Cesare Lanza, Kafka – “Nel nome di Kafka l’assicuratore” – L’attimo Fuggente Editore – Presentazione del Libro alla M.A.C. Musica Arte Cultura, Fondazione Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi

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La nuova opera del giornalista, scrittore e regista Cesare Lanza

NEL NOME DI KAFKA OTTIMO ASSICURATORE

Siamo a Praga, il 1° novembre 1907. Un ventiquattrenne come tanti, con il sogno di diventare uno scrittore, iniziava la sua carriera da assicuratore presso la sede ceca delle Assicurazioni Generali.

Di quel lavoro ne aveva bisogno, perché si sa che non è facile vivere dei proprio sogni – soprattutto se il sogno in questione è scrivere.  Ma sin dal primo giorno di lavoro affronta quell’impiego con una serietà ed una dedizione talmente grandi da eccellere, diventando per quella stessa compagnia “indispensabile”.

Il nome dell’ “instancabile, assiduo e ambizioso” assicuratore (così scriverà di lui un superiore in una lettera) è Franz Kafka e passerà alla storia come uno dei più grandi letterati del XX secolo.

Insieme a Platone ed a Machiavelli, Kafka è l’unico letterato-filosofo ad aver lasciato, per antonomasia, l’impronta del proprio nome legata ad un atteggiamento della natura umana.

Se molti ignorano il lato professionale della vita di Kafka, proprio alla sua poliedricità Cesare Lanza ha dedicato il libro “Nel nome di Kafka l’assicuratore” – L’attimo Fuggente Editore, 22 euro, presentato a Milano con la partecipazione di personalità del mondo culturale, politico e imprenditoriale, tra cui il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, Maurizio Lupi, Luigi Corbani, Paolo Pillitteri.

Ciò che di Kafka ha affascinato l’autore è “il vissuto breve ed infelice (…), spezzato tra un rigoroso senso del dovere e la necessità di scrivere, ma anche dedicato a mansioni che spesso si considerano distanti da personalità del suo calibro creativo, come appunto quella di assicuratore coscienzioso e attivo”.

Ciò che si percepisce dallo scritto di Lanza è che, proprio come molti altri scrittori e poeti – possiamo ricordare Balzac, Dickens, Bukowski, Poe, Neruda solo per citarne alcuni ma l’elenco è vastissimo – Kafka accettò un lavoro impiegatizio pur di arrivare a fine mese, dedicando alla sua passione principale, ovvero la scrittura, solo i ritagli di tempo. Ma Kafka, a differenza dei suoi celebri colleghi, nonostante facesse germogliare in sé ben altre ambizioni, ha sempre preso con estrema serietà il suo impiego alle Generali, applicandosi con coscienza e dimostrando che nella vita bisogna sempre crearsi un piano B.

Per Lanza, Kafka non è stato che “un esempio di come le cose funzionerebbero meglio in ogni Paese se ognuno facesse bene il proprio lavoro, anche se non è il mestiere che ha sempre voluto fare”.  Già perché in fondo è facile essere bravi a fare qualcosa per cui sentiamo di essere nati; ma applicare la stessa dedizione e lo stesso impegno anche a ciò che facciamo per puro dovere, non è né scontato né da tutti. È questo che Cesare Lanza ha tanto apprezzato e ha voluto così ben raccontare nel suo libro.

Cesare Lanza e Achille Colombo Clerici

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