E’ strutturale la mancanza di fiducia nel sistema-Paese – Articolo di Stefano Simontacchi pubblicato su Il Sole 24 Ore del 16.9.2020

IL CANTIERE DEL FISCO RIFORMA, PRIMA L’OBIETTIVO di Stefano Simontacchi

La crisi innescata dall’emergenza Covid ha reso manifesta la strutturale mancanza di fiducia nel nostro sistema-Paese, che per troppo tempo i governi non hanno saputo affrontare.

FISCO, UNA RIFORMA STRUTTURALE PER RIDARE SLANCIO ALL’ECONOMIA di Stefano Simontacchi

Siamo chiamati dalla stessa progettualità del programma Next Generation Eu a intraprendere un percorso di riforme profonde: giustizia, fisco, riforma della Pa, infrastrutture, scuola e ricerca su tutte.

Si pone innanzitutto un tema di metodo: per fare pianificazione strategica bisogna prima definire un obiettivo e poi identificare le azioni che consentono di perseguirlo.

È fondamentale quindi che il governo non vari riforme che siano monadi, ma invece proceda in modo coordinato partendo da un progetto di sistema Paese affidabile e credibile, sul quale si inserisca un piano industriale che manca da troppo tempo (infrastrutture, settori chiave di cui in primo luogo il turismo, innovazione). Le norme e le riforme devono essere funzionali alla progettualità e agli obiettivi che ci si è prefissati e, soprattutto, sinergiche e complementari tra loro.

In questo quadro, non si può continuare a dimenticare il livello del nostro debito e agire spesso in logica meramente elettorale con una visione di breve termine. Le misure da varare devono non già essere finalizzate a “spendere” le risorse messe a disposizione dall’Europa, ma invece utilizzate per innescare un circolo virtuoso di investimenti che portino crescita strutturale e sostenibile.

Dopo decenni di inerzia che ha prodotto un numero spaventoso di norme tributarie non coordinate tra loro, si è tornati a parlare di riforma fiscale ricordandosi che la politica fiscale ha un impatto diretto sulla stabilità macroeconomica, la crescita e la distribuzione della ricchezza.

Non vi è dunque alcun dubbio circa la necessità di una riforma fiscale nel nostro Paese capace di innescare un circolo virtuoso che faccia perno sulla fiducia dei cittadini e degli investitori nell’Amministrazione finanziaria. La riforma dovrebbe avere a oggetto, inter alia: l’organizzazione in modo chiaro e sistematico della normativa esistente, creando un unico codice tributario (che consenta di coordinare la disciplina sostanziale e procedurale di tutti i tributi); la finalizzazione dell’intrapreso progetto di riforma della giustizia tributaria, mediante l’istituzione di giudici tributari professionali e assicurando tempi certi per la trattazione delle vertenze tributarie nei diversi gradi di giudizio; la riduzione della pressione fiscale mediante una rivisitazione del sistema di imposizione e la lotta all’evasione.

Ma, tornando al tema del metodo vi sono due considerazioni fondamentali: una riforma strutturale e sistematica richiede tempo e ha delle significative implicazioni politiche e sociali e, perché abbia una valenza strategica, tale riforma deve essere coerente con il progetto di sistema e con il piano industriale.

Quindi cosa diventa veramente urgente in questo momento? Da un lato identificare i principi ispiratori e le linee portanti della riforma e avviarne i lavori e dall’altro varare con la legge di Bilancio misure urgenti che supportino il rilancio dell’economia e siano coerenti con il progetto di riforma. Il fisco può e deve essere volano per la ripresa dell’economia.

A titolo esemplificativo si segnalano alcune aree di intervento.

