Cina Italia – Agricoltura – Borgo Castellania Incontro “Imprese familiari” – Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici

Colombo Clerici, Istituto Europa Asia, espone un  progetto realizzabile

IL RUOLO DELL’ITALIA NELLA TRASFORMAZIONE DELL’AGRICOLTURA CINESE 

Benito Sicchiero  

Il XII Piano quinquennale di sviluppo economico, approvato dal Congresso Nazionale del Partito Comunista cinese nel marzo del 2011, comporta una vera e propria ristrutturazione dell’economia, e quindi della società cinese.

E noi italiani – e in particolare lombardi – cosa abbiamo da condividere con tale processo?

Molto, in potenza.

Prendiamo in esame un settore che non è in primo piano – come la moda, l’industria, il lusso, il turismo ecc. – nei rapporti tra i due Paesi: l’agricoltura.

L’agricoltura in Cina impiega la maggior parte della popolazione, anche se i terreni coltivabili coprono solo una superficie di 1,27 milioni di kmq, pari a circa il 7,5 % del totale (9,6 milioni di kmq),  quasi totalmente riservati alla coltivazione: riso, grano, mais e soia, cotone, arachidi, colza, canna da zucchero e barbabietole.
Nonostante le importanti riforme degli ultimi venti anni, in sintesi, centinaia di milioni di persone lavorano un territorio relativamente piccolo ricavandone prodotti primari. 

Il che spiega perché il reddito nelle campagne sia nettamente inferiore a quello delle città e generi ondate migratorie difficilmente controllabili.

Per questo il citato Piano Quinquennale prevede l’aumento di stipendi e redditi degli agricoltori per ampliarne il potere di acquisto: attraverso l’incremento dei possedimenti delle terre rurali e l’introduzione di programmi tecnologici in grado di implementare la produttività agricola.

Sono inoltre promosse politiche di incentivazione di una migrazione rapida e continua dalle campagne alla città.

Riducendo le vecchie restrizioni  dell’hukou, ovvero il sistema di registrazione dei nuclei familiari.

Non va trascurato il fatto che entra in gioco, a tal proposito, la diversità di regime del welfare, cioè dei diritti sociali fra abitanti delle campagne e abitanti delle città (che godono di maggiori diritti, nel campo della previdenza,  della sanità, dell’assistenza, rispetto ai primi).

Questa politica produrrà massicci fenomeni di migrazioni interne, accompagnate parallelamente da vasti processi di inurbamento della popolazione e di spopolamento delle campagne con conseguente abbandono delle terre coltivate. 

Andrà studiato un sistema di sviluppo sostenibile delle città ed un modello di organizzazione del territorio rurale attraverso l’insediamento di una adeguata rete di aziende agricole, efficienti per dimensione e funzionalità.                 

             *     *     *

In questo processo di trasformazione possiamo dire e dare  molto.

L’occasione di una riflessione è venuta dall’incontro sulle imprese familiari nel mondo organizzato dall’Associazione no-profit Borgo di Castellania presieduta da Giuseppe Luce per favorire la formazione culturale e professionale: l’agronomo Giovanni Sala, presentando Land Family Support, progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare nel territorio rurale, ha indotto Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia che elabora politiche e programmi di base che portano al trasferimento scambievole di know-how tra l’Italia e la Cina, ad una interessante considerazione.

Nel mondo, con l’aumento previsto nei prossimi decenni del 50% di consumo alimentare, e con la possibilità di aumentare non di molto la superficie attuale destinata all’agricoltura (1,5 miliardi di ettari), la soluzione va trovata nel maggior rendimento della superficie disponibile con le nuove tecnologie, che hanno consentito, ogm compresi, di triplicare in 50 anni la produzione di frumento e di quasi raddoppiare quella di mais, con l’obiettivo di evitare, tra l’altro, una costante incertezza con balzi paurosi dei prezzi di mercato.

E’ indispensabile trovare un punto di equilibrio tra razionalità, scientificità e ricerca; come si dimostra nelle aree agricole più avanzate del nostro Paese dove si è cessato da tempo di parlare di settore primario per realizzare il secondario e il terziario dell’agricoltura, punto di arrivo della grande trasformazione in atto.

In altre parole, la terra non serve più solamente a produrre generi alimentari, ma energia, turismo, tutela del territorio.

L’esempio che illustra meglio di molte parole viene dall’azienda agricola Federico Radice Fossati a Mezzana Bigli (Pavia): milleduecento ettari di terra fertilissima a cavallo delle province di Alessandria e di Pavia lungo il bellissimo Po,  dove si sono sviluppate, con il supporto della Commissione Europea – DG Ambiente, una quantità stupefacente di attività che non solo si integrano perfettamente, ma che offrono soluzioni le quali abbinano qualità della vita e sviluppo: agriturismo e agroindustria,  pescicoltura, iniziative per il tempo libero, persino manifestazioni culturali (anche se tutto l’insieme è, in realtà, cultura).

Mantenendo la funzione originaria che è quella di fornire beni alimentari di alta qualità.

Il  falso problema dell’antagonismo tra sviluppo economico e protezione dell’ambiente.

In realtà le due esigenze possono benissimo convivere, anzi integrarsi attraverso ecosistemi protetti non contro l’uomo, ma con l’uomo.

La convenzione europea sul paesaggio di Firenze (2000) ha sancito che la valorizzazione di questa risorsa è una delle sfide più importanti a cui le politiche nazionali e comunitarie devono rispondere; sancisce che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale.

Costituisce inoltre una risorsa favorevole all’attività economica e, se salvaguardato, gestito e pianificato, può contribuire ad incrementare l’occupazione (convegno di Treviglio di Friends of the Countryside-meta, in collaborazione con l’Associazione Italiana delle Aziende Familiari (AldAF).

            *      *      *     

Aggiunge Colombo Clerici: “L’attività agricola ha sempre, nel corso della storia dell’umanità, svolto una rilevante funzione sociale e di interesse collettivo quale fattore di presidio e di tutela non solo dell’economia sul territorio, ma anche dell’ambiente e del paesaggio.

 Ed oggi più che in altre epoche, l’agricoltura costituisce, in un mondo attraversato da vasti processi deterritorializzanti (ristrutturazione, innovazione tecnologica, terziarizzazione, finanziarizzazione, internazionalizzazione) e delocalizzanti un fattore di forte radicamento terraneo e quindi aggiunge un risvolto culturale significativo alla funzione sociale storica.”

             *       *       *

Attraverso l’accelerazione delle crisi climatiche e finanziarie l’umanità sta ripassando un’antica lezione: la profonda e irrinunciabile fonte della nostra ricchezza sta nelle risorse naturali, negli ecosistemi ereditati da millenni di evoluzione, nell’ equilibrio tra antroposfera  e biosfera di cui  i custodi della terra sono gli artefici.

Questo il know how che gli agricoltori italiani mettono a disposizione dei colleghi cinesi.  

Foto: Achille Colombo Clerici con il Console Generale di Cina Signora Liang Hui
Excellent 2013 Colombo Clerici con il Console Generale di Cina Signora Liang Hui

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