Relazione del presidente Assoedilizia Avv. Achille Colombo Clerici alla Tavola rotonda INU-Quaderni dei Democratici “Politiche per l’edilizia e la qualità delle città” Politecnico di Milano 16 marzo 2009


IL LOW PROFILE ABITATIVO IN ITALIA

 Qualche spunto di riflessione: osservazioni e considerazioni.

 

AGEVOLAZIONI FISCALI DISCRIMINANTI

 

Non solo le leggi fiscali dichiaratamente penalizzanti, ma anche quelle agevolative, quando sono discriminanti, sulla base di  prevenzioni ideologiche, rischiano di produrre effetti distorti, non valutati e non voluti, incidendo negativamente sulla qualità urbana.

 

Norme edilizio-urbanistiche e fiscali.

Agevolazioni discriminanti e regimi fiscali differenziati che penalizzino le abitazioni signorili o la locazione libera portano ad una qualità urbana scadente.

 

      *        *        *

 

Le norme edilizio- urbanistiche, ma anche le leggi fiscali incidono sulla qualità urbana.

 

Le prime tendono a recepire le esigenze della vita della società, secondo la cultura dominante.

Quando la fiscalità entra nell’urbanistica, recependo spesso prevenzioni ideologiche,rischia di produrre spesso effetti distorti, non valutati e non voluti.

 

QUALITA’ URBANA SCADENTE.

 

Se ne vogliamo un esempio, guardiamo cosa è successo in Italia, dal secondo Dopoguerra in poi, quando una legislazione fiscale punitiva, combinata a norme edilizio-urbanistiche ingiustificatamente prevenute nei confronti delle case signorili e di lusso produsse le parti qualitativamente peggiori delle nostre città.

 

Mi riferisco alle agevolazioni per il reddito da fabbricati, sugli atti di trasferimento (normative decisamente discriminanti tra case di civile abitazione e case signorili); nonché ad esempio alle norme restrittive sulla computabilità a fini volumetrici di androni e scale.

In 25 anni (dal ’46 al ’71) abbiamo calcolato che si son costruiti ben 9,5 milioni di alloggi di qualità medio bassa su 10,2 milioni di abitazioni realizzate.

 

Secondo le risultanze catastali, complessivamente in tutte le città italiane capoluoghi di provincia, esistono solo 22.893 unità abitative classificate come A1 signorili, su un totale di oltre 28,5 milioni o di 31,5 milioni se stiamo sempre al Catasto.  

 

A parte la condanna di fatto delle migliori eccellenze artigianali del nostro Paese; che immancabilmente sono andate rarefacendosi.

 

DANNO ECONOMICO

 

Sul piano economico, hanno fatto  le spese di questa logica distorcente gli artigiani specializzati nel genere delle residenze di  qualità, quali ad esempio marmisti, ceramisti e piastrellisti, decoratori, stuccatori e pittori, falegnamerie e mobilifici, tappezzieri, che sono stati sacrificati da una legislazione miope che considera di lusso, e quindi esclusi da qualsiasi beneficio fiscale, le case corredate, anche in parte (per pavimenti, pareti ed infissi, portoni, boiseries) di materiali pregiati o lavorati in modo pregiato (così dice la legge in questione).

 

In tal modo alla fine si è perduta la parte migliore dell’artigianato, grande ricchezza del nostro paese.

 

PRODUZIONE EDILIZIA PER L’ACQUISTO E SFAVORE PER LA LOCAZIONE

 

Ma, nello stesso periodo abbiamo assistito ad un altro deleterio fenomeno: la politica abitativa seguita dai nostri governi  ha favorito indiscriminatamente l’acquisto della casa da parte degli italiani (che oggi sono in vetta alla classifica europea con ben il 73% di alloggi abitati a titolo di proprietà, mentre a titolo di locazione abita solo il 19% della popolazione, ed il restante 8% a titolo diverso – usufrutto, abitazione, comodato) a scapito della locazione.

