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Workshop dell’Osservatorio Smart City (Università Bocconi di Milano)
INFRASTRUTTURE: GRANDI PROSPETTIVE MA ANCHE GRANDI OSTACOLI

Europasia Institute informa

di Benito Sicchiero

Infrastrutture, tallone d’Achille della modernizzazione dell’Italia. Mentre molte parti del Paese versano in condizioni critiche – solo per citare, dalle autostrade liguri a quelle siciliane, al dissesto idrogeologico, alle alluvioni con conseguenze drammatiche soprattutto nelle aree densamente popolate – non siamo in grado di porre un rimedio, nonostante le risorse a disposizione, a causa dell’inadeguatezza dello Stato e delle amministrazioni locali e della loro litigiosità, della burocrazia, dell’opposizione delle comunità locali. Sono state commissariate 29 – su 57 – grandi opere pubbliche per un importo di 83 miliardi di euro e sono 421 le opere incompiute, alcune da decenni, di cui 26 di interesse nazionale. Con l’arrivo delle risorse, sovvenzioni e prestiti, del Next Generation EU, che l’Italia dovrà impiegare entro il 2023 e spendere entro il 2026 soprattutto in grandi infrastrutture, porti, ferrovie, autostrade, come ce la caveremo?

E’ stato il tema del workshop organizzato dall’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi di Milano (Assoedilizia è sponsor dell’Osservatorio) che, in particolare, ha posto l’accento sulla rigenerazione territoriale del paesaggio e di una rinnovata resilienza urbana della prossima città, accentuata dall’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per stabilire tutta una serie di priorità da cui partire. Relatori, studiosi della materia e testimoni multiattoriali di importanti enti e imprese che quotidianamente si confrontano con le complessità delle normative in tema di appalti pubblici.

Fino a mezzo secolo fa l’Italia primeggiava in Europa in due importanti comparti infrastrutturali, autostrade e centrali elettriche: oggi è agli ultimi posti tra i Paesi avanzati. Se nel 1995 le infrastrutture impegnavano il 2,6% del Pil, nel 2019 si è scesi al 2,2%. La loro carenza è causa non ultima dello spopolamento dei piccoli comuni. E infatti le infrastrutture trasportistiche, urbane ed extraurbane, assieme a quelle energetiche, sono i punti nodali dei futuri investimenti.

Gli ostacoli da superare non sono solo tecnici: se tutti vogliono avere efficienti servizi infrastrutturali, una gran parte si oppone a che vengano realizzati nel ‘cortile di casa’. Inoltre bisogna tenere conto dell’impatto sul paesaggio. Ancora. C’è la burocrazia opprimente, sei mesi, ad esempio, per una firma; e c’è l’impossibilità, soprattutto da parte dei Comuni più piccoli, di gestire le opere a causa della carenza di tecnici.

Tutto ciò nella cornice della transizione ecologica che punta sulle energie rinnovabili ma deve tener conto dell’industria legata al fossile, carbone e petrolio.

Comunque si fanno passi nella giusta direzione. Per citare, con una cabina di regia nazionale che fornisca le linee guida alle amministrazioni locali; e con una Soprintendenza nazionale che faccia lo stesso per la tutela del paesaggio la quale va conciliata con lo sviluppo. Una sfida per il nostro presente e per il futuro dei nostri figli. Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto devi fare qualcosa che non hai mai fatto (Thomas Jefferson, terzo presidente Usa).

Il prorettore della Bocconi Francesco Billari ha portato ai convenuti il saluto dell’ateneo. Il tema è stato illustrato dai coordinatori dell’Osservatorio Edoardo Croci e Giuseppe Franco Ferrari, che ha moderato i lavori e ne ha tratto le conclusioni.

Le relazioni:

INFRASTRUTTURE STRATEGICHE E PAESAGGIO: UNA SFIDA TRA ESIGENZE DEL PROGRESSO E TUTELA DEL TERRITORIO: Eugenio Madeo,  Vice-segretario generale Presidenza del Consiglio ;

INFRASTRUTTURE STRATEGICHE TRA SEMPLIFICAZIONI E GREEN ECONOMY: Mario Scino, Avvocatura dello Stato;

PROGRAMMAZIONE ED ATTUAZIONE DEGLI INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI NEI TRASPORTI: Luca Einaudi, Dirigente generale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica;