  1. Nell’attuale economia della conoscenza, la competitività e la creazione del valore delle imprese sono per lo più riconducibili all’innovazione e i dati mostrano come l’Europa debba recuperare posizioni in questo campo. È, dunque, necessario agevolare l’investimento in ricerca e tecnologia per dare attuazione ai processi di innovazione con il ripristino e l’ampliamento degli incentivi fiscali connessi a industria 4.0 (ad esempio iper-ammortamento, super-ammortamento e credito per la ricerca). Non bisogna ovviamente dimenticare tutte le norme non fiscali che in modo sistemico vanno coordinate per conseguire tale obiettivo (ad esempio, il sistema dei visti per gli expat, l’infrastruttura tecnologica e il rilancio della ricerca universitaria).
  2. Abbiamo un tessuto di imprese sottocapitalizzate e sottodimensionate che faticano a fare ricorso al mercato del debito. Vanno introdotti incentivi alle aggregazioni (detassazione del reddito incrementale e riconoscimento dell’avviamento) e alla ricapitalizzazione delle imprese (super Ace). 3. L’Italia ha una caratteristica unica, un risparmio molto rilevante (oltre 4mila miliardi di cui circa 1.500 sui conti correnti). La leva fiscale può fare sì che anche il risparmio italiano si indirizzi verso l’economia reale in proporzioni analoghe a quelle degli altri Paesi avanzati. Va favorita la nascita di un mercato adeguato del private equity e del venture capital (ad esempio, con esenzione da capital gain e dividendi per chi investe nei prossimi 24 mesi e mantiene l’investimento per almeno 5 anni più un credito di imposta del 30% in caso di perdita a fine investimento). Ciò unito alle azioni di categoria speciale di filiera e alla riduzione del limite minimo di investimento nei Fia, dovrebbe dare un aiuto importante e sistemico alle Pmi italiane.
  3. La crisi ha evidenziato l’importanza di presidiare le catene del valore e la strategicità di alcune filiere. Come altri Paesi stanno facendo sarebbe opportuno introdurre norme che favoriscano il reshoring e l’insediamento di nuovi stabilimenti produttivi in Italia (sgravi contributivi e maggiori ammortamenti). Non bisogna infatti pensare solo a fare rientrare impianti delocalizzati, ma anche ad evitare che nuovi impianti che potrebbero essere stabiliti in Italia siano delocalizzati.
  4. Le analisi economiche e strategiche evidenziano in modo, purtroppo, inequivocabile come l’Italia abbia troppo a lungo trascurato l’investimento nel capitale umano (driver chiave nella produzione di valore) e di come il mutato contesto economico richieda nuove competenze. Si dovrebbero, dunque, introdurre incentivi fiscali alla formazione e riqualificazione dei dipendenti (sgravi contributivi e detrazioni)
  5. Le nostre imprese hanno bisogno di rafforzarsi nel processo di internazionalizzazione e la variabile fiscale può svolgere un ruolo incentivante nella localizzazione di holding in Italia Parimenti andrebbero previste misure che agevolino la localizzazione in Italia di investimenti in Africa, continente considerato strategico anche a livello europeo.
  6. I dati ufficiali stimano l’economia sommersa (non quella illegale) in circa 190 miliardi di euro con un gettito evaso di oltre 90 miliardi di euro. Le stime dicono che una grande maggioranza dell’evasione (e quindi del recupero da effettuare) riguardi l’Irpef. È solo riportando la legalità diffusa a questo livello che si possono recuperare efficacemente e velocemente risorse per il sistema, al fine di abbassare il livello impositivo. L’Europa ha infatti chiarito che non si possono utilizzare i fondi del Recovery Fund per ridurre le imposte. Ecco perché non si può evitare di affrontare il tema pur politicamente scomodo del contante e della lotta all’evasione. Il patto con i cittadini deve prevedere quale contraltare a un fisco riformato e user friendly il senso civico e legalità. Da un lato vanno inasprite le sanzioni per chi evade e dall’altro incentivati l’uso dei pagamenti elettronici (deduzioni e detrazioni) e disincentivato l’uso del contante.

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