 

 

DISMISSIONI E FRAZIONAMENTI

 

Tale politica ha prodotto il più ampio fenomeno di dismissioni  e di frazionamenti di palazzi in monoproprietà che si sia mai registrato, quanto meno a livello europeo.

 

Risultato: le nostre città consegnate ad una miriade di condominii (i soggetti meno reattivi di fronte alle esigenze di rinnovamanto e di riqualificazione urbana); condominii che alla fin fine “ingessano” irreversibilmente la parti meno qualificate delle nostre città, condannandole ad un progressivo degrado. 

 

 

QUARTIERI PERIFERICI POPOLARI

 

Ed il rischio maggiore lo corrono le periferie popolari dove è più facile che l’attenzione della amministrazione si allenti. Allora, il meccanismo perverso del processo a catena del “cattivo scaccia il buono” può portare a quella forma di degrado tipica delle zone periferiche delle città americane, dove basta un condomino sgradito per far entrare in crisi un intero quartiere.

 

Morale:  le agevolazioni fiscali non vanno a beneficio della qualità delle città quando sono discriminanti.  Perché vengono lette dal mercato in negativo e mai in positivo.

 

MEDESIMO REGIME FISCALE PER TUTTA L’EDILIZIA ABITATIVA

 

Se si vogliono evitare effetti distorti, l’edilizia abitativa, non esclusa quella in locazione (un tempo si costruivano case di grande qualità anche per l’affittanza: pensiamo agli immobili del periodo neoclassico ed eclettico con grandi atrii, rivestimenti marmorei, ampi alloggi la maggior parte dei quali destinati alla locazione) dovrebbe essere integralmente e non settorialmente compresa nelle agevolazioni. 

 

Nel quadro dunque delle misure per il rilancio dell’economia, attraverso la ripresa dell’edilizia, non può mancare la considerazione per la produzione edilizia destinata alla locazione, che va senz’altro incentivata.

 

TASSAZIONE SEPARATA DEI REDDITI DA LOCAZIONE

 

Oppurtuna dunque, come andiamo da tempo suggerendo, la tassazione separata dei redditi da locazione, attraverso il meccanismo della ritenuta a titolo di imposta (cedolare secca) con l’equiparazione di tali redditi a quelli da capitale.

 

Ma non si devono introdurre differenziazioni nei regimi fiscali, fra i diversi tipi di locazione; ad evitare che anche qui norme agevolative discriminanti inducano l’effetto perverso di una produzione edilizia di secondo livello.

E quindi, anche la locazione libera, oltre che quella concordata, è meritevole di essere sostenuta da agevolazioni fiscali e di essere assoggettata al trattamento dei redditi con la misura della ritenuta secca.

 

L’Ufficio studi di Assoedilizia ha calcolato che i mezzi finanziari per fronteggiare l’eventuale disavanzo, possono essere ritrovati nel maggior introito fiscale conseguente al recupero dell’evasione; ove si rendesse obbligatorio il pagamento dei canoni locativi in banca o presso gli sportelli postali. Costituendo gli stessi sostituti di imposta, terzi indifferenti ai fini del pagamento delle imposte medesime.

 

 

L’UTILE ECONOMICO DA’ IL MARGINE CHE PERMETTE DI REALIZZARE IL BELLO

 

L’auspicio è quello che la crisi economica (con il conseguente venir meno di una ricchezza facile, generata dalla logica della crescita ad oltranza, che ha nutrito la teoria del benessere a basso costo per tutti), crisi economica che necessariamente darà luogo alla riscrittura delle regole, serva almeno a costringere ciascuno a ragionare con i piedi per terra; abbandonando la prevenzione nei confronti dei margini economici dell’attività umana, anzi riconoscendone l’utilità sociale, anche nel produrre il bello a favore delle nostre città.

E facendo comprendere che la diversità, non il livellamento al basso, è la sirena del mondo (come diceva il poeta).

 

www.assoedilizia.com

 

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