 LE INFRASTRUTTURE SOSTENIBILI COME VOLANO PER LA RIPARTENZA: Aldo Isi, Amministratore Delegato e Direttore Generale Italferr SpA;  

LE INFRASTRUTTURE NELL’ESPERIENZA DELLA COMMISSIONE VIA:Guido Monteforte Specchi, Presidente Commissione Via-Vas, 2008-2020;   

MOBILITÀ AUTOSTRADALE: IL SISTEMA LOMBARDO: Gianantonio Arnoldi, Amministratore Delegato CAL SpA;  

PEDEMONTANA SI PUÒ ANCORA FARE FINANZA DI PROGETTO IN ITALIA?: Roberto Castelli, già ministro, Presidente Autostrada Pedemontana Lombarda SpA;  

LA REALIZZAZIONE DELLE OPERE INFRASTRUTTURALI: CRITICITÀ E PROSPETTIVE: Armando Zambrano, Presidente Consiglio Nazionale Ingegneri;  

LE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE AL SERVIZIO DEI NUOVI PAESAGGI PRODUTTIVI: Andreas Kipar, Architetto del paesaggio, fondatore e CEO di LAND Srl;  

LE RETI ENERGETICHE DEL FUTURO: DECARBONIZZAZIONE, DIGITALIZZAZIONE E ARMONIA CON IL TERRITORIO: Massimo Derchi, Chief Business Unit Asset Italia Snam SpA;

LE INFRASTRUTTURE AUTOSTRADALI: Fabrizio Palenzona,  Presidente Aiscat;

 INFRASTRUTTURE AEROPORTUALI E COMPATIBILITÀ AMBIENTALE: Bortolo Mainardi, Commissione nazionale Via-Vas, 2008-2020;

 REGOLE E RISORSE: Edoardo Bianchi,  Vice Presidente con delega alle opere pubbliche ANCE .

Foto:  Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia

Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano

Pubblicato giugno 21, 2021 di instat
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Dal Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano: realtà e prospettive

TRASFORMAZIONE CULTURALE PER SUPERARE I LIMITI DEL PRE-COVID

              EUROPASIA ISTITUTO EUROPA ASIA – informa

di Benito Sicchiero

Diapositiva in bianco e nero sull’economia della Lombardia 2020 e prima parte del 2021 quella proiettata dall’annuale Rapporto della Banca d’Italia: la nostra regione si conferma prima in Italia per indice di ripresa, produzione, export, innovazione, eccetera ma anche la regione che ha pagato al Covid-19 il più alto tributo di vittime e di recessione economica. Soprattutto mostra difficoltà a trainare verso l’Europa più avanzata un sistema-Paese che sconta una pluridecennale stagnazione di cui tutti sapevano e che la pandemia ha fatto emergere in maniera drammatica.

Anche se la Lombardia sta agganciando la ripartenza (per citare, il commercio internazionale da novembre è tornato sopra i livelli pre Covid) ha perso lo scorso anno, rispetto al 2019, 13,5 miliardi di euro di fatturato estero, ha registrato meno 9,4% del Pil e oltre 77 mila occupati, soprattutto meno i istruiti, i dipendenti a termine e i giovani.

Tre cifre che riassumono. Con i Rapporti regionali la Banca d’Italia mette periodicamente a disposizione delle istituzioni, del mondo accademico e di quello economico i risultati dell’attività di ricerca svolta a livello locale. In tal modo l’Istituto intende contribuire ad accrescere la conoscenza delle dinamiche di sviluppo del sistema economico regionale. Il Rapporto è stato introdotto da Giorgio Gobbi, direttore dell’istituzione a Milano e presentato da Paola Rossi e Massimiliano Rigon. Interventi di Ambra Redaelli Rollwasch Italiana e Fondazione Giuseppe Verdi e di Alfonso Fuggetta, Politecnico di Milano e Cefriel. Conclusioni affidate al direttore generale di Banca d’Italia Federico Signorini.

Nonostante il 2020 drammatico, la Lombardia ha confermato le tradizionali caratteristiche di imprenditorialità, flessibilità, capacità di attrarre investimenti. A fronte di dati negativi generali, farmaceutica e agroalimentare hanno registrato incrementi: così come sono aumentati i depositi nelle banche da parte delle famiglie e delle imprese che sono proseguiti anche a marzo ed aprile del 2021 a ragione dell’incertezza nel futuro. Il fenomeno è però in rapida diminuzione e ancora una volta la casa si sta confermano il bene-rifugio per eccellenza come conferma l’aumento dei prezzi sia nella metropoli (privilegiate le periferie) che nelle altre città della Lombardia.

Le previsioni sono ottimistiche: nel 2021 incremento del Pil di circa il 5% e avvicinamento ai livelli pre-Covid anche per i servizi grazie alla netta ripresa della fiducia cui contribuiscono sia il PNRR sia le risorse e altri strumenti di sostegno pubblici.

Ma, hanno rilevato Redaelli (singolare connubio tra imprenditrice e operatrice culturale) e Fuggetta, l’obiettivo principale va individuato non nel semplice ritorno al livello pre-pandemia ma nel superamento delle condizioni prima esistenti. E questo obiettivo si chiama “cambiamento culturale”. Non è più il periodo, durato troppo a lungo, del ‘piccolo è bello’: le piccole imprese devono rinunciare al connaturato individualismo per unirsi in filiere, fondersi, aggregarsi in rete per poter competere in campo internazionale. In questo sforzo non indifferente un compito importante viene affidato al sistema del credito che deve mettere a disposizione parte delle risorse per questo passaggio cruciale.

La parola ‘cultura’ associata a cambiamento è risuonata spesso nelle due relazioni e ripresa dagli esperti della Banca d’Italia. Non solo per produrre di più, ma per innovare con nuovi prodotti. Se nel periodo dell’emergenza è stato sacrosanto allocare risorse a sostenere le persone in difficoltà, oggi bisogna puntare su tecnologia digitale e formazione. Molti giovani si chiedono se valga la pena di laurearsi per poi non trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze, e quindi fuggire all’estero: ma se non si valorizza il capitale umano i ‘lavori adeguati’ a competenze e relative retribuzioni non si creeranno mai. In altre parole le imprese, con adeguati aiuti pubblici, devono portare avanti in parallelo produttività e formazione.

Una trasformazione non semplice, da attuare entro il 2026 quando scadranno i benefici del Recovery Fund. Ci riusciremo? 

La scomparsa di Livio Caputo – Cordoglio di Assoedilizia

Pubblicato giugno 15, 2021 di instat
Categorie: Amici di Milano, Assoedilizia informa

Il cordoglio di Assoedilizia e di Amici di Milano espresso dal presidente Achille Colombo Clerici  

LIVIO CAPUTO, STORICA FIRMA DEL GIORNALISMO, POLITICO INTEGERRIMO 

Il presidente Achille Colombo Clerici, i vice presidenti, i componenti la Giunta e il Consiglio Direttivo, il segretario generale, consulenti e collaboratori di Assoedilizia-Associazione della Proprietà Edilizia nonché il direttivo e i soci di Amici di Milano partecipano con profondo cordoglio al lutto della famiglia, di Milano e del Paese per la scomparsa del senatore, giornalista e scrittore Livio Caputo.

Considerato uno degli esponenti più in vista del movimento liberale italiano, Caputo era nato a Vienna il 24 agosto del 1933. Laureato in Giurisprudenza a Torino, aveva intrapreso la carriera giornalistica già durante gli anni dello studio, diventando corrispondente da Bonn per il Corriere d’Informazione e il settimanale Gente, per poi trasferirsi a Londra come inviato dei quotidiani Il Resto del Carlino e La Nazione e del settimanale Epoca. Nel 1965 venne inviato a New York, come capo della redazione dei periodici della Arnoldo Mondadori Editore. Rientrato in Italia nel 1970, fu inviato per Epoca, di cui divenne per un breve periodo direttore nel 1976. In seguito entrò come inviato ed editorialista nel quotidiano Il Giornale, fondato e diretto da Indro Montanelli di cui divenne amico, e si distinse come uno dei commentatori di Telemontecarlo. Nel 1979 subentrò a Nino Nutrizio alla guida del quotidiano La Notte, restando in carica fino al 1984. Passato al Corriere della Sera come capo dei servizi esteri, nel 1992 tornò al Giornale come vicedirettore.

Candidato al Senato nelle file di Forza Italia, nel 1994, venne eletto e diventò prima vice capogruppo vicario e poi sottosegretario agli Affari Esteri. Non fu rieletto nel 1996, ma l’anno seguente entrò nel Consiglio comunale di Milano, dove rimase fino al 2006.